lunedì 30 novembre 2009

La Campagna Toscana

Questa è la terra dove ci par che
anche le cose abbiano acquistato per lunga civiltà
il dono della semplicità e della misura : i composti panorami
che senza sbalzi di dirupi e asperità di rocce
riescono di collina in collina a non ripetersi mai,
i boschi in cui la cortina delle fronde non è mai così folta
da nascondere la nervosa agilità dei fusti;
i fiori di campo, un po’ gracili e asciutti,
la grazia provinciale e dimessa di queste farfalle.
Anche la natura par che qui si sorvegli
per sdegno di ogni veemenza...

Piero Calamadrei :”Inventario della casa di campagna”

Caro amico, di cosa parlavamo oggi se non di tutto questo? Sarà campanilismo, oppure amore per questa terra, amore con l’a maiuscola. Credo che siamo fortunati ad esserci nati.

Ognuno ama la propria : ce ne sono però alcune che svettano per storia, tradizioni e cultura! Fin’ora la mano dell’uomo, con durissimo lavoro, l’ha modellata così : dolce e sinuosa. Proprio come la descrive Calamandrei.
Tocca a ciascuno di noi, che l’amiamo, a farci carico del suo tramandarsi, studiandola e conservandola, godendo del suo bene.

Francoeffe

sabato 14 novembre 2009

Giuseppe Lacheri (1811-1864) e il modo di dire...

Giuseppe Làcheri, personaggio popolano di parola facile e diretta, senza politica e senza paura, personaggio tranquillo e non rissoso o prepotente, personaggio vissuto a Firenze e morto nel 1864.
Di lui dice il Collodi: "Era, il Làchera, la facezia frizzante e arguta fatta uomo. Era il vero brio sarcastico, fiorentino, travestito da venditore di pere cotte o di torta con l'uva, a seconda della stagione".
A torto, a questo personaggio, è stato attribuito un modo di dire: "l'ha rragion' i' Llàchera" (ha ragione il Làchera) che ha un significato diverso da ciò che era il modo di fare di costui.
L'affermazione: "l'ha rragion' i' Llàchera" è una battuta irrispettosa che s'intendeva scherzosamente affermare quando l'interlocutore avesse la pretesa di avere sempre ragione "senza se e senza ma".
Quando il Làchera diceva qualcosa, non lo faceva mai inutilmente. Esprimeva il proprio pensiero e le proprie idee senza riguardo e con determinazione allarmante, lo faceva con ironia e scherzo, seguendo una tradizione che non si è mai spenta nei fiorentini.
Il giorno 15 ottobre 2005 nella piazza del Mercato Nuovo a Firenze è stata inaugurata una lapide a ricordo del personaggio, venditore ambulante.


mercoledì 11 novembre 2009

Il Traviamento del figliol prodigo

Dopo il grande successo di pubblico ottenuto dall’esposizione della Pala di san Zeno del Mantegna, continua l’iniziativa “Effetto restauro” che intende promuovere l’attività dell’Istituto proponendo alla visione del pubblico alcune delle più significative opere in corso di lavorazione presso i nostri laboratori.
L’appuntamento proposto questa volta è davvero speciale perché l’arazzo viene presentato a conclusione dell’intervento di consolidamento dell’intera superficie (cm. 420 x 650, per una superficie totale di 27,50 mq.), ma prima dell’effettuazione delle fasi finali del restauro, che consistono nel collocare sul retro una serie di supporti di lino che svolgono una fondamentale funzione di sostegno, ma che impediscono di vedere il rovescio dell’arazzo.
In questa fase è invece possibile osservare il lato posteriore, dove la cromia, non soggetta all’azione della luce, è rimasta straordinariamente vivace: si scopre con sorpresa che i colori sono accostati in maniera imprevedibile e che i viola, i gialli, i rossi, gli azzurri hanno mantenuto una inaspettata vivacità. Dopo la temporanea esposizione, l’arazzo sarà riportato presso il laboratorio di restauro degli arazzi dell’Opificio delle Pietre Dure, situato in Palazzo Vecchio, dove è stato effettuato l’intervento di restauro, che sarà completato in quella sede entro il febbraio 2010.
Il traviamento del figliol prodigo fa parte di una serie di arazzi donati nel 1534 dal duca Francesco II Sforza alla chiesa ducale di Sant’Ambrogio di Vigevano ed oggi custoditi presso il Museo del Duomo. Essi costituiscono una documentazione, decisamente rara in Italia, della produzione di Bruxelles negli anni precedenti al 1520, quando le manifatture della città avevano assunto un ruolo egemone per la qualità degli arazzi, ormai ricercati dai monarchi di tutta Europa.

Laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure,Fortezza da Basso, viale Strozzi 1, Firenze
da giovedì 12 novembre a domenica 15 novembre 2009.
Visite con inizio ogni ora, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.00.
Donazione minima di Euro 10,00.
Il ricavato sarà devoluto all’Associazione Amici dell’Opificio.
Si consiglia la prenotazione: tel. 055.2651340 / 348 / 339, dalle 9.00 alle 13.00.

martedì 10 novembre 2009

Nuova Sala di Marte a Palazzo Pitti

Ecco il restauro delle pitture murali e degli stucchi della Sala di Marte, realizzati da Pietro da Cortona nei quartieri monumentali di Palazzo Pitti, oggi Galleria Palatina. La Sala sar riaperta al pubblico a partire da dicembre 2009.
Con il completamento del restauro della volta della Sala di Marte, i restauratori dellOpificio delle Pietre Dure di Firenze hanno portato a compimento il terzo e fondamentale atto del pi ampio progetto di recupero conservativo dei soffitti delle cinque Sale dei Pianeti di Pietro da Cortona, straordinario e trionfale esempio del vertice artistico raggiunto dal grande e indiscusso genio del Barocco italiano proprio a Firenze.
I massimi rappresentanti delle due Istituzioni hanno debitamente reso noto ampie e circostanziate informazioni scientifiche, storiche e tecniche in merito al ciclo pittorico, agli straordinari apparati decorativi, alloriginale iconografia celebrativa della stirpe medicea, alle tecniche artistiche di realizzazione dellintero complesso e alle operazioni di elevato profilo tecnico e di ricerca che hanno accompagnato lintervento di restauro.
"Sic itur ad astra"- La grande risonanza che ebbe in tutto il mondo scientifico la scoperta di quattro dei satelliti di Giove da parte di Galileo, dedicati dallo scienziato ai Medici, potrebbe aver suggerito quasi trentanni dopo di ricorrere ai pianeti maggiori, identificati con le divinit della mitologia classica, per celebrare la grandezza del Principe e del casato.
Il ciclo pittorico e di decorazioni in stucco delle Sale dei Pianeti, nel fastoso contesto della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, il certo il pi importante evento del genio di Pietro da Cortona nella Firenze barocca, talvolta oscurata ma non meno importante della Firenze medievale e rinascimentale. In un certo senso, lo si pu definire il canto del cigno della grande Firenze di dimensione ancora europea, un episodio che trover una eco straordinaria nelle residenze principesche europee, come Versailles.
Le vorticose passioni pittoriche di Pietro da Cortona sono oggi esaltate grazie allaccurato e attento restauro realizzato dallOpificio delle Pietre Dure di Firenze.

sabato 7 novembre 2009

Il Compleanno di Firenze

Firenze nacque come Comune il 20 novembre 1781, da quest’anno l’amministrazione festeggia il ‘compleanno’
Il presidente del consiglio comunale Eugenio Giani: “Un modo per valorizzare la nostra storia e per aumentare il senso di identità dei fiorentini”
Era il 20 novembre del 1781 quando il granduca Pietro Leopoldo di Lorena, con Motu proprio, decretò l’istituzione di una ‘comunità di Firenze’, ovvero la prima forma di Comune come oggi la intendiamo. Per questo, da quest’anno, ogni 20 novembre sarà festeggiato dall’amministrazione il ‘compleanno’ di Firenze.
Il Comune come ente locale autonomo non nasce con la nascita di Firenze, al tempo dei Romani, per lungo tempo, infatti, il ruolo della città è stato quello di essere capitale di un territorio più vasto che, a partire dal Medioevo, sotto forma di municipio, signoria, ducato, vedeva il governo della città nelle mani di chi governava anche il territorio dipendente dalla comunità urbana fiorentina.
Ma con l’arrivo di Pietro Leopoldo le cose cambiano: cominciano anni di grande riformismo, e non per nulla nel 1786 la Toscana è il primo stato al mondo ad abolire, proprio per volere del granduca, la pena di morte. Insieme ad altre riforme, quindi, come l’abolizione dei dazi per la circolazione del grano e la bonifica dei territorio maremmani, Pietro Leopoldo decise appunto anche di costituire la comunità di Firenze. Istituita con atto del 20 novembre 1781, operò dal febbraio successivo, riunendo il governo della città, allora retto da un Gonfaloniere, al Palagio di Parte Guelfa. Il territorio era più ristretto di quello di oggi e comprendeva pressappoco la cerchia muraria. In età napoleonica il Gonfaloniere fu sostituito dal Maire, poi si arrivò all’elezione di un consiglio, poi ancora fu la volta, nel periodo fascista, del podestà.

