venerdì 26 agosto 2011

Buon compleanno Fiorentina!

Il 26 agosto 1926, dalla fusione tra la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas e il Club Sportivo Firenze, nasce la Fiorentina.
Pensate, ottantacinque anni fa, il genio fiorentino del Marchese Luigi Ridolfi, riuscì a mettere d'accordo la dirigenza dei due club sportivi, i più importanti della città, e fondò l'Associazione Calcio Firenze poi Fiorentina.

Il 3 ottobre 1926 ci fu il primo incontro di campionato della nuova Fiorentina. Nel campo di via Bellini il Pisa fu sconfitto per tre a uno.
Ma al di la delle vittorie e dei trofei vinti, molte squadre di calcio ne hanno di più e di più prestigiosi, ma molte altre anche di meno, quello che contraddistingue la squadra di calcio della Fiorentina rispetto alle altri team sono i tifosi.
I fiorentini tifosi della Viola, a proposito la maglia viola fu adottata il 22 settembre 1929 in un'amichevole con la Roma prima erano bianche e rosse, hanno sempre voluto che la squadra di calcio rappresentasse in una maniera quasi viscerale la citta.
Lo hanno fatto anche quando le vicende calcistiche non erano proprio esaltanti. Nessuna negazione sul connubbio tra Firenze e la Fiorentina, ma il calcio è solo uno sport e la città di Firenze una delle più belle del mondo a livello culturale, estetico e intellettuale.
E' quindi l'appartenenza a una comunità che fa la differenza, essere tifosi della Fiorentina vuol dire simbolicamente io sono di Firenze. E questo al tifoso basta.
Insomma il 26 agosto nasce la Fiorentina, è il suo compleanno. Una passione vera e viscerale che ha regalato sogni e ha portato intere generazioni allo stadio con l'eterna speranza che un giorno anche questa squadra potrà diventare grande come lo è la sua città nel mondo intero.
Auguri Fiorentina, per tutto quanto ancora vorrai dare al tuo popolo.

lunedì 22 agosto 2011

La "Gioconda" sparisce dal Louvre

Il 22 agosto 1911 al Museo del Louvre di Parigi viene scoperto un furto inquietante: la celebre Monna Lisa di Leonardo Da Vinci non è più al suo posto nel Salon Carré del Museo.
Le autorità sono in fibrillazione. Il poeta francese Guillame Apolinnaire, che aveva auspicato la fine della vecchia arte e l'avvento della nuova; e il suo amico Pablo Picasso vengono interrogati a lungo dalla polizia, ma senza successo. Il quadro è ritenuto perso per sempre. Solo due anni più tardi la Monna Lisa viene rintracciata a Firenze. Il responsabile dell'audace furto è stato un imbianchino italiano, Vincenzo Peruggia, che ha vissuto a lungo in Francia ed è stato anche impiegato al Louvre, e conosce bene installazioni e abitudini della sicurezza.
Al momento dell'arresto l'uomo racconta di essere semplicemente uscito dal museo con il quadro sotto il cappotto, e dichiara di aver compiuto il furto per patriottismo, convinto che il quadro appartenga all'Italia. Il tribunale di Firenze lo condanna ad un anno e venti giorni di prigione.

venerdì 19 agosto 2011

Arthur Hugh Clough: poeta vittoriano a Firenze

Numerosi sono i personaggi stranieri che hanno avuto a che fare con Firenze. Alla stessa maniera Firenze ha accolto peronaggi più o meno famosi della cultura mondiale.
Ho ricevuto da Grazia Collini questo scritto che ci fa riscoprire un poeta, vissuto fino alla sua morte a Firenze. E' sepolto al cimitero degli Inglesi in Piazza Donatello.
L'impegno di Grazia per cercare il pù fedelmente possibile di rappresentare in lingua italiana la poesia è encomiabile ed è per questo che incoraggio questo tipo di attività culturali e di impegno nella riscoperta del nostro più dettagliato passato.

