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martedì 26 agosto 2008

Il "Nocchino"

Un famoso attore dei "Giancattivi", un tale Francesco Nuti ha reso famoso in tutta Italia un piccolo termine fiorentino, usato nella storia da ogni persona avvezza al dialetto.

"ti do un nocchino n'ì capo...ti sbuccio 'ì cervello"!
Il "Nocchino": trattasi di un colpo, anche con una certa intensità, dato alla testa con una o più nocche della mano. Usato spesso dai ragazzotti per "sottomettere" i più piccoli.
Da non confondere con la "Masa": energica "strusciata" sulla testa con tutte le quattro nocche della mano, strofinando velocemente i capelli con i cuoio capelluto.
Sia il nocchino che la masa, hanno nell'adolescenza la massima espressione e divulgazione, viene quasi esclusivamente praticata dai maschi, essendo un vero e proprio atto di violenza e spesso anche doloroso.

giovedì 31 luglio 2008

Le "banane" del vinaio fiorentino? Finite !!

Ho "scoperto" questa foto sul web di Andrea LD che ritrae un cartello (Firenze è famosa per i cartelli) vedi il post "Il giornalaio di San Lorenzo nel 2008", nel quale viene descritta la necessità di una meritata vacanza anche per i ristoratori!


mercoledì 23 luglio 2008

integro il post sulla "Finocchiona"

Ho letto negli ultimi tempi alcune teorie sul fatto che la "finocchiona" della quale avevo parlato qualche mese fa nel post "La Finocchiona" e le sue origini, che il modo e la maniera di confezionare e condire questo salume provenga dalla terra del Chianti. Precisamente tra Greve e l'Impruneta.

La curiosità non cambia la sostanza del buonissimo prodotto della Toscana tutta ed in particolare si può precisare che la tipica variante fiorentina di cui avevamo parlato, la "Sbriciolona", ha una particolare lavorazione da parte del maestro "Norcino", quella cioè di essere lavorata completamente a mano e tagliata con il coltello, pezzetto per pezzetto, modo in cui all'interno l'insaccato non rimane completamente compatto, ma si sbriciola all'affettatura.
La leggenda delle spezie che "confondevano" gli acquirenti di vino di scarsa qualità ha sicuramente un fondamento che ritrova nella Finocchiona una parte fondamentale, che rende oltremodo credibile il termine "Infinocchiare" che ha un doppio significato: il primo condire con semi di finocchio, il secondo interessante per noi, imbrogliare, raggirare.

lunedì 21 luglio 2008

Leonardo Pieraccioni - Gino della Marta

Ogni tanto fa bene anche ridere. Questo è un fondamento della comicità fiorentina. In realtà più per i fiorentini che per altri, rappresenta un personaggio emigrato dal sud e che non ha mai appreso definitivamente il dialetto e la parlata di Firenze. Storpiature di parole integrate alle battute di Pieraccioni, diventano frasi da imitare e da raccontare agli amici.
Buon divertimento!!

domenica 20 luglio 2008

Così è cambiato il fiorentino...

Simpatica inchiesta sulla parlata fiorentina di Giulia Righi e Federica Sanna, su come cambia e su come diverrà la nostra lingua, interviste e termini dialettali scomparsi nell'articolo apparso sul "Il Reporter".
Eccone un estratto:

Passa il tempo e cambia tutto, anche la parlata fiorentina. La lingua parlata dai nipotini di Dante sta subendo piccole e grandi trasformazioni, perlopiù impercettibili nell'immediato. Ma gli anziani si sono accorti che nessuno dice più "uscio" o "pastrano", ma "porta" e "giubbotto".
Come vu’ parlahe? Il fiorentino ieri e oggi. “Ma indo’ tu s’è andaho?”. “Icché si fa stasera? Siee, chello gli è grullo”. C’è poco da fare, è proprio buffa la parlata fiorentina. Per chi la ascolta, e a Firenze non ci è nato, riesce ad avere sfumature comiche anche in bocca ad una persona seria impegnata in un discorso altrettanto serio. E alzi la mano chi non è mai stato preso in giro per le sue “c” aspirate da un forestiero che provava goffamente a fargli il verso, riuscendoci poco e male, perché la gorgia (ovvero ciò che rende “antiphathiho” un “antipatico”) fa parte del dna del capoluogo tanto quanto l’Arno o il Battistero.

