lunedì 30 maggio 2011

La "Camerata de' Bardi"

Quando quel gruppo di nobili nel XVI secolo si incontrava a casa del Conte Giovanni de' Bardi a Firenze per discutere, con una passione allarmante, di  musica, recitazione ecc.., in modo del tutto involontario, fece nascere l'Opera.
Erano incontri informali ma carichi di cultura per la musica ed il teatro. Il conte Giovanni Bardi, abitava a Firenze, nel palazzo in Via de' Benci, dove per sua iniziativa si tenevano le riunioni. Quella del 14 gennaio 1573 della quale si ha notizia è attribuita come la prima. 
Oltre al conte Bardi, altri intellettuali, drammaturghi e musicisti come, Ottavio Rinuccini, Vincenzo Galilei, padre di Galileo, Emilio de' Cavalieri, Jacopo Peri, Giulio Caccini,  e Girolamo Mei partecipavano agli incontri.
La Camerata de' Bardi riportò ai fasti di un tempo la dramamturgia greca, sviluppandone in senso teatrale e recitativo il canto e la cadenza.
Ecco quindi la creazione del Teatro in Musica, ecco quindi l'Opera Lirica.
Firenze al centro della cultura!

lunedì 23 maggio 2011

Muore oggi Savonarola

Il frate domenicano Girolamo Savonarola, che si era guadagnato un largo seguito nella città predicando con grande vigore contro il lusso della signoria medicea e la politica nepotistica del corrotto pontefice Alessandro VI termina la sua vita sul rogo, per mano dei suoi stessi concittadini. Il governo popolare da lui instaurato nella repubblica fiorentina spinge le famiglie patrizie e i sostenitori dei Medici a coalizzarsi contro di lui. Nel 1498 le famiglie aristocratiche più potenti riescono a isolare Savonarola ed a farlo condannare come eretico. Il 23 maggio 1498 una breve processione porta Savonarola e due suoi compagni dal Palazzo della Signoria ai gradini della catasta eretta in piazza.

mercoledì 18 maggio 2011

Alessandro Adimari, il Concettismo ed il Calcio fiorentino

Mettere sullo stesso piatto Alessandro Adimari, il Concettismo ed il Calcio fiorentino può apparentemente sembrare un azzardo. Il parallelismo tra il poeta lirico marinista e letterato con il Concettismo è evidente, l'associazione al Calcio fiorentino, quello storico s'intende, ne è una estensione culturale.
Alessandro Adimari nasce a Firenze nel 1579, fu un letterato e poeta lirico marinista. Gli Adimari erano una famiglia di Parte Guelfa ed il periodo storico portava il poeta ad avvicinarsi alle stravaganze del barocco. Tradusse le Odi di Pindaro, le Neniae di Giovanni Pontano e i Proverbi morali di Alonso de Barros. Seguiva uno specifico stile letterario, il Concettismo, caratteristico della letteratura barocca spagnola della fine del XVI secolo inizio XVII.
Alessandro Adimari non sdegnò comunque di scrivere su uomini e cose del suo tempo e lo fece scrivendo nove serie di cinquanta sonetti. Ogni serie è dedicata ad ognuna delle nove Muse. Quella dedicata a Calliope ci porta al collegamento con il Calcio fiorentino a cui è dedicato il XXXI sonetto:
Oh voi, che in sen della città del Fiore, nel suol, ch'ha suon di Croce, e di tormento, volgete un otro, ove è rinchiuso a stento, un fiato che vi sembra aura d'onore,
Questo globo, entro informe, e bel di fuore, è del Mondo il model voto al contento, seguiam tutti un pallon, ch'è pien di vento, da cui si tragge sol polve e sudore.
Ecco uno avido il cerca, altri l'attende, un lo spinge, un l'innanza, altri l'atterra. Poscia offeso è quei più, che più l'atterra. Oh giuoco orma del vero! ognun fa guerra con quest'Orbe mortal, ma chi l'intende li da CALCI, e via lo CACCIA in terra.

E' la lotta della vita, sono le difficoltà che gli uomini devono superare, così come il Calciante che sa prendere parte completamente al gioco e meglio combattere per colpire il pallone, ...da cui si prende soltanto polvere e sudore...

