lunedì 27 luglio 2009

La Testa: c'è chi la perde...

Dalla città, in particolare sulle direttrici del cardo e del decumano, le strade si perdono verso i borghi fuor dalle mura e, in genere, conducono ai luoghi dove sono eretti i capestri.
Verso sud, il cardo conduceva a quello maggiormente frequentato. Lungo la strada c’era assai gente che imprecava contro i condannati, riconoscendoli insieme ai propri giudici, colpevoli e quindi meritevoli delle pene loro inflitte. C’era anche per contro chi li confortava, ad esempio con acqua e segni di rammarico. O chi li invitava a pentirsi delle proprie colpe, per un estremo tentativo di salvarsi almeno l’anima di fronte a Dio.
Esiste ancora oggi, quasi alla fine di Borgo la Croce sul lato destro, un tabernacolo per chi si voleva pentire prima di salire sul capestro, forca o rogo che fosse.
Nel 1327, un tal Cecco d’Ascoli scrittore e astrologo, accusato di stregoneria e negromanzia, veniva condotto al rogo. La strada, il cardo in direzione nord, costeggiava la chiesa di S. Maria Maggiore. Il prete di questa antica chiesa, anziché confortarlo e sostenerlo con opere e discorsi caritatevoli magari assolutori, da un finestrino del campanile -poi scapitozzato-, avvertì i ‘famigli’(1) del ‘Bargello’(2) di impedire che lungo il percorso, al condannato, gli venisse data acqua da bere, perché Cecco, avendo fatto un patto col diavolo, con l’acqua si sarebbe salvato dal fuoco.
“Non fatelo bere altrimenti non morrà mai!” gridò ai famigli. Ed il mago pronto : “ Tu prete, il capo di li non toglierai mai!”. Forse che il prete per l’impressione non fu capace di ritirarla dal finestrino? Quella testa bianca , se del prete o di Cecco, è sempre li che aspetta, un po’ beffarda ma anche stupita, che si confermi la sua leggenda.
Francoeffe

(1) famigli : coloro che erano al servizio e/o collaboravano con il Bargello;
(2) Bargello : Comandante delle Guardie del Comune con poteri di polizia .

sabato 25 luglio 2009

Sant’Anna la “partigiana della causa della Repubblica


Il 26 Luglio 2009 dalle ore 20:30 iniziano a Firenze le celebrazioni della Festa di Sant’Anna, "Santa avvocata della libertà cittadina". I Bandierai degli Uffizi, sbandieratori Ufficiali di Firenze, ed il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina guideranno il Corteo delle Autorità Civili e Religiose alla Chiesa di Orsanmichele. Parteciperanno anche il nuovo Sindaco di Firenze Matteo Renzi e l’Arcivescovo di Firenze Monsignor Giuseppe Betori.

Sant’Anna fu per Firenze la “partigiana della causa della Repubblica”, il 26 di luglio si celebra la cacciata da Firenze di Gualtieri di Brienne, noto come Duca d’Atene. Tutto ebbe inizio con una sollevazione popolare il giorno di Sant’Anna, il 26 luglio 1343, che mise finalmente fine al tiranno dopo un anno di offese e di ingiustizie. Le Arti fiorentine commemorarono in passato questa festa e produssero numerosi manufatti e altre testimonianze che attualmente confortano l’importanza di Sant’Anna per Firenze. Uno dei più importanti è l’affresco di Mariotto di Nardo (fine del XIV secolo) in una vela dell’Oratorio di Orsanmichele, dove tutte le Arti, in segno di ossequio e commemorazione, si recarono a rendere omaggio alla Vergine e a sua madre Anna. L’altare di Orsanmichele divenne quindi il luogo fondamentale della festa, dove tutt’ora ha culmine la ricorrenza che si celebra ai nostri tempi per la "Santa avvocata della libertà cittadina".
Questo il programma della manifestazione:
ore 20.30 I Bandierai degli Uffizi ed Corteo della Repubblica Fiorentina si recheranno in Piazza della Signoria per una esibizione all’insegna della festa;
ore 21.00 circa dall’Arengario di Palazzo Vecchio con le Autorità, il Corteo percorrerà Via Calzaiuoli per Raggiungere il Sagrato di Santa Maria del Fiore; le Autorità religiose, si uniranno al Corteo che successivamente raggiungerà la Chiesa di Orsanmichele.
ore 22.00 verrà officiata la benedizione e la consegna dei Ceri in simbolico segno di riverenza e gratitudine, a ricorrenza di ciò che nel XIV e del XV secolo, quando il culto di Sant’Anna protettrice di Firenze divenne sempre più importante "Il Gonfaloniere servendo d’esempio a tutti a mezza messa offriva un regalo di frutte, d’allora il popolo inventò figure e uomini ritratti al naturale con teste e mani di cera colorata per regalarli in omaggio alla santa".

