lunedì 23 gennaio 2012

La ganascia e il terremoto

Percorrendo una strada della periferia fiorentina, oggi in una giornata così così, mi sono soffermato ad ascoltare alcune persone che parlavano del più e del meno in una piazzetta.

Ascoltare il vernacolo fiorentino è sempre divertente, in particolare quando in un discorso di cinque minuti vengono articolate frasi che sembrano uscire dall'inconscio. Con un "detto" dietro l'altro, associato magari ad un proverbio vengono espressi concetti anche importanti.
Vi scrivo quello che mi ha impressionato di più, anche perchè inedito:

"Se il dente batte e la ganascia la va a voto, l'è peggio la fame d'ì terremoto!"

giovedì 12 gennaio 2012

Bucaioli (Buhaioli)

“Bucaioli c’è le paste!”

E' espressione tipica del vernacolo fiorentino per indicare la "chiamata" delle mogli dei renaioli quando era l’ora di pranzo. I renaioli venivano anche chiamati “buhaioli” perchè nell’estrazione della rena dall’Arno creavano buche. Il termine “buhaiolo” ha assunto anche un senso dispregiativo.
 
 
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martedì 10 gennaio 2012

L'addio ironico di Giuliano da Empoli dall'Asserato alla Cultura

Il saluto dell'Assessore alla Cultura del Comune di Firenze. Lascia con una serie di cose fatte che riassume in un'alfabeto descrittivo tra l'ironico ed il serio, con qualche piccola nota di orgoglio.

A come Anfiteatro. Dopo dieci anni di chiusura, lo storico anfiteatro delle Cascine ha riaperto in via sperimentale nell'estate 2010, è stato completamente ristrutturato l'anno scorso, per poi diventare uno dei poli dell'estate 2011. B come Barcamp. Il barcamp non è stato una trovata di marketing, bensì il segnale di un'apertura a chiunque avesse idee e iniziative da proporre, non solo ai professionisti dei contributi culturali. Da questa filosofia sono scaturiti nuovi protagonisti e nuove iniziative che hanno contribuito a rinnovare la vita culturale della città.
C come Capodanno. I grandi eventi non sono incompatibili con la vitalità culturale dal basso. Dal 2010, le cinque piazze del capodanno sono diventate una nuova, grande tradizione fiorentina.
D come Diplomazia culturale. Firenze ha un ruolo da giocare nel mondo post-atlantico. La prima edizione di BRIC, il festival dedicato alla cultura contemporanea dei paesi emergenti; il Festival au Désert e il Middle East Festival entrambi giunti alla seconda edizione; lo sbarco del NICE in 18 città russe e, dal 2012, in Cina; le guide di Palazzo Strozzi in russo e in cinese; le iniziative sull'Iran e sulla primavera araba organizzate alle Murate; le tournée del Maggio in Russia e in Estremo Oriente: sono tutti sintomi di un'identità che esce dai tradizionali confini europei e nord-americani per proiettarsi nella realtà globale del XXI secolo.

