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mercoledì 23 luglio 2008

integro il post sulla "Finocchiona"

Ho letto negli ultimi tempi alcune teorie sul fatto che la "finocchiona" della quale avevo parlato qualche mese fa nel post "La Finocchiona" e le sue origini, che il modo e la maniera di confezionare e condire questo salume provenga dalla terra del Chianti. Precisamente tra Greve e l'Impruneta.

La curiosità non cambia la sostanza del buonissimo prodotto della Toscana tutta ed in particolare si può precisare che la tipica variante fiorentina di cui avevamo parlato, la "Sbriciolona", ha una particolare lavorazione da parte del maestro "Norcino", quella cioè di essere lavorata completamente a mano e tagliata con il coltello, pezzetto per pezzetto, modo in cui all'interno l'insaccato non rimane completamente compatto, ma si sbriciola all'affettatura.
La leggenda delle spezie che "confondevano" gli acquirenti di vino di scarsa qualità ha sicuramente un fondamento che ritrova nella Finocchiona una parte fondamentale, che rende oltremodo credibile il termine "Infinocchiare" che ha un doppio significato: il primo condire con semi di finocchio, il secondo interessante per noi, imbrogliare, raggirare.

giovedì 17 luglio 2008

Il "Coso"

Oh cosino! Icchè ttuffai!!?? Prendi qu'i' ccoso pe' cosare...

Potrebbe essere una frase di un datore di lavoro al proprio operaio! Strano eh?
Il "coso" a Firenze è un termine usato a più non posso. Sostituisce qualsiasi "cosa" appunto pur di non chiamarla con il proprio nome.
Si tratta in realtà di un modo di dire, in particolare quando non si ricorda il termine di una qualsiasi cosa o il nome di una persona o animale.

Tant'è vero che esiste un particolare aneddoto su questo modo di dire, è la storia della lavorazione del burro. Ve la racconto:

Parlando della burraia, e della lavorazione del formaggio, una certa Marchesa non ben specificata chiese:
- "Ma come si fa il burro?"
Il cappellano del paese, mentre gli altri rimasero tutti in silenzio disse:
- "Sora Marchesa, gli è facile: si prende un bel coso, bello tondo e abbastanza lungo, si bagna e s'infila per benino dentro una cosa co' i buco tondo...badi bene che questo buco dev'essere grande più o meno come 'i coso, se no e s'allarga, capito? Quando poi s'è infilato 'i coso nella cosa, si comincia a cosare in su e in giù, ma anche in giù e in sue, senza fermassi mai e anche fortino parecchio...un ci si deve stancare se no addio! Cosa che ti coso bisogna starci un bel pezzo per fare le cose per bene."

...chissà come si concluse la conversazione. La Marchesa avrà avuto sicuramente una buona impressione dal procedimento della fabbricazione del burro..

Il "Vohabolario Fiorentino" di recente pubblicazione lo definisce così:
COSO: Riferito a una persona o oggetto che non si conosce o che si vuole sminuire o del quale non si ricorda il nome proprio, “Passami codesto coso..”. Anche “Aggeggio” e “Trespolo”.