Da un episodio di carattere politico, fra i più importanti per la Firenze repubblicana del XIV secolo, traggono origine la venerazione per la figura di Sant’Anna in Firenze e la festa che la città gigliata volle tributarle, una delle più solenni, per molto tempo, fra quelle che i fiorentini solevano allestire, connotata, por nel novero delle cerimonie sacre, di motivazioni e di uno spirito fortemente laici. "S’ordinò per lo Comune, che la festa di Sant’Anna si guardasse come Pasqua sempre in Firenze". Con queste parole, che racchiudono un’aulica comparazione, Giovanni Villani termina il racconto della cacciata da Firenze di Gualtieri di Brienne, noto come Duca d’Atene, che ebbe inizio con una sollevazione popolare il giorno di Sant’Anna, il 26 luglio, dcl 1343, con cui si metteva fine alla tirannia in città dello straniero, incominciata l’anno precedente. Dopo l’accaduto i fiorentini videro in lei una "partigiana della causa della Repubblica" e la innalzarono a protettrice di Firenze; il suo giorno venne dichiarato giorno di pubblica solennità. Il Villani, dunque, paragona il 26 luglio alla Pasqua poiché in tale giorno ebbe luogo la resurrezione dei fiorentini finalmente liberi come nel giorno della Pasqua la resurrezione del Cristo segna la vittoria del Figlio di Dio sulla morte. Il tema della Sant’Anna venne ad assumere un valore civico oltre che religioso in ricordo della cacciata del Duca al punto da creare una nuova iconografia per la santa, impostando nelle Arti la sua immagine in veste di protettrice della città. Le Arti fiorentine hanno lasciato testimonianze di grande valore a riguardo, a partire dall’affresco commissionato dalla Signoria, subito dopo l’accaduto per commemorare l’avvenimento, a un seguace dcll’Orcagna, dipinto nel diruto Carcere delle Stinche e, dopo lo strappo, allogato al Museo di Palazzo Vecchio. Nell’affresco con Sant’Anoa e la cacciata del Duca d’Atene, autentico manifesto civile, una indomita Sant’ Anna è raffigurata in un gesto di protezione verso il Palazzo della Signoria, mentre caccia dal trono il Duca d’Atene e consegna i vessilli del Comune al popolo in armi inginocchiato davanti a lei. Da allora la santa protegge la sua città abbracciandone amorevolmente la sagoma, come possiamo ammirare, fra l’altro, nell’affresco di Mariotto di Nardo (fine del XIV secolo) in una vela dell’Oratorio di Orsanmichele, l’oratorio innalzato dalle Arti cittadine dove, subito dopo la cacciata del Duca in ringraziamentu per la fine della tirannia, proprio i rappresentanti di tutte le Arti si recarono a rendere omaggio alla Vergine e a sua madre Anna. A causa della discordia delle sue classi dirigenti Firenze aveva voluto il Duca; dopo la cacciata di Gualtieri di Brienne "la Signoria nuva - ricorda il Villani - in uno col popolo riferendo alla intercessione di 5. Anna, di cui ricorreva il nome in quel giorno, l’avvenimento felice, corse all’altare della Madonna in Orsanmichele, e porse in quel luogo rendimento di grazie".
Con questo concorso di popolo all’oratorio ebbe genesi la celebrazione annuale che la Signoria decise di bandire, negli anni a venire, in onore di Sant’Anna, proclamando il 26 luglio festa solenne. La Signoria stessa, inoltre, commissionò un altare ligneo da erigere in Orsanmichele per esporvi "un’immagine di Sant’Anna" come si legge nelle provvisioni del Comune, un’immagine inizialmente dipinta e poi, al tramonto del XIV secolo, scolpita nel legno. L’aver voluto porre in Orsanmichele l’effige della santa fu un gesto estremamente significativo: l’oratorio, sovvenzionato da una tassa pubblica, era insieme chiesa e granaio per la città: fu una delle costruzioni più importanti dell’età comunale a Firenze, Allocarvi l’icona della santa stava, quindi, ad indicare l’ufficialità e la natura civica del "nuovo culto", della venerazione che le si voleva tributare. L’altare divenne il fulcro della festa, intorno ad esso si affollavano i fedeli offrendo doni alla figura di Sant’Anna, per la quale venne coniato il fiorentinissimo appellativo di "Santa avvocata della libertà cittadina". Difatti il governo deliberò che "nel dì della beata Anna, madre della Vergine gloriosa, per la liberazione della città e dei cittadini e per la liberazione del giogo pernicioso e tirannico, nella ricorrenza della festività di 5. Anna, dai Priori, dagli altri Rettori della città e dai Consoli delle arti si dovessero fare offerte di ceri e danaro davanti alla immagine di detta santa in San Michele" (provvisione dell’ 11 gennaio 1344, stile fiorentino, 1345 stile moderno). E ancora, "s’ordinò, per unire ai sacri riti pubbliche feste popolari, che in quel giorno medesimo si corresse un palio del valore di 32 fiorini d’oro e che si cavassero fuori le bandiere delle arti e venissero appese a Orsanmicbele". Niente doveva turbare il giorno deputato dalla Signoria alla commemorazione della santa e, insieme, della rinnovata libertà e pertanto venne decretato che "nessuno dovesse essere preso per debito, né i magistrati rendere giustizia, ne verum artefice tenere aperte botteghe o uffici pena lire 25 a chi trasgredisse". Gli oboli donati alla santa nel suo giorno, per volontà del governo del Comune, venivano consegnati ai Capitani di Orsanmichele, i quali, "prelevatene le spese occorrenti a festeggiare quella solennità", destinavano quanto rimaneva per due terzi ai poveri e per un terzo al Monastero di Sant’Anna già sorto, nel 1318, in Oltrarno, in località Verzaia. Un monastero femminile benedettino al quale, per celebrare i fatti del 1343, la Signoria decise nel 1359 di edificare una nuova chiesa. A partire dal 1370 una imponente processione interessò la Firenze di qua e di là d’Arno poiché si snodava fra Orsanmichele e il Monastero di Verzaia; una processione giocosa, resa immortale, più tardi, dai superbi colori di Jacopo Pontormo che la dipinse, fra il 1528 e il 1529, in un cammeo all’interno di una grande tavola per l’altare maggiore della Chiesa di Verzaia. Il dipinto con Sant’Anna Metterza e Santi (oggi al Museo del Louvre) fu voluto per rinnovare un’immagine divenuta "fuori moda" così come i rettori di Orsanmichele avevano già stabilito per il loro oratorio, commissionando nel 1522 a Francesco da Sangallo la scultura in marmo della Sant’Anna Metterza (1522-1526) che tuttora possiamo ammirare sull’altare di Sant’Anna. Nel corso del XIV e del XV secolo il culto di Sant’Anna protettrice di Firenze divenne sempre più importante a quanto testimoniano ulteriori leggi promulgate a favore di Orsanmichele e in omaggio alla santa. "Il Gonfaloniere servendo d’esempio a tutti a mezza messa offriva un regalo di frutte, d’allora il popolo inventò figure e uomini ritratti al naturale con teste e mani di cera colorata per regalarli in omaggio alla santa". L’iconografia di "Sant’Anna dei fiorentini" rimase radicata fino al primo Cinquecento quando la famiglia Medici al potere volse l’effige civica della santa a vantaggio della propria politica, facendola divenire protettrice del casato, e, insieme, quando i dettami della Controriforma ridettero alla sua figura la sola connotazione di madre della Vergine come il linguaggio artistico coevo attesta. Con il ritorno dell’icona tradizionale della santa anche la festa che si svolgeva in città il 26luglio iniziò a perdere lo sfarzo che la connotava per poi smarrirsi nelle pagine della storia. Dell’antico splendore sopravvisse pallidamente, per la caparbietà di pochi, l’esposizione dei vessilli delle Arti all’esterno di Orsanmichele fino a quando, alcuni anni fa, l’Amministrazione Comunale di Firenze decise di riproporre la festa del 26 luglio attraverso un corteo storico, che si dipana fra Palazzo Vecchio, la cattedrale ed Orsanmichele, nuovamente fulcro della città per un giorno, e dando vita, di anno in anno, a conferenze, a convegni e a manifestazioni con l’intento di non fare sopire i contenuti storici, oltre che cultuali, di tale giorno nei fiorentini e in tutti coloro che popolano la città nella bella stagione. Ha, dunque, nuova vita una festività da intendere come giorno consacrato alla libertà voluta dagli operosi fiorentini del Medioevo, senza la quale non avrebbe avuto origine la grandezza economica, culturale e morale della Firenze del Rinascimento, eredità forte per la Firenze contemporanea.


