mercoledì 22 settembre 2010

Il teatro romano di Florentia

Un teatro romano vastissimo, capace di contenere nel periodo di massimo splendore fino a 15 mila spettatori, poi caduto in disgrazia e quasi dimenticato, ‘sepolto’ sotto le successive costruzioni e ampliamenti di Palazzo Vecchio. Ora l’antico teatro di Florentia torna alla luce, grazie a sei anni di scavi finalmente ultimati (anche se potrebbero esserci ulteriori sorprese) e sarà il più antico ‘pezzo’ del nuovo museo della città che verrà trasferito dalla Biblioteca delle Oblate proprio a Palazzo Vecchio.
La sede del Comune, Palazzo Vecchio, poggia le sue fondamenta su un sito di straordinaria importanza storica. Il teatro doveva avere una capienza di quasi 7000 spettatori ma nel periodo di massimo splendore, intorno al I, II secolo dopo Cristo, corrispondente alla grandiosa ristrutturazione della città compiuta in età imperiale, si stima che il pubblico potesse arrivare fino a 10-15 mila presenze . Le sue vestigia si estendono su una vasta porzione di terreno sotto Palazzo Vecchio e palazzo Gondi, con la cavea rivolta verso piazza della Signoria e la scena lungo via dei Leoni. Il teatro restò attivo fino al V secolo, e dopo cadde in disuso e venne via via dimenticato. I suoi resti iniziarono gradualmente a riaffiorare nell’Ottocento quando, in occasione del trasferimento a Firenze della capitale del regno d’Italia (1865) fu intrapresa un’intensa seria di campagne di sventramento e ammodernamento del tessuto urbano.
Dopo un’indagine archeologica preliminare effettuata a fine anni ’90, la vera e propria campagna di scavo si è svolta tra il 2004 e il 2010. Lo scavo è stato condotto dalla cooperativa Archeologia sotto la direzione scientifica della sovrintendenza per i beni archeologici della Toscana.
I lavori hanno consentito di riportare alla luce alcuni tratti delle burelle (probabilmente da burus, cioè buio), ovvero corridoi, compreso il vomitorium, ossia il corridoio centrale attraverso il quale gli spettatori avevano accesso. E’ inoltre visibile il margine interno della piattaforma dell’orchestra, che nel teatro romano non ospitava il coro come in quello greco, ma era riservata alle autorità. Il ritrovamento di un gruppo di anfore per le derrate alimentari, rotte e riutilizzate per il drenaggio delle acque, ha consentito di datare la costruzione delle burelle alla fine del I o all’inizio del II secolo d.C.; tuttavia è probabile che il nucleo originario del teatro risalga all’epoca della fondazione della colonia romana – fine del I sec. a.C. – e che soltanto in seguito sia stato ingrandito.
Sui resti d’età imperiale si sovrappongono, per successive stratificazioni, strutture di epoca medievale (XII-XIV sec.) come pozzi, fondamenta di abitazioni e altri edifici. Tra questi è stato individuato un fronte stradale con portali medievali e relativo selciato, inglobato nel XVI secolo nell’ampliamento di Palazzo della Signoria verso via dei Gondi e via de’ Leoni

martedì 21 settembre 2010

Nasce oggi Girolamo Savonarola

Il 21 settembre 1452 nasce a Ferrara Girolamo Savonarola, frate domenicano e di fatto reggente della Repubblica di Firenze dal 1494 al 1498. Dopo gli studi umanistici e di medicina, a 23 anni entra nell'ordine dei frati predicatori, fondato da S.Domenico di Guzman e perciò detti 'Domenicani'. Dopo tre anni di studio e preparazione, viene ordinato sacerdote nel 1478, sviluppando ben presto una vocazione alla predicazione. Nel 1483 a 31 anni fa la sua prima esperienza di predicatore a Firenze ed a San Gimignano, presagendo imminenti castighi per la Chiesa, che doveva essere rinnovata e presto. I toni apocalittici della sua predicazione gli valgono l'allontanamento da Firenze ad opera di Lorenzo de' Medici. Tornato in città dopo pochi anni, diventa priore del convento di S. Marco e riprende la sua appassionata predicazione, che ha un notevole consenso, visto il mutato clima spirituale e politico. Dopo la morte di Lorenzo (1492) e la cacciata dei Medici da Firenze nel 1494 Girolamo Savonarola diventa arbitro assoluto di Firenze, anima ed ispiratore del governo repubblicano, esercitando una forte sorveglianza sui costumi dei Fiorentini. Amato dal popolo, aveva tuttavia molti nemici, all'interno dello stesso Ordine Domenicano e tra i potenti italiani, tra cui lo stesso papa Alessandro VI, che presto ebbero la meglio. Condannato a morte come eretico, fu impiccato e bruciato in Piazza della Signoria, il 23 maggio 1498.

