martedì 15 dicembre 2009

A u g u r i !!

BUON NATALE A TUTTI VOI...


Afrikaans Gesëende Kersfees
Albanese Gezur Krislinjden
Arabo Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Armeno
Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand
Azerbaijan
Tezze Iliniz Yahsi Olsun
Bahasa (
Malesia) Selamat Hari Natal
Basco
Zorionak eta Urte Berri On!
Bengali Shuvo Naba Barsha
Boemo Vesele Vanoce
Bretone Nedeleg laouen na bloavezh mat
Bulgaro
Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo
Catalano
Bon Nadal i un Bon Any Nou!
Ceco Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok
Choctaw (Nativi americani, Oklahoma) Yukpa, Nitak Hollo Chito
Cinese (
Cantonese) Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun
Cinese (Mandarino) Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan
Cingalese Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa
Coreano Sung Tan Chuk Ha
Croato:
Sretan Bozic
Danese Glædelig Jul
Dutch (Pennsylvania) En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr!
Eschimese (
inupik) Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!
Esperanto
Gajan Kristnaskon
Estone Ruumsaid juulup|hi
Farsi Cristmas-e-shoma mobarak bashad
Fiammingo
Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar
Filippino Maligayan Pasko!
Finlandese Hyvaa joulua
Francese
Joyeux Noël
Frisone Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier!
Gaelico (
Scozia) Nollaig chridheil huibh
Gaelico
Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr!
Gallese Nadolig Llawen
Giapponese
Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto
Greco
Kala Christouyenna! Hamish
Hausa
Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara!
Hawaaiano
Mele Kalikimaka
Hindi Shub Naya Baras
Indonesiano
Selamat Hari Natal
Inglese Merry Christmas and Happy New Year
Iracheno
Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Irochese Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon nagwutut. Ojenyunyat osrasay
Islandese
Gledileg Jol Isola di Man: Nollick ghennal as blein vie noa
Latino
Natale hilare et Annum Faustum!
Latviano
Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu!
Lituano
Linksmu Kaledu
Macedone
Sreken Bozhik
Maltese
LL Milied Lt-tajjeb
Maori Meri Kirihimete
Navajo
Merry Keshmish
Norvegese God Jul oppure Gledelig Jul
Occitano Pulit nadal e bona annado
Olandese Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! oppure Zalig Kerstfeast
Papua Nuova Guinea Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu
Polacco Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie
Portoghese (Brasile) Boas Festas e Feliz Ano Novo
Portoghese
Feliz Natal
Rapa-Nui (Isola di Pasqua) Mata-Ki-Te-Rangi. Te-Pito-O-Te-Henua
Rumeno Sarbatori vesele
Russo
Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom
Samoa La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou
Serbo
Hristos se rodi
Slovacco
Sretan Bozic oppure Vesele vianoce
Sloveno
Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto
Spagnolo Feliz Navidad
Svedese
God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År
Tailandese
Sawadee Pee Mai
Tedesco Fröhliche Weihnachten
Turco
Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
Ucraino
Srozhdestvom Kristovym
Ungherese Kellemes Karacsonyi unnepeket
Urdu Naya Saal Mubarak Ho
Vietnamita
Chung Mung Giang Sinh
Yoruba E ku odun, e ku iye'dun!

domenica 13 dicembre 2009

Muore oggi Donatello


Il 13 dicembre 1466 muore a Firenze Donato di Nicolò Betto Bardi, soprannominato Donatello, scultore tra i massimi rappresentanti dell'arte rinascimentale. Sviluppò un innovativo e originale linguaggio scultoreo, fondato sul recupero dei modelli classici, di una notevole capacità di interpretazione psicologica e di una rigorosa impostazione prospettico-spaziale.

martedì 1 dicembre 2009

Muore oggi Giovanni de' Medici, Papa Leone X

Il 1 dicembre 1521 muore a Roma Papa Leone X, al secolo Giovanni de' Medici.
Nato a Firenze nel 1475, è il figlio del celebre Lorenzo de'Medici, il Magnifico. A tredici anni è nominato cardinale e nel 1513, alla morte di Giulio II viene eletto Papa. Grazie alle sue attitudini spregiudicate ed alla sua politica vigorosa, il papato assume sotto la sua direzione un potere ancora maggiore di quello che aveva raggiunto sotto Alessandro VI e Giulio II. Educato nella tradizione di famiglia, Leone X è stato un mecenate delle arti e delle lettere, spese infatti somme ingenti in progetti affidati a maestri quali Bramante e Raffaello Sanzio. La raccolta di fondi pe r la ricostruzione della Basilica di San Pietro, iniziata sotto il suo pontificato - condotta attraverso la vendita di indulgenze - e il lusso sfrenato della sua corte, hanno provocato i moti e le proteste più tardi sfociate nella Riforma Protestante. Leone X condannò le eresie luterane e scomunicò Lutero nel 1521, pochi mesi prima della morte

lunedì 30 novembre 2009

La Campagna Toscana

Questa è la terra dove ci par che
anche le cose abbiano acquistato per lunga civiltà
il dono della semplicità e della misura : i composti panorami
che senza sbalzi di dirupi e asperità di rocce
riescono di collina in collina a non ripetersi mai,
i boschi in cui la cortina delle fronde non è mai così folta
da nascondere la nervosa agilità dei fusti;
i fiori di campo, un po’ gracili e asciutti,
la grazia provinciale e dimessa di queste farfalle.
Anche la natura par che qui si sorvegli
per sdegno di ogni veemenza...

Piero Calamadrei :”Inventario della casa di campagna”

Caro amico, di cosa parlavamo oggi se non di tutto questo? Sarà campanilismo, oppure amore per questa terra, amore con l’a maiuscola. Credo che siamo fortunati ad esserci nati.

Ognuno ama la propria : ce ne sono però alcune che svettano per storia, tradizioni e cultura! Fin’ora la mano dell’uomo, con durissimo lavoro, l’ha modellata così : dolce e sinuosa. Proprio come la descrive Calamandrei.
Tocca a ciascuno di noi, che l’amiamo, a farci carico del suo tramandarsi, studiandola e conservandola, godendo del suo bene.

Francoeffe

sabato 14 novembre 2009

Giuseppe Lacheri (1811-1864) e il modo di dire...

Giuseppe Làcheri, personaggio popolano di parola facile e diretta, senza politica e senza paura, personaggio tranquillo e non rissoso o prepotente, personaggio vissuto a Firenze e morto nel 1864.
Di lui dice il Collodi: "Era, il Làchera, la facezia frizzante e arguta fatta uomo. Era il vero brio sarcastico, fiorentino, travestito da venditore di pere cotte o di torta con l'uva, a seconda della stagione".
A torto, a questo personaggio, è stato attribuito un modo di dire: "l'ha rragion' i' Llàchera" (ha ragione il Làchera) che ha un significato diverso da ciò che era il modo di fare di costui.
L'affermazione: "l'ha rragion' i' Llàchera" è una battuta irrispettosa che s'intendeva scherzosamente affermare quando l'interlocutore avesse la pretesa di avere sempre ragione "senza se e senza ma".
Quando il Làchera diceva qualcosa, non lo faceva mai inutilmente. Esprimeva il proprio pensiero e le proprie idee senza riguardo e con determinazione allarmante, lo faceva con ironia e scherzo, seguendo una tradizione che non si è mai spenta nei fiorentini.
Il giorno 15 ottobre 2005 nella piazza del Mercato Nuovo a Firenze è stata inaugurata una lapide a ricordo del personaggio, venditore ambulante.


mercoledì 11 novembre 2009

Il Traviamento del figliol prodigo

Dopo il grande successo di pubblico ottenuto dall’esposizione della Pala di san Zeno del Mantegna, continua l’iniziativa “Effetto restauro” che intende promuovere l’attività dell’Istituto proponendo alla visione del pubblico alcune delle più significative opere in corso di lavorazione presso i nostri laboratori.
L’appuntamento proposto questa volta è davvero speciale perché l’arazzo viene presentato a conclusione dell’intervento di consolidamento dell’intera superficie (cm. 420 x 650, per una superficie totale di 27,50 mq.), ma prima dell’effettuazione delle fasi finali del restauro, che consistono nel collocare sul retro una serie di supporti di lino che svolgono una fondamentale funzione di sostegno, ma che impediscono di vedere il rovescio dell’arazzo.
In questa fase è invece possibile osservare il lato posteriore, dove la cromia, non soggetta all’azione della luce, è rimasta straordinariamente vivace: si scopre con sorpresa che i colori sono accostati in maniera imprevedibile e che i viola, i gialli, i rossi, gli azzurri hanno mantenuto una inaspettata vivacità. Dopo la temporanea esposizione, l’arazzo sarà riportato presso il laboratorio di restauro degli arazzi dell’Opificio delle Pietre Dure, situato in Palazzo Vecchio, dove è stato effettuato l’intervento di restauro, che sarà completato in quella sede entro il febbraio 2010.
Il traviamento del figliol prodigo fa parte di una serie di arazzi donati nel 1534 dal duca Francesco II Sforza alla chiesa ducale di Sant’Ambrogio di Vigevano ed oggi custoditi presso il Museo del Duomo. Essi costituiscono una documentazione, decisamente rara in Italia, della produzione di Bruxelles negli anni precedenti al 1520, quando le manifatture della città avevano assunto un ruolo egemone per la qualità degli arazzi, ormai ricercati dai monarchi di tutta Europa.

Laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure,Fortezza da Basso, viale Strozzi 1, Firenze
da giovedì 12 novembre a domenica 15 novembre 2009.
Visite con inizio ogni ora, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.00.
Donazione minima di Euro 10,00.
Il ricavato sarà devoluto all’Associazione Amici dell’Opificio.
Si consiglia la prenotazione: tel. 055.2651340 / 348 / 339, dalle 9.00 alle 13.00.

martedì 10 novembre 2009

Nuova Sala di Marte a Palazzo Pitti

Ecco il restauro delle pitture murali e degli stucchi della Sala di Marte, realizzati da Pietro da Cortona nei quartieri monumentali di Palazzo Pitti, oggi Galleria Palatina. La Sala sar riaperta al pubblico a partire da dicembre 2009.
Con il completamento del restauro della volta della Sala di Marte, i restauratori dellOpificio delle Pietre Dure di Firenze hanno portato a compimento il terzo e fondamentale atto del pi ampio progetto di recupero conservativo dei soffitti delle cinque Sale dei Pianeti di Pietro da Cortona, straordinario e trionfale esempio del vertice artistico raggiunto dal grande e indiscusso genio del Barocco italiano proprio a Firenze.
I massimi rappresentanti delle due Istituzioni hanno debitamente reso noto ampie e circostanziate informazioni scientifiche, storiche e tecniche in merito al ciclo pittorico, agli straordinari apparati decorativi, alloriginale iconografia celebrativa della stirpe medicea, alle tecniche artistiche di realizzazione dellintero complesso e alle operazioni di elevato profilo tecnico e di ricerca che hanno accompagnato lintervento di restauro.
"Sic itur ad astra"- La grande risonanza che ebbe in tutto il mondo scientifico la scoperta di quattro dei satelliti di Giove da parte di Galileo, dedicati dallo scienziato ai Medici, potrebbe aver suggerito quasi trentanni dopo di ricorrere ai pianeti maggiori, identificati con le divinit della mitologia classica, per celebrare la grandezza del Principe e del casato.
Il ciclo pittorico e di decorazioni in stucco delle Sale dei Pianeti, nel fastoso contesto della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, il certo il pi importante evento del genio di Pietro da Cortona nella Firenze barocca, talvolta oscurata ma non meno importante della Firenze medievale e rinascimentale. In un certo senso, lo si pu definire il canto del cigno della grande Firenze di dimensione ancora europea, un episodio che trover una eco straordinaria nelle residenze principesche europee, come Versailles.
Le vorticose passioni pittoriche di Pietro da Cortona sono oggi esaltate grazie allaccurato e attento restauro realizzato dallOpificio delle Pietre Dure di Firenze.

sabato 7 novembre 2009

Il Compleanno di Firenze

Firenze nacque come Comune il 20 novembre 1781, da quest’anno l’amministrazione festeggia il ‘compleanno’
Il presidente del consiglio comunale Eugenio Giani: “Un modo per valorizzare la nostra storia e per aumentare il senso di identità dei fiorentini”
Era il 20 novembre del 1781 quando il granduca Pietro Leopoldo di Lorena, con Motu proprio, decretò l’istituzione di una ‘comunità di Firenze’, ovvero la prima forma di Comune come oggi la intendiamo. Per questo, da quest’anno, ogni 20 novembre sarà festeggiato dall’amministrazione il ‘compleanno’ di Firenze.
Il Comune come ente locale autonomo non nasce con la nascita di Firenze, al tempo dei Romani, per lungo tempo, infatti, il ruolo della città è stato quello di essere capitale di un territorio più vasto che, a partire dal Medioevo, sotto forma di municipio, signoria, ducato, vedeva il governo della città nelle mani di chi governava anche il territorio dipendente dalla comunità urbana fiorentina.
Ma con l’arrivo di Pietro Leopoldo le cose cambiano: cominciano anni di grande riformismo, e non per nulla nel 1786 la Toscana è il primo stato al mondo ad abolire, proprio per volere del granduca, la pena di morte. Insieme ad altre riforme, quindi, come l’abolizione dei dazi per la circolazione del grano e la bonifica dei territorio maremmani, Pietro Leopoldo decise appunto anche di costituire la comunità di Firenze. Istituita con atto del 20 novembre 1781, operò dal febbraio successivo, riunendo il governo della città, allora retto da un Gonfaloniere, al Palagio di Parte Guelfa. Il territorio era più ristretto di quello di oggi e comprendeva pressappoco la cerchia muraria. In età napoleonica il Gonfaloniere fu sostituito dal Maire, poi si arrivò all’elezione di un consiglio, poi ancora fu la volta, nel periodo fascista, del podestà.

venerdì 6 novembre 2009

Il Torrino della Specola

Il Torrino della Specola fu progettato alla fine del XVIII secolo e divenne operativo nel 1807.
L’Osservatorio disponeva di una dotazione strumentaria di tutto rispetto in parte di produzione locale e in parte acquistata dai migliori artefici europei ma non godeva delle migliori condizioni logistiche. La scelta dell’infelice posizione per l’osservatorio fu dovuta al direttore Felice Fontana che voleva tutte le scienze concentrate in un’unica costruzione. A nulla valse la proposta del vicedirettore Giovanni Fabbroni di erigere la Specola sul colle di Boboli rifacendosi al modello,già in uso in molti paesi di costruire gli osservatori a piano terra su colline rocciose fuori dai centri urbani rinunciando alla tradizione di collocarli nella sommità di edifici a torre nel cuore delle città. Un altro grande limite nella realizzazione del Torrino fu l’affidamento dei lavori all’architetto delle Fabbriche granducali senza alcuna interazione da parte di un astronomo. Solo successivamente si tentò di correre ai ripari sentendo i pareri tecnici ma quelli che fu possibile operare furono solo aggiustamenti. Nel corso dell’Ottocento l’osservatorio fu diretto da illustri scienziati quali Jean-Louis PonsGiovan Battista Amici e Giovan Battista Donati. Fu quest’ultimo che ritenendo la posizione dell’antica Specola ormai poco idonea per i moderni studi si fece artefice del trasferimento della ricerca astronomica sulla collina di Arcetri.
Presso l’osservatorio fiorentino furono compiuti studi di notevole interesse descritte negli “Annali dell’Imperial Museo di Firenze” e nelle “Obsérvations astronomiques à Florence” del Ponsche richiamarono l’attenzione della comunità scientifica internazionale sull’istituzione fiorentina. Tra le numerose osservazioni compiute negli anni dal Torrino della Specola vi furono anche le scoperte di tre nuove comete da parte del Donati: una il 3 giugno 1855una il 10 novembre 1857 e una il 2 giugno 1858 quest’ultima osservata e studiata anche dall’ormai anziano Giovan Battista Amici.

L’osservatorio astronomico composto da vari locali aveva il suo fulcro nella sala della meridiana dove venivano osservati i passaggi dei corpi celesti e nella sala superiore ottagona da cui erano compiute le osservazioni del cielo a 360 gradi. Sulla sommità dell’edificio del Museo aveva anche luogo la raccolta di dati meteorologici che dette continuità alle osservazioni condotte nel secolo precedente dall’Accademia del Cimento tra il 1654 e il 1670coprendo i periodiche vanno dal 1797 al 1808 e dal 1832 fino al 1854. Nel XX secolo rimaste nel palazzo della Specola soltanto le discipline zoologiche l’osservatorio astronomico andò incontro a un lungo periodo di abbandono e allo svuotamento dei locali dalla strumentazione originaria. Nel 2009 il Torrino è stato restaurato grazie ad un contributo della Regione Toscana e riaperto al pubblico con il nuovo allestimento realizzato dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze nell’ambito dell’iniziativa “Piccoli Grandi Musei”.

lunedì 2 novembre 2009

La Pensilina "Toraldo di Francia"

