venerdì 12 dicembre 2014

Basilica di San Miniato, un'aquila e non una croce

La chiesa e il campanile di San Miniato a Monte
La Basilica di San Miniato a Monte fu fondata nel 1018 nel luogo dove erano state rintracciate le reliquie del santo martire Miniato.
Non c'è certezza di chi fosse Miniato, poi divenuto santo, ma si sa che fu il primo martire della città. Le sue origini potrebbero essere ricercate in un mercante greco o un principe armeno in pellegrinaggio da Roma. Intorno al 250, Miniato arrivò a Firenze ed iniziò una vita dedicata a Dio come eremita. Lui stesso fu decapitato durante le persecuzioni anticristiane dell'imperatore Decio.
Dopo la decapitazione Miniato si alzò in piedi, prese la sua testa tra le braccia e attraversò la città portandosi Oltrarno, nella collina soprastante la città (Mons Fiorentinus) e vi fondò il luogo della sua vita eremitica.

Particolare dell'Aquila dell'Arte di Calimala

L'attuale basilica fu costruita a partire dal 1013 quando era vescovo di Firenze Alibrando, altro personaggio fiorentino di altri tempi.
Un'altra curiosità che si ritrova nella basilica è che nel punto più alto della facciata al posto di una croce che dovrebbe rappresentare il simbolo fondamentale della fede cristiana, c'è un'aquila di rame dorato. L'aquila stringe negli artigli una balla di lana (il torsello), che era il simbolo dell'arte di Calimala, una delle più potenti Arti Maggiori che amministravano la città, era quella dei Mercatanti. L'Arte di Calimala fu designata di amministrare, dal 1288, la basilica e tutti i suoi interessi economici e per questo ebbe la concessione da parte del clero e degli amministratori dell'epoca ad installare la propria aquila in luogo della croce.

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mercoledì 3 dicembre 2014

Icona della mia infanzia: Emma Perodi


Locandina di un convegno dedicato ad Emma Perodi - Credits La Nazione
Un'icona della mia infanzia è Emma Perodi. Famosa per la sua opera principale "Le novelle della nonna", pubblicata nel corso del biennio 1892/1983, è una raccolta di storie fantasiose ambientate nella selvaggia e magnifica vallata del Casentino, la valle dove nasce l’Arno e teatro di numerose ed importanti pagine storiche del medioevo.
Sono storie per bambini che in parallelo evocano temi da adulti. Precursore dell’attuale stile Fantasy, gli argomenti delle novelle provocano reazioni anche inquietanti e paurose, tanto da rasentare l’horror, questo tipo di approccio fa avvicinare alla lettura anche un pubblico più maturo.
Il nome completo è Maria Emma Caterina Matilde Perodi nasce a Cerreto Guidi (FI)  il 31 gennaio 1850, l’ipotesi che potesse essere nata a Fiesole oppure a Firenze è tramontata quando fu ritrovato, a Cerreto Guidi, un attivissimo centro nella provincia di Firenze, l’atto di nascita.
Ricevuta una adeguata istruzione, il padre Federigo era un Ingegnere e la madre Adelaide Morelli Adimari proveniva da una famiglia assai benestante, cercò molto presto una certa indipendenza culturale e viaggiò molto negli anni della propria gioventù e della sua formazione.
Dagli studi e dalla sua susseguente maturazione culturale, che avvenne principalmente a Firenze, intraprese la carriera giornalistica che la pose ben presto ad un ruolo preminente nella società della comunicazione del tempo.
Aveva imparato correttamente le lingue straniere che le risultarono molto utili nel corso della propria carriera di scrittrice e traduttrice dall’inglese, dal francese e dal tedesco.
Era giornalista e scrittrice, lavorava per riviste importanti come il Fanfulla della Domenica ed Il Giornale dei Bambini, del quale è stata direttore per molti anni a partire dal 1887. Il Giornale dei Bambini, fondato da Ferdinando Martini, veniva pubblicato a Roma e fu proprio lei che fece pubblicare Pinocchio, del suo amico Collodi, con il titolo di Storia di un burattino.
Lavorò moltissimo a Palermo dove per l’editore Salvatore Biondo pubblicò numerose opere in venti anni di incessante lavoro.
Morì a Palermo il 5 marzo 1918.

Il Comune di Cerreto Guidi (FI) luogo natale della Perodi ha dedicato una biblioteca alla sua memoria. La biblioteca comunale Cerreto Guidi “Emma Perodi” è attiva sin dal 1996 ed è inserita in una rete di biblioteche dei comuni e delle comunità limitrofe alla vallata del fiume Elsa e dell’Arno, cooperando con Certaldo, Empoli, Fucecchio, Vinci e tante altre realtà locali di rilievo.
E’ stata anche oggetto di una pubblicazione monotematica che ha portato, su iniziativa di varie istituzioni di livello regionale, come l’associazione Bibliografia e Informazione di Pontedera, editore della rivista Notiziario Bibliografico Toscano con la collaborazione della Biblioteca dell’Identità Toscana, all’edizione del “Quaderno dedicato alla scrittrice Emma Perodi”.
E’ praticamente la bibliografia completa della scrittrice e di nove saggi critici dei maggiori studiosi del personaggio.

Alcune sue opere:
L'omino di pasta;
Giornalai e lustrascarpe;
Sorellina;
Cuoricino ben fatto;
Nel canto del fuoco;
I bambini delle diverse nazioni a casa loro;
Le novelle della nonna;
Nel regno delle fate;
La calza della befana;
Il figlio di un imperatore;
Fiabe elettroniche;
Al tempo dei tempi. Fiabe e leggende delle città di Sicilia;
I briganti di Cerreto Guidi.


Nell’immaginario collettivo, per chi da piccolo ha avuto qualcuno che si prodigava gentilmente alla letture di favole fantastiche e di storie interessanti, Emma Perodi è un nome al quale non si può non essere legati.
Fortunato sono stato io che provenendo dalla bellissima valle del Casentino, ho ambientato facilmente “Le novelle della nonna” in luoghi reali, in ambienti scenografici propri di quei territori, con i suoi splendidi paesaggi e le più macabre locazioni.
L’ho sempre immaginata una donna speciale, con una fantasia al limite dell’estremo, che riusciva ad ambientare favole e personaggi in luoghi comuni e della tradizione, rendendo interessante e curiosa una comunità povera dal punto di vista sociale, ma molto ricca di spirito e fantasia.

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venerdì 21 novembre 2014

Il "Porcellino" di bronzo...

