sabato 30 maggio 2009

Gli Uffici e le Magistrature fiorentine

Gli Uffici e le Magistrature, le cui insegne sono rappresentate sulle bandiere dei Bandierai degli Uffizi, costituitisi in Firenze fino dalle epoche più antiche, furono numerosi. Secondo le circostanze civili e sociali e le vicende religiose e politiche succedutesi nel tempo, subirono variazioni nel numero, nel nome e nelle competenze, dovute a soppressioni, incorporamenti e nuove istituzioni. Certamente tutte avevano una loro propria ragion d’essere e tutte erano indispensabili per il buon governo della Repubblica. Tutte le leggi venivano discusse fra la Signoria, che era il Magistrato Supremo, il Gonfaloniere ed i Collegi, seguendo la prassi stabilita, passando per altri magistrati fino alla loro definitiva approvazione ed applicazione pratica. Fra i diversi uffici e magistrati che intorno al ‘500 esistevano a Firenze, 16 erano di particolare importanza e, si può dire, preminenti sugli altri per le loro caratteristiche poste a tutela della libertà, dell’ordine, del prestigio della Repubblica e della giustizia nei confronti dei cittadini.

venerdì 29 maggio 2009

Il Tempio di Iside

Archeologia fiorentina, dagli scavi emergono nuovi resti di Florentia romana, frammenti del Tempio di Iside sono sotto il Tribunale.

L’antica Florentia, la città romana che sta sotto quella medievale e rinascimentale, riaffiora e tornano alla luce i resti di monumenti, teatri, come quello romano che sta sotto Palazzo Vecchio e di templi, come quello dedicato a Iside che giace sotto il tribunale di piazza San Firenze e del quale sono state trovate alcuni resti di colonne intarsiate e di pezzi di frontone risalenti al II secolo d.C.
Si tratta di uno scavo profondo circa 4 metri, largo due metri e mezzo e lungo non più di 5 metri. Da lì sono emersi i resti del tempio di Iside. Sono stati infatti recuperati centinaia di frammenti marmorei di decorazione architettonica vera e propri che comprendono capitelli, frammenti di colonna, basamenti, manufatti pertinenti ed elementi di rivestimento. Secondo quanto descritto dai responsabili degli scavi la notevole quantità di oggetti attesta l’impiego di marmi eterogenei, comprendenti anche marmi bianchi e policromi.
Il tempio citato nella storia di Firenze di Davidson probabilmente era stato realizzato subito fuori dalla parte romana della città, vicino all'attuale Tribunale nell’angolo sud orientale di Florentia.

lunedì 25 maggio 2009

Lo scorpione nel leone

Anche se dal titolo può sembrare una previsione astrologica, nulla di tutto questo è protagonista di questa piccola storia.
Sono segni zodiacali, certo, ma questa è la storia di un leone di pietra e un vero scorpione.
Protagonista assoluto Anselmo.
Nel 1400 viveva in via del Cocomero un tal Anselmo, che da tempo soffriva di un incubo che si ripeteva puntualmente ogni notte e che lo terrorizzava.
E' Giovanni Cavalcanti che racconta questa storia straordinaria. La racconta come curiosità tragicomica.
Anselmo sognava frequentemente che un leone lo azzannasse ad una mano e trascinandolo a terra poi lo sbranasse fino ad ucciderlo.
I leoni erano in quei tempi simboli della città, e l'Amministrazione del tempo ne teneva degli esemplari in gabbia dietro Palazzo Vecchio.
La paura dell’uomo era altissima, nessuno riusciva a convincerlo ad andare a visitare i leoni, per cercare di togliersi la paura.
Fu allora che un medico di corte Medici, gli consigliò di andare a visitare i leoni di pietra che si trovavano a ornamento della Porta del Duomo e addirittura di mettere una mano in bocca a uno dei due, scolpito con la bocca spalancata.
Il pover’uomo si fece convincere e decise di provare. Ma il caso volle che infilata la mano nella bocca del leone di pietra, Anselmo venisse punto da uno scorpione nascosto lì dentro e morisse per la paura
Poraccio!!!

