giovedì 31 luglio 2008

Le "banane" del vinaio fiorentino? Finite !!

Ho "scoperto" questa foto sul web di Andrea LD che ritrae un cartello (Firenze è famosa per i cartelli) vedi il post "Il giornalaio di San Lorenzo nel 2008", nel quale viene descritta la necessità di una meritata vacanza anche per i ristoratori!

mercoledì 30 luglio 2008

Firenze vista dall'Arno

E' un'esperienza esaltante, e pensare che una quindicina d'anni fa nessuno si sarebbe sognato di girare in Arno con la barchetta per paura della puzza e delle infezioni.
In tutto il periodo estivo, è possibile fare un giro sulle antiche imbarcazioni dei renaioli, che un tempo venivano utilizzate per togliere la rena dai fondali, poi portata a riva ed utilizzata per la muratura e l'edilizia.
L'accesso alle barchette dei renaioli (navicelli) è sul letto dell'Arno sulla riva destra, tra Ponte alle Grazie e Ponte Vecchio, nel Lungarno Diaz.
A tutti sembra di conoscere Firenze, ma da quella prospettiva è davvero tutto molto diverso e curioso. Uffizi, Ponte Vecchio, Corridoio Vasariano sembrano innalzati proprio per il visitatore ed in particolare regna il silenzio.
Si vedono anche la Chiesa del Limbo, S. Jacopo sopra Arno, Ponte S. Trinita, Palazzo Corsini e gli altri monumenti e palazzi che hanno fatto la storia di Firenze.
Il tramonto è uno dei momenti più emozionanti.

lunedì 28 luglio 2008

Il "murales" di Viale Filippo Strozzi




Non è ancora terminato e ci riserva già delle belle sorprese. Senza entrare nel merito del perché, quello se vorranno ce lo potranno spiegare gli autori o i committenti, il "murales" che si sta pian pianino completando in Viale Filippo Strozzi ha qualcosa di particolare.
Una grandissima Piovra inonda con i suoi tentacoli la città?
Le nutrie invadono gli scantinati?
Strani mostri salgono sopra i tetti di Firenze?

Qualunque sia l'interpretazione gli autori sanno ciò che fanno, il tratto è sicuro e i colori sono belli.
Vediamone alcuni scatti, in attesa della completa realizzazione.

Buon lavoro ragazzi e fatevi sentire, fateci partecipi della vostra idea.

venerdì 25 luglio 2008

La numerazione civica di Firenze



Nel centro storico di Firenze la numerazione stradale segue un particolare sistema con numeri rossi e blu: i numeri rossi vengono assegnati alle attività commerciali, quelli blu agli edifici residenziali. Succede così che nella stessa via esistano due numeri uguali corrispondenti a edifici diversi, ma uno contrassegnato con il blu e uno con il rosso. Le due numerazioni quindi non procedono di pari passo e talvolta possono essere spaiate anche di decine di metri.
E poi sapevate che la numerazione delle strade a Firenze segue il corso dell’Arno? Infatti nelle strade parallele al fiume la numerazione è crescente secondo il corso del fiume, mentre in quelle perpendicolari il numero più basso sarà sempre quello.
La direzione delle aree di circolazione è: per quelle parallele al fiume Armo, da monte a valle; per quelle trasversali e poste sulle riva destra, dall’Arno verso nord e per quelle poste sulla riva sinistra dall’Arno verso sud.

Regolamento per la toponomastica
Deliberazioni del Consiglio Comunale n. 135/24 del 10.03.2003 e n. 3 del 06.02.2006

Per le aree di circolazione tipo piazza dal punto più vicino all’Arno posto a monte, in senso antiorario, per quelle poste sulla riva destra e, in senso orario, per quelle poste sulla riva sinistra. Salvo quanto disposto dal nuovo codice della strada le targhe toponomastiche dovranno riportare per esteso l’onomastica del toponimo. Le targhe, all’interno della cerchia dei viali e in alcune zone di particolare pregio paesaggistico, dovranno essere di marmo o ceramica affisse a muro o su palina.
Art. 13 Le aperture poste sulle aree di circolazione sono contraddistinte da numerazione civica nera. L’attuale numerazione civica rossa resta valida fino ad esaurimento. I criteri per la numerazione civica delle aperture poste nelle aree di circolazione sono:
nelle tipologie via, viale, ecc. le aperture sono contraddistinte da numerazione civica continua, dispari sul lato sinistro, pari sul lato destro;
nelle tipologie piazza, largo, ecc. la numerazione sarà continua.
L’inizio della numerazione civica farà riferimento ai criteri indicati per le direzioni delle aree di circolazione. Quando si rende necessario, le aperture su strada potranno essere contraddistinte da un numero con l’aggiunta di un esponente alfabetico. Le aperture poste all’interno di quelle su strada e non direttamente accessibili, saranno contraddistinte con il numero dell’apertura su strada con l’aggiunta di un esponente numerico più vicino al nostro corso d'acqua.

