mercoledì 24 febbraio 2010

Nasce oggi Pico della Mirandola

Il 24 febbraio 1463 nasce a Mirandola Giovanni Pico della Mirandola, umanista e filosofo toscano, di meravigliosa e precoce intelligenza. A 23 anni presenta a Roma 900 tesi di filosofia, teologia e di ogni altro ramo dello scibile umano, da discutere pubblicamente con i dotti del tempo convocati a Roma a sue spese; ma alcune di esse sono ritenute eretiche e perciò condannate. Il suo capolavoro è il discorso di presentazione delle 900 tesi, De hominis dignitate, che giustamente è stato definito il manifesto del Rinascimento italiano, perché vi si celebra la superiorità dell'uomo sulle altre creature.

venerdì 19 febbraio 2010

Due volte Palio.

Si corrono due Palio ogni anno sul Campo di Siena.
Il primo in ordine di calendario, si corre il 2 Luglio, dedicato alla Madonna di Provenzano. Il titolo esatto sarebbe questo : dedicato a Santa Maria di Provenzano, a mente del salvataggio della città da una micidiale pestilenza (quando le pestilenze non sono state micidiali ?).
Il secondo il 16Agosto, in onore dell’Assunta : di Santa Maria Assunta in Cielo, protettrice di Siena.
La città da sempre si è posta sotto il manto della Madonna. Del resto la piazza stessa, il Campo, a ben vedere suggerisce l’idea di un mantello aperto, con le fughe che sembrano altrettante pieghe.
In tutt’e due le occasioni, alla fine delle ‘carriere’, tutti, vincitori in testa con il cavallo ed il Drappellone testè conquistato (“..daccelo, daccelo!!” hanno invocato i contradaioli, la maggior parte in lacrime, sotto il palco ove è collocato in attesa di essere vinto) si riversano in chiesa per il Te Deum di ringraziamento, in un tripudio di bandiere, colori e popolo. Il 2 Luglio in Santa Maria a Provenzano ed il 16 Agosto in Duomo, sempre fra due ali di folla festante. Intorno a quelle della vincitrice si affollano le bandiere delle Contrade alleate e amiche. Le bandiere di tutte le altre Contrade scompaiono da Siena, prime di tutte quelle nemiche e avversarie. A Siena nei prossimi giorni sventoleranno solo le bandiere della Contrada vincitrice.
Dopo il Te Deum iniziano i cortei dei vincitori che esibiscono il Drappellone alla città, con i canti di circostanza a squarciagola, ciucciando un succhiotto da bebè : il popolo della Contrada si nutre della vittoria, come faceva un tempo con il latte materno. Con la vittoria si rinasce a nuova vita, dunque la necessità del nutrimento. Tutti i canti delle Contrade hanno le stesse melodia, metrica e parole, cambia, di volta in volta, solo il nome della Contrada. Inneggiano alla vittoria, dicono delle bontà e soprattutto della superiorità della Contrada che li canta, con versi di sbeffo e sprezzo per tutte le altre. A volte anche sino al mattino per poi ricominciare e così per giorni e giorni. E cene. Cene a non finire. Cene per ogni circostanza e occasione per festeggiare la vittoria, organizzate da ogni organizzazione e gruppo che fa capo alla Contrada. Alcune settimane successive avrà luogo il Corteo ufficiale con tutte le allegorie che sono maturate nel corso della preparazione e nel frattempo. Una bella sera ci sarà il ‘cenone’, al quale intervengono le Contrade amiche e alleate recando ricchi doni, in un ambiente a tema allestito appositamente, nel quadro della grandiosa Festa della Vittoria, che può durare anche più giorni.
Francoeffe

