giovedì 28 gennaio 2010

Michele Pini: indovino coppiere

Che sia stato indovino oppure no, è certo che Michele Pini era il Coppiere di Lorenzo de' Medici detto "Il Magnifico".
Una volta che le sue menti lo trasportarono verso la clemenza e la penitenza, dopo aver vissuto nel fasto della nobiltà fiorentina, raggiunse il convento dei frati Benedettini a Camaldoli e incontrando Giulio de' Medici predisse che sarebbe divenuto Papa; e così fu Papa Clemente VII.
Incontrando Alessandro Farnese predisse che sarebbe divenuto Papa dopo Clemente VII, e così fu Papa Paolo III.
Indovino o no, in quel periodo dopo la sua morte fu proposta la sua Santificazione e egli divenne Beato.

lunedì 25 gennaio 2010

IL ‘RACH 3’

(Concerto n° 3 in Re minore per pf & Orch. Op. 30, di Sergej Rachmaninov)
Ne ha scritti 4, Sergej Rachmaninov, di Concerti per pianoforte e Orchestra fra il 1891 ed il 1927 : il n° 1, in Fa diesis minore, Op. 1; il n° 2 in Do minore, Op. 18; il n° 3, di cui ci occupiamo in questa sede, ed il n° 4 in Sol minore, Op. 40. Di questi lavori esistono incisioni straordinarie, prime fra tutte quelle con il loro autore alla tastiera. C’è una incisione dei Concerti nn. 1 e 2, con Leopold Stokowsky sul podio della Philadelphia Orchestra e l’ Autore al piano. Un’altra con Andrej Gavrilov al piano e Riccardo Muti che dirige la stessa orchestra, della quale è stato per diversi anni Direttore principale e artistico, che eseguono i Concerti nn.2 e 3. La stessa Orchestra è diretta da Eugene Ormandy nei Concerti nn. 3 e 4 con l’Autore al piano. Queste sono solo alcune fra le più importanti incisioni dei 4 Concerti. Sergej Rachmaninov era considerato un grande pianista, un funambolico virtuoso della tastiera, al di la dell’esecuzione dei suoi lavori. Ed il Concerto n° 3 non scherza affatto : occorre un pianista che abbia grandi doti di virtuosismo per la sua esecuzione.
Non intendo esaminare questi capolavori dal punto di vista musicale. Il compito deve essere lasciato al critico. Mi interessa invece soffermarmi sull’impatto emozionale che provoca il n° 3: il ‘Rach 3’!, ed invogliare al suo ascolto. Mi interessa evidenziare in particolare il 3° movimento : Finale:alla breve. Mi preme suggerire la visione del film “Shine”, una produzione australiana del 1966.
Il film racconta la storia di un pianista che, influenzato dal padre fin da ragazzo, resta completamente coinvolto dal 3° Concerto e come stregato dalla e per la sua esecuzione fino a diventarne ossessionato, tanto da allontanarsene rimanendo però come vuoto dentro, senz’anima.
Successivamente la difficoltà del pianista viene superata ed ottiene un grande successo artistico.
Anche il Concerto n° 2 è stato usato dal cinema per alcune colonne sonore, fra le quali : nel 1946 da D. Lean per il film ‘Breve incontro’ e nel 1954 da B. Wilder, per “Quando la moglie è in vacanza’.
Fatevi prendere allora dalla voglia di ascoltarlo/i o più semplicemente dalla curiosità, che spero questo scritto abbia indotto.
Francoeffe