mercoledì 23 luglio 2008

integro il post sulla "Finocchiona"

Ho letto negli ultimi tempi alcune teorie sul fatto che la "finocchiona" della quale avevo parlato qualche mese fa nel post "La Finocchiona" e le sue origini, che il modo e la maniera di confezionare e condire questo salume provenga dalla terra del Chianti. Precisamente tra Greve e l'Impruneta.
La curiosità non cambia la sostanza del buonissimo prodotto della Toscana tutta ed in particolare si può precisare che la tipica variante fiorentina di cui avevamo parlato, la "Sbriciolona", ha una particolare lavorazione da parte del maestro "Norcino", quella cioè di essere lavorata completamente a mano e tagliata con il coltello, pezzetto per pezzetto, modo in cui all'interno l'insaccato non rimane completamente compatto, ma si sbriciola all'affettatura.
La leggenda delle spezie che "confondevano" gli acquirenti di vino di scarsa qualità ha sicuramente un fondamento che ritrova nella Finocchiona una parte fondamentale, che rende oltremodo credibile il termine "Infinocchiare" che ha un doppio significato: il primo condire con semi di finocchio, il secondo interessante per noi, imbrogliare, raggirare.

martedì 22 luglio 2008

AD 1532 - La fine della Repubblica Fiorentina

L'anno 1532 è stato un anno di fondamentale importanza per la città di Firenze, uno di quegli anni in cui cade un mito per la nascita di una nuova realtà.
In questo caso la Repubblica Fiorentina, dopo l'assedio e l'entrata a Firenze delle truppe imperiali, decade per lasciare il posto al Principato.
Partiamo però dall'anno 1931, anno in cui Donato Giannotti scrive il suo trattato sulla Repubblica Fiorentina e quando il 5 luglio 1531 Alessandro de' Medici rientra a Firenze.
Il giorno successivo, nel Salone dei Cinquecento, avviene la lettura del rescritto imperiale di Carlo V del 28 ottobre 1530.
Rientrato Alessandro a Firenze, inizia un processo di trasformazione politica ed amministrativa nella gestione della città e del contado.
Riforma delle istituzioni della Repubblica Riorentina e istituzione del principato;
Abolizione della distinzione delle Arti in Maggiori e Minori;
Creazione del Consiglio dei Dugento e del Senato dei Quarantotto;
Elezione di Alessandro dei Medici a Duca della Repubblica Fiorentina.

Nel susseguirsi delle riforme pubbliche, anche qualche cambiamenti privato fu in auge, come ad esempio il duca Alessandro che il 1 maggio 1532 lascia il palazzo di famiglia, va a sentire messa a S. Giovanni e prende possesso del Palazzo della Signoria.

Un anno da "dimenticare" per i sostenitori della Repubblica, Piero Soderini avrà pianto su queste riforme, e un anno glorioso per i sostenitori dei Medici come signori assoluti della Firenze rinascimentale, senza considerare che, benchè repubblica, la famiglia del Mugello aveva una fondamentale e strategica influenza anche nel secolo precedente.

lunedì 21 luglio 2008

Leonardo Pieraccioni - Gino della Marta

Ogni tanto fa bene anche ridere. Questo è un fondamento della comicità fiorentina. In realtà più per i fiorentini che per altri, rappresenta un personaggio emigrato dal sud e che non ha mai appreso definitivamente il dialetto e la parlata di Firenze. Storpiature di parole integrate alle battute di Pieraccioni, diventano frasi da imitare e da raccontare agli amici.
Buon divertimento!!

domenica 20 luglio 2008

Così è cambiato il fiorentino...

