lunedì 26 dicembre 2011

Ninna nanna natalizia e di casa nostra

Stella stellina,
la notte s'avvicina,
il lume traballa,
la mucca è nella stalla,
la mucca e il vitello,
la pecora e l'agnello
la chioccia e i pulcini,
ognuno ha i suoi bambini,
ognuno ha la sua mamma,
e tutti fan la nanna.

lunedì 19 dicembre 2011

Finalmente i Nuovi Uffizi!

Sabato 17 dicembre sono state inaugurate otto nuove sale della così sospirata nuova parte della Galleria degli Uffizi.
Le sale sono dedicate ai Pittori stranieri, dal sedicesimo al diciottesimo secolo. Saranno aperte al pubblico da martedì 20 dicembre 2011.
Ecco che si apre una nuova vita della Galleria più famosa del mondo. Un percorso che ancora non è finito, il lavoro per i Grandi Uffizi è ancora lungo e i finanziamenti non bastano ancora. L'unica speranza è che, se l'amministrazione del museo non riuscirà a gestire bene i lavori, i ritardi ne sono la dimostrazione, si spera che i risultati di una così agognata attesa siano soddisfacenti come quelli che possiamo vedere in queste nuove sale. 
Il blu predomina in un contesto lineare, quasi fosse il Museo Bardini, e le opere sono state scelte con parsimonia. Speriamo in una nuova stagione. Sarà sicuramente l'occasione per tutti i fiorentini, di ritornare almeno una volta alla Galleria per ammirare le nuove (e le vecchie) opere.
Io andrò di sicuro!

martedì 13 dicembre 2011

Muore oggi Donatello

Il 13 dicembre 1466 muore a Firenze Donato di Nicolò Betto Bardi, soprannominato Donatello, scultore tra i massimi rappresentanti dell'arte rinascimentale. Sviluppò un innovativo e originale linguaggio scultoreo, fondato sul recupero dei modelli classici, di una notevole capacità di interpretazione psicologica e di una rigorosa impostazione prospettico-spaziale.
Fu uno dei padri del Rinascimento e dette un contributo fondamentale al rinnovo dei modi della scultura, facendo accantonare definitivamente le esperienze del tardo gotico.
Inventò lo stile "stiacciato", basato su minime variazioni millimetriche degli spessori, che non impedisce la creazione di uno spazio illusorio.
Si dedicò anche al disegno, fornendo i modelli ad esempio per alcune vetrate del Duomo di Firenze.

venerdì 9 dicembre 2011

La Scottiglia, ricordi d'infanzia

Adesso ritorno bambino. Ricordo alcuni dei più bei giorni di quando al tempo della battitura del grano, nel mio paesino della montagna casentinese, pochi portavano i loro covoni di grano o di orzo alla battitura.
Veniva affittata la macchina da battere e nell'aia dell'unico podere agricolo di Moggiona, si battevano i cereali di tutto il paese e di quelli limitrofi. Per noi bambini del tempo era una festa ed una gioia partecipare, soprattutto perchè a fine mattinata si mangiava, tutti insieme.
Ecco, la tradizione voleva che il pranzo fosse a base di Scottiglia!
La Scottiglia è uno stufato di carni di tutti gli animali da cortile. Coniglio, maiale, agnello, pollo, anatra, ocio, nana, ecc... E' un preparato di eccezionale valore storico e tradizionale ed è stato ribattezzato anche come "Cacciucco del Casentino", vallata dell'alta Toscana.

 Ingredienti
- 1,5 kg di carni miste (vitello, manzo, pollo, coniglio, maiale, faraona, piccione, anatra, tacchino, oca, agnello e chi più ne ha, più ne metta)
- Cipolle, Sedano e Carote, 2 spicchi d'aglio, Basilico, Prezzemolo
- Olio extravergine di oliva
- 2 peperoncini, Limone, 2-3 bicchieri di vino rosso
- Passata di pomodoro, Brodo di carne, Fette abbrustolite di pane toscano
- Sale e pepe

Nella tradizione casentinese la scottiglia nasce come piatto unico, nel quale è presente anche il pane abbrustolito o meno (da qui il parallelo con il termine Cacciucco)
Buon Appetito!

giovedì 1 dicembre 2011

Muore oggi Leone X Papa

Il 1 dicembre 1521 muore a Roma Papa Leone X, al secolo Giovanni de' Medici. Nato a Firenze nel 1475, è il figlio del celebre Lorenzo de'Medici, il Magnifico. A tredici anni è nominato cardinale e nel 1513, alla morte di Giulio II viene eletto Papa. Grazie alle sue attitudini spregiudicate ed alla sua politica vigorosa, il papato assume sotto la sua direzione un potere ancora maggiore di quello che aveva raggiunto sotto Alessandro VI e Giulio II. Educato nella tradizione di famiglia, Leone X è stato un mecenate delle arti e delle lettere, spese infatti somme ingenti in progetti affidati a maestri quali Bramante e Raffaello Sanzio. La raccolta di fondi pe r la ricostruzione della Basilica di San Pietro, iniziata sotto il suo pontificato - condotta attraverso la vendita di indulgenze - e il lusso sfrenato della sua corte, hanno provocato i moti e le proteste più tardi sfociate nella Riforma Protestante. Leone X condannò le eresie luterane e scomunicò Lutero nel 1521, pochi mesi prima della morte.

mercoledì 30 novembre 2011

Abolita la pena di morte in Toscana

Il primo stato al mondo ad abolire la pena di morte fu il Granducato di Toscana con l'emanazione, il 30 novembre 1786, del nuovo codice penale firmato dal granduca Pietro Leopoldo. Se si considera l'abolizione della condanna capitale "di fatto" lo stato abolizionista più antico è la Repubblica di San Marino, poichè l'ultima esecuzione risale al 1468, ma l'abolizione formale e definitiva fu sancita per legge nel 1865. La riflessione sul sistema penale vigente, che contemplava la pena capitale, fu stimolata dalla pubblicazione, nel 1764, del trattato di Cesare Beccaria "Dei delitti e delle pene", in cui si sosteneva che lo Stato, per punire un delitto, ne avrebbe commesso uno a sua volta. "Parmi assurdo - scriveva Beccaria - che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettano uno esse medesime, e per allontanare i cittadini dall'assassinio ordinino un pubblico assassinio".

mercoledì 9 novembre 2011

Cos'è l'Affrico?

Due effe escludono l'accostamento al continente africano, ed allora perchè il nome Affrico?
Il nome Affrico deriva dal Ninfale fiesolano scritto dal Boccaccio.
Africo era un pastore invaghito e corrisposto di Mensola, un'ancella della dea Diana, la quale, una volta scoperto il loro amore, li tramutò in torrenti.
La zona residenziale intorno al fiume Affrico è stata costruita in epoca recente, ma era abitata fin dall'antichità. Sono stati ritrovati lungo la sua valle da Fiesole a Firenze alcuni resti sepolcrali pare riconducibili ad una necropoli pre-romanica che fa pensare ad una possibile colonizzazione etrusca dell'area fiorentina da parte della vicina Fiesole.
L'Affrico è quindi un torrente affluente del fiume Arno. Un tempo gravemente inquinato e ora coperto, ha assunto una funzione marginale all'interno della vita civica degli abitanti.

domenica 6 novembre 2011

Collana Editoriale "Raccontiamo Firenze" - EDK Editore

Mi fa estremamente piacere condividere con Voi, carissimi lettori del blog e appassionati amanti della città di Firenze che: Martedì 8 novembre dalle 18.30 alle Librerie Feltrinelli - Via Cerretani -Firenze con l'editore EDK, presentiamo la nuovissima Collana "Raccontiamo Firenze" diretta da Filippo Giovannelli - Presentazione programma editoriale 2012 e i due volumi di prossima uscita. 
Vi aspetto tutti perchè molte saranno le novità che vi aspetteranno nelle prossime settimane e nel corso dell'anno 2012.





