Appartamento NORA

lunedì 6 luglio 2009

Via dell'Amorino

Da ragazzi, si sa, la fantasia corre laddove…laddove non arriva la possibilità di praticare quel che la fantasia desidera.
Via dell’Amorino, prima della famosa Legge Merlin, dal nome della Senatrice che la propose, era come adesso, una strada breve, modesta, stretta e fors’anche buia, ma sicuramente molto frequentata da un pubblico maschile, solitamente in servizio militare, quasi sempre non coniugato.
Quasi sempre, ma mai giurare su certe faccende! Ai ragazzi non passavano mai gli anni, pareva non arrivasse mai il 18° compleanno, per scoprire, provare, crescere. Il nome di questa strada la cui frequentazione maschile era assai fitta e così desiderata dai ragazzi, pare venisse dal precedente via della Morina, forse evocante donna di facili costumi.
Amorino è diminuitivo di Amore che era il nome, via dell’Amore, di un tratto di strada di quella che oggi è via S. Antonino. Forse che il nome, via dell’Amorino, voglia intendere una stradetta (come è di fatto) rispetto alla maggiore, via dell’Amore, per cui è stato usato il diminuitivo? Il vecchio nome di questa stradetta era però un altro : era via dell’Amoricchio.
Amori, Amorini e Amoricchi: il mistero s’infittisce! Chissà quale sarà la giusta versione.
Ad ingarbugliare ulteriormente le carte interviene anche una antica tesi secondo la quale in questa strada si consumò a letto l’epilogo di un raggiro amoroso che vide protagonisti un certo messer Nicia Calfucci, Lucrezia sua moglie, tal Callimaco Guadagni ed un maneggione di nome Ligurio, che provvide a far incontrare due di questi tre personaggi in quell’epilogo d’alcova. Pare addirittura che questa vicenda abbia ispirato Niccolò Machiavelli a scrivere “La Mandragola”. Nientepopodimeno!
Francoeffe

venerdì 3 luglio 2009

Visita al Corridoio Vasariano

Grazie ad una associazione no profit, ho avuto il piacere di visitare il Corridoio Vasariano prima che a settembre 2009 chiuda per restauro per circa 3 anni e mezzo. Il Corridoio riaprirà all'interno del nuovo polo museale dei "Grandi Uffizi".

Così come tutta la Galleria degli Uffizi, il Corridoio Vasariano fu progettato e realizzato da Giorgio Vasari, aretino, personaggio "quasi" mitico della progettazione a Firenze e scrittore della biografia dei grandi artisti del tempo.
Si tratta di una sopraelevata, tutta costruita su strutture esistenti che fa da collegamento tra Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti, passando per la Galleria degli Uffizi e sopra il Ponte Vecchio.
Il Corridoio Vasariano fu progettato e costruito in 5 mesi, proprio per dare un forte segnale ed una vera discriminazione di ceto dal Granduca Cosimo I de' Medici.
Il matrimonio tra il figlio del granduca, Francesco, con Giovanna d'Austria fu l'occasione per dare mandato al Vasari di progettare questo percorso.
Questioni di sicurezza e la situazione politica che si era venuta a creare a Firenze in quel periodo, l'abolizione dell'antica Repubblica fiorentina da parte del Duca Alessandro non era stata ancora ben digerita, fece nascere l'idea di un percorso alternativo alla normale via di comunicazione tra il luogo della politica cittadina (Palazzo Vecchio) e la residenza del Granduca (Palazzo Pitti), in questo modo la "corte" poteva muoversi liberamente.
Le botteghe dei "Beccai" (macellai dell'epoca) con le loro lavorazioni delle carni che si esercitavano principalmente sul Ponte Vecchio, furono trasferite a Sant'Ambrogio, si evitavano così i cattivi odori dovuti alle frollature, non degni di così grande levatura, al passaggio del granduca e del suo "contorno", al posto dei macellai vi si fecero trasferire le botteghe orafe che tutt'oggi hanno la massima espressione sul Ponte Vecchio.
Nella zona centrale sopra il Ponte Vecchio si aprono una serie grandi finestre panoramiche sull'Arno in direzione del Ponte Santa Trinita. Furono realizzate nel 1939 per ordine di Benito Mussolini, quando Adolf Hitler venne in visita ufficiale a Firenze. Una leggenda dice che la bellezza di questa veduta fu la possibile ragione che salvò il ponte dalla distruzione durante i bombardamenti, a differenza di tutti gli altri ponti cittadini che furono distrutti. La verità pare sia un'altra; il comandante delle truppe tedesche a Firenze volle lui stesso esplicitamente dare ordine che il Ponte Vecchio non fosse minato.
(posterò un approfondimento tra qualche giorno su questo argomento)

Nel film di Roberto Rossellini "Paisà", il Corridoio Vasariano fu l'unica via percorribile nel momento dei bombardamenti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. I partigiani nel 1944 lo utilizzarono molto spesso per i loro trasferimenti da una parte all'altra dell'Arno.
Finito Ponte Vecchio, particolare attenzione daremo alla Torre dei Mannelli, alla quale il Corridoio Vasariano gira intono. La Torre dei Mannelli è all'estremità di Ponte Vecchio di là d'Arno. La famiglia Mannelli si oppose strenuamente alla demolizione per far passare il Corridoio, opposizione che ebbe una particolare incisività, tanto da costringere il Vasari di progettarne un "detounement". La leggenda dice che finita la costruzione del passaggio, il Granduca non apprezzò di buon grado questo restringimento del corridoio, costrizione dovuta alla deviazione, e non si sa bene come quella famiglia dei Mannelli visse gli anni successivi nella propria torre, qualcuno dice che furono addirittura tutti uccisi.
La cosa particolarmente curiosa è che se da una parte la famiglia Mannelli non concesse il permesso di oltrepassare la propria torre, la famiglia proprietaria del palazzo successivo apri le proprie porte al passaggio dell'opera granducale inserendo dentro la propia abitazione il Corridoio Vasariano, si notano benissimo sulla parete di destra due porte dell'epoca chiuse da muratura.
Oltrepassato l'Arno il corridoio si affianca al loggiato della facciata della chiesa di Santa Felicita. Li si apre una porta e una grande finestra protetta da una grande griglia in ferro, che sporge con un balcone, molto riservato e protetto da sguardi indiscreti, direttamente dentro la chiesa, la famiglia granducale poteva così assistere alla messa senza scendere tra il popolo.
Il percorso prosegue verso Palazzo Pitti sino a raggiungere la grotta del Buontalenti, salendo però di un piano porta direttamente all'interno del palazzo, senza mai uscire all'aperto.
Il Corridoio Vasariano contiene, appesa alla pareti, la più vasta collezione di autoritratti del mondo e una parte di ritratti del seicento e del settecento, la maggior parte dei quali sono riferiti alla famiglia de' Medici; da notare i ritratti dei bambini della famiglia.
Nella prima parte del percorso si trovano opere di artisti anche molto conosciuti e dipinti dell'arte veneziana del rinascimento.
Gli autoritratti sono esposti in ordine cronologico, si comincia con quello ormai famoso del Vasari e l'ipotetico di Leonardo Da Vinci, per proseguire con Velasquez, sino a raggiungere l'eta moderna; l'ultimo esposto è quello di Marc Chagall (Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul de Vence, 28 marzo 1985) (in verità ci sembrava impossibile, ma ci siamo dovuti ricredere, ha vissuto ben 98 anni) donato dal pittore stesso al Polo Museale Fiorentino.
Artisti contemporanei che hanno donato il proprio autoritratto, ma non esposto per mancanza di spazio, Folon e Botero.
Un'esperienza fantastica, degna del prezzo di "costo", intendendo senza scopo di lucro (45 euro compresa visita guidata agli Uffizi).

giovedì 2 luglio 2009

Cosimo Ridolfi rinnovato...

Il restauro è stato finanziato dalla Cassa di Risparmio di Firenze che celebra i 180 anni della propria storia. L'intervento è stato effettuato in Piazza Santo Spirito e promosso dall'Associazione Amici dell'Accademia dei Georgofili che ha saputo coinvolgere nell'iniziativa il Comune di Firenze e la Sovrintendenza speciale per il polo museale fiorentino.
Il marchese Cosimo Ridolfi (Firenze, 28 novembre 1794 – Firenze, 5 marzo 1865) è stato un agronomo e politico italiano, è stato il presidente dell'Accademia dei Georgofili (20 anni di mandato) fondatore e primo presidente della Società Cassa di Risparmio di Firenze.
Fu ministro del Granducato di Toscana e Cavaliere dell'Ordine di San Giuseppe.

Presente anche il nuovo Sindaco di Firenze Matteo Renzi.

lunedì 29 giugno 2009

Gli Avelli

A Firenze era in uso, fino a non molto tempo indietro, un modo di dire molto particolare per indicare un gran puzzo : “…. senti che avello..”.
Credo che solo i fiorentini comprendano il riferimento all’avello. Per gli altri, ma anche per i fiorentini delle ultime generazioni conviene chiarire a cosa si riferisce il detto.
Il modo di dire decresce nella parlata ed è sempre meno in uso. Chissà quante volte siete passati da via degli Avelli : è quella strada che congiunge piazza dell’Unità Italiana a piazza S. Maria Novella. Ebbene, per chi non lo sapesse, gli avelli sono proprio quegli archetti, tutti decorati, gli uni accanto agli altri in questa strada, sulla facciata della Basilica- 3 per parte- e sul lato destro della sua facciata.
Avello” : arca sepolcrale, tomba”. Così il Devoto-Oli, ed. Selezione dal R.D., 1974. Gli avelli cui si dice, belli e artistici, sono sormontati da un archetto e sui sarcofagi fanno bella mostra di se le insegne di alcune fra le più importanti famiglie fiorentine, patrizie e nobili.
Si riconoscono le insegne dei Pitti, dei Medici, Alberti, Cerchi, Ricasoli, dell’Antella, Mazzei e di molte altre. Ma, il modo di dire da cui sono partito? Eccolo qua! Siccome non tutti i sepolcri erano sigillati al meglio, da questi fuoriuscivano i più maleodoranti fetori. Al tempo la strada non era cosi (abbastanza ) larga: le case erano addossate, quasi a contatto con gli avelli. Poiché il puzzo proveniva da questi, ecco che per indicare un cattivo odore si dice(va) : senti che avello!!”, con buona pace di chi vi ‘risiedeva’.
Francoeffe


sabato 27 giugno 2009

La nuova Giunta Comunale di Renzi per Firenze

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha presentato la nuova squadra di giunta.

Dopo due giorni dalla proclamazione, ha comunicato la nuova squadra di giunta. Come annunciato gli assessori saranno dieci, cinque donne e cinque uomini. Ecco i nomi.
Dario Nardella, consigliere comunale del Pd, già presidente della commissione consiliare cultura, docente universitario, che assumerà la carica di vicesindaco con delega a sviluppo economico e turismo;
Barbara Cavandoli, consigliere comunale del Pd, dirigente comunale, con delega allo sport;
Elisabetta Cianfanelli, Sinistra per Firenze, già assessore provinciale alla moda, ricercatrice universitaria, con delega a università e ricerca;
Giuliano da Empoli, indipendente, sociologo e scrittore, con delega alla cultura e alla contemporaneità;
Rosa Maria Di Giorgi, consigliere comunale del Pd, già capogruppo in consiglio comunale, docente universitaria, con delega all’istruzione;
Angelo Falchetti, indipendente, fondatore ed ex amministratore delegato di Dada, con delega a bilancio, società partecipate, organizzazione e innovazione;
Claudio Fantoni, consigliere comunale del Pd, corista del Maggio Musicale Fiorentino, con delega alla casa;
Massimo Mattei, consigliere comunale del Pd, già presidente del consiglio provinciale, imprenditore, con delega a mobilità, infrastrutture, opere pubbliche e decoro urbano;
Stefania Saccardi, consigliere comunale del Pd, già assessore a Campi Bisenzio, avvocato, con delega al welfare;
Cristina Scaletti, Idv, medico ricercatore, con delega all’ambiente.
La delega all’urbanistica resta al sindaco Renzi, che entro il 13 luglio presenterà un comitato di esperti per l’impostazione del Piano Strutturale; al sindaco resta anche la delega alla Polizia municipale.
Piero Luigi Vigna sarà consigliere per la sicurezza.

venerdì 26 giugno 2009

Piazza SS. Annunziata

Pietro Tacca, l'artista dell'Annunziata.
Già al centro della Piazza Santissima Annunziata abbiamo la statua equestre in bronzo di Ferdinando I, opera ultima del Giambologna che non riusci a finire e che fu portata a termine dal suo allievo Pietro Tacca nel 1608.
Le due belle fontane in bronzo raffiguranti mostri marini e recentemente restaurate, sono anch'esse opere del Tacca e della sua bottega (1629). All'angolo della piazza con via dei Servi si ammira la facciata in mattoni di Palazzo Budini Gattai (circa 1570) di Bartolomeo Ammannati, oggi sede della Regione. All'angolo con via della Colonna è il Museo Archeologico.
Anche il nuovo Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha esaltato nel suo discorso dopo la vittoria del ballottaggio le opere d'arte ed i significati di alcuni particolari curiosità presenti in questa piazza.
Ferdinando I, fratello di Francesco ed entrambi Granduchi di Toscana, sul basamento della statua di cui sopra, fece installare una placca in bronzo nella quale sono raffigurate un'Ape Regina circondata da una miriade di api operaie, tanto che diventa un'impresa contarne il numero.
L'Ape Regina stava chiaramente a significarne la Maestà e le operaie la sua corte. Sopra una scritta emblematica MAJESTATE TANTVM.
La leggenda popolare vuole che fosse impossibile contare il numero delle api presenti nella placca, ogni volta che le contiamo viene come risultato un numero diverso.
Era un bel rompicapo che i genitori utilizzavano come obiettivo per concedere ai figli un premio, se avessero saputo contare il numero esatto delle api; un bel modo per dire di NO ai figli esigenti.
Le api sono 91, rimane ancora un dubbio: con o senza l'Ape Regina?


mercoledì 24 giugno 2009

Firenze - Calcio Storico Fiorentino - Oggi la Finale

La Finale a squadre miste sarà comunque un bello spettacolo ricco di tradizione e storia. Oggi 24 giugno, festa del patrono della città, San Giovanni.

A cornice degli incontri, i 530 figuranti del Corteo della Repubblica Fiorentina e lo spettacolo in Piazza Santa Croce dei Bandierai degli Uffizi prima della gara.

lunedì 22 giugno 2009

Santa Maria de' Ricci

Dacchè mondo è mondo, si sa, le birichinate si pagano. A seconda dell’ampiezza delle birichinate, si pagano anche a caro prezzo.
Dei vizi uno dei peggiori è, con l’ozio, il gioco : cattivo consigliere in particolar modo dopo una perdita. Peggiore se la perdita è stata consistente. Deleterio se addirittura il perdente resta in mutande. L’esperienza avrebbe poi insegnato che bere e giocare in un giorno di Luglio, con la massima temperatura estiva, non era consigliabile. Per nessuno. Figurarsi per un perdigiorno, per di più provinciale e ben fornito di denari.
Deve essere andata così ad Antonio Giuseppe Rinaldeschi, figlio di un benestante commerciante di Malmantile. A Fiorenza ci veniva spesso, un po’ per sbrigare malamente alcune faccende per conto del padre, ma soprattutto in cerca di compagnia femminile, per fermarsi alle osterie a bere e giocare. Se fosse sopravvissuto all’ultima scorreria avrebbe avuto di che raccontare ad amici e fors’anche a nipoti. Per molto tempo sarebbe stato invitato a ‘veglia’, nelle case dei vicini e dei curiosi, che avrebbero ascoltato per l’ennesima volta il racconto della sua Avventura : quella con l’a maiuscola. Quando veniva a Fiorenza la sua scarsella era di solito ben fornita : i vizi costano e bisognava saldarne i conti. Ma per questo aspetto non c’erano mai stati problemi : non fu mai perseguito per morosità o debiti. Li saldava ‘sull’unghia’. Finchè ne aveva, di denari.
Il padre lasciava correre per questo suo unico figlio e mal si opponeva alle richieste di denari e cavalcature per venire in città. Il più delle volte vi entrava dalla porta a San Frediano, quella verso ovest, verso Pisa. Scendendo da Malmantile a volte passava dalla Lastra a Signa, altre attraversava l’Arno passando da Signa. Altre volte invece passava dalla Ginestra e dopo essere risalito a Chiesanuova calava dalle Gore e attraversava il popolo del Galluzzo. In questi casi l’allungava, ma era la trovata per farsi vedere dalla Bianca di ser Ricciotto della quale era innamorato non corrisposto. Pare facesse proprio così in quel giorno di Luglio del 1501. Con questo percorso arrivava in città dalla parte di San Gaggio e vi entrava dalla porta Romana. Dopo avere sbrigativamente risolto gli affari che il padre gli aveva affidato, non c’era di meglio che ripararsi in un luogo fresco che conosceva bene : l’Osteria del Fico nel chiasso degli Agolanti, dove avrebbe sicuramente trovato anche combriccola per giocare. Il meriggio pareva non passasse mai tanto era il caldo; la brezza del tramonto stentava a farsi sentire. Meglio decidere di riprendere il viaggio di ritorno quando fosse calato il sole. Meglio ancora sarebbe stato il mattino dopo, partendo di buon’ora.
La sera e la nottata passarono al tavolo da gioco, fra carte, dadi e vino. Al mattino si ritrovò ubriaco e in mutande. Al gioco aveva perduto tutto : soldi, cavallo e vestiti! L’oste gli dette uno straccio, tanto per coprirsi, mentre si avviava verso casa imbestialito per tanta sfortuna. Girava per le strade intorno al Duomo, barcollante, bestemmiante e furente.
Quando gli occhi gli si posarono sullo sterco di cavallo, proprio li per terra, davanti a lui lo raccolse e lo gettò contro un Tabernacolo della Madonna che stava li, nei pressi della torre dei Ricci. “…in faccia alla Madonna….” dicono i verbali. Il gesto non passò inosservato : fu denunciato agli Otto di Balia ed arrestato. A nulla valsero le sue scuse, il pentimento e le suppliche. Il processo si chiuse con una condanna esemplare : morte per impiccagione alle finestre del Palazzo del Bargello, esposto al popolo perché fosse da monito. “…pagò contanti...” questa la sprezzante annotazione sul ‘Libro delle Condannagioni’ Oggi l’immagine originale della Madonna oltraggiata fa bella figura di se sull’altar maggiore della chiesa costruita nel 1508 a spese della famiglia Ricci. La chiesa, in via del Corso, prese il nome di “S. Margherita in S. Maria de’ Ricci’.
Fu ulteriormente ampliata nel 1610 da Gherardo Silvani, con la costruzione del porticato ancora esistente. Della vicenda del Rinaldeschi rimane traccia in un dipinto suddiviso in 9 scene con didascalie, conservato al Museo Stibbert. La copia del quadro è visibile in una cappella sul lato sinistro della chiesa.
Francoeffe

venerdì 19 giugno 2009

PAUL THOREL: RITRATTI

Inaugurata giovedì 18 giugno ore 18 all’Istituto francese di Firenze RITRATTI, la mostra fotografica dell'artista francese PAUL THOREL: 15 opere fotografiche di grande formato (100x200 e 50x100 cm) in bianco e nero ed una serie di miniature (4 x 3 cm) realizzate appositamente per questo evento, che sara’ l’ultimo del quadriennio del direttore Bernard Micaud, che lascia firenze il prossimo luglio dipo 4 anni.

Le foto sono a tecnica mista, lavorate e stampate in digitale su carta fotografica, tecnica che Thorel utilizza da oltre 20 anni. il primo impatto è spiazzante: migliaia di linee sovrapposte che, nella messa a fuoco dell’immagine, fanno emergere volti e di ognuno di questi volti, in un terzo tempo dello sguardo, la specificità di un’espressione.
I volti sono quelli di personaggi più o meno noti che Thorel discretamente ringrazia in coda al bel catalogo (edizioni Polistampa): Marjo Berasategui, Aldo Busi, Enrico Cerchione, Mario Codognato, Guido Costa, Mirta d’Argenzio, Carlo De Rita, Ala Dubini, Anonima Genovese, Giovanni Gorno Tempini, Kathrin Jira, Graziella Lonardi Buontempo, Massimo Minini, Barbara Sallier de la Tour, Alberto Sifola di San Martino, Paolo Stampa, Carlo Starace, Lea Walter.

“In occasione di un soggiorno a Napoli – ricorda Bernard Micaud – ho scoperto l’opera di Paul Thorel e sono rimasto immediatamente affascinato dalla bellezza e dall’originalità del suo lavoro. Ho pensato che lo spazio espositivo dell’Istituto francese avrebbe offerto uno scrigno perfetto per le sue grandi fotografie in bianco e nero, grazie al contrasto tra la bellezza dell’architettura di Michelozzo, il grigio della pietra serena toscana e queste opere, quasi astratte”

“I miei lavori – dice Thorel – sono fotografie a memoria. Tolgo tutti i dettagli naturalistici riconoscibili di un volto, ne elimino la forma; quel che rimane è soltanto l’espressione, è ciò di cui mi ricordo, un’espressione priva degli gli strati superficiali del volto, separata e separabile dalla propria materialità e da ogni carattere somatico”

“Paul Thorel – spiega Guido Costa nel testo critico che accompagna la mostra – lavora esclusivamente, e da sempre, in digitale. Questa scelta gli permette un secondo livello di elaborazione, nata dalla composizione e scomposizione dell’immagine. Proprio l’incrocio di queste due prospettive (quella squisitamente teorica, e quella pratica), avvicina i suoi ritratti più alla pittura che alla fotografia tradizionale, di regola meno sottoposta a manipolazioni così profonde e complesse, permettendogli un’elaborazione dell’immagine analoga per certi versi a quella operata con il pennello, con tanto di sovrapposizioni, velature e pentimenti.”

Artista fotografo di nazionalità Francese nato nel 1956, Paul Thorel, dopo alcuni anni di pittura iniziati nel 1970, seguendo un corso da Carla Accardi a Roma, nel 1979 inizia la sua ricerca sulla creazione di immagini elettroniche all’Institut National de l’Audiovisuel di Parigi. Dal 1982 si dedica al trattamento digitale della fotografia. I suoi lavori sono stati pubblicati su riviste internazionali di fotografia come Aperture, Originale, Zoom, Photographies Magazine e su diversi quotidiani e settimanali italiani. Ha esposto in gallerie e musei francesi, italiani e americani, tra cui la Maison Européenne de la Photographie ed il Palais de Tokyo a Parigi, la Biennale Internazionale della Fotografia di Torino ed il Palazzo Delle Esposizioni a Roma

giovedì 18 giugno 2009

Palazzo Davanzati, visitiamolo di nuovo...

