venerdì 4 dicembre 2015

Piazza Unità d'Italia diventa un anfiteatro

Rendering del progetto Piazza Unità d'Italia
 
Nuova sistemazione della Piazza dell'Unità d'Italia a Firenze. Il ripristino dell'Hotel Majestic da il via al progetto della riqualificazione dell'intera piazza fulcro delle celebrazioni legate alla memoria di tutti i caduti per la Patria.
La piazza sarà interessata da uno scavo che si trasformerà in un anfiteatro collegato alla galleria sotterranea della stazione. L'area sarà a disposizione di artisti e per coloro che vorranno renderla viva con esibizioni e installazioni. La sistemazione della pavimentazione e l'eliminazione di ogni dislivello con l'aggiunta di alcune fontane sui lati dello scavo e aree verdi completano il quadro. L’obelisco rimarrà il fulcro della piazza.
Il progetto è tutt’ora in discussione ma la riqualificazione di questa parte del centro storico, porta della città per chi arriva dalla Stazione di Santa Maria Novella, sembra ormai necessaria.
Siamo felici di riportare questa notizia che apre una discussione su questo tema, inizia un percorso, che anche se in fase preliminare, potrà portare a migliorare la nostra bella Firenze.

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lunedì 9 novembre 2015

Il Boetti "sconosciuto", si apre ai fiorentini


Alighiero Boetti prima di arrivare a Firenze attraverso l'esposizione di due sue opere a Palazzo Vecchio in occasione del Summit Mondiale dei Sindaci, un incontro che ruota intorno al tema "L'unità nella diversità", che si è svolto a Palazzo Vecchio dal 3 all'8 novembre 2015, era uno di quegli artisti contemporanei in genere "sconosciuto" al grande pubblico, meglio forse a coloro che si occupano d'arte. Una bella sorpresa per tutti quindi, tutti coloro che tramite questo grande evento hanno potuto conoscere un artista fantastico, eclettico e con una storia da raccontare davvero particolare.

Alighiero Boetti intorno agli anni Settanta vive a Kabul e li inizia il suo percorso artistico in un hotel aperto da lui stesso. Incoraggia alcune donne afgane a passare la giornata a ricamare tessuti mescolando colori e forme, tutto questo piano piano diventa opera d'arte.

Naturalmente non entro all'interno della storia artistica, ma le due Mappe esposte a Palazzo Vecchio per questo evento così particolare e storico allo stesso tempo, solo il Sindaco La Pira aveva fatto un incontro così internazionale con i Sindaci del Mondo, sono bellissime e davvero suggestive, soprattutto pensando a come sono state realizzate e anche da quali mani provengano.

Merito naturalmente dell'amico Sergio Risaliti e del Sindaco di Firenze Dario Nardella che oltre ad aver voluto fortemente questo summit ha permesso la visione delle opere di Boetti.

Queste mappe sono quindi dei veri e propri arazzi, originali e unici che hanno un loro percorso che scorre parallelo con quello dell'artista, da oggi molto meno "sconosciuto " ai fiorentini che avranno la fortuna di poterlo ammirare nel salone dei 500 in Palazzo Vecchio.

Non perdetelo!
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martedì 20 ottobre 2015

A Cinquant’anni dalla Grande Alluvione - "I colori dell'alluvione"

I colori dell'alluvione a cura di Filippo Giovannelli e Giuseppe Sabella
A Cinquant’anni dalla Grande Alluvione

“...i fiorentini, gente davvero bizzarra, credono di avere un fiume tanto che, per convincersene meglio, hanno inventato e costruito anche i ponti per attraversarlo” . (Mark Twain)

Molti anni prima del 4 novembre 1966, Mark Twain descrisse così il fiume di Firenze. Una valutazione alquanto bizzarra (la sua), forse dovuta dal fatto che i suoi viaggi in Italia, passando da Milano, Torino, Venezia e da altre città, non furono dei più piacevoli, addirittura da lui definiti disastrosi. I suoi scritti sono molto piacevoli da leggere, in particolare se si coglie l’ironia e le particolari curiosità di cui sono molto ricchi; lui esprime un punto di vista sul popolo italiano, sui tratti culinari e sull’immenso patrimonio artistico del nostro paese molto più “bizzarro” di quanto non lo siano i fiorentini. Naturalmente, quando fece quella sciagurata affermazione, non poteva cogliere l’incredibile potenza distruttiva dell’Arno nei giorni dell’alluvione del 1966, nemmeno avere coscienza che fosse un fiume silente ma potente, un fiume calmo ma forte, un fiume amato ma tiranno.
Sono trascorsi cinquant’anni da quel giorno ed è ancora viva nella popolazione fiorentina la voglia di ricordare uno dei momenti più tragici della storia della città. Ci siamo promessi quindi di prendersi cura di un’opera importante come questa, che ci guida in una nuova strada da percorrere alla scoperta di situazioni inedite attraverso le immagini, forse le prime a colori, forse le uniche disponibili nel panorama mondiale su questo tragico evento, di Joe Blaustein e attraverso il racconto proprio dell’autore delle fotografie incappato in città il giorno prima dell’alluvione insieme alla sua famiglia.

Per la prima volta una collezione di originalissime fotografie a colori del l'alluvione del 1966 vengono rese pubbliche attraverso un volume importante.
L'Archivio Storico del Comune di Firenze le ha messe a disposizione per regalarci un libro mai visto prima.
Alla vigilia del 50mo anniversario dell'alluvione di Firenze del 4 novembre del 1966, esce un libro curato da Filippo Giovannelli e Giuseppe Sabella per AB Edizioni, con il fondamentale contributo del Comitato Firenze 2016.
In vendita in libreria dal 30 ottobre 2015
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I colori dell'alluvione
a cura di
Filippo Giovannelli - Giuseppe Sabella
Formato 28 x 28
circa 65 illustrazioni a colori
Brossura con alette
ISBN: 9788899132118
Prezzo di copertina: € 25,00 


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lunedì 28 settembre 2015

Il Bacco Artigiano e il Carro Matto

Una bella panoramica del Carro Matto 2015
Il mese di settembre è periodo di vendemmia. La campagna fiorentina sin dai tempi più remoti ha sempre primeggiato nell’attività vitivinicola e nella produzione di alcuni dei migliori vini del panorama nazionale.
Era dovere, nel rinascimento più maturo, offrire i prodotti della terra al Signore di Firenze da parte della popolazione del contado. Un po’ per dovere un po’ per diletto il popolo della Val di Sieve, attuale zona di produzione del Chianti Rufina Docg, omaggiava la Signoria del prodotto principe e più pregiato delle loro terre, il vino.
La tradizionale offerta del vino si è tramandata fino ai giorni nostri. La rievocazione di questo nobile gesto, avviene di norma l’ultimo sabato del mese di settembre nell’ambito della manifestazione “Bacco artigiano”.
Sull'Arengario di Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria, il sindaco della comunità di Rufina, offre alla città di Firenze il vino del Chianti insieme alle chiavi della “Contea di Turicchi”.
Un Carro Matto di tanti anni fa
Un tradizionale carro sormontato da una piramide di 1500 fiaschi pieni di Chianti, trainato dai tipici “bovi” di razza Chianina, storicamente ritratto nelle più belle foto storiche dei F.lli Alinari, sfila per le vie fiorentine del centro storico di Firenze. 
Il vino verrà benedetto sul sagrato del Duomo dal Vescovo, per essere poi offerto in dono in Palazzo Vecchio alla Comunità Fiorentina in rappresentanza della simbolica “Signoria di Firenze”.
Il “Carro Matto”, così è stato battezzato, è un’opera di eccezionale maestria costruttiva dei maestri vignaioli della Val di Sieve. I “Fiaschi”, tipici contenitori in vetro di aspetto panciuto e rivestiti di paglia, vengono impilati in una piramide ed intrecciati con paglia e legamenti naturali in modo da contenersi l’un l’altro.
Un geniale sistema di trasporto che permetteva al carro di trasportare grandi quantità di vino dal contado alla città. Le manifestazioni del sabato a Firenze e della domenica nel paese di Rufina sono supportate dal Corteo Storico della Repubblica Fiorentina e quello della Città di Rufina, che accompagnano il carro nel lungo percorso. L'ambiente che si crea è suggestivo e regala una scenografia e uno spettacolo originale e unico.

