mercoledì 31 dicembre 2008

lunedì 29 dicembre 2008

La statua di Porta Romana

Il nome di quest’opera è Dietrofront, 1981-1984, è in Marmo ocra, ed ha circa le seguenti dimensioni: cm 600 x 400 x 180. Dopo una mostra del suo autore a Forte del Belvedere a Firenze nel corso dell’anno 1984, fu successivamente collocata, come installazione permanente, al centro della rotonda di Porta Romana a Firenze, dove già da quasi 25 anni è il simbolo dell’incrocio per via senese.
L’autore è Michelangelo Pistoletto. Nasce a Biella nel 1933. Pittore e scultore inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. Dopo diverse affermazioni nazionali ed internazionali, all’inizio degli anni Ottanta realizza una serie di sculture in poliuretano rigido, tradotte in marmo per la mostra personale del 1984 al Forte di Belvedere di Firenze. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts, “per la sua carriera costantemente creativa come artista, educatore e attivatore, la cui instancabile intelligenza ha dato origine a forme d'arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo”.
Fuori dalle mura della terza cerchia, si riconosce all’opera del Pistoletto una certa originalità con la quale i fiorentini si riferiscono per l’individuazione di un luogo di Firenze che, in realtà, non avrebbe bisogno di presentazioni. La statua vuole esprimere un significativo messaggio così posizionata ed orientata, con la donna protesa verso sud ed il peso sul suo capo in direzione invece del centro città. Forse rappresenta, cito testualmente Katia Piccinini:, “il dissidio tra campagna e città, tra incombenze lavorative e doveri familiari.. Di struggente e sconcertante attualità..” Il Pistoletto, che con Firenze pare non abbia avuto particolari rapporti di fedeltà o di amore viscerale, lascia un’opera alquanto originale e di carattere, che se non per merito della propria bellezza, sarà un riferimento iconografico per la zona di Porta Romana, ben integrato nell’occhio della città.

giovedì 18 dicembre 2008

Perchè la Colonna dell'Abbondanza è il Centro di Firenze

La Colonna dell'Abbondanza si trova posizionata in Piazza della Repubblica e considerando la struttura originaria fiorentina dell'epoca romana l'antico "umbelico" era posizionato proprio dove si trova ora la colonna.
La struttura romana della città, come altre dello stesso tipo, aveva una forma quadrata e simmetrica, con strade parallele tra loro e attraversate ad angolo retto da altre strade. Essi erano i Cardini e i Decumani. Nell'incrocio tra il Cardine e il Decumano maggiore di Firenze si posizionò il centro della città dove venne eretta una colonna con lo scopo di simboleggiare la fortuna e prosperità. La Colonna dell'Abbondanza appunto. L'attuale colonna installata in Piazza della Repubblica risale agli anni '50.
Altra curiosità: essendo appunto il centro della città segna anche il confine tra i quartieri. In particolare tra il quartiere di San Giovanni (verdi), Santa Maria Novella (rossi), Santa Croce (azzurri). Il quarto, ma non in ordine di importanza, non confluisce in questo punto in quanto separato dagli altri dall'arno.

lunedì 15 dicembre 2008

"A Ufo"

La fabbrica dell'"Opera del Duomo" prima del 1200, importava legname dal Casentino facendolo transitare lungo l'Arno. Sui tronchi destinati alle opere pubbliche venivano incise le lettere UFO che stavano a rappresentare Usum Fabricae Operis indicanti che il materiale era destinato ad opere pubbliche e quindi esente dal pagamento delle tasse doganali. Ecco perchè tutt'oggi l'espressione "A UFO" significa gratis.