venerdì 6 novembre 2009

Il Torrino della Specola

Il Torrino della Specola fu progettato alla fine del XVIII secolo e divenne operativo nel 1807.
L’Osservatorio disponeva di una dotazione strumentaria di tutto rispetto in parte di produzione locale e in parte acquistata dai migliori artefici europei ma non godeva delle migliori condizioni logistiche. La scelta dell’infelice posizione per l’osservatorio fu dovuta al direttore Felice Fontana che voleva tutte le scienze concentrate in un’unica costruzione. A nulla valse la proposta del vicedirettore Giovanni Fabbroni di erigere la Specola sul colle di Boboli rifacendosi al modello,già in uso in molti paesi di costruire gli osservatori a piano terra su colline rocciose fuori dai centri urbani rinunciando alla tradizione di collocarli nella sommità di edifici a torre nel cuore delle città. Un altro grande limite nella realizzazione del Torrino fu l’affidamento dei lavori all’architetto delle Fabbriche granducali senza alcuna interazione da parte di un astronomo. Solo successivamente si tentò di correre ai ripari sentendo i pareri tecnici ma quelli che fu possibile operare furono solo aggiustamenti. Nel corso dell’Ottocento l’osservatorio fu diretto da illustri scienziati quali Jean-Louis PonsGiovan Battista Amici e Giovan Battista Donati. Fu quest’ultimo che ritenendo la posizione dell’antica Specola ormai poco idonea per i moderni studi si fece artefice del trasferimento della ricerca astronomica sulla collina di Arcetri.
Presso l’osservatorio fiorentino furono compiuti studi di notevole interesse descritte negli “Annali dell’Imperial Museo di Firenze” e nelle “Obsérvations astronomiques à Florence” del Ponsche richiamarono l’attenzione della comunità scientifica internazionale sull’istituzione fiorentina. Tra le numerose osservazioni compiute negli anni dal Torrino della Specola vi furono anche le scoperte di tre nuove comete da parte del Donati: una il 3 giugno 1855una il 10 novembre 1857 e una il 2 giugno 1858 quest’ultima osservata e studiata anche dall’ormai anziano Giovan Battista Amici.

L’osservatorio astronomico composto da vari locali aveva il suo fulcro nella sala della meridiana dove venivano osservati i passaggi dei corpi celesti e nella sala superiore ottagona da cui erano compiute le osservazioni del cielo a 360 gradi. Sulla sommità dell’edificio del Museo aveva anche luogo la raccolta di dati meteorologici che dette continuità alle osservazioni condotte nel secolo precedente dall’Accademia del Cimento tra il 1654 e il 1670coprendo i periodiche vanno dal 1797 al 1808 e dal 1832 fino al 1854. Nel XX secolo rimaste nel palazzo della Specola soltanto le discipline zoologiche l’osservatorio astronomico andò incontro a un lungo periodo di abbandono e allo svuotamento dei locali dalla strumentazione originaria. Nel 2009 il Torrino è stato restaurato grazie ad un contributo della Regione Toscana e riaperto al pubblico con il nuovo allestimento realizzato dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze nell’ambito dell’iniziativa “Piccoli Grandi Musei”.

lunedì 2 novembre 2009

La Pensilina "Toraldo di Francia"