Simpatica inchiesta sulla parlata fiorentina di Giulia Righi e Federica Sanna, su come cambia e su come diverrà la nostra lingua, interviste e termini dialettali scomparsi nell'articolo apparso sul "Il Reporter".
Eccone un estratto:

Passa il tempo e cambia tutto, anche la parlata fiorentina. La lingua parlata dai nipotini di Dante sta subendo piccole e grandi trasformazioni, perlopiù impercettibili nell'immediato. Ma gli anziani si sono accorti che nessuno dice più "uscio" o "pastrano", ma "porta" e "giubbotto".
Come vu’ parlahe? Il fiorentino ieri e oggi. “Ma indo’ tu s’è andaho?”. “Icché si fa stasera? Siee, chello gli è grullo”. C’è poco da fare, è proprio buffa la parlata fiorentina. Per chi la ascolta, e a Firenze non ci è nato, riesce ad avere sfumature comiche anche in bocca ad una persona seria impegnata in un discorso altrettanto serio. E alzi la mano chi non è mai stato preso in giro per le sue “c” aspirate da un forestiero che provava goffamente a fargli il verso, riuscendoci poco e male, perché la gorgia (ovvero ciò che rende “antiphathiho” un “antipatico”) fa parte del dna del capoluogo tanto quanto l’Arno o il Battistero.

Leggete l'articolo completo "Così è cambiato il fiorentino"

venerdì 18 luglio 2008

Un fiorentino appollaiato..

Scrivo di particolarità fiorentine di ogni tempo e di ogni tipo e pertanto anche di iniziative che destano una certa curiosità.
Voglio precisare che questo blog contiene solo curiosità e non entra nel merito di scelte politiche o all'interno di questioni sociali che necessitano di prese di posizione.
E' per questo che ieri (17 luglio 2008) passando dal Piazzale Michelangelo ed avendo letto la notizia nei giorni scorsi sulla stampa e sui media informatici, ho fatto una foto a Saverio Tommasi, "appollaiato" sopra un furgone e recintato da una rete a maglia fitta "sembrava quella per polli". Un ragazzo "accampato".

Gli ho rivolto alcune domande dopo essermi presentato:
- Ciao Saverio, tu sei fiorentino DOC?
- Si, certo. Figlio di genitori fiorentini ed anche i nonni lo sono.
- Tutti conoscono la tua iniziativa, quanto pensi di continuare ancora?
- Fino a stasera a cena. Avevamo previsto, con gli altri promotori dell'iniziativa, 3 giorni e 2 notti.
- Quando hai iniziato con precisione?
- Abbiamo iniziato il 15 al mattino.
- Quanto è stato difficile restare qui per questo periodo?
- Non particolarmente, ce la siamo cavata bene.

Ho trovato il Tommasi pimpante, sorridente ed in forma. Chi si fermava al piazzale dava un'occhiata a questo originale sistema di manifestare un'idea ed un pensiero.
Sarà l'inizio di una serie?

Questo il suo sito internet: www.saveriotommasi.it
Grazie Saverio per la tua disponibilità e per la tua simpatia.


giovedì 17 luglio 2008

Il "Coso"

Oh cosino! Icchè ttuffai!!?? Prendi qu'i' ccoso pe' cosare...

Potrebbe essere una frase di un datore di lavoro al proprio operaio! Strano eh?
Il "coso" a Firenze è un termine usato a più non posso. Sostituisce qualsiasi "cosa" appunto pur di non chiamarla con il proprio nome.
Si tratta in realtà di un modo di dire, in particolare quando non si ricorda il termine di una qualsiasi cosa o il nome di una persona o animale.

Tant'è vero che esiste un particolare aneddoto su questo modo di dire, è la storia della lavorazione del burro. Ve la racconto:

Parlando della burraia, e della lavorazione del formaggio, una certa Marchesa non ben specificata chiese:
- "Ma come si fa il burro?"
Il cappellano del paese, mentre gli altri rimasero tutti in silenzio disse:
- "Sora Marchesa, gli è facile: si prende un bel coso, bello tondo e abbastanza lungo, si bagna e s'infila per benino dentro una cosa co' i buco tondo...badi bene che questo buco dev'essere grande più o meno come 'i coso, se no e s'allarga, capito? Quando poi s'è infilato 'i coso nella cosa, si comincia a cosare in su e in giù, ma anche in giù e in sue, senza fermassi mai e anche fortino parecchio...un ci si deve stancare se no addio! Cosa che ti coso bisogna starci un bel pezzo per fare le cose per bene."

...chissà come si concluse la conversazione. La Marchesa avrà avuto sicuramente una buona impressione dal procedimento della fabbricazione del burro..