giovedì 5 giugno 2008

“Buontalenti” gelato fiorentino…

Pressoché in tutte le gelaterie di Firenze si trova da una trentina d’anni un gelato che porta il nome di “Buontalenti”. Questo gusto si presenta di colore chiaro, senza aggiunta di coloranti e i suoi ingredienti fondamentali comprendono panna e crema.
Il nome è dedicato a Bernardo Buontalenti (Firenze 1531 - 1608) architetto e scenografo italiano.
Visse nel periodo di maggior potere della famiglia de’ Medici a Firenze, fu architetto, ingegnere, idraulico e urbanista. Numerosi i suoi interventi in tutta la Toscana: riurbanizzazione del ghetto di Firenze e della città di Livorno, il Casino Mediceo di Firenze la villa di Pratolino, il Forte Belvedere, alcune parti di Palazzo Pitti, ecc..
A quel tempo personaggi come il Buontalenti venivano incaricati anche dell’organizzazione delle feste ed in occasione della festa per gli ambasciatori del Regno di Spagna, oltre alla parte decorativa e di imbellimento della città si occupò anche dei banchetti, compresa l’ultima novità del tempi, i dolci freddi.
Bernardo Buontalenti propose la propria idea sulla composizione del sorbetto, operando la prima grande trasformazione della storia del gelato. Una nuova ricetta a base di latte, miele, tuorlo d'uovo e un tocco di vino, fece nascere così la crema all'uovo e lo zabaione.
L'intervento di Buontalenti rivoluzionò la storia del gelato: da quel momento tutto si poteva gelare, anche le materie grasse come il latte e le uova. E proprio grazie al latte e alle uova il sapore del dolce freddo diventava improvvisamente rotondo, vellutato: una carezza per il palato più esigente.
Nel 1979 ad un concorso dedicato al Buontalenti emerse una gelateria fiorentina presentando un nuovo gusto di gelato, un gusto particolare. La gelateria Badiani inventò così il "Buontalenti", gusto dedicato appunto al noto architetto “pasticcere”.
ll Rinascimento fiorentino e i personaggi del nostro tempo hanno ancora una volta costituito quel connubio necessario per emergere dalla massa, questo gelato è un prodotto unico ed ogni fiorentino ne conosce il valore ed il sapore.


mercoledì 2 aprile 2008

Anche il "Pesce d'Aprile" è nato a Firenze..

Incredibile scoprire che le feste, le tradizioni popolari, gli atteggiamenti, i comportamenti quotidiani e della tradizione nazionale e europea hanno una base storico-leggendaria che si riferisce a Firenze.
Un tale Buoncompagno da Firenze, un giorno di primavera annunciò pubblicamente al popolo bolognese che avrebbe, con un apparecchio di propria invenzione, sorvolato la città. In un'affluenza di pubblico in pubblica piazza, invana fu l'attesa di questo uccello volante che mai si presentò. E' cos' che il primo pesce d'aprile ebbe il suo inventore, e solo Dio sa quanto ai fiorentini piace scherzare!
Uno dei pesci d'aprile più clamorosi della storia è stato organizzato a Firenze verso la fine dell'800. Precisamente nel mese di marzo del 1878 la stampa del periodo annunciò che a Firenze soggiunse e si fermò un principe indiano (un monumento ricorda l'evento alle Cascine). Si annunciò la morte e che il 1° aprile, proprio alle Cascine, si sarebbe svolta la cerimonia tradizionale indiana della cremazione del ricco principe e che questa sarebbe stata pubblica. I fiorentini curiosi per natura, affluirono in gran numero sul luogo e vi si formò un grande assembramento, ma del Maraja Indiano nemmeno l'ombra.
Dopo una lunga attesa e lo spazientimento della gente, un gruppetto di ragazzi passeggiando con aria indifferente, cantavano con voce altisonante: "Pesci d’Arno fritti!".
Quella volta i fiorentini furono ben scanzonati, e zitti zitti se ne tornarono a casa...
Al parco pubblico delle Cascine, si concluse quindi la sfortunata vicenda di Chuttraputti, un rajah indiano che morì durante un viaggio di ritorno da Londra. Il Monumento dell'Indiano, il Ponte all'Indiano sono toponimi che il Comune di Firenze ha voluto anche a ricordo di questi eventi.
Dopo la beffa un riconoscimento al personaggio.

giovedì 20 marzo 2008

Il vigile del fuoco e il "Brindellone"