venerdì 24 luglio 2009

La Ronda di Palazzo Vecchio


Una delle visite alternative di Firenze è quella del percorso della ronda su Palazzo Vecchio, a spasso a 42 metri d’altezza, come le sentinelle nel Trecento.
E' stata riaperto il camminamento di ronda rettangolare che abbraccia la parte trecentesca del palazzo, progettata da Arnolfo di Cambio: era chiuso da tre anni, ora è finito il complesso intervento di restauro, costato oltre 500 mila euro, e dall’8 giugno è possibile visitarlo.
E’ uno dei luoghi più suggestivi e caratteristici di Palazzo Vecchio, si gode di un panorama meraviglioso ed è possibile guardare piazza della Signoria a strapiombo attraverso un vetro, posizionato dove erano le antiche "piombatoie", cioè le botole attraverso cui le sentinelle lanciavano l’olio bollente agli assalitori.
Per il mese di giugno è stato aperto su prenotazione (costo del biglietto due euro in più rispetto all’ingresso del Museo dei ragazzi, attualmente acquistabile con 6 euro) con accesso dal Museo dei ragazzi che si trova dentro Palazzo Vecchio.
Da luglio sarà istituito un orario preciso con due visite, una di mattina e una di sera, per gruppi di 30 persone alla volta.
Per una prima informazione:
http://test.museicivicifiorentini.it/palazzovecchio/
Tel.055 2768325

martedì 21 luglio 2009

La Testa: quando serve per le ore

In tutte le città, all’alba, da sempre c’è di solito un gran via vai : gente che entra in città e gente che esce. Escono i viaggiatori ed i commercianti. Altrettanti ne entrano cercando di vendere le loro mercanzie. Specialmente nei giorni di mercato.
Fra quelli che vi entravano, e ciò ogni giorno dalle campagne intorno alle città – nel nostro caso intorno a Firenze -, erano assai numerosi gli ortolani : quelli dei piani di Ponte a Greve e Peretola, con cavoli e biete; quelli intorno Ripoli e Rosano con splendida frutta; dalle colline con ortaggi freschi di ogni tipo.
Naturalmente si entrava e si usciva solo quando le porte della città erano aperte : ogni periodo aveva i suoi tempi di apertura e chiusura. Ma benché tutti gli interessati sapessero degli orari, non era male segnalare quello di chiusura. Chi doveva uscire o rientrare dalle campagne non gradiva trovare le porte chiuse.
Ci pensò Berta, erbivendola – forse perché talvolta rimasta chiusa in città - : regalò alla chiesa di S. Maria Maggiore, sulla direttrice che portava fuor di Firenze, verso Peretola, Prato e Pistoia, una campana da suonarsi in prossimità della chiusura delle porte per avvertire che era arrivata l’ora di uscire dalla città.
La chiesa si dice fosse costruita sulle muraglie dell’acquedotto che, da Monte Morello riforniva d’acqua le Terme romane nei pressi del ponte Vecchio. La chiesa sorge nei dintorni di una porta in direzione nord-ovest, che con l’ampliamento della cerchia aveva preso il posto della vecchia porta Aquilonare dell’antica cerchia romana, poi porta al Vescovo. Nella antichissima chiesa vi è la tomba di Brunetto Latini, maestro di Dante che gli dedicò questi versi :

