venerdì 30 gennaio 2009

Mike Francis, lo ricordo...

Francesco Puccioni, questo era il vero nome di Mike Francis. Nato a Firenze nel 1961 è stato per moltissimi amanti della musica pop degli anni '80 un mito, un riferimento.
Personaggio schivo e discreto, non ha mai amato apparire. A differenza di altre star del mitico periodo di "Survivor", non appariva mai in televisione ed ha rifiutato più volte partecipazioni a reality show. Quando era con i Mystic ha tenuto nascosto persino il nome.
"Pochi sanno che una delle sue canzoni, "Friends", e' stata 23 anni fa per settimane ai vertici delle classifiche del Regno Unito. E che nelle Filippine, nel 1990, era diventato una star locale dopo aver pubblicato un suo album dal vivo. Ma sicuramente sulla scena italiana manchera', soprattutto agli 'over 40' che negli anni Ottanta hanno sicuramente ballato sulle note di "Survivor" o "Together"."
Personaggio pulito dello spettacolo, è morto a 47 anni.
Personalmente lo ricordo con la nostalgia degli anni in cui la sua musica mi faceva innamorare, ricercare, pensare, vivere delle emozioni intense nel corso della mia adolescenza.
Grazie Francesco...

sabato 24 gennaio 2009

Le Colonne Bianche di Palazzo Vecchio

E' finita la prima fase di restauro del cortile di Michelozzo dentro a Palazzo Vecchio, così come lo allestì Giorgio Vasari nella seconda metà del Cinquecento in occasione delle nozze di Francesco, figlio di Cosimo I de' Medici e di Eleonora di Toledo.
E' il compimento di una prima fase importante per ridare lucentezza al fregio sopra le arcate delle facciate del cortile, agli intonaci cromatici, alle basi dei pilastri in pietra serena e ai nove pilastri decorati a stucco monocromo dorato.

L'intervento appena concluso ha appunto riguardato il fregio affrescato sopra le arcate delle facciate del Cortile, compresi i cinque medaglioni con cornice a rilievo e bassorilievi dipinti, gli intonaci cromatici degli estradossi delle arcate con relativi profili a rilievo, i nove pilastri decorati a stucco monocromo e dorato, le basi in pietra serena dei pilastri, la mensola marcapiano in pietra serena che delimita superiormente il fregio dipinto.
Per quanto riguarda il fregio affrescato la pulitura è stata effettuata con impacchi di resine a scambio ionico. E' stato poi eseguito il consolidamento con impacchi di idrossido di bario, quindi la restituzione estetica che ridà luce ai brani pittorici rimasti fortemente abrasi ma di grande impatto visivo.
Per il restauro dei pilastri e quindi degli ornati a stucco che li rivestono sono state utilizzate metodologie differenziate. I rilievi in succo naturale bianco sono stati sottoposti anch'essi ad impacco, non eseguito sui fondi dorati per non danneggiare lo strato a oro superstite, dovuto ai restauri del Novecento. Il ritocco dei fondi in oro è stato eseguito in modo misurato.
La situazione conservativa in cui si trovava il cortile del Michelozzo è dovuta a molteplici fattori fra cui la forte umidità, i trattamenti inidonei operati nel corso di interventi di restauro progressi e le inadeguate modalità d'uso e di manutenzione dell'ambiente.
Dai documenti cartacei e fotografici delle campagne di restauro depositati all'Archivio Storico del Comune, si puossono verificare i vari interventi nel Novecento in particolare nel 1944 per riparare i danni di guerra del portico sud, negli anni cinquanta e sessanta sempre per lotti, ma in modo discontinuo. L'ultimo nel 1993 quando furono restaurate le vedute di Vienna, Innsbruck ed Ebersdorf.