Quante pensiline ci sono nel mondo! Belle, brutte, più o meno famose. E per tutti gli usi. Tutte necessarie per il riparo dei passeggeri, comunque delle persone.
In ogni città ce ne sono alcune, ma anche una sola basta per andare avanti col discorso, di indispensabili, di artistiche. Una buona parte sono conosciute attraverso la filmografia : hanno nascosto malfattori in fuga, riparato vecchiette impaurite e sole e così via. Chi non ricorda quella famosa sotto cui è passata la grande Marilyn che poi si è beccata quella sbuffata di vapore nel film capolavoro : “A qualcuno piace caldo” ? Oppure quella da cui parte Anna Karenina, la anch’essa grande Greta Garbo? Non vorrei sbagliare , ma anche in “Mezzogiorno di fuoco” mi pare ce ne sia una! Le citazioni potrebbero durare ancora molto.
Questa introduzione molto sommaria serve per avvicinarci a parlare di quella costruita al lato destro (guardando) della Stazione di S.M. Novella, a Firenze: la cosiddetta, dal nome dell’Architetto, “Toraldo di Francia”, che adesso pare essere in procinto di essere abbattuta. Quando si inaugurò si disse, da più parti, della sua funzionalità e dei servizi che poteva ricoverare: biglietterie, informazioni turistiche, info alberghiere, edicola, noleggi e altri ancora.
Poi, non avendone mai curato l’ aspetto, pur essendo uno dei primi impatti di chi arriva in treno in città, il degrado – non evitato da chi invece doveva – (forse perché non l’aveva pagato di sua tasca!) ha preso il sopravvento. Una scritta oggi, una domani; una pisciata oggi e una domani; una bici scassata lasciata legata oggi e una domani (serve continuare con gli esempi?), l’hanno ridotta, nel tempo, come la si vede oggi. Un troiaio.
Ma non sarebbe neppure irrecuperabile. Basterebbe volerlo. Non foss’altro che per il decoro della città visitata ogni giorno da decine di migliaia di persone. Poi, forse, è entrato di mezzo l’interesse per alcuni spazi da recuperare per l’ampliamento della Stazione con l’A.V. alle porte ed allora, se così sarà, addio pensilina. A tanti non è mai piaciuta, così come a tant’altri si. A molti è sempre parso un lavoro pregevole, con splendide citazioni dell’architettura medievale e rinascimentale fiorentina. Ad altri no. Vi si leggono ‘frasi’ della Badia fiesolana; del Battistero; della chiesetta di S. Felice a Ema; dell’antica chiesa di S. Salvatore al Vescovo in Piazza dell’Olio e delle Basiliche di S.M. Novella e di S. Miniato al Monte. Bastano per eventualmente salvarla? Non certamente nello stato in cui si trova!!
Il degrado non è cosa di questi giorni. Affonda nel tempo, da quando nessuno più si sente investito del compito di preservare, conservandoli al meglio, i monumenti e le testimonianze della storia fiorentina. Tanto da lasciare, senza neppure tentare di porvi rimedio, che si imbrattino i monumenti e le case, quelle povere e quelle bellissime, del centro come della periferia. Non si dica che non è possibile porvi rimedio! Solo che non si vuole. Si domandi come, allora. Ogni cittadino di buon senso sarebbe in grado di indicare decine di rimedi. Salvo chi dovrebbe porvi rimedio non li conosce! Pare addirittura che non veda il problema e come si svolge.
Anni indietro, una domenica pomeriggio in attesa della partenza di un bus n° 31, si osservava che alcuni extracomunitari (allora si definivano solo stranieri) si erano organizzati a gruppi divisi per etnia, ognuno occupando uno dei piccoli spazi cui è divisa la pensilina. Parlavano fra loro, maschi e femmine divisi in differenti sottogruppi. Chissà di cosa parlavano : dei familiari lontani? Dei loro figli a Firenze o nei loro lontani paesi? Delle difficoltà nel trovare di che vivere e come aiutare chi era restato a casa, nel paese natale? I maschi single forse parlavano di donne, di come poterle incontrare, in specie le stanziali e, perché no, come poterle imbroccare. Fu osservato un gruppo forse tailandese o cingalese, sicuramente di un paese orientale e perciò lontano. Gli uomini bevevano continuamente birra in formato 3/4, che avevano con se a casse. Di tanto in tanto uno si staccava dal gruppo e, volto per pudore dall’altra parte, verso un cantuccio, si lasciava andare in una gigantesca pisciata. Col passar del tempo, chi si allontanava per .., doveva stare sempre un po’ più lontano del precedente dall’angolo vespasiano per non inzaccherarsi le scarpe nel liquame oramai abbondante, che vi ristagnava a causa della pendenza contraria (cioè verso l’interno) data dai muratori. Anche quando pioveva a rovesci l’acqua si riversava a terra infischiandosi delle grondaie sempre piene di aghi di pino fin dall’indomani della inaugurazione della pensilina. Lo sguazzare nei liquidi pareva essere la norma, fosse acqua piovana o urina. Tanto che un tale, passando di li con la vescica piena, non trovò di meglio – e con soddisfazione – che avvicinarsi all’angolo e, sbottonata la patta, imitare i bevitori di birra liberandosi dei propri liquidi.
Francoeffe

domenica 1 novembre 2009

Esposta oggi la Cappella Sistina

La Cappella Sistina è un'opera spettacolare e senza tempo. Michelangelo Buonarroti prese l'incarico di ridipingere la volta, direttamente da Papa Giulio II. Il capolavoro di Michelangelo fu esposto in pubblico il primo giorno di novembre. Il lavoro venne completato nell'arco di soli 4 anni. La parte più bella e magnifica, il Giudizio Universale, venne dipinto in seguito e, più precisamente, tra il 1535 ed il 1541 su commissione del nuovo Papa Paolo III. Proprio nella fase di creazione dell'opera, Michelangelo volle provare una nuova 'miscela' più adatta - rispetto al gesso - a preparare i muri per la pittura. Si trattava dell'intonaco, ideato da Jacopo l'Indaco, uno dei suoi più stretti collaboratori. Per le nudità dipint e in un luogo sacro, il Giudizio Universale fu oggetto di litigio tra lo stesso Michelangelo e il Cardianle Carafa: l'artista fu accusato di aver dipinto oscenità ed il Cardinale chiese che le figure nude fossero censurate richiedendo una vera e propria campagna, nota ai posteri come la 'campagna delle foglie di fico'.

venerdì 30 ottobre 2009

Caravaggio lascia traccia di se..

La sagoma de suo autoritratto si vede nella caraffa del Bacco conservato agli Uffizi.
Caravaggio avrebbe dipinto se stesso all’interno della brocca, alla destra del Bacco, nel dipinto custodito agli Uffizi. La scoperta è stata fatta da restauratori e ricercatori, grazie ad una analisi molto sofisticata del quadro realizzata con una strumentazione all’avanguardia, e sarà presentata domani dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni del IV centenario della morte di Caravaggio, in occasione della presentazione del libro "Nuove scoperte sul Caravaggio", edita dalla Fondazione di studi di storia dell’arte Roberto Longhi.
Caravaggio dipinse, all’interno della caraffa, la sagoma di un personaggio in posizione eretta con un braccio sporgente in avanti del quale sono chiaramente distinguibili i lineamenti del volto, in particolare il naso e gli occhi, e il colletto. Oggi, si può dire che il grande pittore fece il proprio autoritratto riflesso nella brocca che aveva davanti e che stava dipingendo. Che il volto di Michelangiolo Merisi da Caravaggio fosse nascosto da qualche parte nel dipinto di Bacco si diceva da tempo. Ma nessuno l’aveva mai documentato. Durante la pulitura di questa tela, nel 1922, Matteo Marangoni disse di aver scorso, riflessa nella brocca di vetro, una testina simile al "Fruttaiolo" o al "Bacco" Borghese, che volle ricollegare alla fisionomia dello stesso Caravaggio, «grandi orbite oculari, naso a base larga e un po' camusa, labbra carnose e semi aperte» ma oggi con un controllo diretto risulta impossibile ritrovarlo: si riesce solo ad intravedere un casco di capelli neri, un accenno di volto, un tocco di bianco per il colletto.
La zona della brocca, come risulta dall’analisi della fluorescenza UV, è interessata da estesi restauri, ma questi non si sovrappongono completamente alla figura. Quello che ha nascosto la sagoma dell’autoritratto, finora, è probabilmente una vernice data su tutte le aree scure del dipinto, durante un vecchio intervento.

martedì 27 ottobre 2009

La Pira: un incontro fortuito

Negli anni ’60 chi si è trovato a passare in Piazza della Signoria, ha trovato talvolta giovani seduti in circolo sulle pietre, in genere studenti o boy-scout, a cantilenare un nome nella speranza che si aprisse qualche finestra di Palazzo Vecchio ed essere ripagati, magari solo con un saluto o un cenno di mano, dal desiderato ed invocato con fare sommesso e discreto. Non ho mai visto Giorgio La Pira, allora Sindaco di Firenze, affacciato a nessuna finestra per ricambiare l’attenzione di cui era destinatario. Tuttavia : “…Giorgio, Giorgio….”.
Negli anni ’70, in un Comune della cintura parigina che sta a Parigi come Scandicci a Firenze, è capitato di conoscere il Vice-Sindaco di questo Comune. Ci siamo incontrati in tre occasioni : la prima sportiva, un Campionato Mondiale di Maratona per Amatori Veterani (atleti di oltre 40 anni), da corrersi nei dintorni sud di Parigi. Ci ricevette nel Palazzo Comunale (una magnifica residenza della famiglia D’Artagnan) e ci mise a disposizione le strutture sportive per gli allenamenti : aveva anche la delega per lo Sport.
La seconda, in occasione della visita della Delegazione Ufficiale del suo Comune. Un giorno telefona :”Hallò, je sui George…., sono a Firenze con mia moglie per la visita di gemellaggio. Ma prima degli incontri ufficiali vorrei, oggi e domani, che mi portassi in giro a conoscere il tuo territorio e Firenze”. George conosceva e parlava benissimo l’italiano. Giovedì e Venerdì di ferie e via!! Girare nei dintorni di Quarrate, Candeli, Capannuccia; per i ‘Colli’ e per Monte Pilli; mostrare loro i panorami dall’Incontro, da Poggio a Luco e dal Bigallo; avvicinarsi al Chianti costeggiando l’Ugolino; visitare le 3 Pievi romaniche e i capolavori della Chiesa di S. Giorgio a Ruballa fu un piacere e ciò contribuì a consolidare l’amicizia, e conoscere, sotto la sua scorza forse protettiva, un uomo sensibile, di vaste esperienze e colto, innamorato dell’Arte e del bello. L’entusiasmo salì alle stelle quando si rese conto degli estesi uliveti che gli rammentavano la sua Tunisia, donde era nato e cresciuto. Sua moglie aspettava l’indomani, la visita a Firenze, per scatenare i suoi entusiasmi. La sera cenammo a casa e dopo, in incognito, ad una festa popolare dove, facendo finta di niente, incontrammo le personalità che due giorni dopo lo avrebbero ricevuto in forma ufficiale. Canti e balli fino a tardi! Prima di rientrare in Hotel, ci riunimmo con altri amici in una casa a mangiare una torta fatta per l’occasione. Ed ancora canti e cori! L’indomani a Firenze visitammo i monumenti soffermandoci alla Torre della Castagna, all’Oratorio di S. Martino, ad Orsanmichele. Palazzo Vecchio, il Duomo e le Basiliche furono per i due ospiti, una magnifica scoperta. A pranzo vollero essere accompagnati in una trattoria popolare, dove speravano di incontrare lavoratori e Artigiani. La scelta fu alquanto facile : nei pressi, anzi a fianco della basilica di Santo Spirito, dopo averla visitata nel suo magnifico e chiaro splendore.
Incontrammo chi si auspicava, i motti e le battute “…fatti un po’ da parte, fa’ posto a questi tre!” mentre si pulisce con uno straccio, i richiami all’oste, la tavola apparecchiata con il pressapochismo sperato, fecero felici gli ospiti che scelsero piatti popolari e gustosi.
Il Sabato mattina riposo : appuntamento all’Hotel per il pranzo. La mamma frisse di tutto : pollo, coniglio, fiori di zucca, patate, melanzane e pomodori verdi. I cugini portarono il vino di’ Brondi, la zia l’insalata fresca : nove a tavola. Dopo pranzo, stipati nella 600 Multipla dei cugini, a prendere un po’ d’aria a Vallombrosa e scolarci qualche bottiglietta dell’Elisir dei Frati. Che c’è di meglio per digerire? Al tempo era di la da pensare “l’etilometro”. La 600 sbuffò assai e ci dovemmo fermare 2 o 3 volte. Sul cancelletto di ingresso all’Abbazia George esclamò : “Professore! Professor La Pira!” Si riconobbero subito. George era stato ‘la’ guardia del Corpo di La Pira durante i colloqui di pace di Parigi, che misero fine alla guerra in Vietnam. Quella con i francesi. Si abbracciarono in una maniera che riesce solo a chi ha condiviso pene e pericoli. Accennarono solo che a Parigi ne avevano passati molti ed in molte situazioni.
Con George ci siamo incontrati ancora nel corso della visita ricambiata in Francia nell’ambito del gemellaggio fra Comuni.
Francoeffe