”Che in la mente m’è fitta,
e or m’accora,
la cara e buona imagine paterna,
di voi, quando nel mondo,
ad ora ad ora,
m’insegnavate come l’om s’etterna”.

A ricordo della donazione di Berta fu posta, in una nicchia del campanile scapitozzato per la sua instabilità, una testa di statua romana. E’ sempre li che aspetta conferma della leggenda.
Francoeffe

giovedì 16 luglio 2009

Via dell'Amorino etimologia incerta

Come non dare un po' di tempo in più a questa via di Firenze. Il nome è un vero catalizzatore.
Partiamo dall'etimologia:
Si potrebbe pensare di primo impatto che la parola Amorino provenga dalla più solida Amore (vedi definizione nella foto) e che sia così una derivata.
Ma si sa a Firenze le cose non sono sempre logiche e quindi spunta un'altra ipotesi, anche in questo caso tra realtà e leggenda. Pare che uno dei primi appellativi di questa strada sia stato Via della Morina, proveniente a sua volta dalle "more", acquedotti romani.
La strada passava attraverso gli acquedotti e le condutture e così fu la "strada fra le more" poi aggiustata come "Fra l'amore".
L'altra possibilità è quella ben descritta da Francoeffe in questo altro post.
Ogni volta che mi faccio coinvolgere nella ricerca delle curiosità più "spicciole", ogni volta ho un senso di soddisfazione per la "scoperta"...oh 'icchè sarà..??!!


lunedì 13 luglio 2009

Padre Banti: Una scusa, tanto per parlare di Santa Maria Novella

Parlare di S.M. Novella è sempre assai piacevole.
Averne di conoscenze e argomenti da raccontare! Già a vederle, la facciata e la basilica, colme di tesori. Basta pensare al grande ‘Crocifisso’ ligneo di Giotto e all’affresco di Masaccio : la Trinità, ove trionfa la tecnica della prospettiva : quasi un compendio, quasi una lezione e un modello.
Oltre a questi al suo interno si possono ammirare altri capolavori assoluti : opere di Bernardo Rosselino, Tino da Camaino, Filippo Brunelleschi e Benedetto da Maiano, sommi scultori; fra i pittori opere di Giorgio Vasari e - nella cappella Maggiore- di Domenico Ghirlandaio. Una menzione speciale merita il ‘Giudizio Universale’ di Andrea Orcagna, fra i più antichi lavori della chiesa, che occupa tutta la parete della grande cappella Strozzi di Mantova. Anche tralasciando il ‘Cappellone degli Spagnoli’ ed i chiostri ce ne sono tante che bastano e avanzano.
Ma non è solo la chiesa uno scrigno di opere d’arte. La sua costruzione fu iniziata nel 1279 da due frati architetti: Sisto da Firenze e Ristoro da Campi. La struttura principale terminò nel 1348 con un altro frate: Jacopo Talenti. Anche la facciata è un capolavoro. Forse la più bella e importante del rinascimento e di ogni altro tempo. Realizzata un secolo dopo da Leon Battista Alberti dal 1458 che vi innestò, sulla esistente decorazione gotica della parte inferiore comprendente anche i 6 ‘avelli’, lo stile rinascimentale che ebbe con lui forse la massima espressione.
La composizione della facciata infatti vede il grande portale, le colonne di gusto classico, la decorazione con il simbolo della famiglia Rucellai – il grande sponsor- : le vele gonfie di buon vento e le due volute capovolte per coprire, con somma sapienza, gli spioventi dell’antica chiesa.
La facciata ci riserva anche altre sorprese : gli strumenti astronomici di padre Egnazio Danti, frate domenicano e grande erudito, studioso degli astri celesti. Fra il 1569 ed il 1575 studiò il problema della riforma del calendario Giuliano con il sostegno e l’appoggio di Papa Pio V, anch’esso domenicano e del Granduca di Toscana Cosimo I° de’ Medici. Collocò due strumenti sulla facciata di S.M. Novella, perché fossero anche visibili al popolo : un Quadrante Astronomico e una Sfera Armillare posti a fianco dei due fori gnomonici della facciata. Gli aspetti socio-politici molto complessi, relativi a questa materia molto tecnica, saranno trattati a parte.
Francoeffe