giovedì 18 febbraio 2010

Muore oggi Michelangelo Buonarroti

Il 18 febbraio 1564 muore a Roma il grandissimo pittore e scultore italiano Michelangelo Buonarroti.
Nato nel 1475 in provincia d'Arezzo, Michelangelo dimostra presto inclinazione per l'arte, e nostante l'opposizione della famiglia, entra nella scuola del Ghirlandaio a Firenze. Dal 1488 aderisce alla libera scuola di scultura e di copia dall'antico, voluta da Lorenzo de' Medici. Il mecenate fiorentino non tarda a notare il talento di Michelangelo e lo accoglie nel suo palazzo. E' qui che il giovane Buonarroti incontra illustri personaggi della cultura umanista quali Angelo Poliziano, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola. Relizza le sue prime sculture per la corte medicea, ma è solo per il papato, che a partire dal 1498 Michelangelo produce i suoi capolavori.
La "Pietà", oggi in San Pietro è del 1499. Nel 1501 è a Firenze, dove scolpisce il "David". Nel 1504 il papa Giulio II lo chiama a Roma e nel 1508 gli affida la realizzazione della Cappella Sistina, il suo più celebre lavoro.
Michelangelo - che si sposta di continuo tra Roma, Firenze e Carrara, dove controlla personalmente il marmo per le sue opere - accantona tutto e si dedica alla cappella ininterrottamente fino al 1512. Fino al 1550 attende agli affreschi della Cappella Paolina in Vaticano e svolge lavori come architetto, da Palazzo Farnese alla risistemazione del Campidoglio, fino ai lavori imponenti per San Pietro, a capo della cui fabbrica lo vuole Papa Paolo III.
E' un grande "amico" mio.

mercoledì 17 febbraio 2010

Oggi 480° anniversario della partita di Calcio a Firenze...

Ricorre oggi il 480 anniversario della partita dell'Assedio.
Il 17 febbraio 1530 Piazza Santa Croce a Firenze divenne teatro di una delle più importanti sfide lanciate dalla Repubblica Fiorentina all’imperatore Carlo V, quando la popolazione assediata da molti mesi dalle truppe imperiali, in segno di sfida, si cimentò in una partita di calcio, dando l’impressione di non considerare l’esercito dell’Impero degno di attenzione.
Occasione importante da ricordare, in particolare per gli amanti della storia di Firenze!

martedì 16 febbraio 2010

E' Carnevale, la Schiacciata alla Fiorentina

La Schiacciata alla Fiorentina, il termine ad un profano potrebbe trarre in inganno quando si parla di schiacciata, famosa quella del Pugi, ma anche ti tanti altri fornai fiorentini "doc". Non è lei!!! Non si parla in questo periodo carnevalesco di schiacciata "salata" con l'olio extravergine d'oliva sopra, bella unta e fragrante.
E non si chiama schiacciata perchè ha una forma "schiacciata".
E' un dolce tipicamente fiorentino, bello inzuccherato a velo con il Giglio stampato sopra!

Come si prepara? Ingredienti:
250 g di farina,
120 g di zucchero,
80 g di strutto,
buccia d'arancia,
zucchero a velo,
1 cucchiaio di liquore all'arancia,
sale,
2 bicchieri di succo d'arancia,
1 bustina di zucchero vanigliato,
di lievito di birra,
2 uova
Preparazione:
La farina a ciambella, versando nel centro il lievito sciolto in acqua. Lavorare la pasta, aggiustandola di acqua. Lasciar lievitare circa due ore. Lavorare di nuovo la pasta, aggiungendovi il rosso delle uova, il grasso, la scorza d'arancia grattugiata, il succo d'arancia, un po' di sale e lo zucchero vanigliato. Prendere una teglia dai bordi bassi, burro dappertutto, infarinata generale e stendere il risultato per 2 centimetri circa. Coprire la pasta e lasciarla riposare per un'ora e mezza. Mettere in forno caldo per circa mezz'ora. Cospargere di zucchero vanigliato, stamparci il Giglio di Firenze e se potete farlo mangiatela tiepida è "spettacolare"!!!
Esistono anche varianti con la farcitura: Crema Chantilly, Crema all'Uovo, Crema di cioccolato.
L'originale resta però la più apprezzata, da un'intera popolazione che ne fa largo consumo nel periodo di carnevale.