Riapre al pubblico, dopo un lungo e costoso restauro, una vera e propria casa tra le più antiche di Firenze, nel pieno centro storico, scampata alla devastazione dei palazzi antichi all'epoca di Firenze Capitale del Regno d'Italia, Palazzo Davanzati, già museo dal 1956, poi chiuso nel 1995 per motivi di stabilità e che da oggi sarà di nuovo aperto, esempio raro in Italia di tipica dimora medievale.
I lavori di restauro, costato circa cinque milioni di euro, sono stati resi necessari da alcuni problemi strutturali del Palazzo, nato come unione di due case-torri e che nei secoli ha attraversato varie vicissitudini fino a quando fu adibito a museo nel 1910 grazie a Elia Volpi, artista e antiquario cui si deve una prima sistemazione e restauro.
Nel 1956 il Palazzo fu definitivamente trasformato in museo con arredi e oggetti provenienti dai depositi delle gallerie fiorentine e con doni di amatori. Tra le stanze più belle, la sala dei Pappagalli, con pareti decorate a finta tappezzerie, tipica delle dimore signorili della Firenze del XIV e XV secolo, e la camera da letto della Castellana di Vergy, con arredi del Trecento e del Cinquecento. C'e' anche la zona cucina, con antichi strumenti del tempo come calderoni, stadere e catini, a testimoniare la vita quotidiana nella Firenze dei secoli bui.
Il lavoro per la restaurazione è stato illustrato dalla direttrice del museo Rosanna Caterina Proto Pisani e dalle direttrici dei lavori Fulvia Zeuli e Cristina Valenti. Presenti anche Cristina Acidini, soprintendente al polo museale di Firenze e il direttore regionale per i beni culturali della Toscana Mario Lolli Ghetti.
Il Palazzo consta di tre piani, le cantine, scale in pietra e legno, e ha un'altana sistemata con alberi di limone e aranci amari. Lo schema delle stanze si ripete nei tre piani, con la sala madornale, studioli, camere da letto, piccoli bagni. Il museo, è stato spiegato, fu chiuso 14 anni fa perché si aprì improvvisamente una crepa al primo piano. Da lì le successive fasi diagnostiche evidenziarono problemi di stabilità, infiltrazioni, spanciamenti delle pareti. Solo nel 2005 fu di nuovo aperto il primo piano e nel 2007 il secondo, grazie al contributo dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

lunedì 15 giugno 2009

UN’ ESPERIENZA di Francoeffe

Pubblico queste parole di Franco, sono le reazioni a caldo di un'emozione, forte, che a vantaggio ed a conferma di chi "VIVE" la vera società fiorentina non potrà mai dimenticare. Grazie Franco.


Finalmente ho fatto l’esperienza che inseguivo da tempo: prendere parte al Corteo Storico del Calcio in Costume. Nel periodo più caldo, la metà di Giugno in occasione della finale 2009 fra gli Azzurri di Santa Croce e i Rossi di Santa Maria Novella, naturalmente farò il tifo per gli Azzurri: Santa Croce è il mio quartiere di nascita e vi ho vissuto fino all’età di 12 anni.

Il Corteo: per due ore sono sfilati per la città i colori dei costumi e delle piume, i personaggi imponenti e solenni nei magnifici abiti rappresentanti il Messo della Signoria, le Arti, le Magistrature e i bandierai con quelle insegne, il Proconsolo, il Magnifico Messere, il Maestri di Campo, il Capitano delle Guardie ed i Maggiori Sergenti delle fanterie, i musici ed i tamburi, le splendide dame come uscite dall’altar maggiore di Santa Maria Novella da dove muove il Corteo e così via, altri ed altri personaggi, che evocano una magnifica storia intrisa di una civiltà che muoveva i suoi primi passi fin dai primi decenni del II° millennio. Tutti dietro al ‘Gonfalone di Firenze’, in cui la città si riconosce, accompagnato dai Mazzieri, dalla scorta e dai trombetti.

Occorrerebbe essere più addentro al meccanismo del Calcio Storico per coglierne maggiori sensazioni e conoscenze, ed io non lo sono. Ma di certo mi ha riempito d’orgoglio il prendere parte ad una rievocazione storica che propone l’altissima civiltà di Firenze e coinvolge fisicamente casate delle più alte nobiltà e patriziato. I nomi sono storici e famosi : Bartolini Salimbeni, Alli Maccarani, Rosselli Del Turco, Gondi tanto per citarne alcuni. Sono casate che hanno preso parte alla vita cittadina ricoprendo, nei tempi, cariche determinanti e delicate. Gli scoppi delle Bombarde hanno fatto volare alti i piccioni; il saluto ‘alla voce’ ed i comandi impartiti al campo, l’orgoglio.

Il “Gridate con me :Viva Fiorenza!” l’ha mandato ancora più in sù!

Francoeffe



La Festa di Santa Barbara

Santa Barbara è la Patrona dei VV. del Fuoco, dell’Arma di Artiglieria, dei Genieri e Trasmettitori, dei Marinai e di quanto usano scoppi e fuoco per il loro lavoro..
Si festeggia il 4 Dicembre. L’ultimo scorso ci sono stati festeggiamenti “plen air” organizzati dai VV. del Fuoco, nella magnifica rinascimentale Piazza della SS. Annunziata disegnata da Filippo Brunelleschi, l’Architetto che ha realizzato fra l’altro, anche quello che i fiorentini chiamano ‘il Cupolone’, cioè la cupola del Duomo di Firenze.
Non c’è errore di genere fra ‘cupola’, che è femminile e ‘cupolone’ nome accrescitivo maschile. I fiorentini usano anche in altri casi questa ‘confusione’ di generi. A Firenze c’è un grande e bellissimo Tabernacolo del ‘400. Fu edificato all’inizio di un viottolo che fra i poderi dei frati Vallombrosani, conduceva alla loro Chiesa di S. Salvi (Saint Sauve o Salvy) Vescovo di Amiens nel VII° secolo. La fondazione di questa chiesa pare si debba ad un fatto prodigioso : due pellegrini francesi intendevano portare in un sacco le reliquie del Santo a Roma. Fermatisi a dormire il luogo chiamato Paratinula, fuori dalle porte di Firenze, sulla via per Roma, al mattino non furono capaci di sollevarlo a causa del suo accresciuto peso. Il segno fu interpretato come la volontà manifesta che le reliquie dovessero restare nei pressi di Firenze. Anche il Vescovo di Fiesole, che accorse, fu d’accordo perché li si edificasse un oratorio dedicato a San Salvi. Sicuramente c’entrava anche l’ammirazione del popolo verso Carlo Magno, dalle cui terre proveniva. Dante, del resto, credeva che dopo la distruzione di Firenze da parte di Attila ‘flagello di Dio’, la città fosse stata ricostruita dall’Imperatore “…dalla grande barba fiorita”. In realtà la città, in stato di profonda decadenza anche per le violente inondazioni cui era sottoposta a causa della mancata regimazione dell’Arno, rifiorì proprio al tempo di Carlo Magno. I proprietari del terreno detto “Paratinula”, Piero di Gherardo e Lando di Teuzzo, nel 1048, ingrandirono l’oratorio trasformandolo in un monastero che affidarono ad una comunità di benedettini, grandi lavoratori e capaci di bonificare le terre circostanti su cui lavoravano per ricavarne sostentamento. Fu affidato infatti alla comunità vallombrosana di San Giovanni Gualberto.
Ma torniamo al tabernacolo.
Splendidamente affrescato da Lorenzo di Bicci : “Madonna in Trono col Bambino, con Angeli e Santi”, a ragione della grandezza dell’immagine sacra, i fiorentini da sempre lo chiamano ‘il Madonnone’.
Di nuovo il femminile di ‘Madonna’ e il maschile di ‘Madonnone’. Così come, per es., i fiorentini definiscono ‘donnone’ una donna grande.
Dunque la Festa di S. Barbara.
Si è svolta in Piazza SS. Annunziata su cui conviene spendere alcune parole come sul centenario Orfanotrofio, adesso Istituto degli Innocenti, fatto costruire dalla Signoria per il ricovero dei ‘gittatelli’ : cioè i bambini abbandonati e ‘gettati’ nella ruota. I loggiati che la circondano erano stati fatti costruire fin dal 1299, per far riparare chi arrivava da fuori Firenze fin dalla sera precedente, per la festività mariana dell’ 8 Settembre. Firenze è una città devotissima alla Madonna. Non solo il ‘Madonnone’, ma anche le centinaia di altri Tabernacoli a Lei dedicati lo attestano. Dunque, i pellegrini arrivando dalle campagne si riparavano sotto i portici, successivamente ridisegnati dal Brunelleschi, portandosi fichi secchi per mangiare. Le donne li portavano anche per vendere e perciò venivano chiamate ‘ficolone’ . Siccome viaggiando di notte c’era bisogno di vedere dove si mettevano i piedi, i fedeli si facevano luce con dei lumi di cera i d’olio riparati dalla carta posti in cima ad una pertica. Questi lumi erano riconosciuti come quelli delle‘ficolone’. Col tempo e l’uso il nome dei lumi si è modificato in ‘Rificolone’.
Ancora adesso la notte del 7 Settembre si celebra la ‘Festa delle Rificolone’, a mente degli antichi lumi facilitanti il percorso dei villici che viaggiavano di notte per venire a confermare l’antica devozione alla Madonna.
La festa di S. Barbara : i VV. del Fuoco avevano messo a disposizione delle Associazioni d’Arma, della Arciconfraternita di Misericordia di Firenze e delle altre Istituzioni benefiche, da loro invitate stante i rapporti di collaborazione, alcuni tavoli che si sono presentati al pubblico colmi di bandierine e souvenir, facili prede dei tanti bambini. I tavoli erano stati decorati con Bandiere e teli dei rispettivi colori con sopra disposti reperti e cimeli, bandierine e cartoline delle Associazioni e di S. Barbara. Questo materiale è stato offerto ai cittadini e soprattutto ai bambini, accorsi a classi intere a guardare gli esercizi dei VV. del Fuoco che si sono esibiti in esercizi e acrobazie con scale e mezzi meccanici. Intorno al tavolo dell’Associazione Artiglieri erano sistemati i Labari della Sezione di Firenze e della Delegazione Regionale decorati di Medaglie d’Oro al V.M., oltre all’immagine della Santa ed altre foto riguardanti i ‘pezzi artigliereschi’.
Sopra un cavalletto faceva bella mostra di se il Progetto del “Monumento agli Artiglieri”, firmato dall’Architetta Nausikaa M. Rahmati che il prossimo15 Giugno sarà inaugurato nel Cimitero di Trespiano in Firenze.
Al termine un ‘Buffet’ caldo e freddo, ha rifocillato i presenti dopo alcune ore di esposizione alla temperatura di 1°.


sabato 13 giugno 2009

I "Bandierai degli Uffizi" oggi al Calcio Storico Fiorentino



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mercoledì 10 giugno 2009

La Palla, il Calcio e gli Otto.

Siamo a Giugno e a Firenze è il mese di San Giovanni Battista, patrono della città ed è anche il mese del Calcio Storico Fiorentino la cui partita principale, la finale, si gioca proprio il 24 giugno.
Non tutti sanno però che il “giuoco della palla” a Firenze è da sempre il gioco principale per il divertimento di adulti e piccini.
Fin dai primi anni delle lotte Guelfe e Ghibelline, le strade, i borghi e le facciate dei palazzi storici fiorentini erano teatro di numerose attività ricreative. In particolare il “giuoco della palla” era da sempre quello preferito.
I rumori e le grida che si sollevavano per la gioia stessa del divertimento, portò ben presto a colpevolizzare i ragazzi che giocavano in strada di molestie e la Signoria fiorentina venne sollecitata a porre rimedio agli schiamazzi. Fu allora affidata la risoluzione al Magistrato degli Otto di Guardia e Balìa.
Il Magistrato degli Otto di Guardia e Balìa venne istituito nel 1375, allo scopo di vigilare sulla tranquillità e la sicurezza degli abitanti della città e del contado, per questo gli furono affidate funzioni di polizia.
"Otto" perché era composto dallo stesso numero di Ufficiali, che venivano nominati due per quartiere; "Guardia" proprio per la funzione alla quale erano chiamati; dovevano vigilare sull’ordine, la decenza ed il quieto vivere in tutto il territorio cittadino e del dominio fiorentino; "Balìa" dall’autorità di ricercare e catturare i violatori della legge, i ribelli, i delinquenti comuni e di sottoporli alle torture e di condannarli a qualunque pena con processi dallo stesso tribunale degli Otto, le cui sentenze erano inappellabili.
Il Magistrato vietò quindi il gioco della palla; emise numerosi bandi, applicando sui muri dei luoghi individuati ed in bella vista, dei "manifesti", in questo caso di pietra, che ordinavano il divieto di giocare a palla in quei luoghi, la vigilanza era inoltre affidata ai sergenti degli Otto di Guardia e Balia, gli attuali nostri poliziotti di quartiere o vigili urbani.
Testualmente: “non giuocare a palla sotto pene rigorose riservate ai contravventori” ciò che era scolpito nei bandi appesi ai palazzi.

giovedì 4 giugno 2009

San Pancrazio e la "Porta Occidentalis"

Terzo importante contributo di Francoeffe


Nella terza cerchia di mura, in fondo a quella che oggi è via Strozzi, si apriva una porta che in epoca Carolingia si chiamava “Porta occidentalis’, essendo questa rivolta verso ovest. Gli antichi fiorentini però la ribattezzarono col nome storpiato del Santo cui era dedicata la piccola chiesa.
L’ antica ‘Porta occidentalis’ fu chiamata ‘Porta San Pancrazio’, anzi – in dialetto fiorentino- San Brancrazio. Dalla porta partiva una strada (l’attuale via della Spada) che conduceva alla chiesa e monastero di San Pancrazio – a quel tempo fuor dalle mura-, attorno a cui si era sviluppato un nutrito borgo.
Quando, al riparo delle mura, il borgo si estese assumendo il rango di sestiere, la sua insegna divenne due branche rosse di leone, derivate dal nome storpiato del santo : “San Brancrazio con la insegna della branca di leone per lo nome”. Il monastero fu edificato intorno al 1150 per le benedettine di Sant’Ellero (cioè di Sant’Ilario ndr). Era stata Itta, l’abbadessa di Sant’Ellero, a donare il bosco di Vallombrosa a San Giovanni Gualberto. Papa Alessandro IV assegnò , nel 1235, tutto il complesso all’Ordine dei Vallombrosani, nel frattempo diffusi e assai seguiti nella città di Firenze. Successivamente la chiesa fu ampliata intorno al 1300 in stile gotico come la vicina Santa Maria Novella. Nel quattrocento il nuovo ampliamento in stile rinascimentale fu attribuito in un primo tempo a Leon Battista Alberti, l’architetto che aveva costruito per la potente e ricchissima famiglia Rucellai un palazzo nei dintorni.
I Rucellai erano con i Federighi fra i più importanti patroni della chiesa. Nel 1078 la contessa Matilde realizzò una nuova cerchia, più ampia delle precedenti e maggiormente consistente, a protezione delle possibili incursioni di cavalieri tedeschi. Si trattava di quella che Dante appellò come ‘..l’ antica cerchia.’. Il lato est correva lungo quella che oggi è via del Proconsolo: alcuni segni sulla sua carreggiata ne evidenziano il tracciato e alcune torri di guardia.
Il complesso di San Pancrazio era dedicato al Martire che nei primi secoli, sotto Diocleziano anche se quattordicenne, non cedette alle lusinghe che gli furono prospettate affinchè abiurasse la Fede cristiana da poco abbracciata. Non cedette neppure a quelle dell’Imperatore : “ Fanciullo, io ti conforto di non morire di mala sorte. Abbandona il tuo proposito e ti terrò come figlio”. “Io sono fanciullo di corpo ma vecchio di senno”.
La matrona Ottavilla lo seppellì decapitato al secondo miglio della via Aurelia. Papa Gregorio Magno dopo un omelia tenuta sulla sua tomba, nel frattempo divenuta una Basilica, contribuì non poco a estendere la fama del Santo oltre i confini, in tutta Europa. Da allora, per avere tenuto ferma la sua fede è ritenuto il punitore degli spergiuri e Santo della Giustizia Se fino ad allora i Giudici facevano talvolta giurare gli accusati la propria innocenza sulla tomba di San Pietro, affermatasi la fama di Pancrazio, facevano giurare sulla sua. “Essendo quivi venuti ed il colpevole essendo ardito di giurare la falsità sopra l’avello di colui (Pancrazio ndr), non potè ritirare la mano a se e poco istante morì invitto. Onde infino al dì d’oggi si tiene che sopra le reliquie di San Pancrazio si fa giuramento per le cose gravi che accaggiono”.
La chiesa, anche se molto piccola, è rammentata su alcuni documenti fino dal 931 ma il Villani racconta che la sua esistenza risale al tempo di Carlo Magno. Al piccolo edificio si affiancò verso la metà del 1100 un monastero per le monache benedettine. Successivamente Papa Alessandro IV lo assegnò ai frati vallombrosani. Quando nel 1172 la Signoria fece costruire la prima cerchia comunale, ingrandendo ancora la città che contava circa 35.000 abitanti, la porta venne spostata fino all’inizio dell’attuale via Palazzolo, prendendo il nome di ‘ Porta San Paolo’. La chiesa di San Pancrazio divenne una delle prime 36 parrocchie fiorentine.
Leon Battista Alberti, su incarico di Giovanni Rucellai, disegnò la Cappella del Santo Sepolcro adiacente all’antica chiesa. Di fronte all’antico monastero, lungo via della Spada, un ospedale prendeva anch’esso il nome di San Pancrazio. Poi furono accolti i Domenicani prima del loro trasferimento nella chiesetta di Santa Maria della Vigna. La tradizione vuole che vi abbia soggiornato anche San Domenico di passaggio da Firenze.
Adesso la chiesa, sconsacrata, è sede del “Museo Marini” che espone le opere del Maestro ed ospita mostre di Arte Moderna. Il Monastero, dopo molti rimaneggiamenti e destinazioni (è stata anche Manifattura Tabacchi), è adesso sede di molte Associazioni d’Arma.



sabato 30 maggio 2009

Gli Uffici e le Magistrature fiorentine

Gli Uffici e le Magistrature, le cui insegne sono rappresentate sulle bandiere dei Bandierai degli Uffizi, costituitisi in Firenze fino dalle epoche più antiche, furono numerosi. Secondo le circostanze civili e sociali e le vicende religiose e politiche succedutesi nel tempo, subirono variazioni nel numero, nel nome e nelle competenze, dovute a soppressioni, incorporamenti e nuove istituzioni. Certamente tutte avevano una loro propria ragion d’essere e tutte erano indispensabili per il buon governo della Repubblica. Tutte le leggi venivano discusse fra la Signoria, che era il Magistrato Supremo, il Gonfaloniere ed i Collegi, seguendo la prassi stabilita, passando per altri magistrati fino alla loro definitiva approvazione ed applicazione pratica. Fra i diversi uffici e magistrati che intorno al ‘500 esistevano a Firenze, 16 erano di particolare importanza e, si può dire, preminenti sugli altri per le loro caratteristiche poste a tutela della libertà, dell’ordine, del prestigio della Repubblica e della giustizia nei confronti dei cittadini.

venerdì 29 maggio 2009

Il Tempio di Iside

Archeologia fiorentina, dagli scavi emergono nuovi resti di Florentia romana, frammenti del Tempio di Iside sono sotto il Tribunale.

L’antica Florentia, la città romana che sta sotto quella medievale e rinascimentale, riaffiora e tornano alla luce i resti di monumenti, teatri, come quello romano che sta sotto Palazzo Vecchio e di templi, come quello dedicato a Iside che giace sotto il tribunale di piazza San Firenze e del quale sono state trovate alcuni resti di colonne intarsiate e di pezzi di frontone risalenti al II secolo d.C.
Si tratta di uno scavo profondo circa 4 metri, largo due metri e mezzo e lungo non più di 5 metri. Da lì sono emersi i resti del tempio di Iside. Sono stati infatti recuperati centinaia di frammenti marmorei di decorazione architettonica vera e propri che comprendono capitelli, frammenti di colonna, basamenti, manufatti pertinenti ed elementi di rivestimento. Secondo quanto descritto dai responsabili degli scavi la notevole quantità di oggetti attesta l’impiego di marmi eterogenei, comprendenti anche marmi bianchi e policromi.
Il tempio citato nella storia di Firenze di Davidson probabilmente era stato realizzato subito fuori dalla parte romana della città, vicino all'attuale Tribunale nell’angolo sud orientale di Florentia.

giovedì 28 maggio 2009

Robert Mapplethorpe - La perfezione nella forma

MAPPLETHORPE ASSOLUTAMENTE DA NON MANCARE










lunedì 25 maggio 2009

Lo scorpione nel leone

Anche se dal titolo può sembrare una previsione astrologica, nulla di tutto questo è protagonista di questa piccola storia.
Sono segni zodiacali, certo, ma questa è la storia di un leone di pietra e un vero scorpione.
Protagonista assoluto Anselmo.
Nel 1400 viveva in via del Cocomero un tal Anselmo, che da tempo soffriva di un incubo che si ripeteva puntualmente ogni notte e che lo terrorizzava.
E' Giovanni Cavalcanti che racconta questa storia straordinaria. La racconta come curiosità tragicomica.
Anselmo sognava frequentemente che un leone lo azzannasse ad una mano e trascinandolo a terra poi lo sbranasse fino ad ucciderlo.
I leoni erano in quei tempi simboli della città, e l'Amministrazione del tempo ne teneva degli esemplari in gabbia dietro Palazzo Vecchio.
La paura dell’uomo era altissima, nessuno riusciva a convincerlo ad andare a visitare i leoni, per cercare di togliersi la paura.
Fu allora che un medico di corte Medici, gli consigliò di andare a visitare i leoni di pietra che si trovavano a ornamento della Porta del Duomo e addirittura di mettere una mano in bocca a uno dei due, scolpito con la bocca spalancata.
Il pover’uomo si fece convincere e decise di provare. Ma il caso volle che infilata la mano nella bocca del leone di pietra, Anselmo venisse punto da uno scorpione nascosto lì dentro e morisse per la paura
Poraccio!!!

giovedì 21 maggio 2009

La Palla e gli Otto

Che il gioco della palla a Firenze fosse stato da sempre il riferimento di adulti e piccini è ormai risaputo.
Le strade ed i borghettini fiorentini erano teatro di numerosi giochi e di rumori assai molesti, in particolar modo intorno alla Badia Fiorentina. Proprio il rispetto per la sacralità della chiesa presupponeva il silenzio e la tranquillità.
Ecco che entrano in gioco il Magistrato degli Otto di Guardia e di Balìa, dei quali ho già parlato in questo blog.
Uno dei modi per far conoscere il bando del gioco della palla ai fiorentini, oltre alla vigilanza delle strade e delle vie da parte dei Sergenti era quello di applicare sui muri dei luoghi individuati ed in bella vista, dei "manifesti", in questo caso di pietra, che ordinavano il divieto di giocare a palla in quei luoghi.
“non giuocare a palla sotto pene rigorose riservate ai contravventori”
Nella stessa zona della Badia Fiorentina, di via Dante Alighieri, di via dei Magazzini esiste anche la Piazzetta dei Giuochi, ma essa fa riferimento al nome di una importante famiglia che li aveva la propria residenza.

sabato 16 maggio 2009

L'Abate di San Fedele a Poppi

Secondo importante contributo di Francoeffe.