Il "Porcellino" adesso, la foto è di Giuseppe Sabella
E’ vero, tutti lo chiamano “porcellino” ma raffigura in realtà un bellissimo esemplare di cinghiale che è divenuto uno dei simboli della città e conosciuto in tutto il mondo.
La statua del Porcellino fu realizzata da Pietro Tacca intorno al 1633. Venne commissionata dal granduca Cosimo II de’ Medici che considerava il cinghiale un emblema di coraggio. Pietro Tacca, scultore molto attivo a Firenze, già allievo del Giambologna, realizzò la riproduzione in bronzo di un cinghiale marmoreo del I° sec. d.C. Esso stesso era una copia di un bronzo ellenistico di proprietà della Galleria degli Uffizi.
Quella che attualmente si trova alle “Logge del Porcellino” non è l’originale, ma una copia.
L’originale della fontana è oggi esposta, dopo il restauro del 1999, al Museo Bardini.
In origine questa statua non era una fontana, fu trasformata in seguito dal nuovo granduca Ferdinando II de' Medici.
In principio la fontana era collocata sul lato delle logge in Via Por Santa Maria, spostata poi nell’attuale collocazione per liberare la viabilità.
Alla vista del “Porcellino” tutti si fanno catturare dal suo grugno lucente e spesso tralasciano le particolarità che si celano nel basamento. Un tripudio di vegetazione di palude e degli acquitrigni si svela nella sua perfezione, rane, rospi, serpenti d’acqua contornano la base della fontana. La base fu sostituita da una copia di Giovanni Benelli nel 1856, aveva subito un forte deterioramento e avendo come modello un originale malridotto e liso dal tempo, il Benelli, a suo ingegno, lo arricchì di particolari di sua manifattura.
Toccare il naso del porcellino è un rito portafortuna, così come far scivolare una moneta verso il basso, dalla lingua della bocca del “porcellino”, in modo che cada direttamente nella grata sottostante. Se l’operazione riesce il desiderio espresso si avvererà.
Lo scrittore danese Hans Christian Andersen nel corso della propria vita soggiornò più volte a Firenze. Famosa la sua frase “Firenze è un’intero libro illustrato”.
Proprio a Firenze il grande novelliere, scrisse una piccola fiaba, “Il porcellino di bronzo”, ispirandosi alla statua bronzea di Pietro Tacca posta ai piedi delle logge del Mercato Nuovo di Firenze. Protagonista un bambino fiorentino poverissimo e orfano. La novella non ha mai destato molto scalpore e non è famosa come altre novelle dello stesso autore. Una targa lo ricorda proprio sopra il bronzo tanto amato dai turisti e dai fiorentini più veri.

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venerdì 14 novembre 2014

Sogno una Firenze in bicicletta, il Bike Sharing funziona!

Bike Sharing in Italia
A Firenze sono ormai 6, 7 anni che si parla di bike sharing di moderna concezione, molte altre città europee hanno applicato questo servizio che si è rivelato risolutivo per l'alleggerimento del traffico cittadino dalle autovetture e per trovare una definitiva soluzione al grandissimo giro d'affari delle biciclette rubate che ogni città aveva prima dell'adozione del servizio. Questo problema a Firenze è molto sentito. Le vendite e i furti di biciclette private nelle città che hanno adottato il bike sharing sono crollate del 95%, si avete capito bene, 95%, praticamente non esistono più bici private se non quelle sportive, che sono comunque un numero rilevante, ma non le trovi per strada.
Naturalmente possiamo immaginare che ci possano essere delle valide motivazioni che giustificano un così grave ritardo a riguardo l'installazione di stazioni di Bikesharing a Firenze, da tempo se ne parla, forse anni, ma poi ancora non è stato mai stato realizzato qualcosa di serio come invece è stato fatto per due compagnie di Sharing Auto, Car2go e Enjoy.
Non che l'affitto di biciclette che possiamo trovare adesso alla stazione di Santa Maria Novella e in altri luoghi sia un servizio da trascurare, anzi meno male che c'è, ma davvero è quello che serve alla città per progredire? Davvero non ci sono soluzioni migliori, più professionali e performanti che di quelle proposte attualmente?
La risposta è:- "Si ci sono eccome!"
 
 
Vi propongo l'esempio di una media città europea e cerco di dire brevemente come funziona:


E' possibile noleggiare una bicicletta in tutte le stazioni Bikesharing. Disponibile 7 giorni su7 e 24 ore su 24. Basta avere più di 14 anni ed essere in possesso di un abbonamento annuale o un biglietto da 1 o 7 giorni.
È sufficiente accedere al terminale digitando il numero del biglietto o facendo passare la tua Passcard e inserire il PIN Bikesharing.
Funziona un po' come il terminale del Salvatempo del supermercato. Scegli una bici da quelle proposte. Attendere qualche secondo per la convalida. Prendete la bici selezionata.
Hai 60 secondi per prendere la bicicletta. Premere il tasto apposito e tirate la bici verso di voi per sganciarla dalla struttura. Potete partire, avete 30 minuti di tempo con un abbonamento standard per riconsegnarla ad un'altra stazione di Bikesharing.
Se non ci sono biciclette disponibili alla stazione di Bikesharing più vicina a voi, potete vedere nel terminale dove si trovano quelle più vicine.
Una volta che avete fatto il vostro viaggio, semplicemente restituire la bicicletta in una qualsiasi stazione Bikesharing. Inserire la bici in un punto libero di attacco in qualsiasi stazione Bikesharing.
Attendere qualche istante, un segnale acustico (doppio beep) e la luce verde confermerà che la bici è stata restituita.
Per la vostra tranquillità, la bicicletta è dotata di una serratura, sarà utile per tutta la sosta al di fuori di una stazione Bikesharing.
Le bici utilizzate dal Bikesharing sono continuamente migliorate per offrire una buona resistenza all'usura nel tempo, pur mantenendo un buon comfort di guida.

Quanto costa?
Abbonamento annuale


Noleggio breve

Niente più furti, nessun problema, meno traffico, più salute.

Questa la testimonianza di una ragazza italiana che vive in una città con il Bikesharing. Ci racconta:

"Io cliente cosa faccio...
Ci sono varie opzioni: sono a Lione e ho bisogno della bici per 24 ore? Vado dove ci sono le bici, al parchimetro (borne) e pago con carta di credito 1 euro e 50 centesimi...
In questo modo ho un codice di accesso e una password, ovvero un account per 24 ore.
Scelgo la mia bici, inserisco i miei dati, dico quale bici voglio e ho 60 secondi per prenderla dal suo posto.
Fatto questo posso pedalare quanto voglio ma non più di 30 minuti. Entro 30 minuti devo riattaccare la bici in un qualsiasi posto (ce ne sono tutti i 200 metri di posti). Questo se sono turista.

Se invece ci sto 5 giorni (o 3 non mi ricordo) faccio la stessa cosa ma avrò un biglietto che mi dura 5 giorni.
Se vivo a Lione, faccio la stessa cosa ma pagando 25 euro per tutto l'anno.
Se come me, ho già un abbonamento a TCL (trasporti pubblici, metro, tram, filobus e bus) posso, invece di avere una tessera nuova, aggiungere il mio abbonamento bici alla mia tessera TCL (ci sono altre tessere sulle quali puoi aggiungere l'abbonamento), inoltre spendo 15 euro (e non 25) perché sono studente e ho la tessera TCL, inoltre posso tenere la bici 60 minuti e non 30 senza riattaccarla..
Io ad esempio con la mia tessera TLC, ho aggiunto l'abbonamento bici tramite il sito internet. So che la notte, ci sono dei camion che portano via le bici difettose, rimettono le bici aggiustate, si occupano della manutenzione insomma.
C'è un codice non scritto tra le persone che usano il Bikesharing. Le bici che hanno il sellino rovesciato sono le bici difettose, non vengono quindi prese per il noleggio e il personale della manutenzione capisce quali sono quelle da riparare."


Insomma, cosa ne dite, ci facciamo un giro in bici con il Bikesharing?