venerdì 12 febbraio 2010

Il Cavallo di Leonardo da Vinci

Non era leggenda il leggendario cavallo di Leonardo. Alto oltre 7 metri per 70 tonnellate di bronzo, si pensava che fosse irrealizzabile. Invece il progetto del genio di Vinci era perfetto e una ricerca promossa dal Museo di Storia della Scienza (Museo Galileo) di Firenze ne dà ora la prova scientifica. Con una proposta per l’Expo milanese del 2015: fondere l’opera in uno spettacolare cantiere aperto.
Il progetto di Leonardo da Vinci era perfetto. Il suo leggendario Monumento equestre per Francesco Sforza (oltre 7 metri di altezza per un peso stimato di 70 tonnellate di bronzo) non era semplicemente il sogno ambizioso di un artista geniale, ma aveva tutti i requisiti tecnici per essere prodotto in un’unica colata e reggersi perfettamente in equilibrio.
Lo dimostrano i risultati di una complessa indagine interdisciplinare promossa dall’Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze (Museo Galileo). Coordinata dallo specialista Andrea Bernardoni, autore per l’editore Giunti della più recente monografia sull’argomento (Leonardo e il monumento equestre a Francesco Sforza, Storia di un’opera mai realizzata, 2007), la ricerca è stata condotta applicando alla vasta documentazione leonardesca pervenutaci le più sofisticate tecniche di simulazione oggi utilizzate dall’industria per le grandi fusioni.
I risultati della ricerca saranno esposti in una mostra altamente spettacolare. 
Il progetto, come noto, fu voluto da Ludovico il Moro, signore di Milano, per celebrare il padre Francesco Sforza. Leonardo vi si applicò tra il 1482 e il 1499, durante il primo soggiorno milanese. Studiò con minuzia l’anatomia del cavallo e mise a punto gli infiniti dettagli pratici dell’operazione: un metodo di fusione indiretto (prima testimonianza della sua reintroduzione in epoca rinascimentale), le macchine per movimentare e assemblare la pesantissima forma; il modo di produrre con rapidità enormi quantità di bronzo e di distribuirlo omogeneamente nell’intercapedine tra forma e controforma.
Leonardo ideò anche un brillante sistema per monitorarne l’avvenuto riempimento dell’intercapedine mediante sensori pirotecnici che esplodevano quando il bronzo fuso giungeva al livello desiderato. Tutto fu però vanificato dalle armate francesi che nel 1499 conquistarono Milano, cacciarono Ludovico e distrussero, tra le altre cose, il modello in creta del cavallo.
La verifica della concreta fattibilità di quanto Leonardo registrò nei suoi manoscritti (Codice di Madrid II, Windsor Collection, Codice Atlantico, ecc.) e delle altre fonti dell’epoca è stata resa possibile grazie alla XC Engineering di Cantù, azienda specializzata nelle simulazioni virtuali delle grandi fusioni, che per la prima volta ha applicato a un progetto storico-scientifico l’avanzatissimo software FLOW 3D.
Le complicate e lunghe operazioni di calcolo hanno così generato uno straordinario archivio di immagini tridimensionali, che documentano in modo molto realistico, fase per fase, le dinamiche dei due processi di fusione. Apprendiamo così, ad esempio, che la fusione orizzontale (metodo ‘a pioggia’) avrebbe riempito l’intercapedine in appena 123 secondi, mentre quella verticale ribaltata (metodo misto ‘a sorgente’ e a pioggia) ne avrebbe richiesti 165. Si tratta peraltro di uno studio di enorme importanza per capire aspetti fondamentali dell’attività di Leonardo e, più in generale, dell’integrazione tra arte, scienza e tecniche nel Rinascimento.