martedì 1 novembre 2011

Michelangelo apre la Cappella Sistina

Il capolavoro di Michelangelo, viene esposto in pubblico.
La Cappella Sistina è un'opera spettacolare e senza tempo. Michelangelo Buonarroti prese l'incarico di ridipingere la volta, direttamente da Papa Giulio II. Il lavoro venne completato nell'arco di soli 4 anni. La parte più bella e magnifica, il Giudizio Universale, venne dipinto in seguito e, più precisamente, tra il 1535 ed il 1541 su commissione del nuovo Papa Paolo III. Proprio nella fase di creazione dell'opera, Michelangelo volle provare una nuova 'miscela' più adatta - rispetto al gesso - a preparare i muri per la pittura. Si trattava dell'intonaco, ideato da Jacopo l'Indaco, uno dei suoi più stretti collaboratori. Per le nudità dipint e in un luogo sacro, il Giudizio Universale fu oggetto di litigio tra lo stesso Michelangelo e il Cardianle Carafa: l'artista fu accusato di aver dipinto oscenità ed il Cardinale chiese che le figure nude fossero censurate richiedendo una vera e propria campagna, nota ai posteri come la 'campagna delle foglie di fico'.

domenica 23 ottobre 2011

Le Cure

Inizia con questo post un piccolo progetto che era rimasto in attesa di un approfondimento maggiore. Il progetto si chiama "non solo centro storico".
Con la consueta impostazione voglio inserire all'interno del blog alcune schede che parlano della firenze fuori le mura, quella dei quartieri residenziali costruiti dopo l'ottocento quando Firenze cercava di allargarsi per le necessità legate all'incremento demografico e dal fatto che era stata Capitale d'Italia.
Parto dal quartiere residenziale Le Cure.
Giuseppe Poggi è un po' l'artefice delle grandi modifiche dell'impianto generale della città. Le urbanizzazioni conseguenti all'abbattimento delle mura e alle realizzazioni dei viali e delle grandi piazze hanno tutt'ora un ruolo fondamentale e furono la vera scommessa dell'architetto. Molte delle urbanizzazioni erano addirittura antecedenti alla riorganizzazione del Poggi e lui stesso dovette adattarsi agli interessi economici dell'edilizia residenziale del tempo.
Le Cure sono poste a nord della Porta San Gallo e il Poggi ebbe molta cura nella progettazione. Essendo molto vicino alla collina di Fiesole, l'attenzione doveva essere maggiore per riuscire ad inserire una linea di indirizzo univoca e amalgamata nell'ambiente.
Questa è la zona della quale Boccaccio scrisse la famosa novella di Calandrino e l'elitropia. L'omnibus, il bus trainato da cavalli che alla fine dell'ottocento trasportava i fiorentini fino a piazza della Signoria partiva dalle Cure.
Era una zona di confine nel periodo in cui si pagava dazio per entrre in città ed il suo nome deriva da un'usanza popolare, quella cioè di lavare i panni nel Mugnone, il fiumiciattolo affluente dell'Arno. Si perchè le donne che lavavano i panni nel Mugnone si chiamavano "curandaie", erano le lavandaie che per comodità vernacolare venivano dette "cure".
Un antico mestiere quello del "curandaio", che proveniva dalla produzione delle stoffe di lino e che "curava" il lavaggio delle pezze di stoffa perchè si ammorbidisse, vista la ruvidità della materia prima.
Lava che ti rilavo, doveva anche schiarire quel colore giallo caratteristico del filo di lino e farlo diventare una stoffa più chiara possibile, la più bianca possibile.
Nel 1914 una ferita trasversale isolò Le Cure da Firenze. Venne costruita la Stazione di Campo di Marte e la conseguente linea ferroviaria. Un cavalcavia, tutt'ora esistente e molto trafficato venne costruito tra il viale Don Minzoni con piazza delle Cure, così come un passaggio pedonale sotterraneo venne costruito negli anni '70 ed è uno dei sottopassi più amati dai graffitari. Vere e proprie opere di Street Art vi si trovano in quel luogo, ben tenuto grazie ad un carissimo signore che provvede, in cambio d'ospitalità, alla manutenzione ed al decoro.
Il mercato permanente delle Cure è uno dei più frequentati della città, un nuovo intervento da parte dell'Amministrazione Comunale è previsto nei prossimi anni, per rendere più decorosa e vivibile la piazza.
Questi i risultati del'incontro con i cittadini:
Piazza delle Cure ed il suo bellissimo circondario sono la porta per Fiesole e la collina del nord, i loro abitanti meritano sicuramente una bella piazza ed un bellissimo mercato rionale.

mercoledì 19 ottobre 2011

Nasce oggi Marsilio Ficino

Il 19 ottobre 1433 nasce nei pressi di Firenze Marsilio Ficino, grande filosofo italiano, massimo esponente assieme a Nicola Cusano del platonismo rinascimentale. Ficino è tra i dotti voluti da Cosimo de Medici ad arricchire la vita culturale di Firenze. Fondatore ed anima di un cenacolo di artisti dello Accademia Platonica, Ficino traduce in latino la maggior parte dei dialoghi platonici, ma anche Esiodo, Plotino, Proclo, Protagora. Nelle sue opere Ficino argomenta della sostanziale concordanza del platonismo con il cristianesimo. Concepisce l'universo come organismo unitario soggetto agli influssi celesti. L'anima, collegando le cose del cielo e della t erra, compone i movimenti contrastanti dell'universo. Muore nel 1499.

mercoledì 12 ottobre 2011

Nasce oggi Eugenio Montale

Il 12 ottobre 1896 nasce a Genova Eugenio Montale, uno dei più importanti poeti del '900. Trascorre la giovinezza in Liguria a contatto con i più notevoli poeti della regione. Pubblica la raccolta "Ossi di seppia" nel 1925. A Firenze, nel 1927 diventa direttore del Gabinetto Vieusseux, incarico che gli venne tolto nel 1938 per la sua mancata adesione al partito fascista. Di questo periodo è la racccolta di poesie "Occasioni" e alcune traduzioni (Eliot, Shakespeare) poi riunite nel "Quaderno di traduzioni". Dopo la guerra lavora nella redazione del "Corriere della Sera" e riprende l'attività poetica solo dopo la morte della moglie. Premio Nobel nel 1975, muore nel 1981.

venerdì 7 ottobre 2011

Quando l'arte diventa tattile

Un grande passo in avanti. Così definirei questa nuova possibilità che viene data ai non vedenti. Il bassorilievo prospettico della Nascita di Venere di Botticelli permette anche i non vedenti ed agli ipovedenti di poter apprezzare pienamente della bellezza di uno dei capolavori dell’arte più famosi e conosciuti al mondo. A.A.A. - L’Arte di Amare l’Arte’, raccolse fondi in occasione dell’asta benefica d’arte contemporanea che si svolse nella sala delle Reali Poste della Galleria degli Uffizi e grazie anche alla collaborazione del museo tattile di pittura antica e moderna Anteros dell’Istituto dei ciechi Francesco Cavazza di Bologna.
Il bassorilievo è costituito da resina bianca ed è stato collocato proprio accanto al capolavoro botticelliano.
In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, il 3 dicembre agli Uffizi, i non vedenti potranno ammirare altre 18 sculture oltre La Venere. Le opere fanno parte del percorso tattile per ciechi. Un itinerario artistico che si snoderà tra le diverse sale della galleria. I non vedenti verranno condotti all'interno di questo interessante percorso da guide specializzate in grado di soddisfare ogni loro esigenza. Le opere messe a disposizione per questo progetto sono di età antica, sarcofagi, busti ed altro. Le opere d'arte sono state scelte in modo da non rendere troppo difficoltosa l'esperienza, ma renderanno unica ed irripetibile, nonchè originale, la visita a questo nuovo modo di visitare un museo.
Accanto al bassorilievo, sempre nella Sala del Botticelli, verrà posizionata una targa con un testo in braille, che consentirà di approfondire la ‘lettura tattile’ dell’opera.
A Firenze, seguendo la migliore tradizione dell’accoglienza, il bassorilievo della Nascita di Venere diventa il simbolo di una società che ambisce all'accoglienza piena ed evoluta del turismo e dell'uguaglianza. L'esperienza risulterà molto positiva per i non vedenti o ipovedenti, ma sarà motivo di ammirazione e di bellezza per chi, anche se normodotato, potrà utilizzatre anch'esso il senso del tatto.
Credo meriti davvero una visita.