L’Oste Guelfa avrebbe praticamente tratto in inganno le spie Ghibelline.
Se c’erano o c’erano state a spiare, avrebbero informato il Vescovo Guglielmino degli Ubertini, che l’Esercito guelfo sarebbero venuto dal valico di San Donato. Proprio laddove nel marzo, in vista di Firenze, avevano bruciato l’olmo di fronte alla chiesa. Nella Piazza della vallombrosana Badia di Ripoli, ove le insegne di guerra erano li fin dal 13 maggio, il Vescovo di Firenze aveva benedetto le truppe ammassate sul grande spiazzo della Chiesa.
I discorsi infuocati dei Priori e dei rappresentanti delle Arti Maggiori avevano scaldato gli animi. Aimeric di Narbonne, a cui era stato affidato il comando dell’Oste, aveva incoraggiato alla vittoria sui Ghibellini, rammentando Montaperti di qualche anno prima. La voglia di riscattare quella bruciante sconfitta salì alle stelle.
Il 2 di giugno fu levato il grande accampamento e l’Oste guelfa si mise in marcia. Si immagina che gli informatori fecero fatto scoppiare le loro cavalcature per informare il Vescovo dell’imminente venuta dal valico di San Donato, lungo la via per Arezzo. Del resto non sarebbero stati i soli a sacrificare i cavalli per volare verso Arezzo: poco tempo prima, con una rapida e perfida incursione, praticamente sotto le mura di Firenze, nei pressi del Convento del Paradiso, avevano attaccato e danneggiato alcune case giusto appena fuor dalle mura oltre la Porta di San Niccolò. Le Monache del Paradiso si rinchiusero a biascicar Rosari nella Cappella di Santa Brigida.
Dopo gli incursori se ne scapparono incontrastati donde erano venuti : il colle dei Moccoli li vide volare verso Arezzo. Sicuri delle informazioni frettolosamente raccolte, i Ghibellini si organizzarono per difendersi. La salita del valico della Consuma, scelta invece della strada da S. Donato, fece faticare per 9 giorni, uomini e bestie, per trasportare tutto il necessario all’attacco. L’Oste sarebbe dilagata nella vallata del Casentino come un rullo compressore, spazzando via ogni ostacolo. Gli ordini di Aimeric di Narbonne erano stati impartiti chiari e precisi. I 100 Cavalieri inviati da Carlo d’Angiò con le sue insegne reali da portare in battaglia, avrebbero aiutato a sfondare lo schieramento al centro, dopo che si fosse completata la manovra a tenaglia concordata con tutti i Capitani nel parlamento che si era tenuto in Battistero.
A Corso Donati era stato comandato, pena la testa, di restare di riserva alla testa dei 150 Cavalieri, coprendo il fianco sinistro dello schieramento. Ma a battaglia quasi definitivamente vinta, il Donati vi volle intervenire, contravvenendo all’ordine preciso di Aimeric :”…qui c’è gloria per tutti ed io ne voglio prendere una parte, esclamò gettandosi nella mischia, meglio perdere la testa che un po’ di gloria!. Mi dovrete prendere a Pistoia per spiccarmela!!”
Era appena l’alba del 5 giugno quando dalla strada che conduce a Vallombrosa, le avanguardie fermarono un prete che in groppa ad una mula, lesto lesto, trotterellava verso il valico della strada che dalla Consuma scende nel Casentino. Condotto di fronte al Narbonne si qualificò come l’Abate di S. Fedele a Poppi : “..stavo tornando dalla Casa madre di Vallombrosa, ero stato ad un incontro con l’Abate dal quale ero andato per ricevere consigli e guida…”.
Naturalmente fu trattenuto contro la sua volontà, non prigioniero, ma ospite dell’Oste Guelfa. A cose fatte sarebbe stato liberato, scongiurando in tal maniera l’ipotesi che sarebbe corso dal Vescovo ad informare della venuta dei Guelfi dalla parte della Consuma e non da S. Donato come invece credevano. E soprattutto che erano già li, al valico. Pregò e si dimenò, ma non ci fu niente da fare : sarebbe rimasto ospite non libero dei Guelfi, fino a cose fatte. Anche i contadini intenti al lavoro nei campi guardarono con occhi perplessi, increduli e impauriti, l’avanzare dell’esercito guelfo. Tutti furono fatti prigionieri per la stessa ragione del Piovano di Poppi.
Le ‘cose’ si fecero, nella piana di Campaldino, nel giorno di S. Barnaba : l’11 Giugno dell’A.D. 1289.

Francoeffe

venerdì 15 maggio 2009

L'Incantatrice di Firenze di Rushdie Salman

C'e' anche l'Italia rinascimentale a far da sfondo a ''L'incantatrice di Firenze'', il nuovo romanzo di Salman Rushdie ambientato tra l'Italia e l'India, apparso lo scorso anno nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che Mondadori pubblica ora in traduzione italiana.
Sono tanti i riferimenti storici presenti nell'opera di finzione narrativa, tanto che lo scrittore anglo-indiano alla fine del romanzo include una bibliografia, come se fosse un saggio. Tra le letture citate da Rushdie compaiono Ludovico Ariosto, Matteo Boiardo e Leon Battista Alberti. Tra i personaggi reali del romanzo c'e' anche Niccolo' Machiavelli, detto ''il Machia'' dagli amici.
Questa la trama:
Un misterioso viaggiatore dai capelli biondi arriva a Sikri, sede della corte Mogol, e chiede udienza al sovrano Jalalluddin Muhammed Akbar, detto Akbar il Grande. Lo straniero afferma di venire da una sconosciuta, remotissima città di nome Firenze e di avere una storia tanto meravigliosa quanto veritiera da raccontare: una storia che lega i destini della misteriosa capitale d’Occidente da cui proviene a quelli della discendenza del monarca indiano.
Inizia così un racconto che, unendo una pirotecnica inventiva a una minuziosissima documentazione, si snoda tra figure storiche gigantesche, una fra tutte Machiavelli, e vede tra i protagonisti l’enigmatica Qara Köz, “Madama Occhi Neri”, principessa destinata a sconvolgere con la sua esotica e rara bellezza la raffinata corte medicea. Quanto c’è di vero nel racconto del viaggiatore, il quale afferma di non essere altri che il figlio di Qara Köz? E se ciò che racconta è vero, che ne è stato della principessa? Non si tratterà invece di un bugiardo che, in quanto tale, merita solo la morte?

Per presentare il romanzo, Salman Rushdie arrivera' in Italia domenica 17 maggio, quando interverra' a Torino alla Fiera del Libro (ore 14), per proseguire poi il suo viaggio nel Belpaese martedi' 19 maggio a Firenze e giovedi' 21 maggio a Venezia; fara' ritorno' nuovamente il 28 giugno per partecipare al festival ''Le conversazioni'' di Capri.


mercoledì 13 maggio 2009

Minerva e la Chimera

La Minerva di Arezzo ritorna nei locali del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, mentre mentre la 'Chimera' parte per Los Angeles, per una mostra alla Villa Getty.
La Minerva rientra nelle sale fiorentine, dopo un restauro durato otto anni, nel suo nuovo aspetto accanto al calco che ripropone l'immagine 'Carradori', ovvero quella a noi nota fino al 2000. In una teca a parte saranno visibili il braccio costruito dallo scultore lorenese, il cui posizionamento risulta ormai completamente slegato alla nuova fisionomia della statua, e il 'serpentello' inventato sempre da Francesco Carradori per ornare il cimiero. Attraverso appositi pannelli verranno illustrate le varie fasi del restauro, gli aspetti storico artistici e i problemi relativi al rinvenimento della statua.
In concomitanza con l'eccezionale rientro della Minerva, parte il pezzo piu' noto del Museo: il grande bronzo etrusco della Chimera, ritrovato fuori Porta S. Lorentino ad Arezzo nel 1553.

Questo, datato al V secolo a. C., raffigura una bestia mitica, dalla triplice natura di leone, capra e serpente, figlia del gigante Tifone e di Echidna e vinta dall'eroe Bellerofonte. Per i fiorentini, la Chimera e' piu' di un eccezionale manufatto archeologico: e' un simbolo, il primo pezzo delle collezioni granducali, oggetto di cure particolari da parte di Cosimo I, come riferisce Benvenuto Cellini.

Ad accompagnare il viaggio della Chimera sara' un gruppo di 'Amici', sotto la presidenza del presidente dell'Istituto di Studi Etruschi e Italici Giovannangelo Camporeale.

martedì 12 maggio 2009

L’Oratorio dei “Buonomini di San Martino”

Inizia oggi una importante collaborazione, un vero piacere per me. Ospiterò all'interno del blog alcuni interventi di approfondimento di un amico, Franco. Sono approfondimenti scritti con il cuore e con la voglia di far conoscere particolarità della nostra Firenze o di quello che gravita o gravitava intorno ad essa, lo stesso spirito per il quale è nato questo blog.
Una delizia per la lettura.

L’Oratorio dei “Buonomini di San Martino”

Il Vescovo Santo fiorentino per eccellenza, il Domenicano Sant’Antonino, al secolo Antonino Pierozzi, figlio di un notaio, era ancora Priore del Convento di San Marco quando un giorno mandò a chiamare nella sua cella in Convento, 12 notabili cittadini di Firenze. Notabili, non Nobili : Nobili erano solo i componenti le famiglie feudali e ghibelline, come gli Alberti, i Guidi, gli Ubaldini ecc…, che il Comune aveva obbligato a vivere in città, un po’ per controllarli, ma anche perché aveva distrutto o acquistato i lori castelli nel contado.
I cittadini i convocati erano destinati a diventare, nel ‘500, la classe emergente cittadina e la nuova nobiltà, questa volta terriera, derivante dai suoi traffici mercantili in ogni parte del mondo.
Del gruppo dei 12 convocati resta un elenco : Michele, figlio di messer Pietro Bernini; Luigi, nipote di messer Francesco Bruni; Bernardo, della casa dei Salviati; Francesco, degli Strozzi; Alessio, egli messere in quanto notaio, dei Pelli. Questi decisamente ‘notabili’.
Vi erano anche alcuni artigiani: Onofrio d’Agnolo e Giuliano di Stagio, drappieri; Primerano di Jacopo, calzolaio; Giovanni di Baldi, lanaiolo; Pasquino di Ugolino del Vernaccia, setaiolo; Jacopo di Biagio, cimatore. C’era anche uno a cui non è stata registrata l’Arte cui era iscritto: Antonio di Maffeo, da Barberino :d’Elsa o del Mugello, non è dato sapere. E’ interessante la composizione sociale del ‘gruppo’ che va dalla borghesia terriera a quella imprenditoriale a quella del contado.
Era la primavera del 1442. La cella del Priore, affrescata come le altre da un confratello ed odorante di tinte, era a destra dell’Annunciazione, da poco terminata da Fra’ Giovanni da Fiesole, che poi sarebbe stato per sempre Fra Giovanni Angelico, a memoria della sua opera ‘angelica’: nelle celle e in altri capolavori.
In breve la cella, benché un po’ più grande delle altre, fu zeppa di persone intente ed affascinate nell’ascoltare la proposta del Priore.
Chi era il Priore di S. Marco? L’aspetto ascetico e macilento gli aveva valso il nomignolo di Antonino : Antonino dei consigli. Infatti molti ricorrevano a lui per sentire i suoi pareri ed ascoltarne i consigli, sempre saggi e misurati. Per molti anni ha governato il Convento di San Marco che Cosimo de’ Medici - che si riservava nel Convento una cella doppia, adatta al suo rango, aveva fatto restaurare a sue spese nientemeno che dal suo Architetto : Michelozzo. Dal 1446 al 1459 Antonino ha retto la sede Arcivescovile di Firenze. Da sempre in odore di santità era stato anche un finissimo diplomatico, portando a casa consistenti successi.
In quella giornata primaverile del 1442 il Priore chiese ai 12 convocati di procurare e mettere a disposizione dei poveri, somme per la loro sussistenza, compresi loro beni e denari. Poveri che nella maggior parte dei casi lo erano diventati per la politica di Cosimo. Il Priore, nonostante la sua generosità dimostrata nei confronti del Convento, sentiva di dover intervenire per rimediare i danni da lui provocati.
“ Al nome dell’eterno Iddio il libro dei 12 procuratori dei poveri di Dio in sul quale si scriverà tutte le limosine di grano, farina e pane”. Così comincia l’intestazione del registro delle entrate e delle uscite dei procuratori’ dei poveri. La sede della congregazione fu all’inizio nella casa di uno di loro : Primerano di Jacopo, calzolaio; successivamente fu affittata una stanza dai Benedettini della Badia per 12 fiorini l’anno. Poi questa stanza fu trasformata in Oratorio acquistando così l’aspetto attuale.
L’Oratorio fu fatto affrescare dalla bottega del Ghirlandaio, con i temi delle “Sette Opere di Misericordia” , con due storie di San Martino e con due storie di vita cittadina, rappresentanti scene di matrimonio. C’entra con l’attività dei Buonomini il matrimonio? Si, perché provvedere alla dote delle fanciulle povere era l’ottava opera di carità della Congregazione.
In tutte le Congreghe, Confraternite, Associazioni ecc.. vi è sempre un responsabile, un procuratore. Essendo tutti e 12 procuratori, da subito furono definiti e chiamati’ Buonomini di San Martino’ perché dediti alla beneficenza. Nel tempo l’assetto della Congregazione si è andato modificando : nel ‘400 i Provveditori erano 12, nel XVI° sec. divennero 18, tre per sestiere in cui era divisa la città. I Procuratori a turno, un mese l’anno, presiedevano le riunioni col titolo di Proposto. Le decisioni venivano prese con votazione segreta che avveniva deponendo una fava bianca o nera in un bussolo. Le domande di sussidio venivano accuratamente vagliate. I bisogni crescevano e dacchè i Buonomini non potevano tesaurizzare ne possedere, davano fondo alle risorse in ogni riunione della Congrega. Per non interpellare direttamente i Buonomini con messaggi recapitati a casa, il responsabile di turno metteva una candela sulla finestrella dell’Oratorio: un po’ per propiziare la Provvidenza come ancora oggi avviene, ma soprattutto per avvisare i Buonomini che erano finiti i fondi ed era necessario rimpinguare la cassa.
I passanti, oramai avvezzi alla manovra, si passavano la voce con questo dire : “ Sono giunti al lumicino”, con ciò intendendo che non c’erano più soldi e che quindi era necessario versare fondi per i poveri. Per la storia l’ultima volta avvenne nel 1949, oltre 500 anni dopo la famosa convocazione del Priore di San Marco.

Francoeffe

mercoledì 6 maggio 2009

La Conta per chi conta

Quando si giocava a nascondino, nessuno voleva contare fino a 100 per poi cercare di "bombare" i compagni di gioco. Si faceva allora la "conta" recitando filastrocche del tipo di:



"sotto il ponte di Baracca,
c'è un omin che fa la cacca,
la fa dura dura dura,
il dottore la misura,
la misura 33,
uno, due, tre,
a contare tocca a te!"

anche da piccolo, mi sono sempre domandato dopo aver ascoltato o recitato questa "conta":
"ma perché il dottore è andato a misurare la cacca di quell'omino?"

martedì 5 maggio 2009

Prolungata l'apertura del Corridoio Vasariano

Firenze, Corridoio Vasariano (Foto Pressphoto)
A grande richiesta il Corridoio Vasariano prolunga l'apertura. In particolare si realizzeranno otto percorsi la settimana, due al giorno dal martedì al venerdì: martedì e giovedì alle ore 9.00 e alle ore 11.30, mercoledì e venerdì alle ore 14.00 e alle ore 16.30. Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

La Soprintendenza del Polo Museale Fiorentino ha deciso di prolungare il periodo di apertura del Corridoio Vasariano riservata ai singoli.
Come nei precedenti progetti, queste aperture saranno guidate, solo in lingua italiana, da un gruppo di assistenti interni alla Soprintendenza che hanno messo con entusiasmo a disposizione di questo progetto la loro professionalità. Le visite al Corridoio saranno effettuate esclusivamente, dall'8 maggio al 12 giugno 2009, e per un numero contingentato di persone.
In particolare si realizzeranno otto percorsi la settimana, due al giorno dal martedì al venerdì: martedì e giovedì alle ore 9.00 e alle ore 11.30, mercoledì e venerdì alle ore 14.00 e alle ore 16.30.
I gruppi saranno formati da un numero massimo di 20 persone e si accetteranno prenotazioni fino a esaurimento dei posti. L'iniziativa è principalmente dedicata ai singoli ed ai nuclei familiari. Allo scopo si accetteranno prenotazioni per un numero massimo di 5 persone alla volta che potranno effettuarsi telefonando a Firenze Musei al numero 055/2654321.
Il Corridoio Vasariano non nasce come museo visitabile, ma come passaggio riservato alla famiglia Medici e, quindi, presenta difficoltà tecniche e di percorso non facilmente superabili per poterlo aprire a un gran numero di persone. Resta in vigore l'organizzazione abituale per gruppi superiori alle dieci unità, e con tariffe inevitabilmente più alte di quelle offerte in questa occasione speciale. Il costo sarà di euro 4.00 per la prenotazione più il biglietto della Galleria degli Uffizi di euro 6.50. L'ammontare complessivo sarà quindi di euro 10.50. A partire dal 30 maggio il biglietto per la Galleria degli Uffizi passerà a euro 10.00 e comprenderà la mostra 'Fasto e Ragione. L'arte del Settecento a Firenze'; l'importo complessivo dal 30 maggio sarà quindi di euro 14.00, compresa la prenotazione alla visita guidata al Corridoio Vasariano.

lunedì 4 maggio 2009

All’improvviso Dante, 100 Canti per Firenze

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Sabato 16 maggio torna a Firenze “All’improvviso Dante, 100 Canti per Firenze”
Arnoldo Foà declama Dante in compagnia di 650 cantori
L’attore protagonista con altri vip della IV edizione della maratona letteraria
Attori, grandi nomi della musica e della moda uniti dalla passione per Dante. Arnoldo Foà, Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Verdastro e Brunello Cucinelli sono solo alcuni dei personaggi famosi che il 16 maggio parteciperanno alla IV edizione di “All‟improvviso Dante, 100 Canti per Firenze”.
Il Maestro Arnoldo Foà e il cantautore fondatore dei CCCP leggeranno rispettivamente il II e III Canto dell‟Inferno e il IV del Purgatorio nella Chiesa di Beatrice, l‟attore Massimo Verdastro sarà invece protagonista nella sede della Società Dante Alighieri con il XIV Canto dell‟Inferno, infine l‟imprenditore della moda Brunello Cucinelli sarà in Piazza Signoria e leggerà il I Canto del Paradiso.
Tornano poi anche altri illustri habitué, da Riccardo Marasco al pittore Giampaolo Talani. In Palazzo Strozzi anche rappresentanti delle storiche „Wine family‟ della Toscana: Tiziana Frescobaldi, Francesca Folonari, Agnese Mazzei e Caterina De‟Renzis Sonnino. Tutti impegnati nel dar voce ai versi del Sommo Poeta.
Un giovanissimo studente dà il via questo anno alle 16.00 alla maratona letteraria con i versi del I Canto dell‟Inferno declamati in Piazza Santa Croce. L‟iniziativa conta questa volta oltre 650 cantori che leggeranno in contemporanea le cantiche dantesche nei luoghi più belli e suggestivi della città.
Un vero e proprio popolo fatto non solo di personalità illustri, ma di professionisti, poeti, famiglie, pensionati, giovani, intere scolaresche sotto la direzione artistica di Franco Palmieri. Il numero straordinario di lettori, cresciuto di anno in anno testimonia il successo dell‟iniziativa e l‟amore per l‟Opera del Sommo Poeta che unisce tutte le generazioni, come il lavoro di preparazione che è iniziato nei mesi scorsi con prove personali e workshop guidati dal regista, supportato dall‟aiuto di tutors.
L‟intera manifestazione è ideata e organizzata dall‟Associazione culturale CULT-er in collaborazione con Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione per la Provincia di Firenze, nell‟ambito delle manifestazioni del Genio Fiorentino.
Un pomeriggio da trascorrere nel cuore della città ascoltando risuonare i versi danteschi passeggiando fra le piazze più belle da Santa Croce a Piazza Pitti, a Piazza della Signoria, fermandosi in Palazzo Strozzi, o in Palazzo Medici Riccardi, o affacciandosi dalle spallette dell‟Arno dove si trovano i cantori sulle barche dei renaioli.
Una delle novità di questa edizione vede l‟intera Cantica del Paradiso letta dai cantori in 33 postazioni lungo tutta Via dei Calzaiuoli da Piazza della Signoria a Piazza del Duomo.
Alle 20.00 come di consueto la manifestazione terminerà con la lettura corale del XXXIII Canto del Paradiso sul Sagrato del Duomo. “All’improvviso Dante, 100 Canti per Firenze” sbarca anche negli USA. La passione per Dante è contagiosa, la voce si sparge di anno in anno ben oltre la terra toscana, infatti arriveranno in città un gruppo di studenti da Venezia, altri cantori da Biella, docenti di Alessandria, e perfino dalla California due rappresentanti della Stanford University che realizzeranno un servizio dedicato all‟evento sulla rivista “Harper‟s”. Tanti anche gli affezionati all‟iniziativa che hanno deciso di rimettersi in gioco anche per questa IV edizione, 17 gli istituti scolastici che partecipano con più di 450 studenti con loro anche gruppi di genitori che hanno deciso di seguire i ragazzi e aderire all‟evento. Iniziative collaterali. L‟evento offre a cittadini e turisti alcune occasioni particolari come quella di visitare la Casa di Dante, aperta straordinariamente fino alle 19, con un biglietto ridotto. Inoltre, in collaborazione con l‟Associazione Diesse, sarà possibile effettuare delle visite guidate della Firenze di Dante nei seguenti giorni:
giovedì 14 maggio ore 10.00 e ore 16.00,
sabato 16 maggio ore 10.00,
martedì 19 maggio ore 10.00 e ore 16.00.
Per ulteriori informazioni www.100cantiper.com
PROGRAMMA
Apertura ore 16.00: lettura del I canto dell‟Inferno in Piazza Santa Croce.
Ore 16.30: lettura dei 33 Canti dell‟Inferno in 33 diversi luoghi del centro storico fiorentino.
Repliche alle: 16.50, 17.10
Ore 17.30: lettura dei 33 Canti del Purgatorio in 33 diversi luoghi del centro storico fiorentino.
Repliche alle: 17.50, 18.10
Ore 18.30: lettura di 32 Canti del Paradiso lungo Via dei Calzaiuoli, da Piazza della Signoria a Piazza del Duomo.
Repliche alle: 18.50, 19.10
Ore 20.00: tutti i cantori declamano coralmente il XXXIII Canto del Paradiso, sul Sagrato del Duomo.

domenica 3 maggio 2009

Astronomia in piazza a Firenze

Parte domenica 3 maggio 2009 l'iniziativa ''Astronomia in piazza''.
Nasce dall'idea dell'astronomo Emiliano Ricci, insieme con l'assessorato alla cultura del Comune di Firenze e all'Ufficio Centro storico Unesco per il 400/mo anniversario dalle prime osservazioni del cielo al cannocchiale da parte di Galileo Galilei.
Osservare le stelle, i pianeti e le galassia da piazza Santa Croce, da piazza della Signoria, dal Duomo e da molte altre piazze fiorentine. Basta dotarsi di un cannocchiale. Il primo appuntamento e' domani alle 21.30 in piazza Santa Croce.

sabato 25 aprile 2009

Visita al nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze

Come sempre gli italiani vengono sorpresi dai propri concittadini. Sabato 25 aprile, la apprezzabile iniziativa di aprire alla popolazione il nuovo Palazzo di Giustizia in costruzione a Firenze ha colto di sorpresa gli organizzatori.
In un primo momento tutto sembrava a posto, poi l'afflusso delle persone interessate alla visita è aumentato sensibilmente e quindi due file. Siamo stati in attesa dello smaltimento delle prime 100 persone, poi si sono avvicinati al nostro gruppo e hanno cominciato a distribuire biglietti senza rispettare l'ordine di arrivo, chi si avvicinava alla signorina per primo gli veniva consegnato il biglietto, nel mugugno più generale e anche con qualche incazzatura.
L'Associazione Nazionale Carabinieri e la Protezione Civile del Comune di Firenze, presenti in modo massiccio e volontariamente a disposizione dell'organizzazione, non avevano indicazioni e non sapevano dare informazioni. Ad ogni modo siamo entrati e abbiamo fatto una bella visita guidata. Nel mio gruppo c'erano persone curiose, interessate per la struttura ed orgogliose dei grandi numeri di questo palazzo, altri ancora più interessati perchè prima o poi verranno a lavorare in questa grandissima struttura.
Aule ovali di Assise e di Appello, maxi aula, ristoranti, bar ecc... Tutta l'amministrazione della giustizia fiorentina si trasferirà in Viale Guidoni tranne l'Aula Bunker e il Tribunale dei Minori.