mercoledì 10 dicembre 2008

I Bandierai degli Uffizi raccontati in un libro

Sabato 13 dicembre 2008 nel Salone dei 500 in Palazzo Vecchio, verrà presentata la prima opera sui Bandierai degli Uffizi, scritta da Marco Ferri e Antonio Marrone dal titolo:
Ross’e Blu!
I “primi” 35 anni dei Bandierai degli Uffizi di Firenze
Edizioni Polistampa.
A conclusione di un anno pieno di festeggiamenti ed iniziative culturali per ricordare i 35 anni della fondazione dei Bandierai degli Uffizi, sbandieratori ufficiali di Firenze e del Calcio Storico Fiorentino, viene presentata dall’Assessore alle Tradizioni Fiorentine e alla Cultura Eugenio Giani con prefazione di Luciano Artusi, la storia dei Bandierai degli Uffizi.
Tutto ha inizio nel giugno del 1973 in piazza della Signoria con l’esibizione di quattro sparuti sbandieratori con un tamburino, prima della partita del Calcio Storico Fiorentino.
Nel libro sono ripercorsi i momenti salienti della storia dei bandierai, in particolare gli “anni d’oro”, che vanno dal 1980 al 1988: dal lancio del drappo nel cielo di Kiev quando era ancora una delle tante città dell’Unione Sovietica allo sbandieramento a pochi metri dalla Tour Eiffel, dall’impegno nello schivare sassi, monete e sputi prima di una partita della “Palla Grossa” a Prato al pianto di gioia nel levare in alto un trofeo appena vinto.
La pubblicazione è il primo libro sulla storia completa dei bandierai scritta da coloro che l’hanno vissuta sulla propria pelle e che oggi hanno deciso di condividerla con tutti e di immortalarla, grazie anche alle numerosissime fotografiche a colori.

domenica 7 dicembre 2008

Gli Anni di Firenze - Savonarola dal falò delle vanità al rogo 1498

Terzo appuntamento dell'iniziativa di "Gli Anni di Firenze". questa mattina alle ore 11. Dopo Campaldino e la Congiura dei Pazzi ecco Savonarola, altro importantissimo personaggio della vita fiorentina del cinquecento.
Come per le scorse edizioni, una lunga fila, ordinata, ha permesso il tutto esaurito, con alcune persone che non hanno potuto assistere all'evento.
Oratore il Prof.Adriano Prosperi che insegna Storia dell’Età della Riforma e della Controriforma alla Normale di Pisa.

Dunque Savonarola; processato 3 volte, torturato, condannato, il 23 maggio Girolamo Savonarola è impiccato e bruciato in piazza della Signoria, e le sue ceneri sparse in Arno.
Eppure, sono passati pochi mesi dal secondo ‘falò delle vanità’, trionfo materiale e simbolico della riforma religiosa e civile del frate. Cos’è accaduto?
Il domenicano arriva a Firenze nel 1489. Ha fama di implacabile rigore morale e tiene prediche affollatissime e visionarie: il castigo divino si abbatterà sulla città per la corruzione del clero e dei costumi, per la lussuria, l’idolatria, le credenze astrologiche, la sodomia, il lassismo, la simonia. La cerchia dei fedeli aumenta a dismisura e il carisma cresce: due anni dopo la morte
di Lorenzo il Magnifico, Savonarola è la guida religiosa e politica della Repubblica nata dalla sollevazione popolare contro i Medici. Firenze è per lui la nuova Gerusalemme, la costituzione repubblicana un momento del disegno divino di rinnovamento morale. Il suo rigore radicale si traduce in leggi; i ‘falò delle vanità’, tristemente famosi, bruciano carte e dadi da gioco, libri, abiti, specchi, cosmetici, gioielli, strumenti musicali. Sandro Botticelli vi brucia perfino alcuni suoi quadri. Ci vuole l'accusa di eresia e la scomunica di Alessandro VI a fermare il frate e ci vuole la minaccia di interdetto per fermare la città. È l’inizio della fine di Savonarola: la caduta sarà rapida e sensazionale quanto l’ascesa.



mercoledì 3 dicembre 2008

Moggiona-Firenze, un rapporto altalenante..

Da una breve ricerca su documenti d'archivio, mi viene di fronte una scheda del Dizionario Geografico Fisico della Toscana di Emanuele Repetti, dal quale si ritrova a grandi linee, come l'abitato di Moggiona, in Casentino, abbia avuto un'altalenante "proprietario".
Prima Contea Ghibellina, poi Repubblica Fiorentina, poi di nuovo ghibellina ecc...
Per avere un riferimento temporale e collegare un periodo storico importante come la Battaglia di Campaldino tra Guelfi e Ghibellini, almeno da questi piccoli tratti di storia, pare che Moggiona fosse del Conte Guido, quindi Ghibellina, quindi tra gli sconfitti di quella guerra.

