mercoledì 19 settembre 2012

Vogue Fashion e Campari


Oggi ci addentriamo nel favoloso mondo della moda e di uno dei partner ufficiali della Vogue Fashion Night Out di Firenze, Campari. Un connubio, quello tra la città e Campari, che Firenze conosce da tantissimi anni, da quando il Conte Negroni e Fosco Scarselli, un barista che ai nostri tempi sarebbe chiamato "Barman", inventarono questo "miscelato" composto da 3 bevande alcoliche: Vermuth Rosso, Bitter Campari, Gin, in proporzioni uguali, 33+33+33. Guarnito con una mezza fetta d'arancia e immerso in una cascata di ghiaccio.
Nato a Firenze nella seconda metà dell'ottocento, questo cocktail è ormai famoso in tutto il mondo ed è stato più volte variato d'ingredienti. E' considerato un cocktail tipicamente fiorentino ed è un'altro successo internazionale della città di Firenze e dei suoi abitanti.
Fosco Scarselli inventò quindi uno dei cocktail più famosi al mondo. Lo chiamò con il nome del suo cliente, Negroni.
Campari, l'azienda produttrice dell'omonimo prodotto base fondamentale per il cocktail di cui parliamo, ha colto una ghiotta occasione facendo un'operazione di marketing, a mio parere, molto azzeccata. Per il Vogue Fashion Night Out di Firenze, Campari è l'azienda e il prodotto ufficiale di ogni evento che si realizza all'interno di questa kermesse. Non sarebbe stato possibile l'evento senza la presenza di Campari.
Al mattino del 18 settembre, in una cornice da sogno, abbiamo intrapreso un percorso. Me lo sono immaginato prima, ed in verità non era così distinto dalla realtà, era immerso in un luogo dove da un momento all'altro qualcosa di nuovo e di inaspettato dovesse succedere.
Essere nella "Terrazza Saturno" di Palazzo Vecchio, dove da una posizione strategica si poteva ammirare il Forte Belvedere, la Chiesa di San Miniato a Monte, il Piazzale Michelangelo, le torri della Biblioteca Nazionale e infine la candida facciata di Santa Croce, aveva creato un'atmosfera inusuale e molto, molto accogliente.
Campari era a Firenze e di Firenze si era vestita. Il bianco e rosso dei colori predominanti dell'azienda spiccavano sullo sfondo del paesaggio e guarda caso sono anche i colori della città, quei colori che furono adottati oltre un millennio fa da Ugo di Toscana.
Ma come dicevamo, ciò che accomuna di più il Campari a Firenze è il Negroni.
A prepararlo per noi un Barman importante nel panorama nazionale del beverage. Quel Tommaso Cecca, capo barman del Cafè Trussardi a Milano, che ci ha proposto alcune varianti dei più tradizionali Cocktail a base Campari.
Nella classica impostazione di barman tradizionale (ha preparato i drink con dosi e dosatore) ci ha raccontato le proprie varianti con fermezza e posatezza, devo dire che il risultato è stato eccellente.

Il Negroni Pink Pepper
Il primo è stato un Negroni speziato al pepe rosa e per dare ancora di più la sensazione olfattiva al risultato, ha spruzzato con un vaporizzatore lo stesso Campari sul drink ormai definitivo.
Negroni Pink Pepper 
4cl Campari 
4cl gin 
4cl Cinzano rosso 
8 grani di pepe rosa 
buccia d’arancio taglio in microplane ( la famosa grattugia americana che usano gli chef in gastronomia) 
Per realizzare questo cocktail posare sul fondo di un old fashion 5 grani di pepe rosa e schiacciare, versare successivamente vermouth gin e campari, colmare con ghiaccio e i restanti 3 grani di pepe rosa e zest d’arancio.

Il Negroni P.P. e Campari & Rafano
Il secondo, un Campari soda con ghiaccio tritato con l'aggiunta di rafano grattugiato e zucchero di canna.
Campari & Rafano 
5 cl Campari 
10 cl soda water 
1/2 lime 
1,5 cl di zucchero all’arancio (ottenuto da un infuso caldo di zucchero liquido e scorze di arancio) 
2 cl di acqua di rafano (ottenuta centrifugando radici di rafano e acqua gasata) 
Versare all’interno di uno shaker Campari zucchero all’arancio e acqua di rafano, shakerare 3/4 secondi, versare il contenuto filtrando in un bicchiere con ghiaccio e colmare con soda. Decorazione a scelta con fetta o scorza d’arancio e fettina di rafano.