L'apparato decorativo vasariano si sovrappose a quello realizzato nel 1453 da Michelozzo Michelozzi, di cui sono tutt'ora visibili gli elementi in pietra serena. Gli affreschi del Cortile sono da attribuire ad artisti della cerchia del Vasari come marco da Faenza
Guarda il piccolo video amatoriale del cortile così come si presenta adesso:

venerdì 23 gennaio 2009

Finalmente Arte Contemporanea a Firenze


Una mostra di Arte Contemporanea a Firenze.
Costituisce l’esito del Premio Emerging Talents, creato dalla Fondazione Palazzo Strozzi e realizzato dal Centro di Cultura Contemporanea Strozzina - CCCS di Firenze con la finalità di stimolare e promuovere l’attenzione della critica e del pubblico internazionali intorno alla giovane arte italiana.
Sono presentati, all’interno delle sale del CCCS, i lavori di 25 artisti scelti da un Comitato Scientifico di selezione composto da quattro tra i più affermati esponenti della nuova generazione di curatori italiani indipendenti, Andrea Bellini, Luca Cerizza, Caroline Corbetta,
Andrea Lissoni e dall’ artista e docente Paolo Parisi.

I due vincitori del premio, otterranno una borsa di studio per svolgere un periodo di residenza presso il Künstlerhaus Bethanien di Berlino e il Netherlands Media Art Institute Montevideo di Amsterdam.
Il percorso espositivo si sviluppa in cinque sezioni che riuniscono le diverse opere selezionate dai curatori. Queste dialogano tra loro in una sorta di incontro-scontro formale e concettuale, in un’occasione di coerente relazione tra pittura e video, scultura e grafica, fotografia e installazione, coinvolgendo lo spettatore in una eterogeneità di stimoli e suggestioni. Il visitatore si trova immerso in intime trame di racconti familiari, in colorati dipinti simbolici, in piccoli oggetti concettuali, in eteree installazioni di materia leggera o grandi sculture animate da significati nascosti. Raccontare la giovane arte italiana, dunque, significa attraversare una grande ricchezza di linguaggi e di tecniche e rivelare una tensione creativa di ampio respiro, intima, privata, autentica e assolutamente aperta al contesto europeo e internazionale.

Per approfondire sull'iniziativa potete leggere:

Introduzione di Lorenzo Bini Smaghi
Sul Premio Emerging Talents, di Franziska Nori e Riccardo Lami






Emerging Talents - Nuova Arte Italiana
Palazzo Strozzi - CCCS Strozzina
Firenze
dal 23 Gennaio 2009 al 29 Marzo 2009

Informazioni: Tel. + 39 055 2645155
Prenotazioni: Sigma CSC
tel. +39 055 2469600
fax +39 055 244145
prenotazioni@cscsigma.it

Orario per prenotare: Dal lunedì al venerdì 9.00-13.00/14.00-18.00



giovedì 22 gennaio 2009

La Madonna del Brunelleschi

Chi poteva immaginare che dopo così tanti secoli, dentro una proprietà della curia di Fiesole, si potesse riscoprire il Filippo Brunelleschi scultore.
La Madonna col bambino in terracotta, dipinta con colori diversi, ha avuto nell'Opificio delle pietre dure di Firenze coloro che l'hanno scoperta e poi restaurata.
Ci sono voluti due anni di restauro per rendere evidente la raffinata realizzazione e poterla ascrivere senza ombra di dubbio al Brunelleschi.
Durante il restauro è stato evidenziato che questa statua è stata modellata direttamente con creta e dallo stesso modello sono stati ricavati i calchi per altre tipologie di materiali.
Pare che la committenza dovesse essere di prestigio, dai materiali utilizzati come moltissimo oro e la scritta sul basamento "O mater dei memento mei".
Sono stati asportati a colpi di scalpello gli stemmi della committenza. Si ipotizza possa identificarsi con quella che nel 1418 è documentata nella camera da letto di Giovanni di Bicci de' Medici, capostipite della famiglia più potente di Firenze al tempo del Brunelleschi.

