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giovedì 31 luglio 2008

Le "banane" del vinaio fiorentino? Finite !!

Ho "scoperto" questa foto sul web di Andrea LD che ritrae un cartello (Firenze è famosa per i cartelli) vedi il post "Il giornalaio di San Lorenzo nel 2008", nel quale viene descritta la necessità di una meritata vacanza anche per i ristoratori!


domenica 20 luglio 2008

Così è cambiato il fiorentino...

Simpatica inchiesta sulla parlata fiorentina di Giulia Righi e Federica Sanna, su come cambia e su come diverrà la nostra lingua, interviste e termini dialettali scomparsi nell'articolo apparso sul "Il Reporter".
Eccone un estratto:

Passa il tempo e cambia tutto, anche la parlata fiorentina. La lingua parlata dai nipotini di Dante sta subendo piccole e grandi trasformazioni, perlopiù impercettibili nell'immediato. Ma gli anziani si sono accorti che nessuno dice più "uscio" o "pastrano", ma "porta" e "giubbotto".
Come vu’ parlahe? Il fiorentino ieri e oggi. “Ma indo’ tu s’è andaho?”. “Icché si fa stasera? Siee, chello gli è grullo”. C’è poco da fare, è proprio buffa la parlata fiorentina. Per chi la ascolta, e a Firenze non ci è nato, riesce ad avere sfumature comiche anche in bocca ad una persona seria impegnata in un discorso altrettanto serio. E alzi la mano chi non è mai stato preso in giro per le sue “c” aspirate da un forestiero che provava goffamente a fargli il verso, riuscendoci poco e male, perché la gorgia (ovvero ciò che rende “antiphathiho” un “antipatico”) fa parte del dna del capoluogo tanto quanto l’Arno o il Battistero.

Leggete l'articolo completo "Così è cambiato il fiorentino"

venerdì 20 giugno 2008

Una canzone sulle fiorentine!!

Claudio, un mio lettore, mi segnala questa canzone che riguarda le fiorentine...le ragazze fiorentine s'intende, non le bistecche... e come questo autore, Acrimonio (musicista di belle speranze - Kendoka mediocre - psicologo a nero - attore da baraccone - aspirante bello - tratto dal suo sito Myspace), ha tentato di descrivere.
Metto qui sotto alcuni passaggi salienti del testo e un link dal quale potete scaricare la canzone.
Buon ascolto!!

A FIRENZE LE TIPE

Occhio alle fiorentine,
Ah perché?
me l’hanno sbriciolato,
Ma come?
Per forza poi si va a straniere;
Ma le straniere son tutte cretine
E bella fia te!

A Firenze le tipe se la menano a dumila,
voglian sempre a entrare il lista poi gni tocca fa la fila
Ciai pantaloni a zampa poi la firma sul golfino…

Se pensan che ciò sordi ecco che s’appropinquan,
Poi ti vengo a prendere in lambretta tanto con sto traffico un c’è fretta,
Dici che non vieni se non ciò BMV Z3 poi vien fori che ‘n ciai na lira neanche te.

Vestiti tutto firme la vita da nababbo, ma i sordi di chi sono?
Della mamma e d’i babbo.
O sei alternativa, socialmente attiva ti garbano i festoni, sei una fia trasgressiva;
sbuffi e ti lamenti di quello che ti manca,
ho capito…per ----------- devo fare un mutuo in banca.
Solo che mi sembra un t’interessi se sono un buon amante, galante, se ciò la trippa quando sto in mutande, se son bravo, se son bello, se sbarello; il problema è quello!
A Firenze garba più i sordi che i pisello!

Non perdetevi gli altri, ultimi 30 secondi, ci sono cose che non posso scrivere.