Il Campari Orange Passion
Il terzo un Garibaldi rivisitato con pestato di arancia e zucchero di canna rinominato:
Campari Orange Passion 
3,75 cl Campari 
2 spicchi di arancia
1 cucchiaino di zucchero di canna
Top succo d’arancia bionda
Ghiaccio tritato
Per realizzare questo cocktail occorre pestare gli spicchi d’arancia con lo zucchero di canna in un bicchiere Juice, aggiungendo il ghiaccio tritato, Campari ed il succo di arance bionde. Mescolare e guarnire a piacere, con una ciliegina rossa da cocktail.

Bè, che dire di più. Dario Cuccurullo e Paola  Baravalle, gentilissimi manager dell'azienda, non potevano che scegliere location e momento migliore per una vera degustazione del prodotto Campari.
Le foto esprimono molto meglio delle parole ciò che è possibile fare nella nostra città. Solo alcune rendono davvero l'idea del panorama e altre dell'ormai fervido connubio tra il Campari, il Negroni e Firenze.


domenica 16 settembre 2012

Giuliano Gargani, detto il "Garga"

In questo mese di settembre, un pensiero forte va ad un vero amico di Firenze, Giuliano Gargani detto il “Garga”.  
Un fiorentino, lui, che ha fatto tanto parlare nella nostra città. Un fiorentino di quelli che non rendeva conto a nessuno, che aveva le sue idee e le sue manie. Un fiorentino innamorato del suo fiume, l'Arno, che ha sempre coccolato curando delle piccole aiuole, coltivando dei fiori che rendevano piacevole e luminoso quell'argine. I fiori e l'Arno sono stati per lui un rifugio, se mi permettete questo termine, un po' più artistico degli altri. Anche se era un pittore. Era una sua “fissazione” quella dei fiori, una sua grande passione. Una delle tante, le passioni, che caratterizzavano il Garga. San Frediano era il suo quartiere, quel quartiere che lo ha omaggiato durante il giorno del suo funerale. Non era un uomo che amava “gridare” al mondo le sue idee, ma le esprimeva con le sue numerose sfaccettature. Parlava delle sue passioni e della sua persona senza fare troppo rumore.
Nelle iniziative del quartiere di San Frediano c'era sempre. C'era anche alle riprese del cortometraggio “L'Ultima Zingarata”, perché amico del produttore cinematografico Francesco Conforti, quella che omaggiava il film “Amici Miei”, il primo, quello vero, quello del funerale.
Funerale, il suo, che diceva dovesse avere una caratteristica particolare. Quella che lo rappresentasse meglio, quello che aveva chiesto. Dice Giulio Gori dalle pagine del Corriere fiorentino:
È stato l’ultimo scherzo del Garga. Uno scherzo che nel corso della giornata è diventato un giallo. Nello scenario quasi onirico dei funerali di Giuliano Gargani, noto ristoratore e artista fiorentino da tutti conosciuto come «il Garga», si sarebbe infatti consumata quella che molti hanno definito «la migliore beffa della storia di Firenze». Dopo la messa nella chiesa del Cestello il feretro avrebbe dovuto essere posato su una barca e trasportato sotto i ponti, da dove gli amici avrebbero lanciato petali di rosa al grido di «Amore». Era stato proprio il Garga a chiedere questa singolare cerimonia in onore dell’amato Arno. Ma l’Humanitas aveva avvertito: le regole non lo consentono. Per questo amici e parenti di Giuliano avevano convinto le pompe funebri a farsi consegnare una seconda bara (vuota) da usare per inscenare la cerimonia sul fiume. Fatto sta che sulla barca coperta di fiori che galleggiava tra ponte Santa Trinita e Ponte alla Carraia, sembra sia finita quella con dentro il corpo del Garga. «Questa sotto di noi è piena - dice Francesco Conforti affacciato sull’Arno - In Chiesa invece c’era la bara vuota, di Giuliano c’era solo la fotografia». 
Francesco Conforti dice anche che ha scoperto lo scherzo quando ha visto la bara che era leggera. Forse è vero perché da alcuni filmati si vede anche che la bara viene trasportata da 4 persone e per le maniglie, cosa che se il corpo fosse stato all'interno non sarebbe stato possibile fare
