domenica 30 gennaio 2011

Angelo Gatti, un uomo dimenticato

Ricevo volentieri (e lo ringrazio) questa recensione su Angelo Gatti. Me la invia  Pier Tommaso Messeri, laureando in Storia all'Università di Firenze. "Il Gatti, dice Messeri, dovrebbe essere ricordato dagli abitanti del Mugello anche perché è lo zio e tutore del famoso poeta Filippo Pananti, da lui più volte rammentato".
Ecco lo scritto:
La popolazione toscana non è stata grande solo nel campo artistico, letterario, musicale e sociale spesso si dimentica quanto è stato fondamentale nel campo medico l’apporto dei medici e scienziati nati e cresciuti nella nostra terra.
Tra questi il Dott. Angelo Gatti nato a Ronta in Mugello il 17 Dicembre 1724 da una agiata famiglia del luogo. Offrendogli il borgo natio ben poco in quanto a possibilità future, fin da adolescente venne messo a studiare nel Seminario Arcivescovile di Firenze, dove si avvicinò a materie teologiche studio che però non lo convinse ad intraprendere la carriera ecclesiastica, ma bensì ad iscriversi una volta uscito dal Seminario all’Università di Pisa come studente di medicina dove si laureò prestissimo e a venticinque anni subito lo vollero come professore nella stessa facoltà medica.
Insegnò medicina a Pisa per diciotto anni dopo di che iniziò a viaggiare per il nord Africa, la Grecia, l’Italia fino al momento in cui venne accolto in Francia preceduto dalla fama di grande scienziato, egli infatti si proponeva di prevenire una malattia che all’epoca costituiva un vero flagello il Vaiolo immunizzando le persone infettandole con sostanze purulente prelevate dai malati tramite l’inoculazione, dopo anni d’intenso studio ed esperimenti cercava di debellare una epidemia che molto democraticamente non risparmiava ne l’aristocrazia ne il popolo, quindi molti membri della popolazione d’oltralpe soprattutto all’interno della classe benestante accolsero il medico mugellano con grande entusiasmo. La scoperta di questo metodo di prevenzione dalla malattia che anticipava sul tempo quella dello Jenner con il suo vaccino, chiaramente dovette imbattersi all’inizio nella netta e ferma ostilità di alcuni medici che vedevano in questa innovativa pratica un affronto alla medicina tradizionale e nella stessa Chiesa che non poteva accettare una tale intrusione della scienza nei disegni divini relativi alla salute del singolo individuo. 
Ad aiutare il dottor Gatti ci pensò il barone Holbach che facendosi inoculare con i propri figli con esito soddisfacente dimostrò al popolo parigino l’utilità di tale pratica,ma a complicare la vita al medico toscano ci si mise il sorgere di una epidemia di vaiolo che in quel periodo durò più del dovuto e la colpa fu data all’inoculazione adoperata dal Gatti, fu infatti accusato formalmente dalle autorità statali e per lui dal punto di vista professionale si sarebbe messa male la situazione se proprio il sovrano di Francia non lo avesse riabilitato ordinandogli di inoculare il vaiolo ai cadetti dell’accademia militare. Venne così assunto come medico di corte in Francia, iscritto a numerose accademie scientifiche, insignito di onori e ordini cavallereschi, fu nominato professore emerito a vita dall’università di Pisa, scrisse in francese due trattati sulla propria scoperta: Riflessioni sui pregiudizi che si oppongono ai progressi e alla perfezione dell’ inoculazione nel 1764 e le Nuove riflessioni sulla pratica dell’inoculazione 1767 ( bisogna considerare che Jenner farà il suo primo vaccino nel 1796). 
Il Gatti riscosse anche onori nella sua Toscana sia come privato cittadino, ebbe un carattere mite e generoso e fu preso come tutore dei figli della sorella rimasta vedova fra i quali c’era Filippo Pananti che poi diventerà un celebre poeta dalla vita avventurosa, sia come medico infatti il 13 Maggio 1769 a Firenze compì l’inoculazione al Granduca Pietro Leopoldo e al famoso abate Fontana, nel 1774 inoculò il vaiolo ai giovani membri della famiglia granducale ricevendo dal Granduca una preziosissima tabacchiera d’oro, dovunque negli ambienti scientifici dell’epoca si parlava di lui e alla fine degli anni settanta del ‘700 si diresse con una sua nipote a Napoli dove venne fatto medico della famiglia reale, rimase nella città partenopea alla corte dei Borboni fino alla sua morte avvenuta il 18 Gennaio 1798.

giovedì 27 gennaio 2011

...tolta la statua di Clet dal ponte alle Grazie!