sabato 24 ottobre 2009

Da Petra a Shawbak. Archeologia di una frontiera



Il frutto dei 20 anni di ricerche della Missione Archeologica dell'Università di Firenze a Shawbak.
me la sono persa...

mercoledì 21 ottobre 2009

La Colonna di San Zanobi

San Zanobi è vissuto nel IV secolo d.C. ed è stato un vescovo di Firenze.
E' il patrono principale dell'arcidiocesi fiorentina, assieme ad Antonino Pierozzi entrambi Santi della Chiesa Cattolica.
Veri e propri miracoli sono attribuiti a "Zenobio" (altro nome che si ritrova nei testi storici) durante il suo vescovado, la risurrezione del figlio di una pellegrina francese, testimoniato anche da una targa presente sulla facciata di Palazzo Valori e Altoviti, è uno dei più emblematici.
A Zanobi è dedicata la Colonna posta lateralmente al Battistero di San Giovanni, davanti alla porta nord. Ha un fusto in granito con sopra un albero in ferro e una croce. La leggenda ci tramanda che al passaggio delle reliquie del santo, che venivano trasferite dalla cattedrale di San Lorenzo a quella di Santa Reparata il 26 gennaio 429, un olmo secco sarebbe miracolosamente rinverdito quando le reliquie ne sfiorarono i rami. Da quel preciso istante cominciarono a spuntare nuove foglie verdi.
Il tronco di quell'albero fu in seguito utilizzato per scolpire un crocifisso che attualmente si trova nella chiesa di San Giovannino dei Cavalieri in via San Gallo. Altre fonti ci tramandano che lo stesso legno fu utilizzato per un dipinto del "Maestro del Bigallo", che raffigura le gesta del San Zanobi nella propria vita vescovile.
La colonna fu eretta in data imprecisata. Abbiamo notizie certe dal 1333 quando fu abbattuta dall'alluvione e successivamente ed immediatamente ricostruita. Sulla stessa colonna di granito vi è un'iscrizione che ricorda la leggenda di San Zanobi.
Negli ultimi anni la colonna è stata "oscurata" da un lunghissimo cantiere edile, molti fiorentini non conoscono il vero significato della colonna e vista la posizione nella quale è collocata, ha più una funzione di delimitazione della zona di traffico con quella pedonale; sono infatti addossate alla stessa colonna le catene di recinzione.
Dal 25 ottobre 2009 Piazza del Duomo e Piazza San Giovanni verranno pedonalizzate interamente, per questo la "Colonna di San Zanobi" tornerà ad essere un punto di attrazione e di aggregazione storico-rievocativa, nonché punto di sosta turistica dei numerosi visitatori del Battistero di San Giovanni Battista.
Un'operazione storico-culturale importante.

martedì 20 ottobre 2009

Concluso il restauro del Laocoonte di Baccio Bandinelli

Concluso il restauro del Laocoonte di Baccio Bandinelli.

Lunedì 19 ottobre 2009 è stato presentato il restauro del Laocoonte di Baccio Bandinelli e dei marmi antichi Ercole Farnese e Cinghiale conservati nella Galleria degli Uffizi di Firenze. Ad un anno circa dall’inizio del cantiere di restauro, lo splendido gruppo marmoreo del Laocoonte, opera di Baccio Bandinelli tra le più suggestive della collezione della Galleria degli Uffizi, si ripresenta oggi in tutta la sua potente vitalità scultorea, quella stessa che l’ha reso nei secoli famoso e ammirato quasi quanto l’originale conservato nei Musei Vaticani.
I lavori di restauro hanno interessato anche i due marmi antichi che gli stanno ai lati nella testata del terzo corridoio, raffiguranti il Cinghiale e l’Ercole Farnese, provenienti dalle collezioni medicee, e sono stati resi possibili grazie al generoso sostegno economico dell’associazione Amici degli Uffizi e dei Friends of Uffizi Gallery Inc., che hanno contribuito all’intera operazione con un finanziamento di 160.000 euro circa.
Durante tutto questo periodo, il cantiere di restauro del Laocoonte è rimasto eccezionalmente ‘aperto’, schermato da pannellature trasparenti, per consentire ai visitatori di seguire lo stato di avanzamento dei lavori.

La storia e il restauro
Le indagini diagnostiche e le puliture successivamente eseguite sull’opera di Bandinelli, hanno permesso di chiarire ulteriormente sia la sua vicenda creativa che quella conservativa, fornendo risultati molto interessanti.
Come sappiamo, Baccio Bandinelli ricevette l’incarico nel 1520, dalla corte pontificia, di realizzare per Francesco I di Francia, una copia dell’originale ellenistico scoperto a Roma sul Colle Oppio, presso le Terme di Tito, il 14 gennaio del1506. L’opera raffigurava il sacerdote troiano che, secondo il racconto di Virgilio, si era opposto all’ingresso a Troia del cavallo di legno lasciato dai Greci di fronte alla città suscitando le ire di Atena e Poseidone. Due serpenti marini lo avvolsero fra le loro spire, uccidendolo insieme ai due figli, e segnando così la distruzione di Troia.
Lo stupore e l’interesse che il ritrovamento del Loacoonte suscitò presso i contemporanei è noto («…Tutta Roma die noctuque concorre a quella casa che li pare el jubileo»). Giuliano da Sangallo e Michelangelo, tra i primi a vederlo, lo identificarono immediatamente con quello di proprietà dell’Imperatore Tito (79-81 d.C.), che Plinio il Vecchio attribuiva agli scultori Agesandro, Atanadoro e Polidoro di Rodi. L’opera contribuì notevolmente a rivoluzionare la percezione dell'arte moderna e non ci fu artista in Roma, anche di passaggio, che mancasse di studiarla.
A Bandinelli fu anche chiesto, come testimoniano le Vite del Vasari, di realizzare in cera il braccio destro mancante del sacerdote della scultura originale. L’artista ebbe la possibilità di lavorare nel Belvedere vaticano, dove il Loacoonte era stato collocato. A meno di un mese dall’incarico, il cartone per l’opera era già pronto. Baccio si ispirò solo formalmente all’originale e, nonostante la disapprovazione di Michelangelo, scelse di utilizzare tre blocchi di marmo. Terminata nel 1525, sotto il papato di Clemente VII, Giulio de’ Medici, la scultura riporta sul piedistallo un rilievo raffigurante l’impresa del papa: una sfera trasparente attraversata da un raggio di sole che va a incendiare un albero retrostante, accompagnata dal motto “Candor illaesus”.
Il Laocoonte di Bandinelli non arrivò mai in Francia; Clemente VII ne fu così entusiasta che lo volle a Firenze, nel giardino di Palazzo Medici, in via Larga. Spostato successivamente nel Casino di San Marco, entrò nella Galleria degli Uffizi nel 1671.
L’incendio che scoppiò il 12 agosto 1762 nel terzo corridoio della Galleria e che ne causò il crollo del tetto, danneggiò pesantemente i marmi esposti tra cui il Laocoonte, frantumandolo in numerosi parti. Già all’epoca fu oggetto di un restauro eseguito dal Traballesi, restauro integrativo che terminò nel 1766.
La superficie del Laocoonte appariva, prima del restauro appena terminato, offuscata da strati di polvere e cera che, se da una parte celavano le vecchie stuccature e le macchie rosse causate dall’incendio, dall’altra ne impedivano una corretta lettura.
Le analisi condotte – documentazione fotografica a fluorescenza UV, calorimetria effettuata su aree selezionate prima durante e dopo la pulitura, spettroscopia in riflettanza mediante fibre ottiche nelle regioni UV-visibile-vicino infrarosso per caratterizzare i materiali, microspia ottica, spettroscopia FT-IR per la caratterizzazione di patine, stuccature ecc. – hanno consentito di effettuare una minuziosa pulitura dell’opera, con l’ausilio del laser, che ha restituito nitidezza e piena leggibilità a questo straordinario gruppo scultoreo.
Insieme al Laocoonte, l’intervento di restauro ha permesso di recuperare la corretta visione e la vibrante plasticità di altre due opere, provenienti dalle collezioni medicee.
La prima è il Cinghiale, probabile copia del I sec. d.C. di un bronzo di epoca ellenistica, che fu a sua volta modello per la celebre opera di Pietro Tacca, eseguita per la fontana del Mercato Nuovo, universalmente nota come il Porcellino. Proprio al fine di stabilire i rapporti di dipendenza fra l’opera seicentesca e il prototipo classico, è stata eseguita una minuziosa comparazione del modellato delle due opere, mettendo così in evidenza, grazie all’elaborazione di una sistematica mappatura digitale, l’apporto creativo del Tacca nella rielaborazione del modello. Anche questa scultura fu gravemente danneggiata dall’incendio del 1762. La pulitura e le stuccature eseguite per ripristinare la continuità della superficie, hanno evidenziato l’eccezionale resa naturalistica di questa “fiera selvaggia” donata a Cosimo I da Pio IV.
La seconda è la copia dell’Ercole Farnese, sempre del I sec. d.C., rappresentato al termine delle proprie fatiche, in atteggiamento di spossatezza e riflessione. Questa copia degli Uffizi è quella che replica con maggior fedeltà il modellato asciutto del perduto archetipo bronzeo, della fine del IV secolo a.C., senza tralasciare l’espressività del volto e della posa. Queste caratteristiche appaiono oggi evidenziate dalla preziosa operazione di pulitura condotta in maniera graduale e differenziata.


