lunedì 28 luglio 2014

Stesso trattamento per i monumenti?

Foto: Nove da Firenze - Lenoci
Davvero uno spettacolo desolante quello che si subisce passando per il piazzale di fronte alla Fortezza da Basso. Alcuni vandali hanno ridotto letteralmente in pezzi la scultura dedicata ai numerosi Geni Fiorentini di tutti i tempi.
Ma la domanda, oltre al motivo per cui alcuni personaggi si divertano a "distruggere" anziché "costruire" è perché non si rivolga la stessa attenzione alle opere d'arte contemporanee come a quelle del passato. Comprendo la differenza di valore delle stesse opere, ma il concetto di arte viene deviato esclusivamente dal valore economico, oppure un'opera d'arte ha un valore in quanto patrimonio dell'umanità, patrimonio di tutti?
Mario Ceroli è l'autore della scultura rovinata, è nato a Castel Frentano il 17 maggio 1938 ed è uno scultore e scenografo italiano. La scultura è posizionata tra l'accesso principale della Fortezza e il Palazzo dei Congressi e s'intitola "Silenzio: ascoltate!"

Foto: Nove da Firenze - Lenoci
E' davvero desolante vedere intorno alle macerie un timido nastro bianco e rosso, nastro che non si usa più nemmeno per delimitare le aiuole in corso di semina. E' un miracolo se i pezzi della scultura siano ancora in loco.
Come ci racconta Lenoci, l'opera fu donata dalla Provincia di Firenze al tempo in cui a guidarla c'era Matteo Renzi, nell'ambito delle iniziative del "Genio Fiorentino" nell'anno 2007. Fu inaugurata il 23 marzo e rappresenta un di tratto di cavea teatrale, dove si trovano collocate le sagome di "geni fiorentini" come Dante Alighieri, Giotto, Ghiberti, Brunelleschi, Masaccio, Cellini, Cosimo il Vecchio, Lorenzo il Magnifico, Botticelli, Michelangelo, Leonardo, Amerigo Vespucci, Antonio Meucci e anche il nostro Roberto Benigni.
La piazza sede della scultura, è intitolata ai Bambini e alle Bambine della Strage di Beslan. Un massacro avvenuto fra il 1 e il 3 settembre del 2004 in Ossezia del Nord nel Caucaso russo.

Che sia d'arte antica, classica o contemporanea, il trattamento di riguardo verso le opere d'arte deve essere affrontato con la stessa determinazione e cura. L'abbandono visto dopo il danneggiamento dell'intera scultura ha qualcosa di strano, qualcosa che un cittadino di Firenze oppure un turista non si riescono a spiegare.

Copyright © Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata

venerdì 18 luglio 2014

Il Sindaco Nardella ci racconta Firenze

Il Sindaco di Firenze Dario Nardella racconta in un video i segreti della sala di Clemente VII.

Intervistato dal consulente personale Stefano Boeri, racconta i segreti della sala Clemente VII di Palazzo Vecchio, dove ha sede proprio l'ufficio del sindaco: "E' un diario, un racconto nel quale si narra uno dei momenti topici della storia dei Medici"


Clicca QUI per vedere il video

lunedì 14 luglio 2014

Codice Morale del Calciante

Codice Morale del Calciante
di Filippo Giovannelli

Assimilabile a quello degli ordini cavallereschi medievali e rinascimentali, il Codice Morale del Calciante ricalca lo stesso percorso relativo all'integerrima integrità morale dei Guerrieri e dei Cavalieri.
Già dalle origini del Gioco del Calcio a Firenze, nell'evoluzione locale del gioco, si concretizzò la necessità della verifica morale del Calciante.
Il XII secolo fu il momento storico della costituzione di una nuova appartenenza europea, di un nuovo modo di rapportarsi alla società. Ci si preoccupava del meno abbiente e si agiva per proteggere le classi più deboli; in seguito a Firenze vennero istituite delle speciali Magistrature di stampo “sociale” come l’Ufficio dei Pupilli, che si preoccupava delle vedove e degli orfani.
In realtà si pose attenzione al rispetto reciproco e ad un passaggio graduale dai vecchi costumi societari fiorentini, alla compassione e all'abbandono della “forza” come soluzione dei problemi della società per indirizzarsi, in seguito, verso il Rinascimento.
Il “Codice Cavalleresco” stabilì in definitiva il concetto forte di "Cavaliere" che fu attentamente assimilato e adottato anche dai partecipanti a pratiche ludiche come quella del Giuoco del Calcio applicando le regole e adeguando le proprietà morali alle necessità. Il “Codice del Cavaliere” dava precise indicazioni, impregnandosi nella società medievale come riferimento comportamentale; esso si basava su saldi principi.