Domenica prossima Pasqua del Signore, in piazza del Duomo a Firenze si svolgerà la tradizionale cerimonia dello "Scoppio del Carro" .
Al momento del "Gloria" il porporato accende la miccia di un razzo celato nelle sembianze di una colomba la quale, con un "volo" che attraversa tutta la cattedrale e una parte della piazza antistante, dà inizio allo scoppio del “Carro del fuoco sacro”, o Brindellone, come i fiorentini lo hanno ribattezzato in epoca recente.
Se tutto procede senza intoppi, gli agricoltori possono aspettarsi un’annata di buoni raccolti; se qualcosa si inceppa, all’interno del carro è nascosto un vigile del fuoco che provvederà, con un semplice fiammifero, a dare il via al primo mortaretto.
Domenica prossima verificherò personalmente e vi aggiorno!

mercoledì 19 marzo 2008

Le reliquie di Pazzino de' Pazzi

Nel 1097, al comando di Goffredo di Buglione, Duca della bassa Lorena, i crociati, il cui nome derivò dalla croce rossa cucita sulla spalla destra della tunica bianca che ricopriva l’armatura, partirono per la Palestina e nell’estate del 1099 posero l’assedio alla città di Gerusalemme che espugnarono il 15 luglio.
Secondo la tradizione fu il fiorentino Pazzino de’ Pazzi a salire per primo sulle mura della città santa dove pose l’insegna bianca e vermiglia. Per questo atto di valore, Goffredo di Buglione gli donò tre schegge del Santo Sepolcro.
Rientrato a Firenze il 16 luglio 1101, il valoroso capitano fu festeggiatissimo ed accolto con solenni onori.
Le tre pietre rimasero inizialmente conservate nel palazzo de’ Pazzi e quindi consegnate alla Chiesa di Santa Maria Sopra a Porta in Mercato Nuovo, per poi passare nell’adiacente Chiesa di San Biagio fino a quando, nel 1785, questa fu soppressa. Dal 27 maggio di quell’anno le sacre reliquie vennero definitivamente trasferite nella vicina Chiesa dei Santi Apostoli dove tuttora sono gelosamente conservate.

venerdì 22 febbraio 2008

La "Finocchiona" e le sue origini

La "Finocchiona" a Firenze ed in Toscana rappresenta un alimento che tutti hanno a cuore. Vuoi per i sapori particolari delle spezie con cui è insaccata, vuoi per la variabile consistenza con cui viene prodotta; troviamo il salume compatto e quello che si sbriciola, da questo il termine che a firenze ricorre nell'appellare detto alimento: "Sbriciolona"!!!!
E' cuoriosa la tradizione della Finocchiona. Alla fine del XIX secolo, le nobili famiglie fiorentine che non avevano possedimenti e territori coltivati, si recavano nelle campagne e nei vigneti dei dintorni della citta, ad acquistare il vino nelle classiche damigiane.
I contadini erano solitamente molto ospitali con questa categoria di persone e di famiglie, ed era di norma offrire una bella colazione, con pane e finocchiona tagliata ben spessa. Si accompagnava la colazione con il vino appena spillato dalla botte che doveva essere il vino da proporre per la vendita.
Le spezie, costituenti fondamentali del salume e gli aromi ed i profumi forti, avevano ottenuto l'effetto desiderato dal contadino; anestetizzare e "confondere" il palato e l'olfatto del nobile compratore. Il vino dunque veniva considerato privo di difetti e quindi acquistabile.
Oggi il salume è costituito esclusivamente di carne di maiale, spezie e semi di finocchio. E' ancora molto utilizzato e buon salume per antipasti o semplici "merende".

giovedì 7 febbraio 2008

Quando il leone piscia in Arno...

Quand'i lleone piscia 'n Arno ll'è acqua..!!
E' come fare una previsione del tempo. Il leone in questo caso è la banderuola posta sulla torre di palazzo Vecchio, quella che indica la direzione del vento.
Quindi: quando il leone piscia in Arno, cioè è rivolto frontalmente al fiume, le condizioni meteorologiche sono tali da poter prevedere che pioverà, in quanto soffierà vento di tempesta.

martedì 22 gennaio 2008

e queste che strade sono?...

