sabato 25 aprile 2009

Visita al nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze

Come sempre gli italiani vengono sorpresi dai propri concittadini. Sabato 25 aprile, la apprezzabile iniziativa di aprire alla popolazione il nuovo Palazzo di Giustizia in costruzione a Firenze ha colto di sorpresa gli organizzatori.
In un primo momento tutto sembrava a posto, poi l'afflusso delle persone interessate alla visita è aumentato sensibilmente e quindi due file. Siamo stati in attesa dello smaltimento delle prime 100 persone, poi si sono avvicinati al nostro gruppo e hanno cominciato a distribuire biglietti senza rispettare l'ordine di arrivo, chi si avvicinava alla signorina per primo gli veniva consegnato il biglietto, nel mugugno più generale e anche con qualche incazzatura.
L'Associazione Nazionale Carabinieri e la Protezione Civile del Comune di Firenze, presenti in modo massiccio e volontariamente a disposizione dell'organizzazione, non avevano indicazioni e non sapevano dare informazioni. Ad ogni modo siamo entrati e abbiamo fatto una bella visita guidata. Nel mio gruppo c'erano persone curiose, interessate per la struttura ed orgogliose dei grandi numeri di questo palazzo, altri ancora più interessati perchè prima o poi verranno a lavorare in questa grandissima struttura.
Aule ovali di Assise e di Appello, maxi aula, ristoranti, bar ecc... Tutta l'amministrazione della giustizia fiorentina si trasferirà in Viale Guidoni tranne l'Aula Bunker e il Tribunale dei Minori.

Il nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze, fu progettato dall'Architetto Leonardo Ricci e dalla consorte Architetto Maria Grazia dall'Erba e nasce quindi, dall'esigenza di riunificazione delle varie sedi degli uffici giudiziari sul territorio fiorentino. Si tratta del secondo più esteso Palazzo di Giustizia italiano dopo quello di Torino e interessa un'area di 3 ettari, con una superficie utile di circa 126.000 metri quadrati distribuita all'interno di 15 corpi di fabbrica, con un ingombro complessivo di 230 per 180 metri alla base, elevati per un'altezza massima fuori terra di 76 m; gli unici edifici fiorentini più alti resteranno la Cupola del Brunelleschi (114 metri) e la Torre di Arnolfo (95 metri). Sono stati trivellati 1250 pali per le fondamenta per una lunghezza totale di 29 km, sono stati scavati 250.000 metri cubi di terreno trasportati in altra sede, sono stati utilizzati 54.000 metri cubi di calcestruzzo e 5.465 tonnellate di acciaio per il cemento armato.
I piani interrati della cittadella giudiziaria sono destinati agli archivi, sopra i quali sono sistemate gran parte delle aule di dibattimento tranne due di assise e la maxi-aula, poste al piano rialzato, mentre gli ultimi piani accoglieranno le aree riservate ai magistrati e alle procure.
La guida dubitava dell'inizio dell'utilizzo del Palazzo di Giustizia per il 2011 così come dichiarato dai vari politici di turno.
A differenza delle prime impressioni da profano, la visita guidata ha aperto gli occhi sulla necessità di questa struttura per la città e che poi, una volta finito, sarà una grande infrastruttura.

venerdì 24 aprile 2009

Madonna - Messere

In latino "mea domina", la parola Madonna significa "mia donna", "mia signora". Tanto è vero che nell'evoluzione francofona del termine latino si esprime con Madame.
Era titolo onorifico attribuito quasi esclusivamente alle donne ; attualmente non viene più usato nella lingua italiana se non per individuare la madre di Cristo.
In alcuni luoghi d'Italia ancora viene usato in un linguaggio rispettoso per ossequiare la signora anziana di casa.
Stesso significato la parola Messere, proveniente anch'esso dall'unione di due termini Mis e Mes con Sire; Mio e Sire, mio signore. Anch'esso un titolo che nel medioevo aveva attribuzione quasi esclusiva.

Piazza Madonna a Firenze, dove sorgono le Cappelle Medicee, ad esempio, è Piazza di Madonna degli Aldobrandini.
Nessun riferimento quindi ad icone religiose o a credenze cristiane. La Madonna degli Aldobrandini era una signora ricca e generosa, intelligente e gentile, buona e particolarmente dedita ad opere di carità.
Era quindi una signora rispettabile del tempo, che in questi luoghi aveva possedimenti immobiliari che gli Aldobrandini amministravano con parsimonia e spirito di carità.