giovedì 21 maggio 2009

La Palla e gli Otto

Che il gioco della palla a Firenze fosse stato da sempre il riferimento di adulti e piccini è ormai risaputo.
Le strade ed i borghettini fiorentini erano teatro di numerosi giochi e di rumori assai molesti, in particolar modo intorno alla Badia Fiorentina. Proprio il rispetto per la sacralità della chiesa presupponeva il silenzio e la tranquillità.
Ecco che entrano in gioco il Magistrato degli Otto di Guardia e di Balìa, dei quali ho già parlato in questo blog.
Uno dei modi per far conoscere il bando del gioco della palla ai fiorentini, oltre alla vigilanza delle strade e delle vie da parte dei Sergenti era quello di applicare sui muri dei luoghi individuati ed in bella vista, dei "manifesti", in questo caso di pietra, che ordinavano il divieto di giocare a palla in quei luoghi.
“non giuocare a palla sotto pene rigorose riservate ai contravventori”
Nella stessa zona della Badia Fiorentina, di via Dante Alighieri, di via dei Magazzini esiste anche la Piazzetta dei Giuochi, ma essa fa riferimento al nome di una importante famiglia che li aveva la propria residenza.

sabato 16 maggio 2009

L'Abate di San Fedele a Poppi

Secondo importante contributo di Francoeffe.

L’Oste Guelfa avrebbe praticamente tratto in inganno le spie Ghibelline.
Se c’erano o c’erano state a spiare, avrebbero informato il Vescovo Guglielmino degli Ubertini, che l’Esercito guelfo sarebbero venuto dal valico di San Donato. Proprio laddove nel marzo, in vista di Firenze, avevano bruciato l’olmo di fronte alla chiesa. Nella Piazza della vallombrosana Badia di Ripoli, ove le insegne di guerra erano li fin dal 13 maggio, il Vescovo di Firenze aveva benedetto le truppe ammassate sul grande spiazzo della Chiesa.
I discorsi infuocati dei Priori e dei rappresentanti delle Arti Maggiori avevano scaldato gli animi. Aimeric di Narbonne, a cui era stato affidato il comando dell’Oste, aveva incoraggiato alla vittoria sui Ghibellini, rammentando Montaperti di qualche anno prima. La voglia di riscattare quella bruciante sconfitta salì alle stelle.
Il 2 di giugno fu levato il grande accampamento e l’Oste guelfa si mise in marcia. Si immagina che gli informatori fecero fatto scoppiare le loro cavalcature per informare il Vescovo dell’imminente venuta dal valico di San Donato, lungo la via per Arezzo. Del resto non sarebbero stati i soli a sacrificare i cavalli per volare verso Arezzo: poco tempo prima, con una rapida e perfida incursione, praticamente sotto le mura di Firenze, nei pressi del Convento del Paradiso, avevano attaccato e danneggiato alcune case giusto appena fuor dalle mura oltre la Porta di San Niccolò. Le Monache del Paradiso si rinchiusero a biascicar Rosari nella Cappella di Santa Brigida.
Dopo gli incursori se ne scapparono incontrastati donde erano venuti : il colle dei Moccoli li vide volare verso Arezzo. Sicuri delle informazioni frettolosamente raccolte, i Ghibellini si organizzarono per difendersi. La salita del valico della Consuma, scelta invece della strada da S. Donato, fece faticare per 9 giorni, uomini e bestie, per trasportare tutto il necessario all’attacco. L’Oste sarebbe dilagata nella vallata del Casentino come un rullo compressore, spazzando via ogni ostacolo. Gli ordini di Aimeric di Narbonne erano stati impartiti chiari e precisi. I 100 Cavalieri inviati da Carlo d’Angiò con le sue insegne reali da portare in battaglia, avrebbero aiutato a sfondare lo schieramento al centro, dopo che si fosse completata la manovra a tenaglia concordata con tutti i Capitani nel parlamento che si era tenuto in Battistero.
A Corso Donati era stato comandato, pena la testa, di restare di riserva alla testa dei 150 Cavalieri, coprendo il fianco sinistro dello schieramento. Ma a battaglia quasi definitivamente vinta, il Donati vi volle intervenire, contravvenendo all’ordine preciso di Aimeric :”…qui c’è gloria per tutti ed io ne voglio prendere una parte, esclamò gettandosi nella mischia, meglio perdere la testa che un po’ di gloria!. Mi dovrete prendere a Pistoia per spiccarmela!!”
Era appena l’alba del 5 giugno quando dalla strada che conduce a Vallombrosa, le avanguardie fermarono un prete che in groppa ad una mula, lesto lesto, trotterellava verso il valico della strada che dalla Consuma scende nel Casentino. Condotto di fronte al Narbonne si qualificò come l’Abate di S. Fedele a Poppi : “..stavo tornando dalla Casa madre di Vallombrosa, ero stato ad un incontro con l’Abate dal quale ero andato per ricevere consigli e guida…”.
Naturalmente fu trattenuto contro la sua volontà, non prigioniero, ma ospite dell’Oste Guelfa. A cose fatte sarebbe stato liberato, scongiurando in tal maniera l’ipotesi che sarebbe corso dal Vescovo ad informare della venuta dei Guelfi dalla parte della Consuma e non da S. Donato come invece credevano. E soprattutto che erano già li, al valico. Pregò e si dimenò, ma non ci fu niente da fare : sarebbe rimasto ospite non libero dei Guelfi, fino a cose fatte. Anche i contadini intenti al lavoro nei campi guardarono con occhi perplessi, increduli e impauriti, l’avanzare dell’esercito guelfo. Tutti furono fatti prigionieri per la stessa ragione del Piovano di Poppi.
Le ‘cose’ si fecero, nella piana di Campaldino, nel giorno di S. Barnaba : l’11 Giugno dell’A.D. 1289.

