domenica 28 luglio 2013

Girolamo Segato, il “pietrificatore”

Quando mi sono avvicinato a questo personaggio, prima vedendo una trasmissione televisiva, poi leggendo su di lui articoli, testi e recensioni, ho avuto la sensazione che parlare di Girolamo Segato in poche battute sarebbe stato riduttivo, ma questo è il compito che mi sono dato.
E’ un personaggio avvolto dal mistero, le sue scoperte e le sue operazioni scientifiche sui cadaveri umani danno opportunità alla mente umana di elaborare fantasie occulte. Ma non è così.
Girolamo Segato (San Gottardo, 13 giugno 1792 – Firenze, 3 febbraio 1836) visse a cavallo dell'illuminismo del settecento, fu un appassionato di Egittologia, del popolo egiziano di tutti i tempi e della mummificazione dei cadaveri.
Il macabro rito della mummificazione, in questo caso, alimenta il mistero e il Segato spesso insiste a stuzzicare la curiosità e a produrre “mummie” o sezioni mummificate, per scopi scientifici. La tecnica usata dallo scienziato, viene attualmente chiamata di “pietrificazione”, i cadaveri che mummifica assumono un aspetto ed una consistenza molto dura con un’impressionante conservazione delle caratteristiche originali dei tessuti.
Il mistero scientifico sta proprio in questo, Girolamo Segato non rivela, nel corso della propria vita, i processi completi della sua versione della mummificazione, si porta nell’aldilà i segreti del proprio mestiere.
E’ qui che prendono consistenza tutte le curiosità scientifiche e non, di come questo processo possa avvenite, di come Segato poteva raggiungere questi risultati, di come non volesse rivelare i procedimenti della “pietrificazione” e di come fu successivamente privato del titolo di scienziato per questi suoi segretissimi procedimenti non pubblicati.
Molte mummie e reperti trattati con la tecnica di pietrificazione del Segato sono conservati al Museo Anatomico Fiorentino.
Girolamo Segato è stato un cartografo, naturalista ed egittologo. Partecipò a spedizioni archeologiche in Egitto e successivamente si stabilì a Firenze dove proseguì gli studi sulla mummificazione.
Uno dei suoi esperimenti, quello che mi ha veramente incuriosito e dato da pensare è quello effettuato sull’apparato circolatorio umano. Uno scheletro ricoperto da vasi sanguigni, venosi ed arteriosi mineralizzati, che ad un primo impatto potrebbero far pensare ad una progressiva mineralizzazione del sangue in circolo all’interno del corpo umano. Questo però porterebbe ad una macabra conclusione, che la mineralizzazione e l’indurimento dei vasi avvenisse in un individuo vivo, questo pone molte domande ed alimenta forti dubbi sul lavoro di Segato. Ad esclusione di altre ipotesi, pare che questa opera sia in realtà artificiale. Muore a Firenze a 44 anni, ed è sepolto nella Basilica di Santa Croce. Sulla lapide è scritto: “Qui giace disfatto Girolamo Segato, che vedrebbesi intero pietrificato, se l'arte sua non periva con lui. Fu gloria insolita dell'umana sapienza, esempio d'infelicità non insolito”.
Nel 2006 una mostra “Il segreto dei corpi: i reperti di Girolamo Segato” conservati nel dipartimento di Anatomia, Istologia e Medicina Legale dell’Università di Firenze gli hanno reso la giusta fama.
Potete trovare alcune foto delle “mummie” di Segato in questo sito dell’università di Firenze www.unifi.it/unifi/anatistol/anatomia/segato/
Le foto non sono per persone molto sensibili.

© Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata
 

venerdì 19 luglio 2013

Piazza Signoria del 1845-1855 di Telemaco Signorini

La veduta inquadra il fronte della loggia della Signoria detta anche dell'Orcagna o dei Lanzi e, sullo sfondo, via Vacchereccia. Sulla destra della strada era già scomparsa la chiesa di Santa Cecilia, soppressa nel 1783. Si riconosce ancora la Torre degli Infangati e l'antica tettoia, detta dei pisani perchè fatta costruire dalla Signoria ai prigionieri della rappresaglia contro Pisa del 1364. Nel 1871 questi edifici sarebbero stati abbattuti e sostituiti dal Palazzo Lavison in stile neo-quattrocentesco.

Telemaco Signorini, olio su carta, 1845-1855 - Tracce di Firenze


domenica 7 luglio 2013

"I' sasso di Dante"

E’ ormai nota la supremazia di Dante Alighieri nel linguaggio del periodo storico in cui ha dato il meglio di se stesso, in letteratura fiorentina e italiana più in generale.
I luoghi danteschi a Firenze sono assai noti per coloro che della cultura fiorentina e della storia dantesca hanno ormai dimestichezza e passione.
Non sarà quindi sfuggita la più “famosa” delle storielle ed aneddoti che circolano intorno alla sua figura, che immagino tramandata per secoli così come in realtà è successa; non si badi alle parole ma al senso.
Quindi, oltre ai conosciutissimi luoghi danteschi come il Battistero di San Giovanni, il Palazzo del Bargello, la Casa, la Chiesa di Santa Croce ecc… esiste il "Sasso di Dante".


Lo possiamo far risalire, come il luogo in cui il sasso esisteva, nella parte della piazza, del Duomo in basso alla facciata di una casa, posta fra piazza delle Pallottole e via dello Studio.
Si trovava nel luogo tra due attuali negozi ed è segnalato da una lastra di marmo corniciata, nella quale è scolpito a chiare lettere: “SASSO DI DANTE”.
Su questo sasso, si tramanda, fosse il luogo nel quale il Sommo Poeta solesse riposarsi e che nell’attesa guardasse la costruzione della Cattedrale. Si narra, a testimonianza dell’eccezionale memoria del sommo poeta, che un giorno mentre era seduto ed assorto nei propri pensieri sul solito sasso, passò di lì qualcuno e gli chiese:- “Oh Dante, icchè ti piace di più da mangiare?"
- "l’ovo” – rispose Dante.
L’anno dopo, la stessa persona curiosa, ripassò di li e ritrovò Dante ancora seduto sul suo sasso preferito, sempre assorto e pensieroso e gli chiese:- “co’ icchè?”
- “co i’ sale!”

La solita genialità dei fiorentini.


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