Si presenta così:

Qualche giorno fa, ascoltando poesie su Youtube, mi sono imbattuta in una serie di video, commissionati dalla Unione Banche Svizzere, nei quali grandi attori recitano grandi poesie. Sono video azzurrini, molto suggestivi; le poesie sono recitate in inglese e quindi non sempre il loro significato riesce a svelarsi del tutto (per lo meno non a me).
In particolare sono rimasta avvinta da una poesia recitata da Paul Scofield di un autore che non conoscevo, Arthur Hugh Clough. Ho cercato notizie su di lui e traduzioni di “Say not the struggle naught availeth” ma per quanto abbia frugato nella rete non ho trovato niente.
La biografia del poeta ha fatto sì che la curiosità su di lui e sulla sua poesia crescesse ancora. Ho scoperto infatti che si tratta di un poeta vittoriano, nato a Liverpool il 1 gennaio del 1819 e morto a 42 anni, di malaria, a Firenze dove è sepolto nel “Cimitero degli Inglesi”.
Per chi non conosce Firenze: questo Cimitero è un’isola piena di fascino sorta nel 1827 per dare sepoltura a chi non fosse cattolico o ebreo, un cimitero cittadino, un’isola verde in mezzo al traffico dei viali fiorentini, una collina alberata che, con i suoi cipressi, il muro di basamento e la sua cancellata ha ispirato il famoso quadro “L’isola dei morti” di Arnold Blockin che proprio qui aveva sepolto la figlioletta di 6 mesi.
Il 13 Novembre 1861 Clough morì e la moglie Blanche, cugina di Florence Nightingale, diede sepoltura all’amato marito il quale riposa in illustre compagnia, tra gli altri Elizabeth Barret Browning, Walter Savage Landor e Giovan Pietro Viesseux.
La tomba di Clough è ornata da uno scarabeo alato, simbolo egizio di eternità che venne fatto espressamente copiare dalla moglie Blanche da un volume di Champollion sull’Egitto prestatole dal Marchese Torrigiani .

La poesia, recitata in parte da Paul Scofield è questa:

Say not the struggle naught availeth,
The labour and the wounds are vain,
The enemy faints not, nor faileth,
And as things have been they remain.

If hopes were dupes, fears may be liars;
It may be, in yon smoke conceal’d,
Your comrades chase e’en now the fliers,
And, but for you, possess the field.

For while the tired waves, vainly breaking,
Seem here no painful inch to gain,
Far back, through creeks and inlets making,
Comes silent, flooding in, the main.


And not by eastern windows only,
When daylight comes, comes in the light;
In front the sun climbs slow, how slowly!
But westward, look, the land is bright!


Ho chiesto aiuto ad una amica gallese, traduttrice ed insegnante di inglese, Joyce Davies ed un amico fiorentino Sergio Caruso, ordinario di filosofia politica alla Università di Firenze ed esperto di inglese arcaico. Entrambi hanno lavorato sulla traduzione; le difficoltà di rendere una poesia in un italiano credibile hanno facilitato il traduttore italiano che alla fine ha prodotto questo risultato.

Non dire che la lotta a nulla vale,
che fatica e ferite sono vane,
che la forza nemica è tale e quale,
che sempre tutto com’era rimane.


Chi mente? La speranza o il tuo timore?
Forse laggiù nel fumo, proprio adesso,
cacciano i tuoi compagni l’invasore:
per vincere non manchi che tu stesso.


Qui sembra che si stremi la corrente:
pozzanghera frenata dalla sponda.
Ma dietro, a valle, da qualche torrente
– non senti? – della piena arriva l’onda.


Guarda! Ma non guardar solo l’oriente:
arriva il giorno, che di luce brilla,
e, mentre il sole sale lentamente,
anche la terra ad ovest già scintilla.


Certo la musicalità del chiasma inglese : when daylight comes, comes in the light non è resa così bene nella traduzione ma io trovo che il risultato sia comunque apprezzabile.



mercoledì 10 agosto 2011

Carolina Unger: "un grande amore per Firenze"

Pubblico volentieri il Terzo articolo di Pier Tommaso Messeri. Me lo presenta così: 

"E' uno scritto su Carolina Ungher, artista dell'ottocento che fece scuola nell'arte melodrammatica e che morì con un grande amore per Firenze. Carolina fu famosissima alla sua epoca, cantò in tutte le corti d'Europa e fu apprezzata da artisti e musicisti del tempo. In Austria è ancora ricordata e a Milano nel museo della Scala sono ancora affisse delle sue immagini. Purtroppo Firenze, sua patria d'elezione, non la ricorda come dovrebbe.... anzi l'ha proprio dimenticata... lasciando quasi rovinare la sua bella tomba a San Miniato al Monte. Spero di stimolare un poco la curiosità di qualche anima eletta.... che possa fare qualcosa per valorizzare il suo ricordo".

