sabato 28 febbraio 2009

Il Baluardo a San Giorgio o alla fonte della Ginevra

Le mura della terza cerchia della città di Firenze hanno subito cambiamenti e allargamenti durante tutto il periodo antecedente alla creazione del Granducato. Quando nel 1529 la Repubblica di Firenze si rivoltò al potere Mediceo scacciando il Duca Alessandro, la città dovette armarsi e rinforzare la cinta muraria.
Fu chiamato anche Michelangelo che elaborò un progetto per migliorare la funzionalità delle mura della città fra la Porta San Miniato e la Porta San Giorgio, progetto che avrebbe esercitato una notevole influenza sull'architettura militare del Cinquecento italiano.

Michelangelo progettò dunque questo angolo di mura nelle quali troviamo anche delle "cannoniere" , che sono delle aperture nelle Mura che servivano per inserirci i cannoni diretti verso i nemici.
Il Baluardo è un grande terrazzamento di forma trapezoidale addossato alle mura e fu costruito nel 1544, per volere di Cosimo I, insieme con altri baluardi, e si inserisce in un massiccio intervento di potenziamento militare volto a rafforzare alcuni punti chiave lungo la cinta medievale della città.
Questo baluardo però non è mai stato utilizzato: Firenze, infatti, dopo l'assedio del 1529 non ha mai più subito attacchi o invasioni nemiche. Invisibile ad un occhio non esperto, il bastione si trova in uno degli angoli più nascosti e suggestivi di Firenze: lungo la irta strada di Via di Belvedere il baluardo è una vera e propria terrazza sul quartiere di San Niccolò e sulla parte di Piazzale Michelangelo e sulle chiese di San Salvatore e San Miniato.
Attualmente il Baluardo di San Giorgio è la sede dei Balestrieri Fiorentini, del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina e del Calcio Storico Fiorentino.

venerdì 20 febbraio 2009

di nuovo il nostro mitico giornalaio..

Non finirà mai di stupirci, è proprio un tipo simpatico ed esprime sinceramente il carattere dei fiorentini, Piazza San Lorenzo poi, così multietnica, ha bisogno di vera fiorentinità.


Social Card, recessione, e crisi ad oltranza...m'importa una sega, l'è i' 10 gennaio e so' di già in vacanza!!!
la firma in rosso? "Compagni di Merende '09"

Un anno fa esprimeva così la sua voglia di vacanza, leggi il post dell'anno scorso: "Il giornalaio di San Lorenzo nel 2008"

martedì 17 febbraio 2009

Marcello Vannucci, il mio primo libro di storia "vero"..

E' morto Marcello Vannucci, ho scoperto la storia di Firenze ed ho coltivato la passione della tradizione fiorentina e del suo glorioso passato leggendo i suoi libri.

Un grande scrittore ed appasionato della città è morto ieri pomeriggio, nella sua abitazione fiorentina, lo scrittore Marcello Vannucci. Lo rende noto la famiglia. Nato nel 1921, laureato in lettere, materia che aveva a lungo insegnato, Vannucci era cresciuto fin da piccolissimo nell’ ambiente dell’Antico Fattore (il ristorante di proprietà del padre dove aveva visto passare e conosciuto De Chirico, Rosai, Quasimodo, Cesetti e tanti altri). Vannucci, amico di Eugenio Montale e Giorgio Saviane, era stato direttore per molti anni della rivista illustrata ’Firenze ieri oggi domanì e aveva fatto parte della giuria di molti premi letterari come il Castiglioncello e il Forte dei Marmi per la satira politica. L’ultimo libro che ha pubblicato è stato La Firenze del Rinascimento (2007, ed. Newton Compton).

"C'è Del Buono in Stenterello"