domenica 12 luglio 2009

Centro internazionale sulle Conoscenze tradizionali

Nascerà a Firenze e potrebbe avere sede nello storico complesso delle Gualchiere di Remole, splendido opificio trecentesco sulle sponde dell’Arno da tempo inutilizzato, il Centro internazionale sulle Conoscenze tradizionali, organismo promosso da Onu ed Unesco per il recupero, la tutela e l’uso innovativo dello sterminato patrimonio di culture e di tecniche che nei secoli hanno permesso la vita e lo sviluppo di intere popolazioni. L’annuncio è stato dato stamani in occasione della Conferenza internazionale sulle Conoscenze tradizionali in corso in questi giorni al Palagio di Parte Guelfa, a cui partecipano studiosi ed esperti da ogni parte del mondo, organizzato dalla società Ipogea e dalla Nobrega Foundation. Un convegno per fare il punto su come tutelare e promuovere quel patrimonio immateriale fatto di saperi antichi, tramandati di generazione in generazione, che in un mondo sempre più a rischio di collasso ecologico potrebbe divenire di fondamentale importanza soprattutto se coniugato all’alta tecnologia.
Le Gualchiere di Remole, considerate uno dei maggiori esempi di archeologia pre-industriale d'Europa.
erano un importante opificio medievale appartenuto alla potente famiglia fiorentina degli Albizi fino al 1541, poi proprietà dell'Arte della Lana. Posto sulla riva sinistra dell'Arno a pochi chilometri a monte di Firenze, l'edificio era strutturato in modo da sfruttare al massimo la forza motrice generata dalle acque del fiume, usata per trattare i panni di lana. La sua costruzione risale alla metà del 1300, anche se la prima notizia certa è datata 1425. Il traghetto che portava i panni dall'antistante Nave ai Martelli, ove giungevano da Firenze a dorso d'asino. Il tutto era circondato da mura e vi si accedeva attraverso due porte (distrutte dai Tedeschi nel 1944 insieme ad una porzione del fabbricato). Dopo aver cambiato varie destinazioni d'uso (mulino, colorificio) dal 1980 l'edificio è in disuso.

sabato 11 luglio 2009

Reduce dal Barcamp di Palazzo Vecchio







Le Tradizioni Popolari Fiorentine "ultima frontiera"

E' partendo dallo spunto dettato dall’organizzazione di questo Barcamp, “che lo straordinario patrimonio culturale fiorentino, anziché schiacciare il presente e il futuro, si trasformi in una leva per costruirlo”, che confermo il mio entusiasmo per una rivoluzionaria prospettiva rivolta alla popolazione fiorentina e a chi si occupa di cultura.
Mi sono sentito un avanguardista anomalo, qualcuno che ad una “discussione da bar” principalmente indirizzata alla contemporaneità, porta un’idea contemporanea per la gestione di un patrimonio storico, tradizionale e culturale, ci crede veramente; la passione spesso è una parte fondamentale per riuscire negli intenti.

Sulle Tradizioni Popolari Fiorentine:
- il 75 percento dei fiorentini non conosce le proprie tradizioni;
- la Città possiede un incredibile patrimonio culturale vivente;
- l’Unesco protegge anche questo tipo di patrimonio culturale;
- importanza storica delle Tradizioni Popolari di interesse mondiale, utilizzabile per veicolare il contemporaneo, così represso;
- l'assenza della comunicazione degli eventi, nuovi media di comunicazione non vengono utilizzati;
- la rievocazione storica è cambiata, (in peggio!), esportare un prodotto storico in modo antiquato è a priori un fallimento;

Sulla nuova gestione organizzativa ed amministrativa per le Tradizioni Popolari
alcune Festività Fiorentine oggi istituzionalmente ricordate:
-6 gennaio: Cavalcata dei Magi (Cosimo il Vecchio - medioevo)
-18 febbraio: Ricordo di Anna Maria Luisa de’ Medici (1667-1743)
-25 marzo: Capodanno toscano (VII secolo)
-pasqua: Scoppio del Carro (Pazzino de' Pazzi - 1101)
-maggio: La Fiorita (Savonarola)
-24 giugno: Torneo del Calcio Storico (17 febbraio 1530)
-26 luglio: Festa di Sant'Anna (26 luglio 1343)
-7 settembre: Festa della Rificolona (XVII secolo)
-8 ottobre: Festa di Santa Reparata (martire del III secolo)
-30 novembre: Festa della Toscana (1786 abolizione pena morte - 2000)
-21 dicembre: Commemorazione di Ugo di Toscana (1000)
Numeri del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina al quale viene delegata la parte rievocativa delle feste suddette:
-oltre 600 costumi, oltre 800 volontari,oltre 100 uscite l'anno, circa 530 figuranti in costume,oltre 40 gruppi, eta media volontari (circa 50-60 anni);
-Bandierai degli Uffizi Gruppo più numeroso (circa 100)
La considerazione logica di questi numeri, da un’idea anacronistica della situazione gestionale, ma i numeri sono molto importanti e il PATRIMONIO UMANO e CULTURALE esistente è stabile, bello, invidiabile e spettacolare.

E’ necessaria una nuova, evidentemente contemporanea, necessità gestionale per questo nostro patrimonio.
-Innovazione storico-culturale;
-Nuove idee per Festività Fiorentine contemporanee;
-Essere maestri di serietà e concretezza (restituzione della verità);
-Valorizzare il patrimonio culturale "mobile" (leva per costruire il futuro);
-Centralità delle Tradizioni Popolari nell'offerta turistica;
-Internet e nuovi media per una contemporanea promozione, e per l’apprendimento e la conoscenza;
-Un nuovo progetto di comunicazione (delocalizzandola);
-Nuovi accordi istituzionali e privati per spinta economica;
-Una nuova visione propositiva (il nostro patrimonio storico per veicolare il contemporaneo);