Gruppo marmoreo del Laocoonte di Baccio Bandinelli
Galleria degli Uffizi, Terzo Corridoio
Orario: dalle ore 8.15 alle 18.50, lunedì chiuso.
Informazioni: Welcome desk 055/213560 - 055/284034


lunedì 19 ottobre 2009

Nasce oggi Marsilio Ficino

Il 19 ottobre 1433 nasce a Figline Valdarno in provincia di Firenze Marsilio Ficino.
Grande filosofo italiano, massimo esponente assieme a Nicola Cusano del platonismo rinascimentale.
Marsilio Ficino è tra i dotti voluti da Cosimo de Medici ad arricchire la vita culturale di Firenze. Fondatore ed anima di un cenacolo di artisti dell'Accademia Platonica, Ficino traduce in latino la maggior parte dei dialoghi platonici, ma anche Esiodo, Plotino, Proclo, Protagora.
Nelle sue opere Ficino argomenta della sostanziale concordanza del platonismo con il cristianesimo. Concepisce l'universo come organismo unitario soggetto agli influssi celesti. L'anima, collegando le cose del cielo e della terra, compone i movimenti contrastanti dell'universo.
Muore a Careggi, nella villa che Cosimo de' Medici gli aveva donato, il 1 ottobre 1499.
Le sue opere maggiori:
  • El libro dell'amore,
  • De vita, Pordenone,
  • Teologia platonica.
Ecco come potersi avvicinare alla filosofia, escludendo la lettura diretta dei grandi filosofi, un approccio interessante potrebbe essere quello di iniziare dall'opera più importante, i diciotto libri della "Theologia platonica de immortalitate animarum", dedicata a Lorenzo de' Medici.
Una vera impresa. (sempre che conosciate il latino)

venerdì 16 ottobre 2009

Il lungimirante Abate Marucelli

L'Abate Marucelli Francesco era il depositario di un'enorme collezione di testi e manoscritti ed aveva un'idea universale della diffusione della cultura. Mori a Roma nel 1703 con un progetto, quello di trasferire tutti i suoi volumi a Firenze dalla sua libreria privata di via Condotti.
Sognava un'idea avveniristica, quella di dare la possibilità a tutti di poter attingere alla cultura dei testi.
Un suo discendente, Alessandro iniziò questo progetto, dando il via alla costruzione della biblioteca affidando all'architetto Dori la realizzazione.
Scaffali alti e pieni di volumi fino al soffitto, luci soffuse. Costruito nel 1747 la Biblioteca Marucelliana è uno dei più propri esempi di edificio costruito per ospitare una biblioteca, che fu presto ampliata dalla progettazione originaria, per la notevole consistenza in numero di donazioni nei tempi successivi di volumi e documenti storici.

martedì 13 ottobre 2009

Un Coro

(dove c’è gente che canta insieme, c’è civiltà!)
Qualcuno di voi ha mai cantato in un Coro ? No ? Bene. Anzi, male. Dovreste provare.
Cantare in un coro è un po’, con le dovute proporzioni, come salire una vetta in cordata : tutti gli scalatori sono legati alla corda, consapevoli ed impegnati a che nessuno ceda. Gli alpinisti devono fidarsi di chi li precede e di chi li segue. Per rimanere all’esempio proposto ogni Sezione del Coro si deve fidare delle altre : ogni corista è parte di una Sezione; ogni Sezione è parte di una cordata che insieme ‘scalano’ sino alla vetta del pentagramma con le corde vocali. Ogni elemento è come un dente di un ingranaggio basato sella matematica (la musica è matematica!) che, come i numeri, ogni dente dell’ingranaggio deve risultare perfettamente al suo posto perché si possa incastrare con gli altri e alla fine, tirando le somme, si possa chiudere a ‘zero’!
Le varie Sezioni del Coro, che da sole esprimono ben poco – se non niente – quando si uniscono e si fondono ‘cantano’ la melodia che l’armonizzatore ha prima scomposto perché, dopo insieme, risultino comprensibili e piacevoli per tutti. Provare per credere!
Francoeffe

lunedì 12 ottobre 2009

Nasce oggi Eugenio Montale

Uno dei più importanti poeti del '900, il 12 ottobre 1896 nasce a Genova Eugenio Montale.
Trascorre la giovinezza in Liguria a contatto con i più notevoli poeti della regione. Pubblica la raccolta "Ossi di seppia" nel 1925. A Firenze, nel 1927 diventa direttore del Gabinetto Vieusseux, incarico che gli venne tolto nel 1938 per la sua mancata adesione al partito fascista.
Di questo periodo è la racccolta di poesie "Occasioni" e alcune traduzioni (Eliot, Shakespeare) poi riunite nel "Quaderno di traduzioni".
Dopo la guerra lavora nella redazione del "Corriere della Sera" e riprende l'attività poetica solo dopo la morte della moglie. Premio Nobel nel 1975, muore nel 1981.

sabato 10 ottobre 2009

La Massoneria nasce a Firenze? Inglesi o Fiorentini?

Ferdinando Sbigoli, storico italiano di fine ‘800, nel libro Tommaso Crudeli e i "Primi Frammassoni a Firenze" del 1884 ufficializza a Firenze la nascita della massoneria italiana.
La stessa è confermata successivamente, nel 1887 da R. F. Gould in "Storia della Frammassoneria", dove pone all’attenzione una supposizione di esistenza in ragione del ritrovamento di una medaglia datata 1733, data nella quale Lord Sackville avrebbe fondato la prima “Loggia massonica”.
A quella data viene quindi fatto riferimento ufficialmente, per la fondazione della massoneria italiana, ed in particolare a Charles Sackville, Conte di Middlesex, poi Duca di Dorset e da Henry Fox divenuto successivamente Lord Holland, ma mai confermato come co-fondatore.
Ma nella sua opera "La medaglia Sackville" lo scrittore W. J. Chetwode Crawley, commenta che non è ben comprensibile il fatto che i numismatici del tempo facessero risalire la fondazione della massoneria a Firenze nel 1733.