Dei nomi delle strade a Firenze si potrebbe parlare rievocando personaggi storici e più recenti, ai quali sono state intitolate Vie, Piazze, vicoli ecc..
Ogni viuzza, come ogni viale, ha un riferimento storico importante, nel centro storico fanno riferimento a personaggi o situazioni che in quella strada sono realmente accadute o a leggende che si sono consolidate nel tempo.
Ma...l'Ufficio di Statistica del Comune di Firenze non fa sconti a nessuno.
Oltre ad aver raccolto in un database ogni via ed ogni angolo della città, complice l'informatica e qualche "poco" fantasioso dirigente comunale, ha intitolato alcune vie in modo particolare; chissà se sono state approvate dalla Commissione della Toponomastica della quale fanno parte eminenti storici e studiosi fiorentini!!
Finchè si dice Via dell'"Autostrada del Sole", bene o male esiste, ma i numeri civici quali sono, gli Autogrill?? Poi si può continuare con "Via di Prova", o "Via non fornita". Non siamo a conoscenza se "Elettori Esteri" sia una Via o una Piazza e nemmeno "Senza fissa dimora".
Va bene, useremo un "GPS"!

lunedì 14 gennaio 2008

I Donati e i Cerchi

Due famiglie terribili del medioevo fiorentino. Una proprietaria di numerosi palazzi, immobili, terreni e ricchezze, famiglia potentissima fiorentina che si occupava di politica e gestione economica del quartiere, la famiglia dei Donati;
l'altra, definita da Giovanni Villani “uomini selvatichi e ingrati siccome gente venuta di piccolo tempo in grande stato e potere” che è come dire dei “contadini arricchiti” venuti da Acone della Val di Greve che con i loro affari si erano trasferiti a Firenze presso la Porta a San Pier Maggiore dove costruirono palazzi, case e torri proprio accanto alla famiglia dei Donati, nello stesso quartiere, la famiglia dei Cerchi.
Ecco l'origine delle due fazioni, ecco l'origine delle divisioni all'interno del “popolo” Guelfo fiorentino, ecco l'origine primordiale dei “Bianchi” e dei “Neri”.
Leggi anche:
Guelfi e Ghibellini

martedì 8 gennaio 2008

Quando Vasari dipinse l'Assedio

Nella sala di Clemente VII in Palazzo Vecchio a Firenze, il Vasari affrescò la città assediata dagli eserciti stranieri del 1530.
Il punto di vista per il disegno preliminare, che riproduce tutta la città si trovava in Pian de' Giullari. Tracciando una linea immaginaria verticalmente alla cupola del duomo, ed addentrando lo sguardo sullo sfondo si nota una Torre, è quella del Gallo. Si dice che non ci fosse stato luogo migliore da cui rappresentare Firenze inglobando nella visuale gli accampamenti assedianti.
Silla Torre del Gallo si stagliava una grande bandiera accanto ad un Gallo in ferro battuto, stemma della famiglia Galli.
La bandiera segnala la presenza al castello di Pier Maria de' Rossi, conte di San Secondo che insieme ad altri nobili interrogava indovini e maghi per conoscere anticipatamente il risultato della tentata invasione.

venerdì 4 gennaio 2008

L'"Acqua Cheta"...

Un antico detto popolare toscano dice: “l’acqua cheta rovina i ponti”, intendendo di non sottovalutare chi normalmente è quieto. Veniva e viene usato ancora moltissimo parlando di "tipi" silenziosi, apparentemente tranquilli, ma che danno l'impressione di essere scaltri e di sapere il fatto suo.
Il verbo "Chetare", in fiorentino, ma anche in toscano, significa zittire, stare zitto, non parlare.
Ecco perchè questo detto, stando al dizionario comparato dei proverbi (Ulr.Hoepli ed. MI) sembra l'originale ed il più affidabile.
Altre versioni si sono susseguite con piccole varianti di linguaggio, ma che hanno pressochè lo stesso significato: "l'acqua cheta scava il fosso"; "l'acqua cheta spacca i ponti". Variante terminologica: "la goccia scava la roccia".