Ebbene si, la statua di Clet del Ponte alle Grazie è stata tolta. Non poteva essere altrimenti visto che si trattava di una provocazione e che l'installazione non era autorizzata. Io ne avevo parlato nel post "La nuova provocazione di Clet" e pubblicato la sua risposta "Il "dramma felice" di CLET", situazioni che hanno destato molta curiosità. 
Numerose le opinioni che si sono accavallate si questa "New Exibition", se ne è parlato in tutte le situazioni pubbliche. Internet e Facebook, quotidiani, blog e testate digitali; Clet può ritenersi soddisfatto se l'intenzione era quella di far parlare di se.
Ma l'inesorabile macchina amministrativa fa il suo corso e il 27 gennaio 2011 la statua non c'è più. E' rimasta appesa al ponte per circa 7 giorni, chi ha voluto l'ha vista, chi non era interessato ha oltrepassato il senso dell'arte e come ogni buon fiorentino, ha esclamato mentre la smontavano: .."e l'era l'ora!! 
Noi ne abbiamo parlato anche in radio e molti altri hanno fatto altrettanto. E' giusto anche divulgare il rispetto della legalità e dire che se le opere d'arte sono meritevoli, si può anche esibire con un'autorizzazione in tasca.
Ma Firenze è anche questo, provocazione e rispetto, protesta e apprezzamento, inciviltà e civismo, distruzione ed edificazione, anche dei sogni.
Qui finisce il "dramma felice" di Clet, ...immagino...per ora!!!

mercoledì 26 gennaio 2011

26 gennaio 429 - Traslazione delle reliquie di Zenobio

San Zanobi è vissuto nel IV secolo d.C. ed è stato un vescovo di Firenze.
E' il patrono principale dell'arcidiocesi fiorentina, assieme ad Antonino Pierozzi entrambi Santi della Chiesa Cattolica.
Veri e propri miracoli sono attribuiti a "Zenobio" (altro nome che si ritrova nei testi storici) durante il suo vescovado, la risurrezione del figlio di una pellegrina francese, testimoniato anche da una targa presente sulla facciata di Palazzo Valori e Altoviti, è uno dei più emblematici.
A Zanobi è dedicata la Colonna posta lateralmente al Battistero di San Giovanni, davanti alla porta nord. Ha un fusto in granito con sopra un albero in ferro e una croce. La leggenda ci tramanda che al passaggio delle reliquie del santo, che venivano trasferite dalla cattedrale di San Lorenzo a quella di Santa Reparata il 26 gennaio 429, un olmo secco sarebbe miracolosamente rinverdito quando le reliquie ne sfiorarono i rami. Da quel preciso istante cominciarono a spuntare nuove foglie verdi.
Il tronco di quell'albero fu in seguito utilizzato per scolpire un crocifisso che attualmente si trova nella chiesa di San Giovannino dei Cavalieri in via San Gallo. Altre fonti ci tramandano che lo stesso legno fu utilizzato per un dipinto del "Maestro del Bigallo", che raffigura le gesta del San Zanobi nella propria vita vescovile.
La colonna fu eretta in data imprecisata. Abbiamo notizie certe dal 1333 quando fu abbattuta dall'alluvione e successivamente ed immediatamente ricostruita. Sulla stessa colonna di granito vi è un'iscrizione che ricorda la leggenda di San Zanobi.
Negli ultimi anni, fno al 2009, la colonna è stata "oscurata" da un lunghissimo cantiere edile. Molti fiorentini non conoscono il vero significato per il quale la colonna è collocata in quella posizione, in passato aveva una funzione di delimitazione della zona di traffico con quella pedonale; erano infatti addossate alla stessa le catene di recinzione.
Dal 25 ottobre 2009 Piazza del Duomo e Piazza San Giovanni sono state pedonalizzate interamente, per questo la "Colonna di San Zanobi" è ora un punto di attrazione e di aggregazione storico-rievocativa, nonché punto di sosta turistica dei numerosi visitatori del Battistero di San Giovanni Battista.
Un'operazione storico-culturale importante, perché dal ricordo della nostra storia dipende la cultura del nostro futuro.