Lo scrittore ci vuole dimostrare che il "Conte di Middlesex" trovò già la “congrega” quando arrivò a Firenze. A prova di questo ci fa porre l’attenzione su alcuni articoli di cronaca di giornali che ci confermano l’esistenza di “Frammassoni” quando si esprimono così in un giornale del 18 luglio 1730: “La società dei frammassoni, ultimamente scoperta a Firenze, fa un gran baccano” ed anche che: “Essendo Sua Altezza nel frattempo deceduta (il Granduca), e dovendogli subentrare il Duca di Lorena, fatto Massone in Inghilterra, può darsi che questa persecuzione non si spinga troppo oltre".
E’ abbastanza naturale, vista la storia internazionale della massoneria, che i fondatori delle congregazioni italiane siano personaggi illustri, e anglosassoni; nella elencazione dei primi personaggi appartenenti alla prima congrega, oltre ai due Lord già citati, si erano aggiunti altri inglesi che vivevano a Firenze o in Italia, in quel periodo storico. Alcuni nomi sono: Lord Robert Montagne, Sir Horace Mann ed altri.
Ma non erano da soli.
Uno di loro, uno dei primi frammassoni di Firenze, se non il primo, fu Antonio Cocchi.
Medico e naturalista, filosofo, antiquario e scrittore in una sua opera ci da alcuni riferimenti, oltretutto in lingua inglese, sulla loggia massonica fiorentina; il diario scritto in sette lingue (italiano, inglese, tedesco, francese, latino, greco ed ebraico), fu pubblicato nel 1928 in un libro dal titolo: "Antonio Cocchi, un erudito del Settecento", ci da alcune prime indicazioni.
Altri scritti del Cocchi, in particolare alcune lettere e pagine di diario, ci fanno comprendere la veridicità della sua opera massonica: 4 agosto 1732: - “ed alla sera io fui ammesso tra i Frammassoni e colà mi trattenni per la cena”. Il Maestro in questa occasione era Sewallis Shirley e non Middlesex. Il 30 settembre 1732 veniva scritto: "A tutti i Fratelli dell’Onorabilissima società dei frammassoni, saluti. Per mezzo di questi segni e dei simboli vi è richiesta la presenza a Villa di Settignano per le ore dodici, oppure alle ore tredici a Maniano da dove in processione regolare, forniti di guanti, grembiuli e di tutto il resto vorrete marciare fino a Fiesole dove, dopo aver esaminato secondo le strette regole massoniche gli edifici, i colonnati e le altre nobili vestigia della nostra Arte edificati nell’antichità dai nostri Fratelli, gli antichi romani, voi farete ritorno a Maniano per il rinfresco. Poscia procederete regolarmente alla Villa di Settignano ove si ordina sia tenuta la loggia.
P.S. A tutto coloro i quali saranno giudicati dalla compagnia inabili al cammino sarà procurato un asino". (questa è bellina)
Si nota quindi in primo luogo che la fondazione della massoneria fiorentina non aveva soltanto “Fratelli” inglesi, il Cocchi ne fece parte ben presto, in secondo luogo i Frammassoni potevano liberamente organizzare processioni, manifestazioni, vestiti con i simboli e abiti massonici ed agire indisturbati senza che vi fosse impedimento alcuno, tranne avere una certa attenzione da parte delle autorità inquisitorie del periodo, che però rimasero soltanto “attenzioni”.

Prima del periodo del Cocchi la massoneria fiorentina ed italiana era esclusivo monopolio degli inglesi, successivamente l’inserimento di personalità illustri del tempo, senatori, medici e alte cariche di governo portarono all’affrancamento del potere massonico dalle personalità anglosassoni. Nel 1737 si trovano nelle liste nuovi nomi come P. Neri, G. Gorani, l’Abate Franceschi, Suarez , forse un gesuita, Rinuccini, Tanucci e Rucellai. Successivamente, quando gli italiani rappresentavano ormai la maggioranza, la lingua della loggia fu cambiata dall’inglese all’italiano.
Ecco che allora, come oggi, la massoneria ritrovava nei suoi personaggi più illustri della società i propri adepti. I “Fratelli" proseguirono nel tempo l’attività, esponendosi e segretandosi. Una casualità, forse, quella che la massoneria italiana partì da Firenze, ma i fiorentini sono da molti secoli abituati ad avere primati che in seguito portano alle conseguenze più disparate. Un primato è un primato.

venerdì 9 ottobre 2009

Hekhalot - Lena Liv

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci in collaborazione con il Tel Aviv Museum of Art presenta la prima mostra personale in un museo italiano dell’artista russo/israeliana Lena Liv.



Dall’evocativo e allo stesso tempo enigmatico titolo Hekhalot.
Il termine è tratto dalla cabala ebraica e fa riferimento ai “palazzi divini” in un percorso mistico tra mondo visibile e invisibile.


Un'esposizione ben realizzata ma seriosa, il passato incombe prepotente nei volti dei personaggi delle opere, una retrospettiva di un'immigrazione non troppo clandestina d'inizio secolo scorso.

orario: tutti i giorni, ore 10.00 – 19.00, chiuso il martedì

giovedì 8 ottobre 2009

Pirateria storica e diritti d'autore

Questo post, come si evince dal titolo, riguarda i diritti d'autore, ma come vedremo, anche di usi e costumi italiani che hanno resistito fino ai tempi odierni.

Felice Le Monnier è stato un grande fiorentino (acquisito) che nato in Francia, si avviò al mestiere di tipografo per punizione. Fu affidato dal padre ad un amico di famiglia che dirigeva una stamperia a Parigi. Costretto a diventare tipografo per castigo, Felice Le Monnier scoprì così, quasi per caso, la propria vocazione. In breve tempo si impadronì di tutti i segreti del mestiere e in pochi anni divenne direttore della tipografia.
In seguito si trasferì a Firenze e non ebbe difficoltà a trovare lavoro. Entrò nella tipografia di Passigli e Borghi. Nel 1837 fondò insieme a Borghi la Felice Le Monnier e C.: è l’origine della storica casa editrice Le Monnier, ancora oggi attiva nell’ambito del gruppo editoriale Mondadori.
La nuova impresa per i primi anni lavorò come semplice tipografia, ma Le Monnier, che nel 1840 aveva raggiunto la piena proprietà di tutta l’azienda, coltivava un progetto ambizioso: diventare editore. Fu così che nel 1841 venne pubblicato il primo libro.

Questa breve premessa per introdurre una prefazione all'edizione di un libro, scritta direttamente da Felice Le Monnier, che descrive in poche parole la situazione che si stava verificando nel nostro paese intorno al 1895.

Riporto integralmente la prefazione:

AGLI ONESTI LETTORI
FELICE LE MONNIER

Pubblicando questo volume, del quale si rende ampiamente ragione nel seguente Avvertimento, mi giova profittare dell'opportunità per far cauti i benevoli che mi hanno incoraggiato finora colla loro approvazione, sulle contraffazioni che di un certo numero di volumi della Biblioteca Nazionale vennero in luce da qualche tempo, in Napoli e altrove. La sfrontatezza di alcuni Editori si è spinta fino a stampare lo stesso mio nome, e la mia cifra, non solo nel frontespizio dei volumi falsificati, ma ancora su quello di opere non uscite mai da' miei torchj. Quantunque l’occhio anche il meno esperto non possa rimanere ingannato da siffatte sconce edizioni, dannose non tanto al mio interesse quanto al mio decoro, credo mio debito il protestare contro questa ladra speculazione, che per sé stessa cadrebbe, ove non le porgesse mano una tal classe di Libraj, i quali, se non sono del pari impudenti, si mostrano non men disonesti. È da sperarsi che la esperienza proverà a tutti i Governi d'Italia, primo fondamento della educazione dei popoli essere il rispetto alla Proprietà, né potersi infondere in essi il sentimento dell'onesto, finché non esistano Leggi che puniscano i contraffattori; i quali, appropriandosi impunemente il frutto delle fatiche altrui, riducono la nobile professione di editore a riprovevole mestiere di trafficante. Firenze, 12 ottobre 1895

Son passati 115 anni, i luoghi e la disonestà sono le stesse...


martedì 6 ottobre 2009

''A Florentine Tragedy'' di Oscar Wilde

Per la prima volta in Italia, la Syracuse University in Florence, la New York University e il British Institute presentano la Compagnia B-15 Arts & Media Uk in "A Florentine Tragedy".
E' un dramma in un atto in versi sciolti trovato ancora in forma di manoscritto dopo la morte di Oscar Wilde.

Oscar Fingal O'Flaherty Wills Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre1900) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo irlandese. Autore dalla scrittura apparentemente semplice e spontanea, con uno stile talora sferzante e impertinente egli voleva risvegliare l'attenzione dei suoi lettori e invitarli alla riflessione. È noto soprattutto per l'uso ripetuto di aforismi e paradossi, per i quali è tuttora spesso citato.

Nel caso di questa opera, l'autore ci propone tre personaggi: il giovane principe Guido Bardi, il mercante Simone e Bianca, moglie di Simone, che si trovano coinvolti in un gioco fatale, simile a quello del gatto con il topo, che li costringe a riconsiderare le loro superficiali valutazioni sulla bellezza, la forza, il commercio e l’estetica.
L’ambientazione nella Firenze dei Medici e mostra tutte le tensioni socio-politiche del tempo nella quale è ambientata.
Lo spettacolo si terrà a Palazzo Davanzati, in via Porta Rossa 13 a Firenze, domenica prossima 11 ottobre alle ore 16 e alle 18.
Produttore: Joel Kaplan
Regista: Rob Cameron (Regents Park Theatre)
Interpreti: Rob Cameron (Guido Bardi)
Elliot Cowan (Simone)
Devon Black (Bianca)
L'ingresso è libero, tuttavia la prenotazione è obbligatoria e si può effettuare scrivendo a lapietra.reply@nyu.edu o telefonando allo 055.5007210

