martedì 28 giugno 2011

La Gioconda, simbolo del mondo

La Gioconda non ha bisogno di presentazioni, è forse il dipinto più famoso del mondo ed è per questo che tutto ciò che circola intorno alla sua figura, falso o presunto, ma anche vero, porta alla ribalta la notizia sui media internazionali.
L’ultima battaglia italiana per evitare che la Gioconda di Leonardo da Vinci diventi (ma lo è già?) un simbolo francese e si riconosca che autore e dipinto provengono dall’Italia e da Firenze è una raccolta di firme per poter riportare ed esporre, l’opera a Firenze. Una esposizione era stata fatta poco meno di 100 anni fa.
Un primo parere, negativo, del Louvre in realtà c’è già stato, ma i componenti del comitato promotore non si danno per vinti e continuano nella loro battaglia coinvolgendo addirittura alcuni colleghi francesi, un po’ come una guerra senza armi.
Nel comprendere perfettamente che la Gioconda appartiene al Museo del Louvre, e quindi alla Francia, non esiste un’opinione sfavorevole riguardo il tentativo di esporla a Firenze, ma si devono necessariamente evidenziare alcune perplessità per come tutta l’operazione mediatica viene condotta.
In aggiunta, gli studi sugli scheletri ritrovati nelle tombe di Sant’Orsola, non hanno dato ancora risultati confortanti sul fatto, alquanto sperato, che possano essere collegati alla sepoltura di Lisa Gherardini, la modella che avrebbe ispirato la Gioconda di Leonardo Da Vinci.
Così come altre volte, l’approccio mediatico verso un personaggio storico come strumento pubblicitario, ha sempre delle grandi incognite. Avremo sempre dei favorevoli e dei contrari, avremmo sempre coloro che promuovono l’iniziativa con il loro enturage e che spingeranno il progetto verso il successo, spesso per ottenere notorietà e finanziamenti. Dall’altra parte della barricata coloro che appoggeranno la scelta della conservazione culturale.
In entrambi i casi le opinioni sono rispettabili, ma è sempre molto difficile associare un nome contemporaneo, benché importante, scientifico, critico, ad un capolavoro simbolo universale della bellezza.
Monna Lisa, Lisa Gherardini, La Gioconda; comunque la volete chiamare è il simbolo della bellezza!
Chi vivrà vedrà.

domenica 26 giugno 2011

Agli Azzurri di Santa Croce il Calcio Storico 2011

Proprio di fronte alla chiesa simbolo del loro quariere, i calcianti di Santa Croce si aggiudicano la finale superando i Bianchi di Santo Spirito per 2 cacce e mezzo ad una e mezzo.
Gli Azzurri di Santa Croce si sono aggiudicati l’edizione del rilanzio del torneo del Calcio storico fiorentino del 2011, magostralmente conclusosi dopo lunghi anni di attesa. Nel giorno del Patrono della città, venerdi 24 giugno si è giocata nell’arena di Piazza Santa Croce una partita dura e tattica.
Il match, come tradizione, è stato preceduto dal corteo storico della Repubblica fiorentina per le vie del centro e dallo spettacolo dei Bandierai degli Uffizi.
Magnifico Messere Giancarlo Antognoni, storico numero 10 della Fiorentina, che ha onorato la città e questa grande tradizione.
Ha vinto il Calcio storico, ha vinto Firenze!

lunedì 20 giugno 2011

Torneo di San Giovanni del Calcio fiorentino - Belle le due semifinali

Sabato 18 e domenica 19 giugno 2011 a Firenze si sono svolte le semifinali tra i quattro colori di Firenze nel Gioco del Calcio fiorentino.
La prima semifinale Bianchi di Santo Spirito e Rossi di Santa Maria Novella si sono sfidati con lealtà e correttezza. Dopo un primo momento tattico, la parte atletica dei Bianchi ha preso il sopravvento e i Rossi apparsi alquanto imbambolati e con una tattica di gioco discutibile, hanno perso la partita per 7 cacce a 1.
La seconda semifinale tra Verdi di San Giovanni e Azzurri di Santa Croce è stata una vera partita di Calcio fiorentino. Come dalle nostre previsioni ci sono stati momenti di tensione nei primi 10 minuti. Il gioco maschio e lo studio tattico di alcuni comportamenti dei calcianti ha fatto tremare le tribune per alcuni colpi duri tra calcianti. Fino a 30 minuti dalla fine la partita è stata equilibrata, poi gli Azzurri con i suoi uomini migliori, provenienti da grandi esperienze rugbystiche, hanno dilagato e vinto con 12 cacce a 3 e 1/2.
Finale del 24 giugno quindi tra Bianchi e Azzurri. 
Si attende una bellissima partita con numerose cacce e altrettanto equilibrata.
Il Calcio fiorentino è tornato nel cuore della gente, le tribune erano stracolme e tutti hanno apprezzato i quattro colori che si sono sfidati con la durezza caratteristica di questo gioco, ma con la lealtà e la voglia di rispettare il regolamento che permetterà di rilanciare questa tradizionale manifestazione.

