venerdì 24 agosto 2012

L'Annunciazione sul Duomo di Firenze

Non sarà famosa come l'Annunciazione di Leonardo da Vinci oppure quella del Beato Angelico, opere di pittura universali e di una bellezza straordinaria. L'Annunciazione che descrivo di seguito ha molte interessanti particolarità legate al periodo storico del 1300-1340 e alla trasformazione della Chiesa di Santa Reparata nel Duomo di Santa Maria del Fiore.

L'Annunciazione nel contesto della navata
Ci troviamo sulla facciata ovest del Duomo di Santa Maria del Fiore, la facciata iniziata da Arnolfo di Cambio. Le navate del Duomo sono infinite, la cromatura dei verdi e dei bianchi intervallati da macchie marroni di legno intarsiato, e dal rosso del cotto delle coperture, danno ogni volta una sensazione di incredulità: “come avranno fatto a realizzare una così grande e splendida struttura”.
Sulla parete esterna quindi, vicino al Campanile di Giotto, si trova una scultura trecentesca. E' un rilievo di forma rettangolare allungato che rappresenta l'Annunciazione. E' collocato in una posizione poco logica se consideriamo il posizionamento delle lastre di marmo che formano il rivestimento. Le tarsie del secondo riquadro posizionate ad ovest della parete sul lato sud della navata destra non vedono questo manufatto posizionato centralmente, inoltre è in posizione bassa e posizionata nell'angolo destro.

Annunciazione
Molto probabilmente la posizione è spiegabile considerando la posizione del Campanile di Giotto, perché il lato est del campanile ed il centro del secondo riquadro sono strettamente collegati.
E' inoltre da considerare che la zona tra il campanile e il duomo in passato, particolarmente all'origine della costruzione, non era praticabile, proprio come ai tempi odierni chiusa da una cancellata recentemente restaurata. Si nota quindi che il sedile collocato in basso al riquadro della parete è stato realizzato sino al limite dell'estremità destra, così come il bassorilievo dell'Annunciazione che dal centro del riquadro si posiziona con il limite massimo sulla destra.
Al tempo quindi si può affermare che per il posizionamento dell'Annunciazione fu fissato un terminus ante quem alla data del 1334.
Riguardo alla spiegazione più specifica della collocazione in basso rispetto al quadrante, si fa riferimento al fatto che molto probabilmente si tratta di una sepoltura. Questo è evidenziato inoltre da una iscrizione incisa sulla cornice bianca posta nella parte inferiore del quadrante. Ora questa iscrizione è decentrata rispetto al bassorilievo e spostata sulla sinistra, ma è universalmente accettato che faccia riferimento alla sepoltura di cui sopra.
L'iscrizione si trascrive visivamente cosi:

S' SOTIETATIS LAUDENSIUM BEATE MARIE VIRGINIS QUI CONGREGANTUR
IN ECCLIA SCE REPARATE ANNO D.NI MCCCX DE MENSE NOVEBER
e si estende linearmente così:
SEPULCRUM SOCIETATIS LAUDENSIUM BEATE MARIE VIRGINIS QUI CONGREGANTUR
IN ECCLESIA SCE REPARATE ANNO DOMINI MCCCX DE MENSE NOVEMBER

Anche Davidsohn nella sua “Storia di Firenze” ci conferma che in loco avvenivano delle sepolture: “Il sepolcro comune dei membri della Società – riferendosi alla Compagnia di Santa Maria di Santa Reparata – si trovava sul lato esterno sud di Santa Reparata.” .
Il sepolcro della Compagnia dei Laudesi - una confraternita di Firenze chiamata anche di Or San Michele o, per esteso, della Beata Vergine pura Madonna Santa Maria di San Michele in Orto – che in quel luogo era stato sistemato nel 1310, così come cita l'iscrizione, fu probabilmente spostato a causa della costruzione del campanile. Questa iscrizione infatti non dovrebbe essere l'originale ma una replica di quella realizzata nel 1310.
Infatti per il nuovo sepolcro fu dato un incarico specifico per la realizzazione di una lastra da eseguire con tema l'Annunciazione. Il modello era stato prescelto dai committenti ed era un'opera di Arnolfo di Cambio, l'"Annunciazione" ora conservata al Victoria and Albert Museum di Londra.
La complessa iconografia del rilievo, che allude all'Incarnazione, testimonia la sottigliezza speculativa di Arnolfo. L'opera, di altissima qualità, è uno dei capolavori di maggiore intensità espressiva e sembra stilisticamente precedere il momento della facciata.
Non conosciamo il vero autore di questa opera. Lo stesso è da ricercarsi tra i maestri minori fiorentini del tempo che probabilmente contribuirono in maniera determinante anche alla realizzazione della vecchia facciata e del Campanile di Giotto. Alcuni nomi possono essere individuati nel Maestro dell'Armatura, nel Maestro di Saturno o nel Maestro di Noè. Negli stessi decenni erano attivi anche il Maestro dell'edicola degli Ubriachi – opera conservata al Museo Nazionale – oppure al Maestro del rilievo dei Tre Re Magi di Santa Maria Novella.