Il nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze, fu progettato dall'Architetto Leonardo Ricci e dalla consorte Architetto Maria Grazia dall'Erba e nasce quindi, dall'esigenza di riunificazione delle varie sedi degli uffici giudiziari sul territorio fiorentino. Si tratta del secondo più esteso Palazzo di Giustizia italiano dopo quello di Torino e interessa un'area di 3 ettari, con una superficie utile di circa 126.000 metri quadrati distribuita all'interno di 15 corpi di fabbrica, con un ingombro complessivo di 230 per 180 metri alla base, elevati per un'altezza massima fuori terra di 76 m; gli unici edifici fiorentini più alti resteranno la Cupola del Brunelleschi (114 metri) e la Torre di Arnolfo (95 metri). Sono stati trivellati 1250 pali per le fondamenta per una lunghezza totale di 29 km, sono stati scavati 250.000 metri cubi di terreno trasportati in altra sede, sono stati utilizzati 54.000 metri cubi di calcestruzzo e 5.465 tonnellate di acciaio per il cemento armato.
I piani interrati della cittadella giudiziaria sono destinati agli archivi, sopra i quali sono sistemate gran parte delle aule di dibattimento tranne due di assise e la maxi-aula, poste al piano rialzato, mentre gli ultimi piani accoglieranno le aree riservate ai magistrati e alle procure.
La guida dubitava dell'inizio dell'utilizzo del Palazzo di Giustizia per il 2011 così come dichiarato dai vari politici di turno.
A differenza delle prime impressioni da profano, la visita guidata ha aperto gli occhi sulla necessità di questa struttura per la città e che poi, una volta finito, sarà una grande infrastruttura.

venerdì 24 aprile 2009

Madonna - Messere

In latino "mea domina", la parola Madonna significa "mia donna", "mia signora". Tanto è vero che nell'evoluzione francofona del termine latino si esprime con Madame.
Era titolo onorifico attribuito quasi esclusivamente alle donne ; attualmente non viene più usato nella lingua italiana se non per individuare la madre di Cristo.
In alcuni luoghi d'Italia ancora viene usato in un linguaggio rispettoso per ossequiare la signora anziana di casa.
Stesso significato la parola Messere, proveniente anch'esso dall'unione di due termini Mis e Mes con Sire; Mio e Sire, mio signore. Anch'esso un titolo che nel medioevo aveva attribuzione quasi esclusiva.

Piazza Madonna a Firenze, dove sorgono le Cappelle Medicee, ad esempio, è Piazza di Madonna degli Aldobrandini.
Nessun riferimento quindi ad icone religiose o a credenze cristiane. La Madonna degli Aldobrandini era una signora ricca e generosa, intelligente e gentile, buona e particolarmente dedita ad opere di carità.
Era quindi una signora rispettabile del tempo, che in questi luoghi aveva possedimenti immobiliari che gli Aldobrandini amministravano con parsimonia e spirito di carità.



venerdì 17 aprile 2009

"Tussei un Ganzo"

In realtà non solo utilizzata a Firenze, l'esclamazione "Ganzo" , ha nel dialetto Toscano in generale la sua massima espressione.
Quante volte al giorno, nel fraseggio quotidiano, ci esprimiamo considerando nel discorso comune, spesso non in quello professionale, la parola Ganzo!
E' una forma dialettale, assorbita anche dal linguaggio italianesco. Nata dal vernacolo , evidenzia spesso l'individuo, rispetto a qualcosa che ha compiuto di esaltante o ad una atteggiamento positivo: una "Ganzata" in pratica.
La parola Ganzo si dice anche ad una persona particolarmente scaltra, astuta; ad "uno" bravo, in gamba o anche simpatico; un tipo bello, piacevole; una cosa bella, piacevole.
Si usa spesso per riferirsi all'amante, con intento positivo.

A Firenze (e dove se no) c'è anche un circolo culinario-culturale che si chiama GANZO la prima volta bisogna sottoscrivere una tessera - Ambiente moderno/minimalista, da una parete la gigantografia dello chef che ti scruta attentamente ....

GANZO
Via dei Macci 85 R
055-241076
lunedì - venerdì 12:00PM- 12:00AM

uno anche negli Stati Uniti

GANZO - a journey through Italian taste

GANZO is the freshest business proposal on the market, thanks to a new concept: bring in your town the high quality standards usually available only in the best italian restaurants: fresh products, real italian ingredients, an elegant way to serve.
Many restaurants offer "italian like" plates, similar names but too far from the real italian fragrance and taste... Ganzo is a true italian company, made by people who know authentic italian recipe, that made this cuisine famous through the world.

99-107 Shelton Ave. New Haven
CT
United States



venerdì 10 aprile 2009

BUONA PASQUA !!

Il diavolo a Firenze

La leggenda del "Rifrullo del Diavolo"
San Pietro Martire trovatosi in predicazione nel centro di Firenze fu interrotto da un grande cavallo nero imbizzarrito che cercava di disperdere la folla radunatasi intorno al predicatore.
Fu immediatamente associato all’intervento di satana e il predicatore con un gesto sacro, il segno della croce, lo immobilizzò. Svanito nel nulla, qualche secolo più tardi, un certo Bernardo Vecchietti fece costruire due portabandiera o reggistendardi in bronzo da collocare proprio nel punto in cui avvenne l’episodio e lo fece costruire dal Giambologna, che in quell’occasione ridisegnò l’intera facciata del Palazzo Vecchietti. In un successivo restauro del palazzo uno dei due “diavoletti” è andato perso.
E’ un bronzo molto particolare che si può vedere nell’angolo tra Via de’ Vecchietti e Via Strozzi, oppure nell’originale, che è stato esposto recentemente al nuovo Museo Stefano Bardini, in Piazza dei Mozzi a Firenze. La caratteristicha opera del Giambologna ricorda le origini nordiche dello scultore, il gusto delle grottesche che aveva studiato nel suo soggiorno romano e le decorazioni gotiche delle cattedrali, che ebbero una forte influenza nell’ideazione di quest’opera.
e quella del “rifrullo di vento”
E' ancora li che aspetta il prete (o frate) che gli sfuggì nel mentre che lo inseguiva. La Piazza del Duomo, al lato di Via dello Studio, è molto ventosa ed in quel punto, infatti, si dice che è il "rifrullo del diavolo". Infatti, il religioso, inseguito dal diavolo raffigurato da un turbine di vento, si nascose nella Porta dei Canonici e riuscì a seminarlo passando dalla parte opposta e scappando dall'altra uscita.
Il diavolo fu così ingannato; ma ancora oggi non riesce a capire cosa possa essere successo ed è li che aspetta il prete sempre nel suo "rifrullo di vento"

martedì 7 aprile 2009

Giorgio Batini, padre della divulgazione della storia popolare...

E' morto Giorgio Batini ad 87 anni, è morto la scorsa notte nella sua abitazione a Firenze. Nato nel 1922 è stato un grande giornalista e scrittore. Laureato in legge, ha vinto prestigiosi premi giornalistici ed ha firmato oltre 50 volumi sui più diversi temi dall'arte all'antiquariato, dalla storia alla natura, dalle tradizioni al costume popolare, dal folklore agli itinerari turistici, sulle curiosità di Firenze e della Toscana.
Molti degli attuali divulgatori di storia popolare e curiosità fiorentine, come il sottoscritto, hanno assorbito numerose informazioni dai suoi testi, una guida insomma. Direttore della rivista «Toscana Qui», ne è stato fondatore nel 1980.
Tra le proprie opere ricordiamo in particolare: L'Arno in museo (Bonechi, 1967) 4 November, 1966: the river Arno in the museums of Florence. (Bonechi, 1967) L' Italia sui muri. (Bonechi, 1968) Domenica dove. (Bonechi, 1971) O la borsa o la vita! (Bonechi, 1975) Album di Firenze (La nazione, 1976) Toscana dei miracoli (Bonechi, 1977) Etruschi curiosi (Bonechi, 1985) Toscanacci (Bonechi, 1987) Toscanissima (Bonechi, 1991) Il fiume racconta (Bonechi, 1993) Giocavamo per la strada (Bonechi, 1994) Il pianto della Madonna (Bonechi, 1995) Benedette toscane (FMG, 1996) Beati loro (Polistampa, 2001) Do svidánija (Polistampa, 2006) Per chi suona la Toscana (Polistampa, 2007)
Ha lavorato fino all’ultimo, come si evidenzia nelle sue opere pubblicate recentemente. Per la mia formazione è stato un riferimento, una fonte inesauribile che continuerò a consultare e leggere per proseguire nell’alimentazione di curiosità fiorentine e notizie culturali di questo blog.
Grazie Giorgio per la tua opera.
Filippo Giovannelli

giovedì 2 aprile 2009

Il "Saccomazzone"

E’ difficile ricercare la vera origine di questo strano termine che, anche il fiorentino più indigeno ha difficoltà ad individuarne il significato.
Il Saccomazzone è in realtà un gioco di origine contadina, che si svolge tra 2 giocatori, bendati (un po’ come mosca cieca). Hanno uno strumento particolare, che viene spesso raffigurato come una specie di flabello fatto con strisce di stracci annodati tra loro e collegati ad un manico, di norma anche di legno, con la funzione d’impugnatura. Per il confezionamento di questo grumo di stracci, venivano inoltre utilizzati sacchi di stoffa annodati. Era impugnato con la mano destra (importante che fosse stata la stessa mano per ogni giocatore, mentre la sinistra veniva obbligatoriamente appoggiata ad un piedistallo, normalmente molto basso dal quale non ci si doveva muovere. Era un modo di mantenere sempre la stessa distanza tra i giocatori, che ricordo erano bendati.
Con questi strumenti e queste modalità, si cercava di colpirsi a vicenda, chi riceveva più colpi era il perdente.
Questo gioco molto popolare nei secoli scorsi, è stato spesso rappresentato in pittura e scultura.
Al giardino di Boboli, a Firenze, seguendo il terzo viale trasversale, quello più a sud-ovest, dall'incrocio con il Viottolone dal quale partono numerosi percorsi complicatamene intrecciati che conducono al segmento finale del giardino, è posizionata la statua dei Giocatori del Saccomazzone (1780) di Orazio Mochi su disegni di Romolo del Tadda.
Frontalmente vi si trovano i Giocatori alla Pentolaccia di Giovan Battista Capezzuoli.
Luoghi, termini e miti tutti da riscoprire…

martedì 31 marzo 2009

Sala d'Arme anche per Ghelli

Fino al 22 aprile 2009 nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, Giuliano Ghelli mette in mostra alcune opere sotto il titolo "Le porte della Fantasia".
Sono esposte diciotto tele, quattro dipinti e 40 sculture di quell' "Esercito di terracotta" che lo ha reso famoso ed alla ribalta negli ultimi mesi.
Sono più di 60 opere di questo artista, casentinese di origine e fiorentino di formazione.
Altra curiosità è che l'organizzazione della mostra Ghelli, ha ricevuto l'incarico dal Comune di Siena per la realizzazione del Palio Dell'Assunta, del 16 Agosto di quest'anno ed è stato premiato per la 44ˆ edizione del Premio Internazionale "Le Muse" a Firenze.

venerdì 27 marzo 2009

Le visite ai giardini di Firenze

Un post un po' lungo, ma merita pubblicare questa iniziativa che vede alcuni giardini poco conosciuti di Firenze a disposizione del pubblico.
Sono " Gli "Orti di Santa Croce", il "Giardino del Convento di San Salvatore", "Enzo Pazzagli Art Park", la "Grotta del Bandino", il "Parco di Villa Strozzi" e il "Giardino Stibbert".
Domenica prossima sarà possibile visitare gratuitamente i giardini del Comune di Firenze.
L'iniziativa fa parte dei progetti "Ricomincio da me! Percorsi per il cambiamento degli stili di vita" e "Se non ora quando? Appuntamenti con la sostenibilità" e le visite ai giardini, con gruppi di 30 persone, si svolgeranno domenica mattina secondo il seguente orario.
Orti di Santa Croce Quartiere 1 (ingresso da via Tripoli, 34): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Cecilia Cantini.
Giardino del Convento di San Salvatore al Monte Quartiere 1 (pressi Piazzale Michelangelo con ingresso dal Convento Francescano in via San Salvatore al Monte, 9): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di John Inglis.
Enzo Pazzagli Art Park Quartiere 2 (ingresso da via S. Andrea a Rovezzano, 5):
prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Enzo Pazzagli e Vittorio Giuliani.
Grotta del Bandino, antico giardino Bandini Niccolini Quartiere 3 (ingresso da via del Paradiso, 5): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Chiara Sestini.
Parco di Villa Strozzi Quartiere 4 (ingresso da via Pisana, 77): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Ciro Degl'Innocenti.
Giardino del Museo Stibbert Quartiere 5 (ingresso dal cancello principale del giardino, via Stibbert, 26): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Alberto Giuntoli e Claudio Cestelli.

La partecipazione alle visite è gratuita ma è necessario prenotarsi telefonando fino a venerdì dalle 9,00 alle 14,00 allo 055/2769639 oppure inviare un'e-mail a e.molino@comune.fi.it.

Schede tecniche dei sei giardini.
Orti di Santa Croce.
Il giardino nasce come Hortus conclusus, la tipica sistemazione dei conventi monastici e se ne ha notizia sin dal 1263. Il podere era regolarmente diviso in grandi riquadri e delimitato da mura. Nel corso del XVIII secolo gran parte del terreno e l'edificio principale posto lungo l'attuale via San Giuseppe furono ceduti ai Rucellai che vi realizzarono la loro "dimora di delizia". Nei primi del XIX secolo il complesso viene venduto ai marchesi Dufour-Berte e fino al 1855 l'orto-giardino rimane diviso in riquadri e percorso da vialetti perpendicolari fra loro. Successivamente, come testimoniato dalla pianta di Firenze elaborata dall'IGM nel 1896-1897, anche questo spazio verde venne trasformato in un giardino romantico: alberi di alto fusto, sentieri tortuosi, alte siepi, montagnole e prati. Dopo anni di trasformazioni incontrollate, l'intervento dell'Amministrazione Comunale realizzato nel 1998 ha riportato il giardino al disegno della fine dell'Ottocento.

Giardino del Convento di San Salvatore al Monte.
La chiesa di San Salvatore al Monte è un'importante Basilica di Firenze situata nella collina dietro il piazzale Michelangelo, il Monte delle Croci, appena sotto la Basilica di San Miniato. Sul luogo dove oggi sorge il Complesso di San Salvatore al Monte esistevano in precedenza un giardino e cappella francescana, forse dedicata ai Santi Cosma e Damiano, donate ai frati nel 1417 da un certo Luca di Jacopo del Toso (o della Tosa). Nel 1442 con l'edificazione documentata della sagrestia, i lavori di questo primo complesso, frutto di interventi ad opera di maestranze appartenenti all'ordine francescano, sembrano terminati. Resti di questo primo insediamento sono forse rintracciabili nella sala capitolare dell'attiguo convento. Interessanti anche alcune tavole quattrocentesche nell'odierno coro, verosimilmente destinate alla primitiva chiesa: la Madonna in trono col Bambino, Santi e la committente di Giovanni dal Ponte, La Vergine con Cristo in Pietà e Santi di Neri di Bicci e nel convento I Santi Cosma e Damiano, Francesco e Antonio di Rossello di Jacopo Franchi e Il Volto Santo della scuola di Fra Bartolomeo. Negli ultimi decenni del Quattrocento per volontà prima del ricco mercante Castello Quaratesi e, dopo la sua morte, dall'Arte di Calimala (come ricorda lo stemma con l'Aquila sul frontone), si intraprese un rifacimento dell'edificio, su progetto di Simone del Pollaiolo detto il Cronaca, fra il 1499 e il 1504. La facciata della chiesa, molto semplice e incorniciata dai tipici cipressi toscani, presenta superfici intonacate interrotte solo dal portale e dalle finestre a timpano. Queste presentano l'innovazione rappresentata dall'alternarsi di timpani semicircolari e triangolari, fin tutta la lunghezza della navata, caratteristica che sarà in seguito ripresa in molte chiese e palazzi italiani e non solo (per esempio nella corte degli Uffizi dal Vasari). Michelangelo era molto legato a questa zona della città e in particolare a questa armoniosa chiesa, che chiamava affettuosamente "la mia bella villanella". Dall'assedio del 1529 e per tutto il secolo XVI la chiesa e il convento subirono gravi danni solo in parte arginati da restauri, tanto che nel 1665 i frati lasciarono definitivamente San Salvatore, in stato di avanzata decadenza, ai francescani spagnoli detti Scalzetti, e si trasferirono in Ognissanti, portando con sé molti degli arredi e decorazioni. Nel 1875 veniva costruito attiguamente il Piazzale Michelangelo. Recentemente la Provincia Toscana dei Frati Minori ha deciso di potenziare la sua presenza a San Salvatore, da quel momento molte sono state le iniziative di promozione e restauro del complesso.

Enzo Pazzagli Art Park.
Il Park d'Arte Enzo Pazzagli si trova nella zona sud di Firenze fra le colline e il fiume Arno. Sono 23.900 metri quadrati di verde con oltre 200 opere d'arte di varie dimensioni visitabili anche di notte di notte grazie al sistema di illuminazione. Il parco è di proprietà privata è stato voluto dall'artista Enzo Pazzagli che nel 2001 ha trovato a Rovezzano questo terreno trasformato in un immenso prato, nel quale sono stati piantati 300 cipressi che formano una scultura vivente "La Trinità", un'opera d'arte che rappresentante due profili e un volto, estesa per circa 15.000 metri quadrati, un'installazione che si può vedere nella sua interezza solo dall'alto, ma che si apprezza camminandoci all'interno con in mano la mappa. Fra gli occhi, i nasi, le bocche della "Trinità" si incontrano le altre opere d'arte.

Grotta del Bandino.
Villa Bandini è situata nella zona sud di Firenze, a Gavinana. La grotta del Bandino si trova dietro un grande cancello e vi si accede da quel che rimane dell'antico giardino di Villa Bandini poi Niccolini parte di un antico borgo e rappresenta una testimonianza dell'insediamento che nel corso dei secoli ha interessato il così detto Pian di Ripoli un tempo nel contado fiorentino. L'area in cui sorge l'antico palazzo Bardini era detta Canto del Paradiso per la presenza di una villa chiamata il Paradiso degli Alberi . Villa Bandini costruita intorno al XII secolo conserva ben poco del primitivo aspetto è oggi sede degli uffici e della biblioteca del Quartiere 3 e la grotta è visitabile grazie alla disponibilità degli attuali proprietari che la hanno restaurata nel 1998 e il 2000. Quando la villa passò in proprietà ai Marchesi Niccolini questi vi fecero che fecero costruire alla fine del giardino, una grande e bellissima Grotta Ninfeo di conchiglie e sassi colorati incastonato fra le due edifici della proprietà. La grotta settecentesca è infatti inserita in un corpo di fabbrica che si sviluppa lungo il lato di fondo del giardino, si configura come una sorta di loggia preceduta da la una facciata mistilinea che si innalza al di sopra della copertura dei locali retrostanti. Risale al XVIII secolo e si presenta come una loggia con fontana interna, decorata secondo la tradizionale tecnica del mosaico rustico. L'area del giardino è oggi ridotta e trasformata rispetto all'originale. Nell'archivio dei marchesi Niccolini esiste un documento del 1522 delle spese sostenute per portare l'acqua alla villa e agli spazi esterni vengono denominati "l'orto" che stava per indicare il giardino e "la corte" che va identificata con il piazzale antistante il palazzo a cui era collegato tramite un loggiato. Il progetto della Grotta Ninfeo risale al 1745 ad opera dell'artista fiorentino Giuseppe Menabuoi, assunto dalla famiglia Niccolini per la formazione artistica dei pupilli e venne c e decorata da Giuseppe Giovannozzi nel 1746.

Parco di Villa Strozzi.
Ad ovest di Firenze, sulle colline che dominano la riva sinistra dell'Arno, si trova Villa Strozzi al Boschetto, un tempo residenza privata di una delle famiglie più importanti di Firenze, ora parco pubblico, sede di associazioni e cornice di eventi teatrali. La villa ospita il Polimoda (Istituto Politecnico Internazionale della Moda) e all'ultimo piano il laboratorio musicale, Tempo reale, diretto da Luciano Berio. Queste nuove destinazioni hanno permesso di non alterare la struttura architettonica e quindi di intervenire in maniera meno invasiva attraverso un restauro conservativo e di adeguamento strutturale.
Già dal Medio Evo, il Monteoliveto è descritto come un luogo selvaggio coperto da fitta vegetazione e per questo, luogo di eremitaggio ed espiazione religiosa ma, da quanto si evince dalla topografia, anche punto di vista privilegiato per la veduta globale della città murata. Gli Strozzi avevano così la possibilità di controllare i poderi di famiglia, al di sotto della villa, e godere di un panorama unico del complesso urbano; per altro la vicinanza con le comunità religiose permetteva alla famiglia un dialogo continuo con queste ultime, dialogo che agevolerà gli Strozzi nell'acquisto di nuove proprietà nei dintorni. In seguito al restauro del Poggi, la villa mantenne il suo splendore per molti decenni, prima di subire un graduale degrado durante i periodi bellici che ne determinarono l'alienazione da parte degli Strozzi e il conseguente abbandono. Durante la seconda guerra mondiale, la proprietà, ormai Gambinossi, viene sequestrata prima dai tedeschi e poi dagli alleati, dagli anni '50 il complesso viene utilizzato per cerimonie e nel caso delle scuderie come appartamenti da affittare. Negli anni successivi il parco subisce un graduale ridimensionamento tramite la vendita di alcune sue parti. Soltanto nel 1962 il Comune di Firenze sottopone la villa alla legge di tutela delle cose di interesse artistico o storico. Intorno agli anni '70, la proprietà residua viene ceduta ad una società di costruzioni intenzionata a crearvi un complesso residenziale, l'avvenimento scatena le proteste della popolazione del quartiere che teme la speculazione edilizia di un bene di interesse pubblico. Il clamore suscitato dagli abitanti del quartiere e dalla stampa del tempo indussero l'amministrazione comunale a comprare, nel 1974, Villa Strozzi al Boschetto convertendo il parco in giardino pubblico.