venerdì 17 giugno 2011

Il Gioco del Calcio Fiorentino, l'anno del rilancio!

E’ arrivato il momento della tradizione popolare più amata dai fiorentini. Nei prossimi giorni si giocherà il Torneo di San Giovanni del Calcio fiorentino. E’ l’anno della rinascita, è l’anno della svolta.
Si rievoca un momento particolare della storia fiorentina del rinascimento. Il 17 febbraio 1530 la Piazza di Santa Croce a Firenze divenne teatro di una delle più importanti sfide lanciate dalla Repubblica fiorentina all’imperatore Carlo V, quando la popolazione assediata da molti mesi dalle truppe imperiali, si cimentò in una partita di Calcio, dando l’impressione di non considerare l’esercito dell’Impero degno di attenzione.
La rievocazione storica di quella giornata si celebra ogni anno a Firenze il 24 giugno, San Giovanni Patrono della città.
Il Calcio fiorentino, è un “giuoco” che risale nelle sue primordiali movenze a molti secoli fa. I Greci praticavano un gioco chiamato Sferomachìa, successivamente integrato nella tradizione romana con il nome di Harpastum, giocato dai legionari nel periodo della fondazione di “Fiorenza” intorno al 59 a.C.
In quel periodo storico, le partite venivano giocate da due squadre, su terreni sabbiosi con regole ridotte al minimo o addirittura assenti. Unico obiettivo far passare, con ogni mezzo, la “Palla a Vento” oltre la linea degli avversari per segnare un punto, la “Caccia”, a favore della propria parte.
Nella seconda metà del XV secolo il Calcio si era diffuso moltissimo nella popolazione, veniva praticato in ogni luogo della città. Era talmente popolare che nel Gennaio del 1490, trovandosi l’Arno completamente ghiacciato, fu su di esso delimitato un campo e giocato alcune partite.
Una successiva riorganizzazione del gioco, durante il dominio della dinastia medicea, portò i fiorentini a cimentarsi in vere e proprie sfide. I giocatori (calcianti) protagonisti di un gioco maschio e talvolta dimostrativo di forza e virilità, vantavano nelle loro compagini nomi altisonanti di nobili, illustri personaggi della vita pubblica cittadina e delle casate più importanti di Firenze. Le partite venivano organizzate solitamente nel periodo del Carnevale.
Oggi, i Quartieri di Firenze si sfidano ogni anno in Piazza Santa Croce, i "Bianchi" di Santo Spirito, gli "Azzurri" di Santa Croce, i "Rossi" di Santa Maria Novella e i "Verdi" di San Giovanni diventano i protagonisti di dure ed esaltanti sfide. Il premio in palio, una vitella bianca di razza Chianina.
Anche tutta la parata del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina, composta per l’occasione da 530 figuranti, vestiti di rigorosi costumi militari di epoca rinascimentale, fa riferimento allo stesso periodo storico, rievocando le gesta e le Armi della Repubblica, quando Firenze era governata dal popolo. E’ una vera e propria tradizione, molto radicata nel tessuto sociale cittadino.
Si deve a Firenze ed al suo antico Calcio l’origine di alcuni sport che ad oggi sono tra i più famosi nel mondo. Il Calcio, il Football, il Rugby, traggono origine o spunto da questo storico e primordiale “giocare con la palla”.
Una particolare menzione va al Torneo che verrà disputato quest’anno. Le partite verranno giocate il 18, 19 e 24 giugno 2011 a Firenze in Piazza Santa Croce in una cornice suggestiva ed emozionante.
Il programma prevede per tutte le tre giornate:
- Partenza del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina da Piazza Santa Maria Novella alle ore 16:00;
- Arrivo previsto in Piazza Santa Croce alle ore 17:00 circa;
- Esibizione dei Bandierai degli Uffizi e schieramento del Corteo ;
- Saluto alla Voce e la "Grida" al Magnifico Messere.
- Partita della durata di 50 minuti;
- Inno alla Vittoria;
- Rischieramento del Corteo e saluto alle autorità.
BUON DIVERTIMENTO!
Biglietti su: www.boxol.it
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mercoledì 15 giugno 2011

