lunedì 31 marzo 2014

Perchè la "leggenda" di Anselmo è vera...

Quante deviazioni vengon poste quando trattasi di riportare fatti raccontati di un passato così adorato... quasi a voler che ciò che succedeva fosse a dovere di metterlo ad elevazione culturale.
Giovanni Cavalcanti cita nelle sue Istorie fiorentine la storia relativa ad un personaggio, del quale non si trova traccia del nome. Le Istorie fiorentine furono scritte nella prima metà del XV secolo, e con successive divulgazioni è stato anche aggiunto un nome al semplice fiorentino protagonista della brutta storia che lo riguarda.
La leggenda di "Anselmo" (a questo punto le virgolette stanno sul nome) diventa quasi vera e invito tutti a leggerla con simpatia e ad alleggerirla con un mio precedente post, scritto consultando testi più recenti.
Buona lettura.

"Come nella via del Cocomero fu un cittadino che sognò che un leone gli mordeva la mano, e che si moriva; e tornògli vero.
E’ si vede che questa nostra vita, la quale tanto cara tegniamo, e in cui tutta speranza abbiamo posta, è appiccata a tanta debilità di filo, che dalla vanità de’ sogni non può alcuna difesa nè resistenza fare. Io udii da un maestro Francesco di ser Conte, cerusico e discepolo del grandissimo cerusico maestro Lodovico, il quale mi fece autentica fede, come s’era ritrovato, con tutti i medici, a correre a casa un nostro cittadino nella via del Cocomero. Questo cittadino sognò che un leone gli mordeva la mano, e di quello morso si moriva. Seguendo la mattina del fatto sogno, e andando alla bottega, per lo quale andamento capitò in sulla porta di Santa Maria del Fiore, che risponde al principio della via del Cocomero: in su quella, per adornezza della porta di marmo, v’è due leoni scolpiti; del quale all’uno il detto sognatore la mano gli mise in bocca, dicendo: Io voglio che il sogno faccia suo corso, acciocchè io esca di sì perverso immaginamento, e sarò libero dal tristo annunzio. Uno scorpione essendo entrato per la frigidità del marmo, in quella bocca, a quello sognatore punse quel dito che sta per confino in mezzo di tutta la mano; il quale morso fu di tanta amaritudine, che per tutti que’ medici riparo non si potè trovare che la vita dalla puntura non fusse in quel medesimo dì soperchiata e vinta: e così il sogno fu vero profeta, e la ciancia la somma cagione di si inopinata e mai più sentita morte. Non ostante che questo non sia obbligato nelle nostre promesse a descrivere, lo narro per prova della predetta visione del conte Oddo; conciossia cosa che le prove de miracoli i mostrano con le prove delle cose miracolose."
(Giovanni Cavalcanti – Istorie fiorentine, Cap. XIII)

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lunedì 24 marzo 2014

Il Bando del "cocomero"!

E' proprio vero che Firenze va ammirata guardando in aria, anche per un "fiorentino" spesso vi si rivelano belle sorprese, come questo Bando del 1762 che vieta di vendere "cocomeri e poponi" situato in angolo del Palazzo Strozzi con Via degli Strozzi; lo riporto integralmente:

GL’ILL. SS. CAPITANI DI PARTE DELLA CITTA’ DI FIRENZE IN ESECUZIONE DI BENIGNO RESCRITTO DI S.M.L. DEL DI 6 OTTOBRE 1762. CON IL PRESENTE PUBBLICO EDITTO PROIBISCONO A TUTTI I COCOMERAI POPONAI FRUTTAIUOLI FERRAVECCHI RIVENDITORI E BARULLI E A QUALUNQUE ALTRO GENERE DI PERSONE DI STARE A VENDERE E RIVENDERE FRUTTE PANNI FERRIVECCHI E QUALUNQUE ALTRA SORTE DI ROBE NELLA PIAZZA DEGLI STROZZI SOTTO PENA AI TRASGRESSORI DI LIRE 5 PER CIASCUNO E CIASCUNA VOLTA DA APPLICARSI TUTTA AGLI ESECUTORI CHE GLI TROVERANNO IN FRAGRANTI CON PIU’ L’ARBITRIO DEL MAGISTRATO LORO ILL.MO. E PER PROVVEDERE AL PUBBLICO SERVIZIO DICHIARANO CHE PER LO SCARICO E CONTRATTAZIONE DEI POPONI COCOMERI E ALTRE FRUTTE RESTA DESTINATA LA PIAZZA NUOVA DI S.MA NOVELLA CHE PER D’USO ED EFFETTO E’ STATA SURROGATA A QUELLA DEGLI STROZZI. FATTO A FIRENZE GLI 13 OTTOBRE 1762. URBANO URBANI CANC.RE