martedì 27 novembre 2007

La Palla e gli Otto

Che il gioco della palla a Firenze fosse stato da sempre il riferimento di adulti e piccini è ormai risaputo.
Le strade ed i borghettini fiorentini erano teatro di numerosi giochi e di rumori assai molesti, in particolar modo intorno alla Badia Fiorentina. Proprio il rispetto per la sacralità della chiesa presupponeva il silenzio e la tranquillità.
Ecco che entrano in gioco il Magistrato degli Otto di Guardia e di Balìa, dei quali ho già parlato in questo blog.
Uno dei modi per far conoscere il bando del gioco della palla ai fiorentini, oltre alla vigilanza delle strade e delle vie da parte dei Sergenti era quello di applicare sui muri dei luoghi individuati ed in bella vista, dei "manifesti", in questo caso di pietra, che ordinavano il divieto di giocare a palla in quei luoghi.
“non giuocare a palla sotto pene rigorose riservate ai contravventori”
Nella stessa zona della Badia Fiorentina, di via Dante Alighieri, di via dei Magazzini esiste anche la Piazzetta dei Giuochi, ma essa fa riferimento al nome di una importante famiglia che li aveva la propria residenza.

giovedì 8 novembre 2007

"a babbo morto"

E' un modo di dire nato in Toscana, se non fosse altro per il fatto che la parola "Babbo", che significa Padre o papà (ma questo proviene dal francese) è usata esclusivamente in Toscana tranne una piccola porzione della Versilia..
Questo modo di dire ha raggiunto anche altri luoghi d'Italia ed è stato adottato per svariati significati, come ad esempio associandolo a sistemi creditizi per l'incasso dei danari dovuti (dopo che era morto il babbo) oppure per indicare particolari situazioni di fatti o azioni già avvenute (cioè dopo che...).
Ma il significato principe e originario della frase è: nel compiere un'azione assolutamente d'impulso, fare una azione proprio così senza pensarci un'attimo, a "babbo morto" appunto!!


martedì 6 novembre 2007

"cerca trova" la Battaglia di Anghiari

Inizieranno i lavori per capire se l'opera di Leonardo da Vinci all'interno del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze si trova ancora al suo posto e ricoperta dal bellissimo affresco del Vasari.
Grazie agli sponsor privati, Università della California, Fondazione Renato Giunti, The Kalpa Group di Leo Guinness e l'associazione Friends of Florence, partiranno i primi esami di rilievo con un avveniristico macchinario.
La Battaglia di Anghiari raffigura la vittoria di Firenze su Milano e l'affresco fu coperto dal Vasari in epoca medicea. E' probabile che la motivazione dell'occultamento sia da attribuirsi alla vittoria della repubblica sull'oligarchia.
Restiamo tutti in trepida attesa dei primi risultati dell'indagine augurando un buon lavoro ai tecnici ed ai ricercatori. Cerca Trova!

lunedì 5 novembre 2007

"esser alle porte co' sassi"

Essere alle porte coi sassi è ormai un modo dialettale fiorentino che ha inflazionato le pagine di varie pubblicazioni che riguardano Firenze e la sua gente.
Ha un origine perlomeno medievale, quando la città era cinta da mura. Il Gonfaloniere del tempo ordinò che tutte le porte della città fossero chiuse a mezzanotte. Chi voleva quindi rientrare dopo quell'ora aveva seri problemi a convincere le guardie a aprire i grossi portoni blindati. I ritardatari inoltre erano anche soggetti al pagamento di sanzioni pecuniarie salatissime.
Spesso quindi alcuni, in attesa che le porte fossero chiuse, tiravano sassi per far capire al custode e alla sentinella di attendere qualche minuto per poter permettere ai ritardatari di entrare prima della chiusura dei portoni.
Quindi anche nell'attualità potremmo anche equiparare il detto ad uno calcistico in voga alla fine del secolo scorso "in zona cesarini".