lunedì 18 gennaio 2010

Il Palio - Notizie generali

Tutto ha inizio il…giorno dopo. Finisce la Carriera e si comincia a lavorare al prossimo Palio. Ogni Contrada potrebbe essere in Campo anche solo dopo 44 giorni : tanti dividono il Palio di Provenzano, 2 Luglio, da quello dell’Assunta, 16 Agosto. Praticamente il tempo di rinfrescare i costumi della Comparsa, e via! Breve inciso per la Comparsa : questa concorre per l’assegnazione del ‘Masgalano’. Per chi ancora non lo sa è il premio che si assegna alla Comparsa più elegante, più compatta, più coordinata, che ha fatto insomma la migliore figura in Piazza. Masgalano pare significhi proprio più elegante, più distinto e derivi dallo spagnolo : Mas = più + galano = galante, distinto, elegante. Anche un Canto della tradizione parla di un uomo definendolo “…gentil galan…”. Il premio consiste in un piatto, con al centro una protuberanza dall’incerto significato : potrebbe, ad esempio, ricordare una mammella alla quale ci si nutre : il Palio in fondo è vita per la gente di Siena e per vivere ci si deve nutrire. Il Masgalano è un premio molto ambìto, è una importante espressione del Palio : vincerlo conferisce un grande onore alla Contrada.
Sono due i Palii che si corrono a Siena, hanno cicli diversi e non si incrociano. Ogni Contrada li può correre anche tutt’e due nello stesso anno. Hanno le stesse regole e meccanismi, si capisce, lo stesso svolgimento, provocano la stessa identica passione. Il Palio viene corso da 10 Contrade sul totale di 17 : 7 vi partecipano ‘di diritto’ ed hanno un anno di tempo per preparasi; 3 sono tirate a sorte fra le altre 10 appena 5 settimane prima della Carriera. Quindi le 7 che non corrono saranno quelle che ‘di diritto’ saranno in Piazza il prossimo anno, mentre le altre 3 saranno sorteggiate fra le restanti 10 e così via. E così per ognuno dei 2 cicli. Tre giorni prima della Carriera si entra nella fase caldissima del Palio : i cavalli vengono dati in ‘sorte’ alle Contrade con la cerimonia della ’tratta’: i nomi dei cavalli e delle Contrade vengono ‘tratti’ da differenti bussoli e abbinati fra loro. Il ‘barbaresco’, con un folto gruppo di contradaioli, prende in consegna il cavallo ‘avuto in sorte’ che non perderà mai di vista, accudendolo come un figlio. Dalle esclamazioni dei contradaioli si comprende la qualità del cavallo e se risponde alle aspettative della Contrada. Con cori, canti e il nugolo di contradaioli viene condotto alla stalla, nel cuore della Contrada il cui accesso , difendibile da ogni (im)possibile attacco, resta sotto stretta sorveglianza a(r)mata. I Capitani, che in questo periodo hanno carta bianca ed in mano le sorti della Contrada, con la collaborazione dei ‘mangini’, hanno fatto tutte le mosse, gli accordi più o meno segreti, le trattative (i partiti : così si definiscono a Siena), previsto e valutato le varie combinazioni possibili. Dopo l’assegnazione del cavallo ci potrebbe essere la necessità di qualche ritocco : chissa? Forse per valorizzare con un buon fantino il buon cavallo avuto in sorte?
Francoeffe

mercoledì 13 gennaio 2010

Il cemento armato del Brunelleschi


Svelati gli ultimi segreti della Cupola di Santa Maria del Fiore. Un precursore dell’utilizzo del cemento armato.