giovedì 29 settembre 2011

Nasce oggi Caravaggio

Michelangelo Merisi nasce a Milano il 29 settembre 1571 e siamo nell'intransigente Occidente della Controriforma. Di lì a qualche giorno si consumerà la terribile Battaglia di Lepanto nella quale la Lega Santa, voluta da Paolo V, otterrà una schiacciante vittoria contro la flotta ottomana di Mehmet Alì Pascià. L'epidemia di peste che scoppia nella sua città natale quando ha appena sei anni, costringe il piccolo Michelangelo e la sua famiglia a trasferirsi nella proprietà del marchese di Caravaggio, vicino a Bergamo, dove il padre lavora come capomastro. Il bambino, salvatosi dal contagio, viene convinto dalla madre a svolgere un periodo di apprendistato nella bottega di Simone Peterzano per imparare l'arte di dipingere. Il suo carattere e il poco denaro che l'accompagna non lo aiutano, quando - morta la madre -, diciannovenne, parte alla volta di Roma. Arrivato nella città, passa da un luogo all'altro, case, locande e osterie con annessi bordelli, senza trovare un alloggio fisso e tanto meno una bottega dove lavorare. Finalmente, le cose migliorano quando viene accolto nella casa del Cardinale Francesco Maria Del Monte. Sono gli anni più fecondi del suo periodo romano in cui, tra gli altri, crea capolavori come Bacco, Medusa, la Vocazione di San Matteo, Narciso, la Conversione di San Paolo.
Ma la vita del già allora celeberrimo pictore ormai è un susseguirsi di piccoli e più importanti arresti, di fughe in altre città, fino a quella verso Malta provocata dal bando capitale comminatogli dal papa per aver ucciso Ranuccio Tommasoni in una rissa. A Malta, dopo averlo ordinato Cavaliere, mettono Caravaggio ancora una volta in carcere perché vengono informati che si tratta di un omicida. Fugge di nuovo. Il papa gli concede la grazia e, desideroso di tornare a Roma, affronta il viaggio su una feluca dalla quale sbarca a Porto Ercole delirante di febbre. Finirà la sua vita su quella spiaggia: non ha ancora trentanove anni il 18 luglio del 1610.
Molti dei suoi capolavori sono conservati ed esposti nei musei fiorentini.

domenica 25 settembre 2011

Filippo Pananti, Collodi e il Gatto e la Volpe

Ricevo e volentieri pubblico questo interessantissimo pezzo inviatomi da Pier Tommaso Messeri.
Collodi
Quasi tutti sanno chi è Carlo Lorenzini (Firenze 24/11/1826-ivi 26/10/1890) meglio conosciuto con lo pseudonimo di “Collodi”.  Egli è l’autore di uno dei racconti più conosciuti, stampati e tradotti della storia della letteratura. Se tutti conoscono chi è “Pinocchio”, aimè quasi nessuno, neanche in Toscana sa più chi è  Filippo Pananti (Ronta del Mugello 19/3/1776 - Firenze 14/9/1837). Quest’ultimo, esponente di una antica famiglia mugellana, si laureò in giurisprudenza a Pisa ma a causa di complesse vicissitudini politiche dovette, dopo il 1799, esiliare all’estero e ramingo dalla Francia all’Inghilterra, si guadagnò il pane facendo a volte da precettore a ricchi rampolli e a volte il giornalista pur amandosi definire un poeta di teatro. Scrisse molto, fu uno stimato epigrammatico, apprezzato dal Giusti e dal Niccolini. Fra i suoi vari testi ci ha lasciato un chiaro e ben descritto reportage delle proprie peripezie avvenute durante il rapimento che subì ad opera di pirati algerini nel 1813, durante il suo desiderato ritorno da Londra in Italia : "Avventure e osservazioni sopra le coste di Barberia" edito a Firenze nel 1817. Rimase schiavo dei pirati per qualche tempo e fu liberato per intercessione del console inglese ad Algeri.
Nel suo resoconto di viaggio, il Pananti in un capitolo intitolato: “I falsi Amici”, ci descrive con l’arguzia che gli è propria, le disavventure economiche capitategli a causa di due connazionali, i quali spacciandosi per amici, con la scusa di aiutarlo lo derubarono costringendolo poi a prendere una nave che sarebbe stata poi dirottata dai corsari.
A Londra, il buon Filippo, molto ingenuamente poco prima della desiderata partenza verso casa, fece amicizia con due signori italiani, che lo avvicinarono come delle mosche al miele. Ma sentiamo la descrizioni che lo stesso sventurato ci offre di questi due personaggi  “Quelle fatali persone si attaccarono a me come si attacca la spina alla lana delle pecore.[…] Ed io sembra che fossi la calamita di tutti i vagabondi. Erano per mala disgrazia da casa della malora caduti in Londra quel furbaccio di N. X Palermitano, N. Y, altro bel Fiore di virtù. Queste due Volpi vecchie tosto divennero come pane e cacio, come due anime in un nocciolo. 
"l'un per l'altro avrebbero fatto carte false
"questo per quello si saria sparato
"egli fece da Erode e da Pilato
Costoro guardaron tosto se c’eran quaglie da far venire alla rete, e dove si poteva fare un buon botteghino. Il minchione (e son io). Io dovetti levarmi il pan di bocca per darlo a loro, dovetti essere il Fra Fazio, quello che rifaceva i danni.

"e sono stato come la cavalla
"perseguitato dalla mosca gialla
L’X era una bocca melata, un’aria da mammamia; ma quando parlava, non guardava in faccia nessuno e aveva un occhio guercio: cave a signatis. L’Y. Poi si fece avanti con quella faccia invetriata che non arrossirebbe se gli spuntasser le corna; anch’esso sapeva far la gatta di Masino, e parlava così caldamente di virtù e di morale, che uno si sarebbe confessato. Oh! A cercarli col fuscellino poteva io peggio inciampare!(…) Ho domandato al mio compatriota l’Y, quale buon vento vi portò qua. Questo famoso istrione mi rispose col verso di Virgilio: infandum Regina iubes renovare dolorem”.
Il Signor Y raccontò al Pananti di essere fuggito dalla propria città dopo aver difeso l’onore della moglie uccidendo in duello un insolente francese.
“Intesi subito ove andava a finir questa antifona, voleva ch’io dessi intanto qualcosa, in prestito s’intende per un mese, per due alla più lunga: mi vuol rendere tutto fino all’ultimo picciolo. E come non fidarsi di un uomo così delicato che per un pizzicotto alla moglie mette subito mano alla spada. Attirato dall’odore, e saputo essere il terren morbido, venne allo stesso attacco l’X. […] il fido Alcete mi assicurò essere il figlio di un Signore Palermitano il quale sguazzava nell’oro, ed esso il fiore dei galantuomini,mi promette che era una delizia: domandando al compagno mio, ti darà quel che ho detto io  

"Quattrini e santità metà della metà.”
Intanto i due galantuomini con i soldi del Pananti si facevano delle belle mangiate in osteria.
“Dateci venti lire,  non ne ho che sette. Dateci allora queste sette, le altre tredici ce le troverete, è permesso appoggiarsi agli amici, ma non buttarli per terra. I denari io non li zappo, mi costano gocce di sudore, che dubbi son questi? Rischiate forse qualcosa, forse non ci conoscete?”