Di seguito inserisco la scheda completa per la curiosità, svelando in realtà la vera motivazione dell'interesse per Moggiona da parte del sottoscritto, io sono "Moggionino", oltrechè ormai Fiorentino !!

Dizionario Geografico Fisico
della Toscana
di Emanuele Repetti

Numero Scheda:

31610 / 2739

Denominazione:

Moggiona

Toponimo IGM:

Moggiona

x GB:

1724756

y GB:

4851485

volume - pagine:

v. 3, p. 242 - 243

comune - provincia:

POPPI - AR

popolo:

S. Jacopo a Moggiona

piviere:


comunità:

Poppi

giurisdizione:

Poppi

diocesi:

Arezzo

compartimento:

Arezzo

ducato/regno:

Granducato di Toscana

MOGGIONA (Mojona, Modiona) nel Val d'Arno casentinese. - Villa con chiesa parrocchiale (S. Jacopo) nella Comunità Giurisdizione e circa 5 miglia a settentrione di Poppi, Diocesi e Compartimento di Arezzo.
Questa alpestre villa, che insieme col sovrastante eremo di Camaldoli ebbe titolo di contea, giace sul fianco meridionale del monte, donde a Camaldoli si viene, presso le scaturigini del torrente Sorra che si vuota nell'Archiano, lungo la strada mulattiera che guida a Camaldoli.
Due signori diversi figurarono in Moggiona innanzi che passasse sotto il dominio dei Camaldolesi. Uno di essi fu il conte Ugo del fu conte Guido, che nel 1109 donò a S. Eremo la chiesa di S. Maria di Moggiona con i beni annessi. L'altro signore era il capitolo della cattedrale di Arezzo, cui nell'anno 1107 fu venduta la villa di Moggiona dal conte Guido Guerra e dalla contessa Imilia sua moglie, salvo il censo annuo di 40 soldi lucchesi. - (ANNAL. CAMALD.)
Quindi lo stesso villaggio di Moggiona nel settembre del 1130 apparisce nuovamente alienato dal capitolo aretino agli eremiti di Camaldoli per lire 94 e soldi 14; e poscia il medesimo con due altri casali confermato in seguito al S. Eremo da varii brevi vescovili, pontificii, e anche da diplomi imperiali. Una delle bolle papali, nelle quali si conferma l'acquisto del villaggio di Moggiona a favore degli eremiti di Camaldoli fu data da Innocenzo II nel 1136; dalla quale si rileva che gli eremiti Camaldolensi avevano acquistato nel vescovato aretino villam de Modiona, quam emistis ab Henrico Preposito, et reliquis canonicis, cum eccelsia eiusdem villae et decimationibus, etc. - (opera cit.)
Anche il conte Guido, figlio del fu conte Guido Guerra e della contessa Imilia, nel 1146 approvò l'acquisto di Moggiona fatto dai Camaldolesi. Rapporto a che i sovrani d'Italia elargirono agli eremiti i diritti spettanti alla Regia Corona sopra Moggiona, consistenti nel fodro, angarie e albergarie, come risulta da un diploma di Arrigo Videl 1187, da Federigo II confermato quasi nel tempo stesso che quast'ultimo imperante accordava ai conti Guidi di Poppi e di Modigliana il tributo del placito sopra Moggiona.
Risiedeva anticamente in Moggiona un giusdicente baronale eletto dal priore di Camaldoli; il quale nel 1269 insieme con due consoli dello stesso villaggio nominò sei individui per la compilazione dello statuto di questo comune.
Nel secolo XIV gli eremiti di Camaldoli sottoposero l'eremo, il paese e il distretto di Moggiona all'accomandigia dei conti Guidi di Romena, quindi del Comune di Arezzo, e finalmente nel 1382, con riformagione della Signoria in data del 21 novembre, tanto il S. Eremo, quanto il paese e gli abitanti di Moggiona furono presi sotto la protezione perpetua della Repubblica Fiorentina con le capitolazioni seguenti.
1. Che gli eremiti di Camaldoli siano in perpetuo sotto la protezione e accomandigia del Comune di Firenze.