Francoeffe

venerdì 15 maggio 2009

L'Incantatrice di Firenze di Rushdie Salman

C'e' anche l'Italia rinascimentale a far da sfondo a ''L'incantatrice di Firenze'', il nuovo romanzo di Salman Rushdie ambientato tra l'Italia e l'India, apparso lo scorso anno nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che Mondadori pubblica ora in traduzione italiana.
Sono tanti i riferimenti storici presenti nell'opera di finzione narrativa, tanto che lo scrittore anglo-indiano alla fine del romanzo include una bibliografia, come se fosse un saggio. Tra le letture citate da Rushdie compaiono Ludovico Ariosto, Matteo Boiardo e Leon Battista Alberti. Tra i personaggi reali del romanzo c'e' anche Niccolo' Machiavelli, detto ''il Machia'' dagli amici.
Questa la trama:
Un misterioso viaggiatore dai capelli biondi arriva a Sikri, sede della corte Mogol, e chiede udienza al sovrano Jalalluddin Muhammed Akbar, detto Akbar il Grande. Lo straniero afferma di venire da una sconosciuta, remotissima città di nome Firenze e di avere una storia tanto meravigliosa quanto veritiera da raccontare: una storia che lega i destini della misteriosa capitale d’Occidente da cui proviene a quelli della discendenza del monarca indiano.
Inizia così un racconto che, unendo una pirotecnica inventiva a una minuziosissima documentazione, si snoda tra figure storiche gigantesche, una fra tutte Machiavelli, e vede tra i protagonisti l’enigmatica Qara Köz, “Madama Occhi Neri”, principessa destinata a sconvolgere con la sua esotica e rara bellezza la raffinata corte medicea. Quanto c’è di vero nel racconto del viaggiatore, il quale afferma di non essere altri che il figlio di Qara Köz? E se ciò che racconta è vero, che ne è stato della principessa? Non si tratterà invece di un bugiardo che, in quanto tale, merita solo la morte?

Per presentare il romanzo, Salman Rushdie arrivera' in Italia domenica 17 maggio, quando interverra' a Torino alla Fiera del Libro (ore 14), per proseguire poi il suo viaggio nel Belpaese martedi' 19 maggio a Firenze e giovedi' 21 maggio a Venezia; fara' ritorno' nuovamente il 28 giugno per partecipare al festival ''Le conversazioni'' di Capri.