Pananti

Il tempo passava e il poeta fiorentino sentendo la nostalgia della famiglia, che non vedeva da anni, decise di fare i bagagli e di tornare in patria.
Filippo per paura di sinistri in mare, decise, spronato dai nuovi finti amici, di investire e far pervenire per canali più sicuri di un rischioso viaggio in mare i propri risparmi, consistenti in una cifra abbastanza considerevole accumulata negli anni di duro lavoro lontano da casa, in Toscana. I due, spacciandosi per onestissimi e premurosi amministratori, si preoccuparono di farsi consegnare subito parte del denaro e dopo aver offerto rassicuranti  promesse e firmato fogli volanti si congedarono dal Malcapitato dando allo stesso un futuro appuntamento in Sicilia, porto d’approdo del bastimento.  Prima della partenza i Signori X e Y si assicurarono di far cambiare nave a Filippo.
“Si era stabilito di navigare sopra un legno Inglese; ma l’ (AVV.) Y. scambiò tutto: quell’impiccione scavò di non so dove un Brigantino di Trapani”
Inutile aggiungere che il povero Pananti, come ci spiega, non rivide più i suoi soldi. “Ora che furon dei miei denari prestati a quei due Signori? Dei miei mille scudi non più si è fatta parola. Certe galanterie certi animaletti che gli confidai, pregandolo di portarli a Palermo, ove presto mi sarei recato, quel perfido uomo appena arrivato a Lisbona vendé tutto per pochi denari.[…] Ma l’X almeno si tien nascosto non mi dice: non vé le vuò a dare, da me che avete da avere?  Come fa il garbato Signor Y”. Addirittura il Signor Y. Aveva falsificato la firma di Filippo Pananti così da dimostrare anche davanti alla legge di aver sanato tutto il debito.
 La descrizione che lo sfortunato narratore ci offre assomiglia molto a quella di due figure diventate ormai celebri nell’immaginario collettivo: “ Il Gatto e la Volpe”, i raggiratori del povero Pinocchio, anche loro vivevano di elemosine e imbrogli e anche loro come il Signori X e Y finirono male.
Il Signor X. venne arrestato numerose volte a causa di altri imbrogli e il suo degno compare Y. morì poco dopo essere finito in galera .
 I due lestofanti sono riportati da Filippo Pananti con le sigle di X e Y, forse perché avendo stampato le cronache del suo tour in Africa quando questi erano ancora in vita, ebbe paura di ripercussioni o forse data la sua indiscussa nobiltà d’animo non volle rendere pubblici l’identità di cotali farabutti.
 Il resoconto del viaggio del Pananti fu pubblicato più volte. Venne stampato anche dalla libreria Piatti di Firenze. Rimase così a prendere la polvere in qualche vecchia libreria o in qualche dimenticato baule, finché un bel giorno, un giovane Carlo Lorenzini lavorante proprio nella libreria Piatti, forse in un momento di pausa, si imbatté nella lettura delle “avventure” capitate al poeta rontese molti e molti anni prima. La mente del futuro Collodi, già predisposta a magnifiche creazioni fantastiche, fece il resto e X. e Y. panantiani divennero di li a poco “il Gatto e la Volpe”, metafore di una scaltrezza che ha fatto scuola, citati in films, romanzi e ormai entrata nel senso comune.
Manca solo una cosa, ma chi erano veramente questi due uomini indicati solamente con due sigle?
Nessuno sapeva i veri nomi dei fantomatici loschi figuri. Solo il  Dott. Luigi Andreani di Ronta agli inizi del novecento, nello scrivere degli articoli sul suo importante compaesano, dette degli indizi. Ebbene grazie a questo studioso si può avanzare l’ipotesi di chi furono e si può dare una identità se non un volto al Gatto e alla Volpe : l’Avv. Gustavo Adolfo Braccini di Firenze e Rodolfo Autieri di Palermo, uno molto probabilmente già avvicinato a suo tempo a Firenze e l’altro presentatogli da quest’ultimo.
Mai fidarsi delle vecchie conoscenze.

mercoledì 21 settembre 2011

Nasce oggi Girolamo Savonarola

Il 21 settembre 1452 nasce a Ferrara Girolamo Savonarola, frate domenicano e di fatto reggente della Repubblica di Firenze dal 1494 al 1498. Dopo gli studi umanistici e di medicina, a 23 anni entra nell'ordine dei frati predicatori, fondato da S.Domenico di Guzman e perciò detti 'Domenicani'. Dopo tre anni di studio e preparazione, viene ordinato sacerdote nel 1478, sviluppando ben presto una vocazione alla predicazione. Nel 1483 a 31 anni fa la sua prima esperienza di predicatore a Firenze ed a San Gimignano, presagendo imminenti castighi per la Chiesa, che doveva essere rinnovata e presto. I toni apocalittici della sua predicazione gli valgono l'allo ntanamento da Firenze ad opera di Lorenzo de' Medici. Tornato in città dopo pochi anni, diventa priore del convento di S. Marco e riprende la sua appassionata predicazione, che ha un notevole consenso, visto il mutato clima spirituale e politico. Dopo la morte di Lorenzo (1492) e la cacciata dei Medici da Firenze nel 1494 Girolamo Savonarola diventa arbitro assoluto di Firenze, anima ed ispiratore del governo repubblicano, esercitando una forte sorveglianza sui costumi dei Fiorentini. Amato dal popolo, aveva tuttavia molti nemici, all'interno dello stesso Ordine Domenicano e tra i potenti italiani, tra cui lo stesso papa Alessandro VI, che presto ebbero la meglio. Condannato a morte come eretico, fu impiccato e bruciato in Piazza della Signoria, il 23 maggio 1498.

mercoledì 14 settembre 2011

Muore oggi Dante Alighieri

La notte tra il 13 ed il 14 settembre 1321 muore a Ravenna Dante Alighieri, uno dei padri della letteratura italiana. Non si conosce la data esatta di nascita, collocata intorno alla primavera del 1265. La sua famiglia era legata alla corrente dei Guelfi senza un impegno attivo. Una carriera politica di rilievo fu intrapresa, invece, da Dante che però, nonostante l'appartenenza alla corrente guelfa, era avverso al papa Bonifacio VIII. Quando i Guelfi, sconfitti e cacciati da Firenze i Ghibellini con la battaglia di Campaldino si divisero in due schieramenti diversi, per Dante, allora Priore nel Consiglio dei Dodici, si delineò - a suo stesso dire - l'inizio della sua rovina.
La rivalità tra Guelfi Neri e Bianchi, portò il Consiglio a prendere una decisione per ottenere una tregua in una Firenze lacerata dalle continue battaglie tra le due fazioni. I capi Corso Donati e Vieri De' Cerchi, rispettivamente alla guida dei Neri e dei Bianchi, vennero esiliati. Dante votò a favore del provvedimento. Prima che questo fosse messo in atto intervenne Carlo Di Valois per aiutare il Papa e mise a ferro e fuoco la città iniziando una persecuzione contro tutti coloro che dimostravano ostilità nei confronti di Bonifacio VIII. Fu colpito anche Dante che, tra l'altro, da Bonifacio VIII stesso era stato ingiustamente trattenuto a Roma quando la Repubblica lo aveva inviato come ambasciatore di pace. Non rivide più la sua città.

