lunedì 28 gennaio 2013

Una "Nuova Casa" per Michelangelo


Il Tondo Doni di Michelangelo
La Galleria degli Uffizi, si sa, non possiede opere certe di Michelangelo Buonarroti. Solo una è certa, il Tondo Doni.
Nel progetto dei Grandi Uffizi che lentamente sta prendendo forma, c'è una buona notizia, una sala nuova dedicata al grande Genio fiorentino.
La nuova Sala Michelangelo, la numero 35, contiene oltre che ad altre opere d'arte di vari artisti collegbili a Michelangelo, la monumentale statua di Arianna, nota ai più col nome di Cleopatra.
Il celebre Tondo Doni di Michelangelo, che nel corso dei secoli ha subito numerosi spostamenti, era accolta dal 1952 nella Sala 25 al secondo piano del Museo. Ora è il pezzo centrale della nuova sala Buonarroti.
Nel nuovo spazio, le cui pareti sono di colore vermiglio come quelle delle sale dedicate ai pittori fiorentini del '500, il Tondo si trova in compagnia di tavole di pittori fiorentini del '500 (frà Bartolomeo, Mariotto Albertinelli, Andrea Del Sarto, il Franciabigio), dipinti dell'amico spagnolo di Michelangelo Alonso de Berruguete, e, al centro della stanza, il monumentale marmo ellenistico dell'Arianna (nota ai più però come Cleopatra). Il «cambio di casa» del Tondo Doni, unica pittura certa del Buonarroti, è solo l'ultimo di una lunga sequela di traslochi dei quali, nel corso dei secoli l'opera, completata nel 1508 per il mercante fiorentino Agnolo Doni, è stata protagonista. Il dipinto restò nella collezione della famiglia del mercante fiorentino fino al 1594 quando entrò a far parte di quella medicea: Ferdinando I la apprezzò a tal punto da volerla appesa nella sua camera in Palazzo Pitti.

La nuova sala 35 degli Uffizi
Il percorso dell'opera d'arte fu travagliato. Il Tondo Doni fu spostato agli Uffizi, dove, per la maggior parte del tempo, fu esposto nella Tribuna del Buontalenti fino al 1907. Dopo altri spostamenti interni, l'opera lasciò gli Uffizi il 19 giugno 1940, per essere protetta dalle bombe della Seconda guerra mondiale nel rifugio bellico della villa medicea di Poggio a Caiano; appena pochi mesi, però, fino al 23 ottobre, quando fu nuovamente trasferita al Castello di Poppi. Il rientro in Galleria avvenne il 10 giugno 1945, e la collocazione nella Sala 25, penultimo spostamento, fu sette anni dopo, nel '52; fino ad oggi, quando al Tondo, dopo tante peripezie, è stata concessa la sua prima casa personalizzatà all'interno degli Uffizi.
Noi siamo pazienti e aspettiamo con asia tutta la nuova sistemazione della Galleria degli Uffizi. Ci aspettiamo molto da tutto questo e crediamo che un grande museo fiorentino così internazionale come gli Uffizi, debba valorizzare al massimo i propri capolavori. Noi ci aspettiamo il massimo dai dirigenti e sovrintendenti, perchè la "fame" dell'arte da parte di tutto il mondo non cesserà mai di esistere.


giovedì 24 gennaio 2013

Silvano "Nano" Campeggi, un fiorentino internazionale

"Il mio lavoro ha camminato così, un cartellone dietro l'altro - ha detto Campeggi nel Salone dei 200 in Palazzo Vecchio a Firenze durante la cerimonia della consegna del Marzocco - alla fine sono stati oltre 3000 in nemmeno trent'anni, mica pochi".