E come Estate. Il grande successo dell'estate 2011, sotto la direzione di Riccardo Ventrella, ha dimostrato che la vita culturale ha più bisogno di idee che di soldi. Il cinema in cuffia alle Murate, la rassegna consacrata a Tondelli, i castelli di sabbia in riva all'Arno hanno tenuto viva la città anche durante la tradizionale pausa di agosto.
F come Festival degli scrittori. Della letteratura fiorentina fanno parte anche Dostojevski che ha scritto qui buona parte dell'Idiota e Madame Bovary, la cui prima edizione è stata pubblicata a Firenze per sfuggire alla censura inglese. Questa vocazione internazionale è stata ripresa dal Festival degli scrittori - Città di Firenze che, in sole due edizioni, ha portato a Firenze personaggi del calibro di Zadie Smith, Michael Cunningham, Alberto Manguel e moltissimi altri.
G come Grande Palazzo Vecchio. In poco più di due anni, Palazzo Vecchio si è trasformato da bunker a laboratorio della città che cambia. E' l'inizio di un percorso che condurrà entro il 2014 al raddoppio della superficie museale e alla creazione di un vero e proprio Museo della Città, dalle fondamenta romane agli abiti di Emilio Pucci.
H come Hirst. Dopo tante sterili polemiche, i numeri parlano chiaro: "For the Love of God" a cura di Francesco Bonami è stata la mostra più visitata del 2011 e in assoluto la mostra di arte contemporanea con bigliettazione autonoma più visitata a Firenze degli ultimi dieci anni. Non male per un evento realizzato a costo zero che ha acceso i riflettori su un angolo nascosto di Palazzo Vecchio inserendosi in un programma di produzione contemporanea a partire da capolavori del passato che ha coinvolto anche Michelangelo Pistoletto, Hans-Ulrich Obrist e Urs Fisher.
I come intercapedine. Sotto l'affresco del Vasari c'è un'intercapedine, e dietro di quella un mistero che dura da cinque secoli. Grazie al National Geographic e all'Opificio delle Pietre Dure, il professor Maurizio Seracini sta finalmente per risolverlo.
J come Johann Sebastian Bach. Nel marzo del 2012 il giovane virtuoso del pianoforte Ramin Bahrami chiamerà a raccolta gli amici della pagina facebook di J.S. Bach per una prima maratona musicale di 24 ore nel Salone dei Cinquecento: Facebach!
K come Kennedy. Su invito del Comune, la Robert Kennedy Foundation ha trasferito la sua sede europea nel complesso delle Murate nell'ottobre 2011, dando vita a un polo per la ricerca e la divulgazione dei diritti umani unico in Italia.
L come Leopoldine. Il cantiere di piazza S.M. Novella è quasi ultimato. Tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2013 Firenze avrà un Museo del Novecento degno di questo nome.
M come Murate. Da prigione a luogo di libertà, con le attività indisciplinate del SUC - Spazi Urbani Contemporanei, i dibattiti del Caffè Letterario, le botteghe creative e il cantiere della prima residenza per Smart Dissidents al mondo.
N come Notte Bianca. Non solo un nuovo appuntamento, il 30 aprile di ogni anno, ma soprattutto una filosofia: quella di riempire la notte di cultura. Ad esempio tenendo aperti tutti i giorni fino a mezzanotte il museo di Palazzo Vecchio, la biblioteca delle Oblate e il Suc alle Murate.
O come Opera. Il nuovo teatro inaugurato il 21 dicembre è la sfida più grande dei prossimi anni: per il Maggio Musicale in piena trasformazione e per la cultura della città nel suo insieme.
P come Pergola. A Roma e a Milano, la liquidazione dell'ETI ha condotto alla chiusura dei teatri di proprietà dell'ente statale. A Firenze, la costituzione di una fondazione promossa dal Comune ha salvato e rilanciato il più antico e prestigioso teatro della città.
Q come Qualità. Non si tratta solo di promuovere iniziative. Bisogna anche bloccare quelle che non sono all'altezza dell'eccellenza culturale che la città di Firenze deve esprimere in ogni momento.
R come Radiohead. Ma si potrebbe anche dire r come Ritorno dei grandi concerti nell'estate 2012, grazie a un inedito lavoro di programmazione e di raccordo con gli operatori del settore.
S come Strozzi. Con le grandi mostre dedicate al Bronzino, ai "Giovani Arrabbiati" e a "Denaro e Bellezza", Palazzo Strozzi è diventato uno dei principali poli espositivi italiani, come dimostra un'impressionante rassegna stampa globale. La programmazione contemporanea della Strozzina, l'istituzione della Fondazione Palazzo Strozzi USA, le numerose attività legate alla divulgazione e alla formazione completano l'offerta di una partnership pubblico-privato che è diventata un modello a livello internazionale.
T come Tablet. Terminata la scultura del Mosè, Michelangelo gli si rivolge chiedendogli “perché non parli”. Ora, nel Salone dei Cinquecento, parlano i capolavori non solo di Michelangelo, ma anche di Vasari e di Giambologna, grazie alla nuova guida multimediale che entro Pasqua di quest'anno sarà estesa all'intero museo di Palazzo Vecchio.
U come Unico. Erano trent'anni che gli amanti di Firenze aspettavano un biglietto unico per entrare in tutti i musei della città. Dall'inizio del 2011, per iniziativa del Comune, la Florence Card c'è, costa 50 euro e dà accesso a 50 musei e a tutti i trasporti pubblici per 72 ore.
V come Vespucci. Il 2012 sarà l'anno di Amerigo Vespucci, con la riapertura del Forte Belvedere in collaborazione con Stanford e New York University. Perché non si tratta tanto di celebrare un anniversario, quanto di riportare a Firenze lo spirito delle grandi scoperte.
W come Wyatt. Perché lo spazio pubblico, a Firenze, è la risorsa più preziosa e non può essere gestito con criteri casuali. Di qui l'istituzione di una commissione di esperti incaricata di esprimere un giudizio qualificato sui progetti di arte pubblica.
X come X3 (che in realtà si scrive EX3, ma la e era già occupata…). In due anni di attività, il centro di arte contemporanea di viale Giannotti è diventato un punto di riferimento ben al di là dei confini della città.
Y come generazione Y, quella dei nativi digitali. Per loro la cultura fiorentina era un territorio ostile: l'Assessorato alla Cultura non aveva neppure un sito internet. Oggi siamo sul web e su facebook, ma soprattutto abbiamo cercato di costruire un'offerta culturale tagliata su misura per loro.
Z come zie. Che forse è un po' esagerato, ma è sempre meglio di zzz, il lungo sonno della cultura fiorentina che questo alfabeto ha contribuito a interrompere.