mercoledì 13 maggio 2009

Minerva e la Chimera

La Minerva di Arezzo ritorna nei locali del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, mentre mentre la 'Chimera' parte per Los Angeles, per una mostra alla Villa Getty.
La Minerva rientra nelle sale fiorentine, dopo un restauro durato otto anni, nel suo nuovo aspetto accanto al calco che ripropone l'immagine 'Carradori', ovvero quella a noi nota fino al 2000. In una teca a parte saranno visibili il braccio costruito dallo scultore lorenese, il cui posizionamento risulta ormai completamente slegato alla nuova fisionomia della statua, e il 'serpentello' inventato sempre da Francesco Carradori per ornare il cimiero. Attraverso appositi pannelli verranno illustrate le varie fasi del restauro, gli aspetti storico artistici e i problemi relativi al rinvenimento della statua.
In concomitanza con l'eccezionale rientro della Minerva, parte il pezzo piu' noto del Museo: il grande bronzo etrusco della Chimera, ritrovato fuori Porta S. Lorentino ad Arezzo nel 1553.

Questo, datato al V secolo a. C., raffigura una bestia mitica, dalla triplice natura di leone, capra e serpente, figlia del gigante Tifone e di Echidna e vinta dall'eroe Bellerofonte. Per i fiorentini, la Chimera e' piu' di un eccezionale manufatto archeologico: e' un simbolo, il primo pezzo delle collezioni granducali, oggetto di cure particolari da parte di Cosimo I, come riferisce Benvenuto Cellini.

Ad accompagnare il viaggio della Chimera sara' un gruppo di 'Amici', sotto la presidenza del presidente dell'Istituto di Studi Etruschi e Italici Giovannangelo Camporeale.

martedì 12 maggio 2009

L’Oratorio dei “Buonomini di San Martino”

Inizia oggi una importante collaborazione, un vero piacere per me. Ospiterò all'interno del blog alcuni interventi di approfondimento di un amico, Franco. Sono approfondimenti scritti con il cuore e con la voglia di far conoscere particolarità della nostra Firenze o di quello che gravita o gravitava intorno ad essa, lo stesso spirito per il quale è nato questo blog.
Una delizia per la lettura.

L’Oratorio dei “Buonomini di San Martino”