Silvano "Nano" Campeggi è un fiorentino di grande caratura internazionale. Pittore disegnatore e artista affermato, compie proprio quest'anno 90 anni. 
Nato a Firenze nel 1923, ha frequentato la Scuola d’Arte ed è stato allievo di Ottone Rosai e Ardengo Soffici. Inizia la sua carriera illustrando libri e giornali per diverse aziende grafiche. Trasferitosi a Roma nel dopoguerra entra nello studio del pittore Tamburi, conosce il cartellonista Martinati e viene attratto dalla cartellonistica cinematografica.
Ben presto viene chiamato dalle case cinematografiche americane per la sua bravura nel ritratto e nell’inventiva. Dal 1945 al 1972 lavora per le maggiori case cinematografiche americane: Metro Goldwin Mayer, Universal, Paramount, RKO, Dear Film, realizzando più di 3000 manifesti: Via col vento, Un americano a Parigi, Cantando sotto la pioggia, West Side Story.

La Marilyn di "Nano" Campeggi

Tornato a Firenze negli anni ’70, realizza per l’Arma dei Carabinieri cinque grandi quadri di battaglie del Risorgimento italiano ed il ritratto di Salvo D’Acquisto, eroe della Resistenza. Questo ritratto fu realizzato come francobollo commemorativo dalle Poste Italiane nel 1975. Ritorna a dipingere dedicandosi soprattutto ai ritratti e realizzandone cento per l’Arma dei Carabinieri.
Nel 1988 il Comune di Firenze gli dedica una mostra a Palazzo Medici Riccardi: “Il cinema nei manifesti di Silvano Campeggi”. Nel 1995 Promo Immagine Cinema organizza una sua personale al Palazzo delle Esposizioni a Roma, con pitture originali dei manifesti cinematografici più importanti, ed una serie di ritratti di attori e registi da lui conosciuti. Nel 1997 realizza 35 dipinti ispirati al calcio storico fiorentino, allestiti poi in una mostra al Palagio di Parte Guelfa (Firenze) e a Lione (Francia). Nel 1998 nel Castello di Poppi, Enrico Crispolti cura la sua mostra “Sogni attaccati ai muri”, arricchita da schizzi, manifesti e ritratti di personaggi conosciuti da Campeggi nella sua lunga carriera.
Nel 1999 il Comune di Firenze lo nomina Magnifico Messere del calcio in costume.
Nel 2000 il quartiere fiorentino di San Frediano lo ospita con una rassegna culturale e sociale “Nano torna in San Frediano. Omaggio al M° Silvano Campeggi”: i negozianti del quartiere hanno esposto un’opera del Maestro per incentivare il recupero e la valorizzazione del quartiere. Nello stesso anno, riceve il Fiorino d’Oro, riconoscimento che la città di Firenze conferisce a coloro che hanno contribuito a farla grande.
Nel 2001 il Comune di Bagno a Ripoli, località dove l’artista risiede, allestisce in mostra una selezione di 50 opere dedicate al cinema americano e pubblica il volume C’era una volta il cinema. A Modena si tiene la mostra di manifesti “Il Mito”. A Siena realizza il drappellone per il palio dell’Assunta, e contemporaneamente una sua mostra è allestita nel Museo di Santa Maria della Scala: “Pittura in diretta: È Palio”.
Nel 2002 realizza un murale nel cinema di Lastra a Signa (Firenze), il ritratto del giornalista Luigi M. Personè ed inaugura a Bologna la mostra “Il cinema ritrovato: Omaggio a Charlie Chaplin”.
Silvano Campeggi vive e dipinge a Bagno a Ripoli, sulle colline di Firenze.

L'Autoritratto agli Uffizi
Un compleanno speciale, quindi, quello nel Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio. Il salone era gremito di curiosi, appassionati e soprattutto amici di fiorentino Silvano 'Nano' Campeggi. Ad elogiare l'opera del disegnatore, nel corso della cerimonia, c'erano il direttore della Galleria degli Uffizi Antonio Natali che ha presentato l'autoritratto (curiosamente di spalle) che andrà a incrementare la serie della Galleria degli Uffizi, magari insieme a quello di Vasari oppure Chagall nel Corridoio Vasariano di cui ho parlato in questo approfondito POST e la sovrintendente al polo museale D.ssa Cristina Acidiniche che ha elogiato il percorso artistico di Campeggi come una delle più grandi del '900, ricordando che ben prima di Andy Warhol il nostro amato fiorentino ha reso un'icona la grande Marilyn Monroe.
Come non ringraziare pubblicamente questo grande personaggio. Scoprire le sue battaglie dipinte con tratti decisi e sicuri, e tutte le altre illustrazioni che vanno oltre alla cartellonistica cinematografica e che rendono con estrema semplicità e colore una visione reale del soggetto.
 