Filippo Brunelleschi nella realizzazione della Cupola di Santa Maria del Fiore utilizzò anche il ferro mescolato ad altri materiali. È uno dei risultati della ricerca sul capolavoro di Brunelleschi, pubblicata nei prossimi mesi dall’editore Pontecorboli, anticipato oggi dagli autori, Roberto Corazzi professore ordinario di Fondamenti ed applicazioni della geometria descrittiva e Giuseppe Conti professore associato di istituzioni matematiche presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, in Palazzo Vecchio. Alla presentazione erano presenti l’assessore all’Università e Ricerca Elisabetta Cianfanelli, il preside della Facoltà di Architettura dell’Ateneo fiorentino Saverio Mecca, il geologo Guglielmo Braccesi che ha effettuato le indagini specialistiche, il professore di Scienza delle Costruzioni Giacomo Tempesta e Ulderigo Frusi dei Lions di Firenze che contribuiscono alla pubblicazione della ricerca.
La Cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore di Firenze, costruita dal Brunelleschi fra il 1420 ed il 1436, ha sempre colpito nel corso dei secoli la fantasia dei visitatori e l'interesse degli studiosi; questo è dovuto sia alla sua bellezza, sia alla sua particolare ed innovativa tecnica costruttiva (su cui Brunelleschi non ha lasciato niente di scritto), sia alle sue dimensioni (il suo diametro esterno è 54 metri, la sua base si trova a 55 metri dal suolo, arriva a 91 metri e, con la Lanterna, essa raggiunge circa 116 metri; il suo peso è di circa 29.000 tonnellate).
La Cupola, in realtà, è formata da due cupole: una interna, che è la struttura principale e ha uno spessore di circa 2,2 metri, ed una esterna, più sottile (circa 0,9 metri), la quale, come disse il Brunelleschi, serve a proteggere la cupola interna dalle intemperie ed a renderla "più magnifica e gonfiante". Ed è proprio l’analisi della cupola interna, composta da tre strati (due spessi 70 centimetri e uno centrale 80 centimetri), che ha riservato una sorpresa. Utilizzando le nuove tecnologie come il georadar, la tomografia, l’endoscopia e il metaldetector, Braccesi ha analizzato il materiale con cui la cupola interna è stata costruita evidenziando la presenza di materiale ferroso nello strato intermedio (o di riempimento) che quindi non è realizzato soltanto in mattoni, come gli altri due. Per confermare questa ipotesi è stato realizzato un modello sperimentale di una porzione di vela della Cupola, che ha permesso di verificare i risultati ottenuti con le indagini eseguiti sulla Cupola medesima. Una verifica conclusasi positivamente e che consente di affermare la presenza di materiali ferrosi nella muratura dello strato intermedio.
Nel corso dei secoli, molti infatti pensarono che le tonnellate di pietre e mattoni, posati in forme così leggiadre, fossero tenute insieme da una forza misteriosa, il cui "segreto" aveva seguito Filippo di Ser Brunellesco nell'oltretomba. Altri ritennero, più tardi, di aver trovato la soluzione e balzarono agli onori della cronaca con ambiziose teorie e deduzioni.

Un'altro esimio studioso fiorentino, l'Architetto Massimo Ricci, anch'esso impegnato da più di 30anni sullo studio della cupola, ha in passato ricostruito in scala l'opera maestosa, non ha mai parlato però di cemento armato ne di ferro nelle strutture..
Chi vivrà vedrà..

lunedì 11 gennaio 2010

I "Veterani"