Altro paragone può essere tentato con le figure a rilievo dell'Annunciazione e la Madonna col bambino e donatore, posta sulla Lunetta sopra la porta della Cappella del Podestà al Bargello di Alberto Arnoldi; uno stucco policromo della metà del XIV secolo.
L'Arnoldi è anche il realizzatore delle due statue poste sopra i frontoni delle finestre nel primo e secondo riquadro – partendo da ovest – sulla parete della navata nord. Esse sono state realizzate dall'Artista e a lui attribuite in considerazione del fatto che sono stilisticamente molto simili alle figure sull'altare dell'Oratorio del Bigallo del 1359-1364, che sono certamente opera dell'artista.
E' di conseguenza molto probabile attribuire a lui la realizzazione dell'Annunciazione, anche se su modello di Arnolfo di Cambio.

lunedì 20 agosto 2012

Il "Marchese Emilio Pucci di Barsento"


Il "Marchese Emilio Pucci di Barsento (Maggior General Sergente delle Milizie)

Scrivere di Emilio Pucci, persona stimata e di grande personalità, richiede molta attenzione. Un uomo dalle molteplici attitudini, fiorentino da generazioni, nasce a Napoli il 20 novembre 1914 e fu l’erede della nobile casata dei Pucci, famiglia alleata dei Medici e molto potente nel corso dei secoli.
Il Marchese Emilio Pucci di Barsento, studiò in gioventù negli Stati Uniti d’America e si Laureò in Scienze Politiche nel 1941. E’ stato deputato del Parlamento Italiano ed nella sua migliore condizione atletica fu anche sciatore professionista, entrando a far parte della squadra olimpica italiana nel 1934 e 1935.
Proprio in Oregon dove risiedeva come studente iniziò la sua vera professione, lo stilista. La guerra lo riportò in Italia dove iniziò una carriere in Aviazione per il solo periodo di guerra. Grande amante della pittura, disegnò per un’amica una tuta da sci che venne realizzata e fotografata nel 1947 e pubblicata in una famosa rivista americana.
Ecco come iniziò la sua carriera, continuando dopo quell’episodico evento a disegnare abiti da donna, fino a poter aprire un negozio a Capri da cui decollò tutta l’attività. Ecco perché Emilio Pucci è stato considerato uno dei pionieri della moda italiana.
La Maison Emilio Pucci e la residenza del Marchese è stata fondata e tutt’ora ha come sede il Palazzo di famiglia. A Firenze la famiglia Pucci è stata da sempre molto conosciuta e rispettata, fino ad avere nel proprio palazzo un inconfutabile segno d’appartenenza riflettendone la sua nobile origine: Marchese Emilio Pucci, Palazzo Pucci, Via de' Pucci 1, Firenze.
Nel corso della sua vita ha applicato le sue creazioni ai campi più disparati, ricevendo sempre ammirazione e riconoscimenti, grazie al suo stile fresco ed elegante. Molto popolare negli Stati Uniti, disegnò per esempio lo stemma per la tuta degli astronauti della Nasa od anche alcune divise per hostess e piloti, colorate e assolutamente diverse dalla linea moda del tempo. Si devono a lui anche le divise con i lunghi guanti bianchi dei Vigili urbani e gli elmetti ovali, così famosi a Roma e Firenze. Nel frattempo le attività di stilista si allargarono alla moda maschile, ai profumi, alla produzione di ceramica per la casa.
Suo figlio Alessandro, 11° Marchese di Barsento, morì in un incidente stradale nel 1998. Sua figlia Laudomia ha ereditato la direzione del marchio Emilio Pucci. Laudomia Pucci, unica erede del Marchesato, dirige la casa di moda dopo la scomparsa nel 1992 del padre. Il Marchio nel 2000 è stato acquistato dalla francese Louis Vuitton, che ha rilanciato le linee di moda in tutto il mondo riproponendo la classica moda Pucci con bellissimi colori e fantasie e tessuti di alto pregio insieme alla linea dei profumi.
Ma Emilio Pucci era un fiorentino sul serio. Amava le tradizioni popolari della città e aveva ben presente che nelle rappresentazioni degli anni del rinascimento fiorentino, i nobili avevano un ruolo predominante. Ha da sempre partecipato al Corteo Storico del Calcio in Costume ricoprendo il ruolo di Maggior General Sergente delle Milizie, percorrendo a cavallo le strade della città e collaborando anche alla cultura ed alla gestione delle manifestazioni. Ha partecipato attivamente anche alla vita politica della città ricoprendo la carica di consigliere comunale nel periodo del Sindaco Massimo Bogianckino.
Emilio Pucci creatore d'alta moda e da sempre ambasciatore di fiorentinità nel mondo, alla fine degli anni ’80 conosce anche la crisi economica della sua azienda. Dovrà ridurre i suoi dipendenti e dice: "Dobbiamo adeguarci alle necessità del momento se vogliamo lavorare validamente". Fu un momento difficile e la notizia del ridimensionamento dell’organico fece muovere la politica cittadina e toscana dalla quale usci ancora una conferma, quella che Emilio Pucci e la sua Casa di Moda erano uno dei simboli di Firenze e della Toscana nel mondo.
Emilio Pucci, era quindi considerato l’aristocratico della moda, morì all’età di 78 anni il 29 novembre del 1992 per un attacco di cuore.