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martedì 8 settembre 2015

La "Terra Nuova" di Scarperia

Gli stemmi del Palazzo dei Vicari di Scarperia
Castel San Barnaba, così si chiamava il nuovo centro urbano che stava per essere progettato nel corso dell'anno 1306, quando “Dominus Matteus” fu incaricato di iniziare la progettazione di questa terra nuova che dovesse prendersi in carico l'onere del confine della Repubblica Fiorentina. Era un avamposto militare costruito sulla strada che attraversava i territori dominati dagli Ubaldini. Dice Giovanni di Paolo Morelli nella sua Cronaca: “…feciono fare…giuso al piano di Mugello nel luogo detto la Scarperia una terra per Fre battifolle agli Ubaldini e torre i loro fedeli e fecionli franchi, acciochè Montaccianico non si potesse riporre…”

Il 7 settembre dello stesso anno si cominciarono a tracciare le mura e le strade e a costruire le prime strutture necessarie all'insediamento di una popolazione, che per l'occasione, veniva richiamata dalle zone limitrofe. La costruzione di terre nuove non era una pratica isolata ed era abbastanza normale per la Repubblica Fiorentina avere degli avamposti che riuscissero a proteggerne i confini. Altre città furono costruite nel tempo come Terranuova Bracciolini chiamata inizialmente Terra di Santa Maria, poi San Giovanni Valdarno e Castelfranco di Sopra. Le mura di Scarperia furono costruite a partire dal 1351, avevano delle torri rafforzate ai quattro angoli e le porte di accesso alla città erano rafforzate da bastioni e strutture difensive.

Poi il Palazzo del Podestà perchè inizialmente la città era governata da un Podestà inviato periodicamente dalla Repubblica, così come, dopo il 1415, come si può rilevare dagli statuti, divenne il Palazzo dei Vicari. Sulla facciata principale del palazzo, ogni Vicario faceva apporre il suo stemma di famiglia e adesso si presenta affacciata sulla piazza con numerosissimi blasoni ed inscrizioni che ricordano il glorioso passato. Sulla stessa piazza la Chiesa dedicata ai patroni Jacopo e Filippo, gli apostoli di Gesù festeggiati il 3 di maggio. Fu dall'avvento dei Vicari che Scarperia divenne il centro del Mugello e il Vicario governava amministrativamente e politicamente gran parte del territorio intorno alla nuova città da Sesto fino a Fiesole comprendendo gran parte della vallata.

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martedì 25 agosto 2015

Dante a Firenze? Nemmeno da morto! - Il Rifiuto di Ravenna

Una volta esiliato nel 1302, Dante Alighieri non ritornò mai più a Firenze, nemmeno da morto.

Ravenna - Tomba di Dante Alighieri
Dapprima ospite nell'aprile del 1306 dei marchesi Malaspina di Villafranca in Lunigiana, Dante, una volta esiliato da Firenze, fu accolto da diverse famiglie della Romagna. Gli Ordelaffi, benché signori di parte ghibellina di stanza a Forlì, lo ospitarono nel momento in cui Enrico VII di Lussemburgo arrivò in Italia.

Nei primi anni dell’esilio Dante non ebbe una vita facile e dopo Verona ed altre città, trovò a Ravenna la sua nuova dimora e li vi morì. Ravenna lo seppellì con un sarcofago importante, lo stesso nel quale si trova tutt’ora, ma questi lunghi sette secoli e oltre che ci separano dalla sua morte avvenuta il 14 settembre 1321, non hanno lasciato riposare in pace le spoglie del poeta.

Al momento della sepoltura il sarcofago di Dante si trovava posizionato lungo una strada, all'esterno del chiostro di Braccioforte, un recinto facente parte del Convento di San Francesco, dove furono celebrati i funerali del poeta. In seguito il sarcofago con le sue spoglie venne spostato per ordine di Bernardo Bembo, al tempo Podestà di Ravenna, sul lato ad ovest del chiostro. Già pochi anni dopo la morte, il popolo fiorentino riconosceva in cuor suo che Dante Alighieri era stato uno dei più “grandi” fiorentini di tutti i tempi. L’esilio e la stessa morte avvenuta fuori dalla città da sempre amata, era un’onta che la storia doveva cancellare. Il popolo ed il governo di Firenze cominciò a reclamare le reliquie del loro cittadino, riabilitato non formalmente ma sicuramente per amore. La potenza di Firenze venne espressa in particolare quando il potere del Vaticano fu consegnato in mano ai Papa Medici. Nel 1519, con le incessanti richieste di Michelangelo Buonarroti, Papa Leone X (Giovanni di Lorenzo de’ Medici) concesse ai fiorentini di recarsi a Ravenna per prelevare e trasportare a Firenze, con tutte le cure, i resti del poeta.

Il gruppo scelto per questa delicata operazione arrivò alla città oltre l'appenino con l’orgoglio di chi avesse ottenuto un atto di giustizia, ma all’occasione dell’apertura del sarcofago, non trovarono alcunché all’interno, le ossa erano state trafugate. La responsabilità di questa sparizione fu attribuita da subito ai frati francescani del convento, gli unici che, dal muro confinante con l’interno del chiostro, potevano praticare un buco nel muro e nel sarcofago per prelevare i resti del poeta. Poco dopo anche il sarcofago fu smontato e assemblato nuovamente all’interno del chiostro del convento. Le ossa non furono restituite.

Il Sarcofago di Dante Alighieri a Ravenna
I frati consideravano un loro diritto quello di conservare gelosamente le ossa del poeta e Antonio Sarti, le racchiuse nel 1677 in una cassetta che custodiva nelle proprie stanze. Solo nel 1781 le ossa dell’Alighieri ritornarono nel sarcofago. Fu al momento della costruzione del mausoleo dedicato al Sommo Poeta, costruito dal Morigia proprio per questo scopo. Il convento fu soppresso nel 1810 da Napoleone Bonaparte, ma i frati nascosero nuovamente le ossa, mai più ritrovate. Sarebbero passate come reliquie scomparse se non che, durante i lavori di ristrutturazione dell’oratorio di Braccioforte, vengono scoperte casualmente per il V centenario della nascita di Dante.

Ma dove sono ora i resti?
Il sarcofago originario contiene adesso le spoglie di Dante dentro il mausoleo di Ravenna, solo durante la seconda guerra mondiale furono spostate per proteggerle dai bombardamenti.
Firenze non è mai riuscita a recuperare le ossa del Sommo Poeta. Le ha reso un grande omaggio costruendo nel pantheon fiorentino di Santa Croce un cenotafio.
Nel 1865 fu innalzata al centro della stessa piazza una bella statua, realizzata da Enrico Pazzi di Ravenna. Dopo tre anni venne spostata nella posizione attuale sul sagrato della basilica per poter permettere lo svolgimento del Calcio in Costume, tradizione popolare molto sentita e seguita in città.
Le vie diplomatiche con Ravenna non hanno mai funzionato e oggi come allora Dante Alighieri rimane esiliato, ma non per volere, questa volta, dei fiorentini.

Dante Alighieri è una fonte inesauribile di spunti e di interpretazioni. Vi consiglio questo blog dell’amico Carlo Rocchi, un vero studioso del Sommo Poeta che rende fruibile le opere di Dante divulgandole con semplicità e competenza:

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mercoledì 19 agosto 2015

Le pietre di Palazzo Pitti


La facciata di Palazzo Pitti
Ripropongo volentieri questo post perchè ho avuto l'occasione di fotografare l'oggetto del quale parliamo. E' vero, ci troviamo in una divertente situazione. Per chi ancora non ha avuto l'opportunità di conoscere questa curiosità che si trova nella facciata di Palazzo Pitti, propongo una specie di gioco da giornaletto enigmistico che si potrebbe chiamare "trova la pietra", questa volta non su carta, ma dal vivo.
La facciata di Palazzo Pitti è stata costruita, sia nel primo impianto che successivamente nell'ampliamento, inserendo pietre più grandi alla base e più piccole e raffinate ai piani superiori. Lo stesso sistema lo ritroviamo in numerosi palazzi fiorentini, altro esempio eclatante Palazzo Medici di via Larga (ora via Cavour).
Nella parte più grossolana, quella in basso quindi, esiste un punto nella facciata che è dato da due pietre sbozzate con opposte caratteristiche, una lunghissima e una cortissima.
La leggenda ci racconta che furono poste l'una accanto all’altra probabilmente su indicazione di Luca Pitti, committente del Palazzo, che le fece accostare l'una all'altra, per potersi identificare simbolicamente nella pietra più grande e indicare i suoi avversari in quella più piccola. Luca Pitti non era avido di particolarità, pensate che quando indicò le caratteristiche di costruzione di Palazzo Pitti, sempre a sfida delle famiglie avversarie fiorentine, impose che il cortile dovesse contenere come dimensione Palazzo Strozzi.