All’inizio avevo capito “Veterani scozzesi”. Certo, erano veterani della IIa Guerra Mondiale, ma britannici : scozzesi, inglesi, gallesi ecc…
L’idea che fossero scozzesi però mi affascinava un po’ di più. La Scozia e le sue leggende. La Scozia e i suoi castelli. Non ne sapevo molto di più : una terra di curiosi signori che, nella maggior parte, indossano una gonna, il Kilt, ed il resto del mondo non sa se sotto indossano altro. Curiosità, si capisce. Ma che infine sia soddisfatta! Eccole le cognizioni sulla Scozia. Ah, c’è dell’altro e mi interessa : Edimburgo ed il suo Festival del Jazz, fra i più importanti del mondo. Una delle ultime esibizioni del Modern Jazz Quartett (MJQ), ha avuto luogo nell’edizione 1991.
Si potrebbe anche parlare del Gemellaggio fra Firenze e Edimburgo : grigio scambio di delegazioni ufficiali e, di tanto in tanto, le vetrine del centro di Firenze zeppo di Bandiere e prodotti di quelle terre.
Poi un giorno, una telefonata. Mi chiama un vecchio amico che, brevità e riservatezza, chiamerò Ezio. “Pronto Franco? Mi servirebbe il tuo aiuto per portare avanti una operazione relativa ad una Delegazione che verrà l’anno prossimo”. Era il 1994 ed a breve sarebbe dunque arrivata una piccola Delegazione per verificare tempi e luoghi, incontrare Sindaci e personalità per le manifestazioni del 50° della fine della Guerra e della Liberazione. L’amico mi informa che una Associazione di Veterani, la “Montecassino Veteran Association” aveva rifiutato l’invito a partecipare a Cassino alle manifestazioni indette per celebrare la fine della guerra, culminanti con una grande rimpatriata di ex combattenti, in un ‘volemose bene’ generico e non condiviso. Era stato contattato da John Clark, un ex sergente, Segretario di tale Associazione, che cercava un luogo alternativo. Non avrebbero sfilato con gli antichi nemici. Mai!
Parve ai Veterani che la Toscana e Firenze in particolare rispondessero al loro interesse, anche per i loro trascorsi rapporti con questi luoghi.
Ecco l’equivoco in cui ero incappato all’inizio: fra questi Veterani la maggior parte erano del Reggimento scozzese “Black Watch”, fra cui il Segretario di cui sopra. Il Reggimento si era immolato per la conquista della quota di Montescalari, fra il Valdarno, il Chianti e Firenze, nei pressi di Figline Valdarno. Cadde il 70% del Reggimento e di questi il 90% dei combattenti, incitati e sospinti dalle loro cornamuse. I sopravvissuti furono poi assegnati ad altre unità oltre l’Appennino. Da allora sulla bandiera di Guerra del Reggimento c’è una parola ricamata :”Montescalari”. Questo vittorioso episodio non è stata l’unica vicenda vissuta dal Reggimento.
Alcuni giorni prima erano arrivati a S. Pancrazio di Bucine, poco dopo l’eccidio in questo borgo e di quello di Civitella della Chiana. Quando entrarono in San Pancrazio, il Sergente Clark in testa, ai soldati si presentò una scena terrificante. Erano avvezzi alle miserie e distruzioni della Guerra : venivano da Salerno ed avevano anche conquistato, decimati, Montecassino con tutto quel che significa. Ma una scena come quella non se l’aspettavano : le donne di San Pancrazio con pochi vecchi - ma vecchi- ed alcuni bambini scampati all’eccidio, stavano scavando ‘La fattoria’ per estrarvi i resti di una 80ina di uomini uccisi uno ad uno, da nazisti e fascisti in ritirata incalzati dagli Alleati.
L’eccidio era stato scatenato per rappresaglia ad un episodio di guerriglia dei Partigiani : 1 a 10!
Al termine dell’eccidio gli assassini hanno sfondato le botti da cui era fuoruscito vino e il deposito di carburante da riscaldamento. I liquidi si erano mischiati ai cadaveri ed il tutto fu minato e fatto esplodere. L’arrivo delle avanguardie col Sergente in testa trovò la gente a scavare fra le macerie ancora fumanti. I soldati aiutarono per due giorni nello scavo. La pietà per i morti ha da sempre legato fraternamente le popolazioni e quell’episodio non ha certo fatto eccezione. Nel breve soggiorno a S. Pancrazio i soldati e questa gente (oramai solo donne e bambini con qualche vecchio- ma vecchio) che neppure si intendevano a parlare, hanno fraternizzato e tenuto corrispondenza ancora per molto tempo dopo. Quando la piccola Delegazione nel 1994 è arrivata a S. Pancrazio a prendere accordi per l’anno venturo, il Sergente Clark si è riconosciuto con Adriana, allora bambina. Il sergente durante i suoi momenti liberi usava sedere su una pietra accanto alla soglia della casa della bimba, appena fuori il paese, alla quale offriva cioccolato ed altro.
La popolazione di S. Pancrazio, al corrente della visita, si era riversata in Piazza davanti alla Fattoria adesso restaurata dove ha sede il Museo che ricorda, fra l’altro, il brutale eccidio del ’44. Quando si sono sentiti la storia e i nomi di Adriana, adesso quasi 60enne e di John quasi 80enne, nessuno e rimasto con gli occhi asciutti.
Francoeffe
(foto : La Copertina del fascicolo)