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giovedì 13 novembre 2014

Santa Maria Novella, la "macro-bella" piazza degli insulti

La piazza e le panchine
E' vero, Vittorio Sgarbi ha un proprio modo di rivolgersi agli altri, è anche vero che nessuno mette in discussione la sua competenza sull'arte e sulle sue conoscenze specifiche, assistere ad una sua conferenza è piacevolissimo quando parla di storia dell'arte, un po' meno quando si avventura in offese ingiuriose e nella violenza fisica e verbale.
Ma cosa c'entra Vittorio Sgarbi con Santa Maria Novella? E' presto detto. Anche il Corriere Fiorentino ha insistito a distanza di qualche tempo, sulla questione della piazza rinnovata qualche anno fa dal Comune di Firenze.
Il processo sulle offese di Sgarbi ai progettisti riguardo l'arredo di piazza Santa Maria Novella non è concluso. L'attuale piazza, così come è adesso fu inaugurata nel 2010 e il critico d’arte, l'anno successivo, aveva avuto una assoluzione annullata successivamente dalla Cassazione.
Disse sugli arredi della piazza che erano "immondi", che la piazza aveva delle "Panchine di Merda" e detto come lo dice lui fa davvero molta audience. Fu denunciato per diffamazione anche perchè chiamò il progettista "un criminale".
Vittorio Sgarbi a parte, lui in quella occasione ha espresso nel suo modo colorito quello che pensano in molti a Firenze, siamo tutti felici che la piazza di Santa Maria Novella abbia delle belle aiuole verdi con bordatura di roselline molto ben curate, ma sicuramente molto meno contenti dei cassonetti interrati ad esempio (sempre meglio di quelli fuori terra naturalmente), posizionati frontalmente al nuovissimo Museo del Novecento o, davvero, di quelle panchine metà di metallo rovente d'estate e metà di altri materiali, con conseguente disagio per chi dovrebbe utilizzarle per riposare un pochino.
La piazza insomma è bellissima nel suo complesso, la facciata attira l'attenzione di chi di passaggio volge lo sguardo ai marmi bianchi e verdi e alle strutture funerarie che circondano il chiostro esterno chiamate "avelli".
Purtroppo però qui a Firenze non possiamo pretendere il meglio. Da qualsiasi parte ti trovi, hai un luogo bellissimo, ma con numerosi dettagli deprecabili, spesso anche fatiscenti.
Ci vorrebbe una "commissione dei dettagli", quando si analizza un progetto i dettagli dovrebbero fare la differenza, ma spesso vengono tralasciati ed abbandonati. Si pensa al complessivo e mai all'utilizzo, si chiede la macro-bellezza, la macro-armonia, ma non si scende nei particolari.
Credo che Firenze sia una delle più "macro-belle" città del mondo, ma manca ancora molto a renderla piacevole anche nel passeggio quotidiano e in particolare a renderla piacevole ai fiorentini, veri utilizzatori dei servizi fondamentali della città e che contribuiscono in modo incredibile al finanziamento di tutto questo.
Un saluto da la "macro-bella" piazza Santa Maria Novella.

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martedì 11 novembre 2014

La Piazza pedonale più bella del Mondo - Piazza del Duomo a Firenze

Il 25 ottobre del 2009 la nuova giunta targata Matteo Renzi emise un provvedimento, annunciato in una conferenza stampa nel settembre precedente, di pedonalizzazione di una parte di Piazza del Duomo e di Piazza San Giovanni.
La piazza per la gran parte della superficie era già vietata ai mezzi motorizzati, rimaneva però un angolo della piazza vicino a via del Proconsolo e il più importante corridoio che era da continuazione tra via Cerretani e via Martelli.
Era il corridoio degli autobus, oltre 1000 autobus al giorno passavano da questa strada e collegavano la zona est con la ovest.
Piazza Duomo in occasione del Florens 2010, già pedonalizzata
Fu una vera e propria rivoluzione del traffico, risistemazione delle pavimentazioni e riorganizzazione completa delle linee del trasporto pubblico, escludendo una volta per tutte la possibilità di far passare una linea della tranvia dalla piazza più bella del mondo.
Da quel 25 ottobre 2009 la sensazione fu di completo smarrimento. Frequentare quella piazza era come essere in un luogo completamente diverso, un luogo non concepibile per chi ogni giorno vedeva passare centinaia di bus e di taxi, senza escludere tutti i veicoli di servizio delle Forze Armate e degli autorizzati.
Le proteste delle categorie "protette" si assopirono in breve tempo e dopo qualche mese, tutti riconobbero in questo provvedimento una buona pratica di gestione della cosa pubblica.
Altri provvedimenti di pedonalizzazione delle zone e delle strade più importanti di Firenze si sono negli anni succedute, vedi Piazza de' Pitti e Via Tornabuoni, e anche l'attuale amministrazione ha annunciato una nuova serie di pedonalizzazioni come Piazza del Carmine in Oltrarno e il Piazzale Michelangelo.
Da ormai quasi tutta la popolazione è riconosciuto che provvedimenti di questa natura non sono casuali, che hanno una logica seria e che la qualità della vita sia dei residenti che dei turisti e frequentatori delle zone oggetto del nostro discorso è notevolmente migliorata.
Siamo quindi per scommettere su ulteriori provvedimenti, sempre che abbiano la stessa logica e lo stesso obbiettivo: migliorare la qualità della vita delle persone e dei cittadini.
Dopo l'Elogio alla Pedonalizzazione, dobbiamo necessariamente affrontare un problema politico amministrativo molto importante. Proprio il 2 novembre alcuni articoli di quotidiani locali ci fanno sapere che la Procura della Repubblica di Firenze ha aperto un’inchiesta sulle procedure amministrative che furono adottate dall'allora amministrazione Renzi relativamente alla pedonalizzazione di piazza del Duomo.
Abuso d'ufficio, danno erariale, perquisizioni. Per il momento nulla di fatto, nel senso che l'opinione pubblica non ha avuto altri elementi per capire la direzione di questa inchiesta. Non ci vuole molto per immaginare un aspetto politico dietro a questa situazione.
La magistratura dal canto suo prosegue le indagini per capire, molto probabilmente, se Matteo Renzi ebbe un ruolo predominante nella vicenda. Di sicuro il ruolo politico lo ebbe.
Io credo che le procedure vadano rispettate e non mi permetto di dare giudizi sull'operato del Sindaco di Firenze ora Presidente del Consiglio, ma posso dare un giudizio nel merito dell'operazione di pedonalizzazione, di abbellimento del Centro Storico e di ciò che è stato fatto per questo argomento, molto interessante per la qualità della vita dei cittadini e dei frequentatori tutti delle aree pedonali. Il mio giudizio è altamente positivo e immagino che la tempistica così breve rispetto a ciò di cui siamo abituati degli ultimi decenni, possa non essere compresa, ma prima o poi una svolta va data!
Sempre rispettando le regole...naturalmente!

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domenica 9 novembre 2014

Il 9 novembre 1989 cade il "Berliner Mauer"

Precisamente 25 anni fa, cade in Germania il Muro di Berlino, chiamato in tedesco Berliner Mauer.
Era il simbolo della divisione tra il grande impero sovietico e il resto del mondo occidentale. La politica di Michail Gorbaciov, ultimo Segretario generale del Partito Comunista sovietico, e promotore, dal 1985, di una serie di riforme economiche e politiche, note come perestroika (ristrutturazione) e glasnost (trasparenza), fece scricchiolare l'impero e portò a conseguenze che forse nemmeno lui immaginava.