venerdì 10 aprile 2009

Il diavolo a Firenze

La leggenda del "Rifrullo del Diavolo"
San Pietro Martire trovatosi in predicazione nel centro di Firenze fu interrotto da un grande cavallo nero imbizzarrito che cercava di disperdere la folla radunatasi intorno al predicatore.
Fu immediatamente associato all’intervento di satana e il predicatore con un gesto sacro, il segno della croce, lo immobilizzò. Svanito nel nulla, qualche secolo più tardi, un certo Bernardo Vecchietti fece costruire due portabandiera o reggistendardi in bronzo da collocare proprio nel punto in cui avvenne l’episodio e lo fece costruire dal Giambologna, che in quell’occasione ridisegnò l’intera facciata del Palazzo Vecchietti. In un successivo restauro del palazzo uno dei due “diavoletti” è andato perso.
E’ un bronzo molto particolare che si può vedere nell’angolo tra Via de’ Vecchietti e Via Strozzi, oppure nell’originale, che è stato esposto recentemente al nuovo Museo Stefano Bardini, in Piazza dei Mozzi a Firenze. La caratteristicha opera del Giambologna ricorda le origini nordiche dello scultore, il gusto delle grottesche che aveva studiato nel suo soggiorno romano e le decorazioni gotiche delle cattedrali, che ebbero una forte influenza nell’ideazione di quest’opera.
e quella del “rifrullo di vento”
E' ancora li che aspetta il prete (o frate) che gli sfuggì nel mentre che lo inseguiva. La Piazza del Duomo, al lato di Via dello Studio, è molto ventosa ed in quel punto, infatti, si dice che è il "rifrullo del diavolo". Infatti, il religioso, inseguito dal diavolo raffigurato da un turbine di vento, si nascose nella Porta dei Canonici e riuscì a seminarlo passando dalla parte opposta e scappando dall'altra uscita.
Il diavolo fu così ingannato; ma ancora oggi non riesce a capire cosa possa essere successo ed è li che aspetta il prete sempre nel suo "rifrullo di vento"

martedì 7 aprile 2009

Giorgio Batini, padre della divulgazione della storia popolare...

E' morto Giorgio Batini ad 87 anni, è morto la scorsa notte nella sua abitazione a Firenze. Nato nel 1922 è stato un grande giornalista e scrittore. Laureato in legge, ha vinto prestigiosi premi giornalistici ed ha firmato oltre 50 volumi sui più diversi temi dall'arte all'antiquariato, dalla storia alla natura, dalle tradizioni al costume popolare, dal folklore agli itinerari turistici, sulle curiosità di Firenze e della Toscana.
Molti degli attuali divulgatori di storia popolare e curiosità fiorentine, come il sottoscritto, hanno assorbito numerose informazioni dai suoi testi, una guida insomma. Direttore della rivista «Toscana Qui», ne è stato fondatore nel 1980.
Tra le proprie opere ricordiamo in particolare: L'Arno in museo (Bonechi, 1967) 4 November, 1966: the river Arno in the museums of Florence. (Bonechi, 1967) L' Italia sui muri. (Bonechi, 1968) Domenica dove. (Bonechi, 1971) O la borsa o la vita! (Bonechi, 1975) Album di Firenze (La nazione, 1976) Toscana dei miracoli (Bonechi, 1977) Etruschi curiosi (Bonechi, 1985) Toscanacci (Bonechi, 1987) Toscanissima (Bonechi, 1991) Il fiume racconta (Bonechi, 1993) Giocavamo per la strada (Bonechi, 1994) Il pianto della Madonna (Bonechi, 1995) Benedette toscane (FMG, 1996) Beati loro (Polistampa, 2001) Do svidánija (Polistampa, 2006) Per chi suona la Toscana (Polistampa, 2007)
Ha lavorato fino all’ultimo, come si evidenzia nelle sue opere pubblicate recentemente. Per la mia formazione è stato un riferimento, una fonte inesauribile che continuerò a consultare e leggere per proseguire nell’alimentazione di curiosità fiorentine e notizie culturali di questo blog.
Grazie Giorgio per la tua opera.
Filippo Giovannelli

giovedì 2 aprile 2009

Il "Saccomazzone"

E’ difficile ricercare la vera origine di questo strano termine che, anche il fiorentino più indigeno ha difficoltà ad individuarne il significato.
Il Saccomazzone è in realtà un gioco di origine contadina, che si svolge tra 2 giocatori, bendati (un po’ come mosca cieca). Hanno uno strumento particolare, che viene spesso raffigurato come una specie di flabello fatto con strisce di stracci annodati tra loro e collegati ad un manico, di norma anche di legno, con la funzione d’impugnatura. Per il confezionamento di questo grumo di stracci, venivano inoltre utilizzati sacchi di stoffa annodati. Era impugnato con la mano destra (importante che fosse stata la stessa mano per ogni giocatore, mentre la sinistra veniva obbligatoriamente appoggiata ad un piedistallo, normalmente molto basso dal quale non ci si doveva muovere. Era un modo di mantenere sempre la stessa distanza tra i giocatori, che ricordo erano bendati.
Con questi strumenti e queste modalità, si cercava di colpirsi a vicenda, chi riceveva più colpi era il perdente.
Questo gioco molto popolare nei secoli scorsi, è stato spesso rappresentato in pittura e scultura.
Al giardino di Boboli, a Firenze, seguendo il terzo viale trasversale, quello più a sud-ovest, dall'incrocio con il Viottolone dal quale partono numerosi percorsi complicatamene intrecciati che conducono al segmento finale del giardino, è posizionata la statua dei Giocatori del Saccomazzone (1780) di Orazio Mochi su disegni di Romolo del Tadda.
Frontalmente vi si trovano i Giocatori alla Pentolaccia di Giovan Battista Capezzuoli.
Luoghi, termini e miti tutti da riscoprire…

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