Link:
dal Myspace di Acrimonio
Acrimonio---A-Firenze-le-tipe

lunedì 9 giugno 2008

Il "Tamburlano"

Alcuni dizionari lo definiscono così: - "arnese a forma di tamburo cilindrico costituito nella parte inferiore da uno scaldino o un braciere e in quella superiore da una rete di fili di ferro o da una lamina bucherellata su cui si stendeva la biancheria da far asciugare".
Il termine se non fiorentino ha sicuramente origini toscane e per quanto riguarda la definizione di cui sopra, non è riconoscibile nella parlata della nostra città.
Il recente "Vohabolario del vernacolo fiorentino" lo definisce così: -"Simbolo di oggetto ingombrante e antiestetico. Usato anche per "Mi hai fatto una testa come un tamburlano", mi hai rintronato con le chiacchere o col frastuono" - che mi sembra già più adeguato alla nostra parlata.
E' in realtà un qualsiasi contenitore o "bidone" a forma cilindrica, ma anche no, che abbia una funzione contenitiva, di solito di metallo o di latta. L'affermazione "Mi hai fatto una testa come un tamburlano" è riferita in particolare al fatto che quando il rumore o il suono viene costretto all'interno di un contenitore, in particolare di metallo, ha un notevole rimbombo, eco, frastuono.
...mamma mia che mal di testa...

martedì 20 maggio 2008

Va' 'ia, va' 'ia, va' 'ia !!

Espressione fiorentina di conclusione di un discorso o di un'espressione altrui. Esprime la conclusione di un'idea considerata non buona, una persona con un comportamento deprecabile, di disgusto o di disprezzo. Di fronte a questa affermazione è molto difficile dare un seguito alla discussione.
Particolare la pronuncia di questa "frase", effettivamente solo un fiorentino è in grado di dirla con la tonalità che ne indica poi il significato.
Sembra veramente una pietra sopra un foglio di carta, conclude, blocca qualsiasi altra replica.
E' usata tantissimo, soprattutto nelle animate discussioni di politica e di sport quando, si sa, le opinioni divergono molto spesso, usata inoltre negli affari e nelle situazioni familiari più disparate.
Immaginate l'enfasi di un promotore di un'idea, della convinzione che mette nello spiegare l'effetto positivo di ciò che promuove, quanto è convinto che l'idea proposta per la soluzione del problema è l'unica possibilità che esiste e che al culmine dell'enfatizzazione del soggetto del discorso, quando si aspetta l'applauso, la conferma e l'approvazione....nel silenzio totale e nella piena attenzione del pubblico presente....qualcuno in fondo alla sala a voce alta esclama: ...va' 'ia, va' 'ia, va' 'ia !!...

giovedì 8 maggio 2008

Su Firenze - Giacomo Leopardi


....Firenze, ch'è la città più culta d'Italia, e dove il popolo in particolare è il più intendente e più civile...

Chi non conosce Giacomo Leopardi.
Vive a Firenze dal 1830 al 1833. Nell'aprile del 1830, il Colletta, al quale il poeta scriveva della sua vita infelice, gli offrì, grazie ad una sottoscrizione degli "amici di Toscana", l'opportunità di tornare a Firenze.
Qui curò, nel 1831, un'edizione dei "Canti", partecipò ai convegni dei liberali fiorentini e strinse un'affettuosa amicizia col giovane esule napoletano Antonio Ranieri. Risale a questo periodo la forte passione amorosa per Fanny Targioni Tozzetti, conclusasi in una delusione, che gli ispirò il cosiddetto "ciclo di Aspasia", una raccolta di poesie scritte tra il 1830 e il 1835 che contiene: "Il pensiero dominante", "Amore e morte", "A se stesso", "Consalvo" e "Aspasia".
Nell'autunno del 1831 si recò a Roma con Ranieri per ritornare a Firenze nel 1832 e nel corso di questo anno scrisse i due ultimi dialoghi delle "Operette", Il "Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere" e il "Dialogo di Tristano e di un amico".
Insomma anche il Leopardi ha lasciato belle impronte nella città del Giglio.

venerdì 25 aprile 2008

Dante Alighieri - Itinerari danteschi - Via Dante Alighieri

Dante è citato molte volte nell'intera città di Firenze, sono stati a lui dedicati numerosi marmi e lapidi con sopra scritti alcuni versi della Divina Commedia che mettono in risalto la vera indole ed entità del "Sommo Poeta".
Una di queste è posta in Via Dante Alighieri, nella casa in cui Dante è nato e così cita: "...io fui nato e cresciuto | Sopra 'l bel fiume d'Arno alla gran villa." Inferno XXIII, 94-95
Questi versi furono scritti in un momento in cui il poeta era in esilio, quando Firenze veniva esaltata proprio per i suoi palazzi ed edifici di rara bellezza.

