lunedì 29 ottobre 2012

I' Tirabaralla 2013 - Calendario fiorentino giornaliero.

Fenomeno editoriale fiorentino, I' Tirabaralla è un calendario giornaliero dedicato alla città del giglio.
Ormai da 3 anni popola ogni angolo delle librerie, edicole e punti vendita di ogni genere.
Dopo il grande successo delle scorse due edizioni, quello dell'anno 2013 è scritto dal sottoscritto. Si, scritto, perchè questo calendario è una vera e propria fatica da scrittore.
Sono stato davvero fortunato. 
Quando l'editore mi ha chiesto di dedicarmi a quest'opera ero talmente entusiasta che ho tracciato subito la linea...il calendario giorno per giorno doveva mettere di buon umore chi ogni mattina toglieva la pagina del giorno precedente.
Allora i contenuti che si possono trovare giornalmente sono in massima parte dedicati al vernacolo fiorentino, ai termini particolarmente divertenti e alle frasi famose e comuni di ogni giorno.
Quella del 1 gennaio ad esempio: "Achille co' un ceffone n'ammazza mille!" oppure quella frase " “C’ha più grilli pe’ i’ capo lui, che un ce n’è tanti alle Cascine!” che ogni volta vengono spiegati in italiano corretto.
Ancora aggiunte di curiosità sulla città e anche qualche bella ricetta di piatti tipici. Tutto questo rende il calendario molto divertente per i fiorentini, ma anche per chi fiorentino non è, e che ha voglia di addentrarsi nei meandri della nostra cultura popolare.
Il Calendario è già in vendita e questa edizione è imperdibile!
Grazie davvero a tutti.
Filippo Giovannelli

mercoledì 24 ottobre 2012

La vera storia di Gaetano Magnani

Pubblico il Quinto articolo di Pier Tommaso Messeri; (che ringrazio).
"Le vere vicissitudini della vita del Maggiore Gaetano Magnani, eroe della prima Guerra Mondiale; ecco la vera storia e un concentrato della sua biografia". 