Il Conforti pare che abbia detto testualmente: «Che cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, decisione, velocità d’esecuzione». Anche il prete del Cestello è rimasto di stucco: «Non ho parole. Mi auguro solo che si sia trattato di un errore». Il figlio, che in passato faceva parte dei Bianchi di Santo Spirito, la squadra del Calcio Storico fiorentino di San Frediano, lascia ancora il dubbio: «Non so davvero quale fosse la bara giusta però devo confessare che un giallo come questo sul funerale di mio padre ci cade a pennello». Si dice anche che sul suo personaggio era già pronta una sceneggiatura per un film. 
Il giorno del suo funerale è stato un giorno davvero particolare per Firenze. Le squadre del Calcio Storico erano presenti con i propri capitani e gli alfieri con i loro gonfaloni. Anche lo Zena degli Azzurri ha voluto dare l'ultimo saluto al Garga, nel quartiere che lo ha visto sconfitto proprio nella finale del 24 giugno 2012; 4 a 0 per i Bianchi. 
La cerimonia funebre in piazza del Cestello è stata celebrata alle 09:30 del 14 settembre e dopo la messa tutti in riva all'Arno per il suo simbolico viaggio nel fiume che ha tanto amato. 
Aveva 74 anni e gli spettatori hanno visto passare la bara sotto i ponti di Firenze. Una bara reale, coperta di verde e di fiori posta su un barchetto dei Renaioli fiorentini. Sotto Santa Trinita abbiamo assistito al lancio di petali di rosa, quei petali dei fiori che lui coltivava nelle sponde del fiume. A questo punto possiamo dire che quello è stato il vero funerale con la vera salma all'interno della bara. Questo è stato l'ultimo saluto a Giuliano Gargani, detto il 'Garga'. Pittore, artista, ristoratore e fiorentino doc.
Il Garga lascia la moglie Sharon e i due figli Alessandro e Andrea. La sua famiglia e la sua città, Firenze, lo ricorderà per le tante opere, scritti, schizzi, teorie, riflessioni e idee.
Dice ancora il Gori sul Corriere fiorentino: 
Fu lui a ideare la statuetta di Biancaneve, piazzata sul Lungarno per chiedere il ritorno alla purezza del fiume. E fu sempre lui a realizzare, sulle rive, un giardino di rose, mimose e girasoli, per celebrare la bellezza dell’Arno e di Firenze. È per questo che ieri, tutti gli amici si sono ritrovati sui ponti del centro per gettare petali di rose sulla bara, di fronte ai turisti a bocca aperta. Su Ponte alla Carraia, passava per caso il conduttore televisivo Tiberio Timperi: «Sto vedendo una cosa incredibile — diceva attaccato al cellulare — qui sotto di me, in Arno, c’è una bara su una barca coperta di fiori!». E a guidare la salma nell’ultima danza sul fiume c’erano Volo, «l’ultimo renaiolo» e Federico Fattorini, che col suo corno francese scandiva le tre note di «Amore», il grido di battaglia del Garga. E mentre il figlio Alessandro ricordava la «follia» del Giardino sull’Arno («Abbiamo piantato più semi che capelli in capo») davanti a trecento persone a ai gonfaloni del Calcio Storico, l’amico Giambaccio si è speso in una commovente orazione funebre: «Per quanto Garga abbia avuto in vita tutta la gloria che voleva, Firenze deve oggi sapere di aver perduto il giardiniere della bellezza. Perché non era giardinaggio il suo, era lo sforzo di un gigante». 
E' un omaggio al Garga. Io non l'ho mai conosciuto personalmente, ma tutti parlano bene di lui. E' probabile che possa averlo incontrato in San Frediano, magari anche visto in riva all'Arno, ma la sua storia e i sui racconti sono stati sentiti e ascoltati da tanti fiorentini. Amo i personaggi estrosi ed estroversi di Firenze. Amo ricordare il loro percorso. Sono felice quando alle persone comuni e meno comuni viene riconosciuta la giusta riconoscenza. Un giorno verrò a Trespiano e cercherò tra le migliaia di tombe, monumenti, terra e viali alberati, quel briciolo di cenere che potrebbe essere un petalo di fiori o l'anima del “Garga”.

