venerdì 21 novembre 2014

Il "Porcellino" di bronzo...

Il "Porcellino" adesso, la foto è di Giuseppe Sabella
E’ vero, tutti lo chiamano “porcellino” ma raffigura in realtà un bellissimo esemplare di cinghiale che è divenuto uno dei simboli della città e conosciuto in tutto il mondo.
La statua del Porcellino fu realizzata da Pietro Tacca intorno al 1633. Venne commissionata dal granduca Cosimo II de’ Medici che considerava il cinghiale un emblema di coraggio. Pietro Tacca, scultore molto attivo a Firenze, già allievo del Giambologna, realizzò la riproduzione in bronzo di un cinghiale marmoreo del I° sec. d.C. Esso stesso era una copia di un bronzo ellenistico di proprietà della Galleria degli Uffizi.
Quella che attualmente si trova alle “Logge del Porcellino” non è l’originale, ma una copia.
L’originale della fontana è oggi esposta, dopo il restauro del 1999, al Museo Bardini.
In origine questa statua non era una fontana, fu trasformata in seguito dal nuovo granduca Ferdinando II de' Medici.
In principio la fontana era collocata sul lato delle logge in Via Por Santa Maria, spostata poi nell’attuale collocazione per liberare la viabilità.
Alla vista del “Porcellino” tutti si fanno catturare dal suo grugno lucente e spesso tralasciano le particolarità che si celano nel basamento. Un tripudio di vegetazione di palude e degli acquitrigni si svela nella sua perfezione, rane, rospi, serpenti d’acqua contornano la base della fontana. La base fu sostituita da una copia di Giovanni Benelli nel 1856, aveva subito un forte deterioramento e avendo come modello un originale malridotto e liso dal tempo, il Benelli, a suo ingegno, lo arricchì di particolari di sua manifattura.
Toccare il naso del porcellino è un rito portafortuna, così come far scivolare una moneta verso il basso, dalla lingua della bocca del “porcellino”, in modo che cada direttamente nella grata sottostante. Se l’operazione riesce il desiderio espresso si avvererà.
Lo scrittore danese Hans Christian Andersen nel corso della propria vita soggiornò più volte a Firenze. Famosa la sua frase “Firenze è un’intero libro illustrato”.
Proprio a Firenze il grande novelliere, scrisse una piccola fiaba, “Il porcellino di bronzo”, ispirandosi alla statua bronzea di Pietro Tacca posta ai piedi delle logge del Mercato Nuovo di Firenze. Protagonista un bambino fiorentino poverissimo e orfano. La novella non ha mai destato molto scalpore e non è famosa come altre novelle dello stesso autore. Una targa lo ricorda proprio sopra il bronzo tanto amato dai turisti e dai fiorentini più veri.

Copyright © Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata 

venerdì 14 novembre 2014

Sogno una Firenze in bicicletta, il Bike Sharing funziona!

Bike Sharing in Italia
A Firenze sono ormai 6, 7 anni che si parla di bike sharing di moderna concezione, molte altre città europee hanno applicato questo servizio che si è rivelato risolutivo per l'alleggerimento del traffico cittadino dalle autovetture e per trovare una definitiva soluzione al grandissimo giro d'affari delle biciclette rubate che ogni città aveva prima dell'adozione del servizio. Questo problema a Firenze è molto sentito. Le vendite e i furti di biciclette private nelle città che hanno adottato il bike sharing sono crollate del 95%, si avete capito bene, 95%, praticamente non esistono più bici private se non quelle sportive, che sono comunque un numero rilevante, ma non le trovi per strada.
Naturalmente possiamo immaginare che ci possano essere delle valide motivazioni che giustificano un così grave ritardo a riguardo l'installazione di stazioni di Bikesharing a Firenze, da tempo se ne parla, forse anni, ma poi ancora non è stato mai stato realizzato qualcosa di serio come invece è stato fatto per due compagnie di Sharing Auto, Car2go e Enjoy.
Non che l'affitto di biciclette che possiamo trovare adesso alla stazione di Santa Maria Novella e in altri luoghi sia un servizio da trascurare, anzi meno male che c'è, ma davvero è quello che serve alla città per progredire? Davvero non ci sono soluzioni migliori, più professionali e performanti che di quelle proposte attualmente?
La risposta è:- "Si ci sono eccome!"
 