Gaetano Magnani, vide la luce presso l’abitato di Ronta, il 16 agosto 1873, da Gerolamo, esponente di una antica casata del luogo e da Giuseppina Dallai. Il bambino, fin dalla più tenera età, venne educato in prospettiva di una futura carriera militare. Gaetano, dopo gli studi regolari sostenuti nell’allora celebre collegio fiorentino della Querce, si arruolò in fanteria. Dopo un periodo di addestramento, con il grado di Capitano, assieme ai suoi commilitoni si imbarcò per la Libia, dove prese parte a molte operazioni militari come Aiutante di Campo della Brigata delle truppe dell’altipiano di Tripoli. Partecipò alla sanguinosa battaglia di Zanzur del venti settembre 1912, e a tutte quelle del Garian per poi giungere ad occupare Misda.
Gli anni passarono, e scoppiò la Prima Guerra Mondiale. Il Magnani, dopo una parentesi in Albania venne richiamato su un altro fronte, quello della Valsugana, dove essendo Aitante di Campo della Brigata Venezia, all’inizio del gennaio 1915, venne promosso Maggiore, a comandare un battaglione del 213’ fanteria. La guerra, tremenda e tragica iniziò il suo corso. Il 27 giugno del 1916, gli austriaci nel corso della loro StrafeExpedition, dal Trentino vollero sfondare le linee italiane e presso le alture del monte Rasta, il Maggiore Magnani, per ben due volte respinse alla baionetta un battaglione nemico, fin quando, colpito da pallottole austriache, cadde a terra e venne fatto prigioniero.
Pochi giorni dopo, Gaetano, venne internato a Mauthausen. Il toscano, rimase in stato di prigionia degli anni, fin quando, spossato dalla reclusione, per seri problemi fisici, ottenne di essere compreso in uno scambio di prigionieri, lasciando così il 16 aprile 1918 il campo di concentramento. Da questo momento, le informazioni sul militare rontese, divengono frammentarie, un alone di mistero offusca la realtà. Il Magnani dopo aver lasciato il campo austriaco, convinto di poter essere utile, soprattutto in questo frangente, alla sua nazione riuscì, non si sa come, a sottrarre al Comando austriaco, numerosi e compromettenti documenti segreti, che avrebbero potuto, una volta giunti in Italia, rendere pubbliche delle palesi violazioni da parte dell’esercito nemico, dei trattati internazionali sul trattamento dei prigionieri di guerra. Il Magnani, dopo aver nascosto bene le carte, passò indenne numerosi controlli, fin quando, forse tradito da qualche compagno o dalla stanchezza, venne improvvisamente fermato al confine. Infatti, inspiegabilmente il diciotto aprile, alle tre e trenta, quando il nostro coraggioso connazionale già pensava di poter entro poco essere riconsegnato alla sua patria, alla stazione di Dorbinir, improvvisamente e senza motivi apparenti, venne accerchiato da funzionari militari austriaci e fatto salire in tutta fretta in una automobile che era pronta per riceverlo. Il Comando austriaco, dopo poco, inviò una circolare al corrispettivo Comando italiano dove si sosteneva che il Magnani era morto per suicidio. La sua storia, a questo punto si fa misteriosa.
Come risulta da una lettera del comitato della Croce Rossa, nei confronti di Gaetano era stato spiccato un ordine di arresto dopo la partenza dal campo di Mauthausen , ed egli venne immediatamente trasportato in macchina al posto di controllo alla frontiera di Feldkirch; in quel luogo, nell’ispezione venne scoperto che il prigioniero aveva con se documenti che era riuscito a nascondere ai controlli praticatagli al campo di Mauthausen. Questi documenti contenevano delle informazioni d’interesse militare, che mostravano nettamente che il Magnani voleva rendersi utile al servizio di spionaggio italiano.
