domenica 28 febbraio 2016

L'amore per la Scozia! Cornamuse e Corteo della Repubblica Fiorentina insieme a Firenze


Firenze è una delle città più belle del mondo ed ha una grande tradizione di rapporti con la Scozia ed in particolare con la città di Edimburgo con la quale è gemellata. Succede che un numeroso gruppo di Scozzesi abbia scelto Firenze come meta per una loro caratteristica e tradizionale trasferta.
Sono oltre duecento anni che alcune delle più grandi famiglie si riuniscono per un evento unico e spettacolare nel suo genere che è chiamato "Great Highland Ball".
Era tradizione che in Scozia, venivano create occasioni di convivio per riunire le famiglie e gli amici e per tre giorni si mettevano al centro della festa le radici del popolo scozzese condividendo il pane e partecipando a gare di cornamuse ballando le tipiche danze scozzesi chiamate “reels”.
Gli scozzesi scoprirono che questo era un momento di aggregazione importante per tenere unita la società, venivano riaccese le vecchie amicizie e se ne creavano di nuove, e ciò era cosa buona.
Il raduno che nel 2016 è arrivato a Firenze è già stato ripetuto in altre città del mondo, come Istanbul, Venezia a Vienna ecc...



Per tre giorni quindi un gruppo di 450 persone e 10 cornamuse sono state a Firenze per ballare la loro tradizione e celebrare due grandi balli, “il Blu e il Rosa Highland Balls”.
La Scozia più autentica ha incontrato la Firenze più autentica, quella della finanza, quella dell'arte e quella della tradizione. L'atmosfera è stata creata nella Loggia del Mercato Nuovo o del Porcellino in una bellissima serata suggestiva ed emozionante, intensa e profonda, che ha superato la banalità del concetto specificatamente turistico, facendo entrare in contatto due popoli.
Sono stati celebrati i numerosi legami storici, tradizionali, culturali e sociali!
Il Corteo della Repubblica Fiorentina e del Calcio Storico Fiorentino era presente, abbiamo raccontato loro con i nostri costumi rinascimentali e la nostra tradizione cosa Firenze ha rappresentato per il mondo, integrandoci perfettamente e porgendo un grande omaggio con ciò che ci riesce meglio fare: rappresentare le grandi tradizioni di Firenze!
Siamo Firenze e siamo amici della Scozia!
Al suono delle cornamuse ci auguriamo un proficuo rapporto tra le due splendide culture.

Copyright © Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata

venerdì 19 febbraio 2016

Le Minchiate fiorentine, queste sconosciute

L'edizione più famosa delle Minchiate Fiorentine (Meneghello

Ad un primo impatto potremmo apparire quasi volgari, ma rassicuratevi...non abbiamo perso la testa. Le Minchiate fiorentine anche chiamate Germini, molto probabilmente da riferirsi al segno dei Gemelli della carta del cielo, sono delle carte che venivano utilizzate sin dal medioevo, anche come tarocchi.
I Germini o Minchiate Fiorentine sono un gioco di carte di origine rinascimentale così avvincente da meritare nei manuali antichi il titolo di nobilissimo e venire paragonato per complessità di giuoco, agli scacchi e definito dal logico inglese Michael Dummett “il contributo del genio fiorentino ai giochi di carte”.
Per chi conosce questo mondo così mistico e magico, i Trionfi sono ben 41. Sono delle bellissime illustrazioni e simbolicamente ben individuati e iconograficamente anche differenti da quelli tradizionali del nostro tempo. I Cavalli ad esempio sono rappresentati come Centauri.
Le Minchiate sono la più affascinante forma di Tarocchi mai realizzati e sono composte da 97 carte, insieme ai Tarocchi tradizionali degli Arcani e dei Segni, dei Pianeti e delle Virtù.
La storia di queste illustrazioni nella loro primordiale fattura è avvolta nel mistero. Intanto per la provenienza del nome: Minchiate, che nel linguaggio popolare italiano contemporaneo ha un significato ben diverso da quello al quale facciamo riferimento in questo testo. La parola Michiate pare derivi da "sminchiare", un atteggiamento utilizzato comunque da giocatori, altri lo riferiscono al sesso maschile utilizzato prevalentemente al sud Italia.
Uno dei primi documenti che fanno risalire all'utilizzo delle Minchiate fiorentine è sicuramente la lettera indirizzata dal Luigi Pulci a Lorenzo il Magnifico del 1466, notoriamente grande amico. Nella lettera si fa riferimento al ricordo del Pulci alle partite a Minchiate, a Sbaraglino e Passadieci, giocate insieme a Lorenzo. Altro riferimento è dato da tre stampe conservate alla National Gallery of Art di Washington chiamati "Fogli Rosenwald", conosciuti come "proto-minchiate". Si tratta di tre tavole monocromatiche sulle quali sono impresse 3 serie di 24 figure.