martedì 13 settembre 2011

Il mistero del crocifisso di Bernardo Daddi

Dopo 12 anni il Crocifisso di Bernardo Daddi torna restaurato al Museo Bardini. Addirittura più imponente del Cristo di Cimabue, era la ‘Crux’ dell’altare principale del Duomo scomparsa nel Quattrocento. Due accurati restauri, hanno dato la possibilità di troneggiare al museo Bardini il grandioso crocifisso dipinto da Bernardo Daddi intorno al 1340.
Il crocifisso di Daddi fa infatti parte della ricchissima collezione che l’antiquario Stefano Bardini (1836– 1922) ha lasciato in dono al Comune di Firenze insieme al palazzo di Piazza dei Mozzi, che appunto ospita il museo. Il restauro è stato realizzato da Nicola Mac Gregor ed Elisabetta Codognato.
Per importanza e dimensioni il crocifisso sarebbe infatti proprio la Crux de medio ecclesiae del Duomo di Firenze, ossia il crocifisso dell’altare principale, misteriosamente scomparso nella prima metà del Quattrocento.
Bernardo Daddi fu come noto uno dei più prolifici artisti fiorentini e morì quasi sicuramente nel 1348 durante la grande pestilenza. Collezioni pubbliche e private di tutto il mondo conservano numerose opere che ne attestano il ruolo di primo piano all’indomani della morte di Giotto, quando Firenze gli affidò alcuni lavori significativi. Tra gli altri, il polittico per l’altare maggiore di Santa Reparata, poi trasferito in San Pancrazio e ora per la massima parte agli Uffizi, e la Madonna di Orsanmichele. La Croce Bardini appartiene agli anni della maturità.
Purtroppo non esistono documenti. Né si sa come l’antiquario se la procurò, da chi e a quale prezzo. Le sole testimonianze sono poche fotografie scattate intorno al 1888, l’anno in cui Bardini inaugurò in piazza dei Mozzi il suo atelier commerciale. Secondo i criteri di restauro in voga all’epoca, ne fece sostituire i finali, probabilmente danneggiati, con frammenti di un’altra opera. Ottenne così un pastiche antiquariale, comunque maestoso, ma rifiutò sempre di venderlo. Da allora il crocifisso è rimasto nel palazzo.
Il solo spostamento risale al 1999, ossia all’iniziò della ristrutturazione dell’edificio. L’opera fu imballata in una cassa, ma per evitare distacchi di colore la superficie dipinta fu protetta incollandovi uno strato di veline. Dieci anni dopo, nel 2009, la Croce Bardini fu riesumata in occasione della riapertura del Museo. Con grande disappunto ci si accorse però che non era possibile esporla. Prima occorreva un radicale restauro per eliminare colla e veline. Ora il capolavoro di Daddi è finalmente pronto per essere restituito al mondo con gli altri tesori del Salone voluto da Bardini.

lunedì 12 settembre 2011

Muore oggi Eugenio Montale

Il 12 settembre 1896 muore a Milano Eugenio Montale. Poeta italiano, premio Nobel nel 1975. La sua grandezza risiede nella straordinaria abilità nel tentare di comprendere l'occidente a lui contemporaneo e i cambiamenti che le arti e il sociale avevano subito dallo svilupparsi di una cultura massificata di carattere planetario. "E' ancora possibile la poesia - si chiedeva - in un mondo nel quale il benessere è assimilabile alla disperazione e l'arte ormai diventata bene di consumo, ha perso la sua essenza primaria?".
Questa domanda rivolta all'Accademia di Svezia durante la cerimonia di consegna del premio Nobel, lo colloca quale spirito antesignano rispetto ad un futuro oggi reale, inquietante, da lui individuato e scndagliato con impressionante anticipo.
Montale giunge a Firenze nel 1927 per il lavoro di redattore ottenuto presso l'editore Bemporad. Nel capoluogo toscano gli anni precedenti erano stati decisivi per la nascita della poesia italiana moderna, soprattutto grazie alle aperture della cultura fiorentina nei confronti di tutto ciò che accadeva in Europa: le Edizioni de La Voce; i Canti orfici di Dino Campana (1914); le prime liriche di Ungaretti per Lacerba; e l'accoglienza che poeti come Vincenzo Cardarelli e Umberto Saba. Montale dopo l'edizione degli Ossi del '25, nel 1929 è chiamato a dirigere il Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux.
Lo ricordiamo con grande affetto, un'altro Premio Nobel. La nostra città ha certamente contribuito a regalare emozioni e in modo fondamentale ne ha permesso la formazione e l'espressione letteraria. Un grande personaggio dell'Italia dei Grandi.

venerdì 2 settembre 2011

Il Tabernacolo di Alan

Nella ricerca delle curiosità fiorentine a volte si ha l'impressione che il tempo non sia mai passato.
Vi propongo oggi il lavoro di un artista realizzato con il finanziamento della Banca di Credito Cooperativo Fiorentino.
Una nuova immagine di Madonna con bambino è stato accolto nel tabernacolo di Via del Leone, nella zona oltrarno di San Frediano.
La scultura è realizzata in terracotta dallo scultore italo-americano Alan John Pascuzzi.
L'alto rilievo rappresenta la Madonna che in un tenero abbraccio trattiene il bambino che, porgendosi verso il cardellino simbolo della Passione, indica con la mano sinistra verso l'alto per simbolleggiare il suo divino sacrificio. La scultura è stata inaugurata e benedetta lo scorso 8 dicembre, Festa della Madonna, da Don Roberto parrocco della parrocchia di San Frediano.
Alan è uno scultore ispirato. Sia la sua pittura che la scultura hanno il pregio di evidenziare ed enfatizzare le caratteristiche più dettagliate dell'anatomia umana. Inutile negare l'influenza michelangiolesca nelle sue ispirazioni e nelle sue opere.

Sito internet: Alan Pascuzzi

venerdì 26 agosto 2011

Buon compleanno Fiorentina!

Il 26 agosto 1926, dalla fusione tra la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas e il Club Sportivo Firenze, nasce la Fiorentina.
Pensate, ottantacinque anni fa, il genio fiorentino del Marchese Luigi Ridolfi, riuscì a mettere d'accordo la dirigenza dei due club sportivi, i più importanti della città, e fondò l'Associazione Calcio Firenze poi Fiorentina.

Il 3 ottobre 1926 ci fu il primo incontro di campionato della nuova Fiorentina. Nel campo di via Bellini il Pisa fu sconfitto per tre a uno.
Ma al di la delle vittorie e dei trofei vinti, molte squadre di calcio ne hanno di più e di più prestigiosi, ma molte altre anche di meno, quello che contraddistingue la squadra di calcio della Fiorentina rispetto alle altri team sono i tifosi.
I fiorentini tifosi della Viola, a proposito la maglia viola fu adottata il 22 settembre 1929 in un'amichevole con la Roma prima erano bianche e rosse, hanno sempre voluto che la squadra di calcio rappresentasse in una maniera quasi viscerale la citta.
Lo hanno fatto anche quando le vicende calcistiche non erano proprio esaltanti. Nessuna negazione sul connubbio tra Firenze e la Fiorentina, ma il calcio è solo uno sport e la città di Firenze una delle più belle del mondo a livello culturale, estetico e intellettuale.
E' quindi l'appartenenza a una comunità che fa la differenza, essere tifosi della Fiorentina vuol dire simbolicamente io sono di Firenze. E questo al tifoso basta.
Insomma il 26 agosto nasce la Fiorentina, è il suo compleanno. Una passione vera e viscerale che ha regalato sogni e ha portato intere generazioni allo stadio con l'eterna speranza che un giorno anche questa squadra potrà diventare grande come lo è la sua città nel mondo intero.
Auguri Fiorentina, per tutto quanto ancora vorrai dare al tuo popolo.

lunedì 22 agosto 2011

La "Gioconda" sparisce dal Louvre

Il 22 agosto 1911 al Museo del Louvre di Parigi viene scoperto un furto inquietante: la celebre Monna Lisa di Leonardo Da Vinci non è più al suo posto nel Salon Carré del Museo.
Le autorità sono in fibrillazione. Il poeta francese Guillame Apolinnaire, che aveva auspicato la fine della vecchia arte e l'avvento della nuova; e il suo amico Pablo Picasso vengono interrogati a lungo dalla polizia, ma senza successo. Il quadro è ritenuto perso per sempre. Solo due anni più tardi la Monna Lisa viene rintracciata a Firenze. Il responsabile dell'audace furto è stato un imbianchino italiano, Vincenzo Peruggia, che ha vissuto a lungo in Francia ed è stato anche impiegato al Louvre, e conosce bene installazioni e abitudini della sicurezza.
Al momento dell'arresto l'uomo racconta di essere semplicemente uscito dal museo con il quadro sotto il cappotto, e dichiara di aver compiuto il furto per patriottismo, convinto che il quadro appartenga all'Italia. Il tribunale di Firenze lo condanna ad un anno e venti giorni di prigione.

venerdì 19 agosto 2011

Arthur Hugh Clough: poeta vittoriano a Firenze

Numerosi sono i personaggi stranieri che hanno avuto a che fare con Firenze. Alla stessa maniera Firenze ha accolto peronaggi più o meno famosi della cultura mondiale.
Ho ricevuto da Grazia Collini questo scritto che ci fa riscoprire un poeta, vissuto fino alla sua morte a Firenze. E' sepolto al cimitero degli Inglesi in Piazza Donatello.
L'impegno di Grazia per cercare il pù fedelmente possibile di rappresentare in lingua italiana la poesia è encomiabile ed è per questo che incoraggio questo tipo di attività culturali e di impegno nella riscoperta del nostro più dettagliato passato.