Il Vescovo Santo fiorentino per eccellenza, il Domenicano Sant’Antonino, al secolo Antonino Pierozzi, figlio di un notaio, era ancora Priore del Convento di San Marco quando un giorno mandò a chiamare nella sua cella in Convento, 12 notabili cittadini di Firenze. Notabili, non Nobili : Nobili erano solo i componenti le famiglie feudali e ghibelline, come gli Alberti, i Guidi, gli Ubaldini ecc…, che il Comune aveva obbligato a vivere in città, un po’ per controllarli, ma anche perché aveva distrutto o acquistato i lori castelli nel contado.
I cittadini i convocati erano destinati a diventare, nel ‘500, la classe emergente cittadina e la nuova nobiltà, questa volta terriera, derivante dai suoi traffici mercantili in ogni parte del mondo.
Del gruppo dei 12 convocati resta un elenco : Michele, figlio di messer Pietro Bernini; Luigi, nipote di messer Francesco Bruni; Bernardo, della casa dei Salviati; Francesco, degli Strozzi; Alessio, egli messere in quanto notaio, dei Pelli. Questi decisamente ‘notabili’.
Vi erano anche alcuni artigiani: Onofrio d’Agnolo e Giuliano di Stagio, drappieri; Primerano di Jacopo, calzolaio; Giovanni di Baldi, lanaiolo; Pasquino di Ugolino del Vernaccia, setaiolo; Jacopo di Biagio, cimatore. C’era anche uno a cui non è stata registrata l’Arte cui era iscritto: Antonio di Maffeo, da Barberino :d’Elsa o del Mugello, non è dato sapere. E’ interessante la composizione sociale del ‘gruppo’ che va dalla borghesia terriera a quella imprenditoriale a quella del contado.
Era la primavera del 1442. La cella del Priore, affrescata come le altre da un confratello ed odorante di tinte, era a destra dell’Annunciazione, da poco terminata da Fra’ Giovanni da Fiesole, che poi sarebbe stato per sempre Fra Giovanni Angelico, a memoria della sua opera ‘angelica’: nelle celle e in altri capolavori.
In breve la cella, benché un po’ più grande delle altre, fu zeppa di persone intente ed affascinate nell’ascoltare la proposta del Priore.
Chi era il Priore di S. Marco? L’aspetto ascetico e macilento gli aveva valso il nomignolo di Antonino : Antonino dei consigli. Infatti molti ricorrevano a lui per sentire i suoi pareri ed ascoltarne i consigli, sempre saggi e misurati. Per molti anni ha governato il Convento di San Marco che Cosimo de’ Medici - che si riservava nel Convento una cella doppia, adatta al suo rango, aveva fatto restaurare a sue spese nientemeno che dal suo Architetto : Michelozzo. Dal 1446 al 1459 Antonino ha retto la sede Arcivescovile di Firenze. Da sempre in odore di santità era stato anche un finissimo diplomatico, portando a casa consistenti successi.
In quella giornata primaverile del 1442 il Priore chiese ai 12 convocati di procurare e mettere a disposizione dei poveri, somme per la loro sussistenza, compresi loro beni e denari. Poveri che nella maggior parte dei casi lo erano diventati per la politica di Cosimo. Il Priore, nonostante la sua generosità dimostrata nei confronti del Convento, sentiva di dover intervenire per rimediare i danni da lui provocati.
“ Al nome dell’eterno Iddio il libro dei 12 procuratori dei poveri di Dio in sul quale si scriverà tutte le limosine di grano, farina e pane”. Così comincia l’intestazione del registro delle entrate e delle uscite dei procuratori’ dei poveri. La sede della congregazione fu all’inizio nella casa di uno di loro : Primerano di Jacopo, calzolaio; successivamente fu affittata una stanza dai Benedettini della Badia per 12 fiorini l’anno. Poi questa stanza fu trasformata in Oratorio acquistando così l’aspetto attuale.
L’Oratorio fu fatto affrescare dalla bottega del Ghirlandaio, con i temi delle “Sette Opere di Misericordia” , con due storie di San Martino e con due storie di vita cittadina, rappresentanti scene di matrimonio. C’entra con l’attività dei Buonomini il matrimonio? Si, perché provvedere alla dote delle fanciulle povere era l’ottava opera di carità della Congregazione.
In tutte le Congreghe, Confraternite, Associazioni ecc.. vi è sempre un responsabile, un procuratore. Essendo tutti e 12 procuratori, da subito furono definiti e chiamati’ Buonomini di San Martino’ perché dediti alla beneficenza. Nel tempo l’assetto della Congregazione si è andato modificando : nel ‘400 i Provveditori erano 12, nel XVI° sec. divennero 18, tre per sestiere in cui era divisa la città. I Procuratori a turno, un mese l’anno, presiedevano le riunioni col titolo di Proposto. Le decisioni venivano prese con votazione segreta che avveniva deponendo una fava bianca o nera in un bussolo. Le domande di sussidio venivano accuratamente vagliate. I bisogni crescevano e dacchè i Buonomini non potevano tesaurizzare ne possedere, davano fondo alle risorse in ogni riunione della Congrega. Per non interpellare direttamente i Buonomini con messaggi recapitati a casa, il responsabile di turno metteva una candela sulla finestrella dell’Oratorio: un po’ per propiziare la Provvidenza come ancora oggi avviene, ma soprattutto per avvisare i Buonomini che erano finiti i fondi ed era necessario rimpinguare la cassa.
I passanti, oramai avvezzi alla manovra, si passavano la voce con questo dire : “ Sono giunti al lumicino”, con ciò intendendo che non c’erano più soldi e che quindi era necessario versare fondi per i poveri. Per la storia l’ultima volta avvenne nel 1949, oltre 500 anni dopo la famosa convocazione del Priore di San Marco.

Francoeffe

mercoledì 6 maggio 2009

La Conta per chi conta

Quando si giocava a nascondino, nessuno voleva contare fino a 100 per poi cercare di "bombare" i compagni di gioco. Si faceva allora la "conta" recitando filastrocche del tipo di:



"sotto il ponte di Baracca,
c'è un omin che fa la cacca,
la fa dura dura dura,
il dottore la misura,
la misura 33,
uno, due, tre,
a contare tocca a te!"

anche da piccolo, mi sono sempre domandato dopo aver ascoltato o recitato questa "conta":
"ma perché il dottore è andato a misurare la cacca di quell'omino?"