Dante Alighieri - Dante routes - Dante Alighieri street

In The Dante Alighieri street, on the house where Dante is supposed to have been born.

"...'I wos born, and grew up, | On the lovely river Arno, in the great city." Inferno XXIII, 94-95

These verses are full on the tenderness felt by the exiled Poet for his beloved Florence, at the very time when so many beautiful buildings were going up.

mercoledì 23 aprile 2008

A proposito di agli...

"Gli agli unnè a piantagli!
Gl'è a annaffiagli gl'agli,
a zappettagli,
a raccattagli e mangiagli,
digerigli e cacagli."


venerdì 4 aprile 2008

Attaccati a i' tramme!

In assoluto un'altro primato spetta a Firenze, quello che ha voluto che la prima vettura elettrica entrata in funzione sia stata quella del percorso Firenze-Fiesole, attuale linea 7, inaugurata il 19 settembre 1890.
L'ultima fu quella della linea 17, Salviatino-Piazzale Kennedy, che chiuse i battenti il 20 gennaio 1958. Da allora solo mezzi a carburante.
L'affermazione "Attaccati a i' tramme!" ha per i fiorentini un significato particolare, sostituisce una ben più volgare affermazione, e la parola "tramme" sostituisce un termine di volgare espressione. In pratica, dopo una scelta di dubbia ragione, quando la persona chiede aiuto, il fiorentino affermerà:- T'ai voluto fa' così, ti sta bene...ora tu' ttattacchi a i' tramme! In definitiva si dovrà arrangiare a risolvere il problema da solo.
Chissà se con la nuova "tramvia fiorentina" ci faranno attaccare al tram?

lunedì 31 marzo 2008

Nonciclopedia: Firenze Oggi

Simpatica, piccola recensione scherzosa su Firenze oggi, tratta dalla "nonciclopedia" di wiki. Questa descrizione, benchè scherzosa e scritta in burla, esprime la realtà di argomentazioni e problemi della Firenze così come viene percepita oggi. Il senso: "tutto falso, ma non troppo"

"Oggi la città di Firenze è conosciuta soprattutto per le apocalittiche bestemmie che i suoi abitanti coniano con estro e regolarità e per la leggendaria bistecca alla Fiorentina, ovvero un'enorme bistecca di colore viola (infatti nei pressi di Firenze vi è l'allevamento delle mucche Milka).
Negli ultimi anni è stato rovesciato l'opprimente regime di Vittorio Cecchi Gori, da non confondere con il fratello gay, Alessandro Cecchi Paone.
Il comune progetta di chiudere i lungarni all'ATAF (A=spettare T=anto A=lla F=ermata) per evitare che per via delle vibrazioni, il ponte vecchio caschi nell'Arno, in questo modo chi volesse andare da Campo di Marte a Brozzi prenderà il 38 che farà un giro comodissimo da Lastra a Signa e chi s'e' visto s'e' visto. Per quelli che vogliono invece muoversi inutilmente verso il centro ci sarà (si dice) la Tramvia, un progetto faraonico che prevede l'occupazione di tutte le corsie dei viali da tanti trenini prodotti da Ansaldo Breda, un noto artigiano di Pistoia."

domenica 16 marzo 2008

Proverbio fiorentino - La donna e l'imbianchino



..l'ha visto più soffitti lei che d'un 'imbianchino!