In evidenza le due pietre in seconda fila a partire dal basso
Torniamo alle pietre indicando a chi non vuole cimentarsi in una ricerca spasmodica, che sono poste sulla sinistra del portone centrale guardando la facciata. Si trovano sul bugnato rustico, quello posto in basso rispetto a tutta la facciata del palazzo a circa due metri da terra.
Le misure sono da verificare, ma pare che la più lunga sia circa una decina di metri e quella più corta una trentina di centimetri.
Oltre che vedere la maestosità di Palazzo Pitti e godere dello spettacolo, è stimolante cercare questa particolarità nel mare di pietre sbozzate della facciata.
Piazza de' Pitti è veramente un luogo da ri-scoprire, anche iniziando da due apparentemente semplici pietre.

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giovedì 16 luglio 2015

Calcio Storico Fiorentino 2015 - Edizione indimenticabile

Dopo qualche settimana dalla fine del Torneo di San Giovanni 2015 del Calcio Storico Fiorentino, vorrei ringraziare pubblicamente il Sindaco Dario Nardella, il Presidente del Calcio Storico Fiorentino Michele Pierguidi, la Presidente del Consiglio Comunale Caterina Biti, tutti i componenti del Consiglio per le Feste e Tradizioni fiorentine che mi hanno dato fiducia e che insieme al duro lavoro di tutti i volontari, del personale del Comune di Firenze, del Dr. Rodolfo Ademollo e delle società di servizi coinvolte, rimarrà l'edizione scolpita nella mia memoria e nella storia della mia famiglia, è stato il Torneo di Calcio Storico Fiorentino più bello tra quelli da me partecipati degli ultimi decenni.
L'incarico di Direttore ricevuto a pochi giorni dall'inizio del torneo mi ha permesso comunque di entrare a pieno titolo all'interno dell'organizzazione e grazie anche alla collaborazione di tutti, il lavoro è stato portato a termine e ha reso possibile il grande successo della manifestazione di quest'anno.

Intervista dal campo della troupe di RTV38 che trasmetteva in diretta la partita

Sono state affrontate le difficoltà che di norma si riscontrano in un evento di questa portata e che in parte siamo riusciti ad aggiustare, abbiamo individuato numerose criticità che nel tempo andranno risolte e che necessiteranno di interventi mirati e definitivi.
Siamo determinati a proseguire nell'opera di riorganizzazione del Corteo Storico e nella continuazione del lavoro già fatto per le edizioni del Torneo di San Giovanni del Calcio Fiorentino di quest'anno. Abbiamo iniziato a pochi giorni dal Torneo una "Chiamata alle Armi" che si è rivelata entusiasmante nei numeri. È una selezione permanente di fiorentini che vogliono partecipare come figuranti al Corteo Storico della Repubblica Fiorentina, accettandone le regole e i tempi di arruolamento. Ad oggi oltre 270 persone hanno richiesto di partecipare, alcuni di loro hanno avuto la possibilità di indossare un "abito storico" del XVI secolo già da questa edizione del Torneo, altri verranno chiamati in seguito per integrare i gruppi di armati, musici, sbandieratori, balestrieri e tutte le altre figure che fanno parte del Corteo.
Noi facciamo Rievocazione Storica, manteniamo le più rigide caratteristiche del "Living History" e del "Historical Reenactement", siamo un Corteo Militare del XVI secolo e facciamo riferimento a quella famosa partita di Calcio Fiorentino del 17 febbraio del 1530 tra Verdi e Bianchi.
La storia di Firenze non si cambia, ma una nuova organizzazione delle manifestazioni e del Corteo Storico si rende necessaria, soprattutto nel segno del rinnovamento dei mezzi di gestione delle risorse e negli obbiettivi rievocativi del corteo stesso. Puntare sulla qualità delle manifestazioni ed evitare inutili esibizioni dove la nostra storia non ha modo di essere rappresentata nella giusta maniera e nei giusti contesti, consci del fatto che il Torneo del Calcio Storico e tutto il Corteo hanno avuto il grande successo che si meritano.
Molto è stato il duro lavoro, spesso nascosto, che è stato fatto da parte di numerosi volontari e non e dalle cariche più rappresentative del Calcio Storico, nonché di tutti i suoi componenti. I rapporti con le squadre, sempre molto difficili, hanno trovato nel Presidente, nel Comitato e nei rappresentanti dei Colori soluzioni positive ed il risultato lo si è visto sul campo.

Il momento della "Cerimonia del Saluto" durante la Finale del Torneo di San Giovanni tra Bianchi e Verdi (così come indicato anche dal piumaggio sul mio berretto)
 Il momento della "Cerimonia del Saluto" durante la Finale del
Torneo di San Giovanni tra Bianchi e Verdi
(così come indicato anche dal piumaggio sul mio berretto)
 Per quanto mi riguarda, non potevo chiedere di più al pubblico e ai componenti del Corteo. Ci sono stati momenti difficili che ho superato trovando una grande collaborazione, anche da parte del mio predecessore, con tanta voglia di far bene, questo dimostra il vero amore per la città.
Poche ma significative sono state le modifiche che ho voluto inserire per questa edizione.
La prima, che ritengo molto importante, è stata quella di togliere il Gonfalone di Firenze e la Famiglia di Palazzo dai margini del campo di Santa Croce portandola al centro dello schieramento, posizionandola di fronte alle più importanti autorità e alla tribuna d'onore; era un gesto dovuto perché il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina è quello della città e con il Giglio Rosso in campo bianco deve essere rappresentato. Tutti lo devono vedere e potersi identifiare.
La seconda è quella di aver sostanzialmente modificato la cerimonia che ho chiamato "dell'accoglienza" che da sempre si svolge in Piazza della Signoria. Il Corteo Storico che parte da Santa Maria Novella raggiunge attraverso via dei Calzaiuoli, Palazzo Vecchio. Si è preferito dare degna collocazione al Gonfalone di Firenze ed a tutte le autorità presenti spostando la delegazione composta dal Sindaco di Firenze, dal Presidente del Calcio Storico Fiorentino, dal Magnifico Messere e dal Presidente del Consiglio Comunale, sull'Arengario di Palazzo Vecchio. Le autorità sono circondate da una coreografia di Madonne Fiorentine che ingentiliscono il quadro d'insieme. La modifica ha avuto un bel successo dovuto anche dal fatto che il Corteo Storico senza denaturarsi, si posiziona nella parte anteriore parallelo all'Arengario pronto per il Saluto alle autorità.
Un riferimento alla "Cerimonia del Saluto" detta popolarmente "Saluto alla Voce", molti di voi avranno notato una diversa intonazione e alcune variazioni nel testo, ebbene ho solo recuperato le stesse parole coniate da Alfredo Lensi nella prima edizione del Gioco del Calcio Fiorentino della "riesumazione" del 4 maggio 1930.
Il lavoro è appena cominciato, il percorso non sarà una bella passeggiata all'alba lungo i sentieri delle colline fiorentine, sarà forse tortuoso e ripido, ma la nostra forza è nella perseveranza e nella consapevolezza che la città risponde sempre in modo positivo ai miglioramenti e considera sempre fruttuoso l'impegno di chi li attua.
Ringrazio infine tutti coloro che mi hanno dato una mano, quelli che mi sono stati accanto in questi giorni come Enrico e Nathasha, portando avanti con me il programma in modo diretto, consapevole e conclusivo.
Dedico questo bel successo ad un amico, Giuseppe Allori, classe 1966 come me, amico di giochi dell'infanzia che ho ritrovato da poco tempo, ma che sono sicuro non mi ha mai dimenticato; ha sicuramente seguito il Calcio Storico con profonda passione e determinazione, la stessa che usa mentre lotta come un vero guerriero la sua battaglia personale, una battaglia molto difficile!
Auguro a tutti una buona estate, una buona vacanza e di ritrovare, dopo le meritate ferie, lo stesso entusiasmo che ci ha caratterizzato in queste ultime settimane.
Grazie a tutti! Viva Fiorenza!

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lunedì 15 giugno 2015

Il "saluto alla voce" del Giuoco del Calcio Fiorentino

Il "Saluto alla Voce"
Ad ogni partita ufficiale del Giuoco del Calcio Fiorentino, dopo lo schieramento completo in campo del Corteo Storico, il Capitano di Guardia del Distretto e del Contado Fiorentino ordina i cosiddetti "tocchi di tamburo". Gli stessi vengono effettuati dai Musici.