domenica 20 gennaio 2013

Il "Tamburlano"

Alcuni dizionari lo definiscono così: - "arnese a forma di tamburo cilindrico costituito nella parte inferiore da uno scaldino o un braciere e in quella superiore da una rete di fili di ferro o da una lamina bucherellata su cui si stendeva la biancheria da far asciugare".
Il termine se non fiorentino ha sicuramente origini toscane e per quanto riguarda la definizione di cui sopra, non è riconoscibile nella parlata della nostra città.
Il recente "Vohabolario del vernacolo fiorentino" lo definisce così: -"Simbolo di oggetto ingombrante e antiestetico. Usato anche per "Mi hai fatto una testa come un tamburlano", mi hai rintronato con le chiacchere o col frastuono" - che mi sembra già più adeguato alla nostra parlata.
E' in realtà un qualsiasi contenitore o "bidone" a forma cilindrica, ma anche no, che abbia una funzione contenitiva, di solito di metallo o di latta. L'affermazione "Mi hai fatto una testa come un tamburlano" è riferita in particolare al fatto che quando il rumore o il suono viene costretto all'interno di un contenitore, in particolare di metallo, ha un notevole rimbombo, eco, frastuono.
...mamma mia che mal di testa...

Un caro mio lettore dal nome "importante" Piero BENIGNI, mi fa dono di una sua bella conoscenza, Il Suo tamburlano, inviandomi una foto e qualche riga di descrizione ed approfondimento su un oggetto così poco conosciuto. La pubblico di seguito:


Il tamburlano è un contenitore di legno sottile, gen. rotondo e di un considerevole volume. Quello in mio possesso è alto cm.90 e ha un diametro di cm. 80. Quale il suo uso? era destinato allo sbianchimento della lana (come richiama il nome stesso) prodotta in casa nelle famiglie di una volta: la lana veniva filata con rocca e fuso, il gomitolo veniva poi intarsato, cioè trasformato in matassa o tarsa, con l'aspo o gnaspo. Una volta ottenuta la matassa questa doveva essere sbiancata, essendo nella lana ancora presente una discreta quantità di lanolina, dal colore giallognolo. Per ottenere lo sbianchimento si mettevano nella parte superiore del tamburlano le matasse, si chiudeva e si introduceva in basso, attraverso lo sportellino, un piattino di metallo con dello zolfo acceso. Si chiudeva lo sportellino e si lasciava cos' fino al mattino seguente, quando si tirava fuori la lana, candida come la neve, in quanto l'anidride solforosa aveva provveduto allo sbianchimento. Lo stesso si faceva periodicamente con maglie e mutande, per riportare questi capi al bianco puro.
Il tamburlano non ha fondo e appoggia direttamente in terra, in quanto potrebbe altrimenti prendere facilmente fuoco. La griglia intermedia si leva verso l'alto, essendo appoggiata su tre piccoli supporti in legno. Quello in  mio  posesso è costruito probabilmente in Casentino nei paesi dell'artigianato del legno (Moggiona, Quota, ...) ma si vede che il coperchio è ricavato da qualche cassa di imballaggio in legno. Interessante la scritta ancora presente Arezzo, residuale dell'indirizzo di consegna o di stazione di arrivo.
Essendo lo strumento assai grande e utile solo di rado, mentre per il rimanente tempo è sicuramente di impiccio, il nome ha assunto il significato figurato di cosa ingombrante, poco pratica, che occupa posto.