Proverbio fiorentino che indica di una donna a cui è stata data etichetta di aver giaciuto supinamente in letti innumerevoli, modo di considerarla donna di facili costumi.

venerdì 14 marzo 2008

"tussei un ceppicone"

Non vi dico quante volte, per burla o per offesa, questa parola veniva utilizzata. Un "Ceppicone" è qualcuno duro di comprendonio, qualcuno a cui puoi spiegare mille volte una cosa e non la capisce. Questa forma dialettale viene anche estesa come affermazione, a chi agisce senza prima consultarsi o prendere informazioni, a chi fa di testa propria; un "Testone" quindi, una testa dura un "Capone".
Questo termine esce inoltre dal dialetto tipicamente fiorentino ed entra anche nelle parlate che hanno avuto in passato l'influenza fiorentina nei modi di dire e di intendere.
Ha sicuramente svalicato in Casentino, in cui è molto utilizzato, soprattutto nei dialetti di montagna, in tutte e tre le forme qui citate.

venerdì 7 marzo 2008

Giuseppe Lacheri (1811-1864) e il modo di dire...

Giuseppe Làcheri, personaggio popolano di parola facile e diretta, senza politica e senza paura, personaggio tranquillo e non rissoso o prepotente, personaggio vissuto a Firenze e morto nel 1864.
Di lui dice il Collodi: "Era, il Làchera, la facezia frizzante e arguta fatta uomo. Era il vero brio sarcastico, fiorentino, travestito da venditore di pere cotte o di torta con l'uva, a seconda della stagione".
A torto, a questo personaggio, è stato attribuito un modo di dire: "l'ha rragion' i' Llàchera" (ha ragione il Làchera) che ha un significato diverso da ciò che era il modo di fare di costui.
L'affermazione: "l'ha rragion' i' Llàchera" è una battuta irrispettosa che s'intendeva scherzosamente affermare quando l'interlocutore avesse la pretesa di avere sempre ragione "senza se e senza ma".
Quando il Làchera diceva qualcosa, non lo faceva mai inutilmente. Esprimeva il proprio pensiero e le proprie idee senza riguardo e con determinazione allarmante, lo faceva con ironia e scherzo, seguendo una tradizione che non si è mai spenta nei fiorentini.
Il giorno 15 ottobre 2005 nella piazza del Mercato Nuovo a Firenze è stata inaugurata una lapide a ricordo del personaggio, venditore ambulante.


venerdì 8 febbraio 2008

il "Toni"

Questa, secondo me bellissima, la parola è: "TONI"!! E non TONY come ha scritto la signora che gestisce la merceria da cui la foto!!! Troppo forte!!! Per indicare una tuta o una muta da ginnastica.
L'origine sembra provenga dal tempo della seconda guerra mondiale, di un certo "Antony", soldato americano, soldato di liberazione che ha risieduto, insieme ad altri suoi compatrioti, a Firenze per un relativamente breve periodo, che era vestito con un maglioncino di panno grigio così come anche i pantaloni. E' molto probabile che l'etimologia venga dal suo nome, "vestito come 'i Toni..." e poi sintetizzato con "Toni".

giovedì 7 febbraio 2008

Quando il leone piscia in Arno...

Quand'i lleone piscia 'n Arno ll'è acqua..!!
E' come fare una previsione del tempo. Il leone in questo caso è la banderuola posta sulla torre di palazzo Vecchio, quella che indica la direzione del vento.
Quindi: quando il leone piscia in Arno, cioè è rivolto frontalmente al fiume, le condizioni meteorologiche sono tali da poter prevedere che pioverà, in quanto soffierà vento di tempesta.