Altra edizione di Minchiate Fiorentine (Solleone)
Molto probabilmente le Minchiate fiorentine erano stampate a Firenze; esistevano numerosi artigiani che realizzavano carte da gioco, chiamate anche "naibi".
E' parere unanime che il gioco legato alle Minchiate Fiorentine si svolgesse anche prima del grande sviluppo avuto nel periodo tra il 1526 e il 1538, questo avvenne a seguito all’ampliamento del mazzo che veniva portato da 78 a 96 carte.
Un mazzo di Minchiate non è molto differente da uno attuale di Tarocchi, ed è composto da: 41 Arcani maggiori, 12 segni zodicali, 4 elementi (Terra, Acqua, Aria, Fuoco), 3 virtù teologali (Fede, Speranza e Carità), la figura della Prudenza, 5 papi.
Oltre che in tutta l'Italia centrale, le Minchiate si diffusero in Liguria, Sicilia e in alcuni paesi del Nord e dell'Est Europa.
Ma la domanda più comune che possiamo porci a riguardo è il motivo per cui le Minchiate fiorentine non sono carte molto conosciute. Una risposta potrebbe provenire dall'Accademia de’ Germini fondata nel 2008 e che ha lo scopo di riscoprire, valorizzare e soprattutto praticare il Nobilissimo giuoco delle Minchiate Fiorentine.
Che siano le Minchiate fiorentine i primi tarocchi della storia?

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martedì 16 febbraio 2016

Anna Maria Luisa de' Medici - Elettrice Palatina

Anna Maria Luisa de' Medici in un ritratto d'epoca
Anna Maria Luisa, figlia di Cosimo III de’ Medici e di Margherita-Luisa d’Orléans, nacque a Firenze l’11 Agosto del 1667, era la seconda di tre fratelli: Ferdinando (1663) e Gian Gastone (1671). 
L’infanzia di Anna Maria Luisa, fu segnata dai frequenti litigi fra il padre, un uomo tetro, silenzioso e profondamente religioso, e la madre, una donna vivace e scherzosa, che detestava il marito e la vita a Firenze, e che nel 1674 lasciò la Toscana per ritirarsi in un convento di Montmatre. Il granduca Cosimo III, il cui cattolicesimo era diventato sempre più rigido, impose una serie di restrizioni e di regole mirate a bandire l’immoralità e le eresie, oltre ad opprimere la città con le sue pesanti tasse e altri provvedimenti finanziari. Il primogenito Ferdinando era diventato un giovane attraente, brillante e intelligente; il Granduca decise di farlo sposare al più presto: la dinastia aveva bisogno di un erede. Sfortunatamente la moglie scelta per lui, la principessa Violante Beatrice di Baviera, era una giovane scialba ed emotiva. Lui praticamente la ignorava, e lei, in ogni caso, era sterile. Un giorno Ferdinando partì per Venezia, dove contrasse la sifilide da una dama di nobile famiglia. Poiché non ci si poteva aspettare un erede da Ferdinando, il Granduca Cosimo concentrò la sua attenzione sul secondogenito Gian Gastone. Quest’ultimo, di tendenze omosessuali ancora più forti di quelle del fratello, passava la maggior parte del tempo da solo, dedicandosi a studi di botanica o all’apprendimento di lingue straniere. Si sposò con la figlia del duca di Sassonia-Lauenberg e vedova del conte palatino Filippo di Neuburg, una donna di una bruttezza veramente eccezionale, litigiosa ed assolutamente priva di attrattiva. La moglie lo trascinò nel villaggio di Reichstadt, vicino Praga, ma il luogo e la donna disgustavano Gian Gastone. Il loro rapporto si fece rigido e distante ed i due non ebbero mai figli.