La Barriera che era stata costruita dalla Germania dell'Est era un sistema di fortificazioni per impedire il passaggio di persone e materiali da Berlino Ovest. Il muro divise in due la città di Berlino per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale decretò l'apertura delle frontiere con la repubblica federale.

Il Muro di Luce a Berlino in occasione del 25 anniversario

Avevo solo 23 anni, ero un giovane ragazzo universitario che cercava ancora la propria collocazione politica. Fu un evento scioccante per certi versi, si apriva un intero mondo fino ad allora sconosciuto in gran parte. Le notizie che arrivavano del comunismo erano pressoché ideologiche ed io non ho mai considerato il Partito Comunista Italiano un clone di quello sovietico.
Ricordo quindi con gioia quella data, sono passati venticinque anni e appena ho preso coscienza mi sono detto: "di già!?"
Il mondo non si è fermato e le barriere non son finite, ma il tempo ha dato ragione a coloro che, a mio parere, hanno permesso tutto questo, con la loro politica, con la loro tenacia e con la loro volontà di aprire le menti e i cuori di ognuno di noi.
Grazie a Michail Gorbaciov e a Carol Jòsef Wojtyla - Papa Giovanni Paolo II

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lunedì 3 novembre 2014

Anna Regan-Schimon, rapporto con Firenze

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di ricevere un nuovo articolo di Pier Tommaso Messeri. Abbiamo pubblicato in questo blog altri interessantissimi testi di Messeri che, sempre alla ricerca di novità, anche quest'oggi ci propone un personaggio che con Firenze ha avuto un rapporto particolare.
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Immagine di Pier Francesco Messeri - Tutti i diritti riservati
Anna Regan
Immagine di Pier Tommaso Messeri - Tutti i diritti riservati

Anna Regan nacque ad Aich, piccolo agglomerato nelle vicinanze di Karlsbad, il 18 settembre 1841; rimasta orfana di entrambi i genitori in tenera età, venne per questo accolta in casa e seguita nella formazione culturale dal Dr. Johann Anger - facoltoso medico e proprietario di una clinica presso le rinomate terme di quella città - e da sua moglie Elvira Karwinsky von Karwin. La giovane, stimolata dall’ambiente colto, proprio della realtà che la vedeva crescere, mostrò un’indiscussa predisposizione alle materie musicali.
Per questo, dopo le prime lezioni di solfeggio impartitele privatamente negli ambienti domestici, dal 1859 venne seguita nello studio dalla signora Schneider, sposata Schubert, a Dresda.
Intanto, la celebre mezzosoprano Carolina Ungher, cugina di Elvira Karwinsky, consentì alla ragazza di affinare le sue doti offrendole il proprio aiuto. Anna Regan nel 1864 si trasferì dall’illustre artista a Firenze, divenendone ben presto l’allieva prediletta e fu in quella città, tra la dolcezza dei colli che incorniciavano villa La Concezione, di proprietà degli Ungher-Sabatier, che Anna poté sperare in un suo futuro debutto teatrale. La piccola Siena vide il suo esordio e da allora, dopo varie “Scene” calcate in altri teatri italiani, dal 1865 al 1867 fu attiva nel Teatro di Corte di Hannover. Cantante in Operette e Commedie musicali, la giovane Regan fu una brillante interprete dei Lieder di Schubert.
Divenuta celebre, in Russia venne scritturata come “virtuosa” di camera presso la Granduchessa Elena Pavlova Romanova a S. Pietroburgo, dove fu protagonista in alcune Opere dirette dal maestro francese Hector Berlioz.
Spirito cosmopolita, dal 1869 frequentò assiduamente l’Inghilterra, cantando più volte al Crystal Palace; richiesta ed ammirata, nel 1871 si esibì al Castello di Winsor, in occasione delle nozze regali della Principessa Luisa, figlia della Regina Vittoria.
Raminga tra il nord Europa e la Toscana, a Firenze si sposò con il famoso pianista, compositore ed intellettuale Adolf Schimon (1820-1887), conosciuto in Inghilterra; dalla loro unione nascerà più tardi Maria detta Mizi.
Da allora gradualmente iniziò ad abbandonare le scene teatrali, dedicandosi all’insegnamento ed alla famiglia. Dal 1874, impartì, assieme al marito, lezioni musicali a Lipsia, collaborando con la Gewandhaus Orchestra ed il Conservatorio di quella città.
Agli inizi degli anni novanta dell’ottocento - dopo la scomparsa del consorte, avvenuta nel 1887 nella solita Lipsia - si ritirò a Monaco di Baviera dove, seguendo gli antichi insegnamenti della sua Carolina, di cui era indubbiamente l’erede artistica, aprì una scuola di canto ed impartì lezioni all’Accademia di Musica. Si annoverano tra i suoi allievi molti nomi che poi saranno illustri, uno fra tutti: Ernst Kraus ( 1863-1941).
Anna Regan-Schimon lavorò assiduamente e con dolcezza fino al 18 aprile 1902, quando si chiuse il sipario sulla sua esistenza terrena.

Pier Tommaso Messeri
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giovedì 30 ottobre 2014

Se questo fosse vero, l'Annunciazione di Leonardo

L'Annunciazione alla Galleria degli Uffizi
Massimo Giontella, nell'edizione online del 24 ottobre 2014 del Giornale dell'Arte ci pone di fronte ad una serie di considerazioni, peraltro apparentemente inconfutabili, di una nuova attribuzione di uno dei dipinti più famosi di Leonardo da Vinci: L'Annunciazione.
Ad una conferenza organizzata presso l'Accademia Toscana di Scienze e Lettere La Colombaria il 21 ottobre 2014, Riccardo Fubini e Massimo Giontella hanno parlato di «Sacra Rappresentazione, profezia e riferimenti politici nella Annunciazione attribuita a Leonardo».
Sono state sviscerate alcuni aspetti riguardanti il dipinto che si trova alla Galleria degli Uffizi, dando una nuova interpretazione.
Le argomentazioni sono state prese in esame e quindi affidata a queste "prove" una nuova paternità  dell’opera.
L'Annunciazione di Leonardo è stata dipinta da Antonio del Pollaiolo.
Ecco di seguito le motivazioni espresse da Massimo Giontella in modo sintetico:

1) Il paesaggio sullo sfondo è Otranto, come dimostrano le somiglianze geografiche e una lettera di Federico di Montefeltro che asserisce di avere di fronte a sé la pianta della città fatta fare da Sisto IV in funzione di un attacco liberatore dalla aggressione turca. La datazione del dipinto è pertanto 1481.
2) Se Federico aveva in mano la pianta di Otranto è evidente che la villa fiorentina presente nel dipinto era la sua villa di Rusciano in Firenze.
3) Il coinvolgimento di Federico con il dipinto esclude che il «main author» sia Leonardo dal momento che non vi furono mai rapporti tra il Duca e l’artista. Insieme ad altre argomentazioni ve ne è una di carattere stilistico che conferma l’asserzione: lo studio ossessivo del particolare è inconciliabile con il fare leonardesco. Leonardo è senz’altro presente nel dipinto come allievo emancipato, ma l’artista principale è Antonio del Pollaiolo.
4) Il dipinto era una esortazione affinché Federico prendesse il comando delle operazioni militari contro i Turchi: il verosimile committente fu Giuliano Gondi, plenipotenziario a Firenze del Duca di Urbino, su incitamento dei reali napoletani cui il Gondi era intimamente legato.
5) Il monte sullo sfondo, che aveva caratteristiche antropomorfe prima del restauro del 2000, rappresentava la Sibilla predicente la vittoria di Federico: tutto ciò non si realizzò perché Sisto IV temendo che l’urbinate sposasse definitivamente la causa napoletana, bloccò il Duca quando questi era già partito per Otranto e si trovava a Recanati.
6) Gli errori attributivi della critica d’arte sono concentrati nelle opere commissionate da e per Federico di Montefeltro perché questi richiedeva un richiamo molto stretto alle opere del primo Quattrocento di Van Eyck anche a costo di sacrificare un po’ le connotazioni precipue del suo artista di riferimento: Antonio del Pollaiolo.

Non ci resta che attendere una risposta da parte degli esperti e proprietari dell'opera, qualcuno alla Galleria degli Uffizi si dovrà pur esprimere!

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martedì 28 ottobre 2014

Il Broccione

Dicesi Broccione: Persona sprecisa, disordinata, colui che svolge un lavoro approssimativo, gesta scoordinate che provocano confusione.
E' un'affermazione, ad esempio è un broccione il pittore che sbafa il disegno, l'imbianchino che schizza su tutto il pavimento, il cuoco che sparge tutto per la cucina, il commensale che si schizza la camicia, calciatore maldestro.
"oh che broccione tussei, fa' per bene! un tu 'vvedi che tu schizzi dappertutto!!!"Questo termine oltre che fiorentino è anche prettamente toscano, viene usato praticamente in tutte le provincie della toscana con una leggera prevalenza nel senese e nell'aretino.
Colui che causa il Caos...praticamente...


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sabato 11 ottobre 2014

La “Corilla Olimpica”, Maria Maddalena Morelli

Maria Maddalena Morelli nasce a Pistoia il 17 marzo 1727 da Caterina Buonamici e dal violinista Jacopo Morelli.
Inizia da piccola, all’avvento dei primi studi letterari, a mostrare innate doti per la poesia e studia filosofia. A poco più di trent’anni, il 1 aprile del 1761 fonda l’Accademia dell’Ordine dei Cavalieri Olimpici ed in seguito, da questa istituzione, prende il nome d’arte di “Corilla Olimpica”.
Studiò a Napoli ed in quella città conosce un ufficiale dell'esercito spagnolo, si sposò ed ebbe un figlio. Sopraggiunge presto una separazione, sia dal marito che dal figlio e intraprende una fervida carriera intellettuale di poetessa ed improvvisatrice.
Alcuni suoi contemporanei la descrivono così: "d'alta statura, di bianca carnagione, con lunghi capelli biondi non impolverati e sciolti, occhi vivacissimi ed azzurri, bocca rosea e grande, sorridente, petto ricolmo, braccia ben tornite..." Giacomo Casanova, noto adulatore, l'aveva conosciuta a Firenze, la descrive come “strabica”, forse le aveva resistito?.
Numerosi sono stati i riconoscimenti conferiti a questa poetessa fino a raggiungere il massimo il giorno 31 agosto del 1778 quando ottenne dal papa l' assenso a incoronarla e a conferirle il titolo di Poetessa Laureata e di Nobile Romana. Un onore che prima di lei, era toccato solo a Petrarca e al poeta improvvisatore Bernardino Perfetti.
In quell’occasione, invece del discorso di commemorazione al premio, venne chiesto alla poetessa di esternare dei versi descrivendo le sensazioni che ella stessa provava nel ricevere l’onoreficenza, e così si espresse:

Cerchi la Patria, o Cantor chiaro e saggio?
Entro Pistoia e in riva all'Arno antico
Presi le mosse al mio mortal viaggio.
Quivi sul dolce mio terreno aprico
Insiem con l'altre donne m'avvezzai
L'ago a trattare al genio mio nemico.Ma fin d'allora il biondo Apollo amai,
e in Elicona, ove talvolta ascesi,qualche foglia di lauro anch'io spiccai:e fin d'allora a sciorre il canto appresi all'improvviso,e sieguo improvvisando l'estro,
ond'io i vanni della mente ascesi.


Viaggiò molto in Italia e in Europa e dopo un lungo soggiorno a Roma si trasferì a Firenze e il suo salotto divenne il ritrovo di intellettuali e letterati.
Nel 1780 si trasferi' definitivamente a Firenze in via della Forca (oggi via Ferdinando Zannetti n. 2) e per tutto il resto della sua vita tenne sempre salotto in questa sua nuova casa.
Alla sua vita ed alla sua figura sono state ispirate numerose opere tra le quali il dramma Corilla Olimpica di Paolo Giacometti, opera letteraria che non mise in luce la vera natura e non dette facile comprensione della figura storica della poetessa. Ad esempio la cronaca del tempo ci riferisce di una serata di primavera del 1770, dove nell’appartamento della Corilla si riuniscono alcune signore della Firenze che conta. Signore "tutte incipriate, in apparenza rigide... ma lascive nelle denudazioni del petto e nella bizzarria delle acconciature". Signore accompagnate da giovanotti "sbarbati, con la parrucca e lo spadino, in calzoni corti, calze chiare e scarpette lucenti... abatini azzimati sdilinquentisi dinanzi alle belle dame".
Venne il giorno in cui si riunirono ad ascoltare la musica di un giovane talento austriaco che rispondeva al nome di Wolfgang Amadeus Mozart. Donna di lungimirante intuito, la Corilla non cercò di far ascoltare musica al tredicenne, (era venuto in Italia col padre per questo) fece in modo invece, che fosse lui a deliziare i presenti con alcuni brani suonati al pianoforte, e volle intercalare l’esibizione del grandioso ospite con estemporanei versi in poesia, in rima, sui più svariati argomenti che le venissero in quella sede proposti.
La Corilla Olimpica sapeva bene quali erano le sue qualità. Inventare rime baciate, alternate o contrapposte, era un talento che aveva da bambina e che aveva coltivato nel corso della propria impegnatissima vita.
Nell' anno della sua scomparsa la citta' pose una lapide commemorativa sulla porta della sua casa fiorentina. Morì l'8 novembre del 1800. Il serto d'alloro col quale era stata incoronata a Roma è conservato tuttora in un'urna nella chiesa della Madonna dell'Umiltà a Pistoia.
A vedere solo questa lapide sopra la porta del palazzo in cui ha vissuto questa grande poetessa, parrebbe una triste lode ad una donna mesta e di rango marginale, quasi un’immagine da cortigiana e di scarsa cultura. Questa impressione non rende il giusto merito a colei che ha scelto Firenze per vivere la propria vita di intellettuale e di meritoria carriera letteraria.