mercoledì 30 gennaio 2008

Come vedeva Firenze il Guido Piovene

Tutta la Toscana, e Firenze in maniera speciale, è la parte dell'Italia dove ha più valore la pietra. Firenze è una città di pietra. (...). Quando voglio imprimermi idealmente Firenze seguo un itinerario, sempre lo stesso, che comincia dalle sublimi chiese del Brunelleschi, Santo Spirito e San Lorenzo, la cui bellezza è affidata al rigore narcotico della linea nuda, e termina nel barocco delle cappelle medicee, nelle quali le statue dei Medici dorati e incoronati stanno sulle loro tombe. Guido Piovene (Vicenza, 27 luglio 1907 – Londra, 12 novembre 1974) è stato uno scrittore e giornalista italiano.
Tra le opere di narrativa più importanti:
La vedova allegra ,Torino,1931
Lettera di una novizia,Milano, 1941
La gazzetta nera,Milano, 1943
Pietà contro pietà,Milano, 1946
I falsi redentori ,Milano,1949
Le furie,Milano, 1963
Le stelle fredde,Milano, 1970
Verità e menzogna ,Milano,1975
Inverno d'un uomo felice,Milano,1977
Romanzo americano,Milano, 1979
Spettacolo di mezzanotte,Milano, 1984

giovedì 17 gennaio 2008

"Icchè ci 'a ci 'ole"

Quel che ci va ci vuole.
L'espressione, apparentemente attribuibile ad una persona senza problemi economici, è spesso espressa da costoro che, in conversazioni più o meno professionali, sa di comportarsi in modo esattamente opposto.
Usata da chi vorrebbe esprimere un giudizio su persona spendacciona senza possibilità, a volte viene aggiunto: "basta unni spendere" (basta non spendere), proprio a confermare il vero significato dell'espressione ironica.

giovedì 10 gennaio 2008

Il giornalaio di San Lorenzo nel 2008

Una curiosità fiorentina sul comportamento dei propri residenti, quelli veri di Firenze, quelli che hanno alle spalle una solida tradizione: un giornalaio!
Riporto la divertentissima espressione di un cartello (i fiorentini ci hanno abituato ai cartelli) apposto sulla saracinesca della sua edicola, dove oltre al più classico cartello di chiusura per ferie, ne ha apposto uno scritto di propria mano e d'espressione impulsiva, cosi come si dice...
Non c'è necessità che io traduca, ma per chi non può visualizzare bene la foto riporto interamente la frase:
'i mi nonno mi diceva: ... un fare i' bischero da grande, fai il giornalaio... tu chiudi a anno novo e tu riapri a febbraio!!!

lunedì 7 gennaio 2008

..oh icchè l'eh 'i sugo finto...??

Si, davvero, esiste davvero!
In realtà non è niente di particolare, è una salsa con la quale si può condire ogni tipo di pasta.
Negli scorsi decenni però, aveva proprio questo nome: "Sugo Finto".
Dovuto molto probabilmente al fatto che all'interno di esso non era presente la carne, la mancanza e la povertà di questa materia prima fondamentale per un "sugo vero" inteso alla fiorentina.
La ricetta?
Olio d'Oliva sul quale fate soffriggere sedano, molta cipolla, carote, prezzemolo e basilico. Sale e pepe.
Buttate la conserva di pomodoro maturo e sbucciato e pulito dai semi. Fate cuocere per molto tempo aggiungendo, ogni tanto, qualche piccolo romaiolo d'acqua calda.
Ah, dimenticavo...nella pasta oltre al "sugo finto" non dimenticate il "cacio grattato"!!
Buon appetito!

venerdì 4 gennaio 2008

L'"Acqua Cheta"...

Un antico detto popolare toscano dice: “l’acqua cheta rovina i ponti”, intendendo di non sottovalutare chi normalmente è quieto. Veniva e viene usato ancora moltissimo parlando di "tipi" silenziosi, apparentemente tranquilli, ma che danno l'impressione di essere scaltri e di sapere il fatto suo.
Il verbo "Chetare", in fiorentino, ma anche in toscano, significa zittire, stare zitto, non parlare.
Ecco perchè questo detto, stando al dizionario comparato dei proverbi (Ulr.Hoepli ed. MI) sembra l'originale ed il più affidabile.
Altre versioni si sono susseguite con piccole varianti di linguaggio, ma che hanno pressochè lo stesso significato: "l'acqua cheta scava il fosso"; "l'acqua cheta spacca i ponti". Variante terminologica: "la goccia scava la roccia".