martedì 9 febbraio 2010

Il Calcio "Storico" Fiorentino

Il 17 febbraio 1530 Piazza Santa Croce a Firenze divenne teatro di una delle più importanti sfide lanciate dalla Repubblica Fiorentina all’imperatore Carlo V, quando la popolazione assediata da molti mesi dalle truppe imperiali, in segno di sfida, si cimentò in una partita di calcio, dando l’impressione di non considerare l’esercito dell’Impero degno di attenzione. 
La rievocazione storica di quella giornata che si celebra a Firenze nei nostri tempi, fa riferimento a questa importante partita di Calcio, che applicando le regole di allora, diviene una forma di "Re-enactment" di una sfida, interpretata dai quattro quartieri storici fiorentini. 
Il Calcio "storico" fiorentino, chiamato anche Calcio in costume o Calcio in livrea, per i costumi con i quali vengono vestiti i protagonisti, è un “giuoco” che risale nelle sue primordiali movenze, a molti secoli fa. 
I Greci praticavano un gioco chiamato Sferomachìa, successivamente integrato nella tradizione romana con il nome di Harpastum, giocato dai legionari nel periodo della fondazione di “Fiorenza” intorno al 59 a.C.. Anche 20 secoli fa, così come adesso, le partite venivano giocate da due squadre su terreni sabbiosi e le regole erano ridotte al minimo e poco articolate. 
Nella seconda metà del Quattrocento il calcio si era diffuso nella popolazione, veniva praticato in ogni luogo. Spesso era momento di gioia e divertimento ed anche di rumori e schiamazzi molesti. Proprio il rispetto per la sacralità delle chiese o di luoghi di particolare importanza, presupponeva il silenzio e la tranquillità. Si applicarono sui muri dei luoghi individuati ed in bella vista, dei "manifesti", in questo caso di pietra, che ordinavano il divieto di giocare a palla. Vi è scritto: “non giuocare a palla sotto pene rigorose riservate ai contravventori”, resistendo al tempo, ancora oggi alcuni di questi “Bandi” sono individuabili sulle facciate dei palazzi fiorentini. 
Il gioco era talmente popolare che nel Gennaio del 1490, trovandosi l’Arno completamente ghiacciato, fu su di esso delimitato un campo e giocate alcune partite. 
Una successiva riorganizzazione del gioco portò i fiorentini a cimentarsi in vere e proprie sfide. I giocatori (calcianti) protagonisti di un gioco maschio e talvolta dimostrativo di forza e virilità, vantavano nelle loro file nomi altisonanti di nobili, illustri personaggi della vita pubblica cittadina e delle casate più importanti della città. Le partite venivano organizzate solitamente nel periodo del Carnevale. 
Dopo un lungo periodo di probabile inattività che va dal 1700 al 1900 dove il Calcio fiorentino si svolse in occasione di manifestazioni non ufficiali che non sono state riportate nelle cronache del tempo, si riorganizzò nel maggio del 1930 quando, per il quattrocentenario dall'Assedio di Firenze, venne organizzato un torneo tra i quattro quartieri della città. 
I Quartieri storici di Firenze sono i "Bianchi" di Santo Spirito, gli "Azzurri" di Santa Croce, i "Rossi" di Santa Maria Novella e i "Verdi" di San Giovanni. Il premio in palio, una vitella bianca di razza Chianina. 
Tutt’oggi il Torneo si svolge in tre partite, due semifinali ed una finale. I sorteggi per i primi due scontri si svolgono il giorno di Pasqua all’interno della manifestazione dello “Scoppio del Carro” in Piazza del Duomo. Si gioca con 27 calcianti per squadra così suddivisi: 5 Sconciatori, 4 Datori innanzi, e 3 Datori addietro: e “quindici corridori in tre quadriglie: tutti per combattere ne' luoghi ed ordini soliti, e consueti del Giuoco”. Anche tutta la parata del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina, composta per l’occasione da 530 figuranti in costume rinascimentale, fa riferimento allo stesso periodo storico, rievocando i costumi e le Armi della Repubblica, quando Firenze era governata dal popolo. 
Questi alcuni calcianti celebri:
Cosimo I de' Medici, granduca di Toscana, Francesco I de' Medici, granduca di Toscana, Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova, Enrico, principe di Condé, Giulio de' Medici, Papa Clemente VII, Alessandro de' Medici, Papa Leone XI, Maffeo Barberini, Papa Urbano VIII.
Si deve quindi a Firenze ed al suo Calcio l’origine di alcuni sport che ad oggi sono tra i più famosi nel mondo. Il Calcio o Football, il Rugby, il Football Americano, traggono origine o spunto da questo storico e primordiale “giocare con la palla”.

lunedì 1 febbraio 2010

"Stenterello" - Un vero fiorentino!

Sempre rappresentata e descritta in modo parziale, Stenterello è una delle maschere italiane più importanti. E’ la maschera della tradizione fiorentina, nata ispirandosi ai comportamenti di vita popolare del fine XVIII secolo.
Stenterello è un personaggio semplice, non è ricco e vive con poco. E’ un personaggio popolare, e rappresenta la caratteristica “figura” fiorentina dell’ottocento, con un bel nasone, ossuto, striminzito, patito, che sembra cresciuto a stento, senza mangiare, con poche cose.
Non tanto alto, bianco pallido, colorito dato anche dalla non agiata condizione economica, deve il suo nome proprio alla sua disagiata posizione sociale e di salute. Da “stento”, cioè mancante del necessario, con patimento, pena, con fatica. Si dice anche per il termine “Stentato”, cioè di persona mal cresciuta. Il ritratto della fame, insomma!
Stenterello è proprio un fiorentino vero, chiacchierone, polemico, che parla il linguaggio del popolo, dicendo cose importanti con un linguaggio folcloristico, inserendo nella conversazione modi di dire spiritosi e divertenti. Dimostra di essere un soggetto pauroso ed impulsivo, predilige i più deboli prendendone la parte.
Propone saggezza ed ingegno, giudizio e sottigliezza di mente, lo fa in modo un po’ impacciato, trema di fronte alle difficoltà e diventa divertente e comico in questo contrasto di atteggiamenti e di comportamenti. Personaggio con la risposta sempre pronta, esprime battute pungenti e lo fa in vernacolo fiorentino, non è mai volgare.
Pellegrino Artusi dice di lui: « ...dal palcoscenico Stenterello lanciava frizzi e motti scevri però di volgarità, tanto che famiglie intere assistevano al suo spettacolo.»
Gli interpreti di teatro che hanno impersonato questa maschera, hanno dato tutti una propria impronta; Lorenzo Cannelli ne faceva una maschera un po' più volgare.
E' l'unica maschera di carnevale fiorentina e fu anche l'ultima maschera della commedia dell'arte antica. E' vestito con il tricorno nero o una lucerna con fregio, una giacca (zimarra) o giubba a falde di color azzurro chiaro o blu, sopra ad una sottoveste sgargiante, panciotto giallo canarino, dei calzoni corti neri (a volte neri e verdi), una calza di cotone rossa ed una fantasia, o due diverse tra loro ma a righe, scarpe a fibbia basse, ed una parrucca bianca con codino all'insù.
Famoso come il personaggio è il suo ideatore.
Nella letteratura si ritrova un fondamentale indissolubile legame tra il suo inventore e la maschera.