domenica 10 gennaio 2010

The rebel Angel - L'Angelo ribelle

On the smaller portal on the right while looking at the facade of Florence Cathedral, we can find a tile which portrays the last of a series of very expressive little angels, called Angels of the Apocalypse, realised by Emilio Gallori and Cesare Zocchi around the year 1880.
The Angels of the Apocalypse seem to tell a story and during the years they have lent themselves to fantastic creations, inventions and short stories told by grandparents to their grandchilden; just because every angel has a different emotional expression until reaching the one who absolutely evokes the rebellion. His gesture is the refusal expression and conclusion of a speech; the rebel Angel!
In front of others, he himself refuses any fears expressing his disappointment with the Italian popular “Umbrella's gesture” (going to hell, “f***off”).
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Sul portale della porta minore di destra guardando la facciata del Duomo di Firenze, ultimo di una serie di angioletti molto espressivi si trova una formella che ritrae l'ultimo di una serie di Angeli chiamati dell'Apocalisse, realizzati da Emilio Gallori e Cesare Zocchi intorno al 1880.
Gli Angeli dell’Apocalisse sembrano raccontare una storia, si sono prestati negli anni ad invenzioni fantasiose, ad invenzioni ed a novelle raccontate dai nonni ai propri nipoti, proprio perché ad ogni angelo possiamo assegnare un’espressione emotiva diversa, fino a raggiungere colui che in assoluto evoca la ribellione, il suo gesto è l’emblema del rifiuto e della conclusione di un discorso; l’Angelo ribelle!
Al cospetto degli altri lui stesso rifiuta ogni paura esprimendo il suo disappunto con il famoso gesto "dell'ombrello".

sabato 9 gennaio 2010

The Florentine Grave - Gli Avelli

The “Avelli” are sepulchres where important people were buried, and in their gravestones was placed the family coat of arms. In this place, via degli Avelli, around the complex of the Church of Santa Maria Novella there are a few of them.
In Florence, until not too long time ago, it was told an expression to indicate a great stench: “... senti che avello...” (“feel what an avello”) just because the stench of decaying of dead bodies came from the coffins since they were not well sealed. Therefore, for indicating a bad smell it used to be said: “...tu puzzi come un avello!!” (“...you smell like an avello!!”), with all due respect to those who lived there.
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Gli "Avelli" sono dei sepolcri nei quali venivano seppelliti personaggi importanti e nelle lapidi veniva collocato lo stemma di famiglia. In questo luogo, via degli Avelli, intorno al complesso della Chiesa di Santa Maria Novella ce ne sono alcuni.
A Firenze era in uso, fino a non molto tempo indietro, un modo di dire molto particolare per indicare un gran puzzo : “... senti che avello...” proprio perché, non essendo le tombe ben sigillate, il puzzo della decomposizione dei cadaveri proveniva da questi, ecco che per indicare un cattivo odore si diceva : "...tu puzzi come un avello!!", con buona pace di chi viveva da quelle parti.

venerdì 8 gennaio 2010

The Spring “taken off” - La Primavera decollata

At the four corners of the passage of Ponte Santa Trìnita (Holy Trinity Bridge), are located four statues that represent the four seasons, made by Giovanni Caccini, Pietro Francavilla and Taddeo Landini. The statues were fished up in the river Arno during the years of reconstruction of the bridge destroyed by German bombings of Second World War. It so happened that the Spring's head was not found, and the statues were put back on the bridge, missing off the head of one of them.
A Florentine antiquarian, Bellini, even offered a reward of 5000 dollars to those who had found the missing head. In 1961, after a long research it was found by the “renaioli” (“sand diggers”), local workers extracting sand from the river Arno, and subsequently it was put back on the statue. When you pass by there, look carefully at its neck. It has a very big “scar”!
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Ai quattro angoli del passaggio del Ponte Santa Trìnita, vi sono poste quattro statue che rappresentano le quattro stagioni, opera di Giovanni Caccini, Pietro Francavilla e Taddeo Landini. Le statue vennero ripescate nel fiume Arno durante gli anni della ricostruzione del ponte distrutto dai bombardamenti tedeschi della seconda guerra mondiale. Il caso volle che la testa della Primavera non fu ritrovata e le statue vennero riposizionate, mancanti della testa di una di loro.
Un antiquario fiorentino, Bellini, offrì addirittura una ricompensa di 5000 dollari per chi avesse ritrovato la testa mancante. Dopo lunghe ricerche fu ritrovata dai "renaioli", lavoranti del luogo estrattori della rena dall'Arno, nel 1961 e successivamente riposizionata. Guardate bene quando passate da quelle parti, ha il collo con una grossissima "cicatrice"!