lunedì 9 gennaio 2012

Alan Pascuzzi - Un'altra meraviglia

Madre Maria Agnese Tribbioli
Faccio volentieri un'altro post su questo bravissimo artista italo-americano che vive a Firenze da molti anni ormai. Ha una meravigliosa famiglia e una grande passione per Michelangelo. Professore in alcune Univercity per stranieri dove insegna storia dell'arte, tecniche di pittura e affresco, nonchè scultura, è molto attivo anche nella vita cittadina calandosi nella parte durante le manifestazioni tradizionali di Firenze.
Avevo già parlato di lui quando ho postato: Il Tabernacolo di Alan. 
Ecco le foto della scultura che ha realizzato per le suore in via dei Serragli.  La scultura rappresenta Madre Maria Agnese Tribbioli, una suora che durante la guerra ha nascosto alcuni componenti di famiglie ebree dalle truppe d'invasione tedesche e dalle temutissime "SS" Schutzstaffel («reparti di difesa»).  Un giorno le "SS" hanno bussato alla porta del convento in Via dei Serragli cercando persone ebree, e Lei, Madre Maria, rispose che non c'erano all'interno del convento. Volevano entrare per perquisire ogni stanza ed ogni cella, ma li fermò con intrepido coraggio.  Morì nel 1965 e di recente è stata dichiarata Beata fra le Nazioni. E' riconosciuta anche dalla comunità ebraica per la sua forza d'animo.  Dopo la guerra ha lavorato con Padre Pio ed ha fondato un orfanotrofio.

La scultura rappresenta Madre Maria che abbraccia tre bambini. I ritratti dei personaggi sulla scultura non sono frutto di fantasia. Il bimbo a sinistra è il figlio dell'artista e gli altri due bambini a destra sono i cugini.
Proprio come la pittura e la scultura rinascimentale faceva 500 anni fa, così Alan Pascuzzi ritrae personaggi veri e non di fantasia rendendo, se possibile, ancora più significativa e importante la sua opera.

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giovedì 5 gennaio 2012

Se i monumenti si sgretolano.


