martedì 28 febbraio 2012

La “Leggenda di Anselmo”


Il leone e il puttino della Porta dei Cornacchini
Una delle porte laterali del Duomo di Firenze, in particolare la Porta dei Cornacchini, si apre dal lato via Ricasoli, già via del Cocomero. Una delle caratteristiche principali vede le colonne a tortiglione che sorreggono il portale appoggiate sul dorso di due figure leonine; una femmina con prole ed un maschio a bocca spalancata aiutato diaun piccolo puttino alato. Le opere sono databili intorno al 1380 e sono opera di Jacopo di Piero Guidi. 
Questo leone, il maschio, da sempre simbolo di potenza e emblema della città, ha intorno a se una leggenda legata alle vicissitudini di un popolano del tempo di nome Anselmo.
Abitava in via del Cocomero ed era afflitto da un sogno ricorrente; essere sbranato da un leone! A Firenze al tempo i leoni non mancavano. Oltre ad essere elevati a icona del potere popolare, vedi ad esempio le varie raffigurazioni del Marzocco, i leoni venivano usati per animare spettacoli di piazza, e la città dedicò inoltre anche una via dietro Palazzo Vecchio, via dei Leoni appunto dove erano collocati i locali adibiti alla loro custodia.
Il leone maschio della Porta dei Cornacchini, da alcuni volgarmente chiamata dei Leoni, ha la bocca aperta e le fauci pronte all’attacco, forse Anselmo era inconsciamente impressionato da quel leone. L’incubo però, era divenuto molto ricorrente e Anselmo doveva trovare il modo per scongiurare questa paura. Decise allora di affrontare di petto le sue paure. Conoscendo il carattere dei fiorentini non mi meraviglierei se ad assistere allo spettacolo fossero anche presenti, nel ruolo di spettatori, gli amici e gli amici degli amici, per aver scommesso se Anselmo fosse stato o meno capace di vincere le proprie paure e che sarebbe riuscito a mettere la mano in bocca al leone "feroce" cooprotagonista del proprio incubo.
E fu così. Anselmo vinse la paura, con il coraggio dello spavaldo e con il timore del sogno ricorrente, mise infine una mano nella bocca aperta del leone.
Il destino volle che uno scorpione, in quel giorno ed in quel momento, fosse all’interno delle fauci del leone di pietra e al gesto di Anselmo reagì con il suo pungiglione ricco di veleno, pungendolo sulle dita!
Il veleno dello scorpione fece subito effetto e il povero Anselmo mori!
La morte di Anselmo fu una triste pagina della storia di Firenze, non sbranato da un leone ma punto da uno scorpione.

sabato 25 febbraio 2012

La Madonna degli Aldobrandini

Madonna Aldobrandini di Raffaello Sanzio
E' vero, tutti conoscono la rinomata piazza, invasa, ma solo per il momento, da biciclette e banchi del mercato. La "madonna" degli Aldobrandini fa riferimento alla Giovanna di Gentile di Oddo Altoviti maritata Aldobrandini, donna di grandi virtù, tali da indurre la toponomastica fiorentina ad intitolarle una piazza importante, quella dell'ingresso delle Cappelle Medicee.
La famiglia Aldobrandini aveva raggiunto una certa importanza nella Firenze  delle Arti. Pensate che oltre all'attività bancaria, molto redditizia, si dedicarono anche al governo della città ricoprendo 28 volte la carica di Priore, sei volte quella di Gonfaloniere, segretari della Repbblica, Cardinali e anche un Papa, Clemente VIII era un Aldobrandini  e fu colui che condannò Giordano Bruno.
La famiglia Aldobrandini aveva una effettiva importanza in città, e benchè non troppo amata dai Medici, riuscì a rimanere protagonista della vita cittadina ed italiana in generale.

Nell'arte, la "Madonna degli Aldobrandini" di Raffaello Sanzio è un dipinto che si trovava nelle collezioni Aldobrandini a Roma ed è databile intorno al 1510. Numerosi passaggi hanno permesso a questo bellissimo dipinto di essere esposto alla National Gallery di Londra.
Piazza Madonna, così viene abbreviata dai fiorentini, apre le porte ad alcuni monumenti di straordinaria importanza, presto riusciremo a ri-scoprire questa altra bellezza fiorentina. Le Cappelle Medicee sono un monumento alla bellezza ed allo sfarzo, in esse sono sepolti i maggiori rappresentanti della famiglia de' Medici, compresa la lungimirante Anna Maria Luisa, l'Elettrice Palatina che tanto fece per l'arte e le proprietà della Firenze lorenese.