"C'è Del Buono in Stenterello" ebbene si, sono stato a vedere questa divertente storia che fa rinascere nell'immaginario collettivo una nostra maschera, un pezzo di storia fiorentina da tempo messa nel dimenticatoio a favore degli i-phone e i-pod. Era tutto esaurito e tutto in vernacolo.
Lo spettacolo fa ripercorrere l'incredibile storia della maschera fiorentina, dalla nascita fino alla scoperta dell'amore e del successo.
La Tradizione della Maschera Fiorentina rivive una nuova primavera proponendo in Stenterello quel carattere fiorentino che divenne celebre in tutti i teatri della città per più di un secolo.
Il testo è originale e non è perciò uno dei tanti spettacoli già rappresentati in passato, ma una nuova messa in scena, che va ad aggiungersi alle numerosissime commedie che vedono protagonista l'ultima maschera italiana, anche se negli ultimi tempi poco valorizzata, che racconta come Luigi del Buono inventò la figura di Stenterello, caratteristico personaggio fiorentino, un po' scherzoso, un po' timido, ma con la volontà di essere se stesso fino a raggiungere successo e amore.
Insieme ad Alessandro Riccio che impersonifica in modo egregio la maschera, ci sono Silvia Paoli, Lavinia Parissi, Nicanor Cancellieri, Roberto Andrioli, Giuseppe Marchese, grandi interpreti di una bella storia, personaggi genuini e divertenti.
Il filo conduttore passa dalla Firenze alla fine del XVIII Secolo, la scalcinata compagnia di Luigi Del Buono ha una pessima reputazione teatrale: gli spettacoli sono un fiasco dopo l'altro.
Del Buono, nonostante il fervore artistico che sembra infuocarlo, è un artista mediocre e i suoi colleghi attori perdono ogni giorno di più la stima nelle sue capacità.
Ma è proprio nelle difficoltà che l'artista che è in lui riesce a mutare la situazione: Del Buono crea una nuova maschera, un carattere buffo e popolare ispirandosi a coloro che lo circondano...il successo è definitivo, Stenterello conquista il pubblico e il teatro è tutto esaurito ad ogni replica.
Perfino l'aguzzino banchiere, di nero vestito ed infido sfruttatore dovrà rassegnarsi al successo degli spettacoli di Stenterello, e il Del Buono riscopre l'amore sfuggendo alla doppia personalità che lo distingue dalla maschera da lui creata.

E' stato divertente, gli attori e lo spettacolo meritano un vero teatro!

Prometto un post dedicato alla nostra beneamata e "riscoperta" maschera fiorentina!




domenica 15 febbraio 2009

Moggiona: il Paese dei Bigonai

Quando scrivo di Firenze, della sua storia, del suo presente e molto spesso della sua cultura, mi immergo totalmente in quell'atmosfera surreale che fa precipitare in una bolla senza tempo.
Vi si ritrovano personaggi, aneddoti e curiosità che rimangono impresse nella memoria e non lasciano scampo alcuno; ti fanno sentire importante per il solo fatto che sei cittadino di una delle città più importanti del mondo.
Tutto questo non deve però distogliere l'attenzione dal proprio passato e dalle vere origini. Per molto tempo Moggiona (piccolo paese della montagna casentinese) ha avuto influenze della Firenze repubblicana e principesca ed ha assorbito molto dalle gestioni amministrative e politiche del tempo.
Il rapporto tra Moggiona e Firenze è stato meglio descritto in questo post - Moggiona-Firenze: un rapporto altalenante.
Oggi invece voglio rendervi partecipi di una delle attività del passato di questo piccolo centro all'interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, proponendo interamente una delle pagine del sito internet della "Pro-loco". www. moggiona.it
Buona lettura ...

Per secoli Moggiona è stata il paese dei bigonai. La maggior parte degli abitanti si dedicava infatti alla costruzione dei bigoni, contenitori lignei a doghe, tenute insieme da cerchi. I bigoni venivano venduti alle fattorie della Toscana e servivano al momento della vendemmia per il trasferimento dell'uva dalla vigna. La materia prima per la costruzione di bigoni veniva dalle abetine della foresta di Camaldoli (oggi Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi).

Un Bigonaio: Giovannelli Frascesco
Un bigonaio (Francesco Giovannelli)
accanto al prodotto del suo lavoro.
In primo piano un fascio di cerchi.

Molti sono stati nel corso degli anni i riconoscimenti alla maestria dei bigonai di Moggiona.
Nel 1954 gli artigiani del paese vincono una medaglia d'oro per gli attrezzi agricoli, nel concorso per l'artigianato rurale che si tenne durante la XVIII Mostra dell'Artigianato di Firenze.
Nel 1968 la Camera di Commercio di Arezzo premia due famiglie di bigonai, i Ballerini e i Roselli: i primi ricevono una medaglia d'oro per oltre due secoli di ininterrotta (e documentata) attività artigianale, i secondi la medaglia d'argento per un'attività di pochi anni più breve.
Negli anni 50 del s
ecolo scorso l'avvento della plastica ha decretato la fine di questo mestiere. Oggi nel paese si trovano artigiani che hanno saputo trasferire le loro competenze ed applicarle nella realizzazione di mobili rustici di alta qualità.
Il mestiere del bigonaio è descritto nell'ottimo articolo di Giorgio Batini, I bigonai del Casentino.
Per conservare la memoria di questo tradizionale mestiere,
la Pro Loco ha realizzato la Bottega del Bigonaio.

Gli ultimi bigonai
Alcuni fra gli ultimi bigonai di Moggiona durante una dimostrazione
nella Bottega del Bigonaio (Agosto 2007)

mercoledì 11 febbraio 2009

Michelangelo Pistoletto, una vecchia conoscenza...