Bellissimo...grazie davvero, in particolare per la citazione del mio paese d'origine: Moggiona!!

lunedì 14 gennaio 2013

FIRENZE 2.0 - Quattro blogger per quattro libri


Un nuovo piccolo grande evento allo Studio A di Firenze organizzato da Fabio Ramelli. Il tema della serata è il singolare percorso “alla rovescia” di quattro blogger fiorentini che hanno trasformato e coronato la passione per il web, internet e la cultura del 2.0 arrivando ad uscire con altrettanti libri. Quasi un percorso alla rovescia nell’epoca degli e-book, dove sembra che per essere cool è indispensabile creare una app ed usare il tablet.
Il vecchio caro libro continua invece ad avere un fascino tutto suo e sta dimostrando una strenua resistenza.
Quindi le domande che si pongono sono proprio queste: qual è il futuro della carta stampata, quali sono le differenze tra lo scrivere un post invece di affrontare un’opera complessa come un libro? Il pubblico è lo stesso oppure media diversi raggiungono persone diverse?
Ecco così che Elena Farinelli, Giulia Scarpaleggia, Andrea Gori e Filippo Giovannelli si confronteranno su questo tema. Quattro libri freschi di stampa che sono nati sul web e grazie al successo dei blog dei loro autori. Tra l’altro tutti e quattro sono toscani doc che hanno fatto di Firenze e la Toscana l’humus da cui trarre ispirazione, un amore incondizionato che si riflette anche nei titoli dei libri.
Una serata un po’ diversa dalle solite dello Studio A ma sicuramente molto interessante sotto tutti gli aspetti. Uno studio di architettura si trasforma ancora una volta e mette a disposizione le attrezzature e l’Adsl per consentire una serata interattiva con la rete, con post e commenti in diretta ed assaggi preziosi della creatività degli autori.

Elena Farinelli, fiorentina autrice del famoso blog “Io amo Firenze” che in oltre sei anni di vita ha visto pubblicati 3624 post, 23301 commenti, 2000 visitatori al giorno, e che si è affermato come uno dei più interessanti e seguiti urban blog di Firenze.Non un semplice diario delle sue serate fuori fra ristoranti, mostre e aperitivi, ma un modo per far conoscere i lati più belli e sconosciuti di una città assediata dai turisti. Curiosa, ama scoprire posti nuovi e osservare con spirito critico e attenta partecipazione ciò che avviene a Firenze. "Elena Farinelli -sottolinea Matteo Renzi nell’introduzione al libro - è una donna appassionata che ama Firenze. In una città che spesso guarda troppo al passato è un esempio di quanto si può fare grazie alle nuove tecnologie, con passione e un po’ di spirito di intraprendenza". Renzi sottolinea la passione di Elena per la sua città, "un amore che molti di noi fiorentini condividono e che spesso colpisce chi viene da fuori, che non conosce la forza dell’identificazione nella nostra splendida città del giglio che ci contraddistingue.”

Giulia Scarpaleggia, 30 anni, foodblogger e foodwriter a tempo pieno, ha trasformato la sua passione per la cucina in un lavoro. Il suo blog, “Juls’ kitchen”, è uno tra i più seguiti in rete con migliaia di accessi giornalieri. “I love Toscana”, il titolo del libro fresco di stampa, è un ricettario che è anche una guida alla Toscana più nascosta ed autentica e insieme uno splendido libro fotografico illustrato da foto e descrizioni di paesaggi e di prodotti tipici, evocative ed emozionanti. Oltre 100 ricette, tramandate dalle nonne e gelosamente conservate, raccontate dalla giovane ma già affermata autrice con un linguaggio immediato. Un viaggio arricchito dal contributo fotografico di Ellen Silverman, celebre fotografa del fortunato libro di Gwyneth Paltrow, e da una prefazione di Tessa Kiros, food writer di fama internazionale.

