lunedì 30 aprile 2012

Il Marzocco

Nella Repubblica fiorentina del dopo medioevo, il “marzocco” o “marzucco” era un leone eretto e rappresentato a simbolo del potere popolare. La tradizione dell'animale totemico nelle città italiane del medioevo era molto forte, in particolare a Firenze; tale identificazione si riflette in molti stemmi cittadini e spesso utilizzato in stemmi araldici del tempo; l'abitudine di mantenerne ed esporne esemplari era considerato segno di potenza e ricchezza.
Il termine è di etimologia incerta, ma comunque da riferire al latino "martius", di Marte. Un'altra delle spiegazioni avanzate è che la parola Marzocco sia la contrazione della parola Martocus, cioè piccolo Marte.
La più celebre rappresentazione è quella di Donatello, una bellissima scultura che nel primo rinascimento fiorentino, sintetizzava con un’anormale intuizione un leone che trattiene con la zampa destra uno scudo rappresentante il giglio rosso in campo bianco simbolo guelfo di questa città. Il Marzocco di Donatello è oggi conservato nel Museo del Bargello e in copia in Piazza della Signoria davanti a Palazzo Vecchio. Si possono trovare moltissime rappresentazioni artistiche del Marzocco, sia in scultura: come i leoni della Loggia dei Lanzi o quelli sopra il portone d’ingresso principale di Palazzo Vecchio, e in pittura: come in vari affreschi d’epoca tardo medievale o rinascimentale.
Il 1° di maggio proprio a Firenze, si svolge un torneo tra gruppi storici di sbandieratori a lui dedicato.
Il “Trofeo Marzocco” è un quadrangolare tra Gruppi di sbandieratori di livello internazionale, che si svolge in uno dei luoghi più ambiti da tutti i gruppi di rievocazione storico-medievale-rinascimentale d’Italia, Piazza della Signoria a Firenze. Oltre che ai residenti Bandierai degli Uffizi di Firenze, sbandieratori del Calcio Storico Fiorentino, vincitori di varie edizioni del torneo, partecipano gruppi provenienti da ogni parte d'Italia.
Al momento delle gare del Trofeo dedicato al Marzocco, incombe la fierezza che lo contraddistingue ammonendoci sul significato storico del simbolo che lui stesso rappresenta per Firenze, la simbiosi del leone e del giglio fiorentino, pietra miliare ed unificante delle origini di Firenze e sul rigore a cui si devono basare le rievocazioni, che non devono essere frutto dll'improvvisazione, ma di un accurata ricerca storica.

mercoledì 25 aprile 2012

Sotto Via Martelli

I lavori su Via Martelli, dopo la pedonalizzazione voluta dal sindaco Renzi insieme a piazza del Duomo e di San Giovanni nel 2009, sono iniziati. Anzi, sono già un pezzo in avanti, i marciapiedi, tutti e due sono quasi completati e ci si aspetta una vera riqualificazione della strada, con arredi urbani consoni e belli.
Sono iniziati anche gli sbancamenti del manto stradale, un manto di asfalto, fatto a più strati e sopra colate di cemento. Tutto questo risulta molto evidente dai grandi pezzi di calcestruzzo che escono fuori dal sottosuolo. Ma non solo cemento e catrame. Guardate questa foto.
Per uno come me che il tram a Firenze l'ha visto solo in cartolina, vedere riaffiorare le verghe del tramvai, che alla fine dell'800 fu costruito in ogni strada di grande comunicazione della città, mi ha fatto un certo effetto. Le verghe sono rugginose, sono state affogate nel cemento e nel catrame per oltre 50 anni più o meno, da quando il tram ha finito di girare per Firenze. Queste verghe hanno la venerabile età di oltre 100 anni. Pensare che con il tram si andava anche al Piazzale Michelangelo, in salita e in discesa, e ancora c'è qualcuno che non vuole ammettere l'evidenza che il tram è un mezzo di trasporto pulito e utile. La prova ce l'abbiamo con Scandicci.
Però, meno male che ancora c'è qualcuno che ama la propria città. Io, per quanto posso, con questo blog (a proposito seguitissimo!) faccio emergere le piccole genialità fiorentine, le curiosità che tutti dovrebbero conoscere. Anche se in piccolo, sto facendo la mia parte.

domenica 22 aprile 2012

"Tussei un Ganzo"

In realtà non solo utilizzata a Firenze, l'esclamazione "Ganzo", ha nel dialetto Toscano in generale la sua massima espressione.
Quante volte al giorno, nel fraseggio quotidiano, ci esprimiamo considerando nel discorso comune, spesso non in quello professionale, la parola Ganzo!
E' una forma dialettale, assorbita anche dal linguaggio italianesco. Nata dal vernacolo, evidenzia spesso l'individuo, rispetto a qualcosa che ha compiuto di esaltante o ad una atteggiamento positivo: una "Ganzata" in pratica.
La parola Ganzo si dice anche ad una persona particolarmente scaltra, astuta; ad "uno" bravo, in gamba o anche simpatico; un tipo bello, piacevole; una cosa bella, piacevole.
Si usa spesso per riferirsi all'amante, con intento positivo naturalmente.