Questa sera mercoledì 11 febbraio alle ore 18, presso il CCCS – Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Piazza Strozzi, a Firenze, Michelangelo Pistoletto presenterà al pubblico il proprio percorso artistico, soffermandosi in particolare sui lavori più recenti creati in occasione della mostra: Il Tempo del Giudizio che inaugura sabato 14 febbraio presso la Galleria Continua di San Gimignano.

Voglio ricordare che Michelangelo Pistoletto, biellese, aveva già esposto a Firenze con la mostra personale del 1984 al Forte Belvedere.
Di quella bellissima esposizione abbiamo un ricordo nella Statua di Porta Romana, della quale avevo già parlato in questo post - La statua di Porta Romana
L'accesso all'incontro, svolto in lingua italiana, sarà consentito previa presentazione del biglietto multiplo CCCS.

martedì 10 febbraio 2009

La Cultura contesa!!

Addirittura il Maroni, Ministro dell'interno, cerca nella cultura una via d'uscita alla crisi economica dello stato italiano.
Il Ministro giorni scorsi ha ipotizzato la revoca della concessione al Comune di Firenze della struttura museale di Santa Maria Novella da 141 anni passati dal rogito siglato dal notaio Guerri per la concessione d'uso perpetuo delle chiese al Comune e anche della basilica dell'Alberti.
Dall'altra parte il Comune di Firenze, che non sta di certo a guardare. Un vecchio atto notarile certifica che il David di Michelangelo, ora sistemato alla Galleria dell'Accademia (Museo Statale) è di proprietà comunale.
Se il Comune volesse intraprendere una azione per riprendersi il David e posizionarlo in un museo comunale, cosa succederebbe?

Un po' di storia:
Dal gravissimo dissesto economico che travolse l'amministrazione cittadina dopo il trasferimento della capitale a Roma, lo Stato, per compensare la città, decise di cedere come risarcimento Palazzo Vecchio al Comune: dopo lunghe trattative l'atto fu firmato il 9 novembre 1871. Davanti al notaio Morelli la città fu rappresentata dal Conte Demetrio Finocchietti, ministero degli esteri e Camera dei Deputati da numerosi delegati e il rogito sancì il trasferimento della proprietà di «Palazzo Vecchio con relativi annessi e connessi» dallo Stato all'amministrazione comunale. Tra gli «annessi», secondo il Comune, c'erano l'arengario e le statue che vi erano esposte (compreso il David di Michelangelo, espostovi per espressa volontà dello scultore che ebbe la meglio su una commissione formata da Andrea della Robbia, Piero di Cosimo, Pietro Vannucci, Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli e Cosimo Rosselli e che voleva collocarlo nella Loggia dei Lanzi).
Due anni dopo una commissione mista comune-governo decise di ricoverare la statua al chiuso e fu realizzato, nella Galleria dell'Accademia, il locale progettato da Emilio de Fabris (lo stesso della Facciata del Duomo).
Il trasferimento fu effettuato con uno speciale carro e solo nel 1901 la copia arrivò in piazza Signoria.

La situazione non è delle più semplici, la cultura va amministrata con parsimonia e fatta fruire al maggior numero di persone possibile dandole qualità, per renderle erudite di ciò che il mondo artistico offre ed ha offerto nel nostro glorioso passato.
La cultura "contesa" deve essere di stimolo a fare ancora meglio per raggiungere gli obiettivi e non a fare la "guerra" tra istituzioni per un "pezzo di pane".