La Cassaforte

E’ usuale a Firenze scoprire dettagli storici importanti che, con una semplice ricerca, portano alla luce curiosità interessanti, sconosciute perlopiù al grande pubblico ed alla storia popolare.
Intrappolato nello shopping post-natalizio, mi ritrovo a scegliere e provare alcuni vestiti all’interno di un famoso negozio fiorentino.
Noto una poltrona di pelle ben sistemata accanto ad una cassaforte medievale di fine ‘400.
Una cassaforte nella cassaforte. Murata all’interno di uno spesso divisorio di palazzo, una grande vasca in pietra scalpellata fa da sottofondo ad una grande nicchia. All’interno della nicchia un primo sportello in legno massiccio, rivestito in lamina di ferro, “borchiato”, nel quale è incastonato un marchingegno di chiusura, anch’esso in metallo, con una chiave.

Lo sportello principale, anch’esso in legno massello, probabilmente di quercia, poi verniciato, è tempestato di borchie e bulonature. Al suo interno, manovrato da una grande chiave, una serratura d’altri tempi, con rimandi alle soglie della cassaforte, anch’esse in pietra serena, in basso, in alto, a destra e a sinistra.
Il buco della cassaforte, ad un’attenta verifica, si scopre rivestito di lastroni, anch’essi di pietra scalpellata. La cassaforte non è il muro, ma è incastonata nel muro e assemblata in loco con lastre di pietra serena ben lavorata.

Uno sguardo attento mi porta poi a verificare i capitelli delle colonne che reggono le volte delle stanze, ed a notare che ad ogni base, è stata scolpita l’”Aquila dorata che germisce un torsello”.
Non è stato difficile collegare il fatto a che quella stanza facesse parte dell’adiacente (ma probabilmente tutto il palazzo in cui mi trovavo ne faceva parte) Palazzo dell'antica sede dell'Arte di Calmala, con il simbolo della corporazione che ritroviamo dappertutto, sia all’interno che all’esterno dell’edificio.
Riguardo al torsello, si tratta di un pacco di tessuti e stoffe legato da una corda.
L'Arte dei Mercatanti o di Calimala era una delle Arti Maggiori tra le corporazioni di arti e mestieri di Firenze. Il nome deriva da via Calimala, nel centro di Firenze, dove esistevano numerose botteghe dell'Arte.
L’Arte di Calimala fu fondata intorno al 1182, dai mercanti fiorentini che al tempo commerciavano prevalentemente stoffe e drappeggi.
La parola “Calimala” ha ispirato ricerche importanti e sono state formulate alcune ipotesi plausibili sulla propria origine.

Dino Compagni fa risalire il nome al greco “kalos mallos” interpretandolo in “bella lana”, vista la prospicenza e la vicinanza dei magazzini dell’Arte della Lana.
Un’interpretazione più recente è quella dello storico Franco Cardini che fa risalire l’origine a “calle maia”, in pratica la strada principale, quella del Cardo Maximo romano.
Oppure anche dal latino “callis malus”, tradotto volgarmente come strada brutta.

L'Arte di Calimala venne soppressa nel 1770 dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, quando fu istituita la Camera di Commercio.
I soci di questa Arte importavano le materie prime, come la lana grezza proveniente dall’Inghilterra o dalla penisola iberica (in quanto ritenute le migliori sul mercato), ma anche stoffe e tessuti dalle fiere della Champagne in Francia e per questo detti panni franceschi. I mercanti si riunirono in potenti compagnie commerciali che aprirono diverse filiali e magazzini in molte città europee e del nord Africa; gli agenti dell’Arte di Calimala che vivevano all’estero trattavano perciò anche l’acquisto di merci locali come perle, corallo, oro, argento e seta.
Mi sono quindi immaginato che una cassaforte di questo tipo, potesse essere stata utilizzata per depositi di denaro e pietre preziose, per contenere documenti riferiti agli scambi commerciali del medioevo e del rinascimento fiorentino.
Un mezzo, uno strumento, che ancora oggi avrebbe una sua funzione, fosse altro che per il proprio eccezionale stato di conservazione.