 
Vi propongo l'esempio di una media città europea e cerco di dire brevemente come funziona:


E' possibile noleggiare una bicicletta in tutte le stazioni Bikesharing. Disponibile 7 giorni su7 e 24 ore su 24. Basta avere più di 14 anni ed essere in possesso di un abbonamento annuale o un biglietto da 1 o 7 giorni.
È sufficiente accedere al terminale digitando il numero del biglietto o facendo passare la tua Passcard e inserire il PIN Bikesharing.
Funziona un po' come il terminale del Salvatempo del supermercato. Scegli una bici da quelle proposte. Attendere qualche secondo per la convalida. Prendete la bici selezionata.
Hai 60 secondi per prendere la bicicletta. Premere il tasto apposito e tirate la bici verso di voi per sganciarla dalla struttura. Potete partire, avete 30 minuti di tempo con un abbonamento standard per riconsegnarla ad un'altra stazione di Bikesharing.
Se non ci sono biciclette disponibili alla stazione di Bikesharing più vicina a voi, potete vedere nel terminale dove si trovano quelle più vicine.
Una volta che avete fatto il vostro viaggio, semplicemente restituire la bicicletta in una qualsiasi stazione Bikesharing. Inserire la bici in un punto libero di attacco in qualsiasi stazione Bikesharing.
Attendere qualche istante, un segnale acustico (doppio beep) e la luce verde confermerà che la bici è stata restituita.
Per la vostra tranquillità, la bicicletta è dotata di una serratura, sarà utile per tutta la sosta al di fuori di una stazione Bikesharing.
Le bici utilizzate dal Bikesharing sono continuamente migliorate per offrire una buona resistenza all'usura nel tempo, pur mantenendo un buon comfort di guida.

Quanto costa?
Abbonamento annuale


Noleggio breve

Niente più furti, nessun problema, meno traffico, più salute.

Questa la testimonianza di una ragazza italiana che vive in una città con il Bikesharing. Ci racconta:

"Io cliente cosa faccio...
Ci sono varie opzioni: sono a Lione e ho bisogno della bici per 24 ore? Vado dove ci sono le bici, al parchimetro (borne) e pago con carta di credito 1 euro e 50 centesimi...
In questo modo ho un codice di accesso e una password, ovvero un account per 24 ore.
Scelgo la mia bici, inserisco i miei dati, dico quale bici voglio e ho 60 secondi per prenderla dal suo posto.
Fatto questo posso pedalare quanto voglio ma non più di 30 minuti. Entro 30 minuti devo riattaccare la bici in un qualsiasi posto (ce ne sono tutti i 200 metri di posti). Questo se sono turista.

Se invece ci sto 5 giorni (o 3 non mi ricordo) faccio la stessa cosa ma avrò un biglietto che mi dura 5 giorni.
Se vivo a Lione, faccio la stessa cosa ma pagando 25 euro per tutto l'anno.
Se come me, ho già un abbonamento a TCL (trasporti pubblici, metro, tram, filobus e bus) posso, invece di avere una tessera nuova, aggiungere il mio abbonamento bici alla mia tessera TCL (ci sono altre tessere sulle quali puoi aggiungere l'abbonamento), inoltre spendo 15 euro (e non 25) perché sono studente e ho la tessera TCL, inoltre posso tenere la bici 60 minuti e non 30 senza riattaccarla..
Io ad esempio con la mia tessera TLC, ho aggiunto l'abbonamento bici tramite il sito internet. So che la notte, ci sono dei camion che portano via le bici difettose, rimettono le bici aggiustate, si occupano della manutenzione insomma.
C'è un codice non scritto tra le persone che usano il Bikesharing. Le bici che hanno il sellino rovesciato sono le bici difettose, non vengono quindi prese per il noleggio e il personale della manutenzione capisce quali sono quelle da riparare."


Insomma, cosa ne dite, ci facciamo un giro in bici con il Bikesharing?