Sulla funzione sociale e di apprendimento culturale;
-Non solo commemorazione (nuove proposte concrete);
-Valorizzare i momenti di aggregazione culturale (arricchimento);
-Nuovi luoghi e tempi di promozione sociale (socializzazione);
-Valorizzazione del “sostegno” volontario per l’integrazione culturale (solidarietà);
- Stringere sul parallelismo tra patrimonio storico e cultura contemporanea (recuperare la centralità della cultura di qualsiasi tempo);
- Considerare le Tradizioni una risorsa e non una perdita economica (leva per costruire il futuro)
- Tutelare il patrimonio culturale vivente (associazionismo)
-Investire massicciamente sulla divulgazione (nuovi media)

NB: Esempio: il Calcio Storico Fiorentino non ha un sito internet istituzionale.

filippogiovannelli@gmail.com
http://firenzecuriosita.blogspot.com/

venerdì 10 luglio 2009

Gli anni della Cupola

L’intera storia della costruzione della cupola del Duomo di Firenze, opera di Filippo Brunelleschi, rivelata in ogni suo aspetto, è ora disponibile su Internet all’indirizzo ww.operaduomo.firenze/cupola
grazie a 21 mila documenti recuperati, raccolti e digitalizzati in 15 anni di lavoro e ricerca. Il progetto internazionale "Gli anni della Cupola (1417-1436)", è stato svolto a Firenze da un gruppo di studiosi diretti dalla storica dell’arte Margaret Haines per volontà dell’Opera del Duomo.

giovedì 9 luglio 2009

Giotto: il Crocefisso di Ognissanti

Il crocefisso di Ognissanti, custodito nella sacrestia della chiesa di Firenze, e' di Giotto. Il restauro condotto dall'Opificio delle pietre dure, sotto la guida di Marco Ciatti, ha rivelato che l'opera che da sempre e' stata attribuita ad un 'parente di Giotto' o semplicemente alla 'Scuola', forse perché ricoperta da vernici mescolate alla polvere e ai fumi grassi delle candele, e' un capolavoro dell'artista fiorentino, dopo il restauro realizzato dall'Opificio delle Pietre dure si è potuti arrivare alla vera e definitiva attribuzione.

Il Crocifisso, che era custodito nella sacrestia della chiesa di Ognissanti, sarebbe databile al secondo decennio del '300.

“Giotto non Giotto” Dario Fo

Una lezione spettacolo condotta da Dario Fo su Giotto in piazza Santa Croce a Firenze.
Lo spettacolo “Giotto non Giotto” è stato presentato nei giorni scorsi dal vicesindaco Dario Nardella insieme a Dario Fo e Lorenzo Luzzetti dell’associazione culturale Teatro Puccini che organizza le due serata nell’ambito di Firenze Estate 2009.
E nella galleria dei protagonisti dell’arte italiana che Dario Fo sta virtualmente allestendo in questi ultimi anni, non poteva mancare Giotto. Giotto di Bondone (1267-1337), pittore, architetto, scultore, riconosciuto come grande artista già dai suoi contemporanei, fu il massimo protagonista della civiltà artistica gotica italiana rinnovandone radicalmente il linguaggio figurativo. Dario Fo tratteggerà la figura di questo importante artista, ripercorrendone tutte le tappe e avvalendosi di maxischermi dove saranno proiettati opere di Giotto e dipinti originali e tavole realizzate da Fo a sostegno della narrazione.
Verranno proiettate le immagini degli affreschi e delle architetture, a cominciare da quelli della Basilica di San Francesco di Assisi, per passare poi al ciclo della cappella Scrovegni di Padova e per finire, alla sequenza di pitture di Santa Croce in Firenze. In poche parole tutta o quasi la produzione del grande pittore toscano.
Magari vengo a vedere, non capita tutti i giorni!!

Visto lo spettacolo:
Molto teatro, anche improvvisato.. Senza infamia e senza lode...
Le battute umoristiche sempre sullo stesso argomento e sull'attualità della politica, poca storia...alcuni argomenti trattati con troppa leggerezza.. molti se ne sono andati alla prima pausa...


mercoledì 8 luglio 2009

Nuovo cielo nella Cappella de' Pazzi in Santa Croce

E' stato completato il restauro degli affreschi della Cappella de' Pazzi nella basilica di Santa Croce che riproducono il cielo di Firenze del 4 luglio 1442.
Dopo nove mesi di lavori continuativi di restauro, interamente finanziati dall'Opera di Santa Croce per un importo complessivo di 70.000 euro, si può nuovamente ammirare la posizione delle stelle e dei pianeti che hanno permesso di datare il cielo raffigurato nella cupola della cappella.
Dopo alcuni crolli dell'intonaco e quindi anche dell'affresco avvenuti nei secoli scorsi, rimangono visibili solo una parte che copre circa il 50% della cupoletta.
Il restauro ha recuperato la maggior parte degli elementi originali, con il tempo e con i restauri precedenti sono state riscontrate varie pitture sovrapposte.
Sono state anche restaurate e reintegrate le pitture in oro con la stessa tipologia di materiale.