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venerdì 3 ottobre 2014

Il libro sulla Cupola del Brunelleschi

La copertina del libro
Nemmeno a farlo apposta, dopo la pubblicazione del mio post precedente sulla Cupola del Brunelleschi, vengo a conoscenza della pubblicazione del libro di Massimo Ricci dal titolo "Il genio di Filippo Brunelleschi e la costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore".
E' uscito in commercio qualche mese fa, ma non avevo avuto modo di conoscerlo, mi era sfuggito.
Il libro, oltre a contenere l'illustrazione degli aspetti di tecnologia inerenti la costruzione, presenta una ricca documentazione storica degli eventi che accompagnarono l’impresa, compresa la straordinaria invenzione di macchine e dispositivi che il Maestro inventò e realizzò per renderla possibile.
Nel libro è presente anche uno studio sull’ubicazione della casa di Brunelleschi, sulla scomparsa cava della Cupola del Poggio di Trassinaia e una Storia della Cattedrale basata sui documenti pubblicati da Cesare Guasti.
Completa la trattazione la presentazione dei risultati della ricerca ottenuti con la costruzione del Modello della Cupola, a grande scala (1:5), realizzato nel Parco dell’Anconella a Firenze con la quale è stato possibile verificare, dal punto di vista della pratica artigianale, la “regola di costruzione” ipotizzata.
La ricerca e i risultati di questa presentati nel libro, sono certamente i più completi ed accreditati a livello internazionale.
Massimo Ricci, dicevamo anche nell'altro post, è stato docente di Tecnologia dell’Architettura all’Università degli Studi di Firenze ed è oggi membro del Forum UNESCO “University and Heritage” di Valencia. E' tra i massimi conoscitori della Cupola di Filippo Brunelleschi.
Un libro di testo? Si certamente è la base di studi specifici, ma anche un documento importante per chi, appassionato dell'opera brunelleschiana, vuole approfondire la parte tecnica e storica della Cupola più bella del Mondo.


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domenica 28 settembre 2014

Massimo Ricci e il genio della Cupola

Massimo Ricci è forse il maggior esperto e studioso della Cupola del Brunelleschi. Professore all'Università di Firenze ha spiegato molte volte su pubblicazioni e conferenze il segreto costruttivo e realizzato insieme alla scuola Edile di Firenze un modello a scala ridotta della stessa Cupola utilizzando la stessa tecnica.
Il segreto quindi è che Brunelleschi progettò la costruzione disponendo i mattoni a spina di pesce.
In passato qualcuno ipotizzò che la cupola avesse al suo interno un'intelaiatura metallica, ne avevamo parlato nel post  "Il cemento armato del Brunelleschi" ma Ricci ci spiega che non è così.
Il sistema utilizzato fu quello di una serie di corde fissate sulla concoide che permettevano al progettista di individuare con estrema facilità la posizione, la collocazione e l'angolo di posizionamento di ogni singolo mattone.
Ma sappiamo che il Brunelleschi era geloso del proprio lavoro. Fece un piccolo scherzetto ai posteri rigando appositamente la parte dei mattoni che rimaneva a vista per far credere che fossero disposti longitudinalmente invece che lateralmente. Fu un sistema, quello costruttivo mai riprodotto nella storia e unico al mondo.
Massimo Ricci parte da un documento fondamentale e molto antico, unico documento rimasto dall'epoca della costruzione della Cupola, avviata nel 1425: la pergamena di Giovanni di Gherardo da Prato. Brunelleschi, si desume dagli studi di Massimo Ricci, era un depistatore. Era un grande artista e architetto, ci ha lasciato opere uniche e mai viste sulla terra. Amava confondere, era geloso delle sue tecniche.
Ricci ha usato anche la tecnologia nei suoi oltre 40 anni di studi. Ha registrato con l'ausilio di una microsonda inserita tra mattone e mattone un film endoscopico sulla Cupola di Santa Maria del Fiore.
Dice ricci: "Nel corso dei secoli, il segreto della costruzione è stato nascosto con uno stratagemma consistito nell'esporre a vista mattoni disposti in modo diverso da quello da lui utilizzato, in modo da mandare fuori strada tutti coloro che, osservandoli, cercassero di utilizzare la loro sistemazione come base per arrivare alla tecnica adoperata".
Oltre a queste indagini sono stati studiati anche i modellini in legno a scala ridotta delle tre gru usate da Brunelleschi per edificare la Cupola e quello della barca con la quale venivano trasportati i mattoni sull'arno. I modellini furono realizzati dagli studenti dell'Università di Harvard su disegni dello stesso Ricci. E' una nave a elica, il primo esempio di utilizzo di elica utilizzato per muovere un mezzo di trasporto.
Brunelleschi la costruì da solo e spese proprie e ottenne dalla signoria che ogni imitazione fosse completamente distrutta. Un'opera incredibile non sufficientemente conosciuta.
Al Parco dell'Anconella, con l'ausilio di alcuni studenti, nel corso degli anni è stato ricostruito in scala un modello reale della cupola. Sotto la supervisione di Ricci, sono nuovamente iniziati i lavori. Ecco alcune foto del cantiere studio.


In questo post un Autoscatto della miniatura della cupola ripulita dalle scritte vandaliche.
http://filippogiovannelli.blogspot.it/2014/09/la-cupola-dellanconella.html

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mercoledì 17 settembre 2014

I Simboli dei Calcianti del Calcio Storico Fiorentino

I 27 simboli dei Calcianti del Calcio Storico Fiorentino
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I Calcianti del Calcio Storico Fiorentino non sono numeri.
Nel Giuoco del Calcio Fiorentino, sempre più spesso i Calcianti rimangono a torso nudo durante le partite. Questo è dovuto al fatto che le le temperature del mese di giugno cominciano ad essere alte e quindi i Calcianti si liberano dei caldi costumi, da una certa dose di esibizionismo che serve ad esporre i propri tatuaggi o il proprio fisico a favore dei e delle fans.

Foto di Giuseppe Sabella

I Calcianti, quindi, sarebbero difficilmente identificabili in campo, pieni di terra e di fanghiglia e in numero nettamente superiore (54) rispetto ad un qualsiasi altro sport di squadra senza un segno di riconoscimento. I componenti delle squadre non vengono identificati con dei numeri.
Sulla parte destra frontale di pantaloni storici, un simbolo dipinto su stoffa bianca definisce ed associa ad ogni calciante una identità. I simboli sono 27 e sono associati al colore identificando in modo univoco il calciante precedentemente comunicato alle autorità, compilando una lista dei giocatori in campo per quella partita.

Falcetto Verde, Aquila Bianca, Drago Rosso, Leone Azzurro sono solo alcuni dei simboli identificati.

Inserisco a corredo di questo post, l'elenco completo dei 27 simboli facendo notare che la stilizzazione è ridotta alla massima semplicità.