martedì 14 febbraio 2012

Michelangelo Buonarroti, l’Assedio di Firenze e il Calcio fiorentino


Michelangelo Buonarroti, è stato un personaggio geniale. Burbero e spesso indisponente, ha quasi 60 anni quando è al servizio della Repubblica fiorentina in una Firenze sotto assedio da parte delle truppe imperiali di Carlo V. In aiuto alla famiglia de’ Medici, l’imperatore assalta e assedia la città dal 1527, quando con il Sacco di Roma e fino al 1530, le truppe dell'Imperatore assediano la città fino al momento nel quale cede.
In quel periodo Michelangelo è al servizio della Repubblica fiorentina come Responsabile delle fortificazioni a difesa della città. Realizzerà il rafforzamento delle mura da San Niccolò fino al Baluardo della Ginevra. La caduta della città in mano a Clemente VII, Papa Medici alleato all’Imperatore, lo riporta agli ordini del Medici. Riprende i lavori alla tomba di Giulio II e scolpisce i quattro Prigioni incompiuti oggi all'Accademia.
Dopo essersi dedicato con impegno all'opera di fortificazione, fuggì da Firenze. Vi rientrò in una pericolosissima circostanza quando la città era già assediata e rischiò più volte la vita e al momento della resa dovette restare nascosto a lungo per sfuggire alla collera del papa Medici. Molti suoi disegni di fortificazioni ancora conservati, che rappresentano una pietra miliare negli studi teorici sulla fortificazione alla moderna, si riferiscono alle opere esterne delle mura di Firenze; non sappiamo però in che misura questi disegni siano stati tradotti in reali strutture.
Durante l'assedio, a scherno degli assedianti fu giocata una storica partita di Calcio fiorentino in Piazza di Santa Croce. Oggi si rievoca quella partita giocando un torneo tra i quattro quartieri storici di Firenze con i costumi dell’epoca. Il Corteo storico rappresenta proprio l’esercito della Repubblica fiorentina ed i costumi si riferiscono a quel periodo storico, quando Michelangelo lavorava a Firenze. Non ci sono documenti a riguardo, ma si può pensare ed immaginare che, se non in quella memorabile partita, il grande artista, pittore, architetto abbia giocato al Calcio fiorentino, magari nell’Arno ghiacciato in una delle partite che vi furono fatte nel 1490.
Con la caduta della Repubblica fiorentina,l'ultima battaglia fu persa da Francesco Ferrucci, condottiero ed eroe nazionale, tutta la penisola italiana e buona parte dell'Europa era ora sotto il controllo di Carlo V.
Francesco Ferrucci è l'unico eroe fiorentino e nazionale (citato anche nell'inno di Mameli) esaltato anche se ha perso in quella battaglia. Di solito sono i vincitori che vengono esaltati nel momento di gloria!

giovedì 2 febbraio 2012

La “Copia della Gioconda”


Che la Gioconda, famosissimo dipinto di Leonardo da Vinci, abbia avuto nel corso dei secoli numerose copie, a volte anche utilizzata per spot pubblicitari e modifiche dello stesso dipinto anche curiose e divertenti, è fatto consolidato.
Negli ultimi giorni però, la notizia della ri-scoperta della prima copia della Gioconda ha fatto scalpore.
Difficile credere che l’organizzazione del Museo del Prado di Madrid non fosse a conoscenza di quest’opera all’interno dei suoi magazzini ed è altrettanto difficile credere che la ri-scoperta sia del tutto casuale.
Ma il fatto è che una copia gemella della Gioconda si trova al Museo del Prado e l’ipotesi che è stata evidenziata più volte è quella che la “Prima copia della Gioconda” sia stata dipinta in contemporanea a Leonardo da uno dei suoi allievi Andrea Salai o Francesco Melzi, durante la creazione dell'originale.
La copia della Gioconda è databile intorno al 1503 – 1506 e le sue dimensioni sono 76 cm x 57 cm a differenza dell’originale che misura 77 cm x 53 cm. Essa si trova al Museo del Prado fin dal 1666 e in verità mai come ora era stata data reale importanza a questo dipinto. Probabilmente era considerato una banale copia che dopo alcuni restauri e un’intervento di pulizia, si riconosce a questa copia una reale importanza artistica. Sono stati rivelati alcuni particolari importanti: la limpidezza della tela ha permesso di scoprire che il ritratto fu eseguito nella stessa officina di Leonardo, probabilmente nello stesso periodo che il maestro lavorava alla sua tela originale e le due opere sono estremamente somiglianti sia dal punto di vista del soggetto ritratto che del paesaggio di contorno. Lo stato di conservazione della copia è migliore dell’originale ed è estremamente importante poter studiare i materiali pittorici utilizzati. Probabilmente si potranno decifrare anche alcuni misteri che ancora circondano il capolavoro originale di Leonardo.
La “Copia della Gioconda” o “La Gioconda del Prado” sarà presentata in pubblico a Madrid il 21 febbraio 2012.
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