Giardino Museo Stibbert.
Il parco del Museo Stibbert è situato sulle pendici della collina di Montughi è stato costruito per iniziativa di privati di Frederick Stibbert e più tardi è stato ceduto all'Amministrazione Comunale. Federico Stibbert, seguendo la passione della madre per il giardinaggio, ingrandì il piccolo giardino acquistato dal Davanzati e vi realizzò un grande parco romantico.
Alcuni progetti furono gestiti dall'architetto Giuseppe Poggi che curò il nuovo accesso della villa e nella parte nord-est del parco realizzò il nuovo stanzone per gli agrumi e i fiori, la Limonaia appena restaurata. Il viale principale oltre che a servire per l'ingresso al museo permette l'accesso ai vialetti che conducono alle varie parti del parco. Dall'ingresso del parco verso il lato opposto la vegetazione è caratterizzata prima da cipressi, tigli e lecci e quindi da pini domestici, ippocastani, cedri; all'altezza della scalinata delle rampe d'accesso al Museo si trovavano due stupendi esemplari di faggio e intorno alcune querce rosse e una sughera, la zona della limonaia è caratterizzata da grandi pini domestici. Il parco ha una superficie di quasi quattro ettari e vi si trovano circa 612 esemplari a portamento arboreo divisi in circa 56 specie.

mercoledì 25 marzo 2009

Capodanno toscano, capodanno fiorentino

Le celebrazioni del Capodanno Toscano vedono nuovamente protagonisti i Bandierai degli Uffizi, sbandieratori del Calcio Storico Fiorentino all’interno della giornata in programma per i festeggiamenti il 29 marzo 2009 a Firenze in due Piazze emblematiche della storia della città, Piazza SS.Annunziata e Piazza della Signoria.
A guidare il corteo composto da vari gruppi storici provenienti dalla Toscana, saranno il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina ed i Bandierai degli Uffizi. In Piazza della Signoria, dopo l’omaggio alla Madonna in Piazza SS Annunziata, dalle ore 17:00 si potrà assistere all’esibizione dei Bandierai degli Uffizi, con un nuovo spettacolo e nuovissime coreografie, alle danze del gruppo Contrada Alfiere, esibizione di lancio con coltelli e corsa delle bigonce di Scarperia, esibizione di spada con i ferri di cavallo dei Cavalieri della Torricella di Settimello.
Il programma della giornata prevede:
ore 15.00 partenza dei gruppi storici dal Palagio di Parte Guelfa per andare rendere omaggio alla cappella della sacra effige dell’Annunziata.
ore 15.45 arrivo del Corteo alla SS.Annunziata omaggio alla Madonna, esibizione dei Bandierai degli Uffizi;
ore 17.00 Piazza della Signoria: Grande esibizione dei Bandierai degli Uffizi, danze del gruppo Contrada Alfiere, esibizione di lancio con coltelli, corsa delle bigonce di Scarperia, esibizione di spada con i ferri di cavallo dei Cavalieri della Torricella di Settimello.
ore 18.30 Rientro dei gruppi storici al Palagio di Parte Guelfa, sede del Calcio Storico Fiorentino. Da tempo antichissimo la Chiesa cattolica festeggia l'annuncio a Maria Vergine, da parte dell'Arcangelo Gabriele, dell'Incarnazione del Verbo.
Dal settimo secolo questa ricorrenza viene fissata alla data del 25 marzo, esattamente nove mesi prima di Natale, giorno della nascita di Gesù. Legandolo a questo importante avvenimento, fino al 1750 Firenze iniziava l'anno civile e per questo la datazione del periodo compreso tra il primo gennaio e il 24 marzo veniva indicata come “ab incarnatione”.
Quindi il 25 marzo all'ombra del Cupolone e di tutte le terre soggette al dominio della città, si festeggiava il Capodanno, anche quando nel resto dell'Italia, sin dal 1582 era in vigore il calendario gregoriano, in base al quale l'anno iniziava, appunto, il primo gennaio.
La ricorrenza del 25 marzo per i fiorentini durò ben 168 anni, fin quando un decreto del granduca Leopoldo II di Lorena, impose l'uso del calendario gregoriano. Una targa sotto la Loggia dei Lanzi ricorda quel decreto di soppressione della festa.

venerdì 20 marzo 2009

John Hawkwood detto Giovanni Acuto

John Hawkwood era il secondo figlio d'un conciatore di pelli del villaggio di Sible Hedingham nella contea d'Essex, in Inghilterra, dove nasce nel 1320. Alcuni biografi confondono il mestiere con quello del sarto, prima che John diventasse soldato. Numerose leggende circolano sulla sua persona e sulle sue origini; è chiaro che non era originario di Firenze e nemmeno della penisola italica, proveniva appunto dall’Inghilterra.
Vocato alle armi, impara il mestiere durante la guerra dei Cento Anni in Francia, prima combattendo sotto Edoardo III, poi alla testa di una sua compagnia, che saccheggia la Provenza. Arrivato in Italia nel 1360, è al servizio di Pisa, poi dei Visconti di Milano, poi di papa Gregorio XI infine di Firenze, dove il suo nome viene italianizzato in Giovanni Acuto; il nome italiano gli fu attribuito da Niccolò Machiavelli.
In quel periodo i fiorentini gli perdonano di aver guidato le truppe pisane contro di loro nel 1364. Considerato il primo condottiero dei tempi moderni fondò una banda di mercenari, la “Compagnia bianca del Falco”, che si schierava in difesa dello stato che la pagava meglio.
È un esponente importante della Cavalleria medievale. Sposò una figlia illegittima di Bernabò Visconti nel 1377 e poco dopo sciolse l'alleanza anti-papale, provocando l'ira dei nobili parenti: dopo un acceso diverbio con il duca, egli firmò un trattato di amicizia ed alleanza con la Repubblica di Firenze.
Morì nel 1394 a Firenze, venne sepolto con grandi onori. In seguito, le spoglie furono traslate nella città natale dal figlio, su richiesta del sovrano inglese Riccardo II.
In sua memoria la città di Firenze commissionò il celebre ritratto equestre a Paolo Uccello, capolavoro eseguito nel 1436 e conservato nel duomo nel quale era sepolto, dice l'iscrizione: "Joannes Acutus Eques Britannicus Dux Aetati Suae Cautissimus Et Rei Militaris Peritissimus Habitus Est".
Hanno detto di Giovanni Acuto:
- Capitano peritissimo nell'arte militare sopra tutti gli altri dei suoi tempi. Gran maestro di guerra. Un rinnovatore della figura del capitano di ventura.
- Il primo vero generale dei tempi moderni.
- Ha dominato per 30 anni la scena militare italiana. Il più celebre di tutti i condottieri, inglese d’origine ma diventato fiorentino con il cuore.
- Famoso, più per le sue infedeltà che per il suo valore. Assai poco scrupoloso. Preferì essere il primo dei condottieri che l'ultimo dei Signori d'Italia.

martedì 17 marzo 2009

Via Alessandro Filipepi

Se provate a cercare Via Alessandro Filipepi su un qualsiasi stradario di Firenze, non la troverete mai: eppure all’interno dell’Hotel Botticelli, in via Taddea (tra Via dei Ginori ed il mercato centrale) esiste un “vicolo” che porta quel nome.
L’albergo, ubicato nel “Palazzotto già Serragli”, fu costruito nella seconda metà del ‘500, come si può evincere dalla tipologia e dalle caratteristiche costruttive.
Nella seconda metà del diciannovesimo secolo fu costruito un edificio adiacente sul lato sinistro guardando la facciata: questa costruzione aggiunta ha lasciato uno spazio interno sul quale affaccia tuttora una bella finestra “inginocchiata” che in precedenza si apriva sull’esterno.


Dopo un completo restauro che l’albergo ha subito tra il 1995 ed il 1997, in questo spazio si è ricreata una “stradina” di Firenze che è stata chiamata con il vero nome del grande Botticelli, come evidenziato dalla targa stradale in perfetto stile “vecchia Firenze” e che è motivo di curiosità per gli ospiti dell’albergo ed i visitatori.
L'Hotel Botticelli si trova poco distante dal mercato di S. Lorenzo e dal Duomo, l’hotel si trova in un palazzo del ‘500 nelle cui zone comuni conserva volte affrescate; 34 camere graziose ed una piccola loggia coperta.
Via Taddea 8, 50123 Firenze – Tel. 055 290905 – www.hotelbotticelli.it – info@hotelbotticelli.it – Fax 055 294322
Quando si dice "amare Firenze"!!
Un ringraziamento particolare ad Andrea Gheri.

venerdì 13 marzo 2009

"Pulviscolo", di Luca Alinari

Luca Alinari è un pittore fiorentino. E' mia abitudine quindi, rivolgermi a chi di Firenze e del suo "popolo" è innamorato, sottoponendo all'attenzione quello che riesco a far emergere da una città che vive sul ciò che c'è.
Luca Alinari fa una personale in uno dei luoghi più suggestivi di Firenze, La Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, per presentare i nuovi lavori e mostrare al grande pubblico il recente cambio di stile.
E' stata inaugurata il 27 febbraio 2009, nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, la nuova mostra del pittore fiorentino nominata: 'Pulviscolo'.
L'esposizione, curata dal critico d'arte Giovanni Faccenda e promossa da Villa Gisella, sarà visitabile con ingresso libero fino al 20 marzo. In mostra una selezione delle più recenti opere di Alinari tra cui 'Il pulviscolo tra noi e le cose', quadro che dà il nome a tutta l'esposizione.
Nato nel 1943, Alinari è pittore, ma anche scenografo, intellettuale e vanta una vasta produzione artistica. Nel 1999 il Museo degli Uffizi ha acquistato un 'Autoritratto', destinandolo alla collezione degli 'Autoritratti d'autoré, collocata anche nel Corridoio Vasariano.
Altro esempio di eccellenza fiorentina.

lunedì 9 marzo 2009

La lettera di Leonardo da Vinci a Ludovico il Moro

Un documento che prima del ritrovamento del Codice Atlantico aveva intorno a se celato qualche mistero nella predisposizione di Leonardo da Vinci per l'invenzione delle macchine e strumenti adatti alla guerra. Fu nel periodo in cui soggiornò a Milano nel 1482 che Leonardo decise di portare i propri servigi alle potenti signorie del nord. Essi avevano sempre più bisogno di nuove armi per le guerre interne e ritenevano i suoi progetti in materia degni di nota da parte del ducato di Milano, già alleato coi Medici.
Ed è a Milano che Leonardo scrisse la cosiddetta lettera d'impiego a Ludovico il Moro, descrivendo innanzitutto i suoi progetti di apparati militari, di opere idrauliche, di architettura, e solo alla fine, di pittura e scultura, tra cui il progetto di un cavallo di bronzo per un monumento a Francesco Sforza.

1482 circa, Codice Atlantico, Milano, Biblioteca Ambrosiana

Havendo, Signor mio Illustrissimo, visto et considerato horamai ad sufficientia le prove di tutti quelli che si reputono maestri et compositori de instrumenti bellici, et che le inventione et operatione di dicti instrumenti non sono niente alieni dal comune usa, mi exforzera non derogando a nessuno altro, farmi intender da Vostra Excellentia, aprendo a quella Ii secreti mei, et appresso offerendoli ad omni suo piacimento in tempi oportuni operare cum effecto circa tutte quelle cose che sub brevita in parte saranno qui di sotto notate [et anchora in molte più secondo le occurrentie de diversi casi etcetera].

1. Ho modi de ponti leggerissimi et forti, et acti ad portare facilissimamaente et cum quelli seguire et alcuna volta [secondo le occurrentie] fuggire li inimici, et altri securi et inoffensibili da foco et battaglia, facili et commodi da levare et ponere; et modi de arder et disfare quelli de I'inimico.
2. So in la obsidione de una terra toglier via I'acqua de' fossi, et fare infiniti ponti, ghatti et scale et altri instrumenti pertinenti ad dicta expeditione.
3. Item se per altezza de argine 0 per fortezza di loco et di sito non si pot esse in la obsidione de una terra usare I'officio de le bombarde, ho modi di ruinare omni [forte] rocca 0 altra fortezza, se gia non fusse fondata in su el saxo, etcetera.
4. Ho ancora modi de bombarde commodissime et facile ad portare et cum quelle buttare minuti [saxi a di similitudine quasi] di tempesta, et cum el fumo di quella dando grande spavento a I'inimico cum grave suo danno et confusione etcetera.
5. Et quando accadesse essere in mare, ho modi de molti instrumenti actissimi da offender et defender, et navili che faranno resistentia al trarre de omni gossissima bombarda, et polver et fumi.
5. Item ho modi per cave et vie secrete et distorte, facte senza alcuno strepito per venire ad uno [certo] et disegnato loco, anchora che bisogniasse passare sotto fossi 0 alcuno fiume.
6. Item, faro carri coperti securi et inoffensibili, e quali intrando intra [in] li inimica cum sue artiglierie, non è sì [grossa] grande multitudine di gente d'arme che non rompessino, et dietro a questi poteranno sequire fanterie assai, inlesi et senza alchuno impedimento.
7. Item occurrendo di bisogno faro bombarde, mortari et passavolanti di bellissime et utile forme, fori del comune uso.
8. Dove mancassi la operatione de le bombarde, componera briccole, manghani, trabuchi et altri instrumenti di mirabile efficacia et fora de I'usato, et insomma secondo la varieta de'casi componera varie et infinite cose da offender et di(fender).
10. In tempo di pace credo satisfare benissimo ad paragone de omni altro in architectura, in compositione de aedificii et publici et privati, et in conducer aqua da uno loco ad uno .altro [acto ad offender et difender]. Item conducera in sculptura di marmore, di bronzo et di terra; similiter in pictura cia che si possa fare ad paragone de omni altro, et sia chi vole. Anchora si potera dare opera al cavallo di bronzo che sara gloria immortale et aeterno honore de la felice memoria del Signor Vostro patre et de la inclyta casa Sforzesca. Et se alchuna de le sopradicte cose a alchuno paressino impossibile et infactibile me offero paratissimo ad farne esperimento in el parco vostro 0 in qual loco piacera a Vostra Excellentia, ad la quale humilmente quanta più posso me recomando etcetera.

venerdì 6 marzo 2009

La “Corilla Olimpica”

Maria Maddalena Morelli nasce a Pistoia il 17 marzo 1727 da Caterina Buonamici e dal violinista Jacopo Morelli.

Inizia da piccola, all’avvento dei primi studi letterari, a mostrare innate doti per la poesia e studia filosofia. A poco più di trent’anni, il 1 aprile del 1761 fonda l’Accademia dell’Ordine dei Cavalieri Olimpici ed in seguito, da questa istituzione, prende il nome d’arte di “Corilla Olimpica”.
Studiò a Napoli ed in quella città conosce un ufficiale dell'esercito spagnolo, si sposò ed ebbe un figlio. Sopraggiunge presto una separazione, sia dal marito che dal figlio e intraprende una fervida carriera intellettuale di poetessa ed improvvisatrice.
Alcuni suoi contemporanei la descrivono così: "d'alta statura, di bianca carnagione, con lunghi capelli biondi non impolverati e sciolti, occhi vivacissimi ed azzurri, bocca rosea e grande, sorridente, petto ricolmo, braccia ben tornite..." Giacomo Casanova, noto adulatore, l'aveva conosciuta a Firenze, la descrive come “strabica”, forse le aveva resistito?.
Numerosi sono stati i riconoscimenti conferiti a questa poetessa fino a raggiungere il massimo il giorno 31 agosto del 1778 quando ottenne dal papa l' assenso a incoronarla e a conferirle il titolo di Poetessa Laureata e di Nobile Romana. Un onore che prima di lei, era toccato solo a Petrarca e al poeta improvvisatore Bernardino Perfetti.
In quell’occasione, invece del discorso di commemorazione al premio, venne chiesto alla poetessa di esternare dei versi descrivendo le sensazioni che ella stessa provava nel ricevere l’onoreficenza, e così si espresse:

Cerchi la Patria, o Cantor chiaro e saggio?
Entro Pistoia e in riva all'Arno antico
Presi le mosse al mio mortal viaggio.
Quivi sul dolce mio terreno aprico
Insiem con l'altre donne m'avvezzai
L'ago a trattare al genio mio nemico.
Ma fin d'allora il biondo Apollo amai,
e in Elicona, ove talvolta ascesi,
qualche foglia di lauro anch'io spiccai:
e fin d'allora a sciorre il canto appresi all'improvviso,
e sieguo improvvisando l'estro,
ond'io i vanni della mente ascesi.


Viaggiò molto in Italia e in Europa e dopo un lungo soggiorno a Roma si trasferì a Firenze e il suo salotto divenne il ritrovo di intellettuali e letterati.
Nel 1780 si trasferi' definitivamente a Firenze in via della Forca (oggi via Ferdinando Zannetti n. 2) e per tutto il resto della sua vita tenne sempre salotto in questa sua nuova casa.
Alla sua vita ed alla sua figura sono state ispirate numerose opere tra le quali il dramma Corilla Olimpica di Paolo Giacometti, opera letteraria che non mise in luce la vera natura e non dette facile comprensione della figura storica della poetessa. Ad esempio la cronaca del tempo ci riferisce di una serata di primavera del 1770, dove nell’appartamento della Corilla si riuniscono alcune signore della Firenze che conta. Signore "tutte incipriate, in apparenza rigide... ma lascive nelle denudazioni del petto e nella bizzarria delle acconciature". Signore accompagnate da giovanotti "sbarbati, con la parrucca e lo spadino, in calzoni corti, calze chiare e scarpette lucenti... abatini azzimati sdilinquentisi dinanzi alle belle dame".
Venne il giorno in cui si riunirono ad ascoltare la musica di un giovane talento austriaco che rispondeva al nome di Wolfgang Amadeus Mozart. Donna di lungimirante intuito, la Corilla non cercò di far ascoltare musica al tredicenne, (era venuto in Italia col padre per questo) fece in modo invece, che fosse lui a deliziare i presenti con alcuni brani suonati al pianoforte, e volle intercalare l’esibizione del grandioso ospite con estemporanei versi in poesia, in rima, sui più svariati argomenti che le venissero in quella sede proposti.
La Corilla Olimpica sapeva bene quali erano le sue qualità. Inventare rime baciate, alternate o contrapposte, era un talento che aveva da bambina e che aveva coltivato nel corso della propria impegnatissima vita.
Nell' anno della sua scomparsa la citta' pose una lapide commemorativa sulla porta della sua casa fiorentina. Morì l'8 novembre del 1800. Il serto d'alloro col quale era stata incoronata a Roma è conservato tuttora in un'urna nella chiesa della Madonna dell'Umiltà a Pistoia.
A vedere solo questa lapide sopra la porta del palazzo in cui ha vissuto questa grande poetessa, parrebbe una triste lode ad una donna mesta e di rango marginale, quasi un’immagine da cortigiana e di scarsa cultura. Questa impressione non rende il giusto merito a colei che ha scelto Firenze per vivere la propria vita di intellettuale e di meritoria carriera letteraria.

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mercoledì 4 marzo 2009

Arte contemporanea a Firenze!!!

MUST - Museo Temporaneo a Firenze
Sede privilegiata e unica in Italia, Firenze accoglie nuovamente ARTOUR-O a marzo 2009.
Presente dal 2005, ha anticipato la rinascita della città come “capitale” del Contemporaneo.
"Le Città d'Arte per l'Arte Contemporanea" avrà come location principale il Grand Hotel Minerva e, come ogni anno, “invaderà” artisticamente la Città grazie al percorso che coinvolge palazzi storici e piazze. La Piazza di Santa Maria Novella, ormai riconsegnata alla Città, è un punto di forza quale contenitore emblematico e auspichiamo che l'inaugurazione della Piazza coincida con le nostre date. E’ inoltre allo studio un concorso internazionale per l'arredo della Piazza stessa.
Il Grand Hotel Minerva, contenitore prestigioso scelto perché in linea con lo spirito di ARTOUR-O, si trasforma grazie agli operatori in un museo d'arte contemporanea vivo e vivace ospitando al suo interno una serie di mostre, performance, installazioni. Percorrendo i suoi corridoi il pubblico può visitare la grande esposizione che scaturisce dalla visita delle stanze, durante il pomeriggio e alla sera; mentre le mattinate sono a disposizione degli ospiti - al mattino l'hotel è chiuso al pubblico– per visitare la città grazie ad una serie di eventi programmati.
I protagonisti di ARTOUR-O sono sempre selezionati in un'ottica trasversale, istituzionali e privati, dai Musei alle Fondazioni alle Gallerie, così da evidenziare l'importante ruolo svolto nelle proprie sedi, vissute come luoghi di diffusione dell'arte. In sintesi ARTOUR-O è un modo divertente e attento alla cultura per passare tre giorni a Firenze che grazie a quest'evento non si presenta solo come Città d'Arte del passato ma anche del presente e del futuro.

lunedì 2 marzo 2009

LaChapelle

Finalmente hanno fatto diventare un evento una esposizione di arte contemporanea a Firenze. Si perché anche se di gallerie d'arte ce ne sono in questa città, le esposizioni non sono divulgate abbastanza e la carenza delle istituzioni su questo tema è grande.

La galleria Poggiali e Forconi è stata aperta nel 1984, lavorando su affermati ed aspiranti artisti, ricercando giovani talenti e nuovi mezzi espressivi.

La location dell'esposizione in Via della Scala non è delle più comuni, i galleristi hanno dato il via ai lavori di ristrutturazione per ampliare la galleria arrivando a duplicarne lo spazio espositivo, dalla vetrina si vedono i quadri alle pareti e si può godere dei video proiettati senza neanche entrare.

La scelta è caduta su David LaChapelle. Le opere del fotografo americano ritornano così in città. L'esposizione di Poggiali e Forconi ripercorre la carriera artistica del fotografo con scatti anche particolarmente suggestivi per il tema trattato, quando si mette la trasgressione sulla religione si fa sempre colpo.

L'esposizione riporta il fotografo in uno spazio privato. Sono esposte una quarantina di opere dalle quali spiccano personaggi famosi e dello spettacolo come Naomi Campbel, Pamela Anderson e addirittura l'arresto di Paris Hilton.

sabato 28 febbraio 2009

Il Baluardo a San Giorgio o alla fonte della Ginevra

Le mura della terza cerchia della città di Firenze hanno subito cambiamenti e allargamenti durante tutto il periodo antecedente alla creazione del Granducato. Quando nel 1529 la Repubblica di Firenze si rivoltò al potere Mediceo scacciando il Duca Alessandro, la città dovette armarsi e rinforzare la cinta muraria.
Fu chiamato anche Michelangelo che elaborò un progetto per migliorare la funzionalità delle mura della città fra la Porta San Miniato e la Porta San Giorgio, progetto che avrebbe esercitato una notevole influenza sull'architettura militare del Cinquecento italiano.

Michelangelo progettò dunque questo angolo di mura nelle quali troviamo anche delle "cannoniere" , che sono delle aperture nelle Mura che servivano per inserirci i cannoni diretti verso i nemici.
Il Baluardo è un grande terrazzamento di forma trapezoidale addossato alle mura e fu costruito nel 1544, per volere di Cosimo I, insieme con altri baluardi, e si inserisce in un massiccio intervento di potenziamento militare volto a rafforzare alcuni punti chiave lungo la cinta medievale della città.
Questo baluardo però non è mai stato utilizzato: Firenze, infatti, dopo l'assedio del 1529 non ha mai più subito attacchi o invasioni nemiche. Invisibile ad un occhio non esperto, il bastione si trova in uno degli angoli più nascosti e suggestivi di Firenze: lungo la irta strada di Via di Belvedere il baluardo è una vera e propria terrazza sul quartiere di San Niccolò e sulla parte di Piazzale Michelangelo e sulle chiese di San Salvatore e San Miniato.
Attualmente il Baluardo di San Giorgio è la sede dei Balestrieri Fiorentini, del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina e del Calcio Storico Fiorentino.

venerdì 20 febbraio 2009

di nuovo il nostro mitico giornalaio..