Riporto, per giusta importanza, l'originale "Cerimonia del Saluto" adottata dal 4 maggio del 1930 e nelle partite successive, quando venne giocata la prima partita dopo la più lunga assenza di Calcio Fiorentino dalle piazze della città che la storia ricordi.

Ad ogni comando, viene scandito un rullo di tamburo per cadenzare i movimenti:

1 - State attenti al comando, tocco di tamburo e posizione di attenti;
2 - Badate a voi, le armi in pugno, tocco di tamburo e posizione d'ordinanza;
3 - Presentate le armi, salutate!, tocco di tamburo e ogni arma impugnata dai militi del corteo viene presentata alle autorità;
4 - Rimettetevi, armi a terra, tocco di tamburo e posizione di attenti;
5 - Riposatevi sulle vostre armi, tocco di tamburo e posizione di riposo.

Qui finisce la cerimonia, ma dopo la grande guerra, consuetudine volle che a questa cerimonia pronunciata con ordine militare venne addolcinata da lunghi comandi intonati e cantati, per renderla piacevole e scenografica, aggiungendo un ultimo aspetto che rende tutto questo molto suggestivo esprimendo l'orgoglio di appartenenza:

6 - Gridate con me, Viva Fiorenza!

Quando l'arena del Calcio grida a squarciagola la frase, le emozioni si esprimono nella loro pienezza e ogni volta nasce dentro ognuno di noi un profondo affetto per Firenze.




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venerdì 12 giugno 2015

Calcio Storico Fiorentino - Programma 2015

Il Calcio Storico Fiorentino è una grande manifestazione che si svolge a Firenze nel mese di giugno. Anche per il 2015 è stata programmata un'edizione del Torneo denominato di San Giovanni e che prevede due eliminatorie e una finale. Si sfidano i quattro quartieri storici di Firenze ai quali è abbinato un colore:



Bianchi di Santo Spirito
Rossi di Santa Maria Novella
Azzurri di Santa Croce
Verdi di San Giovanni

SVOLGIMENTO

Le partite hanno una durata di cinquanta minuti e si disputano su di un campo lungo il doppio della larghezza, ricoperto di rena; una linea bianca divide il campo in due quadrati identici e sull’intero lato di fondo viene montata una rete nella quale deve essere messa la palla. Ogni squadra è composta da ventisette calcianti e non sono previste sostituzioni.
Sono: quattro Datori Indietro (portieri), tre Datori Innanzi (terzini), cinque Sconciatori (mediani), quindici Innanzi o Corridori (attaccanti).
L'incontro viene diretto dal Giudice Arbitro, coadiuvato da sei Segnalinee e dal Giudice Commissario che risiede però fuori campo. Al di sopra di tutti c'è il Maestro di Campo che sorveglia lo svolgersi regolare della partita e interviene per ristabilire l'ordine e mantenere la disciplina in caso di zuffe sul terreno di gioco.
La partita ha inizio con il lancio del pallone da parte del Pallaio sulla linea centrale e la seguente “sparata” delle colubrine che salutano l'apertura delle ostilità.
Da questo momento in poi i calcianti delle due squadre cercheranno (con qualunque mezzo) di portare il pallone fino al fondo del campo avversario e depositarlo nella rete segnando così la “caccia”. Ad ogni marcatura di caccia le squadre cambiano di campo.
In premio per la vittoria,  il simbolico gesto della consegna alla squadra vincitrice di una vitella di razza Chianina.

Maggiori informazioni sulla storia e sullo svolgimento del gioco potete trovarle su www.calciostoricofiorentino.it

L'acquisto dei biglietti può avvenire tramite il sito www.calciostoricofiorentino.it - www.boxol.it - oppure direttamente al BoxOffice Toscana presso il complesso delle Murate a Firenze, Via dell'Agnolo, zona Sant'Ambrogio.

PROGRAMMA 2015

Il programma stabile di ogni giornata del Torneo di San Giovanni prevede:
Ore 15:30 - Il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina composto da 530 figuranti e le squadre dei Calcianti, si concentra in Piazza Santa Maria Novella;
Ore 16:00 - Inizio della parata che attraversa via Tornabuoni, via Strozzi, piazza Repubblica, via Calzaiuoli, piazza Signoria, via de' Neri fino a raggiungere piazza Santa Croce;
Ore 16:00 - Le Madonne Fiorentine attendono il Corteo Storico in Palazzo Vecchio insieme al Gonfalone di Firenze. Si esibiscono con il "Ballo della Riverenza" in Piazza della Signoria; un balletto rinascimentale di grande gentilezza e teatralità.
Ore 17:00 - Esibizione dei Bandierai degli Uffizi dentro l'arena di piazza Santa Croce;
Ore 17:15 - Rischieramento del Corteo della Repubblica Fiorentina e Saluto alla Voce;
Ore 17:30 - Inizio della partita

LE PARTITE

13 Giugno 2015Verdi di San Giovanni VS Rossi di Santa Maria Novella
14 Giugno 2015Bianchi di Santo Spirito VS Azzurri di Santa Croce
24 Giugno 2015 - FINALE

DIRETTA TELEVISIVA E STREAMING

RTV38 - CANALE 15 DEL DIGITALE

La diretta televisiva è stata affidata a RTV38 per tutte e 3 le partite dalle ore 17:00, insieme a due rappresentanti dei protagonisti in campo.
Canale del Digitale Terrestre n. 15
Le partite verranno trasmesse anche in streaming sul sito di www.rtv38.it


© Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata

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venerdì 22 maggio 2015

Le "stelle" di Dante Alighieri e i suoi 750 anni


Siamo nel 750 anniversario della nascita di Dante Alighieri. Il più grande poeta di tutti i tempi. La città di Firenze ha reso omaggio alla sua grandezza con una bella iniziativa che vede alcuni grandi e piccoli manifesti di grande formato e di buona grafica, declamare alcune delle più interessanti terzine della Commedia.
Si scoprono inoltre anche delle grafiche a calco come quelle che vedere nella foto, che hanno ancora una volta il merito di rendere fruibile e diffusa una delle più alte espressioni della letteratura e della base per l'origine della nostra bella lingua italiana.
Pensate che anche l'Accademia della Crusca nella stesura del primo Vocabolario della lingua italiana prese come base il poema dantesco.
Ma leggendo e rileggendo questi fantastici versi disseminati in tutta la città, mi è ritornato alla mente una bella curiosità, che peraltro ha un forte significato all'interno del poema, sulla combinazione della fine di ogni cantica.


 
Si perché la fine di ogni cantica della Divina Commedia parla di stelle. Da notare anche che ogni cantica non termina con una terzina, ma con la sola frase riferita alle stelle.
Dante voleva dimostrare che il suo viaggio non riguardava solo l’aldilà con tutte le sue sfaccettature, macabre o celestiali, ma quello che dell’aldilà si concatenasse con la vita reale. E' un viaggio all'interno dell'uomo, con i tre aspetti uno conseguenziale all'altro.

L’inferno si chiude così (Canto 34, 139)
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
Esce dall’inferno volgendo lo sguardo alle stelle. Vedere tutto quel male e disperazione può aprirci al desiderio di vederlo svanire.

Il Purgatorio si chiude così (Canto 33, 145)
Puro e disposto a salire le stelle
Si purifica dal male e nasce un nuovo desiderio, quello che va oltre. La fonte dell’amore elimina tutto il male che c’era nel suo cuore.

Il Paradiso termina così: (Canto 33, 145)
l’Amor che move il sole e l’altre stelle.
Arriva e raggiunge Dio, lo guarda e trova il suo io. Chi governa l’universo fisico e spirituale è l'amore.
Vede Dio e ritorna al presente.

Un aspetto della Commedia che ci avvicina alla profondità dell'opera. Una curiosità non leggera e futile, ma profonda e di grande riflessione e meditazione.

A Firenze e a Dante Alighieri auguriamo un 750° di grande rilievo!

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lunedì 4 maggio 2015

Un "Calciante" Ellenistico a Palazzo Strozzi

"Calciante" d'altri tempi
E' l'occasione degli appassionati del mondo del Calcio Storico Fiorentino quella che si propone a Palazzo Strozzi con la mostra Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico.
Dal 14 marzo al 21 giugno 2015 si possono ammirare eccezionali esempi di statue bronzee, del periodo ellenistico fino al I secolo a.C. Nella mostra vi si trovano i maggiori capolavori del mondo antico provenienti dai più importanti musei archeologici italiani e internazionali.
Sono statue monumentali che raffigurano divinità, personaggi storici, condottieri, tutti in bronzo e ritrovati spesso in mare oppure in scavi archeologici.