domenica 23 gennaio 2011

Il "dramma felice" di CLET

Dopo il precedente post dedicato alla provocazione di Clet, rimango piacevolmente sorpreso da questo artista quando risponde alle mie domande affrontando solo la parte artistica e del significato profondo della sua opera installata sul Ponte alle Grazie a Firenze.
Difficilmente gli artisti rispondono così gentilmente alle provocazioni.
E' così che condivido con tutti voi alcuni passi della sua risposta in modo che ognuno possa vedere l'opera per come è stata concepita:

"in opposizione alle sculture che solitamente rappresentano una personalità storica, un eroe, un santo... questa vuole essere un omaggio al uomo comune alle prese con il quotidiano, alla lotta di tutti giorni per andare avanti comunque.
Ogni nostro passo ci avvicina un po di più alla morte, però, vivere, vuole dire farlo lo stesso, questo passo. E quindi il dramma umano si concentra in questa contraddizione, vivere vuole dire andare verso la propria fine, non si può fermare il tempo come il fiume che scorre ininterrottamente, l'unica alternativa potrebbe essere di vivere il più pienamente possibile, con coraggio e un pizzico di leggerezza. 
La scultura del ponte alle grazie vuole essere un invito a fare un passo avanti, a vivere senza paura, con consapevolezza e leggerezza insieme, perché questo è vivere. E vuole rendere omaggio a tutti quelli che, nel loro piccolo, affrontano quotidianamente questo "dramma felice" che è la vita"...
 
Grazie CLET,  tienici informato...

venerdì 21 gennaio 2011

La nuova provocazione di Clet

Non si può rimanere indifferenti alla nuova provocazione di Clet. Quello che nella nottata tra il 19 e 20 gennaio del 2011 è stato installato sul Ponte alle Grazie a Firenze è una di quelle cose che colpisce, non per la sua intrinseca bellezza artistica (sulla quale ci esimiamo nel dare un'opinione), ma per la modalità con la quale si vuol fare notizia.
A Firenze, come in altre città d'italia conosciamo già Clet, questo artista transalpino che da anni vive e lavora a Firenze e che ha scelto questa città per le sue esternazioni artistiche non autorizzate.
Quel'è il messaggio di Clet? Come si pone di fronte all'opinione pubblica? e alle istituzioni?
Per i meno avvezzi alle scorribande notturne e alla interpretazione filosofica dell'arte, ci piacerebbe che qualcuno più dotto di noi desse un'opinione qualificata.
Dopo i cartelli stradali, che diciamo la verità, sono risultati molto simpatici a tutti, Ponte alle Grazie ha avuto  un nuovo inquilino. Un uomo con una gamba ancorata al ponte e l’altra protesa nel vuoto.
Cos'è una sfida? Un suicidio? Un cieco? oppure come ha interpretato qualcuno: un uomo che sfida la gravità?
Il pittore e scultore francese è un provocatore nato, la città è stata tappezzata di figure stilizzate in posa da crocifisso e (dice), che poche settimane fa era riuscito ad appendere un suo autoritratto nel museo di Palazzo Vecchio.
L'uomo di Ponte alle Grazie è un'opera d'arte, rende l'idea di ciò che potrebbe mancare a Firenze nel campo dell'arte contemporanea, integrazione di antico e moderno, di vecchio e nuovo, di sobrio e provocatore.
Insomma Clet, le tue invenzioni e le tue opere hanno una missione, un invito; faccelo sapere!