Nel periodo medievale e successivamente nel rinascimento era una buona consuetudine far rappresentare le volte celesti negli edifici pubblici o di culto.
A Firenze, questo tipo di opere, si ritrovano in due edifici del Brunelleschi, una nella Sacrestia Vecchia nella Basilica di San Lorenzo e l'altra appunto nella Cappella dei Pazzi.
Sia nell'una che nell'altra viene affrescata la "cupoletta della scarsella" e come abbiamo già detto, rappresenta il cielo e le sue stelle di Firenze il 4 luglio 1442.
E' molto probabile che l'affresco sia stato realizzato da Giuliano d'Arrigo chiamato "Pesello" con la consulenza astronomica di Paolo dal Pozzo Toscanelli, astronomo e matematico del tempo.
La data è da collegarsi alla venuta di Renato d'Angiò, in terra fiorentina, mitizzato come nuovo condottiero per una nuova crociata.


martedì 7 luglio 2009

"Barcamp" in Palazzo Vecchio

Non è un'iniziativa comune a Firenze, credo inoltre che sia la prima che proviene da un ente pubblico.
L'Assessore Da Empoli del Comune di Firenze, assessore alla Cultura ed alla Contemporaneità, integra da subito i luoghi della storia e della nostra cultura rinascimentale con la pressante e richiestissima cultura contemporanea e con l'utilizzo delle nuove tecnologie.
Crea il "BarCamp di Palazzo Vecchio": comunicazione, wi-fi, nuovo linguaggio, dando la possibilità a tutti di proporre, comunicare, ideare.
Sabato 11 luglio 2009 nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, dalle 10:00 alle 18:00.
Per l'iscrizione al "BarCamp di Palazzo Vecchio" - http://barcamp.org/palazzovecchio
Parteciperò in qualche modo, perché la cultura di Firenze non è solo storia.

La potenzialità dei fiorentini non deve arroccarsi sul passato, deve esprimere la forza dei nuovi "cervelli" dalle geniali intuizioni, che rimangono uncinate nelle insenature cerebrali senza la possibilità di libera espressione.
Ho inoltre l'ambizione di poter immaginare nei prossimi mesi, la cultura fiorentina e le Tradizioni Popolari, così importanti a Firenze, integrate in un nuovo spirito di comunicazione del nostro patrimonio, in una nuova espressione della nostra "potenzialità", troppo spesso trattenuta in passato per eccesso di zelo.
Chissà...forse un nuovo modo per contribuire a far "crescere" Firenze.

lunedì 6 luglio 2009

Via dell'Amorino

Da ragazzi, si sa, la fantasia corre laddove…laddove non arriva la possibilità di praticare quel che la fantasia desidera.
Via dell’Amorino, prima della famosa Legge Merlin, dal nome della Senatrice che la propose, era come adesso, una strada breve, modesta, stretta e fors’anche buia, ma sicuramente molto frequentata da un pubblico maschile, solitamente in servizio militare, quasi sempre non coniugato.
Quasi sempre, ma mai giurare su certe faccende! Ai ragazzi non passavano mai gli anni, pareva non arrivasse mai il 18° compleanno, per scoprire, provare, crescere. Il nome di questa strada la cui frequentazione maschile era assai fitta e così desiderata dai ragazzi, pare venisse dal precedente via della Morina, forse evocante donna di facili costumi.
Amorino è diminuitivo di Amore che era il nome, via dell’Amore, di un tratto di strada di quella che oggi è via S. Antonino. Forse che il nome, via dell’Amorino, voglia intendere una stradetta (come è di fatto) rispetto alla maggiore, via dell’Amore, per cui è stato usato il diminuitivo? Il vecchio nome di questa stradetta era però un altro : era via dell’Amoricchio.
Amori, Amorini e Amoricchi: il mistero s’infittisce! Chissà quale sarà la giusta versione.
Ad ingarbugliare ulteriormente le carte interviene anche una antica tesi secondo la quale in questa strada si consumò a letto l’epilogo di un raggiro amoroso che vide protagonisti un certo messer Nicia Calfucci, Lucrezia sua moglie, tal Callimaco Guadagni ed un maneggione di nome Ligurio, che provvide a far incontrare due di questi tre personaggi in quell’epilogo d’alcova. Pare addirittura che questa vicenda abbia ispirato Niccolò Machiavelli a scrivere “La Mandragola”. Nientepopodimeno!
Francoeffe

venerdì 3 luglio 2009

Visita al Corridoio Vasariano

Grazie ad una associazione no profit, ho avuto il piacere di visitare il Corridoio Vasariano prima che a settembre 2009 chiuda per restauro per circa 3 anni e mezzo. Il Corridoio riaprirà all'interno del nuovo polo museale dei "Grandi Uffizi".
Così come tutta la Galleria degli Uffizi, il Corridoio Vasariano fu progettato e realizzato da Giorgio Vasari, aretino, personaggio "quasi" mitico della progettazione a Firenze e scrittore della biografia dei grandi artisti del tempo.
Si tratta di una sopraelevata, tutta costruita su strutture esistenti che fa da collegamento tra Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti, passando per la Galleria degli Uffizi e sopra il Ponte Vecchio.
Il Corridoio Vasariano fu progettato e costruito in 5 mesi, proprio per dare un forte segnale ed una vera discriminazione di ceto dal Granduca Cosimo I de' Medici.
Il matrimonio tra il figlio del granduca, Francesco, con Giovanna d'Austria fu l'occasione per dare mandato al Vasari di progettare questo percorso.
Questioni di sicurezza e la situazione politica che si era venuta a creare a Firenze in quel periodo, l'abolizione dell'antica Repubblica fiorentina da parte del Duca Alessandro non era stata ancora ben digerita, fece nascere l'idea di un percorso alternativo alla normale via di comunicazione tra il luogo della politica cittadina (Palazzo Vecchio) e la residenza del Granduca (Palazzo Pitti), in questo modo la "corte" poteva muoversi liberamente.
Le botteghe dei "Beccai" (macellai dell'epoca) con le loro lavorazioni delle carni che si esercitavano principalmente sul Ponte Vecchio, furono trasferite a Sant'Ambrogio, si evitavano così i cattivi odori dovuti alle frollature, non degni di così grande levatura, al passaggio del granduca e del suo "contorno", al posto dei macellai vi si fecero trasferire le botteghe orafe che tutt'oggi hanno la massima espressione sul Ponte Vecchio.
Nella zona centrale sopra il Ponte Vecchio si aprono una serie grandi finestre panoramiche sull'Arno in direzione del Ponte Santa Trinita. Furono realizzate nel 1939 per ordine di Benito Mussolini, quando Adolf Hitler venne in visita ufficiale a Firenze. Una leggenda dice che la bellezza di questa veduta fu la possibile ragione che salvò il ponte dalla distruzione durante i bombardamenti, a differenza di tutti gli altri ponti cittadini che furono distrutti. La verità pare sia un'altra; il comandante delle truppe tedesche a Firenze volle lui stesso esplicitamente dare ordine che il Ponte Vecchio non fosse minato.
(posterò un approfondimento tra qualche giorno su questo argomento)