Non finirà mai di stupirci, è proprio un tipo simpatico ed esprime sinceramente il carattere dei fiorentini, Piazza San Lorenzo poi, così multietnica, ha bisogno di vera fiorentinità.


Social Card, recessione, e crisi ad oltranza...m'importa una sega, l'è i' 10 gennaio e so' di già in vacanza!!!
la firma in rosso? "Compagni di Merende '09"

Un anno fa esprimeva così la sua voglia di vacanza, leggi il post dell'anno scorso: "Il giornalaio di San Lorenzo nel 2008"

martedì 17 febbraio 2009

Marcello Vannucci, il mio primo libro di storia "vero"..

E' morto Marcello Vannucci, ho scoperto la storia di Firenze ed ho coltivato la passione della tradizione fiorentina e del suo glorioso passato leggendo i suoi libri.

Un grande scrittore ed appasionato della città è morto ieri pomeriggio, nella sua abitazione fiorentina, lo scrittore Marcello Vannucci. Lo rende noto la famiglia. Nato nel 1921, laureato in lettere, materia che aveva a lungo insegnato, Vannucci era cresciuto fin da piccolissimo nell’ ambiente dell’Antico Fattore (il ristorante di proprietà del padre dove aveva visto passare e conosciuto De Chirico, Rosai, Quasimodo, Cesetti e tanti altri). Vannucci, amico di Eugenio Montale e Giorgio Saviane, era stato direttore per molti anni della rivista illustrata ’Firenze ieri oggi domanì e aveva fatto parte della giuria di molti premi letterari come il Castiglioncello e il Forte dei Marmi per la satira politica. L’ultimo libro che ha pubblicato è stato La Firenze del Rinascimento (2007, ed. Newton Compton).

"C'è Del Buono in Stenterello"

"C'è Del Buono in Stenterello" ebbene si, sono stato a vedere questa divertente storia che fa rinascere nell'immaginario collettivo una nostra maschera, un pezzo di storia fiorentina da tempo messa nel dimenticatoio a favore degli i-phone e i-pod. Era tutto esaurito e tutto in vernacolo.
Lo spettacolo fa ripercorrere l'incredibile storia della maschera fiorentina, dalla nascita fino alla scoperta dell'amore e del successo.
La Tradizione della Maschera Fiorentina rivive una nuova primavera proponendo in Stenterello quel carattere fiorentino che divenne celebre in tutti i teatri della città per più di un secolo.
Il testo è originale e non è perciò uno dei tanti spettacoli già rappresentati in passato, ma una nuova messa in scena, che va ad aggiungersi alle numerosissime commedie che vedono protagonista l'ultima maschera italiana, anche se negli ultimi tempi poco valorizzata, che racconta come Luigi del Buono inventò la figura di Stenterello, caratteristico personaggio fiorentino, un po' scherzoso, un po' timido, ma con la volontà di essere se stesso fino a raggiungere successo e amore.
Insieme ad Alessandro Riccio che impersonifica in modo egregio la maschera, ci sono Silvia Paoli, Lavinia Parissi, Nicanor Cancellieri, Roberto Andrioli, Giuseppe Marchese, grandi interpreti di una bella storia, personaggi genuini e divertenti.
Il filo conduttore passa dalla Firenze alla fine del XVIII Secolo, la scalcinata compagnia di Luigi Del Buono ha una pessima reputazione teatrale: gli spettacoli sono un fiasco dopo l'altro.
Del Buono, nonostante il fervore artistico che sembra infuocarlo, è un artista mediocre e i suoi colleghi attori perdono ogni giorno di più la stima nelle sue capacità.
Ma è proprio nelle difficoltà che l'artista che è in lui riesce a mutare la situazione: Del Buono crea una nuova maschera, un carattere buffo e popolare ispirandosi a coloro che lo circondano...il successo è definitivo, Stenterello conquista il pubblico e il teatro è tutto esaurito ad ogni replica.
Perfino l'aguzzino banchiere, di nero vestito ed infido sfruttatore dovrà rassegnarsi al successo degli spettacoli di Stenterello, e il Del Buono riscopre l'amore sfuggendo alla doppia personalità che lo distingue dalla maschera da lui creata.

E' stato divertente, gli attori e lo spettacolo meritano un vero teatro!

Prometto un post dedicato alla nostra beneamata e "riscoperta" maschera fiorentina!




domenica 15 febbraio 2009

Moggiona: il Paese dei Bigonai

Quando scrivo di Firenze, della sua storia, del suo presente e molto spesso della sua cultura, mi immergo totalmente in quell'atmosfera surreale che fa precipitare in una bolla senza tempo.
Vi si ritrovano personaggi, aneddoti e curiosità che rimangono impresse nella memoria e non lasciano scampo alcuno; ti fanno sentire importante per il solo fatto che sei cittadino di una delle città più importanti del mondo.
Tutto questo non deve però distogliere l'attenzione dal proprio passato e dalle vere origini. Per molto tempo Moggiona (piccolo paese della montagna casentinese) ha avuto influenze della Firenze repubblicana e principesca ed ha assorbito molto dalle gestioni amministrative e politiche del tempo.
Il rapporto tra Moggiona e Firenze è stato meglio descritto in questo post - Moggiona-Firenze: un rapporto altalenante.
Oggi invece voglio rendervi partecipi di una delle attività del passato di questo piccolo centro all'interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, proponendo interamente una delle pagine del sito internet della "Pro-loco". www. moggiona.it
Buona lettura ...

Per secoli Moggiona è stata il paese dei bigonai. La maggior parte degli abitanti si dedicava infatti alla costruzione dei bigoni, contenitori lignei a doghe, tenute insieme da cerchi. I bigoni venivano venduti alle fattorie della Toscana e servivano al momento della vendemmia per il trasferimento dell'uva dalla vigna. La materia prima per la costruzione di bigoni veniva dalle abetine della foresta di Camaldoli (oggi Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi).

Un Bigonaio: Giovannelli Frascesco
Un bigonaio (Francesco Giovannelli)
accanto al prodotto del suo lavoro.
In primo piano un fascio di cerchi.

Molti sono stati nel corso degli anni i riconoscimenti alla maestria dei bigonai di Moggiona.
Nel 1954 gli artigiani del paese vincono una medaglia d'oro per gli attrezzi agricoli, nel concorso per l'artigianato rurale che si tenne durante la XVIII Mostra dell'Artigianato di Firenze.
Nel 1968 la Camera di Commercio di Arezzo premia due famiglie di bigonai, i Ballerini e i Roselli: i primi ricevono una medaglia d'oro per oltre due secoli di ininterrotta (e documentata) attività artigianale, i secondi la medaglia d'argento per un'attività di pochi anni più breve.
Negli anni 50 del s
ecolo scorso l'avvento della plastica ha decretato la fine di questo mestiere. Oggi nel paese si trovano artigiani che hanno saputo trasferire le loro competenze ed applicarle nella realizzazione di mobili rustici di alta qualità.
Il mestiere del bigonaio è descritto nell'ottimo articolo di Giorgio Batini, I bigonai del Casentino.
Per conservare la memoria di questo tradizionale mestiere,
la Pro Loco ha realizzato la Bottega del Bigonaio.

Gli ultimi bigonai
Alcuni fra gli ultimi bigonai di Moggiona durante una dimostrazione
nella Bottega del Bigonaio (Agosto 2007)

mercoledì 11 febbraio 2009

Michelangelo Pistoletto, una vecchia conoscenza...

Questa sera mercoledì 11 febbraio alle ore 18, presso il CCCS – Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Piazza Strozzi, a Firenze, Michelangelo Pistoletto presenterà al pubblico il proprio percorso artistico, soffermandosi in particolare sui lavori più recenti creati in occasione della mostra: Il Tempo del Giudizio che inaugura sabato 14 febbraio presso la Galleria Continua di San Gimignano.

Voglio ricordare che Michelangelo Pistoletto, biellese, aveva già esposto a Firenze con la mostra personale del 1984 al Forte Belvedere.
Di quella bellissima esposizione abbiamo un ricordo nella Statua di Porta Romana, della quale avevo già parlato in questo post - La statua di Porta Romana
L'accesso all'incontro, svolto in lingua italiana, sarà consentito previa presentazione del biglietto multiplo CCCS.

martedì 10 febbraio 2009

La Cultura contesa!!

Addirittura il Maroni, Ministro dell'interno, cerca nella cultura una via d'uscita alla crisi economica dello stato italiano.
Il Ministro giorni scorsi ha ipotizzato la revoca della concessione al Comune di Firenze della struttura museale di Santa Maria Novella da 141 anni passati dal rogito siglato dal notaio Guerri per la concessione d'uso perpetuo delle chiese al Comune e anche della basilica dell'Alberti.
Dall'altra parte il Comune di Firenze, che non sta di certo a guardare. Un vecchio atto notarile certifica che il David di Michelangelo, ora sistemato alla Galleria dell'Accademia (Museo Statale) è di proprietà comunale.
Se il Comune volesse intraprendere una azione per riprendersi il David e posizionarlo in un museo comunale, cosa succederebbe?

Un po' di storia:
Dal gravissimo dissesto economico che travolse l'amministrazione cittadina dopo il trasferimento della capitale a Roma, lo Stato, per compensare la città, decise di cedere come risarcimento Palazzo Vecchio al Comune: dopo lunghe trattative l'atto fu firmato il 9 novembre 1871. Davanti al notaio Morelli la città fu rappresentata dal Conte Demetrio Finocchietti, ministero degli esteri e Camera dei Deputati da numerosi delegati e il rogito sancì il trasferimento della proprietà di «Palazzo Vecchio con relativi annessi e connessi» dallo Stato all'amministrazione comunale. Tra gli «annessi», secondo il Comune, c'erano l'arengario e le statue che vi erano esposte (compreso il David di Michelangelo, espostovi per espressa volontà dello scultore che ebbe la meglio su una commissione formata da Andrea della Robbia, Piero di Cosimo, Pietro Vannucci, Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli e Cosimo Rosselli e che voleva collocarlo nella Loggia dei Lanzi).
Due anni dopo una commissione mista comune-governo decise di ricoverare la statua al chiuso e fu realizzato, nella Galleria dell'Accademia, il locale progettato da Emilio de Fabris (lo stesso della Facciata del Duomo).
Il trasferimento fu effettuato con uno speciale carro e solo nel 1901 la copia arrivò in piazza Signoria.

La situazione non è delle più semplici, la cultura va amministrata con parsimonia e fatta fruire al maggior numero di persone possibile dandole qualità, per renderle erudite di ciò che il mondo artistico offre ed ha offerto nel nostro glorioso passato.
La cultura "contesa" deve essere di stimolo a fare ancora meglio per raggiungere gli obiettivi e non a fare la "guerra" tra istituzioni per un "pezzo di pane".


giovedì 5 febbraio 2009

Baldaccio d’Anghiari, fantasma di Firenze

I fantasmi escono di notte, vivono tranquillamente nascosti nei meandri dei castelli e delle ville medievalie poi nel calar della notte si danno da fare a impaurirne gli abitanti. Come poteva Firenze rimanere esente da queste leggende? Ogni città, ogni luogo storico ha un fantasma famoso e Palazzo Vecchio, da sempre palazzo di potere e residenza di uomini illustri ha immancabilmente il suo.
Non è raro, alla chiusura dei portoni di Palazzo Vecchio, di sentire passi, movimenti, cigolii ma non si riesce a vedere alcun che. Ci sono angoli che a Palazzo Vecchio rimangono ancora avvolti dal mistero e dalla leggenda dei quali, forse, della loro storia non sapremo mai niente. Angoli che sfuggono alle persone ed ai visitatori, ed è proprio in questi luoghi che si annidano i fantasmi. I fantasmi di Palazzo Vecchio sono tanti, ma uno in particolare ha il potere di evocare la curiosità e la paura, di un personaggio storico che ancora dopo tanti anni deve dire la sua; Baldaccio d’Anghiari.
Non gridate il nome, non nominatelo senza valido motivo, parlatene con rispetto e indulgenza e con voce bassa, in modo da non innescarne l’ira.
Baldaccio d’Anghiari (Baldaccio Bruni, Baldaccio da Citerno) figlio di Piero di Vagnone Bruni, nacque a Ranco, presso Anghiari intorno al 1400. Era un valoroso condottiero, uomo capace e coraggioso. Machiavelli lo definisce: “uomo di guerra eccellentissimo, perché in quelli tempi non era alcuno in Italia che di virtù di corpo e d’animo lo superasse; ed aveva intra le fanterie perché di quelle sempre era stato capo, tanta reputazione che ogni uomo estimava con quello in ogni impresa e a ogni sua volontà converrebbono”. Altri lo definiscono come: "Uomo valoroso e pieno di desiderio di guerra; prudente capitano; di animo grande e feroce in guerra; avventuroso ed audace; addirittura grande e grasso".
Senza dubbio un personaggio che faceva parlare di se, anche per i numerosi cambi di fronte nel corso di guerre e battaglie. Ha combattuto per i Malatesta, per Piccinino, per il Conte d’Urbino, poi assoldato spesso dai fiorentini, poi dal Papa contro il Piccinino che precedentemente aveva servito; un tipo stravagante.
E' di nuovo a Firenze ma non al soldo dei fiorentini, tenta inutilmente di conquistare Piombino mentre le sue fanterie scorrazzano e saccheggiano i dintorni suscitando vive proteste del governo.
In quel tempo era Gonfaloniere di Giustizia Bartolommeo Orlandini che volle vendicarsi dell’affronto subito da Baldaccio, con una spietatezza che fa rabbrividire. Il 6 settembre 1441, convocò Baldaccio a Palazzo Vecchio e lo fece uccidere a tradimento. “Fu assalito e ferito e gettato a terra dalle finestre nel cortile e subito così, quasi morto, gli feciono tagliare la testa a piè dell’uscio del capitano, su la piazza, e stettevi il corpo alquante hore..” recitano le conache del tempo.
Il corpo di Baldaccio Bruni fu sepolto nel chiostro di Santo Spirito in Firenze. La vedova Annalena Malatesta, dopo la morte prematura del figlio Galeotto, vendette tutti i suoi averi e trasformò la sua casa d’Oltrarno in un monastero che da lei prese il nome. Il fattaccio commosse tutta Firenze e lo stesso papa Eugenio IV provò dolore e sdegno per quell’efferato delitto, malamente ricoperto dall’accusa di tradimento, con la quale si uccideva due volte il valoroso Baldaccio d’Anghiari.

Da allora il fantasma di Baldaccio d’Anghiari si aggira nei meandri di Palazzo Vecchio aspettando il momento della sua vendetta, la presenza costante della sua immaginaria figura ci fa ricordare le ingiustizie del passato e l’ammonimento e l’efferatezza della giustizia di allora. Il 6 settembre si fa vedere anche nel Castello dei Sorci di Anghiari località natale del Baldaccio, località turistica, curiosità legittima!


martedì 3 febbraio 2009

Facciata del Carmine in restauro...


Due anni di lavori per la sistemazione, la pulitura ed il restauro della facciata e del portone in legno della Basilica di Santa Maria del Carmine di Firenze.
Sono già iniziati i lavori preparatori al restauro vero e proprio che riguardano il grandissimo portone di legno dell'entrata principale, attengono al consolidamento e ripulitura della facciata principale rimasta incompiuta e mai rifatta neanche dopo l'incendio del 1771 che distrusse quasi tutta la chiesa.

La chiesa dedicata alla Beata Vergine del Carmelo sorse intorno al 1268 come parte di un convento carmelitano ancora oggi esistente; di quell'epoca restano visibili solo alcuni resti romanico-gotici sui fianchi.
Il complesso fu ampliato una prima volta nel 1328, quando il Comune concesse ai frati l'uso del terreno adiacente la quinta cerchia di mura, e poi nel 1464, con l'aggiunta della sala del capitolo e il refettorio. I lavori terminarono nel 1476, con la struttura tuttora invariata di pianta a croce latina ad unica navata.
Come molte altre chiese fiorentine subì dei rinnovamenti fra il Cinque e il Seicento ma, a seguito di un devastante incendio del 1771 che distrusse quasi completamente l'interno, fu rifatta La facciata rimase incompiuta, elemento comune di molte importanti chiese fiorentine.
"Chissà che un giorno non tanto lontano potremmo ammirare nuove facciate di bel marmo bianco alle nostre chiese? Sarebbe un progetto di grande impatto. Sarei il primo a sostenerlo!"


venerdì 30 gennaio 2009

Mike Francis, lo ricordo...

Francesco Puccioni, questo era il vero nome di Mike Francis. Nato a Firenze nel 1961 è stato per moltissimi amanti della musica pop degli anni '80 un mito, un riferimento.
Personaggio schivo e discreto, non ha mai amato apparire. A differenza di altre star del mitico periodo di "Survivor", non appariva mai in televisione ed ha rifiutato più volte partecipazioni a reality show. Quando era con i Mystic ha tenuto nascosto persino il nome.
"Pochi sanno che una delle sue canzoni, "Friends", e' stata 23 anni fa per settimane ai vertici delle classifiche del Regno Unito. E che nelle Filippine, nel 1990, era diventato una star locale dopo aver pubblicato un suo album dal vivo. Ma sicuramente sulla scena italiana manchera', soprattutto agli 'over 40' che negli anni Ottanta hanno sicuramente ballato sulle note di "Survivor" o "Together"."
Personaggio pulito dello spettacolo, è morto a 47 anni.
Personalmente lo ricordo con la nostalgia degli anni in cui la sua musica mi faceva innamorare, ricercare, pensare, vivere delle emozioni intense nel corso della mia adolescenza.
Grazie Francesco...

giovedì 29 gennaio 2009

Il Bando del "cocomero"!

E' proprio vero che Firenze va ammirata guardando in aria, anche per un "fiorentino" spesso vi si rivelano belle sorprese, come questo Bando del 1762 che vieta di vendere "cocomeri e poponi" situato in angolo del Palazzo Strozzi con Via degli Strozzi; lo riporto integralmente:

GL’ILL. SS. CAPITANI DI PARTE DELLA CITTA’ DI FIRENZE IN ESECUZIONE DI BENIGNO RESCRITTO DI S.M.L. DEL DI 6 OTTOBRE 1762. CON IL PRESENTE PUBBLICO EDITTO PROIBISCONO A TUTTI I COCOMERAI POPONAI FRUTTAIUOLI FERRAVECCHI RIVENDITORI E BARULLI E A QUALUNQUE ALTRO GENERE DI PERSONE DI STARE A VENDERE E RIVENDERE FRUTTE PANNI FERRIVECCHI E QUALUNQUE ALTRA SORTE DI ROBE NELLA PIAZZA DEGLI STROZZI SOTTO PENA AI TRASGRESSORI DI LIRE 5 PER CIASCUNO E CIASCUNA VOLTA DA APPLICARSI TUTTA AGLI ESECUTORI CHE GLI TROVERANNO IN FRAGRANTI CON PIU’ L’ARBITRIO DEL MAGISTRATO LORO ILL.MO. E PER PROVVEDERE AL PUBBLICO SERVIZIO DICHIARANO CHE PER LO SCARICO E CONTRATTAZIONE DEI POPONI COCOMERI E ALTRE FRUTTE RESTA DESTINATA LA PIAZZA NUOVA DI S.MA NOVELLA CHE PER D’USO ED EFFETTO E’ STATA SURROGATA A QUELLA DEGLI STROZZI. FATTO A FIRENZE GLI 13 OTTOBRE 1762. URBANO URBANI CANC.RE

sabato 24 gennaio 2009

Le Colonne Bianche di Palazzo Vecchio

E' finita la prima fase di restauro del cortile di Michelozzo dentro a Palazzo Vecchio, così come lo allestì Giorgio Vasari nella seconda metà del Cinquecento in occasione delle nozze di Francesco, figlio di Cosimo I de' Medici e di Eleonora di Toledo.
E' il compimento di una prima fase importante per ridare lucentezza al fregio sopra le arcate delle facciate del cortile, agli intonaci cromatici, alle basi dei pilastri in pietra serena e ai nove pilastri decorati a stucco monocromo dorato.

L'intervento appena concluso ha appunto riguardato il fregio affrescato sopra le arcate delle facciate del Cortile, compresi i cinque medaglioni con cornice a rilievo e bassorilievi dipinti, gli intonaci cromatici degli estradossi delle arcate con relativi profili a rilievo, i nove pilastri decorati a stucco monocromo e dorato, le basi in pietra serena dei pilastri, la mensola marcapiano in pietra serena che delimita superiormente il fregio dipinto.
Per quanto riguarda il fregio affrescato la pulitura è stata effettuata con impacchi di resine a scambio ionico. E' stato poi eseguito il consolidamento con impacchi di idrossido di bario, quindi la restituzione estetica che ridà luce ai brani pittorici rimasti fortemente abrasi ma di grande impatto visivo.
Per il restauro dei pilastri e quindi degli ornati a stucco che li rivestono sono state utilizzate metodologie differenziate. I rilievi in succo naturale bianco sono stati sottoposti anch'essi ad impacco, non eseguito sui fondi dorati per non danneggiare lo strato a oro superstite, dovuto ai restauri del Novecento. Il ritocco dei fondi in oro è stato eseguito in modo misurato.
La situazione conservativa in cui si trovava il cortile del Michelozzo è dovuta a molteplici fattori fra cui la forte umidità, i trattamenti inidonei operati nel corso di interventi di restauro progressi e le inadeguate modalità d'uso e di manutenzione dell'ambiente.
Dai documenti cartacei e fotografici delle campagne di restauro depositati all'Archivio Storico del Comune, si puossono verificare i vari interventi nel Novecento in particolare nel 1944 per riparare i danni di guerra del portico sud, negli anni cinquanta e sessanta sempre per lotti, ma in modo discontinuo. L'ultimo nel 1993 quando furono restaurate le vedute di Vienna, Innsbruck ed Ebersdorf.

L'apparato decorativo vasariano si sovrappose a quello realizzato nel 1453 da Michelozzo Michelozzi, di cui sono tutt'ora visibili gli elementi in pietra serena. Gli affreschi del Cortile sono da attribuire ad artisti della cerchia del Vasari come marco da Faenza
Guarda il piccolo video amatoriale del cortile così come si presenta adesso:

venerdì 23 gennaio 2009

Finalmente Arte Contemporanea a Firenze


Una mostra di Arte Contemporanea a Firenze.
Costituisce l’esito del Premio Emerging Talents, creato dalla Fondazione Palazzo Strozzi e realizzato dal Centro di Cultura Contemporanea Strozzina - CCCS di Firenze con la finalità di stimolare e promuovere l’attenzione della critica e del pubblico internazionali intorno alla giovane arte italiana.
Sono presentati, all’interno delle sale del CCCS, i lavori di 25 artisti scelti da un Comitato Scientifico di selezione composto da quattro tra i più affermati esponenti della nuova generazione di curatori italiani indipendenti, Andrea Bellini, Luca Cerizza, Caroline Corbetta,
Andrea Lissoni e dall’ artista e docente Paolo Parisi.