2. Che gli ufiziali dello stesso Comune, cui soleva affidarsi la giurisdizione della città e contado fiorentino, abbiano facoltà di procedere contro chiunque laico che commettesse maleficio nel territorio del S. Eremo per condannarlo secondo le leggi patrie.
3. Che sia lecito a ogni persona del contado fiorentino di attraversare il territorio di Moggiona, ed introdurvi qualunque mercanzia senza il pagamento di veruna gabella.
4. Che il Comune di Firenze debba amore Dei difendere gli uomini di Moggiona da qualunque oppressione, o molestia che gli fosse recata.
5. Che possa il Comune di Firenze fabbricare a suo piacere in Moggiona, o nel suo distretto, qualsiasi fortilizio e farlo custodire dai suoi ufiziali.
6. Che sia lecito alla Repubblica Fiorentina correggere e moderare gli statuti di detti luogo in qualunque tempo e qualunque causa.
7. Che gli uomini di Moggiona siano tenuti di offrire un cero di sei libbre nella mattina della festa di S. Giovanni.
8. Infine gli uomini di Moggiona si obbligarono di fare qualunque atto di sottomissione in quella forma che più piacerebbe alla Signoria di Firenze.
Nello stesso anno 1382, a dì 20 ottobre, gli statuti di Moggiona furono approvati in Firenze dal priore di Camaldoli dal parlamento dei priori, dal gonfaloniere e collegi della Repubblica per rogito di Ser Coluccio Salutati da Stignano cancelliere della Signoria.
Nel 1415, a richiesta degli eremiti di Camaldoli, con provvisione della stessa Signoria fu deciso, dagli ufiziali del monte di Firenze si dovesse amministrare la giustizia a Moggiona e nella tenuta del S. Eremo contro qualunque debitore de'Camaldolensi.
La chiesa col popolo e distretto di Moggiona nel 1537 fu incorporata a quella del S. Eremo, cui fu destinato un cappellano amovibile, fino a che con notificazione del 22 novembre 1776 fu pubblicato il motuproprio del 21 ottobre, col quale il Granduca Leopoldo I dichiarò lo scioglimento della contea di Camaldoli; e che tanto il S. Eremo quanto Moggiona e la tenuta della badia a Prataglia d'allora in poi dovesse essere considerati sotto le condizioni medesime degli altri paesi e popoli del Granducato.
Gli abitanti di Moggiona ritraggono una misera sussistenza dai lavori di faggio per barili, bigonce, ed altri utensili campestri e da cucina, non che dalle opere ch'essi fanno nell'abetina di Camaldoli; come per es., nel taglio dei vecchi abeti, nella piantagione dei nuovi, nel traino de'fusti, nei lavori di strade, e i quelli di una campagna alpestre, il cui maggior frutto si riduce a castagne e piccoli armenti di pecore e ad un assai discreto numero di majali.
La popolazione della parrocchia de'SS. Jacopo e Cristofano a Moggiona nel 1833 contava 458 abitanti.

lunedì 1 dicembre 2008

Coluccio Salutati e l’invenzione dell’Umanesimo

Chi era Coluccio Salutati, quali ruoli ha avuto all'interno della società fiorentina del tempo, quale opera o documentazione ha lasciato ai posteri?
Una mostra ci ricostruisce Coluccio Salutati ed è, ad oggi, uno dei primi studi organici sul Cancelliere della Repubblica fiorentina dal 1375 al 1406, sul personaggio centrale nella cultura fiorentina dell'ultimo quarto del Trecento e 'inventore' dell'Umanesimo.
Grandissima la documentazione storica raccolta dai curatori, per questa mostra.
Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni: Vita, Opere, Biblioteca, Officina.

Coluccio Salutati e l’invenzione dell’Umanesimo
Biblioteca Medicea Laurenziana
Piazza San Lorenzo 9, 50123 – Firenze
Dalla domenica al venerdì, dalle 9.30 alle 13,30. Sabato chiuso
dal 2 novembre 2008 al 30 gennaio 2009
chiuso il sabato, 25 dicembre 2008, 1 gennaio 2009
tel. 055 290184; e-mail: eventi@operadarte.net



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