Andrea Gori, sommelier, oste, giornalista, scrittore, organizzatore di eventi e blogger. Laureato Biologo, scopre molto prima la tecnologia e l’informatica e solo da “grande” il vino, quando entra a lavorare nella trattoria di famiglia. Coniugare le due passioni diventa naturale e nasce il “sommelier informatico” ovvero la comunicazione del vino ai tempo di oggi usando e sperimentando ogni nuovo mezzo di diffusione. Dapprima i video autoprodotti su YouTube (più di un milione di visualizzazioni, il canale più visto del vino in Italia con oltre 2000 video di degustazioni) poi la nascita del blog Vino da Burde poi Dissapore e Intravino, i due siti che hanno rivoluzionato il modo di parlare di vino e cibo sulla rete. Campione Toscano sommelier nel 2006 e ViceCampione Europeo nel 2008 quest’anno è Ambassadeur de Champagne per l’Italia. Freschissimo di stampa e presto in commercio il libro sullo Champagne ovvero “Manuale di Conversazione sullo Champagne, come fingersi esperti intenditori”.

Filippo Giovannelli nasce in Casentino nel 1966. Arriva a Firenze nel 1990 e vive da subito la storia della città entrando a far parte della grande famiglia del Calcio Storico Fiorentino prendendo parte alle attività del gruppo dei Bandierai degli Uffizi. Divulgatore, Blogger e Addetto Stampa, collabora con testate giornalistiche locali curando alcune rubriche, fonda nel 2007 il Blog "Firenze Curiosità" dove ad oggi sono fruibili oltre 650 post sulla città e sui cittadini di Firenze. E' direttore della Collana Editoriale "Raccontiamo Firenze" di cui fa parte il suo libro “Dettagli fiorentini”. Nel libro si trovano le emozioni della scoperta di alcuni particolari sulla grandezza di Firenze e dei Fiorentini, dalla nascita di Firenze ai più recenti scrittori, sul loro modo di divertirsi, di beffarsi degli altri e di come, a volte, sono stati beffati.

FIRENZE 2.0
Quattro blogger per quattro libri
Studio A – Viale Talenti 63, Firenze
19 gennaio 2013 ore 17.30 / 20.30