Nel film di Roberto Rossellini "Paisà", il Corridoio Vasariano fu l'unica via percorribile nel momento dei bombardamenti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. I partigiani nel 1944 lo utilizzarono molto spesso per i loro trasferimenti da una parte all'altra dell'Arno.
Finito Ponte Vecchio, particolare attenzione daremo alla Torre dei Mannelli, alla quale il Corridoio Vasariano gira intono. La Torre dei Mannelli è all'estremità di Ponte Vecchio di là d'Arno. La famiglia Mannelli si oppose strenuamente alla demolizione per far passare il Corridoio, opposizione che ebbe una particolare incisività, tanto da costringere il Vasari di progettarne un "detounement". La leggenda dice che finita la costruzione del passaggio, il Granduca non apprezzò di buon grado questo restringimento del corridoio, costrizione dovuta alla deviazione, e non si sa bene come quella famiglia dei Mannelli visse gli anni successivi nella propria torre, qualcuno dice che furono addirittura tutti uccisi.
La cosa particolarmente curiosa è che se da una parte la famiglia Mannelli non concesse il permesso di oltrepassare la propria torre, la famiglia proprietaria del palazzo successivo apri le proprie porte al passaggio dell'opera granducale inserendo dentro la propia abitazione il Corridoio Vasariano, si notano benissimo sulla parete di destra due porte dell'epoca chiuse da muratura.
Oltrepassato l'Arno il corridoio si affianca al loggiato della facciata della chiesa di Santa Felicita. Li si apre una porta e una grande finestra protetta da una grande griglia in ferro, che sporge con un balcone, molto riservato e protetto da sguardi indiscreti, direttamente dentro la chiesa, la famiglia granducale poteva così assistere alla messa senza scendere tra il popolo.
Il percorso prosegue verso Palazzo Pitti sino a raggiungere la grotta del Buontalenti, salendo però di un piano porta direttamente all'interno del palazzo, senza mai uscire all'aperto.
Il Corridoio Vasariano contiene, appesa alla pareti, la più vasta collezione di autoritratti del mondo e una parte di ritratti del seicento e del settecento, la maggior parte dei quali sono riferiti alla famiglia de' Medici; da notare i ritratti dei bambini della famiglia.
Nella prima parte del percorso si trovano opere di artisti anche molto conosciuti e dipinti dell'arte veneziana del rinascimento.
Gli autoritratti sono esposti in ordine cronologico, si comincia con quello ormai famoso del Vasari e l'ipotetico di Leonardo Da Vinci, per proseguire con Velasquez, sino a raggiungere l'eta moderna; l'ultimo esposto è quello di Marc Chagall (Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul de Vence, 28 marzo 1985) (in verità ci sembrava impossibile, ma ci siamo dovuti ricredere, ha vissuto ben 98 anni) donato dal pittore stesso al Polo Museale Fiorentino.
Artisti contemporanei che hanno donato il proprio autoritratto, ma non esposto per mancanza di spazio, Folon e Botero.
Un'esperienza fantastica, degna del prezzo di "costo", intendendo senza scopo di lucro (45 euro compresa visita guidata agli Uffizi).

giovedì 2 luglio 2009

Cosimo Ridolfi rinnovato...

Il restauro è stato finanziato dalla Cassa di Risparmio di Firenze che celebra i 180 anni della propria storia. L'intervento è stato effettuato in Piazza Santo Spirito e promosso dall'Associazione Amici dell'Accademia dei Georgofili che ha saputo coinvolgere nell'iniziativa il Comune di Firenze e la Sovrintendenza speciale per il polo museale fiorentino.
Il marchese Cosimo Ridolfi (Firenze, 28 novembre 1794 – Firenze, 5 marzo 1865) è stato un agronomo e politico italiano, è stato il presidente dell'Accademia dei Georgofili (20 anni di mandato) fondatore e primo presidente della Società Cassa di Risparmio di Firenze.
Fu ministro del Granducato di Toscana e Cavaliere dell'Ordine di San Giuseppe.

Presente anche il nuovo Sindaco di Firenze Matteo Renzi.

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