Nasce oggi Paolo Uccello

Il 15 giugno 1397 nasce a Firenze Paolo di Dono, pittore toscano conosciuto come Paolo Uccello. Nel 1408 è garzone nelle botteghe dei pittori fiorentini. Al 1415 risale la notizia della sua immatricolazione all'Arte dei medici e degli speziali, al 1424 quella della sua entrata nella compagnia di San Luca. Nel 1425 è chiamato a Venezia per dedicarsi a lavori su mosaici. Torna a Firenze nel 1430: c'è traccia della sua presenza nel registro del catasto, istituito nel 1427.
Paolo fa domanda per lavorare al Duomo di Firenze nel 1432, ma è probabile che stesse già lavorando a qualcosa, pur se di questa commissione non si ha notizia. L'Opera del Duomo gli affida, nel 1436, la realizzazione d'un grande affresco equestre destinato alla navata sinistra. L'opera è dedicata a John Hawkwood, detto l'Acuto, capitano delle truppe fiorentine nel secolo precedente. Dal 1443 al 1445 lo stesso committente gli richiede dei cartoni per le vetrate di tre occhi della cupola. Nel 1445 lo scultore Donatello lo chiama a Padova. Qui il pittore attende alla realizzazione di personaggi illustri in Casa Vitaliani. Si tratta di figure colossali, per questo soprannominate i "Giganti", oggi perdute, che all'epoca ebbero forse influenza sul Mantegna. Altre notizie della sua vita provengono negli anni seguenti (1442, 1446, 1457) dal catasto fiorentino. Nel 1465, la Confraternita del Corpus Domini gli affida la decorazione della predella della sua chiesa d'Urbino, con i "Miracoli dell'Ostia". Si ferma in città fino al 1469, lavorando anche con suo figlio, all'epoca molto giovane. L'11 novembre del 1475 fa testamento e muore un mese dopo.

mercoledì 8 giugno 2011

L’Orologio e l’Enigma delle ore di Paolo Uccello

Una meridiana verticale, ecco la più semplice spiegazione del perché l’orologio del Duomo di Firenze appare così strano ai nostri occhi.
Del resto gli attuali orologi si muovono per effetto di una convenzione su come debba essere misurato il tempo, la nostra vita quotidiana e le regole ad essa applicate sono frutto di convenzioni, o prevalenza di alcune regole rispetto ad altre. Questo orologio, realizzato per la controfacciata del Duomo di Firenze da Paolo Uccello nel 1443, non è frutto di una convenzione.