giovedì 5 febbraio 2009

Baldaccio d’Anghiari, fantasma di Firenze

I fantasmi escono di notte, vivono tranquillamente nascosti nei meandri dei castelli e delle ville medievalie poi nel calar della notte si danno da fare a impaurirne gli abitanti. Come poteva Firenze rimanere esente da queste leggende? Ogni città, ogni luogo storico ha un fantasma famoso e Palazzo Vecchio, da sempre palazzo di potere e residenza di uomini illustri ha immancabilmente il suo.
Non è raro, alla chiusura dei portoni di Palazzo Vecchio, di sentire passi, movimenti, cigolii ma non si riesce a vedere alcun che. Ci sono angoli che a Palazzo Vecchio rimangono ancora avvolti dal mistero e dalla leggenda dei quali, forse, della loro storia non sapremo mai niente. Angoli che sfuggono alle persone ed ai visitatori, ed è proprio in questi luoghi che si annidano i fantasmi. I fantasmi di Palazzo Vecchio sono tanti, ma uno in particolare ha il potere di evocare la curiosità e la paura, di un personaggio storico che ancora dopo tanti anni deve dire la sua; Baldaccio d’Anghiari.
Non gridate il nome, non nominatelo senza valido motivo, parlatene con rispetto e indulgenza e con voce bassa, in modo da non innescarne l’ira.
Baldaccio d’Anghiari (Baldaccio Bruni, Baldaccio da Citerno) figlio di Piero di Vagnone Bruni, nacque a Ranco, presso Anghiari intorno al 1400. Era un valoroso condottiero, uomo capace e coraggioso. Machiavelli lo definisce: “uomo di guerra eccellentissimo, perché in quelli tempi non era alcuno in Italia che di virtù di corpo e d’animo lo superasse; ed aveva intra le fanterie perché di quelle sempre era stato capo, tanta reputazione che ogni uomo estimava con quello in ogni impresa e a ogni sua volontà converrebbono”. Altri lo definiscono come: "Uomo valoroso e pieno di desiderio di guerra; prudente capitano; di animo grande e feroce in guerra; avventuroso ed audace; addirittura grande e grasso".
Senza dubbio un personaggio che faceva parlare di se, anche per i numerosi cambi di fronte nel corso di guerre e battaglie. Ha combattuto per i Malatesta, per Piccinino, per il Conte d’Urbino, poi assoldato spesso dai fiorentini, poi dal Papa contro il Piccinino che precedentemente aveva servito; un tipo stravagante.
E' di nuovo a Firenze ma non al soldo dei fiorentini, tenta inutilmente di conquistare Piombino mentre le sue fanterie scorrazzano e saccheggiano i dintorni suscitando vive proteste del governo.
In quel tempo era Gonfaloniere di Giustizia Bartolommeo Orlandini che volle vendicarsi dell’affronto subito da Baldaccio, con una spietatezza che fa rabbrividire. Il 6 settembre 1441, convocò Baldaccio a Palazzo Vecchio e lo fece uccidere a tradimento. “Fu assalito e ferito e gettato a terra dalle finestre nel cortile e subito così, quasi morto, gli feciono tagliare la testa a piè dell’uscio del capitano, su la piazza, e stettevi il corpo alquante hore..” recitano le conache del tempo.
Il corpo di Baldaccio Bruni fu sepolto nel chiostro di Santo Spirito in Firenze. La vedova Annalena Malatesta, dopo la morte prematura del figlio Galeotto, vendette tutti i suoi averi e trasformò la sua casa d’Oltrarno in un monastero che da lei prese il nome. Il fattaccio commosse tutta Firenze e lo stesso papa Eugenio IV provò dolore e sdegno per quell’efferato delitto, malamente ricoperto dall’accusa di tradimento, con la quale si uccideva due volte il valoroso Baldaccio d’Anghiari.

Da allora il fantasma di Baldaccio d’Anghiari si aggira nei meandri di Palazzo Vecchio aspettando il momento della sua vendetta, la presenza costante della sua immaginaria figura ci fa ricordare le ingiustizie del passato e l’ammonimento e l’efferatezza della giustizia di allora. Il 6 settembre si fa vedere anche nel Castello dei Sorci di Anghiari località natale del Baldaccio, località turistica, curiosità legittima!


martedì 3 febbraio 2009

Facciata del Carmine in restauro...


Due anni di lavori per la sistemazione, la pulitura ed il restauro della facciata e del portone in legno della Basilica di Santa Maria del Carmine di Firenze.
Sono già iniziati i lavori preparatori al restauro vero e proprio che riguardano il grandissimo portone di legno dell'entrata principale, attengono al consolidamento e ripulitura della facciata principale rimasta incompiuta e mai rifatta neanche dopo l'incendio del 1771 che distrusse quasi tutta la chiesa.

La chiesa dedicata alla Beata Vergine del Carmelo sorse intorno al 1268 come parte di un convento carmelitano ancora oggi esistente; di quell'epoca restano visibili solo alcuni resti romanico-gotici sui fianchi.
Il complesso fu ampliato una prima volta nel 1328, quando il Comune concesse ai frati l'uso del terreno adiacente la quinta cerchia di mura, e poi nel 1464, con l'aggiunta della sala del capitolo e il refettorio. I lavori terminarono nel 1476, con la struttura tuttora invariata di pianta a croce latina ad unica navata.
Come molte altre chiese fiorentine subì dei rinnovamenti fra il Cinque e il Seicento ma, a seguito di un devastante incendio del 1771 che distrusse quasi completamente l'interno, fu rifatta La facciata rimase incompiuta, elemento comune di molte importanti chiese fiorentine.
"Chissà che un giorno non tanto lontano potremmo ammirare nuove facciate di bel marmo bianco alle nostre chiese? Sarebbe un progetto di grande impatto. Sarei il primo a sostenerlo!"


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