I "Cesti", guantoni di allora
Tra le categorie delle statue non sono da trascurare le rappresentazioni di atleti, come ad esempio la statua bronzea del "Pugile in riposo", chiamata anche Pugile delle Terme o Pugile del Quirinale per il luogo nel quale è stata ritrovata.
Si tratta di una scultura greca di un atleta seduto in atto di riposo datata alla seconda metà del IV secolo a.C. Fu rinvenuta a Roma alle pendici del Quirinale nel 1885, è conservata al Museo nazionale romano. Le mani del pugile sono protette dai guantoni che allora erano chiamati "cesti" (dal latino: caestus), ed erano grosse e composite protezioni che furono inserite nella pratica di questo sport dal IV secolo a.C. Sicuramente l'atto di riposo è da individuarsi nel momento successivo ad un combattimento.
Il corpo è muscoloso, come del resto simile a molti bronzi dell'epoca, la barba è folta e il viso ed il corpo presentano i segni del tempo e dei numerosi combattimenti passati.
Le tumefazioni sulle orecchie sono simili a quelle che si riscontrano talvolta negli attuali rugbisti o lottatori.

Il viso segnato dai combattimenti
Ritornando alle origini del Gioco del Calcio Fiorentino, quando si chiamava Sferomachia, quando gli sport della Grecia antica erano le naturali espressioni della misura fisica dell'uomo, ho associato questo bronzo agli attuali "Calcianti", uomini forti e coraggiosi, uomini duri e dotati, uomini d'onore e di passione, fiorentini di terra e di spirito.
L'espressione, il coraggio, la forza, la durezza, la passione e la stanchezza del dopo "combattimento" che questo bronzo esprime, sono da simbolo e da esempio e rappresentano, a mio parere, l'emblema ed la figura umana del "Calciante".
I nostri guerrieri d'oggi possono riconoscersi con orgoglio e con onore in questa bella rappresentazione, un simbolo antichissimo della cultura classica, di cui il mondo del Calcio Storico Fiorentino ha ancora bisogno.
L'invito è quello di andare a visitare la mostra, e di soffermarsi più di un singolo minuto ad osservare l'espressività di questa stupenda statua e ripensare al parallelismo tra atleta e calciante.
Buona visita!

PS: Per chi non potesse può vedere la statua in questa bella galleria fotografica:
Repubblica.it

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giovedì 9 aprile 2015

Programma: Trofeo Marzocco 2015 – XXII Edizione - Gara di Sbandieratori

Il Trofeo Marzocco è un torneo tra gruppi storici di sbandieratori. La gara si svolge il 1° di Maggio di ogni anno a Firenze, in Piazza della Signoria. Quella del 2015 è la XXII edizione e si articola nell’esecuzione da parte di ogni compagine storica partecipante, di due esibizioni che vengono accompagnate dai Musici.
Il Trofeo Marzocco è stato per numerosissime edizioni, campo di gara per importanti gruppi storici di sbandieratori di tutta Italia, che hanno onorato Firenze con la loro presenza e partecipazione, anche vincendo meritatamente lo stesso torneo.
L’edizione 2015 prevede l’intervento di gruppi di sbandieratori con una forte attinenza storica che hanno come scopo primario quello della rievocazione di un preciso periodo storico o di un fatto storico importante per la città dalla quale provengono.
Il Trofeo Marzocco oltre ad essere un occasione di festa ufficiale della Tradizione Popolare Fiorentina, sono altresì legati ad un aspetto di solidarietà e promozione sociale in quanto all'interno delle manifestazioni è prevista una raccolta fondi a favore di un progetto molto importante dal punto di vista culturale, raccoglieremo fondi per il restauro della Statua del Marzocco posta nell’arengario di Palazzo Vecchio. La statua è una copia ottocentesca di quella originale di Donatello conservata al Museo del Bargello e versa in condizioni davvero precarie e necessita di un urgente restauro. Questa iniziativa, già in accordo con la Sovrintendenza e l’Ufficio delle Belle Arti del Comune di Firenze titolare dei diritti sulla statua.
Il Marzocco oltre ad essere uno dei simboli storici del potere popolare fiorentino è molto prezioso per noi, è il simbolo del nostro trofeo, è il simbolo della Firenze coraggiosa e vogliamo che la sua statua continui a rappresentare nel tempo la sua bellezza, proprio nella piazza più bella del mondo, piazza della Signoria.
Questo il programma previsto per lo svolgimento della manifestazione:

Venerdì 1 maggio 2015 – Piazza della Signoria – Firenze
Ore 11:30 Piazza della Signoria – Punto informazioni e di raccolta fondi Restauro Marzocco, con Gazebo 3x3, a cura dell’Associazione Amici dei Bandierai degli Uffizi;
Ore 14:30 Palagio di Parte Guelfa – Partenza del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina e dei gruppi partecipanti al “Trofeo Marzocco 2012”: Corteo di tutti i gruppi di sbandieratori;
Ore 15:00 Piazza della Signoria – Arrivo del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina e dei Gruppi in gara, inquadramento delle compagini storiche;

Bandierai degli Uffizi di Firenze
Sbandieratori e Musici Maestà della Battaglia – Quattro Castella (RE)
Sbandieratori di Soriano (VT)
Sbandieratori Contrada della Cerva di Noale (VE)

Ore 15:40 Saluto alla Voce e sorteggio dell’ordine di esibizione dei gruppi;
Ore 15:50 Inizio esibizioni Prima esibizione – Valutazione della Giuria;
Ore 16:20 Inizio esibizioni Seconda esibizione – Valutazione della Giuria;
Ore 17:15 Fine esibizioni – Premiazione e saluto da parte delle autorità;
Ore 17:40 Partenza del Corteo e rientro a Palagio di Parte Guelfa.

L’evento è pubblico, tutti possono partecipare.

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giovedì 19 marzo 2015

Cose di Famiglia Pitti - Importante famiglia fiorentina


La famiglia dei Pitti non ha bisogno di presentazioni. Oltre che al nome di uno dei palazzi storici fiorentini, questa famiglia deve la sua fama ad un personaggio, il Luca Pitti.
Stiamo parlando del rinascimento fiorentino. Il Palazzo Pitti fu fatto costruire dall'omonima famiglia commissionando il progetto al Brunelleschi. Fu proseguito dall'Ammannati, del quale è famoso il chiostro, ed ingrandito successivamente quando la famiglia Medici vi si trasferì come residenza. Il vero artefice di Palazzo Pitti è il Luca Fancelli, architetto.
Era comunque una famiglia di banchieri e il Macchiavelli la descrive come molto ricca.
Medici, Strozzi, Pitti - queste le tre famiglie fiorentine più potenti dell'epoca. Il Luca Pitti verso l'anno 1440 decise di costruire il Palazzo. Migliori architetti vennero ingaggiati per l'opera mastodontica, pensate che il cortile doveva contenere l'intero Palazzo Strozzi e le finestre grandi quanto il portone di palazzo Medici.
Dopo la sua costruzione e dopo la rovina economica dei Pitti, nel 1550 i Medici acquistarono il palazzo dei rivali e Cosimo I° fece togliere da tutta la città ogni stemma della famiglia Pitti.
Solo uno ne rimase e che è possibile ammirare tutt'ora, è un enorme stemma posizionato in un palazzo frontalmente a Piazza Pitti in angolo con lo Sdrucciolo de' Pitti. Lo stemma della famiglia Pitti ha un suo fascino, anche perchè non se ne trovano in giro per la città.