Secondo documenti riservati dell’Comando austriaco, il Magnani, venne fermato alla stazione ferroviaria di Dornbirn dove venne perquisito, trovato in possesso di documenti “scottanti”, questo lo sapevamo, e alloggiato, sotto la sorveglianza visiva di un soldato anche durante la notte, nell’ hotel Baren. Il giorno 20, Gaetano Magnani, a quanto risulta dal suddetto documento, chiese ai carcerieri la possibilità di andare a fare una passeggiata per prendere un po’ d’aria, permesso, che a quanto sostiene il portavoce austriaco venne immediatamente accordato. Al suo ritorno, dopo aver detto di essere molto stanco (dicono sempre i funzionari austriaci) venne rinvenuto dalla sentinella morto nel letto dell’albergo, per suicidio causato da una lametta da rasoio.
Riguardo a questa versione potrebbero sorgere, inevitabili, numerosi dubbi, come avrebbe fatto il Magnani a togliersi la vita davanti a un soldato che doveva controllarlo giorno e notte?
A questo proposito ci può aiutare un dossier redatto da alcuni ufficiali dell’esercito italiano. In questi dattiloscritti sono annotate le varie testimonianze che fecero da cornice a questa tragica avventura, sia prima che dopo la prigionia.
Interessante è una lettera del Colonnello Pierozzi del 78° reggimento, che in data 1 giugno 1918, parla dettagliatamente della scomparsa del Maggiore alla stazione di Dornbirn, durante il viaggio di rimpatrio, avendo sentito dire da ufficiali austriaci che il Magnani era stato arrestato perché trovato in possesso di documenti compromettenti. Alla richiesta del suddetto Colonnello di poter comunicare con il Maggiore, venne contrapposto un netto rifiuto. Il Pierozzi, aggiunge che: “Le autorità austriache non notificarono subito la morte di Gaetano Magnani, ma la tennero inizialmente nascosta”. Il Colonnello Rimini dell’84° Regg. Fanteria che dice che Magnani: “Tenne sempre contegno dignitoso, forte e patriottico. Quando passai da Mauthausem per il rimpatrio, sentì dire che il Magg. Magnani era stato trovato in possesso di carte importantissime, fra le quali alcune di Cesare Battisti e di fotografie e documenti riguardanti un ammutinamento di soldati italiani avvenuto in un campo di concentramento, in Austria, ove un Ufficiale austriaco avrebbe ucciso un Ufficiale italiano. Il Magnani, trovato in possesso di questi documenti, si rifiutò di consegnarli, sfidando le conseguenze del suo rifiuto. Sentì dire che il ritrovamento delle dette carte fu dovuto ad un atto di spionaggio di due Capitani”. Che fosse stato un atto di spionaggio, a tradire il Magnani, fu confermato anche da un altro rapporto della Croce Rossa. Ad alimentare lo stato di confusione messo in giro dai soldati austriaci intorno alla morte di Gaetano ci sono le parole del Tenente Mattioli, di Firenze, riformato per malattia agli occhi - questo fatto è importante sottolinearlo - che dice di aver letto sopra una lavagna, affissa sulla caserma di Dornbirn : “MAGG. GAETANO MAGNANI – MORTO PER MALATTIA.”
Ma che cosa era successo veramente fra il momento della partenza da Mauthausen, dopo la visita medica e il momento in cui il valoroso rontese morì? Ce lo spiega il Tenente pistoiese Berchielli, che dopo essere rimpatriato nel 1918, racconta che dei soldati austriaci compresi degli Ufficiali parlando tra di loro sicuri di non essere capiti dissero che: “ Il Maggiore, trovato in possesso di documenti, fu arrestato e in automobile condotto al Comando austriaco di frontiera, a Feldkirck. Durante il tragitto, egli tentò di fuggire, gettandosi dall’auto. Gli fu tirato addosso e ucciso”. La Croce Rossa svizzera, certificò che il corpo del defunto venne trasportato in tutta fretta, senza le autopsie del caso nel cimitero di Feldrkirch, dove venne sepolto, e la sua tomba venne identificata con una targhetta di riconoscimento.

