mercoledì 14 maggio 2014

I Pulpiti di Donatello nella Basilica di San Lorenzo

Tornano al loro antico splendore i Pulpiti di Donatello collocati nella navata centrale della basilica di San Lorenzo, la Resurrezione torna visibile e sono state riscoperte anche parti in oro. 
Per il momento il solo Pulpito della Resurrezione di Donatello ha concluso il suo iter, nella basilica di San Lorenzo, dal 20 febbraio 2014 lo si può nuovamente ammirare nel suo antico splendore.
Il restauro è iniziato 3 anni fa e voluto dal Polo museale fiorentino in accordo con l’Opera medicea laurenziana, e realizzato dal settore Bronzi e armi antiche dell’Opificio delle Pietre Dure, il capolavoro torna quindi visibile al pubblico, nella posizione in cui è sempre stato: nella navata centrale della basilica, di fronte a quello della Passione di Cristo, anch’esso di Donatello e in attesa di restauro
L’oro riscoperto. L’intervento è iniziato a luglio 2010 con un cantiere provvisorio, per effettuare alcune prove di pulitura; dopo la valutazione tecnico-scientifica, si è passati al restauro vero e proprio. Quest’ultimo, come usa l’Opificio, è stato condotto dopo una campagna diagnostica, per individuare tecniche di realizzazione e, soprattutto, fenomeni di degrado. L’intervento ha riportato alla luce scene decorate con foglia d’oro, come accaduto all’inizio di dicembre 2013 per le 28 formelle di Lorenzo Bartoluccio Ghiberti, della Porta nord del Battistero.
Gli Istituti ed enti che hanno collaborato sono: il Laboratorio scientifico dell’Opificio, il CNR‐ IFAC di Firenze e i Dipartimenti di chimica delle Università di Pisa e Barcellona, Spagna. Il restauro è stato per la maggior parte finanziato dal Ministero dei Beni culturali e del turismo e da Arcus, con il contributo dell’Opera medicea laurenziana e dell’Ente cassa di risparmio di Firenze.
Sono davvero entusiasmato dall'impegno costante che l'Opera Medicea Laurenziana mette a favore della sua attività e del suo presidente Enrico Bocci.
Dal 29 aprile è aperta la visita al pubblico per ammirare da vicino il restauro del Pulpito della resurrezione di Donatello. Sarà possibile passare, a piccoli gruppi, dalla passerella appositamente realizzata.
Verrà richiesta una piccola donazione di 1 o 2 euro che serviranno come contributo al restauro del Pulpito della Passione  di Donatello, collocato nell’altro lato della navata centrale.
Buona visita!

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lunedì 5 maggio 2014

Giano della Bella, "vortagiubba" del 1300 e Stemma di Famiglia

Fosse vissuto oggi sarebbe stato un bel "vortagiubba"!
Già ai tempi suoi, un ghibellino come lui, per arrivare al potere, divenne Guelfo.
Era uno dei principali esponenti delle più nobili famiglie fiorentine e con questa manovra politica divenne il principale difensore dei ceti popolani.
Fu a capo delle principali rivolte contro i nobili e i magnati del periodo storico. Divenne priore e la più importante normativa che riusci a far emanare fu quella degli "Ordinamenti di Giustizia".
Fu una grande riforma, i grandi potenti, i nobili latifondisti detti "Primo Popolo" furono allontanati dal potere facendone inserire il cosiddetto "Secondo Popolo", composto dalla borghesia. Tutti erano obbligati ad essere iscritti ad un'Arte.
Il cosiddetto "Popolo Magro"; erano i braccianti, i cottimisti, i piccolissimi commercianti che, non avendo un'Arte a cui iscriversi, che avesse al loro interno categorie che li ricomprendevano, rimasero ancora una volta da parte. Si dovrà attendere per loro il 1378 quando a seguito del "Tumulto dei Ciompi" si formarono altre Arti come l'Arte dei Ciompi, l'Arte dei Tintori e l'Arte dei Farsettai, ai quali si poterono iscrivere anche i mestieri più umili.
All'Archivio di Stato, nella Raccolta Ceramelli Papiani che riporta le descrizioni degli stemmi delle antiche famiglie della Toscana, su Giano della Bella si dice:
"Di entrambi i tipi si trovano esemplari costituiti da un palato oppure da tre pali di rosso in campo d'argento. Lo stemma deriva da quello del marchese Ugo di Toscana, e anzi sembra che ne fosse sua concessione nel 980 circa. La crocetta del Popolo fiorentino appartiene a Giano della Bella, priore nel 1289 e nel 1292."
Qualcuno ha riprodotto ciò che poteva essere lo stemma di Giano della Bella:

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