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mercoledì 4 marzo 2015

Il Calcio fiorentino a Roma, città eterna

Cortile del Quirinale nel 1690
Ci sono momenti della vita che suscitano grande interesse per i dettagli. Se si è interessati ad un preciso argomento, si ricerca in ogni dove la verità su situazioni già esistenti per poi potrle riportare ai posteri con la maggiore credibilità possibile.
Il Gioco del Calcio fiorentino non ha avuto solo a Firenze le proprie arene. Molte altre città, anche all'estero, hanno avuto il privilegio ed anche il piacere di poter assistere ad alcune partite di Calcio fiorentino.
Alcune delle città più importanti sono Praga nel 1947, Torino nel 1948 e 1959, Genova nel 1954 e 2003, a New York nel 1976, Barcellona nel 1982, Lione nel 1998.
Ma la nostra attuale capitale? La città denominata "Eterna" ha avuto questo privilegio?
Recentemente a Roma è stata giocata una partita di Calcio fiorentino in occasione delle Olimpiadi il 28 Agosto del 1960 in Piazza di Siena tra Bianchi e Azzurri finita con il risultato di 6 cacce ad 1 e un'altra partita dimostrativa nel 1980 all'Olimpico. Ma almeno altre due volte il Calcio fiorentino è stato giocato a Roma, in un passato glorioso per entrambe le città.
Cortile Belvedere nel Vaticano, giostra equestre


Le prime notizie di una partita di calcio si trovano nell'anno 1521. Il Calcio fiorentino fu portato a Roma insieme ad altre usanze e costumi fiorentini. Erano il corredo dell'arte rinascimentale che già da tempo aveva Roma come luogo di lavoro per artisti della città del giglio.


Un grande aiuto arrivò dai Papi, quelli Medicei in particolare. Questi personaggi così potenti, avevano già giocato al Calcio a Firenze e per questo "esportarono" il gioco tipicamente fiorentino nella Roma papale.


Una partita fu giocata il 7 gennaio 1521 nel cortile del Belvedere, alla presenza di Papa Leone X che assiste dalla torre del Borgia e l’altra nel 1570, preparata per un'occasione speciale alle Terme di Diocleziano dall’allora cardinale Ferdinando de’ Medici per onorare la nomina a granduca di Toscana di suo fratello Cosimo I. Questa fu una partita talmente pomposa da essere paragonata ad una festa di corte e che Filippo Clementi così descrive: "La Nazione fiorentina accomodava con molta spesa una piazza nelle Terme Diocleziane, dove si radunavano con un concorso grande a giuocare al calcio et il cardinal De Medici donava premi alli vincitori".
Della partita del 1521 ne parla anche Giampaolo Mattei in un articolo dell'Osservatore Romano del 23 agosto 2009 che cita riferendosi al calcio in Vaticano: 
"Della prima partita si sa che venne giocata nel 1521 con le regole del calcio fiorentino. E si sa anche che con le stesse regole nel Settecento si contendevano il primato cittadino - quasi anticipando il derby Roma-Lazio - Belvedere e Rospigliosi (nobile famiglia del tempo). Una giocava nel cortile vaticano, l'altra al Quirinale [...].
(L'Osservatore Romano, Lo scudetto vaticano? Ai Gendarmi, E per gli Svizzeri «zero tituli», 23 agosto 2009, di Giampaolo Mattei)

Il Cortile del Quirinale oggi
Da questo si deduce, seppur non esportato da Firenze e giocato da fiorentini, che la partita del 1521 aveva lasciato un forte segno nella Roma del rinascimento ed in particolare nei regnanti del tempo, i Papi.
Prima e dopo il 1521 anche il cortile del Quirinale, prima citato da Mattei nel suo scritto, era quindi teatro di partite di Calcio fiorentino, probabilmente sede di gioco della parte dei Rospigliosi. Queste partite lui stesso le paragona ad un primitivo derby romano.
E' utile fare a questo proposito una precisazione storica e cioè che fino al 1870, il Palazzo del Quirinale era stato residenza estiva del Papa e quindi proprietà del Vaticano. Poi in seguito agli accordi stipulati tra Stato e Chiesa, insieme a tantissimi altri beni, il Palazzo del Quirinale passò di proprietà allo Stato e divenne residenza reale e poi del Presidente della Repubblica.

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giovedì 29 gennaio 2015

Programma 2015 - La Partita dell'Assedio

Il manifesto della Partita dell'Assedio
Il 17 febbraio 1530 Piazza Santa Croce a Firenze divenne teatro di una delle più importanti sfide lanciate dalla Repubblica Fiorentina all’imperatore Carlo V, quando la popolazione assediata da molti mesi dalle truppe imperiali, si cimentò in una partita di calcio, dando l’impressione di non considerare l’esercito dell’Impero degno di attenzione.
Il Comune di Firenze in collaborazione con l'Associazione 50 minuti e il Calcio Storico Fiorentino, segna questa data come la vera rievocazione storica alla quale si riferiscono le gesta dell'istituzione storica del Giuoco del Calcio fiorentino.
E' la partita, quella denominata dell'Assedio, presa come punto di riferimento per le manifestazioni storiche cittadine, per il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina e per ogni riferimento storico rievocativo ufficiale della città di Firenze.
Quando nel lontano 4 maggio 1930 vennero ripristinate le tradizioni e le feste popolari in Toscana, il Giuoco del Calcio si fece strada come rievocazione storica per il piacere dei fiorentini e dei forestieri. L'impostazione fu quella di ricercare in quella famosissima partita il punto d'unione, per impostare la tradizione popolare cittadina, (non quindi i Medici e le loro imposizioni ducali e granducali) al periodo repubblicano unico e vera fonte di libertà popolare.
Con questa bella iniziativa delle Vecchie Glorie del Calcio Storico Fiorentino inizia quindi un vero percorso che riporta le vere tradizioni popolari alla ribalta della città e dei fiorentini.

Il 17 febbraio 2015, dopo 485 anni da quella gloriosa giornata, in Piazza Santa Croce avverrà un vero e proprio miracolo, anche perchè la città lo richiede a gran voce. Verrà giocata una partita rievocativa nell'ambientazione storica di allora. Verranno erette palizzate di legno, verranno poste a terra balle di fieno e di paglia a protezione dei limiti del campo, verrà distesa in tutta la piazza la sabbia necessaria a formare un campo di Calcio Fiorentino. 54 Calcianti, 2 Capitani, 2 Alfieri, 4 Spugnaioli, scenderanno in campo, Bianchi contro Verdi come vuole la tradizione e come fu descritto dal Benedetto Varchi nelle sue Istorie Fiorentine. Prima della partita la sfilata dell'imponente Corteo della Repubblica. Per questa occasione, i Calcianti delle Vecchie Glorie che scenderanno in campo verranno ribattezzati con i nomi di personaggi fiorentini dell'epoca suddivisi nelle due squadre.


Squadra Bianca
Capitano: Gherardo conte della Gherardesca
Alfiere: Barbarossa de' Bartoli
Spugnaioli: Mariano da Montemaggio, Jacopo Micceri
Calcianti: Morticino degli Antinori, Giovanni Nerli, Alamanno de' Pazzi, Giovanni de' Bardi, Giovanni Ricasoli, Alamanno Alamanni, Goro da Montebenichi, Filippo Arrighetti, Vincenzo Maria capponi, Antonio Rabatti, Filippo del Nero, Tommaso Soderini, Lorenzo di Castiglione, Filippo Guadagni, Enrico principe di Condé, Giordano Martelli, Ceseri Borboni, Napoleone Orsini, Jacopo Giocondi, Tullio Guerriero, Tommaso Rinuccini, Ottaviano Conti, Tommaso Ghelandi, Averardo Salviati, Giovanni Francesco Ridolfi.

Squadra Verde
Capitano: Sinibaldo Gaddi
Alfiere: Raffaello da Cortona
Spugnaioli: Zanobi Bartolini, Bali Pucci
Calcianti: Caccia degli Altoviti, Dante da Castiglione, Francesco de' Medici, Roberto degli Albizzi, Piero Strozzi, Giuliano Capponi, Raffaello Rondinelli, Francesco Guicciardini, Armato dal Borgo, Lione Ricasoli, Piero degli Alfani, Neri Capponi, Salvestro Aldobrandini, Girolamo Carducci, Scipione Gaddi, Giovan Battista Bini, Anguillotto da Pisa, Maffeo Barberini, Niccolò della Morca, Piero Altoviti, Pier Francesco Rinuccini, Giovanni da Turino, Francesco Valori, Vincenzo Torrigiani, Cammillo Vitelli.

Oltre a tutte le autorità locali, numerosi sono i personaggi illustri invitati ad assistere alla Partita dell'Assedio, tutti discendenti diretti degli antenati di quel periodo storico, tra i quali Carlo d'Asburgo Lorena successore di Carlo V, Beatrice Regina d'Olanda discendente di Filiberto di Chalon principe d'Orange, la contessa Alessandra Oddi Baglioni discendente di Malatesta Baglioni, Girolamo Guicciardini successore di Francesco Guicciardini, ecc.. ecc..