mercoledì 17 ottobre 2012

Bocce e Pallottole a Firenze


Oggi partiamo da molto lontano. Citiamo come primo luogo simbolico la città neolitica di Catal Huyuk, in Turchia dove sono state individuate le prime tracce di un'attività ludica riconducibile al gioco delle bocce. I reperti datano 7000 a.C. e furono rinvenuti appunto, a Catal Huyuk. Furono trovate alcune sfere in pietra che mostrano chiaramente i segni di rotolamento su un terreno accidentato. In Egitto, oggetti simili, ma più finemente lavorati, furono rinvenuti nella tomba di un fanciullo risalente al 3500 a.C.
Ma sappiamo che anche i Greci e i Romani giocavano a bocce. Uno dei primi documenti scritti che citano questo gioco è quello del medico greco Ippocrate (460-377 a.C.) che lo elogia e lo consiglia ritenendolo un'attività molto salutare.
Il salto di qualità delle bocce è comunque merito dei Romani che adottarono, per primi, sfere di legno. Per Publio Ovidio Nasone era il divertimento preferito durante l'esilio sul Mar Nero; vi si dilettò l'imperatore Augusto (che usava bocce di radica d'ulivo), Ponzio Pilato ed anche Claudio Galeno il quale, come il collega Ippocrate, lo consigliò a giovani e vecchi.
Le legioni romane fecero conoscere il gioco in Gallia ed in Britannia dove, in seguito, ebbe uno sviluppo enorme.
Nel Medioevo questo gioco divenne una vera e propria mania. Si giocava per le strade, sulle piazze, nei castelli. Le bocce affascinarono tutti, nobili e plebe. Non furono disdegnate dagli ecclesiastici e dalle gentildonne. Nel 1299, a Southampton (la romana Clausentum), in Inghilterra, nacque quello che possiamo considerare il primo club boccistico: l'Old Bowling Green.
Ma l'esagerata pratica del gioco diede fastidio ai potenti. Il lavoro trascurato, le scommesse e, a volte, le furibonde liti, provocarono i primi divieti che accompagnarono il gioco delle bocce per lunghi secoli.
Del gioco delle bocce parla anche William Shakespeare nel suo Riccardo II (1595). Nel 1576 i Dogi di Venezia ne furono addirittura terrorizzati ed emisero un pesantissimo editto contro "… il pericolo grande delle balle…". Ma erano praticamente gli ultimi anatemi contro un gioco che, oramai, si era diffuso in quasi tutta l'Europa occidentale. Infatti, verso la fine del Seicento, Carlo II d'Inghilterra lo legalizzò e, addirittura, fece predisporre una specie di regolamento. Il 1° maggio 1873 sorse a Torino la prima società d'Italia che assunse la curiosa denominazione di Cricca Bocciofila. Fu il primo passo, il primo mattone della futura organizzazione nazionale. Un quarto di secolo dopo, nel 1897, un gruppetto di società bocciofile piemontesi si riunì a Rivoli, vicino a Torino, e decise di fondare un organismo di coordinamento dell'attività sul territorio. Nel 1904 fu predisposto il primo regolamento tecnico di gioco ufficiale. L'attività era ancora svolta unicamente all'aperto, su campi non delimitati, con bocce di legno. In Francia nacque la boccia "chiodata", l'antenata di quella metallica.Ci fermiamo qui, senza entrare nel particolare sullo sviluppo dell'attività sportiva, anche agonistica, che si è evoluta nel corso del XX secolo e ci concentriamo sul legame, forte, che le bocce e le "pallottole" hanno avuto con Firenze.
Alla sinistra del Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze, un piccolo slargo denominato “delle Pallottole”, ha fatto un po’ la storia e la leggenda dei curiosi e variegati toponimi fiorentini. E’ spesso preso ad esempio di nomi caratteristici di vie e piazze ed ha sempre un grande successo ed simpatica attenzione.
A questa piccola piazza, prima molto più grande, si accede da Piazza San Benedetto, da via de’ Bonizzi e da via de’ Maccheroni, ma l’accesso più importante è quello diretto da piazza del Duomo.
L’attuale conformazione di questo piccolo spazio cittadino è frutto di una sistemazione urbanistica ottocentesca, quando alcune case che circondavano il Duomo furono abbattute per lasciare spazio alla piazza e alla vista dei marmi della più grande chiesa di Firenze.
La piazza di più ampia superficie dava modo alla popolazione di potervi s volgere delle attività ludiche, tra le quali, appunto, il gioco delle Pallottole. Tanto diventò famoso e praticato in quella piazza che necessariamente il toponimo ebbe luogo. Ipotizzando un piccolo dialogo tra due fiorentini del tempo potremmo dire: “Giovanni, indoe ci si ‘ede pe’ be quarcosa ‘nsieme? - “Mah...vediamoci indò giohano alle pallottole”!
Il gioco delle Pallottole era vietato in molti altri luoghi della città, tanto ciò è vero che, sono ancora visibili alcuni “Bandi” scritti e divulgati su pietra, dove i Signori Otto di Guardia e Balia, la polizia del tempo, vietava il gioco delle pallottole e molto più spesso della palla in generale, per svariati motivi, tra cui il rispetto dei luoghi di culto. Uno di questi bandi è ancora ben visibile su di un fianco della Badia Fiorentina.
Il parallelo ai nostri tempi è molto lineare. L’antico gioco delle Pallottole è sicuramente l’antesignano dell’odierno gioco delle bocce. Sono cambiate alcune regole, ma l’utilizzo delle “pallottole” è sempre lo stesso. Le bocce in questa piazza di Firenze hanno avuto e sempre avranno la loro patria naturale. Qui nasce il gioco delle bocce fiorentine.
Esiste in questa piazza un fabbricato di forma rotonda. In questo luogo aveva sede un laboratorio di scultura e restauro dell’Opera del Duomo dove venivano realizzate sculture per il restauro della decorazione esterna di Santa Maria del Fiore e degli altri edifici di Piazza Duomo; gli scultori lavoravano sotto una grande tettoia porticata oggi scomparsa. Nel XVIII secolo il vecchio cortile fu lasciato a favore della rotonda tuttora situata in piazza delle Pallottole. L'ultimo definitivo trasferimento alla sede attuale di via dello Studio avvenne intorno alla metà del XIX secolo dove ancora oggi vediamo attivo il laboratorio di restauro. Vengono qui anche realizzate le copie delle statue originali che sostituiscono progressivamente quelle in pericolo di deterioramento. 
In passato, in questi laboratori, furono realizzate da maestri scalpellini e dagli artisti incaricati dall’Opera, le statue e le colonne della facciata di Santa Maria del Fiore. 
Piazza delle Pallottole ricorda anche una brutta pagina. Un assassinio fu qui commesso nel 1528 quando Leone Strozzi uccise un Salviati per vendetta familiare. Pare che il Salviati avesse mancato di rispetto alla sorella di Leone, Luisa Strozzi.
Insomma, oltre alle origini del Calcio, la città e i cittadini di Firenze possono andare orgogliosi anche per aver avuto un'altro primato, quelli di essere praticanti di un altro sport che ai giorni d'oggi ha un grande successo in tutta l'Italia e nel mondo intero. il gioco delle bocce!