giovedì 3 gennaio 2013

La Moda di Pitti, una lunga storia fiorentina

Giovan Battista Giorgini
Ebbene si, Firenze è conosciuta nel mondo intero anche per alcune attività imprenditoriali di successo. La lunga storia della Moda di Pitti è una di quelle e più o meno cronologicamente, in questo post, cercheremo di ripercorrere le tappe del successo di questa rassegna culturale ed imprenditoriale. Una storia lunga oltre sessant'anni che ci aiuta a capire meglio i motivi del Made in Italy nel campo della moda.
Agli inizi degli anni Cinquanta furono organizzate le prime sfilate a Firenze.
Nella Sala Bianca di Palazzo Pitti sfilarono le più belle e brave case sartoriali della città. Ebbero subito un successo mondiale ed il Made in Italy comincia qui.
Negli anni '40 l'industria dell'abbigliamento non c'era ancora. Esistevano le sartorie artigianali che confezionavano abiti su misura. Firenze aveva clienti da tutto il mondo e i commercianti inglesi ed americani venivano in città per acquistare prodotti da esportare all'estero. Nascono a Firenze i primi "buying offices" italiani. Uno dei primi fu quello di Giovanni Battista Giorgini.
Gli anni '50 furono quelli della promozione dei prodotti fiorentini. La moda italiana comincia a dare fastidio a quella francese che fino ad allora aveva in mano il primato. Fantasia e materiali di alta qualità e la modellistica innovativa ebbero molto successo.
Il 12 febbraio 1951, a Villa Torrigiani, una bellissima sfilata di modelli delle sorelle Fontana, Jole Veneziani, Fabiani, Pucci, Noberasco, Carosa e Schuberth fanno letteralmente impazzire compratrici e giornaliste americane. Fu qui che iniziarono una serie di successi, dal 1952 fino al 1982 la Sala Bianca di Palazzo Pitti diventa palcoscenico di memorabili sfilate, grazie alle quali la moda italiana diventa un fenomeno mondiale. Pitti fu la sede della moda e il nome fu associato per sempre a quest'ambito produttivo e d'immagine.
Nel 1954 nasce il Centro di Firenze per la Moda Italiana (CFMI), l’organismo che da lì in avanti promuoverà tutte le manifestazioni.
Gli anni '60, con l'avvento dei movimenti studenteschi e altre situazioni politiche sfavorevoli, portano l'Alta Moda a trasferirsi a Parigi e Roma, ma Firenze resta sempre polo d'attrazione di novità e creatività. Dopo Giorgini, che aveva guidato il Centro fino ad allora, nel 1967 subentra Franco Tancredi che firma un accordo con la Camera Nazionale della Moda: le sfilate di Alta Moda vengono spostate definitivamente a Roma negli atelier dei sarti, mentre le collezioni di Boutique e Maglieria restano e si sviluppano a Firenze.
Negli anni '70 Tancredi ha una bella intuizione e lega il CFMI all’industria. Sceglie come interlocutore privilegiato la grande distribuzione in Europa, Usa e Giappone. Sono gli anni dell'esordio a Palazzo Pitti di Armani, Albini e Missoni. Milano diviene il riferimento del prét-a-porter donna e del design.
Le sfilate a Palazzo Pitti
Nel settembre del 1972 nasce Pitti Uomo per la promozione della migliore industria italiana sui grandi mercati esteri, la fiera acquisisce via via una statura internazionale. Nel 1975 nasce Pitti Bimbo, che presenta l’alta qualità dell’abbigliamento per bambini. Nel 1977 nasce Pitti Filati che diventa subito punto di riferimento per il mondo un po’ anarchico dei produttori di maglieria e per gli stilisti di tutto il mondo. Nel 1978 è il turno di Pitti Casa, pensato come salotto esclusivo per la presentazione della biancheria per la casa più raffinata.
I ruggenti ’80 si aprono con la chiusura della Sala Bianca, tutto si trasferisce nei padiglioni della Fortezza da Basso. Nel 1987 avviene una ulteriore decisiva svolta. Marco Rivetti, patron del Gruppo GFT e protagonista del connubio impresa/stilisti, viene nominato presidente e amministratore delegato del Centro Moda. Nel 1988 la società Centro Moda cambia nome in Pitti Immagine. Nell'89 Vittorio Rimbotti è il nuovo presidente del CFMI, mentre alla direzione di Pitti Immagine arriva Raffaello Napoleone, primo tassello di un rinnovamento di tutto il management dell’azienda.
Gli anni '90 si caratterizzano per l'affermazione di un modello fieristico vincente, basato su selezione dell’offerta, varietà delle collezioni, strategie innovative e integrate di marketing e comunicazione. Mario Boselli viene nominato presidente nel 1995. Luigi Settembrini ispira i programmi di comunicazione.
La fiera oggi
Il nuovo millennio vede un costante aumento di fatturato, espositori e compratori con investimenti nei servizi, negli allestimenti, nella promozione.
L’alleanza strategica tra Firenze e Milano porta alla costituzione di Intesa Moda.
Pitti Immagine ha un nuovo presidente, il terzo: è Gaetano Marzotto, esponente di una delle più importanti famiglie della moda italiana. Nel 2009, Alberto Pecci diventa nuovo presidente del CFMI. In una fase connotata da profondi cambiamenti nel mondo della moda, resi ancor più urgenti dalle conseguenze della grave crisi economica-finanziaria che caratterizza la fine del decennio.
Ed eccoci agli anni '10. Con la nascita di Fiera Digitale, la nuova società, controllata da Pitti Immagine, si da vita al progetto e.Pitti, la piattaforma digitale che ospita le fiere on line e le showroom virtuali per i brand di moda. L’esperienza fieristica si amplia e si approfondisce con un progetto unico al mondo nelle rassegne di moda.
Una bella storia quella di Pitti. Oggi la fiera più famosa è quella di Pitti Uomo. E' l'unica ad avere una così grande affluenza di pubblico e di critica. La società Pitti Immagine ha creato numerose altre manifestazioni, tutte con un successo eccezionale, dal food al design e un'anteprima della moda donna con Pitti W.
Grande eccellenza della fiorentinità nel mondo.






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