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giovedì 13 novembre 2014

Santa Maria Novella, la "macro-bella" piazza degli insulti

La piazza e le panchine
E' vero, Vittorio Sgarbi ha un proprio modo di rivolgersi agli altri, è anche vero che nessuno mette in discussione la sua competenza sull'arte e sulle sue conoscenze specifiche, assistere ad una sua conferenza è piacevolissimo quando parla di storia dell'arte, un po' meno quando si avventura in offese ingiuriose e nella violenza fisica e verbale.
Ma cosa c'entra Vittorio Sgarbi con Santa Maria Novella? E' presto detto. Anche il Corriere Fiorentino ha insistito a distanza di qualche tempo, sulla questione della piazza rinnovata qualche anno fa dal Comune di Firenze.
Il processo sulle offese di Sgarbi ai progettisti riguardo l'arredo di piazza Santa Maria Novella non è concluso. L'attuale piazza, così come è adesso fu inaugurata nel 2010 e il critico d’arte, l'anno successivo, aveva avuto una assoluzione annullata successivamente dalla Cassazione.
Disse sugli arredi della piazza che erano "immondi", che la piazza aveva delle "Panchine di Merda" e detto come lo dice lui fa davvero molta audience. Fu denunciato per diffamazione anche perchè chiamò il progettista "un criminale".
Vittorio Sgarbi a parte, lui in quella occasione ha espresso nel suo modo colorito quello che pensano in molti a Firenze, siamo tutti felici che la piazza di Santa Maria Novella abbia delle belle aiuole verdi con bordatura di roselline molto ben curate, ma sicuramente molto meno contenti dei cassonetti interrati ad esempio (sempre meglio di quelli fuori terra naturalmente), posizionati frontalmente al nuovissimo Museo del Novecento o, davvero, di quelle panchine metà di metallo rovente d'estate e metà di altri materiali, con conseguente disagio per chi dovrebbe utilizzarle per riposare un pochino.
La piazza insomma è bellissima nel suo complesso, la facciata attira l'attenzione di chi di passaggio volge lo sguardo ai marmi bianchi e verdi e alle strutture funerarie che circondano il chiostro esterno chiamate "avelli".
Purtroppo però qui a Firenze non possiamo pretendere il meglio. Da qualsiasi parte ti trovi, hai un luogo bellissimo, ma con numerosi dettagli deprecabili, spesso anche fatiscenti.
Ci vorrebbe una "commissione dei dettagli", quando si analizza un progetto i dettagli dovrebbero fare la differenza, ma spesso vengono tralasciati ed abbandonati. Si pensa al complessivo e mai all'utilizzo, si chiede la macro-bellezza, la macro-armonia, ma non si scende nei particolari.
Credo che Firenze sia una delle più "macro-belle" città del mondo, ma manca ancora molto a renderla piacevole anche nel passeggio quotidiano e in particolare a renderla piacevole ai fiorentini, veri utilizzatori dei servizi fondamentali della città e che contribuiscono in modo incredibile al finanziamento di tutto questo.
Un saluto da la "macro-bella" piazza Santa Maria Novella.