Leggete l'articolo completo "Così è cambiato il fiorentino"

giovedì 17 luglio 2008

Il "Coso"

Oh cosino! Icchè ttuffai!!?? Prendi qu'i' ccoso pe' cosare...

Potrebbe essere una frase di un datore di lavoro al proprio operaio! Strano eh?
Il "coso" a Firenze è un termine usato a più non posso. Sostituisce qualsiasi "cosa" appunto pur di non chiamarla con il proprio nome.
Si tratta in realtà di un modo di dire, in particolare quando non si ricorda il termine di una qualsiasi cosa o il nome di una persona o animale.

Tant'è vero che esiste un particolare aneddoto su questo modo di dire, è la storia della lavorazione del burro. Ve la racconto:

Parlando della burraia, e della lavorazione del formaggio, una certa Marchesa non ben specificata chiese:
- "Ma come si fa il burro?"
Il cappellano del paese, mentre gli altri rimasero tutti in silenzio disse:
- "Sora Marchesa, gli è facile: si prende un bel coso, bello tondo e abbastanza lungo, si bagna e s'infila per benino dentro una cosa co' i buco tondo...badi bene che questo buco dev'essere grande più o meno come 'i coso, se no e s'allarga, capito? Quando poi s'è infilato 'i coso nella cosa, si comincia a cosare in su e in giù, ma anche in giù e in sue, senza fermassi mai e anche fortino parecchio...un ci si deve stancare se no addio! Cosa che ti coso bisogna starci un bel pezzo per fare le cose per bene."

...chissà come si concluse la conversazione. La Marchesa avrà avuto sicuramente una buona impressione dal procedimento della fabbricazione del burro..

Il "Vohabolario Fiorentino" di recente pubblicazione lo definisce così:
COSO: Riferito a una persona o oggetto che non si conosce o che si vuole sminuire o del quale non si ricorda il nome proprio, “Passami codesto coso..”. Anche “Aggeggio” e “Trespolo”.


venerdì 20 giugno 2008

Una canzone sulle fiorentine!!

Claudio, un mio lettore, mi segnala questa canzone che riguarda le fiorentine...le ragazze fiorentine s'intende, non le bistecche... e come questo autore, Acrimonio (musicista di belle speranze - Kendoka mediocre - psicologo a nero - attore da baraccone - aspirante bello - tratto dal suo sito Myspace), ha tentato di descrivere.
Metto qui sotto alcuni passaggi salienti del testo e un link dal quale potete scaricare la canzone.
Buon ascolto!!

A FIRENZE LE TIPE

Occhio alle fiorentine,
Ah perché?
me l’hanno sbriciolato,
Ma come?
Per forza poi si va a straniere;
Ma le straniere son tutte cretine
E bella fia te!

A Firenze le tipe se la menano a dumila,
voglian sempre a entrare il lista poi gni tocca fa la fila
Ciai pantaloni a zampa poi la firma sul golfino…

Se pensan che ciò sordi ecco che s’appropinquan,
Poi ti vengo a prendere in lambretta tanto con sto traffico un c’è fretta,
Dici che non vieni se non ciò BMV Z3 poi vien fori che ‘n ciai na lira neanche te.

Vestiti tutto firme la vita da nababbo, ma i sordi di chi sono?
Della mamma e d’i babbo.
O sei alternativa, socialmente attiva ti garbano i festoni, sei una fia trasgressiva;
sbuffi e ti lamenti di quello che ti manca,
ho capito…per ----------- devo fare un mutuo in banca.
Solo che mi sembra un t’interessi se sono un buon amante, galante, se ciò la trippa quando sto in mutande, se son bravo, se son bello, se sbarello; il problema è quello!
A Firenze garba più i sordi che i pisello!