Tutti conoscono il funzionamento delle meridiane verticali; il tempo viene segnato con la proiezione dell’ombra su un quadrante, in senso antiorario. Così funziona anche la lancetta dell’orologio della controfacciata del Duomo di Firenze.
Il quadrante misura 435 x 435 posizionato a circa 15 metri di altezza da terra, è composto da un cerchio che rientra all’interno di un quadrato. Il quadrante della misurazione del tempo è suddiviso in 24 spicchi contrassegnati dall’1 al 24 in numeri romani posti in ordine crescente in senso antiorario. Definire antiorario un movimento di un orologio è alquanto bizzarro, ma questa definizione serve a far meglio comprendere il vero moto della lancetta dell'opera d'arte della quale stiamo parlando.
Al centro del quadrante una lancetta a forma di raggio di stella allungata che indica il tempo secondo l’”Hora Italica” cioè la 24 ora era il tramonto e la prima ora quella della notte.
Negli angoli del quadrato che contiene il quadrante dell’orologio, sono raffigurati 4 profeti/evangelisti ed il loro sguardo segue l’osservatore in qualunque direzione sia rivolto. Sono questi volti che danno all’affresco una visione tridimensionale, a differenza della bidimensionalità del quadrante.
L’attuale quadrante è una seconda stesura di un affresco di Paolo degli Uccelli, meglio conosciuto come Paolo Uccello. L’opera d’arte viene completata con le maestranze fiorentine che lavoravano alla meccanica di funzionamento dell’orologio, nello stesso quadrante non vi è nessun riferimento all’astrologia. Il meccanismo posto nell’intercapedine della facciata è di Angelo Niccolai degli Orologi, fu incaricato di costruire l’orologio meccanico di Santa Maria del Fiore, e fu istallato nel 1443. L’attuale meccanismo dell’orologio del Duomo di Firenze, è stato costruito dall'orologiaio fiorentino Giuseppe Bargiacchi nel 1761.
Fin dalla sua origine l’orologio viene “rimesso” all’ora a seconda della fase solare del tramonto e rispettando una tabella comparativa.
La disposizione in senso antiorario non è in realtà una bizzarria ma la trasposizione delle ore segnate dalle meridiane verticali, dove era l’ombra a muoversi per il muoversi da est verso ovest del sole.
Questo orologio così suddiviso, poneva nella prima ora l’inizio della notte e nella 24esima la fine della luce, quindi la fine della giornata lavorativa ed alla quale corrispondeva la scampanata dell’AVE MARIA.
Quindi è facile ipotizzare che la prima ora potesse essere l’inizio della giornata, ma la prima ora era la prima della nottata e denominata appunto l’”Or di Notte”.
Rapportando il sistema di individuazione delle ore a quello odierno, il parallelismo delle 24 ore può creare una gran confusione. Uno dei punti base da cui partire per capirne la logica è che il giorno inteso come data di calendario, parte al tramonto e non alla mezzanotte. Di conseguenza si può facilmente intuire ad esempio che, le III di Paolo Uccello non corrispondono mai alle 3 del mattino. L’Ave Maria suonata dalle campane corrisponde perfettamente all’ora del tramonto e della fine del giorno, in quanto inizio dei vespri. A seconda delle stagioni l’orologio ha necessità di essere aggiornato allora come adesso, con un computo delle ore.
Esistono delle tabelle di comparazione appositamente predisposte a seconda delle effemeridi e degli orari del tramonto con l’indicazione di 24 periodi dell’anno a gruppi di giorni variabili.
Per rendere ancor più misteriosa l’interpretazione di questa opera d’arte e del suo funzionamento sono stati scomodati anche gli ebrei che ritroverebbero uno spicchio della loro cultura nella misurazione del tempo, proprio perchè inizierebbe subito dopo il tramonto. 
L’enigma è risolto.
Un modo curioso quindi di contare le ore, curioso se visto dai nostri tempi.

venerdì 3 giugno 2011

Lorenzo Bartolini, bellezza allo stato puro

Se vi piace l'arte classica, la scultura e la pittura, non potete mancare alla mostra di Lorenzo Bartolini.  
E' stato definito "Scultore del bello naturale", Lorenzo Bartolini (1777-1850), pratese, artista votato alla bellezza, cui mai rinunciò neanche di fronte al Vero. A Parigi frequentò l’atelier di David, conobbe Ingres, fu stimato da Napoleone; non c’era straniero di passaggio a Firenze che non ambisse a farsi ritrarre da lui. Così in mostra scorrono i modelli in gesso e i marmi di una nobiltà in posa; sfilano i suoi capolavori come L’Ammostatore, il giovane bacco dal sapore voluttuosamente antico (dall’Ermitage di San Pietroburgo); la Carità educatrice che il Granduca aveva commissionato nel 1817 per la cappella della villa del Poggio Imperiale ma che, data la sua straordinaria bellezza, fu destinata a maggior visibilità nella reggia di Pitti; come pure la sua Fiducia in Dio (dal Poldi Pezzoli di Milano), ammiratissima per la «naturalezza dell’espressione» e la «sublimità di concetti».
Bartolini, scultore vissuto fra la Rivoluzione francese e il Quarantotto, passato attraverso neoclassicismo e romanticismo, che in una sua lezione divenuta celebre all’Accademia nel 1840 “osò” portare a modello per i suoi studenti un gobbo (si veda la Stele del Gobbo in mostra), affermando che «tutta la Natura è Bella». 
Per la prima volta dall'Ottocento saranno visibili a Firenze numerose importanti sculture, che testimoniano le tappe fondamentali dell'affermazione di Bartolini come il Napoleone I in bronzo (Parigi, Museo del Louvre), Elisa Napoleona col cane (Rennes, Musée des Beaux Arts), l'Ammostatore e Maria Naryškina Gourieva (San Pietroburgo, Ermitage), Anne Lullin de Chateauvieux Eynard (Ginevra, Palazzo Eynard), La Fiducia in Dio (Milano, Museo Poldi Pezzoli).

Lorenzo Bartolini
Scultore del bello naturale
Galleria dell'Accademia - Firenze
Dal 31 maggio al 6 novembre 2011
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