lunedì 5 ottobre 2009

La Ciaccona

Avete letto bene il titolo, senz’altro e senza ombra di dubbio vi è scritto : ‘La Ciaccona’, non la ‘ciacciona’, nel senso credo solo fiorentino, di indicare chi ficca il naso in cose e affari non suoi.
Neppure ‘ciaccola’, nel senso di chiacchiericcio raccolto chissà dove e da chi.
Dunque Ciaccona. Ma ho scritto la Ciaccona, con ciò intendendo che ce ne sia una sola di Ciaccone. In realtà ce ne sono e anche parecchie : ‘Ciaccona’ è un movimento di danza, un ballo insomma, che si praticava nel XVII° secolo, in tutta Europa, particolarmente in quella parte che, con una definizione moderna, oggi si conosce come Germania. Dunque : Ciaccona e Danza.
Per le necessità delle Corti le musiche venivano scritte dai Konzertmeinster, cioè da quei musicisti di un qualche rilievo che, al soldo del Signore, erano incaricati di provvedere alle musiche che in ogni occasione occorrevano a Corte.
Servizi religiosi, ricevimenti e feste; fidanzamenti e matrimoni; ricorrenze liete e non liete, cerimonie di ogni tipo e così via. Fra le danze più richieste ed eseguite perché in voga, c’era la Giga, la Corrente, l’Allemanda e, per l’appunto, la Ciaccona. Solo più avanti si affermò il Minuetto. Basterebbe vedere di quali parti (movimenti) sono formate le Suite e Partite di J.S.Bach per rendersene conto. Una buona parte sono composte solo da danze. Ad es.: la Partita n° 2 in Re minore, BWV 1004 per violino solo è formata da: Allemanda, Corrente, Sarabanda, Giga, Ciaccona.
La Ciaccona. Si, perché quando si dice ‘La Ciaccona’ si intende questa della Partita n° 2. Non è necessario neppure aggiungere in Re minore e per violino solo : questa è ‘La Ciaccona’!
Non è l’unica, ma la più intrigante e famosa. Sembra una scommessa eseguirla. Negli anni passati l’ho potuta ascoltare dal vivo da tre grandissimi esecutori : Arthur Rubinstein al piano e Andres Segovia alla chitarra, al Teatro della Pergola; da Nathan Milstein al Teatro Comunale.
Si abbassano le luci, gli spettatori finiscono di accomodarsi nelle poltrone, mentre il violinista, con l’archetto abbassato e il violino in mano, aspetta il silenzio assoluto mentre si concentra ancora un attimo. Ottenuto il silenzio, imbraccia il violino, alza l’archetto e ‘cede’ il primo accordo al pubblico che trattiene il respiro preso dall’emozione, che cresce con lo svilupparsi della trama musicale, complessa e magicamente affascinante. Chi la conosce la segue godendola mentalmente; chi l’ascolta per la prima volta resta comunque rapito come capitò al sottoscritto, ascoltandola alla radio da Arturo Benedetti Michelangeli nella trascrizione per pianoforte di F. Busoni.
Adesso ho la fortuna di possederne diverse incisioni, dal vivo e da studio : da Segovia, da Rubinstein, da A.B. Michelangeli, da S. Piovesan in una preziosa incisione eseguita con il Guarnieri del Gesù di Genova.
Il suggerimento mi pare ovvio : ascoltatela con l’orecchio del cuore. Cercate di carpirne il messaggio segreto. Lasciatevi rapire da questa musica magnifica.
Francoeffe


domenica 4 ottobre 2009

Moriva oggi il Calendario Giuliano

Non è propriamente una curiosità fiorentina nel senso stretto della parola, ma una data importantissima per la vita dell'umanità e mi è sembrato interessante portarla nuovamente alla ribalta.
Oggi veniva introdotto il calendario gregoriano. Nel 1582 il Papa Gregorio XIII decise di riformare il calendario giuliano, istituito da Giulio Cesare nel 46 a.C., Questo conteneva un errore dovuto alla imprecisa conoscenza della lunghezza dell'anno astronomico. Con il passare del tempo si era verificata una differenza di 10 giorni tra anno solare e anno civile. Gregorio XIII stabilì la soppressione dei giorni in eccesso facendo seguire al 4 ottobre 1582 (giovedì) il 15 ottobre 1582 (venerdì), riportando così la data dell'equinozio di primavera al 21 marzo. Per evitare nuove discordanze, fu deciso di non considerare bisestili gli anni divisibili per 100, tranne quelli divisibili per 400.

venerdì 2 ottobre 2009

Leonardo da Vinci e la Macchina per il Volo

Nel 1506, sul colle fiesolano di Monte Ceceri, Leonardo da Vinci collaudò una delle sue invenzioni più geniali: la Macchina per il Volo.
Tutti i precedenti tentativi di volo umano, che si sappia, erano falliti. Ma Leonardo, dopo anni di sperimentazioni, credeva fortemente nella sua invenzione, ed era convinto di "empire l'universo di stupore" volando sui cieli di Firenze.
Secondo la leggenda, fu Tommaso Masini da Peretola, detto Zoroastro, a collaudare la macchina. Si dice che l'"Uccello" riuscì a planare per oltre mille metri, atterrando bruscamente tra Fiesole e Firenze.
La Macchina del Volo è l'invenzione leonardesca per eccellenza: fondata su una ricerca di analogie tra uomo, animali, aria ed acqua, è una sintesi ideale tra tecnologia e filosofia.
Uscirà prossimamente in tutte le edicole e librerie il DVD su questa particolare invenzione.
Trovate maggiori dettagli sul seguente link:
http://www.mediaframe.it/catalogo_leonardoilvolo.htm

giovedì 1 ottobre 2009

Il "Libraio Fiorentino"

Bernardo di Cenni. Colui che per primo a Firenze applicò l'invenzione della stampa.
Sua la tipografia che nel 1471 iniziò le prime operazioni di stampa in Firenze ed una delle prime in Italia.
Sulla stessa scia nel 1476 anche il convento domenicano di S.Jacopo a Ripoli in Via della Scala.
Iniziò così anche il mestiere di stampatore e quello di libraio.
Una delle prime case tipografiche ed editoriali forono i Giunti, famiglia che ancora oggi guida una casa editrice profiqua e famosa, ed ebbero le loro prime stamperie nei pressi della Badia Fiorentina.
I librai facevano parte dell'Arte dei Medici e degli Speziali sotto il controllo dello Studio Fiorentino che prevedeva lavoratori chiamati "scriptores, correptores, miniatores e ligatores librorum".
Un certo Vespasiano da Bisticci con 40 addetti fornì più di duecento volumi a Cosimo de' Medici che andò a costituire il blocco portante delle biblioteche Medicee.

martedì 29 settembre 2009

Nasce oggi "Il Caravaggio"

Nasce oggi Michelangelo Merisi, detto "Il Caravaggio".
È il 29 settembre 1571 e siamo nell'intransigente Occidente della Controriforma. Di lì a qualche giorno si consumerà la terribile Battaglia di Lepanto nella quale la Lega Santa, voluta da Paolo V, otterrà una schiacciante vittoria contro la flotta ottomana di Mehmet Alì Pascià. L'epidemia di peste che scoppia nella sua città natale quando ha appena sei anni, costringe il piccolo Michelangelo e la sua famiglia a trasferirsi nella proprietà del marchese di Caravaggio, vicino a Bergamo, dove il padre lavora come capomastro.
Il bambino, salvatosi dal co ntagio, viene convinto dalla madre a svolgere un periodo di apprendistato nella bottega di Simone Peterzano per imparare l'arte di dipingere. Il suo carattere e il poco denaro che l'accompagna non lo aiutano, quando - morta la madre -, diciannovenne, parte alla volta di Roma. Arrivato nella città, passa da un luogo all'altro, case, locande e osterie con annessi bordelli, senza trovare un alloggio fisso e tanto meno una bottega dove lavorare. Finalmente, le cose migliorano quando viene accolto nella casa del Cardinale Francesco Maria Del Monte. Sono gli anni più fecondi del suo periodo romano in cui, tra gli altri, crea capolavori come Bacco, Medusa, la Vocazione di San Matteo, Narciso, la Conversione di San Paolo.
Ma la vita del già allora celeberrimo pictore ormai è un susseguirsi di piccoli e più importanti arresti, di fughe in altre città, fino a quella verso Malta provocata dal bando capitale comminatogli dal papa per aver ucciso Ranuccio Tommasoni in una rissa.
A Malta, dopo averlo ordinato Cavaliere, mettono Caravaggio ancora una volta in carcere perché vengono informati che si tratta di un omicida. Fugge di nuovo. Il papa gli concede la grazia e, desideroso di tornare a Roma, affronta il viaggio su una feluca dalla quale sbarca a Porto Ercole delirante di febbre. Finirà la sua vita su quella spiaggia: non ha ancora trentanove anni il 18 luglio del 1610.

lunedì 28 settembre 2009

Il Pianoforte

Non mi capita più spesso, come anni indietro, di passare da via de’ Ginori.
Gli splendidi palazzi del lato sinistro lo meriterebbero almeno una volta al mese. Questi palazzi oltretutto evocano vicende che sono parte della storia fiorentina con famiglie, artisti e personaggi pubblici. Il più imponente ed elegante è senz’altro quello della famiglia che da il nome alla strada : palazzo Ginori attribuito a Baccio d’Agnolo. Slanciato, si chiude con l’elegante loggiato sotto il tetto.
I Ginori pare si siano inurbati a Firenze da Calenzano alla fine del ‘200 e fino dal ‘300 hanno preso parte attiva alla vita cittadina, fornendo al Governo della Repubblica 5 Gonfalonieri di Giustizia e 26 Priori. Alla fine del ‘400 la famiglia era divisa in più rami, ad oggi ne restano ancora due : i Ginori Lisci ed i Ginori Conti.
A poca distanza da questo c’è un secondo palazzo Ginori anch’esso attribuito a Baccio d’Agnolo.
Nel ’700 a Doccia, nei pressi di Sesto, i Ginori fondarono quella che ancor oggi è una splendida fabbrica di porcellane nota in tutto il mondo. Avere nel corredo un ‘servito’ di piatti ‘Ginori’ era, ed è tutt’oggi, motivo di grande orgoglio. Altro imponente edificio è palazzo Neroni, quello della potente famiglia che ebbe anch’essa 28 Priori e 8 Gonfalonieri di Giustizia.
Il rapporto di amicizia con Cosimo il Vecchio fece cadere la famiglia in disgrazia e fu esiliata da Firenze quando aderì al partito dei Pitti. Adiacente a questi il palazzo Montauto, che espone due bellissime finestre inginocchiate il cui disegno pare sia da attribuire all’Ammannati. Non si può non accennare all’elegante palazzo Tolomei, già Del Chiaro. Per completare le emergenze di via de’ Ginori, conviene rammentare che il lato destro di questa strada inizia con un muro di cinta merlato, che racchiude il giardino e il retro di palazzo Medici-Riccardi . Da questa parte della strada si accede alla straordinaria Biblioteca Riccardiana, ed ai suoi rari e preziosi volumi e incunaboli. In evidenza anche il grande stemma dei Riccardi, succeduti ai Medici nella proprietà del palazzo disegnato da Michelozzo : una Chiave.
Non ci passo più spesso da questa strada. A volte, anni indietro, ai passanti capitava di ascoltare, proveniente dalla finestra di uno di questi palazzi, il suono di un pianoforte con splendide note. La tastiera era toccata dal M° Michele Campanella. A volte mi fermavo sotto casa, rapito e grato.
Francoeffe