Non perdetevi gli altri, ultimi 30 secondi, ci sono cose che non posso scrivere.

Link:
dal Myspace di Acrimonio
Acrimonio---A-Firenze-le-tipe

lunedì 9 giugno 2008

Il "Tamburlano"

Alcuni dizionari lo definiscono così: - "arnese a forma di tamburo cilindrico costituito nella parte inferiore da uno scaldino o un braciere e in quella superiore da una rete di fili di ferro o da una lamina bucherellata su cui si stendeva la biancheria da far asciugare".
Il termine se non fiorentino ha sicuramente origini toscane e per quanto riguarda la definizione di cui sopra, non è riconoscibile nella parlata della nostra città.
Il recente "Vohabolario del vernacolo fiorentino" lo definisce così: -"Simbolo di oggetto ingombrante e antiestetico. Usato anche per "Mi hai fatto una testa come un tamburlano", mi hai rintronato con le chiacchere o col frastuono" - che mi sembra già più adeguato alla nostra parlata.
E' in realtà un qualsiasi contenitore o "bidone" a forma cilindrica, ma anche no, che abbia una funzione contenitiva, di solito di metallo o di latta. L'affermazione "Mi hai fatto una testa come un tamburlano" è riferita in particolare al fatto che quando il rumore o il suono viene costretto all'interno di un contenitore, in particolare di metallo, ha un notevole rimbombo, eco, frastuono.
...mamma mia che mal di testa...

martedì 3 giugno 2008

...a richiesta: Il Broccione!!...

Dicesi Broccione: Persona sprecisa, disordinata, colui che svolge un lavoro approssimativo, gesta scoordinate che provocano confusione.
E' un'affermazione, ad esempio è un broccione il pittore che sbafa il disegno, l'imbianchino che schizza su tutto il pavimento, il cuoco che sparge tutto per la cucina, il commensale che si schizza la camicia, calciatore maldestro.
"oh che broccione tussei, fa' per bene! un tu 'vvedi che tu schizzi dappertutto!!!"
Questo termine oltre che fiorentino è anche prettamente toscano, viene usato praticamente in tutte le provincie della toscana con una leggera prevalenza nel senese e nell'aretino.


venerdì 30 maggio 2008

...Soprannomi fiorentini...

No, questa abitudine fiorentina non è caduta in disuso! A Firenze i soprannomi si usano eccome!
In passato l'abitudine era dare un soprannome, qualunque ceto sociale avesse la persona, non poteva mancare.
Il soprannome è normalmente "costruito" intorno alla persona, può verificarsi di associare il vero nome con la mole fisica aggiungendo "one" nel finale: esempio "Marione" o "Carlone" oppure "ino" Mariolino, Carlino.
Succede spessissimo a Firenze di individuare un "acronimo" o un vera parola, anche astratta, che individua una gesta o un modo di essere, da assegnare ad una persona, altre volte in base al mestiere si inventano nomignoli molto divertenti.
A volte i soprannomi possono risultare anche offensivi, si danno soprannomi che addirittura non vengono pronunciati davanti all'interessato, ma vengono usati per individuarlo precisamente nelle discussioni o nelle conversazioni in sua assenza.
Alcuni esempi di soprannomi: il Guercino, Cacco, Stecco, Secco, Lasca, Ghiozzo, Mezzo, Sego, Poppea, Baccellone, Budello, ecc...
Sui soprannomi fiorentini ci sono pagine di significati, probabilmente i lettori di questo post avranno in mente decine e decine di "soprannomi fiorentini"!!

mercoledì 28 maggio 2008

E' nato il Vocabolario!!!


Incredibile, abbiamo il nostro vocabolario!
Un ottimo lavoro, lo leggerò con cura e minuziosa attenzione e sicuramente ne ricercherò le curiosità linguistiche più importanti per renderle protagoniste del mio blog.
Grazie agli autori ed ai puntualissimi divulgatori.
Scaricatelo in .pdf da qui: Vohabolario fiorentino

martedì 20 maggio 2008

Va' 'ia, va' 'ia, va' 'ia !!