martedì 5 maggio 2009

Prolungata l'apertura del Corridoio Vasariano

Firenze, Corridoio Vasariano (Foto Pressphoto)
A grande richiesta il Corridoio Vasariano prolunga l'apertura. In particolare si realizzeranno otto percorsi la settimana, due al giorno dal martedì al venerdì: martedì e giovedì alle ore 9.00 e alle ore 11.30, mercoledì e venerdì alle ore 14.00 e alle ore 16.30. Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

La Soprintendenza del Polo Museale Fiorentino ha deciso di prolungare il periodo di apertura del Corridoio Vasariano riservata ai singoli.
Come nei precedenti progetti, queste aperture saranno guidate, solo in lingua italiana, da un gruppo di assistenti interni alla Soprintendenza che hanno messo con entusiasmo a disposizione di questo progetto la loro professionalità. Le visite al Corridoio saranno effettuate esclusivamente, dall'8 maggio al 12 giugno 2009, e per un numero contingentato di persone.
In particolare si realizzeranno otto percorsi la settimana, due al giorno dal martedì al venerdì: martedì e giovedì alle ore 9.00 e alle ore 11.30, mercoledì e venerdì alle ore 14.00 e alle ore 16.30.
I gruppi saranno formati da un numero massimo di 20 persone e si accetteranno prenotazioni fino a esaurimento dei posti. L'iniziativa è principalmente dedicata ai singoli ed ai nuclei familiari. Allo scopo si accetteranno prenotazioni per un numero massimo di 5 persone alla volta che potranno effettuarsi telefonando a Firenze Musei al numero 055/2654321.
Il Corridoio Vasariano non nasce come museo visitabile, ma come passaggio riservato alla famiglia Medici e, quindi, presenta difficoltà tecniche e di percorso non facilmente superabili per poterlo aprire a un gran numero di persone. Resta in vigore l'organizzazione abituale per gruppi superiori alle dieci unità, e con tariffe inevitabilmente più alte di quelle offerte in questa occasione speciale. Il costo sarà di euro 4.00 per la prenotazione più il biglietto della Galleria degli Uffizi di euro 6.50. L'ammontare complessivo sarà quindi di euro 10.50. A partire dal 30 maggio il biglietto per la Galleria degli Uffizi passerà a euro 10.00 e comprenderà la mostra 'Fasto e Ragione. L'arte del Settecento a Firenze'; l'importo complessivo dal 30 maggio sarà quindi di euro 14.00, compresa la prenotazione alla visita guidata al Corridoio Vasariano.