Quante pensiline ci sono nel mondo! Belle, brutte, più o meno famose. E per tutti gli usi. Tutte necessarie per il riparo dei passeggeri, comunque delle persone.
In ogni città ce ne sono alcune, ma anche una sola basta per andare avanti col discorso, di indispensabili, di artistiche. Una buona parte sono conosciute attraverso la filmografia : hanno nascosto malfattori in fuga, riparato vecchiette impaurite e sole e così via. Chi non ricorda quella famosa sotto cui è passata la grande Marilyn che poi si è beccata quella sbuffata di vapore nel film capolavoro : “A qualcuno piace caldo” ? Oppure quella da cui parte Anna Karenina, la anch’essa grande Greta Garbo? Non vorrei sbagliare , ma anche in “Mezzogiorno di fuoco” mi pare ce ne sia una! Le citazioni potrebbero durare ancora molto.
Questa introduzione molto sommaria serve per avvicinarci a parlare di quella costruita al lato destro (guardando) della Stazione di S.M. Novella, a Firenze: la cosiddetta, dal nome dell’Architetto, “Toraldo di Francia”, che adesso pare essere in procinto di essere abbattuta. Quando si inaugurò si disse, da più parti, della sua funzionalità e dei servizi che poteva ricoverare: biglietterie, informazioni turistiche, info alberghiere, edicola, noleggi e altri ancora.
Poi, non avendone mai curato l’ aspetto, pur essendo uno dei primi impatti di chi arriva in treno in città, il degrado – non evitato da chi invece doveva – (forse perché non l’aveva pagato di sua tasca!) ha preso il sopravvento. Una scritta oggi, una domani; una pisciata oggi e una domani; una bici scassata lasciata legata oggi e una domani (serve continuare con gli esempi?), l’hanno ridotta, nel tempo, come la si vede oggi. Un troiaio.
Ma non sarebbe neppure irrecuperabile. Basterebbe volerlo. Non foss’altro che per il decoro della città visitata ogni giorno da decine di migliaia di persone. Poi, forse, è entrato di mezzo l’interesse per alcuni spazi da recuperare per l’ampliamento della Stazione con l’A.V. alle porte ed allora, se così sarà, addio pensilina. A tanti non è mai piaciuta, così come a tant’altri si. A molti è sempre parso un lavoro pregevole, con splendide citazioni dell’architettura medievale e rinascimentale fiorentina. Ad altri no. Vi si leggono ‘frasi’ della Badia fiesolana; del Battistero; della chiesetta di S. Felice a Ema; dell’antica chiesa di S. Salvatore al Vescovo in Piazza dell’Olio e delle Basiliche di S.M. Novella e di S. Miniato al Monte. Bastano per eventualmente salvarla? Non certamente nello stato in cui si trova!!
Il degrado non è cosa di questi giorni. Affonda nel tempo, da quando nessuno più si sente investito del compito di preservare, conservandoli al meglio, i monumenti e le testimonianze della storia fiorentina. Tanto da lasciare, senza neppure tentare di porvi rimedio, che si imbrattino i monumenti e le case, quelle povere e quelle bellissime, del centro come della periferia. Non si dica che non è possibile porvi rimedio! Solo che non si vuole. Si domandi come, allora. Ogni cittadino di buon senso sarebbe in grado di indicare decine di rimedi. Salvo chi dovrebbe porvi rimedio non li conosce! Pare addirittura che non veda il problema e come si svolge.
Anni indietro, una domenica pomeriggio in attesa della partenza di un bus n° 31, si osservava che alcuni extracomunitari (allora si definivano solo stranieri) si erano organizzati a gruppi divisi per etnia, ognuno occupando uno dei piccoli spazi cui è divisa la pensilina. Parlavano fra loro, maschi e femmine divisi in differenti sottogruppi. Chissà di cosa parlavano : dei familiari lontani? Dei loro figli a Firenze o nei loro lontani paesi? Delle difficoltà nel trovare di che vivere e come aiutare chi era restato a casa, nel paese natale? I maschi single forse parlavano di donne, di come poterle incontrare, in specie le stanziali e, perché no, come poterle imbroccare. Fu osservato un gruppo forse tailandese o cingalese, sicuramente di un paese orientale e perciò lontano. Gli uomini bevevano continuamente birra in formato 3/4, che avevano con se a casse. Di tanto in tanto uno si staccava dal gruppo e, volto per pudore dall’altra parte, verso un cantuccio, si lasciava andare in una gigantesca pisciata. Col passar del tempo, chi si allontanava per .., doveva stare sempre un po’ più lontano del precedente dall’angolo vespasiano per non inzaccherarsi le scarpe nel liquame oramai abbondante, che vi ristagnava a causa della pendenza contraria (cioè verso l’interno) data dai muratori. Anche quando pioveva a rovesci l’acqua si riversava a terra infischiandosi delle grondaie sempre piene di aghi di pino fin dall’indomani della inaugurazione della pensilina. Lo sguazzare nei liquidi pareva essere la norma, fosse acqua piovana o urina. Tanto che un tale, passando di li con la vescica piena, non trovò di meglio – e con soddisfazione – che avvicinarsi all’angolo e, sbottonata la patta, imitare i bevitori di birra liberandosi dei propri liquidi.
Francoeffe

domenica 1 novembre 2009

Esposta oggi la Cappella Sistina

La Cappella Sistina è un'opera spettacolare e senza tempo. Michelangelo Buonarroti prese l'incarico di ridipingere la volta, direttamente da Papa Giulio II. Il capolavoro di Michelangelo fu esposto in pubblico il primo giorno di novembre. Il lavoro venne completato nell'arco di soli 4 anni. La parte più bella e magnifica, il Giudizio Universale, venne dipinto in seguito e, più precisamente, tra il 1535 ed il 1541 su commissione del nuovo Papa Paolo III. Proprio nella fase di creazione dell'opera, Michelangelo volle provare una nuova 'miscela' più adatta - rispetto al gesso - a preparare i muri per la pittura. Si trattava dell'intonaco, ideato da Jacopo l'Indaco, uno dei suoi più stretti collaboratori. Per le nudità dipint e in un luogo sacro, il Giudizio Universale fu oggetto di litigio tra lo stesso Michelangelo e il Cardianle Carafa: l'artista fu accusato di aver dipinto oscenità ed il Cardinale chiese che le figure nude fossero censurate richiedendo una vera e propria campagna, nota ai posteri come la 'campagna delle foglie di fico'.
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