Piazza della Repubblica nel 1883 al tempo della distruzione del Ghetto. La Colonna dell'Abbondanza anche al tempo vituperata dall'affissione di manifesti.
A Firenze, così come in altre città d’Italia, la conservazione delle opere d’arte è un problema costante che ha nelle nuove tecnologie uno spiraglio per cercare di monitorarne lo stato di salute.
Il recente avvenimento di piazza della Repubblica a Firenze, dove dalla Colonna dell'Abbondanza si è staccato un capitello di circa 50 chili, porta nuovamente alla luce quanto ormai accaduto più volte anche a Pompei ed in altre città italiane.
I monumenti all’aperto sono da sempre attaccati dalle intemperie e ormai, da tempo, si è capito che gli interventi di manutenzione devono essere svolti periodicamente, compresi quelli di monitoraggio dello stato di salute dei materiali che li compongono.
La pioggia caduta negli ultimi giorni è penetrata, così come altre centinaia di volte, dentro alcune fessure della struttura della colonna, danneggiandone la consistenza, con la calma che contraddistingue il lavoro erosivo dell’acqua, e un pezzo della Colonna dell'Abbondanza in piazza della Repubblica a Firenze è caduto.
Si è staccata una parte del piatto superiore della colonna dal diametro di 50 centimetri e pesante alcune decine di chili. Oltre al rischio che è stato altissimo, pensando alle centinaia di turisti che ogni giorno passano proprio sotto la colonna, ma in particolare alle persone che sostano negli scalini della base del monumento, diviene paradossale che proprio perché stava piovendo, nessuno vi era seduto.
La colonna è un punto di riferimento un po’ per tutti i fiorentini e per il significato storico e simbolico che ha nel tessuto urbano cittadino. E’ considerata l’ombelico di Firenze in quanto posizionata nell’intersezione delle due strade principali di epoca romana, incrocio tra il cardo e il decumano dell’impostazione di ogni città fondata da Giulio Cesare e dalla cultura romana. E’ anche il punto dal quale si dividono tre dei quattro quartieri storici che delimitano i colori del Calcio Storico fiorentino, il quarto, i Bianchi di Santo Spirito si trovano Oltrarno. Posizionata sopra la colonna, c’è una copia della Dovizia scolpita da Giovan Battista Foggini nel 1722 in sostituzione di quella di Donatello del 1431. L’originale del Foggini é custodita nel palazzo della Cassa di Risparmio di Firenze.
Le autorità cittadine sono intervenute immediatamente dopo il crollo, ma assistiamo nuovamente alla gestione di una situazione d’emergenza così come ormai è divenuta abitudine nel nostro paese, e Firenze per questo non fa eccezione.
Sarà aperta un’inchiesta che porterà a un risultato, ma qualunque esso sia, di responsabilità o meno, lascerà comunque una ferita nel cuore della nostra città, patria dell’arte, culla della civiltà artistica e patrimonio dell’Umanità.

mercoledì 4 gennaio 2012

Andare via di cervello


“O zucconi e diho a voi, abbassahe la musiha
se no si ‘a via di cervello!”

Ragazzi per favore, abbassate la musica altrimenti fa venire il mal di testa.


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lunedì 2 gennaio 2012

La “Porta a Pinti”

C'era una volta, nella nostra storia fiorentina la Porta a Pinti, come ad esempio la Porta al Prato. Il fatto è che la Porta al Prato è ancora li, della Porta a Pinti non c’è rimasto nulla.
Anche questa porta faceva parte della terza cerchia di mura, quella per intendersi che è stata abbattuta per costruire i viali di circonvallazione. La Porta a Pinti si trovava proprio dove adesso si può scorgere l’ingresso di Borgo Pinti, lateralmente all’attuale Piazza Donatello.
Borgo Pinti, è una strada stretta ma importante. E' il risultato di una serie di costruzioni postume ad una via d’uscita dalla seconda cerchia di mura nella Firenze medievale, che immetteva nella strada campale per Fiesole; partiva dall’attuale Arco di San Pierino.
Pare che inizialmente questo borgo si chiamasse Borgo Fulceraco fino al momento in cui il toponimo si tramutò, come spesso succedeva al tempo, relativamente alle attività che si svolgevano nella zona.
Ci sono almeno tre versioni sull’origine del nome “Pinti”. Contrazione etimologica della parola “pentiti”, dalle abitanti del Monastero delle Donne di Penitenza dette le “Repentite” e individuabile nell’attuale Chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi; oppure semplicemente dal nome di una famiglia fiorentina o immigrata, venuta a Firenze a cercar fortuna.
La versione più accreditata si riferisce però ad una “fabbrica” di costruzione di vetrate dipinte, vetri “Pinti”, appunto. Erano le vetrate che ornavano i palazzi fiorentini delle grandi famiglie e che avevano nell’ordine dei Gesuati, i loro pittori.
I Gesuati erano una congregazione che sorse a metà del XIV secolo come fraternità di laici ispirata alla spiritualità di san Girolamo e si chiamavano così perché ripetevano frequentemente il nome di Gesù nelle loro arringhe e discussioni.
Luogo scomparso dei dintorni di Pinti è il giardino di Frate Durante Chiermontesi, 3.488 piante di esotici aranci e limoni. La magnificenza del giardino, pare sia stata frutto dei guadagni truffaldini del frate, commerciante di sale, che nella misurazione per la vendita usava uno “staio” di minore capacità perché costruito con una doga di legno in meno. Il giardino venne distrutto durante le scorribande battagliere tra i Cerchi e i Donati.
La bellezza delle nostre storie è che tutto si intreccia, un po’ come oggi si dice “com’è piccolo il mondo”!
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