martedì 22 settembre 2009

La Pieve di Montemignaio

Girando in Toscana, dove vai vai, c’è sempre da scoprire qualcosa e da riempirsi gli occhi!
In particolar modo se capiti nel Casentino, questa splendida vallata operosa, verde, piena di spiritualità, stante le emergenze che vi si incontrano.
Arrivando dalla parte di Firenze le prime che si incontrano sono il Castello e la Pieve di Romena. Ma l’avete mai visitata? Ha, ecco! Credevo di no! Scendendo il passo si incontra un bivio che conduce a Montemignaio. Di questo parlerò dopo perché prima volevo suggerire altro. Al bivio giusto, andate a Stia. Oltre a buona cucina vi si trovano opere d’arte in abbondanza e una piazza dalla quale bisogna che ci strappino per venir via. Se rientrando farete la strada che passa da Londa, fermatevi al Santuario di S. Maria delle Grazie, dove vi troverete sommersi da opere delle botteghe dei Della Robbia e del Ghirlandaio.
Non parlo di Poppi che col suo dito che si vede da lontanissimo, attrae il visitatore che si perde, prima sotto i portici, poi a San Fedele – una delle emergenze colme di opere d’arte- ed infine al castello di Conti Guidi, con la sua cappella affrescata da Taddeo Gaddi, il suo scalone elicoidale, la Biblioteca Rilliana. Senza contare il panorama che si gode dai suoi spalti.
La Verna e l’Eremo di Camaldoli, da soli, anche senza tener conto delle opere che vi si trovano (ad es. le robbiane a La Verna) , fanno fare il pieno della spiritualità che spesso manca.
Se si aggiunge anche la Pieve di Socana : piana e distensiva, la misura sarebbe colma. I resti del Castelli dei Guidi sono disseminati ovunque. I vecchi borghi, la maggior parte dei quali murati o con resti di mura, la fanno da padrone. E Montemignaio, donde sono partito? Eccolo : vale la pena di visitarlo perché c’è la romanica Pieve di S. Maria Assunta, una delle 7 fondate da Matilde di Canossa, quindi del primo secolo del secondo millennio. Le cose più belle sono le colonne : quadrate, rotonde, lunghe e corte con splendidi capitelli scolpiti e con, in alcune, resti di affreschi del /XIII°/XIV° sec. Visitatela, poi ne parliamo.
Francoeffe

lunedì 21 settembre 2009

Nasce oggi Girolamo Savonarola

Il 21 settembre 1452 nasce a Ferrara Girolamo Savonarola, frate domenicano e di fatto reggente della Repubblica di Firenze dal 1494 al 1498.
Dopo gli studi umanistici e di medicina, a 23 anni entra nell'ordine dei frati predicatori fondato da s. Domenico di Guzman e perciò detti 'Domenicani'. Dopo tre anni di studio e preparazione, viene ordinato sacerdote nel 1478, sviluppando ben presto una vocazione alla predicazione.
Nel 1483 a 31 anni fa la sua prima esperienza di predicatore a Firenze ed a San Gimignano, presagendo imminenti castighi per la Chiesa, che doveva essere rinnovata e presto. I toni apocalittici della sua predicazione gli valgono l'allontanamento da Firenze ad opera di Lorenzo de' Medici.
Tornato in città dopo pochi anni, diventa priore del convento di S. Marco e riprende la sua appassionata predicazione, che ha un notevole consenso, visto il mutato clima spirituale e politico.
Dopo la morte di Lorenzo (1492) e la cacciata dei Medici da Firenze nel 1494 Girolamo Savonarola diventa arbitro assoluto di Firenze, anima ed ispiratore del governo repubblicano, esercitando una forte sorveglianza sui costumi dei Fiorentini.
Amato dal popolo, aveva tuttavia molti nemici, all'interno dello stesso Ordine Domenicano e tra i potenti italiani, tra cui lo stesso papa Alessandro VI, che presto ebbero la meglio.
Condannato a morte come eretico, fu impiccato e bruciato in Piazza della Signoria, il 23 maggio 1498.

venerdì 18 settembre 2009

Florence is the next Florence

L'Assessore alla cultura e alla contemporaneità del Comune di Firenze, così come aveva preannunciato durante il BarCamp di Palazzo Vecchio, ha presentato il Piano Strategico per la cultura di Firenze.
Un documento di 16 pagine che descrive una strategia per il contemporaneo a Firenze citando molti esempi e rimandando a progetti esistenti di città straniere ed a attività consolidate.
Dice Da Empoli nelle sue conclusioni: "chi si aspettava da questo documento una enunciazione sistematica per temi o per capitoli di bilancio sarà forse rimasto deluso"
Partiamo da queste intenzioni e verifichiamo sul campo i buoni propositi, penso sia meglio osare che restare immobili ad aspettare.

I paragrafi del documento:
01 Il Paradosso Fiorentino
02 Una strategia post Bilbao
03 Partire da quello che c'è
04 Le iniziative strategiche
05 I Catalizzatori
06 Conclusioni (provvisorie)
questi i paragrafi del documento che potete scaricare a questo indirizzo:
http://barcamp.org/f/FLORENCE+IS+THE+NEXT+FLORENCE.pdf


giovedì 17 settembre 2009

Le feroci critiche fiorentine

La “critica fiorentina” su ogni qualsivoglia argomento ha ormai raggiunto una frequenza quotidiana. Ogni novità che riguarda lo sviluppo cittadino, le opere pubbliche, le scelte politiche ha una risonanza “critica” che raggiunge, a volte, livelli "feroci".
Questo tipo di atteggiamento proviene da lontano, i fiorentini contemporanei hanno ereditato dai propri avi simil comportamento, sempre critico e poco costruttivo, per il “gusto” di criticare.
Un esempio plateale riguarda l'edificazione del Palazzo Bartolini Salimbeni di Piazza Santa Trinita a Firenze. Fu edificato da Baccio d'Agnolo tra il 27 febbraio 1520 ed il maggio 1523.
La famiglia, per la costruzione della propria dimora, predispose un registro dei lavori dove vennero annotate tutte le spese, dettagliando anche il compenso per l'Architetto che progetto questo innovativo palazzo; il "Libro della muraglia".
Un palazzo costruito con nuovi criteri, che divenne importante per lo sviluppo dell'architettura residenziale fiorentina, fu inaugurato un nuovo stile di presentare le facciate, fu uno stile rinascimentale alla romana, una novità per l'architettura rinascimentale della città, essendo ispirato a forme classiche.
Anche il Vasari ci spiega la nuova architettura: fu il primo edifizio, quel palazzo, che fusse fatto con ornamento di finestre quadre con frontespizi e con porta, le cui colonne reggessimo architrave, fregio e cornice”.
Da questa "innovazione" architettonica partirono le polemiche, fu aspramente criticato, ancora Vasari ci descrive le critiche: "furono queste cose tanto biasimate dai fiorentini con parole, con sonetti, con appiccicarvi filze di frasche, come si fa alle chiese per le feste, dicendosi che aveva più forma di tempio che di palazzo, che Baccio fu per uscirne di cervello; tuttavia sapendo che aveva imitato il buono e che l’opera stava bene, se ne passò”.
E' per questo motivo che sopra la porta d'ingresso del Palazzo Bartolini Salimbeni, il Baccio posizionò una scritta a futura memoria di ciò che dovette subire prima del successo: "Carpere promptius quam imitari" (criticare è più facile che imitare).
Lo stile venne successivamente riprodotto e segnò il passaggio al manierismo.
Sul Palazzo ancora un'altra curiosità di Firenze, Baccio D'Agnolo fece incidere sulle finestre un motto: "Per non dormire". Un'ipotesi che giustifica la scritta riguarda il modo di condurre gli affari. I Bartolini Salimbeni al tempo erano una delle potenze dell'economia cittadina e spesso gli appuntamenti d'affari potevano farsi anche di notte; l'altra ipotesi riguarda del sonnifero fatto assumere dai rivali compratori di merce in modo da essere i primi all'asta delle mercanzie al mattino presto;,questa versione potrebbe essere supportata dal fregio scolpito sullo stemma dei Bartolini-Salimbeni, Tre Papaveri, chissà se già da allora venissero usati in "alchimia" per produrre una certa sostanza? Quest’ultima un’ipotesi un po’ azzardata!

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