Si presenta così:

Qualche giorno fa, ascoltando poesie su Youtube, mi sono imbattuta in una serie di video, commissionati dalla Unione Banche Svizzere, nei quali grandi attori recitano grandi poesie. Sono video azzurrini, molto suggestivi; le poesie sono recitate in inglese e quindi non sempre il loro significato riesce a svelarsi del tutto (per lo meno non a me).
In particolare sono rimasta avvinta da una poesia recitata da Paul Scofield di un autore che non conoscevo, Arthur Hugh Clough. Ho cercato notizie su di lui e traduzioni di “Say not the struggle naught availeth” ma per quanto abbia frugato nella rete non ho trovato niente.
La biografia del poeta ha fatto sì che la curiosità su di lui e sulla sua poesia crescesse ancora. Ho scoperto infatti che si tratta di un poeta vittoriano, nato a Liverpool il 1 gennaio del 1819 e morto a 42 anni, di malaria, a Firenze dove è sepolto nel “Cimitero degli Inglesi”.
Per chi non conosce Firenze: questo Cimitero è un’isola piena di fascino sorta nel 1827 per dare sepoltura a chi non fosse cattolico o ebreo, un cimitero cittadino, un’isola verde in mezzo al traffico dei viali fiorentini, una collina alberata che, con i suoi cipressi, il muro di basamento e la sua cancellata ha ispirato il famoso quadro “L’isola dei morti” di Arnold Blockin che proprio qui aveva sepolto la figlioletta di 6 mesi.
Il 13 Novembre 1861 Clough morì e la moglie Blanche, cugina di Florence Nightingale, diede sepoltura all’amato marito il quale riposa in illustre compagnia, tra gli altri Elizabeth Barret Browning, Walter Savage Landor e Giovan Pietro Viesseux.
La tomba di Clough è ornata da uno scarabeo alato, simbolo egizio di eternità che venne fatto espressamente copiare dalla moglie Blanche da un volume di Champollion sull’Egitto prestatole dal Marchese Torrigiani .

La poesia, recitata in parte da Paul Scofield è questa:

Say not the struggle naught availeth,
The labour and the wounds are vain,
The enemy faints not, nor faileth,
And as things have been they remain.

If hopes were dupes, fears may be liars;
It may be, in yon smoke conceal’d,
Your comrades chase e’en now the fliers,
And, but for you, possess the field.

For while the tired waves, vainly breaking,
Seem here no painful inch to gain,
Far back, through creeks and inlets making,
Comes silent, flooding in, the main.


And not by eastern windows only,
When daylight comes, comes in the light;
In front the sun climbs slow, how slowly!
But westward, look, the land is bright!


Ho chiesto aiuto ad una amica gallese, traduttrice ed insegnante di inglese, Joyce Davies ed un amico fiorentino Sergio Caruso, ordinario di filosofia politica alla Università di Firenze ed esperto di inglese arcaico. Entrambi hanno lavorato sulla traduzione; le difficoltà di rendere una poesia in un italiano credibile hanno facilitato il traduttore italiano che alla fine ha prodotto questo risultato.

Non dire che la lotta a nulla vale,
che fatica e ferite sono vane,
che la forza nemica è tale e quale,
che sempre tutto com’era rimane.


Chi mente? La speranza o il tuo timore?
Forse laggiù nel fumo, proprio adesso,
cacciano i tuoi compagni l’invasore:
per vincere non manchi che tu stesso.


Qui sembra che si stremi la corrente:
pozzanghera frenata dalla sponda.
Ma dietro, a valle, da qualche torrente
– non senti? – della piena arriva l’onda.


Guarda! Ma non guardar solo l’oriente:
arriva il giorno, che di luce brilla,
e, mentre il sole sale lentamente,
anche la terra ad ovest già scintilla.


Certo la musicalità del chiasma inglese : when daylight comes, comes in the light non è resa così bene nella traduzione ma io trovo che il risultato sia comunque apprezzabile.



mercoledì 10 agosto 2011

Carolina Unger: "un grande amore per Firenze"

Pubblico volentieri il Terzo articolo di Pier Tommaso Messeri. Me lo presenta così: 

"E' uno scritto su Carolina Ungher, artista dell'ottocento che fece scuola nell'arte melodrammatica e che morì con un grande amore per Firenze. Carolina fu famosissima alla sua epoca, cantò in tutte le corti d'Europa e fu apprezzata da artisti e musicisti del tempo. In Austria è ancora ricordata e a Milano nel museo della Scala sono ancora affisse delle sue immagini. Purtroppo Firenze, sua patria d'elezione, non la ricorda come dovrebbe.... anzi l'ha proprio dimenticata... lasciando quasi rovinare la sua bella tomba a San Miniato al Monte. Spero di stimolare un poco la curiosità di qualche anima eletta.... che possa fare qualcosa per valorizzare il suo ricordo".

Molto spesso personaggi di una certa importanza, che hanno dato molto a Firenze e ai fiorentini, non sono adeguatamente valorizzati. Sono personaggi che hanno diffuso positivamente il nome della città, che hanno amato la "loro" Firenze rendendola ancora più ricca di cultura.
Un connubbio indissolubile spesso si crea tra i fiorentino e il mondo. Le opere si diffondono insieme alla Fiorenza che amiamo.