La statua alle Cappelle Medicee
Cosimo III aveva fatto abbandonare il cappello cardinalizio al fratello minore Francesco Maria, maritato ad una giovanissima principessa (Eleonora Gonzaga) nella vana speranza di avere un erede legittimo, ma anche in questo caso non si ebbe un erede. Quindi, entrambi i fratelli di Anna Maria Luisa dimostrarono scarsa attitudine alle responsabilità di governo e poca responsabilità nei confronti della casata Medicea.
Anna Maria era una ragazza alta, bruna, con una voce mascolina e una risata sonora; Guglielmo, l’Elettore Palatino, la sposò a Innsbruck, e subito dopo le trasmise una malattia venerea: tale malattia fu ritenuta responsabile degli aborti che angustiarono la sua giovinezza. Visse ad Innsbruck fino alla morte del marito avvenuta nel 1716, poi tornò a Firenze. Nel 1723 morì Cosimo III e nel 1737 Gian Gastone. Ferdinando era morto già diversi anni prima del padre, quindi Anna Maria Luisa era rimasta l’ultima dei Medici, e ne era sempre ben consapevole. Alla sua morte la Toscana sarebbe passata sotto il dominio dei Lorena, nella persona del duca Francesco, marito di Maria Teresa d’Austria.
Alla morte del fratello Gian Gastone nel 1737 il rappresentante lorenese Principe di Craon offrì ad Anna Maria Luisa la reggenza del Granducato in nome di Francesco Stefano di Lorena, nuovo sovrano, ma la principessa declinò l'offerta, pur rimanendo a vivere in Palazzo Pitti e dedicandosi alla sua passione per l'arte e l'antiquariato. Fu proprio questa passione a farle compiere il gesto per cui è rimasta famosa e che fu la vera fortuna di Firenze: nel 1737 Anna Maria Luisa stipulò con la nuova dinastia regnante il cosiddetto "Patto di Famiglia" che stabiliva che i Lorena non potessero trasportare

"o levare fuori della Capitale e dello Stato del GranDucato ... Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose... della successione del Serenissimo GranDuca, affinché esse rimanessero per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri".

L'Elettrice Palatina "firma" il Patto di Famiglia
Con questo patto Anna Maria Luisa permise che Firenze non perdesse nessuna opera d'arte e che non subisse la sorte di Urbino, che all'estinzione della casata dei Della Rovere era stata letteralmente svuotata dei suoi tesori artistici. Gesto ancora più lungimirante fu il porre particolare attenzione alla frase “per attirare la curiosità dei Forestieri”.
Da questo si vede la grande levatura culturale di Anna Maria, il grande spirito di conservazione ma anche il lungimirante prevedere che la bellezza delle opere poteva essere goduta anche da altri, prevedendo un turismo che allora era solo un'idea.
L'Amministrazione comunale ha inserito questa ricorrenza come festa ufficiale del Comune di Firenze insieme a altre feste e ricorrenze tradizionali che si svolgono in città. La ricorrenza della morte di Anna Maria Luisa (o Ludovica) de' Medici - Firenze, 18 febbraio 1743 viene ogni anno commemorata. L'iniziativa voluta da un gruppo di storici e di studiosi, alle Tradizioni Popolari Fiorentine del Comune di Firenze ormai da vari anni.
Allo stesso modo da qualche anno, viene riproposta una rappresentazione teatralizzata dell'Ultima dei Medici. Nella foto a margine (Giuseppe Sabella), un'attrice ricorda in modo esemplare il gesto della firma del Patto di Famiglia nelle vesti della triste e lungimirante principessa.

In questa occasione per tutto il giorno (18 febbraio) i seguenti musei fiorentini rimarranno aperti gratuitamente per onorare l'ultima dei Medici:
Palazzo Vecchio (orario di apertura 9.00-14.00, compreso Torre e Scavi);
Museo Novecento (orario di apertura 9.00-14.00);
Basilica di Santa Maria Novella (orario di apertura 9.00-17.30);
Cappella Brancacci (orario di apertura 10.00-17.00);
Museo del Bigallo (orario di apertura 10.30-16.30).
Cappelle Medicee, dove in occasione di una commemorazione, verrà deposato un omaggio floreale alla tomba dell’Elettrice Palatina.
A Palazzo Pitti il Comune di Firenze e le Gallerie degli Uffizi propongono il personaggio storico dell’Elettrice organizzato da Muse.
Gli incontri con l'Elettrice sono alle 15.00, alle 16.00 e alle 17.00 gratuiti su prenotazione 055-2768224 e 055-2768558.



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