giovedì 11 ottobre 2012

Pierluigi Vigna, il "mito" del personaggio importante

Vigna con Carlo Azeglio Ciampi
Il mio ricordo con il Dr. Vigna è assai commosso. La sua morte e l'affetto che i fiorentini hanno tributato alla sua figura istituzionale ha risvegliato in me numerosi ricordi legati alla sua persona, alla sua veste umana e alla sua famiglia.
I suoi incarichi istituzionali più importanti non avevano assorbito completamente il suo tempo giornaliero, era prodigo di attenzioni e a volte faceva qualche giorno di vacanza con la sua famiglia, quella che ho conosciuto io, quella dei suoi due figli, Simona e Leonardo.
Si, lo so, sono passati quatant'anni, ma ci sono alcuni momenti della vita che non si dimenticano mai. Tutti adesso ricordano gli incarichi più importanti della sua carriere, prima Pretore a Firenze e Milano, Sostituto procuratore della Repubblica, poi Procuratore distrettuale antimafia, Procuratore nazionale antimafia, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo ha inoltre insignito dell'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Si è occupato dapprima di terrorismo, mafia, Mostro di Firenze, sequestri di persona a scopo di estorsione, sul traffico nazionale e internazionale di sostanze stupefacenti, sulla criminalità mafiosa russa, sulla strage del rapido Napoli-Milano del 1984, sulle stragi mafiose verificatesi a Roma, Firenze e Milano tra il 1993 e il 1994.
La prima casa di vacanza
Io ricordo benissimo i giorni di sole di quei mesi di agosto passati in Casentino, dove la sua famiglia aveva una casa di vacanza. Io piccolo bambino giocavo con Leonardo e Simona nel piazzale lastricato della "fonte", divertimenti innocenti delle vacanze estive con la nonna.
Quella era la "casa del Vigna", era istituzionalmente sempre presente, era un personaggio importante e tutti lo rispettavano come l'uomo e la persona e non per la sua professione.
È morto quindi a 79 anni. Le sue condizioni di salute sono peggiorate e qualche sentore che le sue condizioni non erano le migliori lo avevamo avuto quando lasciò l'incarico di consigliere alla sicurezza del sindaco Renzi. 