PROGRAMMA
Martedì 17 febbraio 2015

ore 13.30 - Raggruppamento del Corteo Storico della repubblica Fiorentina e delle due squadre di Calcianti in Palagio di Parte Guelfa;
ore 14:00 - Partenza del Corteo Storico in direzione di Piazza Santa Croce sfilando da Piazza della repubblica, Via degli Speziali, Via Calzaiuoli, Piazza della Signoria, Via della Ninna, Piazza del Grano, Via de' Neri, Borgo Santa Croce, fino a raggiungere la Piazza di Santa Croce luogo della partita.
ore 15:00 - Esibizione dei Bandierai degli Uffizi - Sbandieratori Ufficiali di Firenze;
ore 15:20 - Rischieramento del Corteo e delle due squadre dei Calcianti;
ore 15:45 - Inizio della partita rievocativa di Calcio fiorentino, Bianchi vs Verdi;
ore 16:35 - Fine delle ostilità;
ore 16:45 - Premiazione dei partecipanti e della squadra vittoriosa;
ore 17:00 - Rientro del corteo storico al Palagio di Parte Guelfa per lo stesso percorso dell'andata.

L'ingresso alla manifestazione è libero


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mercoledì 28 gennaio 2015

Cronologia di un assedio - Fine della Repubblica Fiorentina

L'Assedio di Firenze

Un "assedio" è definito come una situazione bellica in cui un esercito circonda e controlla gli accessi ad una località, di solito fortificata, allo scopo di costringere i difensori alla resa o di conquistarla con la forza, mette a dura prova un'intera città.
Dopo qualche settimana mancano le provviste, si fa difficoltosa la gestione della vita comune, iniziano problemi con le malattie che imperversano nella popolazione.
Firenze, come tantissime altre città del mondo conosciuto, hanno subito almeno un assedio. Alcune di queste grandi città sono Costantinopoli, Malta, Roma, Leningrado, Gaeta ecc..ecc.. 
L'assedio di Firenze, quello relativo alla riconquista del potere sulla città da parte della famiglia Medici avvenuto nel 1529-1530, fu l'atto finale della imposizione del predominio spagnolo in Italia ad opera dell'Imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V. Essi strinse un accordo con papa Clemente VII, per instaurare nuovamente il regime mediceo in città.
La Signoria di Firenze, di stampo repubblicano, si era ribellata cacciando i Medici dalla città e Carlo V dovette, pur con scarso entusiasmo e allo scopo di contentare il nuovo alleato e farsi perdonare l'inaudito attacco al papato avvenuto con il Sacco di Roma del 1527, adattarsi a ristabilire la famiglia Medici sul trono che divenne successivamente Granducato di Toscana.
Di seguito inseriamo la Cronologia dell'Assedio più importante di Firenze, molti sono gli episodi che indurranno a ricordare episodi famosi, momenti di rabbia e di ingiustizia che il popolo repubblicano e libero di Firenze dovette subire. Firenze cedette con onore all'Imperatore e iniziò per la città un periodo di sottomissione medicea, che infine, comunque, portò numerosi vantaggi e prosperità alla nostra città.
CRONOLOGIA
1529 aprile 15 - Firenze assolda Malatesta Baglioni signore di Perugia, considerato avverso ai Medici, col titolo generico di Governatore delle soldatesche;
1529 aprile - Il popolano Francesco Carducci sostituisce come Gonfaloniere Capponi, accusato di rapporti epistolari con Clemente VII per trovare una via d’uscita dalla guerra. Ề una vittoria della fazione «piagnona» (savonaroliana) popolana;
1529 aprile - Michelangelo è eletto Governatore generale e Procuratore alle fortificazioni di Firenze per completare le fortificazioni cominciate nel 1521 (restringendone però il perimetro per renderle più difendibili). Distrutte abitazioni, ville e monasteri esterni e vicini alle mura; costruiti i bastioni davanti alle porte della cerchia medievale; fortificata la collina di San Miniato;
1529 giugno 25 - Istituite sanzioni contro la bestemmia;
1529 giugno 26 - Nello spirito savonaroliano della fazione al potere Cristo è di nuovo proclamato re di Firenze;
1529 giugno 29 - Trattato di Barcellona tra Clemente VII e Carlo V: quest’ultimo promette il suo aiuto al papa per riportare i Medici a Firenze, ottenendo in cambio la promessa della corona imperiale;
1529 giugno - A sancire l’accordo di Barcellona si stipula in Spagna il matrimonio tra Alessandro de’ Medici e Margherita, figlia dell’imperatore;
1529 anno - Prestiti forzosi imposti ai cittadini più ricchi per far fronte alle spese di guerra, necessarie a contrastare l’avanzata delle truppe imperiali dal sud della Toscana;
1529 agosto 3 - Trattato di Cambrai tra Carlo V e Francesco I: la Francia si impegna a lasciare l’Italia e a togliere sostegno agli alleati italiani, compresa Firenze;
1529 settembre 20 - Michelangelo si allontana da Firenze, inserito in una lista di proscritti. Quando il 20 ottobre ha il perdono, torna in città per partecipare alla sua difesa;
1529 settembre-ottobre - Avvicinandosi le armate comandate dal d’Orange molti cittadini fiorentini partigiani dei Medici o ottimati contrari al governo popolano lasciano Firenze; tra questi Francesco Guicciardini, Roberto Acciaiuoli, Baccio Valori, Alessandro de’ Pazzi e Alessandro Corsini;
1529 ottobre 14 - Inizia l’assedio degli imperiali a Firenze;
1529 ottobre 29 - Primo bombardamento delle mura di Firenze;
1529 ottobre-novembre - Il commissario fiorentino Francesco Ferrucci compie sortite contro i nemici; rinforza la guardia di Prato e di Empoli, garantendo rifornimenti di viveri e munizioni dal Mugello e da Pisa verso Firenze. A Montopoli e a San Miniato al Tedesco (10 novembre) Ferrucci sbaraglia i nemici;
1529 novembre 2 - Riorganizzata la milizia, elevando il limite massimo di età per i coscritti dai 35 ai 50 anni. Arriva dunque a 10.000 il numero dei soldati;
1529 dicembre 2 - Raffaele Girolami succede a Francesco Carducci nella carica di Gonfaloniere;
1529 dicembre - Istituiti i Sindachi dei ribelli, incaricati di requisire i beni dei disertori e dei cittadini fiorentini considerati nemici della Repubblica;
1529 dicembre 11 - Il capitano fiorentino Stefano Colonna assalta gli accampamenti imperiali di Santa Margherita a Montici; dalle porte di Firenze altri soldati colgono di sorpresa i nemici, ma, secondo gli storici del tempo, la ritirata voluta da Malatesta Baglioni impedisce di sbaragliare il nemico;
1530 gennaio 26 - Malatesta Baglioni succede ufficialmente ad Ercole d’Este, in realtà rimasto sempre distante da Firenze, come Capitano generale dell’esercito fiorentino;
1530 febbraio 17 - Solenne partita di calcio giocata in piazza Santa Croce, luogo vicino alle postazioni imperiali fuori le mura, per farsi udire dai nemici in segno di scherno;
1530 anno - Infiammate prediche di frati savonaroliani incitano alla resistenza e alla lotta;
1530 aprile 27-28 - Francesco Ferrucci, nominato Commissario generale di campagna delle genti de’ Fiorentini, doma la ribellione di Volterra;
1530 maggio 5 e giugno 10 - Altre sortite dei Fiorentini contro i nemici accampati fuori dalle mura. Anche questa volta il comportamento di Malatesta Baglioni, che lascia il grosso delle truppe inoperose, è giudicato inadeguato;
1530 maggio 13 - Il vice comandante degli imperiali Fabrizio Maramaldo assedia Volterra, difesa con successo dai soldati fiorentini di Francesco Ferrucci;
1530 maggio 16 - Celebre orazione in occasione del giuramento della milizia cittadina, davanti al consiglio Maggiore;
1530 maggio 29 - Capitolazione di Empoli alle armate imperiali. La città è saccheggiata;
1530 giugno 21 - Alla luce del successo di Empoli gli imperiali tentano un secondo assedio a Volterra, ancora una volta respinto dai Fiorentini di Ferrucci;
1530 anno - Penuria di viveri e di rifornimenti e nuova epidemia di peste a Firenze;
1530 agosto 3 - L'esercito fiorentino comandato da Ferrucci, che cerca di portare soccorso a Firenze, è sconfitto dalle truppe di Fabrizio Maramaldo a Gavinana. Nella battaglia muore il principe d'Orange, Capitano generale degli imperiali. Anche Ferrucci perde la vita dopo essere stato ferito e preso prigioniero;
1530 agosto 8 - Tradimento di Malatesta Baglioni, che si impadronisce della guardia di Porta Romana e permette agli imperiali di penetrare in città;
1530 agosto 12 - Firenze si arrende. Firmato a Santa Margherita a Montici un accordo che permette di evitare il saccheggio;
1530 agosto 20 - I partigiani dei Medici rientrati in città, occupato il Palazzo della Signoria, convocano Parlamento e nominano una Balìa che depone le istituzioni repubblicane. Viene definitivamente restaurato il domino dei Medici.