La Madonna di Fiesole si può ammirare al Museo dell'Opificio delle pietre dure a Firenze in via Alfani 78. Fino al 28 febbraio www.opificiodellepietredure.it


lunedì 19 gennaio 2009

L’Arno

Presente nella collezione del Regno di Francia già prima dell’esposizione e della realizzazione del Museo del Louvre, il busto di questa divinità fluviale, denominato “L’Arno”, è stato realizzato a Roma, verso la fine del XVI° secolo – inizio del XVII°.
Questo busto è presente al Louvre dal 1810, ed è stato registrato nel 1824 come di provenienza dal vecchio fondo del palazzo, antecedente all’apertura del museo.
E’ stato da prima considerato come una testa antica del Nilo fino alla copia della testa di una figurazione dell’Arno conservata in Vaticano, una statua antica del dio fiume completata nel XVI° secolo con una testa. Pare che Michelangelo avesse regalato il modello.
A ben notare il busto di queste foto, anche se non di buona qualità, pare difficile non aver scoperto subito che l’autore o meglio il bozzettista potesse essere Michelangelo Buonarroti, le caratteristiche sono veramente impressionanti se paragonate al Mosè o agli affreschi della Sistina.
E’ comunque di un certo interesse, accostare questa opera d’arte a Firenze, fosse solo per il nome “Arno” o perché probabilmente proveniente dal Buonarroti. Altre opere d’arte rappresentano l’Arno come divinità. Un bassorilievo di divinità fluviale (molto probabilmente l'Arno), è stata trovata presso un pozzo sotterraneo vicino Piazza della Repubblica, sotto l’attuale cinema Gambrinus. E’ esposto al museo Firenze com’era.

venerdì 16 gennaio 2009

Il Re Fiorino e il muro a Barbacane, tra leggenda e realtà.


Partiamo veramente da lontano, partiamo non da Firenze ma da sua madre.
Firenze era ancora un piccolo agglomerato di capanne di legno in riva all’Arno, le piccole famiglie che vivevano in quelle zone paludose e di malsano ambiente, potevano avere il “mito” ed il sostegno di un leggendario personaggio, vissuto proprio sul bordo dell’Arno,.
Umile e coraggioso difendeva fino allo spasimo quelle capanne, quelle famiglie e il luogo mitico che diverrà nei secoli, la più bella città del mondo.
Il Re Fiorino era un giovane ed aitante uomo, biondo, bellissimo e forte, la sua gente era continuamente sotto assedio dal "Lucumone" etrusco che lo controllava dall’alto della collina fiesolana.
I fiesolani iniziarono a poco a poco, a prendere posto sulle rive dell’Arno, costruirono nuove capanne, attraccarono sul fiume zattere e fecero mercati e commerci sulla via del passaggio per il nord, prendendo possesso lentamente, ma con determinazione, alcune zone di fondovalle.
Il Re Fiorino non poté durare a lungo nel preservare la propria gente e le proprie terre, i nuovi mercanti avevano inesorabilmente coinvolto nei commerci anche coloro che volevano restare a lui fedeli. Sentì vicino la fine del suo regno, ma non esitò a combattere per la libertà della propria terra contro l’indomabile tiranno di collina.
Il Re Fiorino cadde in battaglia, il grande e coraggioso Re, che in riva all’Arno combatté fino a raggiungere la morte in una bellissima giornata di primavera, quando in un campo di giaggioli cadde a terra senza vita, trafitto da una spada etrusca. Il suo nobile sangue non fu versato invano, i giaggioli si tinsero di rosso, il color porpora del suo sangue si sparse tutt’intorno lasciando indelebile il segno di Fiorenza nella storia.
Ma non è tutta leggenda. Un segno doveva aver luogo in quel periodo di transizione tra Fiesole e Firenze. Ed è qui, in un luogo mistico ed anonimo, vicino ad una struttura difensiva che, potrebbe essere stata usata dal nostro Re Fiorino per difendersi dall’etrusco.
Il Barbacane di Fiesole e Firenze, si trova ancora li, a metà strada tra la Madre e la Figlia, al tempo magari, data la povertà dei piccoli villaggi, era un terrapieno che rappresentava una soluzione semplice, veloce e poco costosa, per difendersi dal nemico.
Ora, nelle rovine di un muro, c’è una placca di pietra, nella quale è scolpito a chiare lettere: “A MATRE ET FILIA AEQUE DISTO”.

martedì 13 gennaio 2009

La finestra sempre aperta!!