martedì 23 ottobre 2007

Michele Pini, indovino coppiere

Che sia stato indovino oppure no, è certo che Michele Pini era il Coppiere di Lorenzo de' Medici detto Il Magnifico.
Una volta che le sue menti lo trasportarono verso la clemenza e la penitenza, dopo aver vissuto nel fasto della nobiltà fiorentina, raggiunse il convento dei frati Benedettini a Camaldoli e incontrando Giulio de' Medici predisse che sarebbe divenuto Papa; e così fu Papa Clemente VII.
Incontrando Alessandro Farnese predisse che sarebbe divenuto Papa dopo Clemente VII, e così fu Papa Paolo III.
Indovino o no, in quel periodo dopo la sua morte fu proposta la sua Santificazione e egli divenne Beato.

venerdì 12 ottobre 2007

"Fare le bizze"

Ogni modo di dire o ogni affermazione di gergo dialettale ha sempre un'origine che evolve nel tempo fino a creare dei neologismi, in questo caso locali, ma pur sempre di uso frequentissimo.
A Firenze alcune congregazioni ed associazioni di donne che facevano parte dell'ordine francescano, in questo caso le donne del terzo ordine, quelle che oltre ad essere assidue seguaci di San Francesco e Santa Chiara aumentavano il numero dei confratelli nel nome della madonna e della povertà, vestivano di un tessuto che nel linguaggio comune si diceva "bigio". Da bigio devenne "bizzo".
Si dissero: "Le Bizze". Associate al carattere di dette congregatrici, un po' permaloso e puntiglioso, venne fuori il detto "Fare le Bizze", cioè fare come quelle donne che vestivano delle tuniche di quel colore che erano sempre così permalose!
Una ulteriore evoluzione fu nel passaggio dei termini da Bizze a Bizzochere e successivamente Pinzochere.

martedì 2 ottobre 2007

Il "Cicisbeo"

Che personaggio! Il Cicisbeo non era una persona qualunque, ma un vero e proprio amante delle giovani donne che avevano contratto matrimoni combinati con mariti anziani o raccomandati dai genitori.
Chiamato anche Cavalier Servente, proprio per la funzione che aveva nei confronti delle dame, ebbe il suo maggior fervore nel corso del '700.
Veniva scelto in accordo tra moglie e marito, ed era a volte previsto anche dai contratti nunziali di alcuni aristocratici. Poteva avere qualsiasi posizione sociale e anche sposato ad un'altra donna.
Alla fine del settecento, queste figure pratiche, in seguito alla profonda modifica dell'interpretazione del contesto matrimoniale, scomparirono come ufficiali, ma certamente rimasero come clandestini. Situazione che sino ad oggi non si è modificata!

lunedì 1 ottobre 2007

L'ovo colorato

Uno dei numerosi giochi tradizionali fiorentini, che nel passato venivano praticati dai bambini "di ogni età", era quello dell'Ovo Colorato.
Parlo al passato perchè ho attualmente dei forti dubbi che gruppi di ragazzetti, nell'epoca attuale, si prodighino a esercitare giochi di questo tipo.
In primavera, solito nel periodo pasquale, lungo la salita che porta in San Miniato, nell'attesa di fare un bel pic-nic nei prati adiacenti, si faceva "ruzzolare" delle uova sode lungo la discesa.
Ogni concorrente aveva il proprio uovo, che aveva ben colorato e diversamente decorato per distinguerlo dagli altri ed evitare diatribe non rare nel carattere fiorentino.
Il vincitore? Ma ceramente quello che faceva ruzzolare l'uovo il più lontano possibile; operazione non facile proprio per la forma stessa di un uovo.
Il premio? Le uova sode di tutti gli altri!! Che scorpacciata!!