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lunedì 26 gennaio 2015

Le "meravigliose" Potenze Festeggianti

Un opuscolo sulle Potenze
Il tardo rinascimento ci regala lo sviluppo di una delle "invenzioni" fiorentine più caratteristiche del modo di vivere gioioso dei cittadini di allora: le Potenze festeggianti o Potenze di Firenze. Erano comunità di persone che si raccoglievano nel volontariato di un piccolo quartiere. Si adoperavano per l'organizzazione delle Feste fiorentine rionali, per l'esibizione di artisti, per pranzi e cene di comunità ed anche, questa è la parte più curiosa, gare e scontri con caratteristiche a dir poco stravaganti.
Le prime Potenze risalgono al 1343. Si formarono come associazioni laiche nelle quali nessuna ingerenza religiosa poté deviare lo spirito organizzativo.
Il più grande sviluppo di queste organizzazioni avvenne al tempo del primo granducato. Cosimo I de' Medici, dopo l'abolizione della Repubblica Fiorentina, finanziò queste piccole organizzazioni rionali alle quali era dato il compito di organizzare feste e divertimenti in città.
Il finanziamento di queste congreghe fu perpetuato anche dai successivi granduchi, Francesco I le sovvenzionò ampiamente in occasione della nascita di Filippo nel 1577, primo erede maschio. Le Potenze erano sostenute economicamente anche dalle classi borghesi e dai nobili ai quali piaceva molto assistere alle feste da loro organizzate.
Segni delle Potenze
Era la povera gente e il piccolo popolo che animavano le congregazioni. Esse avevano una dimensione strettamente rionale ed erano paragonabili alle contrade di una città medievale.
Avevano nomi curiosi, come "reame", "impero", e di conseguenza un "re" oppure un "imperatore". I capi erano eletti dai componenti delle Potenze e dirigevano tutte le attività organizzative dei festeggiamenti.
Le paragoneremo un po' come alla recente riscoperta delle figurazioni medievali e rinascimentali degli ultimi vent'anni, tra le attività organizzate dalle Potenze c'erano gli sbandieramenti, le feste, i combattimenti con armi finte o le sassaiole, nelle quali, a volte ci scappava anche il morto. Le Sassaiole non erano infrequenti e spesso venivano organizzate al Prato, proprio dove spesso si giocava anche il Calcio.
Ingerenze religiose (alla fine ebbero la loro influenza) portarono alcune Potenze ad occuparsi anche di sante ricorrenze, facevano beneficenza e organizzavano pellegrinaggi nei santuari come quello della Madonna del Sasso; per raggiungere il monastero si percorreva la strada a piedi, a cavallo o a dorso di mulo, con sacrificio e penitenza.

Una delle lapidi affisse dalle Potenze
Le Potenze affissero anche lapidi e fecero realizzare anche opere d'arte come ad esempio il Tabernacolo delle Fonticine, un'opera della bottega dei Della Robbia eseguita per il reame di Beliemme nell'attuale via Nazionale.
Tra le targhe una è ancora visibile nella facciata della Chiesa di Sant'Ambrogio e un'altra in Santa Lucia al Prato.
Nel 1629, Granduca Cosimo II, viste le crescenti risse e rivalità che si erano create tra le più forti Potenze, le sciolse e non finanziò oltre.
Anche nel contado fiorentino alcune compagnie si erano formate ad imitazione di quelle già esistenti in città. Si erano organizzate a San Donnino, Artimino, Campi, Calenzano e così via. Anche le “Potenze festeggianti” del contado e le conseguenti feste popolari che esse organizzavano, seguirono la sorte delle Potenze cittadine e vennero abolite.
Esistono numerose testimonianze sulle feste e sulle vicissitudini di queste organizzazioni. Avevano uno stretto legame con le attuali associazioni che organizzano feste e manifestazioni ai giorni nostri. Ma di una cosa resto particolarmente curioso; qual'era l'obiettivo delle sassaiole?

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lunedì 19 gennaio 2015

I Quartieri Storici e i Gonfaloni di Firenze

Nel corso dei secoli la città di Firenze ha subito raggruppamenti amministrativi variabili. Naturalmente la gestione amministrativa della città era dettata da alcune regole che la Repubblica Fiorentina o i regnanti imposero per il buon governo della nazione.
Firenze nasce come agglomerato romano e nel corso del tempo si è progressivamente allargata inglobando al suo interno intere borgate che si formavano lungo le vie di comunicazione più importanti di ingresso e di uscita dalla città fortificata.
Nella sua espansione e con il susseguirsi di varie costruzioni di nuove fortificazioni, la città stessa subiva separazioni amministrative interne che a volte si dividevano in terzieri, in quartieri e addirittura in un preciso periodo storico, in sestrieri. All'interno delle suddivisioni, spesso alcune modifiche riguardavano anche i confini delle porzioni di città che erano amministrate da propri gonfalonieri o capitani.
Una delle prime suddivisioni risale all'epoca romana, il Cardo e il Decumano dividevano in modo naturale la città in quattro parti: Regio Sinistrata Citrata, Regio Sinistrata Ultrata, Regio Dextrata Citrata e Regio Dextrata Ultrata.
Dopo l'anno mille un allargamento delle mura verso l'Arno porta ad una modifica dei confini dei quartieri che cambiano anche nome assumendo quello delle porte della città: Porta Episcopi, Porta San Petri, Porta Sante Marie, Porta Santi Pancratii.
Nel 1172 venne costruita una nuova cerchia di mura che inglobò numerosi agglomerati di case ampliando notevolmente il numero di abitanti. La decisione fu in quel momento di suddividere la città in Sestrieri: Porta del Duomo, San Pier Maggiore, San Pier Scherraggio, Oltrarno, Di Borgo, San Pancrazio.


Ma la vera rivoluzione cittadina in senso amministrativo fu quando venne costruita la più grande cerchia di mura della città.

I Quartieri e i Gonfaloni al tempo della fine della Repubblica Fiorentina (1530)
Tra il 1284 e il 1333 in un'operazione architettonica enorme per la città di Firenze vennero costruite le mura che proteggeranno Firenze per circa cinque secoli. Dopo la cacciata del Duca d'Atene il 26 luglio 1343, la città venne nuovamente divisa in quartieri ed ogni quartiere nuovamente suddiviso amministrativamente in Gonfaloni.

Santa Maria Novella, territorio del quadrante nord-ovest della città, colore rosso, Basilica di Santa Maria Novella.
Gonfalone di quartiere: Sole d'oro in campo azzurro.
Gonfaloni di compagnia: Lion Bianco, Lion Rosso, Vipera, Unicorno.

San Giovanni, territorio del quadrante nord-est della città, colore verde, Battistero di San Giovanni.
Gonfalone di quartiere: Raffigurazione del Battistero in campo azzurro.
Gonfaloni di compagnia: Chiavi, Vaio, Drago Verde, Lion d'oro.


Santo Spirito, territorio del quadrante sud-ovest della città, colore bianco, Basilica di Santo Spirito.
Gonfalone di quartiere: Colomba bianca simboleggiante la discesa dello Spirito Santo, in campo azzurro.
Gonfaloni di compagnia: Nicchio, Scala, Sferza, Drago.

Santa Croce, territorio del quadrante sud-est della città, colore azzurro, Basilica di Santa Croce.
Gonfalone di quartiere: Croce d'oro in campo azzurro.
Gonfaloni di compagnia: Bue, Lion Nero, Ruote, Carro.


Questa conformazione amministrativa venne mantenuta per un lunghissimo periodo. Con il tempo i Gongalonierati perderanno sempre di più potere a favore del quartiere, in particolar modo con l'avvento del principato mediceo. Nella piantina di Ruggieri del 1731 i quartieri sono ancora in auge, ma i confini sono stati modificati ampliando in particolare il quartiere di Santa Croce, i Gonfaloni non esistono praticamente più.
Sotto il Granduca Leopoldo una nuova suddivisione amministrativa in terzieri prende luogo e durerà fino alla fine del Granducato di Toscana.

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