martedì 14 settembre 2010

Muore oggi Dante Alighieri

La notte tra il 13 ed il 14 settembre 1321 muore a Ravenna Dante Alighieri, uno dei padri della letteratura italiana.
Non si conosce la data esatta di nascita, collocata intorno alla primavera del 1265. La sua famiglia era legata alla corrente dei Guelfi senza un impegno attivo. 
Una carriera politica di rilievo fu intrapresa, invece, da Dante che però, nonostante l'appartenenza alla corrente guelfa, era avverso al papa Bonifacio VIII. Quando i Guelfi, cacciati da Firenze i Ghibellini sconfitti nella battaglia di Campaldino, si divisero in due schieramenti diversi, per Dante, allora Priore nel Consiglio dei Dodici, si delineò - a suo stesso dire - l'inizio della sua rovina. 
La rivalità tra Guelfi Neri e Bianchi, portò il Consiglio a prendere una decisione per ottenere una tregua in una Firenze lacerata dalle continue battaglie tra le due fazioni. I capi Corso Donati e Vieri De' Cerchi, rispettivamente alla guida dei Neri e dei Bianchi, vennero esiliati. Dante votò a favore del provvedimento. Prima che questo fosse messo in atto intervenne Carlo Di Valois per aiutare il Papa e mise a ferro e fuoco la città iniziando una persecuzione contro tutti coloro che dimostravano ostilità nei confronti di Bonifacio VIII. Fu colpito anche Dante che, tra l'altro, da Bonifacio VIII stesso era stato ingiustamente trattenuto a Roma quando la Repubblica lo aveva inviato come ambasciatore di pace. Non rivide più la sua città.

lunedì 6 settembre 2010

"La Calunnia di Apelle" di Sandro Botticelli

La definizione lessicale della Calunnia data dai vocabolaristi si riferisce precisamente ad una menzogna denigratoria ad una falsa accusa.
Semplicemente oggi, in quanto culturalmente curioso, pongo all'attenzione il dipinto a tempera su tavola di legno, custodito nella Galleria degli Uffizi di Firenze di Sandro Botticelli.
Il dipinto si trova vicino alla Primavera dello stesso Botticelli ed è quindi "oscurata" essendo di piccole dimensioni dal capolavoro più conosciuto. E' comunque piena di significato.
La Calunnia di Apelle o semplicemente "La Calunnia" è stato realizzato intorno al 1496.
Il periodo storico nel quale Botticelli lavora riguarda il turbato clima politico e sociale che dopo la morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492, le prediche di Girolamo Savonarola attaccavano duramente i costumi e la cultura del tempo, predicando al popolo l'arrivo del giudizio divino e imponendo penitenza ed espiazione dei peccati. L'umanesimo del quattrocento fiorentino aveva già dato le proprie certezze, e le nuove mutate situazioni politiche iniziavano ad incrinare i segni del secolo trascorso.
I "roghi delle vanità" impressionarono molto il pittore. I giudizi di Savonarola avevano inferto dei duri moniti e avevano marchiato le menti e la vita pubblica e culturale fiorentina; la città non si riprenderà mai del tutto.
I sensi di colpa del Botticelli furono importanti per il proseguio della sua vita artistica.
Il Botticelli nel corso della propria carriera ebbe un importante passaggio da l'espressione della Venere e della Primavera fino ad un esasperato misticismo. Il suo nuovo stile privilegiava le figure plastiche ed il chiaro scuro con personaggi di maggiore espressività.
La Calunnia è il punto di guado tra le due espressioni aristiche.
Re Mida con le orecchie d'asino, giudice seduto sul trono;
Ignoranza e Sospetto alle sue spalle;
Livore ("rancore") difronte con il cappuccio nero coperto di stracci;
La Calunnia donna molto bella (notare l'estrema somiglianza con la Primavera, forse la stessa modella);
Le acconciatrici di capelli Insidia e Frode;
Il Calunniato impotente che impugna una fiaccola che non fa luce, simbolo della falsa conoscenza;
La vecchia sulla sinistra è il Rimorso e l'ultima figura di donna sempre a sinistra è la Nuda Veritas.
Un barlume di follia mi ha fatto pensare al Savonarola analizzando la figura della vecchia associata al rimorso, non credo che la simbologia faccia parte del personaggio.
I dipinti hanno tutti una bella o brutta storia da raccontare, il solo guardare ci limita. Anche solo soffermarsi sulle singole figure ed associarne il nome alla nostra esistenza, ci fa meditare su come si inviluppa la società.
Presto una nuova visita agli Uffizi.

sabato 4 settembre 2010

"Morte a Firenze"

Vincitore dell'edizione 2009 del Premio Scerbanenco, vincitore della settima edizione del Premio Camaiore 2010 questo romanzo è destinato a rimanere nella storia.
E' lo stesso romanzo che alcuni docenti di scuola superiore consigliano come lettura estiva, è un romanzo che individua la città, la descrive, la fa riconoscere.
Marco Vichi (Firenze, 20 novembre 1957) è uno scrittore italiano e vive nel Chianti.
"Firenze, ottobre 1966. Non fa che piovere. Un bambino scompare nel nulla e per lui si teme il peggio, forse un delitto atroce. Il commissario Bordelli indaga disperatamente, e durante le indagini arriva l'alluvione... La notte del 4 novembre l'Arno cresce, si ingrossa, va a lambire gli archi di Ponte Vecchio, supera gli argini e la città è travolta dalla furia delle acque. Le vie diventano torrenti impetuosi, la corrente trascina automobili, sfonda portoni e saracinesche, riversando nelle strade cadaveri di animali, alberi, mobili e detriti di ogni genere. Mentre la città è alle prese con quella inaspettata e inimmaginabile tragedia, il delitto sembra destinato a rimanere impunito, ma la tenacia di Bordelli non vien meno..."
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