CAROLINA UNGER
Se noi fiorentini dopo esserci inerpicati a San Miniato al Monte, volessimo dirigerci negli immediati pressi dell’antichissima Basilica scopriremo che oltre ad uno stupendo scorcio sulla nostra città c’è anche un antico cimitero, nel quale sono conservate le spoglie mortali di tanti più o meno illustri personaggi che riposano all’ombra di quel mozzo campanile; se poi presi da curiosità volessimo, nascondendoci tra i turisti, passeggiare tra quelle lapidi, molte delle quali ormai lasciate a se stesse, potremo vedere proprio nel terrazzamento prospiciente il bel panorama sul Duomo, una cappella tutta sbertucciata dal tempo e circondata da segnali di perenni lavori in corso. Due nomi Francois Sabatier e Caroline Ungher Sabatier Neé à Vienne le 28 Octobre 1803 Morte à la Concezione le 23 Mars 1877. Proprio in questo luogo infatti riposa una Signora che sebbene non fosse fiorentina, per la nostra città portò “grande amore” e fu da tutti ricordata e stimata per anni. Carolina nacque non a Vienna come è ricordato nella lapide ma bensì in un piccolo paesino ungherese e il suo cognome era sprovvisto dell’h aggiunta per evitare difetti di pronuncia; figlia di una famiglia dell’alta borghesia, ella da piccola si trasferì a Vienna dove subito si fece notare per le sue innate doti liriche, studiò musica con i musicisti più famosi dell’epoca e giovanissima debuttò nei più importanti teatri della sua città, incominciò quindi a girare l’Europa acclamata dal pubblico. Conobbe Beethoven e accanto a lui sedette in molti concerti aiutandolo a girare le pagine degli spartiti e a dirigerlo ormai sordo verso gli applausi del pubblico, fu ammirata da Gioacchino Rossini da Donizzetti da Liszt per la sua avvenenza e le sue capacità canore, grandissima artista scelse dopo tanto viaggiare, Firenze come patria d’elezione e proprio qui dopo aver comprato un bel palazzo in via San Niccolò si sposò col giovane intellettuale francese Francois Sabatier, avendo come testimone di nozze niente di meno che il Granduca Leopoldo II. A Firenze ricevette attestati di stima e affetto dagli ambienti intellettuali, artistici e popolari, ammirata per la sua voce a livello internazionale divenne ben presto famosissima e acclamata in tutte le sue apparizioni pubbliche come fosse una regina, dotata di grande generosità aiutò molto i bisognosi, inserita nel circuito intellettuale europeo ebbe moltissime amicizie influenti e fu ricercata da molti. Ma ciò che la distinse rispetto ai vari personaggi che in quel tempo sceglievano la residenza a Firenze fu il suo sconfinato amore quasi maniacale per la nostra città tanto da voler comprare la villa “La Concezione”, incantevole costruzione posta in un poggio panoramico nelle vicinanze di via Bolognese vecchia, provvista da una vista quasi unica sui monumenti del centro storico. Da quella villa passarono innumerevoli artisti e li Carolina morì nel 1877. Rimangono di lei oltre ad una sua raffigurazione scultorea nel chiostro del Carmine, qualche litografia e un altro segno tangibile del fascino esercitato da Firenze nel cuore dei “Grandi”.

sabato 30 luglio 2011

500° anniversario della nascita di Giorgio Vasari

500° anniversario della nascita di Giorgio Vasari
Giorgio Vasari
(Arezzo, 30 luglio 1511 – Firenze, 27 giugno 1574)
pittore, architetto e storico dell'arte italiano.
 

venerdì 29 luglio 2011

La Facciata di San Lorenzo di Michelangelo Buonarroti


Ricostruzione grafica del progetto di Michelangelo
Una cosa è certa, la facciata di Michelangelo progettata per la Basilica di San Lorenzo a Firenze, che venga o meno realizzata, è esteticamente un capolavoro del Genio fiorentino.
La mente ci porta a ricordare la vicenda storica che portò il Buonarroti a partecipare a un concorso, quello bandito da Papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico, al quale parteciparono i più grandi artisti del momento. Lo fece nel 1515 per realizzare una monumentale facciata marmorea per la chiesa di famiglia.
Il Buonarroti, era già un grandissimo artista e vinse il concorso con il progetto che risulterà poi molto complesso da realizzare. Infatti i lavori si concentrarono sulla Sagrestia Nuova e la Libreria Medicea, sempre nel complesso di San Lorenzo, lasciando da parte il progetto della facciata. Già a quel tempo, il fatto di non averla potuta realizzare fu considerato dall'artista una vera “rovina e un vituperio grandissimo”.
Le polemiche di questi giorni a Firenze tra i favorevoli e i contrari alla realizzazione della facciata sono molto aspre. Si sono scomodati i più grandi della politica e lo stesso quelli della gestione dei beni culturali. I favorevoli vorrebbero dare una nuova spinta al mecenatismo, per spingere verso un nuovo periodo di grandi realizzazioni in modo da rendere la città ancora più conosciuta e più bella. L'altra fazione, in maggioranza di conservatori che hanno fatto e gestito l'arte e l'architettura fiorentina negli ultimi 50 anni, vorrebbero continuare a mantenere l'attuale assetto incompiuto, adducendo motivazioni e teorie della consuetudine e più o meno riconosciute dagli accademici. Ma le teorie non sono certezze e sono fatte per essere cambiate.
Entrando esclusivamente nel merito della parte architettonica, trovo il progetto di Michelangelo degno del suo grandissimo genio. Per altre opere incompiute, in particolare della scultura, nessuno oserebbe mai cercare di completare ciò che il maestro ha iniziato, ma nemmeno oserebbe pensarlo ed è bellissimo guardare attraverso l'incompiuto per capire come il maestro realizzasse e facesse uscire dal marmo quelle figure.
Per la facciata di San Lorenzo è tutto molto diverso, quest’opera non è stata mai iniziata. Abbiamo un progetto bellissimo, abbiamo simulazioni e tecnologia all'avanguardia, abbiamo come allora architetti che sarebbero in grado di capire ciò che Michelangelo ha progettato. Quante altre opere sono state iniziate da un architetto e terminate da un altro?
Credo che Firenze abbia bisogno di un grande stimolo e di una nuova riscoperta dell'arte che parta dalla valorizzazione massima di ciò che ha ereditato, fino a sostenere al massimo l'arte contemporanea. Deve però affrontare con coraggio le nuove grandi sfide, come quella della realizzazione della facciata di San Lorenzo, che dimostrerebbe un’importante integrazione tra alcuni grandissimi artisti del nostro grande passato con le capacità tecnologiche, tecniche e artistiche dei "nuovi" Michelangelo Buonarroti del XXI° secolo.

giovedì 28 luglio 2011

Nasce oggi Monsignor Della Casa

Monsignor Giovanni de' La Casa
Giovanni Della Casa, noto come Monsignor Della Casa, nasce a Firenze il 28 luglio del 1503. Studia a Bologna e a Firenze materie umanistiche e letterarie e si appassiona particolarmente ai classici latini e alla lingua greca. 
Nel 1532 si trasferisce a Roma per intraprendere la carriera ecclesiastica e nel 1544 diventa arcivescovo di Benevento e poi nunzio apostolico a Venezia. In questa città scrive numerosi saggi e trattati, uno contro Carlo V e introduce il tribunale dell'inquisizione. Con l'elezione di Giulio III la sua fortuna viene meno e si ritira in una villa vicino a Treviso dove scrive la sua opera più famosa: il "Galateo overo de' costumi," manuale di buone maniere che verrà pubblicato dopo la sua morte e diventerà famoso in tutta l'Europa: questo il titolo completo:
Trattato nel quale, sotto la persona d'un vecchio idiota
ammaestrante un suo giovanetto, si ragiona
de' modi che si debbono o tenere o schifare
nella comune conversazione, cognominato
Galateo overo de' costumi
Papa Paolo IV, una volta eletto, lo chiama a Roma come segretario di Stato Vaticano dove muore nel novembre del 1556.

martedì 26 luglio 2011

Calcio Storico Fiorentino - Torna a “casa” il cappello, nessun risarcimento al Comune


Roberto Tonarelli (primo a sinistra)
Aveva perso il costoso cappello d'epoca da figurante del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina, ma non dovrà risarcire il Comune. Il famoso cappello del valore di 300 euro è ritornato questa mattina al Palagio di Parte Guelfa - sede del Calcio Storico Fiorentino - spedito all’interno di un pacco postale. Il rappresentante dei Musici lo aveva smarrito durante la finale del Calcio Storico dello scorso 24 giugno.

Il Presidente del Calcio Storico Michele Pierguidi in occasione della conferenza stampa di presentazione dei numeri dell’edizione 2011 del Torneo di San Giovanni di Calcio fiorentino, aveva lanciato l'idea di avviare "una campagna mediatica di recupero", come quella che era stata ideata per la ricerca degli occhiali dell'allenatore della Fiorentina Sinisa Mihajlovic. E ha avuto ragione!

Michele Pierguidi
"Come è accaduto nel caso del mister della fiorentina – disse Pierguidi in quell’occasione - mi piacerebbe che il copricapo del rappresentante dei Musici, prelevato sicuramente per sbaglio durante la finale, tornasse al legittimo proprietario, evitandogli così l'obbligo del risarcimento. Sarebbe un bel gesto di civilta".