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sabato 30 agosto 2014

John Hawkwood detto Giovanni Acuto

Affresco di Giovanni Acuto nel Duomo di Firenze

John Hawkwood era il secondo figlio d'un conciatore di pelli del villaggio di Sible Hedingham nella contea d'Essex, in Inghilterra, dove nasce nel 1320. Alcuni biografi confondono il mestiere con quello del sarto, prima che John diventasse soldato. Numerose leggende circolano sulla sua persona e sulle sue origini; è chiaro che non era originario di Firenze e nemmeno della penisola italica, proveniva appunto dall’Inghilterra.
Vocato alle armi, impara il mestiere durante la guerra dei Cento Anni in Francia, prima combattendo sotto Edoardo III, poi alla testa di una sua compagnia, che saccheggia la Provenza. Arrivato in Italia nel 1360, è al servizio di Pisa, poi dei Visconti di Milano, poi di papa Gregorio XI infine di Firenze, dove il suo nome viene italianizzato in Giovanni Acuto; il nome italiano gli fu attribuito da Niccolò Machiavelli.
In quel periodo i fiorentini gli perdonano di aver guidato le truppe pisane contro di loro nel 1364. Considerato il primo condottiero dei tempi moderni fondò una banda di mercenari, la “Compagnia bianca del Falco”, che si schierava in difesa dello stato che la pagava meglio.
È un esponente importante della Cavalleria medievale. Sposò una figlia illegittima di Bernabò Visconti nel 1377 e poco dopo sciolse l'alleanza anti-papale, provocando l'ira dei nobili parenti: dopo un acceso diverbio con il duca, egli firmò un trattato di amicizia ed alleanza con la Repubblica di Firenze.
Morì nel 1394 a Firenze, venne sepolto con grandi onori. In seguito, le spoglie furono traslate nella città natale dal figlio, su richiesta del sovrano inglese Riccardo II.
In sua memoria la città di Firenze commissionò il celebre ritratto equestre a Paolo Uccello, capolavoro eseguito nel 1436 e conservato nel duomo nel quale era sepolto, dice l'iscrizione: "Joannes Acutus Eques Britannicus Dux Aetati Suae Cautissimus Et Rei Militaris Peritissimus Habitus Est".
Hanno detto di Giovanni Acuto:
- Capitano peritissimo nell'arte militare sopra tutti gli altri dei suoi tempi. Gran maestro di guerra. Un rinnovatore della figura del capitano di ventura.
- Il primo vero generale dei tempi moderni.
- Ha dominato per 30 anni la scena militare italiana. Il più celebre di tutti i condottieri, inglese d’origine ma diventato fiorentino con il cuore.
- Famoso, più per le sue infedeltà che per il suo valore. Assai poco scrupoloso. Preferì essere il primo dei condottieri che l'ultimo dei Signori d'Italia. 

Antonio da Faenza in passato ha integrato questo mio scritto con le seguenti notizie di Giovanni Acuto:

Giovanni Acuto non fu un grande generale, bensì un Capitano di Ventura che si schierava con chi pagava meglio e... pronto a fare massacri per i soldi e per il bottino. Il 2 febbraio 1377 su ordine del Cardinale Roberto di Ginevra, inviato in italia dal papa Clemente, allora ad Avignone, dopo aver massacrato la popolazione di Faenza, assoggettato Bagnacavallo ( dove esiste ancora la "torre dell'Acuto" e Castrocaro che misa a Sacco anche se gli abitanti se n'erano fuggiti a Forlì, nella data su accennata, diede il via ad uno dei più grandi massacri che le cronache del tempo riportano: furono uccisi dai 4000 ai 6000 abitanti di Cesena in tre giorni ( e notti) di massacri efferati. Rimase con i suoi soldati fino ad Agosto, dopo aver depredato le colline e la pianura circostante fino a che il papa non vendette Cervia ai Veneziani per 3000 scudi che furono consegnati all'Acuto affinché de ne andasse. Poco tempo prima furono pagati 15300 fiorini d'oro al Tornabarile ( nome italianizzato) del suo luogotenente che si era da tempo acquartierato a Castrocaro. La ragione di questo suo servizio è nel fatto che Firenze, cercando di contrastare la politica del papa in Romagna, inviò in tutti i castri romagnoli alfieri con la bandiera che riportava la parola "LIBERTAS", invitandoli a non pagare le tasse al papa. Il papa, vedendo che gli incassi erano fortemente scesi per la ribellione dei suoi sudditi romagnoli, inviò l'Acuto e il Cardinale a dare lezioni punitive memorabili. Passò al servizio dei fiorentini - Paolo Uccello lo immortalò nell'affresco in Santa Maria del Fiore e il cavallo con le zampe destre alzate contemporaneamente non fanno pensare ad un errore del pittore (disegnereste una macchina con 6 ruote?) ma una sottile enfatizzazione che egli era più un grande equilibrista politico che un soldato.

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martedì 26 agosto 2014

Il Giuoco del Calcio di Pietro Gori

Pietro Gori a molti di noi, appassionati di storia fiorentina ed in particolare del nostro gioco tradizionale, deve necessariamente dire qualcosa. Pietro Gori è colui che ha avuto il merito (senza di lui non avremmo avuto il Calcio Storico del XX secolo) di "riesumare l'antico gioco dalle ceneri settecentesche e farlo ritornare uno dei giochi tradizionali più amati della nazione.

Pietro Gori è colui che ha scritto nuove pagine di questa tradizione. La prima il 28 aprile 1898, quando per i festeggiamenti delle Onoranze centenarie Paolo dal Pozzo Toscanelli ed Amerigo Vespucci in Firenze fece rigiocare dopo oltre 150 anni il Calcio.

Giornali, quotidiani e libretti a stampa furono il mezzo di comunicazione più forte per divulgare questo evento, ho trascritto alcune parti di quella partita, l'ho fatto per dare il giusto riconoscimento a Pietro Gori, vero iniziatore del nuovo corso del Calcio fiorentino.


Il Giuoco del Calcio
28 APRILE 1898
FIRENZE

Onoranze centenarie Paolo dal Pozzo Toscanelli ed Amerigo Vespucci in Firenze
IL GIUOCO DEL CALCIO

In che cosa consiste il Giuoco del Calcio?
Rispondiamo subito.
Il Calcio è un giuoco di palla e consiste nella piacevole gara di due schiere di giovani disarmati, tutti intenti a far passare di posta da un estremo all'altro dell'arena, a fine di onore, un mediocre pallone composto di una vessica ripiena d' aria e ricoperto di cuoio.
Le due schiere de' giovani formano due partiti, il Rosso e l'Azzurro. Ciascun partito tenta di gettare il pallone fino alla estremità del campo avversario, difendendo il campo proprio, perché il pallone non vi rientri, o almeno perché non tocchi l'estremità o il campo chiuso ove trovasi 1' Alfiere.
Il Giuoco del Calcio è antichissimo. Era conosciuto dai Greci e dai Latini e veniva da essi chiamato Arpasto.
Giuocavasi comunemente in Firenze, durante tutto il Carnevale, specialmente sulla Piazza S. Croce, benché sia rimasta memoria di Calci giocati sulla Piazza di S. Maria Novella e di S. Spirito, alla Porta al Prato ed altrove.
Era uno degli spettacoli favoriti dai fiorentini e faceva sempre parte del programma di feste solenni date in onore di Ambasciatori, per arrivo di Principi e per altre pubbliche allegrezze. Ed allora il Calcio veniva giuocato in livrea, il che vuol dire che i giuocatori indossavano costumi speciali, ricchissimi ed uniformi, ma di colori variati per le due squadre, ed avevano Alfieri, Paggi, Trombettieri, Tamburini, Soldati ecc. tutti alla loro divisa.
All'esercizio del Calcio richiedevasi, come facilmente si arguisce, molta fatica. Fu perciò stabilito che si facesse nella fredda stagione cioè dalle Calende di Gennaio (dal 6, giorno dell' Epifania e primo del Carnevale) sino al Marzo.
Il campo diviso in due parti eguali era circondato da uno steccato o da palizzite per contenere il popolo che si affollava ad ammirare questo genere speciale di lotta.
Il numero dei giuocatori per ogni parte variava a seconda della vastità della lizza. Se questa era molto grande potevano prendervi parte anche 60 giuocatori. se piccola un numero proporzionatamente minore.
Per essere ammessi fra i giuocatori occorreva aiipartenere a nobile casata o vestire divisa militare. Perciò il Conte Giovanni De Bardi, colui che dettò e tramandò ai posteri le regole del Calcio, scrisse che esso è “un giuoco nobile e gentile e nel quale non è da comportare gentame, non artefici, non servi, non ignobili, non infami, ma soldati onorati, gentiluomini. signori e principi.”