mercoledì 12 settembre 2012

Il Giambologna a Firenze

Jean de Boulogne, soprannominato Giambologna proprio alla corte dei Medici, ha lasciato molte tracce a Firenze. 
Città e Siti Italiani Patrimonio dell'UNESCOUn bellissimo lavoro su questo grande artista è divulgato tramite una serie di prodotti multimediali da parte del Comune di Firenze, Progetto e coordinamento Carlo Francini, Ufficio Centro Storico, Patrimonio Mondiale UNESCO.
Una visita virtuale, ma che con adeguata tecnologia potremmo utilizzare anche realmente, ci porterà attraverso Firenze, Patrimonio dell'Umanità, sulle tracce dello scultore fiammingo.
Possiamo conoscere lo scultore tramite una biografia e appropriarci di 26 descrizioni in audioguida, scaricabili in formato .mp3, fruibili anche con la lettura e le immagini proposte.
Il sito è anche in lingua inglese con le stesse funzioni.

Provate tramite questo esempio: clicca qui
"La città di Firenze vi dà il benvenuto a questa visita che vi porterà attraverso il centro storico sulle tracce dello scultore Jean Boulogne, meglio conosciuto come il Giambologna."
Potete scaricare anche una piantina della città, dove orientarvi attraverso le sue opere ed ascoltando le descrizioni. Mappa

martedì 4 settembre 2012

La Rificolona e il Carro Matto

Foto: Oriano Brunetti - www.fantasticando.net
La Rificolona. È una manifestazione di antico folklore che da sempre ha il suo culmine in Piazza Ss. Annunziata. "Ona, ona, ona, ma che bella rificolona..la mia l'é co' fiocchi, la tua l'é co' pidocchi!!..." E’ la storica e caratteristica, canzonetta fiorentina che si sente stornellare durante la processione di lampade e lanterne. E' una delle prime “canzoncine” che il nonno insegna ai nipoti.
L'origine di quest’avvenimento e di queste "lanterne" così luminose e colorate, proviene da un non troppo recente passato, quando i contadini ed i montanari che popolavano i luoghi e le vallate intorno a Firenze si recavano in città per la fiera dell'8 settembre.
Casentinesi, mugellani, garfagnani, pistoiesi arrivavano a Firenze a piedi e illuminavano i sentieri e le strade con delle lanterne o torce dove all'interno avevano candele a sua volta ricoperte da strutture, a volte di stoffa a volte di carta, che serviva da protezione della fiamma dal vento. 
I fiorentini ne fecero una vera e propria tradizione, basata sul tipico sistema di illuminazione e costruivano vere e proprie opere d'arte di carta o cartapesta. Le attaccavano alle finestre oppure in cima ad un'asta creando una spettacolare luminara
Oggi i bambini costruiscono la Rificolona nei giorni precedenti la festa a casa o sempre più spesso a scuola, per poi utilizzarla in occasione della sfilata che si svolge per le strade della città. In commercio si trovano rificolone prodotte industrialmente e sempre di più con disegni e caratteristiche che assomigliano a tradizioni (purtroppo) orientali.
Ancora oggi, in varie parti della città si può ammirare la tradizionale sfilata. I ragazzini di ogni ceto sociale portano con orgoglio la loro rificolona, altri ragazzini con “cerbottane” e stucco, mirano e distruggono le luminare centrandole con una precisione millimetrica.
Così come negli anni cinquanta una sfilata di rificolone si svolse sull'Arno nel tratto fra Bellariva e la pescaia di San Niccolò, sempre più spesso la Società canottieri di Firenze, nel Lungarno Luisa de’ Medici ne organizza una con l'aiuto delle vecchie imbarcazioni dei renaioli.
Se volete ascoltare una piccola trasmissione radiofonica
Il mese di settembre ci riserva ancora un'altra bella sorpresa. La campagna fiorentina sin dai tempi più remoti ha sempre primeggiato nell’attività vitivinicola e nella produzione di alcuni dei migliori vini del panorama nazionale. Era dovere, nel rinascimento più maturo, offrire i prodotti della terra al Signore di Firenze da parte della popolazione del contado. Un po’ per dovere un po’ per diletto il popolo della Val di Sieve, attuale zona di produzione del Chianti Rufina Docg, omaggiava la Signoria del prodotto principe e più pregiato delle loro terre: il vino.
La tradizionale offerta del vino si è tramandata fino ai giorni nostri. La rievocazione di questo nobile gesto, avviene l’ultimo sabato del mese di settembre nell’ambito della manifestazione “Bacco artigiano”. In Piazza della Signoria, la comunità di Rufina, offre alla città di Firenze il vino del Chianti insieme alle chiavi della “Contea di Turicchi”.
Un tradizionale carro, sormontato da una piramide di 1500 fiaschi pieni di Chianti, trainato dai tipici “bovi” di razza Chianina, storicamente ritratto nelle più belle foto storiche dei F.lli Alinari, sfila per le vie fiorentine del centro storico di Firenze.
Il vino sarà benedetto sul sagrato del Duomo dal Vescovo, per essere poi offerto in dono in Palazzo Vecchio alla Comunità fiorentina in rappresentanza della simbolica “Signoria di Firenze”.
Il “Carro Matto”, così è stato ribattezzato, è un’opera di eccezionale maestria costruttiva dei maestri vignaioli della Val di Sieve. I “Fiaschi”, tipici contenitori in vetro di aspetto panciuto e rivestiti di paglia, sono impilati in una piramide ed intrecciati con paglia e legamenti naturali in modo da contenersi l’un l’altro. 
Due bellissime feste La Rificolona ed il Carro Matto, simbolo della cultura popolare fiorentina.
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