L’auspicio del presidente è stato esaudito. Roberto Tonarelli, il malcapitato figurante, non dovrà quindi risarcire alcunché al Comune di Firenze, i 300 euro potrà goderseli durante le vacanze estive.
.
Il 2011 è proprio l’anno del Calcio Storico Fiorentino!

martedì 19 luglio 2011

Nasce oggi Edgar Degas

Il 19 luglio 1834 nasce a Parigi il pittore, scultore e disegnatore francese Edgar Degas, celebre per i suoi studi di ballerine e della vita notturna di Parigi. Concluso il liceo, frequenta per un breve periodo lo studio del pittore Barrias, poi frequenta i corsi di Henri Lamothe della scuola di Ingres, infine si iscrive all' Ecole des Beaux Arts.
Nel 1854 visita Napoli; nel '56 torna in Italia e si accasa presso lo zio barone Bellelli a Firenze, e nel '58, quando si reca a Roma, Viterbo, Orvieto, Perugia, Assisi e a Firenze, dove è ancora ospite dello zio e inizia il quadro La famiglia Bellelli. Dal '60 al '65 sotto l'influsso di Ingres e dei maestri Italiani si dedica alla pittura storica e mitologica. Verso il 1865, anche in seguito all'incontro con Manet e col gruppo di artisti del Cafè Guerbois, i suoi interessi mutano e gradatamente la vita contemporanea diviene il soggetto della sua pittura. Nel 1872 Degas comincia a frequentare l'ambiente dell'Opéra, introdottovi da un musicista dell'orchestra, Désiré Dihau. Dopo un viaggio in America, a New Orleans, partecipa alla prima mostra degli impressionisti (1874), con dieci opere.
Del 1881 è la sua prima scultura, realizzata in cera. Un'attività assai intensa segna gli anni successivi, sebbene la vista cominci ad indebolirsi; nel 1886 presenta all'ottava ed ultima esposizione del gruppo impressionista una serie di dieci nudi a pastello. Compie ancora prima del 1890, alcuni viaggi in Italia, in Spagna, in Marocco; poi si isola sempre più. Muore a Parigi il 27 settembre 1917.

giovedì 7 luglio 2011

Dopo La Gioconda ecco il Salvador Mundi

Ecco un’altra conferma che l’arte e in particolare Leonardo da Vinci, ha un’alta soglia di attenzione nel mondo della comunicazione.
La National Gallery di Londra ha fatto restaurare circa un anno e mezzo fa, un dipinto che i maggiori esperti del momento su Leonardo da Vinci attribuirebbero al pennello del Genio fiorentino.
Il "Salvador Mundi", olio su tavola di legno ritrae Cristo con la mano sinistra che sorregge un globo e la destra che benedice. L’opera sarebbe stata realizzata nel 1499 a Milano.
Carmen C. Bambach, Pietro Marani, Maria Teresa Fiorio e Martin Kemp, sono gli esperti che hanno trovato un comune giudizio sull’attribuire a Leonardo quest’opera.
In contrapposizione Carlo Pedretti ha parlato, con un articolo sull'Osservatore Romano, di non favoleggiare sulle supposizioni e verosimiglianze.
Così come in altre occasioni su opere d’arte più o meno famose, sono state distillate informazioni e stilate storie infinite di attribuzioni plausibili e poi sistematicamente sconfessate. Fare attribuzioni presuppone lo sviluppo di una serie di atti preliminari che si basano principalmente su due parametri fondamentali, i documenti e le indagini.
Certo che le operazioni di restauro che partono dallo studio storico dell’opera e dell’ indagine scientifica e strumentale, danno una grossissima mano in questo.
L’arte e la cultura coinvolgono necessariamente una serie di lavori e di impiego di specialisti che incrementano l’indotto economico-produttivo ed innalzano il livello culturale delle persone.
La National Gallery dal 9 novembre al 15 febbraio 2012 esporrà questo dipinto restaurato all'interno della mostra "Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan".
Il Pedretti in una mostra da lui direttamente curata quasi trent’anni fa, espose un altro dipinto che ritraeva il “Salvator Mundi”, quello di De Ganay, che poi secondo altri studiosi pareva fosse attribuibile a Boltraffio o addirittura a Marco d’Oggiono.
Insomma, com’è evidente, intorno alle opere d’arte e alle attribuzioni d’artista si sviluppano situazioni molto divergenti che alimentano la voglia di mistero e di conoscenza. Se questo ha una sua importanza, anche il fatto che intorno all’arte si possa creare un indotto economico è una cosa alquanto positiva.

martedì 5 luglio 2011

Riflessione sull'origine di Firenze

Molti libri di storia fiorentina individuano nel 59 a.C. la nascita della citta. Senza dubbio Giulio Cesare promulgando la legge agraria a favore dei legionari romani in pensione, doveva necessariamente localizzare la proprietà agraria e questa fu una delle motivazioni per cui Firenze fu edificata secondo quei criteri.
Sappiamo molto sulla Firenze romana, sul suo sviluppo, sulla sua edificazione. Sappiamo poco su ciò che esisteva prima della Firenze romana, abbiamo necessità di scovare nuove leggende, nuove storie che portino a capire veramente se Fiesole è veramente la madre e Firenze la figlia.
Come ci dice Franco Pratesi: " ...forse quella piana era lussureggiante di vegetazione con molti fiori. Da qui anche il suggerimento di chiamarla Florentia".
Questo è un argomento, un piccolo spaccato che è stato spesso tralasciato dagli storici. Credo che per affrontare la leggenda ci sia bisogno, oltre che di tenacia e ricerca bibliografica e storica, anche di una passione viscerale, che esula dalla scientificità.
Non tralascerò questa opportunità.

martedì 28 giugno 2011

La Gioconda, simbolo del mondo

La Gioconda non ha bisogno di presentazioni, è forse il dipinto più famoso del mondo ed è per questo che tutto ciò che circola intorno alla sua figura, falso o presunto, ma anche vero, porta alla ribalta la notizia sui media internazionali.
L’ultima battaglia italiana per evitare che la Gioconda di Leonardo da Vinci diventi (ma lo è già?) un simbolo francese e si riconosca che autore e dipinto provengono dall’Italia e da Firenze è una raccolta di firme per poter riportare ed esporre, l’opera a Firenze. Una esposizione era stata fatta poco meno di 100 anni fa.
Un primo parere, negativo, del Louvre in realtà c’è già stato, ma i componenti del comitato promotore non si danno per vinti e continuano nella loro battaglia coinvolgendo addirittura alcuni colleghi francesi, un po’ come una guerra senza armi.
Nel comprendere perfettamente che la Gioconda appartiene al Museo del Louvre, e quindi alla Francia, non esiste un’opinione sfavorevole riguardo il tentativo di esporla a Firenze, ma si devono necessariamente evidenziare alcune perplessità per come tutta l’operazione mediatica viene condotta.
In aggiunta, gli studi sugli scheletri ritrovati nelle tombe di Sant’Orsola, non hanno dato ancora risultati confortanti sul fatto, alquanto sperato, che possano essere collegati alla sepoltura di Lisa Gherardini, la modella che avrebbe ispirato la Gioconda di Leonardo Da Vinci.
Così come altre volte, l’approccio mediatico verso un personaggio storico come strumento pubblicitario, ha sempre delle grandi incognite. Avremo sempre dei favorevoli e dei contrari, avremmo sempre coloro che promuovono l’iniziativa con il loro enturage e che spingeranno il progetto verso il successo, spesso per ottenere notorietà e finanziamenti. Dall’altra parte della barricata coloro che appoggeranno la scelta della conservazione culturale.
In entrambi i casi le opinioni sono rispettabili, ma è sempre molto difficile associare un nome contemporaneo, benché importante, scientifico, critico, ad un capolavoro simbolo universale della bellezza.
Monna Lisa, Lisa Gherardini, La Gioconda; comunque la volete chiamare è il simbolo della bellezza!
Chi vivrà vedrà.
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