I due vincitori del premio, otterranno una borsa di studio per svolgere un periodo di residenza presso il Künstlerhaus Bethanien di Berlino e il Netherlands Media Art Institute Montevideo di Amsterdam.
Il percorso espositivo si sviluppa in cinque sezioni che riuniscono le diverse opere selezionate dai curatori. Queste dialogano tra loro in una sorta di incontro-scontro formale e concettuale, in un’occasione di coerente relazione tra pittura e video, scultura e grafica, fotografia e installazione, coinvolgendo lo spettatore in una eterogeneità di stimoli e suggestioni. Il visitatore si trova immerso in intime trame di racconti familiari, in colorati dipinti simbolici, in piccoli oggetti concettuali, in eteree installazioni di materia leggera o grandi sculture animate da significati nascosti. Raccontare la giovane arte italiana, dunque, significa attraversare una grande ricchezza di linguaggi e di tecniche e rivelare una tensione creativa di ampio respiro, intima, privata, autentica e assolutamente aperta al contesto europeo e internazionale.

Per approfondire sull'iniziativa potete leggere:

Introduzione di Lorenzo Bini Smaghi
Sul Premio Emerging Talents, di Franziska Nori e Riccardo Lami






Emerging Talents - Nuova Arte Italiana
Palazzo Strozzi - CCCS Strozzina
Firenze
dal 23 Gennaio 2009 al 29 Marzo 2009

Informazioni: Tel. + 39 055 2645155
Prenotazioni: Sigma CSC
tel. +39 055 2469600
fax +39 055 244145
prenotazioni@cscsigma.it

Orario per prenotare: Dal lunedì al venerdì 9.00-13.00/14.00-18.00



giovedì 22 gennaio 2009

La Madonna del Brunelleschi

Chi poteva immaginare che dopo così tanti secoli, dentro una proprietà della curia di Fiesole, si potesse riscoprire il Filippo Brunelleschi scultore.
La Madonna col bambino in terracotta, dipinta con colori diversi, ha avuto nell'Opificio delle pietre dure di Firenze coloro che l'hanno scoperta e poi restaurata.
Ci sono voluti due anni di restauro per rendere evidente la raffinata realizzazione e poterla ascrivere senza ombra di dubbio al Brunelleschi.
Durante il restauro è stato evidenziato che questa statua è stata modellata direttamente con creta e dallo stesso modello sono stati ricavati i calchi per altre tipologie di materiali.
Pare che la committenza dovesse essere di prestigio, dai materiali utilizzati come moltissimo oro e la scritta sul basamento "O mater dei memento mei".
Sono stati asportati a colpi di scalpello gli stemmi della committenza. Si ipotizza possa identificarsi con quella che nel 1418 è documentata nella camera da letto di Giovanni di Bicci de' Medici, capostipite della famiglia più potente di Firenze al tempo del Brunelleschi.

La Madonna di Fiesole si può ammirare al Museo dell'Opificio delle pietre dure a Firenze in via Alfani 78. Fino al 28 febbraio www.opificiodellepietredure.it


lunedì 19 gennaio 2009

L’Arno

Presente nella collezione del Regno di Francia già prima dell’esposizione e della realizzazione del Museo del Louvre, il busto di questa divinità fluviale, denominato “L’Arno”, è stato realizzato a Roma, verso la fine del XVI° secolo – inizio del XVII°.
Questo busto è presente al Louvre dal 1810, ed è stato registrato nel 1824 come di provenienza dal vecchio fondo del palazzo, antecedente all’apertura del museo.
E’ stato da prima considerato come una testa antica del Nilo fino alla copia della testa di una figurazione dell’Arno conservata in Vaticano, una statua antica del dio fiume completata nel XVI° secolo con una testa. Pare che Michelangelo avesse regalato il modello.
A ben notare il busto di queste foto, anche se non di buona qualità, pare difficile non aver scoperto subito che l’autore o meglio il bozzettista potesse essere Michelangelo Buonarroti, le caratteristiche sono veramente impressionanti se paragonate al Mosè o agli affreschi della Sistina.
E’ comunque di un certo interesse, accostare questa opera d’arte a Firenze, fosse solo per il nome “Arno” o perché probabilmente proveniente dal Buonarroti. Altre opere d’arte rappresentano l’Arno come divinità. Un bassorilievo di divinità fluviale (molto probabilmente l'Arno), è stata trovata presso un pozzo sotterraneo vicino Piazza della Repubblica, sotto l’attuale cinema Gambrinus. E’ esposto al museo Firenze com’era.

venerdì 16 gennaio 2009

Il Re Fiorino e il muro a Barbacane, tra leggenda e realtà.


Partiamo veramente da lontano, partiamo non da Firenze ma da sua madre.
Firenze era ancora un piccolo agglomerato di capanne di legno in riva all’Arno, le piccole famiglie che vivevano in quelle zone paludose e di malsano ambiente, potevano avere il “mito” ed il sostegno di un leggendario personaggio, vissuto proprio sul bordo dell’Arno,.
Umile e coraggioso difendeva fino allo spasimo quelle capanne, quelle famiglie e il luogo mitico che diverrà nei secoli, la più bella città del mondo.
Il Re Fiorino era un giovane ed aitante uomo, biondo, bellissimo e forte, la sua gente era continuamente sotto assedio dal "Lucumone" etrusco che lo controllava dall’alto della collina fiesolana.
I fiesolani iniziarono a poco a poco, a prendere posto sulle rive dell’Arno, costruirono nuove capanne, attraccarono sul fiume zattere e fecero mercati e commerci sulla via del passaggio per il nord, prendendo possesso lentamente, ma con determinazione, alcune zone di fondovalle.
Il Re Fiorino non poté durare a lungo nel preservare la propria gente e le proprie terre, i nuovi mercanti avevano inesorabilmente coinvolto nei commerci anche coloro che volevano restare a lui fedeli. Sentì vicino la fine del suo regno, ma non esitò a combattere per la libertà della propria terra contro l’indomabile tiranno di collina.
Il Re Fiorino cadde in battaglia, il grande e coraggioso Re, che in riva all’Arno combatté fino a raggiungere la morte in una bellissima giornata di primavera, quando in un campo di giaggioli cadde a terra senza vita, trafitto da una spada etrusca. Il suo nobile sangue non fu versato invano, i giaggioli si tinsero di rosso, il color porpora del suo sangue si sparse tutt’intorno lasciando indelebile il segno di Fiorenza nella storia.
Ma non è tutta leggenda. Un segno doveva aver luogo in quel periodo di transizione tra Fiesole e Firenze. Ed è qui, in un luogo mistico ed anonimo, vicino ad una struttura difensiva che, potrebbe essere stata usata dal nostro Re Fiorino per difendersi dall’etrusco.
Il Barbacane di Fiesole e Firenze, si trova ancora li, a metà strada tra la Madre e la Figlia, al tempo magari, data la povertà dei piccoli villaggi, era un terrapieno che rappresentava una soluzione semplice, veloce e poco costosa, per difendersi dal nemico.
Ora, nelle rovine di un muro, c’è una placca di pietra, nella quale è scolpito a chiare lettere: “A MATRE ET FILIA AEQUE DISTO”.

martedì 13 gennaio 2009

La finestra sempre aperta!!

In Piazza SS. Annunziata a Firenze, oltre allo Spedale degli Innocenti e alla chiesa con il porticato, si affacciano 2 palazzi di nobile fattura.
Uno è il Palazzo Budini-Gattai e l’altro è il Palazzo Grifoni.
Quest'ultimo prende il nome dalla famiglia fiorentina che lo fece costruire e nel quale poi soggiornò per diverso tempo.
La storia della finestra sempre aperta riguarda proprio alcuni personaggi di questa famiglia e più precisamente la moglie di un Grifoni. Essa si era trasferita da poco tempo nel palazzo quando il marito venne chiamato ad eroiche gesta nella guerre fiorentine dell’epoca. Il giorno della partenza saluto il marito Grifoni da una finestra del palazzo, in lacrime.
Gli anni successivi passò il proprio tempo a ricamare vicino a questa finestra dando degli sguardi alla piazza in attesa del ritorno del marito. Ormai vecchia guardava dalla finestra i bambini che giocavano e alla propria morte qualcuno volle chiudere la finestra. Si scatenò una protesta violentissima degli abitanti della zona e allora la finestra fu riaperta e tutto tornò alla normalità. Da allora la finestra ha sempre uno spiraglio aperto da cui si può intravedere la piazza.

lunedì 12 gennaio 2009

Oggi sono su...

www.ilfirenze.it

Grazie a Valérie Pizzera - Il Firenze - pagina 26

.

mercoledì 7 gennaio 2009

La "Ribollita"... se non ora quando?

Ed eccoci a uno dei piatti più conosciuti della cucina fiorentina, quelli che quando si dice di mangiare a Firenze, si esclama: "Ribollita e bistecca"!!
La ribollita proviene dalla minestra di pane, un piatto semplice, ma gustosissimo.
La base di pane toscano senza sale è fondamentale, il cavolo nero col le sue belle foglie larghe, costolute e di quel verde scurrissimo lucido, il fagiolo bianco, a volte usato anche lo "zolfino" del Valdarno (ma non necessariamente) sono gli ingredienti fondamentali della primordiale minestra che successivamente alla loro cottura e fatti riposare (come gli avanzi di una volta) vengono ribolliti il giorno dopo.
In passato il fatto di ribollire gli avanzi aveva una buona logica del riciclo e del risparmio di danaro e di tempo, adesso è un prelibatissimo piatto della cucina tradizionale fiorentina.

Piatto povero quindi, la Ribollita e' una tipica ricetta fiorentina, molto ricercata dai turisti ma anche dagli stessi fiorentini che in casa non hanno più le nonne che la sanno cucinare.

Ecco a voi:
- pane toscano di qualche giorno
- fagioli bianchi lessati
- cavolo nero, cavolo verza, bietola
- patate
- carote
- porro, cipolla
- passata di pomodoro
- olio extravergine di oliva
- spezie della pineta
- pepe

Si prepara così:

Soffritto (olio extravergine di oliva mi raccomando), lessate i fagioli e passateli una parte per crearne una purea.
Al soffritto aggiungere un po' di passata di pomodoro, quando le cipolle hanno preso un pochino aggiungere le verdure cavolaie e poi le altre che avete scelto di aggiungere. (ah, la pentola deve essere capiente, non usate una padella).
Fatela stufare e bollire per un'oretta fino a che non diventa una bella densa minestra.
Poi dopo aver messo il pane a fette in una zuppiera capiente, versate alternando minestra, fagioli
olio e componete la bella zuppa.
Fatela raffreddare e quando volete mangiare (è buonissima anche fresca) prendetene la giusta quantità e ribollitela bene con un po' di brodino ed è fatta!!


sabato 3 gennaio 2009

La Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli

"La Cavalcata dei Magi" di Benozzo Gozzoli (1459) in Palazzo Medici-Riccardi - Firenze


Ogni anno a Firenze, nel pomeriggio della giornata dedicata all'Epifania, il 6 gennaio, si svolge una bellissima manifestazione che ripercorre una “Festa Fiorentina” di antichissima tradizione – la “Cavalcata dei Magi”.
La “Festa dei Magi” risale al periodo storico del Rinascimento Fiorentino, ai tempi di sviluppo della città nei confronti del mondo conosciuto.
La confraternita della “Stella”, chiamata anche “Compagnia dei Magi”, compagnia di laici, per l'intero secolo XV° organizzava, ogni tre anni e poi dal 1447 ogni cinque, un solenne corteo, con abiti fastosi e belli, che rievocava, fin dal quel tempo, l'arrivo dei Magi, i Re saggi e stranieri, a Betlemme; Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, rappresentanti le tre stirpi; giapetica, semitica e camitica, che guidati dalla stella cometa, adorarono Gesù Bambino offrendogli oro, incenso e mirra, e ritornando poi ai loro paesi per diffondervi la lieta novella. Il giorno è appunto il 6 gennaio, giorno dell'Epifania che significa “manifestazione” proprio ad esaltare la rievocazione storica che si svolgeva in quel periodo.
La Signoria della Repubblica Fiorentina, decise di sovvenzionare la “Compagnia de' Magi” - "compagnia de ‘Magi que in ecclesia sancti Marci de Florentia congregatur" - nel 1417.
Risulta che della confraternita, negli anni d'oro della famiglia Medici, fecero parte tutti i suoi componenti, oltre che personaggi vicini ai Signori di Firenze, come gli umanisti Cristoforo Landino e Donato Acciaiuoli, il poeta Luigi Pulci e Angelo Poliziano.
Il Benozzo Gozzoli nel 1459 realizzo in Palazzo Medici, su commissione di Cosimo il Vecchio, un affresco raffigurante "La Cavalcata dei Magi" dove vennero ritratti molti dei personaggi protagonisti dell'epoca; i membri della famiglia, compresi Giuliano e, probabilmente, Lorenzo. Molti altre opere d'arte, in particolare di pittura fiorentina dell’Angelico, del Botticelli, di Leonardo, di Filippo Lippi, traggono ispirazione da questa festa e anche poesie e lodi del XII e XIII secolo.
Particolare è quella di Lucrezia Tornabuoni, madre di Lorenzo il Magnifico, che compose una laude: "E’ Magi son venuti dalla stella guidati, co’ lor ricchi tributi, in terra inginocchiati e molto consolati, adorando il Messia".
La "Compagnia dei Magi" organizzò la manifestazione fino al 1494, anno in cui i Medici furono cacciati da Firenze e di seguito venne quindi soppressa, qui il Savonarola ha un ruolo fondamentale, probabilmente fece considerare questa festa qualcosa di profano.
Lo stemma della Compagnia, cappato di nero e di bianco, mostra una parte nera centrale nella cui sommità è posizionata una stella d’oro a sei punte, simboleggiante la cometa che indicò la strada ai Magi.
Anche se molto collegata all'istituzione religiosa, questa festa era più uno uno spettacolo, ben organizzato da appositi "festaiuoli" i quali, secondo un decreto della Signoria, dovevano ricevere il massimo rispetto dagli altri confratelli.
I cortei mascherati arrivavano a Firenze dai quartieri vicini e dalle comunità limitrofe portando carri allegorici e nuove tradizioni che attualmente fanno parte più del Carnevale che della festa dell'Epifania.
In seguito infatti la parola Epifania si trasformò dialetticamente e divenne in Firenze "Befanìa" o "Befana". Assunze così con il passare del tempo, un significato più riferentesi al mascheramento, all'inizio del Carnevale, fino a giungere ai tempi attuali dove la Befana assume un significato simile a quello, non certamente proveniente dalla storia fiorentina, di Babbo Natale.
La Befana era spesso attorniata da "Befanotti" o "Befani", giovani dal volto tinto di nero, abbagliati in modo sgargiante e spesso ridicolo, che in un qualche modo richiamavano i Re Magi. Altre più recenti tradizioni circolano intorno a questa festività, anche di un folclore moderno, inteso a esaltarne la solennità.
Ogni anno quindi, a riprendere la manifestazione del tempo, si svolge di nuovo la "Cavalcata dei Magi", che parte nel primo pomeriggio del 6 gennaio, solennità dell'Epifania da Piazza della Signoria e giunge in piazza del Duomo, nella zona detta anticamente "il Paradiso", fra la Cattedrale ed il Battistero.
I "Magi" a cavallo, durante il corteo indossano costumi rinascimentali e sono preceduti dal Corteo Storico della Repubblica Fiorentina che porta il Gonfalone di Firenze e dai Bandierai degli Uffizi – Sbandieratori Ufficiali di Firenze, che attendono in Piazza della Signoria il corteo dei comuni, partito da Piazza Pitti.
Nell'attesa del corteo degli “Ospiti”, i Bandierai degli Uffizi intrattengono il pubblico, che nell'occasione è composto oltre che da turisti di tutte le nazionalità, anche da un gran numero di fiorentini che frequentano il centro storico, provenendo dalla periferia fiorentina e dai quartieri limitrofi.
Lo spettacolo, un armonia di abilità, spirito e tradizione, incanta i bambini e i meno giovani proponendo esibizioni di eccezionale maestria nel “Maneggio della Bandiera”, un vero e proprio grande spettacolo di circa 40 minuti, che ad ogni “Festa Fiorentina”, durante tutto l'anno, viene proposto costantemente a ringraziamento ed al piacere degli spettatori.
Una grande festa e una bella manifestazione, che è rimasta viva a Firenze come altrove, la rievocazione dell’Epifania nei suoi aspetti religiosi, cultuali e tradizionali, che per merito del Comune di Firenze, dell’Arcivescovado e dell'Opera del Duomo, la splendida "cavalcata dei Magi" è stata ormai ripristinata da circa un decennio.
La Piazza del Duomo di Firenze diventa protagonista, schiere di figuranti in costume rinascimentale, il Corteo Storico della Repubblica Fiorentina con i suoi colori ed i Bandierai degli Uffizi – Sbandieratori Ufficiali di Firenze - con il loro grande spettacolo – fanno da cornice all'offerta dei doni all’immagine di Gesù Bambino, con il lancio dei palloncini carichi di messaggi d'amore e di pace a Gesù, distribuiti dall’Opera del Duomo di Firenze.

mercoledì 31 dicembre 2008

La Battaglia di Anghiari - Video esplicativo degli studi in corso..

Interessante questa generale descrizione delle indagini che si stanno svolgendo in Palazzo Vecchio..

lunedì 29 dicembre 2008

La statua di Porta Romana

Il nome di quest’opera è Dietrofront, 1981-1984, è in Marmo ocra, ed ha circa le seguenti dimensioni: cm 600 x 400 x 180. Dopo una mostra del suo autore a Forte del Belvedere a Firenze nel corso dell’anno 1984, fu successivamente collocata, come installazione permanente, al centro della rotonda di Porta Romana a Firenze, dove già da quasi 25 anni è il simbolo dell’incrocio per via senese.
L’autore è Michelangelo Pistoletto. Nasce a Biella nel 1933. Pittore e scultore inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. Dopo diverse affermazioni nazionali ed internazionali, all’inizio degli anni Ottanta realizza una serie di sculture in poliuretano rigido, tradotte in marmo per la mostra personale del 1984 al Forte di Belvedere di Firenze. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts, “per la sua carriera costantemente creativa come artista, educatore e attivatore, la cui instancabile intelligenza ha dato origine a forme d'arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo”.
Fuori dalle mura della terza cerchia, si riconosce all’opera del Pistoletto una certa originalità con la quale i fiorentini si riferiscono per l’individuazione di un luogo di Firenze che, in realtà, non avrebbe bisogno di presentazioni. La statua vuole esprimere un significativo messaggio così posizionata ed orientata, con la donna protesa verso sud ed il peso sul suo capo in direzione invece del centro città. Forse rappresenta, cito testualmente Katia Piccinini:, “il dissidio tra campagna e città, tra incombenze lavorative e doveri familiari.. Di struggente e sconcertante attualità..” Il Pistoletto, che con Firenze pare non abbia avuto particolari rapporti di fedeltà o di amore viscerale, lascia un’opera alquanto originale e di carattere, che se non per merito della propria bellezza, sarà un riferimento iconografico per la zona di Porta Romana, ben integrato nell’occhio della città.

sabato 20 dicembre 2008

A u g u r i !!

BUON NATALE A TUTTI VOI...


Afrikaans Gesëende Kersfees
Albanese Gezur Krislinjden
Arabo Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Armeno
Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand
Azerbaijan
Tezze Iliniz Yahsi Olsun
Bahasa (
Malesia) Selamat Hari Natal
Basco
Zorionak eta Urte Berri On!
Bengali Shuvo Naba Barsha
Boemo Vesele Vanoce
Bretone Nedeleg laouen na bloavezh mat
Bulgaro
Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo
Catalano
Bon Nadal i un Bon Any Nou!
Ceco Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok
Choctaw (Nativi americani, Oklahoma) Yukpa, Nitak Hollo Chito
Cinese (
Cantonese) Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun
Cinese (Mandarino) Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan
Cingalese Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa
Coreano Sung Tan Chuk Ha
Croato:
Sretan Bozic
Danese Glædelig Jul
Dutch (Pennsylvania) En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr!
Eschimese (
inupik) Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!
Esperanto
Gajan Kristnaskon
Estone Ruumsaid juulup|hi
Farsi Cristmas-e-shoma mobarak bashad
Fiammingo
Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar
Filippino Maligayan Pasko!
Finlandese Hyvaa joulua
Francese
Joyeux Noël
Frisone Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier!
Gaelico (
Scozia) Nollaig chridheil huibh
Gaelico
Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr!
Gallese Nadolig Llawen
Giapponese
Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto
Greco
Kala Christouyenna! Hamish
Hausa
Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara!
Hawaaiano
Mele Kalikimaka
Hindi Shub Naya Baras
Indonesiano
Selamat Hari Natal
Inglese Merry Christmas and Happy New Year
Iracheno
Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Irochese Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon nagwutut. Ojenyunyat osrasay
Islandese
Gledileg Jol Isola di Man: Nollick ghennal as blein vie noa
Latino
Natale hilare et Annum Faustum!
Latviano
Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu!
Lituano
Linksmu Kaledu
Macedone
Sreken Bozhik
Maltese
LL Milied Lt-tajjeb
Maori Meri Kirihimete
Navajo
Merry Keshmish
Norvegese God Jul oppure Gledelig Jul
Occitano Pulit nadal e bona annado
Olandese Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! oppure Zalig Kerstfeast
Papua Nuova Guinea Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu
Polacco Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie
Portoghese (Brasile) Boas Festas e Feliz Ano Novo
Portoghese
Feliz Natal
Rapa-Nui (Isola di Pasqua) Mata-Ki-Te-Rangi. Te-Pito-O-Te-Henua
Rumeno Sarbatori vesele
Russo
Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom
Samoa La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou
Serbo
Hristos se rodi
Slovacco
Sretan Bozic oppure Vesele vianoce
Sloveno
Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto
Spagnolo Feliz Navidad
Svedese
God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År
Tailandese
Sawadee Pee Mai
Tedesco Fröhliche Weihnachten
Turco
Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
Ucraino
Srozhdestvom Kristovym
Ungherese Kellemes Karacsonyi unnepeket
Urdu Naya Saal Mubarak Ho
Vietnamita
Chung Mung Giang Sinh
Yoruba E ku odun, e ku iye'dun!

giovedì 18 dicembre 2008

Perchè la Colonna dell'Abbondanza è il Centro di Firenze

La Colonna dell'Abbondanza si trova posizionata in Piazza della Repubblica e considerando la struttura originaria fiorentina dell'epoca romana l'antico "umbelico" era posizionato proprio dove si trova ora la colonna.
La struttura romana della città, come altre dello stesso tipo, aveva una forma quadrata e simmetrica, con strade parallele tra loro e attraversate ad angolo retto da altre strade. Essi erano i Cardini e i Decumani. Nell'incrocio tra il Cardine e il Decumano maggiore di Firenze si posizionò il centro della città dove venne eretta una colonna con lo scopo di simboleggiare la fortuna e prosperità. La Colonna dell'Abbondanza appunto. L'attuale colonna installata in Piazza della Repubblica risale agli anni '50.
Altra curiosità: essendo appunto il centro della città segna anche il confine tra i quartieri. In particolare tra il quartiere di San Giovanni (verdi), Santa Maria Novella (rossi), Santa Croce (azzurri). Il quarto, ma non in ordine di importanza, non confluisce in questo punto in quanto separato dagli altri dall'arno.

lunedì 15 dicembre 2008

"A Ufo"

La fabbrica dell'"Opera del Duomo" prima del 1200, importava legname dal Casentino e dalla Foresta di Vallombrosa facendolo transitare lungo l'Arno. Sui tronchi destinati alle opere pubbliche venivano incise le lettere UFO che stavano a rappresentare Usum Fabricae Operis indicanti che il materiale era destinato ad opere pubbliche e quindi esente dal pagamento delle tasse doganali. Ecco perchè tutt'oggi l'espressione "A UFO" significa gratis.

mercoledì 10 dicembre 2008

I Bandierai degli Uffizi raccontati in un libro

Sabato 13 dicembre 2008 nel Salone dei 500 in Palazzo Vecchio, verrà presentata la prima opera sui Bandierai degli Uffizi, scritta da Marco Ferri e Antonio Marrone dal titolo:
Ross’e Blu!
I “primi” 35 anni dei Bandierai degli Uffizi di Firenze
Edizioni Polistampa.
A conclusione di un anno pieno di festeggiamenti ed iniziative culturali per ricordare i 35 anni della fondazione dei Bandierai degli Uffizi, sbandieratori ufficiali di Firenze e del Calcio Storico Fiorentino, viene presentata dall’Assessore alle Tradizioni Fiorentine e alla Cultura Eugenio Giani con prefazione di Luciano Artusi, la storia dei Bandierai degli Uffizi.
Tutto ha inizio nel giugno del 1973 in piazza della Signoria con l’esibizione di quattro sparuti sbandieratori con un tamburino, prima della partita del Calcio Storico Fiorentino.
Nel libro sono ripercorsi i momenti salienti della storia dei bandierai, in particolare gli “anni d’oro”, che vanno dal 1980 al 1988: dal lancio del drappo nel cielo di Kiev quando era ancora una delle tante città dell’Unione Sovietica allo sbandieramento a pochi metri dalla Tour Eiffel, dall’impegno nello schivare sassi, monete e sputi prima di una partita della “Palla Grossa” a Prato al pianto di gioia nel levare in alto un trofeo appena vinto.
La pubblicazione è il primo libro sulla storia completa dei bandierai scritta da coloro che l’hanno vissuta sulla propria pelle e che oggi hanno deciso di condividerla con tutti e di immortalarla, grazie anche alle numerosissime fotografiche a colori.

domenica 7 dicembre 2008

Gli Anni di Firenze - Savonarola dal falò delle vanità al rogo 1498

Terzo appuntamento dell'iniziativa di "Gli Anni di Firenze". questa mattina alle ore 11. Dopo Campaldino e la Congiura dei Pazzi ecco Savonarola, altro importantissimo personaggio della vita fiorentina del cinquecento.
Come per le scorse edizioni, una lunga fila, ordinata, ha permesso il tutto esaurito, con alcune persone che non hanno potuto assistere all'evento.
Oratore il Prof.Adriano Prosperi che insegna Storia dell’Età della Riforma e della Controriforma alla Normale di Pisa.