lunedì 6 agosto 2012

Martin Mystere, eroe dei fumetti, un po' fiorentino...

Martin Mystere - Nello sfondo il Duomo ed il Campanile di Giotto
Molto più che un fiorentino.  Si perchè anche se stiamo parlando di un personaggio di fantasia, così come per tutti i personaggi provenienti da scritture e fantastiche intuizioni o idee degli autori, se ne parla come se avessero una vita propria. Anche quando si scrive una biografia, lunga o breve che sia, se ne parla come un personaggio famoso, vivo, che ha una famiglia, vive a quell'indirizzo ed esercita una vera professione.
E' il caso di Sherlock Holmes ad esempio che nelle sue storie vive in luoghi veri e parla con persone realmente esistite, si scoprono viaggi e appuntamenti con orari dei treni reali della fine dell'ottocento e situazioni politiche di una nitida realtà.
Martin Mystere è un personaggio dei fumetti. Ognuno di noi, della mia generazione intendo, amante o no del fumetto d'autore, ma anche più popolare, ha sentito parlare di lui.
E' un bel ragazzo, giovane e biondo così come viene rappresentato naturalmente. La sua data di nascita tradisce la vera età della sua storia, è nato a New York il 26 giugno 1942 ed ha avuto una formazione scientifica importante, si è laureato in antropologia all’università di Harvard nel 1964.
Nel 1965 muoiono i suoi genitori in un incidente aereo e si trasferisce a Parigi dove all'Università della Sorbona si specializza in archeologia.
Ecco che arriva finalmente a Firenze. Il nostro Martin in questo periodo ha la necessità di assimilare una buona formazione in beni culturali, arte e storia dell'arte, ecco che non può scegliere che Firenze come sede della sua nuova avventura scientifica. Si diploma quindi in Storia dell’Arte all’Istituto di Belle Arti di Firenze.
A Boston si diploma in cibernetica applicata al linguaggio. È un'esploratore, uno scrittore, un'esperto d’informatica, un docente e tante altre cose… Legge di tutto e possiamo quindi definirlo un tuttologo curioso. Ha studiato tantissimo e da noi lo avremmo chiamato sicuramente "secchione".
Il Professor Martin Mystere si è formato culturalmente in Italia, a Firenze appunto. E' qui che ha abitato per un paio di anni. Ha vissuto in città dal 1993 al 1995, in un'appartamento vicino Santa Croce, anzi proprio ai margini della piazza.
Via dell’Anguillara n°2 era il suo indirizzo. Pensate che in occasione di una mostra fiorentina su di lui, che si è tenuta dal 17 al 31 Luglio 1993 in una galleria in Via dell'Anguillara 2, quindi proprio presso la dimora italiana del Detective dell'lmpossibile, il Comune di Firenze mise a disposizione i locali. Per l’occasione venne addirittura affissa una targhetta sul portone: Martin Mystere, detective.
Martin Mystere è noto al grande pubblico come il Detective dell’Impossibile perché, anche a causa di un programma televisivo da lui condotto dal 1982 chiamato "Mystère’s Mysteries", si occupa dei grandi enigmi insoluti, quelli che la scienza ufficiale non riesce a spiegare, i Misteri che da sempre circondano l’uomo e la natura sin dalla notte dei tempi: da quelli archeologici a quelli scientifici, a quelli esoterici, a quelli storici… insomma, laddove c’è arcano e ignoto vi sono anche incredibili avventure, e da queste dov’è possibile trae spunti per volumi di successo nei quali riesce a spiegare anche l’inspiegabile!
Allora anche il fumetto può aiutarci a conoscere la nostra città. Anche le storie si possono ambientare in luoghi sconosciuti ma che con la loro poesia o, come credo in questo caso dalla curiosità del nome della via un po' strana un po' misteriosa, rendono un piccolo portone di un pochino più importante.
Quando passate anche per caso da via dell'Anguillara n. 2, provate a pensare che un grande personaggio di fama internazionale ha vissuto a quell'indirizzo e magari provate a leggervi almeno una storia del Detective dell'Impossibile, un po' (anche) fiorentino.
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