martedì 18 gennaio 2011

Il Risorgimento in 150 film

Sono iniziati con numerose iniziative, i festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia anche a Firenze ed in Toscana. Una delle iniziative promosse dalla Regione Toscana vede l'Istituto Gramsci Toscano ed il Gruppo Toscano del Sindacato critici cinematografici.
Si apre infatti il 24 gennaio al cinema Odeon con "Viva l'Italia" di Rossellini e si chiude il 25 febbraio con "La Grande guerra" e "Le Rose del deserto" di Monicelli. 
Si tratta di una rassegna cinematografica che rivisita gli anni del Risorgimento e i primi del Novecento per celebrare il 150mo anniversario dell'Unita' d'Italia. La manifestazione non si limita solo alla proiezione di film ma si estende al pubblico con dibattiti e documentari, intercalati da un'analisi critica di esperti. Non ci sara' il "Noi credevamo" di Martone perche' appena passato nelle sale, ne' il "Gattopardo" del 1963 diretto da Luchino Visconti, cui sara' dedicato uno spazio in un'altra iniziativa legata al 150mo, ma i titoli parlano da soli circa il quadro che verra' esplorato: "Senso" di Visconti, "Piccolo Mondo" Antico di Soldati, i "Vicere' di Faenza", "Cuore" di coletti, il "Piave mormoro" di Guerrasio, e molti altri.
Scarica il Programma da Firenze Curiosità.

venerdì 14 gennaio 2011

VISIBILIARS, DENTRO E FUORI L’IMMAGINE

Ho partecipato volentieri al Vernissage del 13 gennaio 2011 per l'evento "Adotta un artista".
“Adotta un artista”… Quando Arte e Marketing si fondono, fino al 27 gennaio 2011 al Complesso Ex Carcere Le Murate, Piazza Madonna della Neve, sale delle vetrate.
Il titolo della manifestazione è VISIBILIARS, DENTRO E FUORI L’IMMAGINE ed è curato da Valerio Dehò per HEYART, l'evento è patrocinato dal Comune di Firenze.
E' un connubio perfetto di arte e marketing rivolto alle aziende toscane, e non, che intendono promuovere la loro attività commerciale e al contempo sostenere un artista emergente. “Adotta un artista” è un esempio unico di alleanza nel rapporto tra arte e impresa per un’ iniziativa che ha un triplice obiettivo: Promuovere e sostenere la comunicazione dell’immagine delle aziende, promuovere il lavoro degli artisti, accrescere l’apprezzamento della cultura contemporanea sul territorio. Un “contenitore” che prevede tre fasi di realizzazione legate a tre espressioni artistiche diverse: fotografia, pittura e scultura. Ad ogni fase partecipano otto aziende e otto artisti, per un totale complessivo di 32 artisti “adottati” dalle rispettive aziende, che per un anno saranno a disposizione delle stesse, ai fini di una collaborazione per la creazione, o al rinnovamento, dell’immagine aziendale, al rinnovamento di una linea di prodotti, del marchio, del sito, della comunicazione visiva dell’azienda, ecc..
Abbiamo sentito il curatore Valerio Dehò insegnante di Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, personaggio di spicco nell'ambito dell'arte che ci spiegava il rapporto tra i fotografi e la fotografia con le aziende che sono state associate in questa occasione; un nuovo rapporto con il mecenatismo, un rapporto futuro di disponibilità degli artisti nei confronti di aziende propense a finanziare l'arte.
Gli artisti, in questo caso fotografi, ma nelle prossime edizioni saranno pittori e scultori, non hanno un preciso rapporto con l'azienda alla quale sono stati associati, non è una scelta sociopolitica, è un nuovo modo di mettere in contatto l'arte con le aziende, un nuovo modo di mettere in contatto Arte e Marketing.
Particolarmente interessante il lavoro di Roya Amini, iraniana che ha completato il suo percorso di studi a Teheran e poi trasferita a Firenze. Si nota particolarmente la differenza espressiva, la condizione della donna nella semplicità della vita vissuta. Interessanti sono i contenitori in cui rinchiude le donne, nei loro gesti quotidiani. Espressioni intime, sicure, al riparo da imposizioni, la libertà immortalata in un'immagine. 
Promotrice dell'evento l'Associazione Hey art. Associazione culturale costituita da artisti, storici dell’arte e addetti ai lavori, il cui intento è quello di dare spazio ai nuovi talenti emergenti, in un’ottica di valorizzazione del panorama culturale e artistico. Heyart nasce e s’inserisce come trait d’ union tra l’artista e il pubblico, proponendosi come luogo d’incontro e aggregazione nel nome d’ interessi culturali.
www.heyart.it
www.gianlucarosucci.it