Luigi Del Buono nasce a Firenze il 20 aprile del 1751, creatore di brillanti commedie popolari, tra cui Ginevra degli Almieri sepolta viva in Firenze, I Malaccorti, La villana di Lamporecchio, Sempronio spaventato dagli spiriti, Gli amanti alla corda, Il finto Ungaro ecc...
Inventore della Maschera di Stenterello, fenotipicamente il Del Buono era il suo personaggio, magro, sparuto, gracilissimo, così come è stata descritta fisicamente la maschera.
Orologiaio famoso in Firenze, esercitava in Piazza del Duomo, angolo Via de' Pecori. Lo fece fino a che non riuscì a vendere la propria bottega ad un certo Giovanni Grilli per 50 scudi. La sua più grande passione era il teatro, lasciò la bottega per recitare.
Già a 25 anni entra nella compagnia di Giorgio Frilli e nel 1778-79 diviene direttore degli Accademici Fiorentini al teatro Ognissanti. Nel 1785 entra nella compagnia di Pietro Andolfati e nel 1791 fonda una nuova compagnia, la sua e probabilmente anche il personaggio di Stenterello risale a quel periodo.
Stenterello è divenuto anche un soprannome, magari non ispirandosi alla maschera, ma proprio a quello che rappresenta il termine stesso. E' molto probabile che potesse essere il soprannome del Del Buono e da li l'idea di mettere in commedia se stesso. L'ispirazione, racconta Raffaello Landini, amico di Del Buono, avvenne da alcuni strani comportamenti di un mendicante, che vagabondava spesso sotto un tabernacolo in via della Scala. Per il linguaggio pare essersi ispirato al garzone di un barbiere che parlava in modo alquanto arguto, e si sa, nelle botteghe dei barbieri di chiacchiere se ne fanno.
Il Del Buono scriveva poi commedie proprio per il suo nuovo personaggio. Curiose ed interessanti sono le locandine e gli inviti a vedere l'opera teatrale. Già la sua presentazione, a volte fatta in prosa, parla di Stenterello come la propria impersonificazione: «Sono io Esluigi Del Buono, ora conosciuto per Stenterello, e come tale... » e le commedie anche ambientate in luoghi esotici: "STENTERELLO AL GRAN CAIRO - spaventato e perseguitato dagli Arabi".
Luigi del Buono muore il 30 ottobre del 1832 ed è sepolto nel chiostro di Ognissanti. L'equivoco della sua sepoltura fu sciolto da Jarro, quando smentì l'iscrizione di Giuseppe Giusti che dava l’indicazione errata della sua sepoltura in Santa Croce: "Dietro l'avello, Di Macchiavello, Dorme lo scheletro, Di Stenterello".
Dopo più di cent'anni, la Maschera di Stenterello viene vista come parte della tradizione fiorentina.

Sono certo che le commedie interpretate da Del Buono avevano un "sapore" speciale. Gli interpreti successivi come Amato Ricci e Raffaello Landini, ritenuti i più qualificati, quelli d'epoca successiva e del secolo scorso come Vasco Salvini tra le due guerre, Mario Fanfulla e Andrea Nannelli, fino ai nostri giorni come Sauro Artini e Alessandro Riccio, pur di ottima estrazione teatrale e di bellissime interpretazioni, non eguaglieranno mai l'originale, non potranno raggiungere lo Stenterello copia del suo creatore, il popolano fiorentino, di bassa estrazione, ricettacolo di ingiustizie ed angherie, che reagisce con il vero carattere sdrammatizzante e che ha in sé sempre la forza di ridere e scherzare. Un vero fiorentino!
 
Qui in un'interpretazione:
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...