Le testimonianze si sono succedute numerosissime dopo l'annuncio della sua morte.
Il Procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi dice: «La procura di Firenze apprende tramortita dal dolore della scomparsa dell'amico e collega dottor Pier Luigi Vigna. La storia giudiziaria di questa città e di tante altre vicende che l'intero Paese ha vissuto sono legate al suo nome, al suo valore, alle sue grandi capacità investigative, ai risultati conseguiti» [...] «Noi che, ispirati anche da quell'esempio, lavoriamo ancora nella sua procura, ne coltiviamo gli insegnamenti, il ricordo e l'affetto mai sopito».
Il Ministro di Grazia e Giustizia Severino ha detto: «Un magistrato straordinario che in un' epoca così difficile per la vita del Paese ha saputo indagare nel rispetto delle garanzie, per questo lo ricordo con particolare intensità e affetto»
Il Sindaco di Firenze: «La scomparsa di Piero Luigi Vigna è una perdita che colpisce e addolora non solo i fiorentini ma l'Italia intera, perchè la sua figura incarnava il rigore morale, la difesa della legalità e il senso delle istituzioni, sempre accompagnate da grande umanità» [...] «Era un grande magistrato e un grande uomo. Ho avuto il privilegio di avere la sua amicizia e i suoi preziosi consigli ed oggi sono profondamente commosso». [...] «Io perdo un amico saggio che mi ha molto aiutato nei momenti in cui più ne avevo bisogno».
La dichiarazione di Valter Veltroni: «La morte di Pierluigi Vigna mi addolora. Vigna, nella sua lunga vita di magistrato era stato protagonista impegnato su tanti fronti, dalla lotta al terrorismo a quella alla criminalità organizzata» [...] «E a quest'impegno ha dedicato tutto il suo impegno alla guida della Procura nazionale antimafia dal 1997 al 2005. Importante è stato anche il suo lavoro per la diffusione di una cultura della legalità anche tra i giovani. È stato un magistrato rigoroso e impegnato a cui il nostro Paese deve molto».
Il Presidente della Repubblica Napilitano è commosso: «Ho appreso con commozione la triste notizia della scomparsa del dottor Pierluigi Vigna, magistrato di grande prestigio che ha speso la sua vita con appassionato impegno e assoluto rigore al servizio dell’amministrazione della giustizia. Un Magistrato di profonda cultura giuridica e capacità professionali, Vigna è stato in prima linea nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, ricoprendo a lungo le funzioni di Procuratore nazionale antimafia e fornendo importanti contributi nell’individuazione di efficaci strumenti di contrasto dei più pericolosi fenomeni criminali. La Magistratura perde una esemplare figura di riferimento».
Anche i Presidente del Senato e della Camera hanno commentato la sua scomparsa. Renato Schifani: «Il nostro Paese ha perso un uomo di grande valore e un giurista di eccezionale capacità: attraverso la sua lunga carriera, il suo costante e incessante impegno, ha saputo mostrare il significato del senso del dovere, della lealtà, della rettitudine, dell’indipendenza e dell’autonomia del magistrato nel senso più ampio del termine».
Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Scompare un italiano di animo nobile e coraggioso».
Altri messaggi di cordoglio sono stati espressi dalle più alte personalità della politica e dello Stato italiano. 

Il borgo del Casentino luogo di vacanza
Il "Vigna" è, e rimane, un personaggio della grande cultura fiorentina. Oltre ad apprezzare moltissimo la sua integrità morale e professionale, ho conosciuto, anche se marginalmente, l'uomo che si celava dietro il "mito" del personaggio importante. Ho conosciuto la sua famiglia, i suoi figli e ho seguito da sempre la sua vita pubblica.
La mia idea è sempre rimasta la stessa, è sempre stata legata al ricordo dei "giochi" casentinesi, di quelle domeniche d'estate passate nelle grandi e scoscese distese erbose della montagna.
Sono i flash di un passato spensierato e roseo, che è stato risvegliato dai ricordi di quaranta anni fa. Il Dr. Vigna è sempre rimasto lo stesso uomo di immense capacità che i posteri ricorderanno per il grande servizio professionale dato all'Italia ed alla lotta al terrorismo rosso, nero e di Mafia; io lo ricorderò anche come una figura di riferimento della mia infanzia e come il padre dei miei compagni di gioco. Un valore aggiunto che ho l'onore di conservare nel mio cuore.


martedì 2 ottobre 2012

Il "Merito" della Curva Fiesole

Una coreografia unica della Curva Fiesole, la Bandiera della Repubblica Fiorentina di poco meno di 500 anni fa. Ma quanti tifosi che erano allo stadio "Artemio Franchi" e quanti fiorentini conoscevano il significato di quelle immagini?