giovedì 7 gennaio 2010

The Medici Warrior, sitting - Il Medici Guerriero, "seduto"

The statue that you can see in Piazza San Lorenzo (San Lorenzo Square) represents Giovanni dalle Bande Nere, the Medici Warrior. It was commissioned by his son, Granduca di Toscana, Cosimo I de' Medici.
At the beginning this statue had to be put inside the Cappella Negroni, in the Basilica di San Lorenzo (Basilica of St Lawrence), a church that has always been a symbol of the Medici family. Bandinelli created and realised the sitting Giovanni dalle Bande Nere; rarely such an important warrior and a warlord was portrayed in a different position as horse riding or in a standing position, posing or in military action, however the sitting position became necessary for the shorter space to which the monument was intended.
In 1850, Giovanni dé Medici (dalle Bande Nere) was put back in the square and in that occasion was composed a satirical epigram, which was ironic about the transfers of the statue: 
“Sir Giovanni delle Bande Nere, 
by horse riding for a long time, bored and tired, 
he got off the saddle and sat down”
--
La statua che vedete in piazza San Lorenzo rappresenta Giovanni dalle Bande Nere, il Medici Guerriero fu commissionata dal figlio, Granduca di Toscana, Cosimo I de' Medici.
Questa statua doveva essere inizialmente posizionata dentro la Cappella Negroni, nella Basilica di San Lorenzo, chiesa da sempre simbolo della famiglia Medici. Il Bandinelli ideò e realizzò Giovanni dalle Bande Nere seduto, difficilmente un guerriero ed un condottiero di così grande importanza veniva ritratto in una posizione diversa dal cavalcare la groppa di un cavallo oppure posizionato in piedi, in posa o in azioni di guerra, ma la posizione seduta si rese necessaria per lo spazio a cui era destinato il monumento, molto ridotto in altezza.
Nel 1850, Giovanni dé Medici (dalle Bande Nere) venne ricollocato nella piazza e in quella occasione fu composto un epigramma satirico, che ironizzava sugli spostamenti della statua:
“Messer Giovanni delle Bande Nere,
dal lungo cavalcar noiato e stanco,
scese di sella e si pose a sedere”

mercoledì 6 gennaio 2010

The hidden portrait of Michelangelo - Il ritratto nascosto di Michelangelo

Behind Ercole e Cacco, monumental statue of Baccio Bandinelli, carved in a stone of Palazzo Vecchio, it's found a surprising portrait of a man. Even though if the creation of the portrait was attributed to Michelangelo Buonarroti.
There are many legends about this person; it seems that Michelangelo has carved him with his hands behind his back. Other hypothesis say that it is his self-portrait, whilst others that it is the portrait of a gentleman who every time he met Buonarroti engaged him in long and often inappropriate conversations, and while waiting, he carved him on the ashlar of the palace.
Regardless of what the actual explanation is, the self-portrait looks at us with a symbolized Florentine culture.
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Dietro Ercole e Cacco, monumentale statua di Baccio Bandinelli, scolpito in una pietra di Palazzo Vecchio, si trova un ritratto di un uomo a dir poco sorprendente. Ancora di più se la realizzazione quel ritratto fosse attribuita a Michelangelo Buonarroti.
Numerose sono le leggende che circolano intorno a questo individuo, pare che Michelangelo lo abbia scolpito con le mani dietro la schiena, altre ipotesi dicono che sia il suo autoritratto, altre ancora il ritratto di un signore che ogni volta che incontrava il Buonarroti lo intratteneva con lunghe chiacchierate spesso inopportune e lui nell'attesa lo scolpi sul bugnato del palazzo.
Qualunque sia la vera spiegazione, l'autoritratto ci guarda con impersonata fiorentinità.