venerdì 6 maggio 2011

"La Visione di Ezechiele" di Raffaello Sanzio

Raffaello Sanzio dipinge la Visione di Ezechiele tra il 1516 ed il 1518. Lo fa con una prospettiva diversa dalle classiche rappresentazioni dell’epoca. L'impostazione del dipinto è leggera e non inserisce al suo interno un riferimento prospettico classico. Pochi sono i soggetti che possono dare un riferimento dimensionale, un metro di misura, uno di questi è un albero inserito in una riva di mare o di lago.
E’ un’opera realizzata con olio su tavola di piccole dimensioni, circa 40 per 30 centimetri ed è conservato alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti.
Fu in un primo momento attribuita a Giulio Romano su disegno di Raffaello ma successivamente attribuita a pieno titolo allo stesso maestro.
Vasari la descrive così: "un Cristo a uso di Giove in cielo e d’attorno i quattro Evangelisti, come gli descrive Ezechiel; uno a guisa di uomo e l’altro di leone e quello d’aquila e di bue, con un paesino sotto figurato per la terra, non meno raro e bello nella sua piccolezza che sieno l’altre cose sue nelle grandezze loro".
Leggendariamente ispirata nella composizione da un rilievo su un sarcofago romano con il Giudizio di Paride a villa Medici, l’opera vuole la visione del tetramorfo da cui derivano i simboli dei quattro Evangelisti. Ezechiele, il profeta, è rappresentato minimamente sulla lingua di terra investito da un raggio di luce che traspare dalle nuvole. Essi volle rappresentare la sfolgorante apparizione nel cielo di Dio.
Due putti che gli reggono le braccia distese e l'angelo di san Matteo. Sotto il leone alato di san Marco, il bue anch’esso alato di san Luca e l'aquila di san Giovanni.
La luce del dipinto proviene da una schiera impressionante di cherubini che si confondono dissolvendosi con le nubi ed illuminano alle spalle i soggetti principali.
Nel 1984 fu eseguito un esame rifletto grafico sul dipinti. Lo stesso rivelò in primis l'alta qualità dell'opera ed il respiro grandioso della composizione. Rivelò inoltre che la pittura corrispondeva perfettamente con il disegno originario di sottofondo, fatti che portarono a confermare la rispondenza e l’attribuzione a Raffaello Sanzio.
Recentemente un ritrovamento dello stesso capolavoro mette in dubbio l’originalità di quello custodito a Firenze. Lo stesso appartiene ad un collezionista privato veneziano. L’originale ha però una storia di collezionismo e di passaggi di proprietà con tanto di documentazione certificata, fin dalla committenza della famiglia Ercolani di Bologna a Raffaello, al dono che gli stessi Ercolani ne fecero al granduca Francesco I de' Medici, ad un inventario del 1589.
Ecco quindi che torna alla ribalta un altro capolavoro, un altro caso da gossip si sostituisce alla passione ed al piacere di godere dell’arte. Resto della mia opinione, la divulgazione del bello dovrebbe avere un’etica, un’educazione civica artistica che a mio parere non è ancora ben radicata nel nostro paese.

giovedì 5 maggio 2011

Muore oggi Gino Bartali

È il 5 maggio del 2000 quando, a Firenze, a 86 anni, si spegne una delle grandi leggende del ciclismo italiano: Gino Bartali. Nato nel 1914 a Ponte a Ema (FI) aveva iniziato la sua carriera nel mondo del ciclismo professionistico nel 1935 conquistando il titolo di campione d'Italia. La sua carriera è durata fino al 1954, e ha collezionato una serie imporessionante di vittorie, due Tour de France: 1938, 1948; 3 Giri d'Italia: 1936, 1937, 1946; 4 Milano-Sanremo: 1939, 1940, 1947, 1950; 3 Giri di Lombardia: 1936, 1939, 1940, e molte altre ancora. Uomo burbero ma schietto, chiamato Ginettaccio dagli amici, è stato un vero campione del ciclismo eroico ne gli anni caratterizzati dalla corretta rivalità tra lui e Coppi. Su Bartali e le sue imprese (la più nota è la vittoria al Tour del 48 "richiesta" da De Gasperi dopo l'attentato a Togliatti) sono stati scritti libri, articoli e canzoni, come quella di Paolo Conte.

martedì 3 maggio 2011

Nasce oggi Niccolò Machiavelli

Diplomatico, uomo politico, storico, grandissimo teorico della politica Niccolò Machiavelli, nasce a Firenze il 3 maggio del 1469. Il suo pensiero - sia sulla "ragion di stato" che sulle costituzioni repubblicane - è stato immensamente influente nella storia del pensiero politico. Ricoprì diverse cariche pubbliche nella repubblica fiorentina e svolse delicate missioni diplomatiche in Francia (1504, 1510-11), presso la Santa Sede (1506) e la corte imperiale di Germania (1507-1508), che gli diedero la possibilità di conoscere varie forme di governo. Tutto questo portò alla stesura della sua opera più famosa, "Il Principe" (s critto negli anni 1513-14, ma pubblicato nel 1532), nel quale sono definite le qualità necessarie a un principe per conquistare e conservare uno stato, e per ottenere il rispetto dei sudditi. La fama di Machiavelli è soprattuto legata al "Principe" ma la sua vera opera politica sono "I Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio", che hanno segnato la storia delle repubblicanesimo, e le cui teorie risuonano ancora nella costituzione degli Stati Uniti. Negli ultimi anni della sua vita si ritirò nella sua proprietà a Sant'Andrea, in val di Pesa. Morì il 21 giugno del 1527.
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