A Firenze (e dove se no) c'è anche un circolo culinario-culturale che si chiama GANZO la prima volta bisogna sottoscrivere una tessera - Ambiente moderno/minimalista, da una parete la gigantografia dello chef che ti scruta attentamente ....

GANZO
Via dei Macci 85 R
055-241076
lunedì - venerdì 12:00PM- 12:00AM

uno anche negli Stati Uniti

GANZO - a journey through Italian taste

GANZO is the freshest business proposal on the market, thanks to a new concept: bring in your town the high quality standards usually available only in the best italian restaurants: fresh products, real italian ingredients, an elegant way to serve.
Many restaurants offer "italian like" plates, similar names but too far from the real italian fragrance and taste... Ganzo is a true italian company, made by people who know authentic italian recipe, that made this cuisine famous through the world.

99-107 Shelton Ave. New Haven
CT
United States



domenica 1 aprile 2012

Tiziano Terzani, fiorentino.

“Ormai mi incuriosisce di più morire. Mi rincresce solo che non potrò scriverne”...
Con questa frase Tiziano Terzani parlò di se in una delle sue ultime interviste. In questa frase c’è tutto lo spessore dell’uomo e del “poeta” di questo grande personaggio della cultura fiorentina.
Tiziano Terzani nasce a Firenze il 14 settembre 1938, scrittore e giornalista ha fatto della sua stessa vita una missione, con un’evoluzione intellettuale invidiabile anche per le scelte sul proprio stile di vita.
E’ nato a Firenze, nel quartiere di Monticelli, di mercoledì. Il padre aveva un’attività di meccanico d’auto ed era un comunista ed ex partigiano, la madre una donna benestante e molto cattolica, da questo connubio familiare nasce lo stimolo di tolleranza che contraddistinguerà la sua vita, quella della sua famiglia e le sue opere.
Dice della sua famiglia: 
“debbo a loro forse un senso di tolleranza e questa cosa profonda [...] di vedere il bello della vita nella sua diversità e vedere la vera essenza della vita nell'armonia degli opposti".
Pur non disponendo di mezzi finanziari adeguati, la famiglia ha sempre incentivato la naturale predisposizione di Tiziano per l’apprendimento e gli studi che dopo le scuole primarie lo videro frequentare il liceo classico "Galileo" di Firenze.
A sedici anni, già predisposto ai viaggi e alla conoscenza del mondo in tutti i suoi aspetti, durante le vacanze estive si trasferisce in Svizzera a lavorare come lavapiatti in un ristorante per poter guadagnare il necessario e riuscire a visitare la città di Parigi.
Successivamente visitò il Belgio e la Germania e si diplomò con altissimi voti.
Era quasi “riuscito a trovare un’impiego” ma preferì accettare l’ammissione alla borsa di studio presso il prestigioso Collegio medico-giuridico di Pisa che a quel tempo faceva ancora parte della Scuola Normale Superiore e che successivamente si è trasformata nell’attuale Scuola Superiore Sant'Anna di Studi Universitari, laureandosi brillantemente in giurisprudenza nel 1961.
La vera e propria svolta della sua vita fu quando l’azienda per la quale lavorava, l’Olivetti, famosa azienda di livello internazionale del tempo, lo inviò già nel 1965, a fare formazione in Giappone ed in Sud Africa ed in numerose altre nazioni.
Proprio in Sud-Africa si interessò molto all’apartheid ed allo sfruttamento sociale del paese inviando i suoi articoli a Ferruccio Parri, allora direttore della rivista l’Astrolabio.
Questa nuova idea di poter divulgare, diciamo così, i problemi e le visioni del mondo ebbero in Terziani un forte impatto emotivo.
Fu così che iniziò per lui una nuova vita, quella di esploratore di uomini e di mondi e di divulgatore delle proprie scoperte.
Nel 1969 si licenzia dall’Olivetti, aveva vinto una borsa di studio alla Columbia University di New York e si dedicò allo studio della cultura cinese investendo molto sulla professione giornalistica, approfondendo moltissimo la cultura dei paesi asiatici e della loro politica.
Iniziò collaborando ad alcune riviste come appunto L'Astrolabio ed il quotidiano Il Giorno, fino a riuscire a diventare corrispondente dall’Asia del settimanale tedesco Der Spiegel.