La Repubblica Fiorentina con gli scudetti di "Firenze" e del "Popolo"
Finalmente abbiamo assistito ad un vero gesto di generosità storico-culturale. In questi giorni, dopo la partita Fiorentina-Juventus di martedì 23 settembre 2012, non si fa altro che parlare della stupenda coreografia della Curva Fiesole allestita in occasione dell'ingresso in campo delle due squadre contendenti.
Non parlerò della partita, il calcio moderno suscita in me commenti non troppo generosi legati all'ipocrisia degli annunci e al fatto che ormai è diventato un business più che altro televisivo, ma di quello che significa, o meglio, ha significato quella bandiera rappresentata così meravigliosamente bene in Curva Fiesole.
Prima di tutto l'idea.
La Repubblica Fiorentina in Curva Fiesole
Un'idea che sicuramente nasce da qualcuno fortemente appassionato della sua città (oltre che della squadra di calcio) e della sua storia. Una storia non troppo vicina, ma altamente gloriosa, quella del periodo della Repubblica Fiorentina, così breve ma intenso e scandito dalla compattezza del popolo fiorentino che combatteva contro l'assediante spagnolo.
L'assedio di Carlo V, oltre che per i propri interessi personali e del suo regno, era stato organizzato militarmente per far rientrare la famiglia dei Medici al potere. 
Attenzione!
Dopo quel 3 agosto 1530, la città di Firenze non conoscerà mai più uno stato repubblicano governato dal popolo fino al 1948. Soffermatevi un attimo su questo passaggio. Una Repubblica sconfitta da un assedio riporta i Medici al potere, che regneranno fino a costituire il Granducato di Toscana, a cederlo ai Lorena e successivamente ai Savoia, fino alla Seconda Guerra Mondiale che decreterà, all'interno di un contesto di Stato libero più ampio, l'abbattimento della Monarchia per il ripristino - almeno per Firenze - di una Repubblica.
Oltre l'idea è l'organizzazione coreografica della Curva Fiesole che rende così speciale questo momento. Già in occasione di un'altra partita, i coreografi del tifo della Fiorentina avevano tenuto a battesimo altri quattro simboli così cari ai fiorentini, quelli del Calcio Storico. Hanno imbastito una coreografia interpretativa dei simboli dei quattro quartieri storici di Firenze, confermando anche una certa conoscenza della storia della città. Simboli su sfondo azzurro circondati dal corrispondente colore della squadra di Calcio fiorentino.
I Quartieri del Calcio fiorentino e i loro colori
La dimostrazione di conoscenza storica dei simboli della propria città, non l'hanno dimostrata di sicuro i nuovi fiorentini, ne tantomento il giornalismo locale.
Dopo la bellissima immagine della Bandiera della Repubblica contornata da migliaia di bandierine viola, la stragrande maggioranza dei tifosi di maratona e di Tribuna non sapeva cosa la Fiesole avesse voluto esprimere con quel simbolo. Pensate che "addirittura" il Corriere fiorentino, giornale molto seguito a Firenze, ha dovuto intervistare il Direttore del Calcio Storico e storico fiorentino Luciano Artusi, per farsi spiegare da dove proveniva quel simbolo e che cosa rappresentasse.
Devo aggiungere che legare così fortemente la simbologia storica e la stessa storia di Firenze ad una squadra di calcio, a me pare una forzatura culturale.
Se la squadra di calcio dovesse simboleggiare una delle più belle (se non la più bella) città del mondo, la Fiorentina dovrebbe essere la squadra più forte e titolata dell'intero globo, se al contrario distinguiamo le due situazioni; la Storia di Firenze da utilizzare come base per indicare l'obiettivo della grandezza cittadina coadiuvata dalla bellezza assoluta e la squadra di calcio che rappresenta non la storia della città, ma la prospettiva futura e la speranza di una sempre più grande squadra che possa raggiungere grandi obiettivi, allora quello che i tifosi della Fiesole hanno fatto e meravigliosamente organizzato sugli spalti, è davvero molto bello e apprezzabile, anche da punto di vista culturale.
Si associa così anche la cultura allo sport. Si da conto anche a coloro che considerano il tifoso di calcio di "curva", l'ultras, come lo stereotipo del poco di buono, del ragazzetto ignorante a cui piace solo fare del casino allo stadio per esprimere ciò che gli viene represso durante la settimana dalla famiglia o dalla scuola.
Siamo quindi di fronte ad un fatto concreto. La rappresentazione visiva della simbologia cittadina che va oltre al Giglio rosso in campo bianco, Giglio che rimmarrà nei secoli come l'unico simbolo identificativo della città di Firenze.
Ora e sempre: Viva Fiorenza!


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