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martedì 11 novembre 2014

La Piazza pedonale più bella del Mondo - Piazza del Duomo a Firenze

Il 25 ottobre del 2009 la nuova giunta targata Matteo Renzi emise un provvedimento, annunciato in una conferenza stampa nel settembre precedente, di pedonalizzazione di una parte di Piazza del Duomo e di Piazza San Giovanni.
La piazza per la gran parte della superficie era già vietata ai mezzi motorizzati, rimaneva però un angolo della piazza vicino a via del Proconsolo e il più importante corridoio che era da continuazione tra via Cerretani e via Martelli.
Era il corridoio degli autobus, oltre 1000 autobus al giorno passavano da questa strada e collegavano la zona est con la ovest.
Piazza Duomo in occasione del Florens 2010, già pedonalizzata
Fu una vera e propria rivoluzione del traffico, risistemazione delle pavimentazioni e riorganizzazione completa delle linee del trasporto pubblico, escludendo una volta per tutte la possibilità di far passare una linea della tranvia dalla piazza più bella del mondo.
Da quel 25 ottobre 2009 la sensazione fu di completo smarrimento. Frequentare quella piazza era come essere in un luogo completamente diverso, un luogo non concepibile per chi ogni giorno vedeva passare centinaia di bus e di taxi, senza escludere tutti i veicoli di servizio delle Forze Armate e degli autorizzati.
Le proteste delle categorie "protette" si assopirono in breve tempo e dopo qualche mese, tutti riconobbero in questo provvedimento una buona pratica di gestione della cosa pubblica.
Altri provvedimenti di pedonalizzazione delle zone e delle strade più importanti di Firenze si sono negli anni succedute, vedi Piazza de' Pitti e Via Tornabuoni, e anche l'attuale amministrazione ha annunciato una nuova serie di pedonalizzazioni come Piazza del Carmine in Oltrarno e il Piazzale Michelangelo.
Da ormai quasi tutta la popolazione è riconosciuto che provvedimenti di questa natura non sono casuali, che hanno una logica seria e che la qualità della vita sia dei residenti che dei turisti e frequentatori delle zone oggetto del nostro discorso è notevolmente migliorata.
Siamo quindi per scommettere su ulteriori provvedimenti, sempre che abbiano la stessa logica e lo stesso obbiettivo: migliorare la qualità della vita delle persone e dei cittadini.
Dopo l'Elogio alla Pedonalizzazione, dobbiamo necessariamente affrontare un problema politico amministrativo molto importante. Proprio il 2 novembre alcuni articoli di quotidiani locali ci fanno sapere che la Procura della Repubblica di Firenze ha aperto un’inchiesta sulle procedure amministrative che furono adottate dall'allora amministrazione Renzi relativamente alla pedonalizzazione di piazza del Duomo.
Abuso d'ufficio, danno erariale, perquisizioni. Per il momento nulla di fatto, nel senso che l'opinione pubblica non ha avuto altri elementi per capire la direzione di questa inchiesta. Non ci vuole molto per immaginare un aspetto politico dietro a questa situazione.
La magistratura dal canto suo prosegue le indagini per capire, molto probabilmente, se Matteo Renzi ebbe un ruolo predominante nella vicenda. Di sicuro il ruolo politico lo ebbe.
Io credo che le procedure vadano rispettate e non mi permetto di dare giudizi sull'operato del Sindaco di Firenze ora Presidente del Consiglio, ma posso dare un giudizio nel merito dell'operazione di pedonalizzazione, di abbellimento del Centro Storico e di ciò che è stato fatto per questo argomento, molto interessante per la qualità della vita dei cittadini e dei frequentatori tutti delle aree pedonali. Il mio giudizio è altamente positivo e immagino che la tempistica così breve rispetto a ciò di cui siamo abituati degli ultimi decenni, possa non essere compresa, ma prima o poi una svolta va data!
Sempre rispettando le regole...naturalmente!

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domenica 9 novembre 2014

Il 9 novembre 1989 cade il "Berliner Mauer"

Precisamente 25 anni fa, cade in Germania il Muro di Berlino, chiamato in tedesco Berliner Mauer.
Era il simbolo della divisione tra il grande impero sovietico e il resto del mondo occidentale. La politica di Michail Gorbaciov, ultimo Segretario generale del Partito Comunista sovietico, e promotore, dal 1985, di una serie di riforme economiche e politiche, note come perestroika (ristrutturazione) e glasnost (trasparenza), fece scricchiolare l'impero e portò a conseguenze che forse nemmeno lui immaginava.


La Barriera che era stata costruita dalla Germania dell'Est era un sistema di fortificazioni per impedire il passaggio di persone e materiali da Berlino Ovest. Il muro divise in due la città di Berlino per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale decretò l'apertura delle frontiere con la repubblica federale.

Il Muro di Luce a Berlino in occasione del 25 anniversario

Avevo solo 23 anni, ero un giovane ragazzo universitario che cercava ancora la propria collocazione politica. Fu un evento scioccante per certi versi, si apriva un intero mondo fino ad allora sconosciuto in gran parte. Le notizie che arrivavano del comunismo erano pressoché ideologiche ed io non ho mai considerato il Partito Comunista Italiano un clone di quello sovietico.
Ricordo quindi con gioia quella data, sono passati venticinque anni e appena ho preso coscienza mi sono detto: "di già!?"
Il mondo non si è fermato e le barriere non son finite, ma il tempo ha dato ragione a coloro che, a mio parere, hanno permesso tutto questo, con la loro politica, con la loro tenacia e con la loro volontà di aprire le menti e i cuori di ognuno di noi.
Grazie a Michail Gorbaciov e a Carol Jòsef Wojtyla - Papa Giovanni Paolo II