Foto di Giuseppe Sabella
Da quel codice deriva il “Codice Morale del Calciante”. I principi fondamentali che di seguito descriviamo, sono strettamente collegati uno con l'altro e non possono prescindere dall'assenza anche di uno solo di questi integerrimi atteggiamenti.
Cercheremo di descriverli partendo dalla Virtù, che può apparentemente apparire come un principio oltrepassato se applicato agli ideali di comportamento del nostro tempo, ma in questa occasione facciamo riferimento a Calcianti, uomini che vivono il presente all'interno di una Rievocazione Storica e che partecipano alla partita essendo consapevoli di portare il loro fiero passato in uno spettacolo, come fosse una “Storia Vissuta”. I Calcianti hanno sulle proprie spalle una forte responsabilità, sono gli eredi di un momento glorioso della popolazione della Firenze del 1530 e rappresentano e omaggiano ogni volta i fiorentini di quel periodo, gli antesignani della nostra manifestazione. E’ per questo imprescindibile ed importante motivo che i Calcianti, oltre alla Virtù, seguono l’Onore, il Rispetto, il Coraggio, la Lealtà, la Fedeltà, la Fiducia, la Clemenza e la Considerazione.

La Virtù proviene dal latino virtus. E’ i "modo perfetto d'essere", è il comportamento volto verso il positivo, è la predisposizione dell’individuo al “bene” e non al “male”, è lo stato d’animo rivolto verso il giusto, per accrescere la capacità dell’individuo a migliorarsi e ad eccellere in qualcosa, ad agire in azioni volte al miglior risultato, ad essere virtuoso. Il significato di virtù è strettamente correlato a quello di Calciante. La parola latina “virtus”, significa letteralmente "virilità" ed è direttamente in linea alla parola latina “vir” = "uomo", nel senso del carattere maschile riferito alla “forza” e ai valori principali della Guerra.
L’Onore è un sentimento proprio della persona umana. L’Onore comprende al suo interno la reputazione, l'identità morale del Calciante inteso come individuo. L’Onore è il “diritto” di rispetto da parte degli altri. L’Onore è il “dovere” di rispettare gli altri.
Il Rispetto comprende inequivocabilmente le regole dell’obbligo al sacrificio per se stessi e verso gli altri. E’ il sentimento e l’atteggiamento di riguardo, di stima e di deferenza, devota e spesso affettuosa, verso una persona o un gruppo.
Il Coraggio proviene dal latino “coraticum” o anche “cor habeo” per cui la parola composta da “cor”, “cordis” = “cuore” e dal verbo “habere” e cioè tradotto come “avere cuore”. E’ associato alla già descritta virtù umana, quindi alla forza. Chi ha coraggio non rimane sorpreso di fronte ai pericoli, li affronta con serenità assumendone il rischio, non si arresta di fronte a dolori fisici o morali e affronta a viso aperto le situazioni di sofferenza, d’incertezza e d'intimidazione.
La Lealtà deriva dal latino “legalitas” ed è l’”obbedienza” a particolari valori di “correttezza” e di “sincerità” in particolar modo nelle situazioni difficili. La Lealtà si mantiene confermando le promesse iniziali e i comportamenti conseguenti a valori prestabiliti, anche sottintesi. La Lealtà è la “coerenza” dei comportamenti dell’individuo tra ciò nel quale crede (ideale) e ciò che applica nel proprio essere ed esistere. La Lealtà nel Giuoco del Calcio Fiorentino, non combacia con l'agonismo esasperato, ne con l’apparenza o la trasformazione dei comportamenti. Anche se nell'odierno vivere sembra una virtù personale antiquata e in declino, nel Calcio Fiorentino è una delle caratteristiche fondamentali del comportamento del Calciante, insieme ad altre che abbiamo già citato ed integrandone ancora come la prudenza, il buon senso, il pudore, la continenza, la galanteria o la correttezza. La Lealtà è una “qualità” della morale umana. Per essere leali si deve superare una barriera psicologica e di conflitto interiore su una scelta, il giusto o lo sbagliato.
La Fedeltà essa stessa è un’altra virtù. E’ l’impegno morale a cui il Calciante si vincola in modo che il legame verso un altro o verso il gruppo sia valido. Il legame sincero si basa sulla fiducia reciproca.
La Fiducia è anch'essa un atteggiamento verso altri o verso sé stessi. Il Calciante deve confidare nelle altrui e nelle proprie possibilità e a seguito di una positiva valutazione di fatti, circostanze e relazioni, donare un sentimento di sicurezza e tranquillità ai propri compagni di gioco.
La Clemenza è un’altra importante virtù. Colui che è clemente perdona facilmente o punisce con mitezza, è umano e indulgente. Si lasciano in campo i rancori e gli scontri e si compiono gesti di stima reciproca e di considerazione fuori dall'arena di gioco.
La Considerazione, nel caso del Calciante, è intesa come senso di stima e di reputazione. Il Calciante deve avere stima in se stesso e negli altri, deve godere di molta considerazione, deve essere degno di considerazione e allo stesso tempo tenere in grande considerazione gli avversari e i loro atteggiamenti.
Seguendo questo codice morale e applicando le poche regole del Giuoco del Calcio Fiorentino, potremmo ottenere un grande spettacolo di Rievocazione Storica.


Copyright © Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata
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