Il "Vohabolario Fiorentino" di recente pubblicazione lo definisce così:
COSO: Riferito a una persona o oggetto che non si conosce o che si vuole sminuire o del quale non si ricorda il nome proprio, “Passami codesto coso..”. Anche “Aggeggio” e “Trespolo”.


mercoledì 16 luglio 2008

Tubing sull'Arno


Solo un americano può avere il coraggio di entrare in Arno per questa impresa.. Molto divertente, non c'è dubbio, ma chissà quale disinfettante ha usato dopo per la doccia!!!
La sequenza è anche su YouTube!!

martedì 15 luglio 2008

Il Cittadino "fiorentino" Ideale secondo Macchiavelli

E' vero, ho aggiunto "fiorentino" perchè credo che proprio alla sua patria si riferisse quando scrisse parole nuove, idilliache, ottimistiche sul cittadino ideale in un'ottica militare del tempo.
Gli eserciti rinascimentali, è ormai noto, si componevano in maggioranza di mercenari, pagati con i soldi pubblici e con le gabelle del tempo. Machiavelli nella sua maggiore opera "Il Principe" pare eccessivamente ottimista rispetto alla situazione reale.
La Repubblica poneva tasse eccessive, non aveva milizie cittadine e i cittadini stessi avrebbero voluto essere protetti ma con meno spese per lo stato.
I fiorentini non sono mai stati guerrafondai. Amavano la pace, ne erano affascinati e coinvolti, amavano il lusso e il benessere, solo gli affari contavano; a conferma delle corporazioni che si crearono nel periodo storico con le Arti Maggiori e le Arti Minori che la facevano da padrone e che esprimevano sempre di più i politici della Repubblica fiorentina.

Dice Machiavelli:
Perchè degli uomini si può dire questo generalmente: che sieno ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de' pericoli, cupidi di guadagno; e mentre fai loro bene, sono tutti tua, offeronti el sangue, la roba, la vita, e figliuoli, come di sopra dissi, quando il bisogno è discosto; ma, quando ti si appresa, e si rivoltano.

Ecco dove era necessario porre un principe potente, ecco perchè un esercito residente, una milizia fiorentina composta da "Cittadini Ideali" secondo regole militari.
Tutto questo, in parte, succederà...

lunedì 14 luglio 2008

Quattrocento - Tentativo di romanzo

L'ho ricevuto in regalo e in questi giorni di vacanza non potevo che leggere questo "tentativo" di voler romanzare la nostra bella città ed il rinascimento.
Leggere una storia ambientata a Firenze è bellissimo quando si scorgono i luoghi nei quali si svolgono le scene, quando si individuano i particolari di una chiesa o di un palazzo storico.
Susana Fortes, l'autrice, non si è particolarmente esaltata, anzi ha confuso i nomi delle vie, le ha addirittura ricollocate, a volte, in luoghi assurdi.
Ha mescolato l'attualità con la storia, ha fatto riferimenti a volte improponibili, ma non mi sento di bocciarlo completamente, è stata infine una lettura piacevole.
Su Firenze dovrebbero scrivere i fiorentini...(o sono troppo campanilista?)

Riporto sotto la copertina:
Firenze, aprile 1478. Sono giorni terribili, quelli che seguono il fallimento della congiura ordita dalla famiglia Pazzi contro i Medici. Firenze è assetata di sangue, decisa a punire con la tortura o con la morte chiunque abbia partecipato alla cospirazione. Al sicuro nel suo palazzo, Lorenzo il Magnifico viene a sapere dei cadaveri gettati in Arno, delle decapitazioni, dei linciaggi. È la città intera che vendica la morte di suo fratello Giuliano e che si consegna nelle sue mani, rendendolo potente come non mai. Però Lorenzo non sa che i fili di quella congiura sono stati tirati da personaggi molto più influenti della famiglia Pazzi. E ignora di essere lui stesso un semplice burattino nelle mani della Storia...
Firenze, oggi. Sono in pochi a conoscere Pierpaolo Masoni, pittore rinascimentale dallo stile e dall'animo tormentato. E Ana Sotomayor, dottoranda in storia dell'arte, è arrivata a Firenze proprio per capire qualcosa di più su questo oscuro personaggio, che esercita su di lei un fascino singolare. Le sue appassionate ricerche si appuntano su uno dei quadri più controversi di Masoni, in restauro nei laboratori degli Uffizi, e su una serie di quaderni in cui il pittore racconta nei dettagli la propria esistenza e le vicende che hanno segnato la storia di Firenze alla fine del XV secolo, tra cui la congiura dei Pazzi. D'un tratto, però, Ana diventa oggetto di minacce e ricatti e si ritrova a temere per la propria vita e per quella delle persone a lei care. È chiaro che, nell'esistenza di Masoni, ci sono più misteri di quanti lei avesse immaginato. E che quei misteri, a distanza di oltre cinquecento anni, non devono comunque essere svelati...
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