Nel marzo del 1971 si trasferì con la famiglia a Singapore e seguì molto da vicino le evoluzioni delle fasi decisive della Guerra del Vietnam, esperienza che diede origine ai suoi primi due libri.
In seguito collaborò anche con i quotidiani italiani Corriere della Sera e La Repubblica, diventando uno dei più importanti giornalisti italiani a livello internazionale.
Nel 1975 è tra i pochi giornalisti rimasti a Saigon ed assiste alla presa del potere da parte dei comunisti.
(segue)
Ha veramente “girato il mondo”. Ha vissuto nelle più grandi città dell’Asia, come Tokio, Hong Kong, Nuova Delhi, Pechino e viaggiato in moltissime città e zone dell’Asia più piccole ma non meno importanti per le vicende storico-politiche e filosofico-culturali delle quali scriveva.
A Pechino viene addirittura arrestato e dopo un mese espulso dal paese, per “attività controrivoluzionarie”, nel libro Pelle di leopardo. Diario vietnamita di un corrispondente di guerra 1972-1973 si può cominciare ad avere un’idea delle esperienze di Terzani in Asia e anche attraverso i suoi articoli pubblicati sui giornali si ripercorre una vita intera al servizio della divulgazione.
Un’altra opera importante è Un indovino mi disse, dove descrive un viaggio durato un’intero anno attraverso numerosi paesi dell'Asia, seguendo le indicazioni e alcuni avvertimenti dati da un indovino, senza mai prendere l’aereo come mezzo di trasporto.
Fra i primi corrispondenti a tornare a Phnom Penh dopo l'intervento vietnamita in Cambogia, scrive Holocaust in Kambodscha.
Nel libro Lettere contro la guerra, dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 si contrappone alle tesi della scrittrice, anch’essa fiorentina, Oriana Fallaci.
Nel 2002 inizia il "pellegrinaggio di pace" attraverso scuole e incontri pubblici appoggiando la causa di Emergency "Fuori l'Italia dalla guerra" insieme a Gino Strada.
Tiziano Terzani, nel periodo delle sue corrispondenze e delle pubblicazioni dei suoi libri, non era molto conosciuto in Italia. Lavorando principalmente per il Der Spiegel, i suoi scritti non venivano letti nella sua nazione.
Oggi possiamo considerarlo come uno dei migliori scrittori di viaggi del ventesimo secolo, senza tralasciare tutto il lavoro di cronista da zone del mondo che proprio in quel periodo, come adesso, hanno la necessità di essere ascoltati. Grande ricercatore della verità, approfondiva minuziosamente le proprie ricerche su avvenimenti di uomini, protagonisti, compagni di viaggio fisici e spirituali.
Il suo percorso di vita, di conoscenza e di predisposizione culturale all’alternativo, lo pone in seguito ad avvicinarsi, sempre con lo spirito di giornalista e scrittore, alla moderna medicina ed anche alla medicina alternativa, nel frattempo era divenuto vegetariano, in particolare quella asiatica, soprattutto quando sopraggiunge la sua malattia che lo porterà successivamente alla morte.
Il suo tumore all’intestino viene affrontato e descritto nel libro "Un altro giro di giostra".
Lui dice “Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio”. Muore il 28 luglio 2004 ad Orsigna, sull'Appennino tosco-emiliano in provincia di Pistoia.
Questi alcuni suoi scritti:
Pelle di leopardo. Diario vietnamita di un corrispondente di guerra 1972-1973 - Giai Phong! La liberazione di Saigon - La porta proibita - Buonanotte, signor Lenin - Un indovino mi disse - Lettere contro la guerra - Un altro giro di giostra - La fine è il mio inizio, opera postuma.
Disse: "la mia vita è stata un giro di giostra, sono stato incredibilmente fortunato e sono cambiato tantissimo", ripercorrendo gradualmente la sua vita, questa affermazione diventa emblematica del carattere e del temperamento di Tiziano Terzani.
Firenze è una città che anche ai nostri tempi regala all’Italia ed al mondo personaggi di alta levatura morale, culturale, artistica e filosofica. L’apprezzamento dei “nostri” fiorentini potrà essere contemporaneo o riscoperto nel corso degli anni, forse dei secoli, ma rimane sicuro che il nostro genio, era ed è, un fondamentale contributo allo sviluppo del genere umano.
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