lunedì 23 settembre 2013

Santa Reparata, l'8 ottobre celebrata la co-patrona di Firenze


Reparata  ha vissuto tutta la sua vita in Palestina a Cesarea intorno al 250 d.C.
E' una martire della Chiesa Cattolica perseguitata durante il regno dell'imperatore romano Decio. E' una Santa della Chiesa Cattolica e fu molto popolare durante il Medioevo.
La leggenda narra che, grazie alla miracolosa intercessione della Santa, nel 406 d.C., l’esercito romano con a capo Stilicone ed i fiorentini, sconfisse le orde barbariche degli Ostrogoti, guidate dal re Radagaiso, che aveva cinto d’assedio la città. Proprio per questo una Chiesa fu dedicata alla Santa dal vescovo Zenobio. L'8 ottobre è giorno in cui la Chiesa ricorda la santa, ma in verità l'assedio si tenne il 23 agosto dello stesso anno. Su quella chiesa dedicata a Reparata fu costruita in seguito
la cattedrale di Santa Maria del Fiore.
Sono previste dall'Ufficio Tradizioni Popolari del Comune di Firenze delle visite guidate ai luoghi simbolo della festa. Il programma della giornata prevede, a cura dell’Associazione Centro Guide Turismo, delle visite che saranno riservate solo a coloro che si prenoteranno al numero 055-2616056 dal lunedì al venerdì con orario 9-12, a partire dal 23 settembre fino a esaurimento posti.
Visita 1: ore 9.30: Chiesa di SS. Apostoli (esterno), Chiesa di San Salvatore al Vescovo (esterno), Vestigia della Cattedrale di Santa Reparata: scavi al di sotto del Duomo. Formazione del gruppo: Chiesa SS. Apostoli – Piazza del Limbo (massimo 20 persone).
Visita 2: ore 10: Battistero (interno ed esterno), Oratorio della Misericordia, Oratorio del Bigallo (esterno). Formazione del gruppo: Colonna di San Zanobi – Piazza Duomo (massimo 20 persone)
Alle 16 il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina accompagna le Autorità Comunali alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore dove avverrà l’offerta del cero e della ghirlanda in onore di Santa Reparata.
Appuntamento alle iniziative dell'8 di ottobre. Firenze celebra la sua Santa Reparata, co-patrona della città insieme a San Giovanni Battista

Nella foto: Andrea Pisano, Santa Reparata, Firenze, Museo dell'Opera del Duomo

© Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata 

lunedì 16 settembre 2013

Il "Vortagiubba"

Cerca cerca cerca, non sono riuscito a chiarire etimologicamente questo termine dialettale che viene spesso utilizzato nelle conversazioni fiorentine, cerco di fare un'analisi, che NON vuole essere scientificamente provata.
Per ricercarne un'origine chiara e plausibile il termine va suddiviso ; partiamo dalla "giubba".
La Giubba o meglio detta Gabbana, o ancora citando un termine etimologicamente certo Gabbanella è una Voce diminuitiva di Gabbano, della cui origine dirò successivamente.

"Specie di veste piuttosto corta che gli antichi Fiorentini portavano sotto il "lucco" (Mantello, veste, cappotto, usato in origine dai magistrati).
Si chiama Gabbana ai giorni nostri, la veste utilizzata a mezze maniche dagli infermieri e dai medici di sala operatoria; ad ogni modo è un termine che si associa alla Giacca, da portare sotto il cappotto.
Quindi una Giubba, utilizzata per svariate occasioni e spesso di "colore" che identifica una "parte" spesso di tipo politico. Le "Giubbe Rosse" del notissimo locale di Piazza della Repubblica a Firenze ne sono l'emblema attuale, oppure i "Mille di Garibaldi" avevano la giubba rossa, e i "Balilla" erano "neri".

Il Gabbano, termine originario, ha origini etimologiche collegabili alle regioni spagnole e portoghesi, che in tempi remoti, assorbirono termini e fatti di provenienza araba, dai "califfi" invasori di vari secoli fa.
In spagnolo "Gaban", in portoghese "gabao", all'arabo "Aba" che viene definito come: specie di corto mantello, usato dai beduini e dai marinai turchi, oppure "Qaba", tunica orientale di lana.

Ecco quindi un'insolito (ma non troppo) collegamento linguistico con civiltà apparentemente lontane, arabi e fiorentini collegati da una "giubba".

Il termine dialettale "vortagiubba" riguarda quindi un individuo che svolta, rigira, cambia la propria "giubba" (in questo caso simbolicamente, la propria parte) la "rivolta" in favore di un'opinione o una parte opposta alla precedente.
Il termine è molto spesso usato in politica, quando un eletto cambia partito per convenienze sociali ed economiche, per mantenere il potere e adattarsi alle nuove situazioni che vanno verificandosi nella vita quotidiana.

Il Voltagabbana è anche, un romanzo autobiografico dello scrittore italiano Davide Lajolo pubblicato a Milano dalla casa editrice il Saggiatore nel 1963, dove l'autore racconta la sua vita e attraverso essa spiega perché ha abiurato al fascismo per passare alla militanza partigiana.
Cito:
"Sorridevo nel buio. Sorridevo perché proprio quel giorno m'era pervenuto in carcere, attraverso un "repubblichino" convertito, il ritaglio di un foglio fascisteggiante dove mi si definiva "un voltagabbana".
Qui è lo spirito curioso della ricerca, trovare origini, storie e similitudini della nostra fiorentinità.

Nella foto: Giubba Nodari

© Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata

martedì 3 settembre 2013

Carlo Magno fa rinascere Firenze

La Chiesa dei SS. Apostoli in piazza del Limbo
Quando Firenze dopo le invasioni Bizantine e Longobarde si ritrovò in un periodo di circa due secoli di forte oblio, un lieve segno di speranza fu portato da Carlo Magno. Lieve perché le cose non cambiarono molto per la popolazione. Al posto di un sovrano Longobardo il popolo era sottomesso ad un dominatore Franco.
La presenza di Carlo Magno a Firenze è però sempre stata ricordata con enfasi. Carlo Magno passò da Firenze nel 781, mentre rientrava al nord dalla città eterna e una seconda volta nel 786. In questa secondo passaggio, si fermò a Firenze per risolvere alcune questioni politiche legate al sovrano che stava governando la città, incalzato dalle richieste di alcuni monaci che inveivano contro il potere.
Alcuni storici confermano nei propri trattati che Carlo Magno sia passato da Firenze ed abbia lasciato numerosi segni di ristrutturazione politica. Il suo passaggio portò successivamente anche all'adozione della moneta d'argento che verrà utilizzata fino al conio del Fiorino. Il segno del suo passaggio è anche descritto in una targa posta davanti a Santi Apostoli che lo rende il fondatore, presenziando alla posa della prima pietra, della chiesa dei Santi Apostoli nell’attuale piazza del Limbo, ipotesi probabilmente falsa.
Quei secoli sono stati davvero poco edificanti per la città di Firenze. Sono stati secoli oscuri, pieni di mistero e scarsi di notizie. Noi proviamo come sempre, di trovare alcune curiosità.

© Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata
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