giovedì 13 gennaio 2011

Le curiosità di Pitti Uomo n. 79

In questi giorni si svolge a Firenze Pitti Immagine Uomo numero 79. Quest'anno non sono mancate le trasgressioni e le particolarità:
La più importante in termini di comunicazione è la presentazione del Calendario in occasione di Pitti Uomo 2011 durante un dibattito pubblico che si terrà giovedì 13 gennaio 2011 alle ore 18 presso lo spazio Alcatraz della Stazione Leopolda di Firenze.
Le dodici fotografie che ritraggono 12 pubi femminili sono immortalati da Oliviero Toscani il Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale. Il rapporto tra le foto e la Pelle Conciata al Vegetale sta ad esaltare la naturalità del trattamento che viene praticato alla pelle.
L'altra, altrettanto impegnativa, l'allestimento di una chiesa dentro gli stand, con appeso ad una parete in dipinto di Cristo sulla croce vestito. Numerose le polemiche e devo dire che se Cantarelli, il marchio che ha realizzato questo particolare stand, voleva far parlare di se e della sua moda ci è riuscito! "'Perdona loro perchè non sanno quello che indossano" è lo slogan.
Presenti anche i Comitati "NO TAV" con manifestazioni e distribuzione di volantini.

martedì 4 gennaio 2011

L’Angelo ribelle

Il gesto dell’ombrello si sa, ha sempre il suo “fascino”, di sicuro suscita un certo scalpore quando viene fatto da un angelo. Sul portale della porta minore di destra guardando la facciata del Duomo di Firenze, ultimo di una serie di angioletti molto espressivi pare risolvere molte discussioni.

 Non è il solo angelo che osò ribellarsi all’ordine divino. A differenza del portale di sinistra dove sono rappresentati da Giovanni Paganucci alcuni angeli con i simboli della passione, i fratelli buoni insomma, questi angeli in altorilievo fanno parte della serie definita gli “Angeli dell’Apocalisse”, realizzati da Emilio Gallori e Cesare Zocchi intorno al 1880.
Il portale di destra della facciata del Duomo infatti, fu realizzato in tempi successivi rispetto agli altri due, e riconosciamo una discreta differenza espressiva in tutte le realizzazioni, compresa la porta in bronzo.
Gli Angeli dell’Apocalisse sembrano raccontare una storia, si sono prestati negli anni ad invenzioni fantasiose, ad invenzioni ed a novelle raccontate dai nonni ai propri nipoti, proprio perché ad ogni angelo possiamo assegnare un’espressione emotiva diversa, fino a raggiungere colui che in assoluto evoca la ribellione, il suo gesto è l’emblema del rifiuto e della conclusione del discorso; l’Angelo ribelle!
In verità dovremmo anche porci di fronte all’aspetto della sofferenza delle rappresentazioni degli Angeli dell’Apocalisse e soffermarsi infine sull’Angelo ribelle; osservandolo da una prospettiva diversa, cioè cercando di guardarlo negli occhi, si nota la stanchezza, la volontà esplicita di appoggiarsi a qualcuno a qualche cosa, per alleviare la pesantezza della vita.
Una delle storielle che tutt’oggi si raccontano ai piccini, parla degli Angeli tutti a pranzo insieme in un bel ristorante del centro storico fiorentino. Quando a fine pasto iniziarono a dibattere su chi dovesse pagare il conto, tutti iniziarono in sequenza lo scaricabarile verso l’angelo successivo fino a raggiungere l’ultimo che “cordialmente” non proferì nessuna parola e mandò tutti quanti a quel paese. Se, al posto del conto del ristorante, mettiamo il conto dei lavori della facciata del Duomo, si potrebbe ricostruire la stessa identica conclusione.

sabato 1 gennaio 2011

Nasce oggi Lorenzo de' Medici detto "Il Magnifico"

Lorenzo de' Medici nasce il 1 gennaio 1449 a Firenze. Detto poi il Magnifico è stato un protagonista dell'amministrazione cittadina nel periodo del magnifico splendore rinascimentale. La sua signoria di fatto della repubblica di Firenze fu per la città un'epoca unica e segnò il primato dei Medici nel panorama politico italiano. Oltre a essere un grande politico e generoso mecenate, si devono alle sue commissioni molte delle opere di quel periodo, ebbe inoltre una copiosa produzione letteraria che si divide in tre fasi: quella anteriore alla presa del potere, con le Rime petrarchesche e quella del 1470-84 col dialogo filosofico Altercazione e quella segnata da una vena malinconica, tra cui la Canzone a Bacco.

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