In Piazza SS. Annunziata a Firenze, oltre allo Spedale degli Innocenti e alla chiesa con il porticato, si affacciano 2 palazzi di nobile fattura.
Uno è il Palazzo Budini-Gattai e l’altro è il Palazzo Grifoni.
Quest'ultimo prende il nome dalla famiglia fiorentina che lo fece costruire e nel quale poi soggiornò per diverso tempo.
La storia della finestra sempre aperta riguarda proprio alcuni personaggi di questa famiglia e più precisamente la moglie di un Grifoni. Essa si era trasferita da poco tempo nel palazzo quando il marito venne chiamato ad eroiche gesta nella guerre fiorentine dell’epoca. Il giorno della partenza saluto il marito Grifoni da una finestra del palazzo, in lacrime.
Gli anni successivi passò il proprio tempo a ricamare vicino a questa finestra dando degli sguardi alla piazza in attesa del ritorno del marito. Ormai vecchia guardava dalla finestra i bambini che giocavano e alla propria morte qualcuno volle chiudere la finestra. Si scatenò una protesta violentissima degli abitanti della zona e allora la finestra fu riaperta e tutto tornò alla normalità. Da allora la finestra ha sempre uno spiraglio aperto da cui si può intravedere la piazza.

mercoledì 7 gennaio 2009

La "Ribollita"... se non ora quando?

Ed eccoci a uno dei piatti più conosciuti della cucina fiorentina, quelli che quando si dice di mangiare a Firenze, si esclama: "Ribollita e bistecca"!!
La ribollita proviene dalla minestra di pane, un piatto semplice, ma gustosissimo.
La base di pane toscano senza sale è fondamentale, il cavolo nero col le sue belle foglie larghe, costolute e di quel verde scurrissimo lucido, il fagiolo bianco, a volte usato anche lo "zolfino" del Valdarno (ma non necessariamente) sono gli ingredienti fondamentali della primordiale minestra che successivamente alla loro cottura e fatti riposare (come gli avanzi di una volta) vengono ribolliti il giorno dopo.
In passato il fatto di ribollire gli avanzi aveva una buona logica del riciclo e del risparmio di danaro e di tempo, adesso è un prelibatissimo piatto della cucina tradizionale fiorentina.

Piatto povero quindi, la Ribollita e' una tipica ricetta fiorentina, molto ricercata dai turisti ma anche dagli stessi fiorentini che in casa non hanno più le nonne che la sanno cucinare.

Ecco a voi:
- pane toscano di qualche giorno
- fagioli bianchi lessati
- cavolo nero, cavolo verza, bietola
- patate
- carote
- porro, cipolla
- passata di pomodoro
- olio extravergine di oliva
- spezie della pineta
- pepe

Si prepara così:

Soffritto (olio extravergine di oliva mi raccomando), lessate i fagioli e passateli una parte per crearne una purea.
Al soffritto aggiungere un po' di passata di pomodoro, quando le cipolle hanno preso un pochino aggiungere le verdure cavolaie e poi le altre che avete scelto di aggiungere. (ah, la pentola deve essere capiente, non usate una padella).
Fatela stufare e bollire per un'oretta fino a che non diventa una bella densa minestra.
Poi dopo aver messo il pane a fette in una zuppiera capiente, versate alternando minestra, fagioli
olio e componete la bella zuppa.
Fatela raffreddare e quando volete mangiare (è buonissima anche fresca) prendetene la giusta quantità e ribollitela bene con un po' di brodino ed è fatta!!


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