Espressione fiorentina di conclusione di un discorso o di un'espressione altrui. Esprime la conclusione di un'idea considerata non buona, una persona con un comportamento deprecabile, di disgusto o di disprezzo. Di fronte a questa affermazione è molto difficile dare un seguito alla discussione.
Particolare la pronuncia di questa "frase", effettivamente solo un fiorentino è in grado di dirla con la tonalità che ne indica poi il significato.
Sembra veramente una pietra sopra un foglio di carta, conclude, blocca qualsiasi altra replica.
E' usata tantissimo, soprattutto nelle animate discussioni di politica e di sport quando, si sa, le opinioni divergono molto spesso, usata inoltre negli affari e nelle situazioni familiari più disparate.
Immaginate l'enfasi di un promotore di un'idea, della convinzione che mette nello spiegare l'effetto positivo di ciò che promuove, quanto è convinto che l'idea proposta per la soluzione del problema è l'unica possibilità che esiste e che al culmine dell'enfatizzazione del soggetto del discorso, quando si aspetta l'applauso, la conferma e l'approvazione....nel silenzio totale e nella piena attenzione del pubblico presente....qualcuno in fondo alla sala a voce alta esclama: ...va' 'ia, va' 'ia, va' 'ia !!...

venerdì 16 maggio 2008

Grullo, Grullerello, Grullerellone...

Questo si che è un termine proprio fiorentino. Il termine "Grullo" ha enorme importanza nel dialetto fiorentino di tutti i tempi. Nelle sue estensioni, esso rappresenta benissimo l'intensità dell'offesa o dello scherno che si voglia dare alla persona a cui è rivolto.
Il grullo è un personaggio un po' strano, al quale manca un po' di sostanza, che non è tutto "rifinito", insipido ma anche estroverso e a volte incosciente.
"oh grullo!!! icchè tuffai, un tu vedi che piove?!!" potrebbe essere una frase tipica fiorentina con la quale comunicare un'azione strana o inconsueta.
"unn'è mica colpa sua, l'eh così, se l'è grullo un ci pole fa nulla".
Mogio, Mezzo addormentato, Sbalordito, Melenso a causa sia fisica che morale, Sopraffatto da gravi pensieri, Citrullo, di corta intelligenza, persona semplice e poco accorta, non furbo, Gonzo.
Altri sinonimi:
sciocco, stupido, scimunito, imbecille, cretino, balordo, insensato, stolido, babbeo, citrullo, bietolone, scemo, minchione, fatuo, allocco, stolto, idiota, beota, strullo, coglione..
Insomma una bella etichetta per colui al quale viene affibbiata simile affermazione!!

mercoledì 23 aprile 2008

A proposito di agli...

"Gli agli unnè a piantagli!
Gl'è a annaffiagli gl'agli,
a zappettagli,
a raccattagli e mangiagli,
digerigli e cacagli."


martedì 8 aprile 2008

Proverbio fiorentino - si mangia di tutto!

...'n 'i corpo c'è buio!

Vecchio proverbio fiorentino, usato in particolare nelle periferie e nella valli vicine, indica, nella sua affermazione di non essere troppo schizzignosi su ciò che viene donato come cibo.
Esso si presenta spesso quando il cibo tratta di particolari parti di animali o con scarsa qualità ed igiene, questa situazione si verificava spesso nel passato. La parola "corpo" è intesa come stomaco, il fatto di mangiare ed immettere cibo in una zona dove non si vede - "o si conosce" - che cosa c'è.
"la m'eh cascata 'n terra 'sta schiacciaha, icche fo' la mangio?" - "va vai...'n 'i corpo c'è buio!!"

venerdì 4 aprile 2008

Attaccati a i' tramme!