martedì 5 gennaio 2010

The stones of Pitti - Le pietre di Pitti

The facade of Palazzo Pitti was built, both in the first structure and in the further extension, inserting larger stones on the base and smaller and refined ones on the top floors. In the rougher part, the bottom one, there is a spot in the facade formed by two roughed stones with opposite characteristics, which one of them is longer than the other one.
The legend tells us that the stones, were placed next to each other probably on the instruction of Luca Pitti, patron of the Palace, who put them close, to be able to identify himself symbolically in the larger stone and indicating his enemies in the short one.
The two stones are placed on the left of the main central entrance by looking at the facade. They are on the rustic ashlar about two metres above the ground.
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La facciata di Palazzo Pitti, fu costruita, sia nel primo impianto che nel suo successivo ampliamento, inserendo pietre più grandi alla base e più piccole e raffinate ai piani superiori. Nella parte più grossolana, quella in basso, esiste un punto nella facciata che è dato da due pietre sbozzate con opposte caratteristiche, una lunghissima e una cortissima.
La leggenda ci racconta che furono poste l'una accanto all’altra probabilmente su indicazione di Luca Pitti, committente del Palazzo, che le fece accostare, per potersi identificare simbolicamente nella pietra più grande e indicare i suoi avversari in quella più piccola.
Le due pietre sono poste sulla sinistra del portone centrale guardando la facciata. Si trovano sul bugnato rustico a circa due metri da terra.

lunedì 4 gennaio 2010

The sundial of the Ponte Vecchio - La meridiana di Ponte Vecchio

In the middle of Ponte Vecchio where the balcony and the monument dedicated to Benvenuto Cellini are located, it's found a strange sculpture upon a column on the right above the goldsmith's workshop. It's our Sundial of Ponte Vecchio.
A solar clock takes us back to the flood of 1333 when the bridge was reconstructed and decorated by this sundial.
For the experts the solar clock in canonical hours with an orthogonal style was reproduced in two occasions, one is located at Palazzo Ximenes in Borgo Pinti, and the other one is placed in Villa “I Tatti” on the road that goes up to Vincigliata inside its garden.
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Trovandosi al centro di Ponte Vecchio, nel punto nel quale si trova la terrazza e il monumento a Benvenuto Cellini, sopra la bottega orafa di destra si scorge una strana scultura posta sopra ad una colonna. E' la nostra Meridiana di Ponte Vecchio.
Un orologio solare che ci riporta all'alluvione del 1333 quando fu ricostruito il ponte e fu adornato da questa meridiana.
L’orologio solare, per i più esperti, è ad ora canonica, con stilo ortogonale è stata riprodotta in due occasioni,  una potete vederla al Palazzo Ximenes in Borgo Pinti e l'altra a Villa “I Tatti” sulla strada che porta a Vincigliata all'interno del proprio giardino.

domenica 3 gennaio 2010

The “Battipalla” marble - Il “Battipalla”

In the south side of Piazza Santa Croce (Santa Croce Square) under the balconies of Palazzo dell'Antella (Antella Palace), there is a marble and polychrome symbol which was the reference for the beginning of Giuoco del Calcio Fiorentino; the traditional historical game of Florence. The square was the playing field and the symbol called“Battipalla” has been used as an indicator of the middle line of the field.
The “Battipalla” is a white and rounded shape Carrara marble, which in the external circle is engraved with a date, referring to a game played in that period. In the inner circle there are two red and green marble inlays.
On the opposite side of the square is situated another small and rounded shape marble gravestone with white and red sections. The imaginary line between the two gravestones, is still the centre of the field of Calcio Fiorentino (historic Florentine kick-game).
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Sul lato sud di Piazza Santa Croce, sotto i terrazzi del Palazzo dell’Antella, si trova un simbolo marmoreo policromo che faceva da riferimento per l’inizio del Giuoco del Calcio Fiorentino, il gioco storico tradizionale di Firenze. La piazza era il campo di gioco e il simbolo chiamato “Battipalla” faceva da indicatore della linea mediana del campo.
Il Battipalla è un marmo bianco di Carrara, di forma rotonda con inciso, nella cerchia esterna una data, riferimento di una partita giocata in quel periodo. Nel cerchio interno due intarsi di marmo rosso e verde.
Dalla parte opposta della piazza si trova un’altra piccola lapide marmorea rotonda a spicchi bianchi e rossi. La linea immaginaria tra le due lapidi è tuttora il centro del campo del Calcio Fiorentino.
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