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lunedì 3 marzo 2014

La lettera di Leonardo da Vinci a Ludovico il Moro

Leonardo da Vinci suscita sempre grande interesse. Ripropongo pertanto un documento che prima del ritrovamento del Codice Atlantico aveva celato intorno a se qualche mistero sulla predisposizione di Leonardo da Vinci ad inventare macchine e strumenti adatti alla guerra.
Fu nel periodo in cui soggiornò a Milano nel 1482 che Leonardo decise di portare i propri servigi alle potenti signorie del nord. Essi avevano sempre più bisogno di nuove armi per le guerre interne e ritenevano i suoi progetti in materia degni di nota da parte del ducato di Milano, già alleato coi Medici.
Ed è a Milano che Leonardo scrisse la cosiddetta lettera d'impiego a Ludovico il Moro, descrivendo innanzitutto i suoi progetti di apparati militari, di opere idrauliche, di architettura, e solo alla fine, di pittura e scultura, tra cui il progetto di un cavallo di bronzo per un monumento a Francesco Sforza.

1482 circa, Codice Atlantico, Milano, Biblioteca Ambrosiana

Havendo, Signor mio Illustrissimo, visto et considerato horamai ad sufficientia le prove di tutti quelli che si reputono maestri et compositori de instrumenti bellici, et che le inventione et operatione di dicti instrumenti non sono niente alieni dal comune usa, mi exforzera non derogando a nessuno altro, farmi intender da Vostra Excellentia, aprendo a quella Ii secreti mei, et appresso offerendoli ad omni suo piacimento in tempi oportuni operare cum effecto circa tutte quelle cose che sub brevita in parte saranno qui di sotto notate [et anchora in molte più secondo le occurrentie de diversi casi etcetera].

1. Ho modi de ponti leggerissimi et forti, et acti ad portare facilissimamaente et cum quelli seguire et alcuna volta [secondo le occurrentie] fuggire li inimici, et altri securi et inoffensibili da foco et battaglia, facili et commodi da levare et ponere; et modi de arder et disfare quelli de I'inimico.
2. So in la obsidione de una terra toglier via I'acqua de' fossi, et fare infiniti ponti, ghatti et scale et altri instrumenti pertinenti ad dicta expeditione.
3. Item se per altezza de argine 0 per fortezza di loco et di sito non si pot esse in la obsidione de una terra usare I'officio de le bombarde, ho modi di ruinare omni [forte] rocca 0 altra fortezza, se gia non fusse fondata in su el saxo, etcetera.
4. Ho ancora modi de bombarde commodissime et facile ad portare et cum quelle buttare minuti [saxi a di similitudine quasi] di tempesta, et cum el fumo di quella dando grande spavento a I'inimico cum grave suo danno et confusione etcetera.
5. Et quando accadesse essere in mare, ho modi de molti instrumenti actissimi da offender et defender, et navili che faranno resistentia al trarre de omni gossissima bombarda, et polver et fumi.
5. Item ho modi per cave et vie secrete et distorte, facte senza alcuno strepito per venire ad uno [certo] et disegnato loco, anchora che bisogniasse passare sotto fossi 0 alcuno fiume.
6. Item, faro carri coperti securi et inoffensibili, e quali intrando intra [in] li inimica cum sue artiglierie, non è sì [grossa] grande multitudine di gente d'arme che non rompessino, et dietro a questi poteranno sequire fanterie assai, inlesi et senza alchuno impedimento.
7. Item occurrendo di bisogno faro bombarde, mortari et passavolanti di bellissime et utile forme, fori del comune uso.
8. Dove mancassi la operatione de le bombarde, componera briccole, manghani, trabuchi et altri instrumenti di mirabile efficacia et fora de I'usato, et insomma secondo la varieta de'casi componera varie et infinite cose da offender et di(fender).
10. In tempo di pace credo satisfare benissimo ad paragone de omni altro in architectura, in compositione de aedificii et publici et privati, et in conducer aqua da uno loco ad uno .altro [acto ad offender et difender]. Item conducera in sculptura di marmore, di bronzo et di terra; similiter in pictura cia che si possa fare ad paragone de omni altro, et sia chi vole. Anchora si potera dare opera al cavallo di bronzo che sara gloria immortale et aeterno honore de la felice memoria del Signor Vostro patre et de la inclyta casa Sforzesca. Et se alchuna de le sopradicte cose a alchuno paressino impossibile et infactibile me offero paratissimo ad farne esperimento in el parco vostro 0 in qual loco piacera a Vostra Excellentia, ad la quale humilmente quanta più posso me recomando etcetera.
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