Copyright © Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata

lunedì 3 novembre 2014

Anna Regan-Schimon, rapporto con Firenze

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di ricevere un nuovo articolo di Pier Tommaso Messeri. Abbiamo pubblicato in questo blog altri interessantissimi testi di Messeri che, sempre alla ricerca di novità, anche quest'oggi ci propone un personaggio che con Firenze ha avuto un rapporto particolare.
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Immagine di Pier Francesco Messeri - Tutti i diritti riservati
Anna Regan
Immagine di Pier Tommaso Messeri - Tutti i diritti riservati

Anna Regan nacque ad Aich, piccolo agglomerato nelle vicinanze di Karlsbad, il 18 settembre 1841; rimasta orfana di entrambi i genitori in tenera età, venne per questo accolta in casa e seguita nella formazione culturale dal Dr. Johann Anger - facoltoso medico e proprietario di una clinica presso le rinomate terme di quella città - e da sua moglie Elvira Karwinsky von Karwin. La giovane, stimolata dall’ambiente colto, proprio della realtà che la vedeva crescere, mostrò un’indiscussa predisposizione alle materie musicali.
Per questo, dopo le prime lezioni di solfeggio impartitele privatamente negli ambienti domestici, dal 1859 venne seguita nello studio dalla signora Schneider, sposata Schubert, a Dresda.
Intanto, la celebre mezzosoprano Carolina Ungher, cugina di Elvira Karwinsky, consentì alla ragazza di affinare le sue doti offrendole il proprio aiuto. Anna Regan nel 1864 si trasferì dall’illustre artista a Firenze, divenendone ben presto l’allieva prediletta e fu in quella città, tra la dolcezza dei colli che incorniciavano villa La Concezione, di proprietà degli Ungher-Sabatier, che Anna poté sperare in un suo futuro debutto teatrale. La piccola Siena vide il suo esordio e da allora, dopo varie “Scene” calcate in altri teatri italiani, dal 1865 al 1867 fu attiva nel Teatro di Corte di Hannover. Cantante in Operette e Commedie musicali, la giovane Regan fu una brillante interprete dei Lieder di Schubert.
Divenuta celebre, in Russia venne scritturata come “virtuosa” di camera presso la Granduchessa Elena Pavlova Romanova a S. Pietroburgo, dove fu protagonista in alcune Opere dirette dal maestro francese Hector Berlioz.
Spirito cosmopolita, dal 1869 frequentò assiduamente l’Inghilterra, cantando più volte al Crystal Palace; richiesta ed ammirata, nel 1871 si esibì al Castello di Winsor, in occasione delle nozze regali della Principessa Luisa, figlia della Regina Vittoria.
Raminga tra il nord Europa e la Toscana, a Firenze si sposò con il famoso pianista, compositore ed intellettuale Adolf Schimon (1820-1887), conosciuto in Inghilterra; dalla loro unione nascerà più tardi Maria detta Mizi.
Da allora gradualmente iniziò ad abbandonare le scene teatrali, dedicandosi all’insegnamento ed alla famiglia. Dal 1874, impartì, assieme al marito, lezioni musicali a Lipsia, collaborando con la Gewandhaus Orchestra ed il Conservatorio di quella città.
Agli inizi degli anni novanta dell’ottocento - dopo la scomparsa del consorte, avvenuta nel 1887 nella solita Lipsia - si ritirò a Monaco di Baviera dove, seguendo gli antichi insegnamenti della sua Carolina, di cui era indubbiamente l’erede artistica, aprì una scuola di canto ed impartì lezioni all’Accademia di Musica. Si annoverano tra i suoi allievi molti nomi che poi saranno illustri, uno fra tutti: Ernst Kraus ( 1863-1941).
Anna Regan-Schimon lavorò assiduamente e con dolcezza fino al 18 aprile 1902, quando si chiuse il sipario sulla sua esistenza terrena.

Pier Tommaso Messeri
--
Copyright © Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata
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