martedì 25 agosto 2015

Dante a Firenze? Nemmeno da morto! - Il Rifiuto di Ravenna

Una volta esiliato nel 1302, Dante Alighieri non ritornò mai più a Firenze, nemmeno da morto.

Ravenna - Tomba di Dante Alighieri
Dapprima ospite nell'aprile del 1306 dei marchesi Malaspina di Villafranca in Lunigiana, Dante, una volta esiliato da Firenze, fu accolto da diverse famiglie della Romagna. Gli Ordelaffi, benché signori di parte ghibellina di stanza a Forlì, lo ospitarono nel momento in cui Enrico VII di Lussemburgo arrivò in Italia.

Nei primi anni dell’esilio Dante non ebbe una vita facile e dopo Verona ed altre città, trovò a Ravenna la sua nuova dimora e li vi morì. Ravenna lo seppellì con un sarcofago importante, lo stesso nel quale si trova tutt’ora, ma questi lunghi sette secoli e oltre che ci separano dalla sua morte avvenuta il 14 settembre 1321, non hanno lasciato riposare in pace le spoglie del poeta.

Al momento della sepoltura il sarcofago di Dante si trovava posizionato lungo una strada, all'esterno del chiostro di Braccioforte, un recinto facente parte del Convento di San Francesco, dove furono celebrati i funerali del poeta. In seguito il sarcofago con le sue spoglie venne spostato per ordine di Bernardo Bembo, al tempo Podestà di Ravenna, sul lato ad ovest del chiostro. Già pochi anni dopo la morte, il popolo fiorentino riconosceva in cuor suo che Dante Alighieri era stato uno dei più “grandi” fiorentini di tutti i tempi. L’esilio e la stessa morte avvenuta fuori dalla città da sempre amata, era un’onta che la storia doveva cancellare. Il popolo ed il governo di Firenze cominciò a reclamare le reliquie del loro cittadino, riabilitato non formalmente ma sicuramente per amore. La potenza di Firenze venne espressa in particolare quando il potere del Vaticano fu consegnato in mano ai Papa Medici. Nel 1519, con le incessanti richieste di Michelangelo Buonarroti, Papa Leone X (Giovanni di Lorenzo de’ Medici) concesse ai fiorentini di recarsi a Ravenna per prelevare e trasportare a Firenze, con tutte le cure, i resti del poeta.

Il gruppo scelto per questa delicata operazione arrivò alla città oltre l'appenino con l’orgoglio di chi avesse ottenuto un atto di giustizia, ma all’occasione dell’apertura del sarcofago, non trovarono alcunché all’interno, le ossa erano state trafugate. La responsabilità di questa sparizione fu attribuita da subito ai frati francescani del convento, gli unici che, dal muro confinante con l’interno del chiostro, potevano praticare un buco nel muro e nel sarcofago per prelevare i resti del poeta. Poco dopo anche il sarcofago fu smontato e assemblato nuovamente all’interno del chiostro del convento. Le ossa non furono restituite.

Il Sarcofago di Dante Alighieri a Ravenna
I frati consideravano un loro diritto quello di conservare gelosamente le ossa del poeta e Antonio Sarti, le racchiuse nel 1677 in una cassetta che custodiva nelle proprie stanze. Solo nel 1781 le ossa dell’Alighieri ritornarono nel sarcofago. Fu al momento della costruzione del mausoleo dedicato al Sommo Poeta, costruito dal Morigia proprio per questo scopo. Il convento fu soppresso nel 1810 da Napoleone Bonaparte, ma i frati nascosero nuovamente le ossa, mai più ritrovate. Sarebbero passate come reliquie scomparse se non che, durante i lavori di ristrutturazione dell’oratorio di Braccioforte, vengono scoperte casualmente per il V centenario della nascita di Dante.

Ma dove sono ora i resti?
Il sarcofago originario contiene adesso le spoglie di Dante dentro il mausoleo di Ravenna, solo durante la seconda guerra mondiale furono spostate per proteggerle dai bombardamenti.
Firenze non è mai riuscita a recuperare le ossa del Sommo Poeta. Le ha reso un grande omaggio costruendo nel pantheon fiorentino di Santa Croce un cenotafio.
Nel 1865 fu innalzata al centro della stessa piazza una bella statua, realizzata da Enrico Pazzi di Ravenna. Dopo tre anni venne spostata nella posizione attuale sul sagrato della basilica per poter permettere lo svolgimento del Calcio in Costume, tradizione popolare molto sentita e seguita in città.
Le vie diplomatiche con Ravenna non hanno mai funzionato e oggi come allora Dante Alighieri rimane esiliato, ma non per volere, questa volta, dei fiorentini.

Dante Alighieri è una fonte inesauribile di spunti e di interpretazioni. Vi consiglio questo blog dell’amico Carlo Rocchi, un vero studioso del Sommo Poeta che rende fruibile le opere di Dante divulgandole con semplicità e competenza:

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mercoledì 19 agosto 2015

Le pietre di Palazzo Pitti


La facciata di Palazzo Pitti
Ripropongo volentieri questo post perchè ho avuto l'occasione di fotografare l'oggetto del quale parliamo. E' vero, ci troviamo in una divertente situazione. Per chi ancora non ha avuto l'opportunità di conoscere questa curiosità che si trova nella facciata di Palazzo Pitti, propongo una specie di gioco da giornaletto enigmistico che si potrebbe chiamare "trova la pietra", questa volta non su carta, ma dal vivo.
La facciata di Palazzo Pitti è stata costruita, sia nel primo impianto che successivamente nell'ampliamento, inserendo pietre più grandi alla base e più piccole e raffinate ai piani superiori. Lo stesso sistema lo ritroviamo in numerosi palazzi fiorentini, altro esempio eclatante Palazzo Medici di via Larga (ora via Cavour).
Nella parte più grossolana, quella in basso quindi, esiste un punto nella facciata che è dato da due pietre sbozzate con opposte caratteristiche, una lunghissima e una cortissima.
La leggenda ci racconta che furono poste l'una accanto all’altra probabilmente su indicazione di Luca Pitti, committente del Palazzo, che le fece accostare l'una all'altra, per potersi identificare simbolicamente nella pietra più grande e indicare i suoi avversari in quella più piccola. Luca Pitti non era avido di particolarità, pensate che quando indicò le caratteristiche di costruzione di Palazzo Pitti, sempre a sfida delle famiglie avversarie fiorentine, impose che il cortile dovesse contenere come dimensione Palazzo Strozzi.

In evidenza le due pietre in seconda fila a partire dal basso
Torniamo alle pietre indicando a chi non vuole cimentarsi in una ricerca spasmodica, che sono poste sulla sinistra del portone centrale guardando la facciata. Si trovano sul bugnato rustico, quello posto in basso rispetto a tutta la facciata del palazzo a circa due metri da terra.
Le misure sono da verificare, ma pare che la più lunga sia circa una decina di metri e quella più corta una trentina di centimetri.
Oltre che vedere la maestosità di Palazzo Pitti e godere dello spettacolo, è stimolante cercare questa particolarità nel mare di pietre sbozzate della facciata.
Piazza de' Pitti è veramente un luogo da ri-scoprire, anche iniziando da due apparentemente semplici pietre.

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