In assoluto un'altro primato spetta a Firenze, quello che ha voluto che la prima vettura elettrica entrata in funzione sia stata quella del percorso Firenze-Fiesole, attuale linea 7, inaugurata il 19 settembre 1890.
L'ultima fu quella della linea 17, Salviatino-Piazzale Kennedy, che chiuse i battenti il 20 gennaio 1958. Da allora solo mezzi a carburante.
L'affermazione "Attaccati a i' tramme!" ha per i fiorentini un significato particolare, sostituisce una ben più volgare affermazione, e la parola "tramme" sostituisce un termine di volgare espressione. In pratica, dopo una scelta di dubbia ragione, quando la persona chiede aiuto, il fiorentino affermerà:- T'ai voluto fa' così, ti sta bene...ora tu' ttattacchi a i' tramme! In definitiva si dovrà arrangiare a risolvere il problema da solo.
Chissà se con la nuova "tramvia fiorentina" ci faranno attaccare al tram?

domenica 16 marzo 2008

Proverbio fiorentino - La donna e l'imbianchino



..l'ha visto più soffitti lei che d'un 'imbianchino!


Proverbio fiorentino che indica di una donna a cui è stata data etichetta di aver giaciuto supinamente in letti innumerevoli, modo di considerarla donna di facili costumi.

venerdì 14 marzo 2008

"tussei un ceppicone"

Non vi dico quante volte, per burla o per offesa, questa parola veniva utilizzata. Un "Ceppicone" è qualcuno duro di comprendonio, qualcuno a cui puoi spiegare mille volte una cosa e non la capisce. Questa forma dialettale viene anche estesa come affermazione, a chi agisce senza prima consultarsi o prendere informazioni, a chi fa di testa propria; un "Testone" quindi, una testa dura un "Capone".
Questo termine esce inoltre dal dialetto tipicamente fiorentino ed entra anche nelle parlate che hanno avuto in passato l'influenza fiorentina nei modi di dire e di intendere.
Ha sicuramente svalicato in Casentino, in cui è molto utilizzato, soprattutto nei dialetti di montagna, in tutte e tre le forme qui citate.

venerdì 7 marzo 2008

Giuseppe Lacheri (1811-1864) e il modo di dire...

Giuseppe Làcheri, personaggio popolano di parola facile e diretta, senza politica e senza paura, personaggio tranquillo e non rissoso o prepotente, personaggio vissuto a Firenze e morto nel 1864.
Di lui dice il Collodi: "Era, il Làchera, la facezia frizzante e arguta fatta uomo. Era il vero brio sarcastico, fiorentino, travestito da venditore di pere cotte o di torta con l'uva, a seconda della stagione".
A torto, a questo personaggio, è stato attribuito un modo di dire: "l'ha rragion' i' Llàchera" (ha ragione il Làchera) che ha un significato diverso da ciò che era il modo di fare di costui.
L'affermazione: "l'ha rragion' i' Llàchera" è una battuta irrispettosa che s'intendeva scherzosamente affermare quando l'interlocutore avesse la pretesa di avere sempre ragione "senza se e senza ma".
Quando il Làchera diceva qualcosa, non lo faceva mai inutilmente. Esprimeva il proprio pensiero e le proprie idee senza riguardo e con determinazione allarmante, lo faceva con ironia e scherzo, seguendo una tradizione che non si è mai spenta nei fiorentini.
Il giorno 15 ottobre 2005 nella piazza del Mercato Nuovo a Firenze è stata inaugurata una lapide a ricordo del personaggio, venditore ambulante.


giovedì 7 febbraio 2008

Quando il leone piscia in Arno...

Quand'i lleone piscia 'n Arno ll'è acqua..!!
E' come fare una previsione del tempo. Il leone in questo caso è la banderuola posta sulla torre di palazzo Vecchio, quella che indica la direzione del vento.
Quindi: quando il leone piscia in Arno, cioè è rivolto frontalmente al fiume, le condizioni meteorologiche sono tali da poter prevedere che pioverà, in quanto soffierà vento di tempesta.