lunedì 4 maggio 2009

All’improvviso Dante, 100 Canti per Firenze

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Sabato 16 maggio torna a Firenze “All’improvviso Dante, 100 Canti per Firenze”
Arnoldo Foà declama Dante in compagnia di 650 cantori
L’attore protagonista con altri vip della IV edizione della maratona letteraria
Attori, grandi nomi della musica e della moda uniti dalla passione per Dante. Arnoldo Foà, Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Verdastro e Brunello Cucinelli sono solo alcuni dei personaggi famosi che il 16 maggio parteciperanno alla IV edizione di “All‟improvviso Dante, 100 Canti per Firenze”.
Il Maestro Arnoldo Foà e il cantautore fondatore dei CCCP leggeranno rispettivamente il II e III Canto dell‟Inferno e il IV del Purgatorio nella Chiesa di Beatrice, l‟attore Massimo Verdastro sarà invece protagonista nella sede della Società Dante Alighieri con il XIV Canto dell‟Inferno, infine l‟imprenditore della moda Brunello Cucinelli sarà in Piazza Signoria e leggerà il I Canto del Paradiso.
Tornano poi anche altri illustri habitué, da Riccardo Marasco al pittore Giampaolo Talani. In Palazzo Strozzi anche rappresentanti delle storiche „Wine family‟ della Toscana: Tiziana Frescobaldi, Francesca Folonari, Agnese Mazzei e Caterina De‟Renzis Sonnino. Tutti impegnati nel dar voce ai versi del Sommo Poeta.
Un giovanissimo studente dà il via questo anno alle 16.00 alla maratona letteraria con i versi del I Canto dell‟Inferno declamati in Piazza Santa Croce. L‟iniziativa conta questa volta oltre 650 cantori che leggeranno in contemporanea le cantiche dantesche nei luoghi più belli e suggestivi della città.
Un vero e proprio popolo fatto non solo di personalità illustri, ma di professionisti, poeti, famiglie, pensionati, giovani, intere scolaresche sotto la direzione artistica di Franco Palmieri. Il numero straordinario di lettori, cresciuto di anno in anno testimonia il successo dell‟iniziativa e l‟amore per l‟Opera del Sommo Poeta che unisce tutte le generazioni, come il lavoro di preparazione che è iniziato nei mesi scorsi con prove personali e workshop guidati dal regista, supportato dall‟aiuto di tutors.
L‟intera manifestazione è ideata e organizzata dall‟Associazione culturale CULT-er in collaborazione con Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione per la Provincia di Firenze, nell‟ambito delle manifestazioni del Genio Fiorentino.
Un pomeriggio da trascorrere nel cuore della città ascoltando risuonare i versi danteschi passeggiando fra le piazze più belle da Santa Croce a Piazza Pitti, a Piazza della Signoria, fermandosi in Palazzo Strozzi, o in Palazzo Medici Riccardi, o affacciandosi dalle spallette dell‟Arno dove si trovano i cantori sulle barche dei renaioli.
Una delle novità di questa edizione vede l‟intera Cantica del Paradiso letta dai cantori in 33 postazioni lungo tutta Via dei Calzaiuoli da Piazza della Signoria a Piazza del Duomo.
Alle 20.00 come di consueto la manifestazione terminerà con la lettura corale del XXXIII Canto del Paradiso sul Sagrato del Duomo. “All’improvviso Dante, 100 Canti per Firenze” sbarca anche negli USA. La passione per Dante è contagiosa, la voce si sparge di anno in anno ben oltre la terra toscana, infatti arriveranno in città un gruppo di studenti da Venezia, altri cantori da Biella, docenti di Alessandria, e perfino dalla California due rappresentanti della Stanford University che realizzeranno un servizio dedicato all‟evento sulla rivista “Harper‟s”. Tanti anche gli affezionati all‟iniziativa che hanno deciso di rimettersi in gioco anche per questa IV edizione, 17 gli istituti scolastici che partecipano con più di 450 studenti con loro anche gruppi di genitori che hanno deciso di seguire i ragazzi e aderire all‟evento. Iniziative collaterali. L‟evento offre a cittadini e turisti alcune occasioni particolari come quella di visitare la Casa di Dante, aperta straordinariamente fino alle 19, con un biglietto ridotto. Inoltre, in collaborazione con l‟Associazione Diesse, sarà possibile effettuare delle visite guidate della Firenze di Dante nei seguenti giorni:
giovedì 14 maggio ore 10.00 e ore 16.00,
sabato 16 maggio ore 10.00,
martedì 19 maggio ore 10.00 e ore 16.00.
Per ulteriori informazioni www.100cantiper.com
PROGRAMMA
Apertura ore 16.00: lettura del I canto dell‟Inferno in Piazza Santa Croce.
Ore 16.30: lettura dei 33 Canti dell‟Inferno in 33 diversi luoghi del centro storico fiorentino.
Repliche alle: 16.50, 17.10
Ore 17.30: lettura dei 33 Canti del Purgatorio in 33 diversi luoghi del centro storico fiorentino.
Repliche alle: 17.50, 18.10
Ore 18.30: lettura di 32 Canti del Paradiso lungo Via dei Calzaiuoli, da Piazza della Signoria a Piazza del Duomo.
Repliche alle: 18.50, 19.10
Ore 20.00: tutti i cantori declamano coralmente il XXXIII Canto del Paradiso, sul Sagrato del Duomo.

domenica 3 maggio 2009

Astronomia in piazza a Firenze

Parte domenica 3 maggio 2009 l'iniziativa ''Astronomia in piazza''.
Nasce dall'idea dell'astronomo Emiliano Ricci, insieme con l'assessorato alla cultura del Comune di Firenze e all'Ufficio Centro storico Unesco per il 400/mo anniversario dalle prime osservazioni del cielo al cannocchiale da parte di Galileo Galilei.
Osservare le stelle, i pianeti e le galassia da piazza Santa Croce, da piazza della Signoria, dal Duomo e da molte altre piazze fiorentine. Basta dotarsi di un cannocchiale. Il primo appuntamento e' domani alle 21.30 in piazza Santa Croce.
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