Infatti da particolari memorie si apprende che praticarono in gioventù questo giuoco cavalleresco tre Papi, Giulio De Medici, o Clemente VII. Alessandro De Medici, o Leone XI e Maffeo Barberini, Urbano VIII, e che furono sempre ginocatori od Alfieri o Giudici o Maestri, o Provveditori i giovani appartenenti alle più nobili famiglie fiorentine, non esclusi quelli delle case regnanti.
Il vestiario dei Giuocatori consisteva in calze, giubbone, berretto e scarpe, tutto leggerissimo, benché tutto arricchito d’oro, trine, velluti e molto elegante.
Ciascuna sezione aveva colore diverso secondo quello del suo capo principe che appellavasi Alfiere. Gli Alfieri solevano essere gentiluomini per grado, nascita e virtù i più degni e splendidi della città, che ciascuna sezione, nel dì designato andava a prendere a casa loro e gli accompagnava al campo al suono di trombe e tamburi.

Questi Alfieri poi, con ogni maniera cortese, solevano convitare i giuocatori a lauto rinfresco.
Le schiere dei Giuocatori dividevansi in quattro classi, cioè :

Innanzi o Corridori i quali stavano presso alla linea che partiva il campo a metà e correvano la palla;
Sconciatori, così detti dello sconcio che davano agli Innanzi, mentre tentavano accompagnarla;
Datori Innanzi, che davano alla palla diritti e gagliardi colpi;
Datori addietro, che stavano alla riscossa.

L'onore della vittoria era per la parte che più volte faceva caccia, il che significava passare la palla di posta oltre l’opposto steccato.
Ecco la pianta del giuoco prima che incominci:

Alfiere

O O 
Datori addietro o difensori del recinto

O O O O 
Datori innanzi 

O O O O O 
Sconciatori

O O O O O O O O O 
Innanzi 

- (Metà del campo) -

Innanzi 
O O O O O O O O O

Sconciatori
 O O O O O

Datori innanzi 
O O O O 

Datori addietro o difensori del recinto
O O

Alfiere 
O

Il Calcio del 1898

Fra le feste indette per onorare la memoria dei due grandi Fiorentini Paolo Dal Pozzo Toscanelli, l'iniziatore della scoperta del nuovo mondo e Amerigo Vespucci, lo scuopritore del continente Americano, vi é anche il Calcio, che sarà riprodotto nei costumi storici del quatrocento e nella forma allora in uso nello Sferisterio alle Cascine.
Pubblichiamo la nota di tutti coloro che prenderanno parte a questo giuoco, non più veduto in Firenze dal gennaio del 1739.

GIUOCO DEL CALCIO
Ordinatore dei Giuoco — Pietro Gori

GIUDICI
Giudice sul campo — Bradley W. H.
2. Giudice — Mangani Prof. Enrico
Arbitro — Alli-Maccarani march, comm. Giuseppe
Maestro — March. Albites di S. Petergnano

PROVVEDITORI
Amici-Grossi Nob. Giovanni, Del Turco march. Giovanni

PORTA INSEGNA DEL CALCIO
Jori Cesare

PORTA GONFALONE DEL POPOLO FIORENTINO
Magherini-Graziani march. Niccolò

PORTA GONFALONE DEL COMUNE
De Goracuchi cav. Fiorenzo G.

Giuocatori

SCHIERA AZZURRA
Costantini David - Capitano
Azzurrini Carlo - Alfiere
Adorni conte Adorno, Bazzanti Michele, Bradley J., Bondi Leonello, Costantini Mario, Castellani Guglielmo, Dainelli Giotto, Dunn Edward, Gigliucci conte Donatello, Heard A.D., Leland Louis, Lori Ugo, Nobili Walfredo, Pippi Raffaello, Targioni-Tozzetti Federigo, Tealdi Auljrey, Vestrini Piero - Giuocatore

SCHIERA ROSSA
Godio Cesare Alberto - Capitano
Martelli Alessandro - Alfiere
Alexander Herbert, Bianzino Arturo, Blanc-Tassinari Alberto, Carpi Raffaello, Caulfield H., Ciofi Gino, Costantini Emilio, Dunn William, Gibbon James, Mangani Ugo, Mercatelli Mario, De Mieville H., Moretti Giuseppe, Parravicini Raymundo, Persico Amedeo, Rebizzi G., Tealdi Arcanio - Giuocatore

Giucatori supplenti
Baldi Raffaello, Cantarini nob. dott. Alfredo, Forzano barone Francesco, Landi Lando, Maestrelli Tirso, Stefanelli Carlo

Paggi
Baldwin Philip, Miglietta Romeo, Nobili Carlo, Schirer Giuseppe

Trombettieri Rossi
Bassi, Frullini, Cioletti, Bottari, Artini, Trombettieri Azzurri, Carniani, Cerbaneschi, Cozzi, Giorgini, Banchi

Tamburini Rossi
Tredici, Finocchi

Tamburini Azzurri
Bonifazzi Spunghi, Martini Guglielmo

Capitano degli Alabardieri
Gori Pietro

Ufficiali di ventura italiani
Bendi Max, Garulli conte Ernesto, Lumachi Francesco, Olivetti Giorgio, Perrone march. Cammillo, Perrone march. Dino

Alabardieri
Ricci Giovanni, Risaliti Berlindo, Filistrucchi Ugo, Bellini Ugo, Ginestrini Pietro, Signorini Adolfo, Pellegrini Vincenzo, Ferratti Alcide, Dell'Imperatore Ernesto, Saloini Vincenzo, Lepri Michele, Fabbri Alfredo, Pariani Ercole, Stecchini Torquato, Tasti Leandro, Fallani Oreste, Giacomelli Luigi, Berlincioni Luigi, Nencetti Giovanni, Corti Paolo

Capo-dieci o Guardia del Fuoco del 1416
Messeri Fortunato - Quartiere S. Croce
Puccetti Attilio - Quartiere S.Giovanni
Bandini Roberto - Quartiere S.M.Novella
Ravaggi Salvadore - Quartiere S.Spirito

MUSICA
Al Giuoco del Calcio presterà servizio la Filarmonici dell’Impruneta diretta dal Maestro MORONI

Il Giuoco del Calcio avrà luogo nello Sferisterio alle Cascine
il 28 Aprile 1898
PIETRO GORI

Copyright © Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata
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