Molto spesso personaggi di una certa importanza, che hanno dato molto a Firenze e ai fiorentini, non sono adeguatamente valorizzati. Sono personaggi che hanno diffuso positivamente il nome della città, che hanno amato la "loro" Firenze rendendola ancora più ricca di cultura.
Un connubbio indissolubile spesso si crea tra i fiorentino e il mondo. Le opere si diffondono insieme alla Fiorenza che amiamo.

CAROLINA UNGER
Se noi fiorentini dopo esserci inerpicati a San Miniato al Monte, volessimo dirigerci negli immediati pressi dell’antichissima Basilica scopriremo che oltre ad uno stupendo scorcio sulla nostra città c’è anche un antico cimitero, nel quale sono conservate le spoglie mortali di tanti più o meno illustri personaggi che riposano all’ombra di quel mozzo campanile; se poi presi da curiosità volessimo, nascondendoci tra i turisti, passeggiare tra quelle lapidi, molte delle quali ormai lasciate a se stesse, potremo vedere proprio nel terrazzamento prospiciente il bel panorama sul Duomo, una cappella tutta sbertucciata dal tempo e circondata da segnali di perenni lavori in corso. Due nomi Francois Sabatier e Caroline Ungher Sabatier Neé à Vienne le 28 Octobre 1803 Morte à la Concezione le 23 Mars 1877. Proprio in questo luogo infatti riposa una Signora che sebbene non fosse fiorentina, per la nostra città portò “grande amore” e fu da tutti ricordata e stimata per anni. Carolina nacque non a Vienna come è ricordato nella lapide ma bensì in un piccolo paesino ungherese e il suo cognome era sprovvisto dell’h aggiunta per evitare difetti di pronuncia; figlia di una famiglia dell’alta borghesia, ella da piccola si trasferì a Vienna dove subito si fece notare per le sue innate doti liriche, studiò musica con i musicisti più famosi dell’epoca e giovanissima debuttò nei più importanti teatri della sua città, incominciò quindi a girare l’Europa acclamata dal pubblico. Conobbe Beethoven e accanto a lui sedette in molti concerti aiutandolo a girare le pagine degli spartiti e a dirigerlo ormai sordo verso gli applausi del pubblico, fu ammirata da Gioacchino Rossini da Donizzetti da Liszt per la sua avvenenza e le sue capacità canore, grandissima artista scelse dopo tanto viaggiare, Firenze come patria d’elezione e proprio qui dopo aver comprato un bel palazzo in via San Niccolò si sposò col giovane intellettuale francese Francois Sabatier, avendo come testimone di nozze niente di meno che il Granduca Leopoldo II. A Firenze ricevette attestati di stima e affetto dagli ambienti intellettuali, artistici e popolari, ammirata per la sua voce a livello internazionale divenne ben presto famosissima e acclamata in tutte le sue apparizioni pubbliche come fosse una regina, dotata di grande generosità aiutò molto i bisognosi, inserita nel circuito intellettuale europeo ebbe moltissime amicizie influenti e fu ricercata da molti. Ma ciò che la distinse rispetto ai vari personaggi che in quel tempo sceglievano la residenza a Firenze fu il suo sconfinato amore quasi maniacale per la nostra città tanto da voler comprare la villa “La Concezione”, incantevole costruzione posta in un poggio panoramico nelle vicinanze di via Bolognese vecchia, provvista da una vista quasi unica sui monumenti del centro storico. Da quella villa passarono innumerevoli artisti e li Carolina morì nel 1877. Rimangono di lei oltre ad una sua raffigurazione scultorea nel chiostro del Carmine, qualche litografia e un altro segno tangibile del fascino esercitato da Firenze nel cuore dei “Grandi”.
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