Dunque Savonarola; processato 3 volte, torturato, condannato, il 23 maggio Girolamo Savonarola è impiccato e bruciato in piazza della Signoria, e le sue ceneri sparse in Arno.
Eppure, sono passati pochi mesi dal secondo ‘falò delle vanità’, trionfo materiale e simbolico della riforma religiosa e civile del frate. Cos’è accaduto?
Il domenicano arriva a Firenze nel 1489. Ha fama di implacabile rigore morale e tiene prediche affollatissime e visionarie: il castigo divino si abbatterà sulla città per la corruzione del clero e dei costumi, per la lussuria, l’idolatria, le credenze astrologiche, la sodomia, il lassismo, la simonia. La cerchia dei fedeli aumenta a dismisura e il carisma cresce: due anni dopo la morte
di Lorenzo il Magnifico, Savonarola è la guida religiosa e politica della Repubblica nata dalla sollevazione popolare contro i Medici. Firenze è per lui la nuova Gerusalemme, la costituzione repubblicana un momento del disegno divino di rinnovamento morale. Il suo rigore radicale si traduce in leggi; i ‘falò delle vanità’, tristemente famosi, bruciano carte e dadi da gioco, libri, abiti, specchi, cosmetici, gioielli, strumenti musicali. Sandro Botticelli vi brucia perfino alcuni suoi quadri. Ci vuole l'accusa di eresia e la scomunica di Alessandro VI a fermare il frate e ci vuole la minaccia di interdetto per fermare la città. È l’inizio della fine di Savonarola: la caduta sarà rapida e sensazionale quanto l’ascesa.



mercoledì 3 dicembre 2008

Moggiona-Firenze, un rapporto altalenante..

Da una breve ricerca su documenti d'archivio, mi viene di fronte una scheda del Dizionario Geografico Fisico della Toscana di Emanuele Repetti, dal quale si ritrova a grandi linee, come l'abitato di Moggiona, in Casentino, abbia avuto un'altalenante "proprietario".
Prima Contea Ghibellina, poi Repubblica Fiorentina, poi di nuovo ghibellina ecc...
Per avere un riferimento temporale e collegare un periodo storico importante come la Battaglia di Campaldino tra Guelfi e Ghibellini, almeno da questi piccoli tratti di storia, pare che Moggiona fosse del Conte Guido, quindi Ghibellina, quindi tra gli sconfitti di quella guerra.

Di seguito inserisco la scheda completa per la curiosità, svelando in realtà la vera motivazione dell'interesse per Moggiona da parte del sottoscritto, io sono "Moggionino", oltrechè ormai Fiorentino !!

Dizionario Geografico Fisico
della Toscana
di Emanuele Repetti

Numero Scheda:

31610 / 2739

Denominazione:

Moggiona

Toponimo IGM:

Moggiona

x GB:

1724756

y GB:

4851485

volume - pagine:

v. 3, p. 242 - 243

comune - provincia:

POPPI - AR

popolo:

S. Jacopo a Moggiona

piviere:


comunità:

Poppi

giurisdizione:

Poppi

diocesi:

Arezzo

compartimento:

Arezzo

ducato/regno:

Granducato di Toscana

MOGGIONA (Mojona, Modiona) nel Val d'Arno casentinese. - Villa con chiesa parrocchiale (S. Jacopo) nella Comunità Giurisdizione e circa 5 miglia a settentrione di Poppi, Diocesi e Compartimento di Arezzo.
Questa alpestre villa, che insieme col sovrastante eremo di Camaldoli ebbe titolo di contea, giace sul fianco meridionale del monte, donde a Camaldoli si viene, presso le scaturigini del torrente Sorra che si vuota nell'Archiano, lungo la strada mulattiera che guida a Camaldoli.
Due signori diversi figurarono in Moggiona innanzi che passasse sotto il dominio dei Camaldolesi. Uno di essi fu il conte Ugo del fu conte Guido, che nel 1109 donò a S. Eremo la chiesa di S. Maria di Moggiona con i beni annessi. L'altro signore era il capitolo della cattedrale di Arezzo, cui nell'anno 1107 fu venduta la villa di Moggiona dal conte Guido Guerra e dalla contessa Imilia sua moglie, salvo il censo annuo di 40 soldi lucchesi. - (ANNAL. CAMALD.)
Quindi lo stesso villaggio di Moggiona nel settembre del 1130 apparisce nuovamente alienato dal capitolo aretino agli eremiti di Camaldoli per lire 94 e soldi 14; e poscia il medesimo con due altri casali confermato in seguito al S. Eremo da varii brevi vescovili, pontificii, e anche da diplomi imperiali. Una delle bolle papali, nelle quali si conferma l'acquisto del villaggio di Moggiona a favore degli eremiti di Camaldoli fu data da Innocenzo II nel 1136; dalla quale si rileva che gli eremiti Camaldolensi avevano acquistato nel vescovato aretino villam de Modiona, quam emistis ab Henrico Preposito, et reliquis canonicis, cum eccelsia eiusdem villae et decimationibus, etc. - (opera cit.)
Anche il conte Guido, figlio del fu conte Guido Guerra e della contessa Imilia, nel 1146 approvò l'acquisto di Moggiona fatto dai Camaldolesi. Rapporto a che i sovrani d'Italia elargirono agli eremiti i diritti spettanti alla Regia Corona sopra Moggiona, consistenti nel fodro, angarie e albergarie, come risulta da un diploma di Arrigo Videl 1187, da Federigo II confermato quasi nel tempo stesso che quast'ultimo imperante accordava ai conti Guidi di Poppi e di Modigliana il tributo del placito sopra Moggiona.
Risiedeva anticamente in Moggiona un giusdicente baronale eletto dal priore di Camaldoli; il quale nel 1269 insieme con due consoli dello stesso villaggio nominò sei individui per la compilazione dello statuto di questo comune.
Nel secolo XIV gli eremiti di Camaldoli sottoposero l'eremo, il paese e il distretto di Moggiona all'accomandigia dei conti Guidi di Romena, quindi del Comune di Arezzo, e finalmente nel 1382, con riformagione della Signoria in data del 21 novembre, tanto il S. Eremo, quanto il paese e gli abitanti di Moggiona furono presi sotto la protezione perpetua della Repubblica Fiorentina con le capitolazioni seguenti.
1. Che gli eremiti di Camaldoli siano in perpetuo sotto la protezione e accomandigia del Comune di Firenze.
2. Che gli ufiziali dello stesso Comune, cui soleva affidarsi la giurisdizione della città e contado fiorentino, abbiano facoltà di procedere contro chiunque laico che commettesse maleficio nel territorio del S. Eremo per condannarlo secondo le leggi patrie.
3. Che sia lecito a ogni persona del contado fiorentino di attraversare il territorio di Moggiona, ed introdurvi qualunque mercanzia senza il pagamento di veruna gabella.
4. Che il Comune di Firenze debba amore Dei difendere gli uomini di Moggiona da qualunque oppressione, o molestia che gli fosse recata.
5. Che possa il Comune di Firenze fabbricare a suo piacere in Moggiona, o nel suo distretto, qualsiasi fortilizio e farlo custodire dai suoi ufiziali.
6. Che sia lecito alla Repubblica Fiorentina correggere e moderare gli statuti di detti luogo in qualunque tempo e qualunque causa.
7. Che gli uomini di Moggiona siano tenuti di offrire un cero di sei libbre nella mattina della festa di S. Giovanni.
8. Infine gli uomini di Moggiona si obbligarono di fare qualunque atto di sottomissione in quella forma che più piacerebbe alla Signoria di Firenze.
Nello stesso anno 1382, a dì 20 ottobre, gli statuti di Moggiona furono approvati in Firenze dal priore di Camaldoli dal parlamento dei priori, dal gonfaloniere e collegi della Repubblica per rogito di Ser Coluccio Salutati da Stignano cancelliere della Signoria.
Nel 1415, a richiesta degli eremiti di Camaldoli, con provvisione della stessa Signoria fu deciso, dagli ufiziali del monte di Firenze si dovesse amministrare la giustizia a Moggiona e nella tenuta del S. Eremo contro qualunque debitore de'Camaldolensi.
La chiesa col popolo e distretto di Moggiona nel 1537 fu incorporata a quella del S. Eremo, cui fu destinato un cappellano amovibile, fino a che con notificazione del 22 novembre 1776 fu pubblicato il motuproprio del 21 ottobre, col quale il Granduca Leopoldo I dichiarò lo scioglimento della contea di Camaldoli; e che tanto il S. Eremo quanto Moggiona e la tenuta della badia a Prataglia d'allora in poi dovesse essere considerati sotto le condizioni medesime degli altri paesi e popoli del Granducato.
Gli abitanti di Moggiona ritraggono una misera sussistenza dai lavori di faggio per barili, bigonce, ed altri utensili campestri e da cucina, non che dalle opere ch'essi fanno nell'abetina di Camaldoli; come per es., nel taglio dei vecchi abeti, nella piantagione dei nuovi, nel traino de'fusti, nei lavori di strade, e i quelli di una campagna alpestre, il cui maggior frutto si riduce a castagne e piccoli armenti di pecore e ad un assai discreto numero di majali.
La popolazione della parrocchia de'SS. Jacopo e Cristofano a Moggiona nel 1833 contava 458 abitanti.

lunedì 1 dicembre 2008

Coluccio Salutati e l’invenzione dell’Umanesimo

Chi era Coluccio Salutati, quali ruoli ha avuto all'interno della società fiorentina del tempo, quale opera o documentazione ha lasciato ai posteri?
Una mostra ci ricostruisce Coluccio Salutati ed è, ad oggi, uno dei primi studi organici sul Cancelliere della Repubblica fiorentina dal 1375 al 1406, sul personaggio centrale nella cultura fiorentina dell'ultimo quarto del Trecento e 'inventore' dell'Umanesimo.
Grandissima la documentazione storica raccolta dai curatori, per questa mostra.
Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni: Vita, Opere, Biblioteca, Officina.

Coluccio Salutati e l’invenzione dell’Umanesimo
Biblioteca Medicea Laurenziana
Piazza San Lorenzo 9, 50123 – Firenze
Dalla domenica al venerdì, dalle 9.30 alle 13,30. Sabato chiuso
dal 2 novembre 2008 al 30 gennaio 2009
chiuso il sabato, 25 dicembre 2008, 1 gennaio 2009
tel. 055 290184; e-mail: eventi@operadarte.net



sabato 29 novembre 2008

"I' sasso di Dante"

E’ ormai nota la supremazia di Dante Alighieri nel linguaggio del periodo storico in cui ha dato il meglio di se stesso, in letteratura fiorentina e italiana più in generale.
I luoghi danteschi a Firenze sono assai noti per coloro che della cultura fiorentina e della storia dantesca hanno ormai dimestichezza e passione.
Non sarà quindi sfuggita la più “famosa” delle storielle ed aneddoti che circolano intorno alla sua figura, che immagino tramandata per secoli così come in realtà è successa; non si badi alle parole ma al senso.
Quindi, oltre ai conosciutissimi luoghi danteschi come il Battistero di San Giovanni, il Palazzo del Bargello, la Casa, la Chiesa di Santa Croce ecc… esiste il "Sasso di Dante".


Lo possiamo far risalire, come il luogo in cui il sasso esisteva, nella parte della piazza, del Duomo in basso alla facciata di una casa, posta fra piazza delle Pallottole e via dello Studio.
Si trovava nel luogo tra due attuali negozi ed è segnalato da una lastra di marmo corniciata, nella quale è scolpito a chiare lettere: “SASSO DI DANTE”.
Su questo sasso, si tramanda, fosse il luogo nel quale il Sommo Poeta solesse riposarsi e che nell’attesa guardasse la costruzione della Cattedrale. Si narra, a testimonianza dell’eccezionale memoria del sommo poeta, che un giorno mentre era seduto ed assorto nei propri pensieri sul solito sasso, passò di lì qualcuno e gli chiese:- “Oh Dante, icchè ti piace di più da mangiare?"
- "l’ovo” – rispose Dante.
L’anno dopo, la stessa persona curiosa, ripassò di li e ritrovò Dante ancora seduto sul suo sasso preferito, sempre assorto e pensieroso e gli chiese:- “co’ icchè?”
- “co i’ sale!”

La solita genialità dei fiorentini.


martedì 25 novembre 2008

I' Castagnaccio


Il “castagnaccio”è considerato un dolce, una tipica torta di popolazioni di varie parti d’Italia dove la presenza della “coltivazione” della castagna e dei castagneti da frutto è particolarmente viva e dove in passato aveva una forte predominanza rispetto alle altre attività agricole della montagna.

L’utilizzo della farina di castagne, base della preparazione del castagnaccio, è stata progressivamente abbandonata con il graduale spopolamento delle montagne a favore delle più moderne città, con il conseguente abbandono delle pietanze tipiche della montagna, tra le quali figura appunto il Castagnaccio.
In particolare nella zona fiorentina, nella sua montagna, nel Mugello e in Casentino, il Castagnaccio assume diverse denominazioni come anche: baldino o bardino.
E’ un dolce tipicamente autunnale, vista anche la stagione della produzione delle castagne con la conseguente essiccatura e la progressiva macinatura per ricavarne la farina (dolce).
Si ottiene facendo cuocere in forno un impasto di farina di castagne, acqua, olio extravergine d'oliva, pinoli e uvetta, disteso in teglia, di spessore variabile ma mai superiore al centimetro. Alcune varianti della ricetta originale fanno inserire all’interno dell’impasto rosmarino, canditi frutta secca come le noci.
In verità, secondo il mio parere, ci sta bene veramente tutto, è una base davvero squisita.

La ricetta base:
Ingredienti: 300 gr. di farina dolce di castagne;
50 gr. o più (sono buonissimi) di pinoli (preferibilmente della zona);
80 gr. di uva passa,
400 ml. d’acqua,
6 cucchiai di olio extra vergine d’oliva,
Il forno a 180 gradi, a bagno l’uvetta per un quarto d’ora, lavorare la farina con l’acqua, un pizzico di sale e un cucchiaio di olio per ottenere un composto omogeneo e senza grumi. Aggiungere i pinoli, l’uvetta strizzata e amalgamare. Predisporre un’ampia teglia di alluminio dai bordi bassi, ungerla d’olio e versarvi il semiliquido, un filo d’olio ed infornare.
30 minuti di cottura a 180°C, finchè sulla superficie non si sarà formata una crosticina croccante.

Fatevelo, buon appetito!!

domenica 23 novembre 2008

"L'altra faccia dell'anima" - I Ritratti di Giovanni Fattori

E' la terza mostra dedicata a Giovanni Fattori.
I ritratti straordinari in mostra tolgono definitivamente ogni dubbio sul pittore allo stereotipo dei soggetti militari e delle maremme contadine.
I ritratti sono delle icone della ritrattistica di ogni tempo: La cugina Argia, I fidanzati, Ritratto della prima moglie, Testa di buttero, Il bersagliere, Signore in giardino e il celebre Autoritratto del 1894. Ci sono anche due inediti, recuperati in contesti collezionistici distanti, risultano però estremamente vicini per la loro storia.
Un evento di rilievo nel panorama di iniziative dedicate al centenario dell’artista, in particolare il ciclo Firenze per Fattori. Ne fanno parte anche la mostra I luoghi di Fattori all’Accademia di Belle Arti di Firenze (in corso fino al 23 novembre), la conferenza internazionale sul restauro dei dipinti dell’800 (13-14 novembre) e la rassegna I Macchiaioli e la fotografia al Museo Alinari (4 dicembre 2008–15 febbraio 2009).

I Ritratti di Giovanni Fattori
Galleria d’arte Moderna di Palazzo Pitti, Piazza Pitti 1.
Ingresso: € 12, ridotto 6, gratuito cittadini Ue under 18-over 65.
Orario: da martedì a domenica, 8.15 – 18.50. Info: Tel. 055 2654321

lunedì 17 novembre 2008

Firenze - Parigi - Lione

e ritorno...ci sentiamo il 24 novembre..

giovedì 13 novembre 2008

In origine "Via Buja" ...

Proprio perchè non si vedeva nulla, Via Buja, nel senso semplicemente che il sole non aveva modo di passare.
Tettoie sporgenti, fabbriche altissime, strutture di copertura che lasciavano appena una piccola striscia di aria, una ridotta fessura che faceva a malapena intravedere il cielo; questa era Via buia.
Il nome di questo tratto dell'attuale Via dell'Oriuolo ha cambiato spesso, si è chiamata Via Bertinella o Albetinella, sicuramente proveniente dalla famiglia che vi abitava, gli Albertinelli oppure Bertinelli, proprietari di vari immobili dove sorgeva il primitivo Spedale fondato da Folco Portinari, dive si trova adesso l'Archivio Notarile.
Via Buja fu successivamente allargata nelle zone esposte a nord, per fare posto a vari palazzi nel primo tratto di Via dell'Oriuolo.

martedì 11 novembre 2008

Esercizi Storici Fiorentini - Bartolozzi e Maioli

Affacciandosi nella bottega d'arte di Bartolozzi e Maioli, ubicata dal 1938 nel centro storico artigianale dell'Oltrarno, o visitando il magazzino nella vicina Via dei Vellutini 5r, sembra di entrare in un vero e proprio museo. Settanta anni di intensa attività hanno contribuito a collezionare un numero considerevole di reperti, modelli e prototipi, ancor oggi usati per la produzione di oggetti lignei a intaglio, distribuiti in tutto il mondo.
La Bartolozzi e Maioli ha lavorato fra l'altro al restauro dell'Abbazia di Montecassino, agli arredi per il Palazzo del Quirinale, per le residenze del Sultano degli Emirati Arabi e al rifacimento di due sale del Cremlino.

Bartolozzi e Maioli
Via Maggio 13r
Via dei Vellutini 5r
Firenze

www.esercizistorici.it

venerdì 7 novembre 2008

Firenze - Uffizi - "La Madonna del cardellino"

La "Madonna del Cardellino" è considerato uno dei maggiori capolavori del giovane Raffaello.
La localizzazione di questa opera d'arte di inestimabile valore artistico ed economico è la Galleria degli Uffizi.
L'opera è stata recentemente restaurata dall'Opicifio delle Pietre Dure di Firenze, dopo dieci anni di meticoloso lavoro verrà esposta in una suggestiva mostra monografica dal titolo 'L'amore, l'arte e la grazia - Raffaello: La Madonna del cardellino restaurata'.




La "Madonna del cardellino", dopo una vita tormentata fatta di interventi di fortuna tesi a porre riparo alla distruzione della tela avvenuta a metà del Cinquecento e dopo dieci anni di restauro a cura , torna alla grazia e alla vivacità cromatica di un tempo. Il celebre dipinto, prima di tornare definitivamente alla Galleria degli Uffizi, verrà esposto al grande pubblico nelle sale di Palazzo Medici a Firenze dal 23 novembre 2008 al primo marzo 2009.
La "Madonna del cardellino" fu realizzata intorno al 1506 in un periodo storico molto fervido per l'arte e l'operosità degli artisti fiorentini, tra i quali Raffaello, Leonardo, Michelangelo e Frà Bartolomeo. Nel 1547 l'opera fu oggetto di una "catastrofe" con il crollo della casa di Lorenzo Nasi nella quale era ospitata; venne ritrovata e ricomposta, diciassette erano i pezzi e molti piccoli lembi assemblati.

Nelle foto alcune immagini delle varie fasi del restauro.

mercoledì 5 novembre 2008

La "Fontana dei Puttini"

La Fontana dei Puttini fu realizzata nel 1952 da Mario Moschi in piazza Vasari (Ponte al Pino). E' stata modellata nel 1942 ma fusa nel 1952 dalla fonderia Marinelli in un'unica gettata. Era l'epoca della ricostruzione di Firenze dopo la guerra e l'abbellimento delle piazza con sculture fu una pratica molto diffusa e incoraggiata dall'allora sindaco Giorgio La Pira. Esiste un'altra opera del Moschi in piazza Dalmazia realizzata però nel 1925 ed è il "Monumento ai caduti di Rifredi" che rappresenta un arciere che difende una donna con bambino in collo (l'Italia). Per quanto riguarda i Puttini (di questa statua ne esiste una seconda copia privata fusa nel 1968) l'ispirazione venne all'artista dai momenti reali della vita: la piccola nipotina che gattonava e la tartaruga che girava libera in casa. Mario Moschi nacque a Val di Rose frazione di Lastra a Signa il 6 maggio 1896 (mori nel 1971) da una famiglia di tradizione edile. Attratto fin da ragazzo dalla scultura frequentò lo stabilimento, allora famoso, della "Manifattura di Signa" specializzato nell'imitazione di ogni genere di antichità. Nel 1948 fondò insieme ad altri il "Gruppo Donatello" che riuniva gli artisti che avevano lo studio intorno a piazza Donatello, ancora oggi attivo. Una sua famosa scultura è il "Giocatore di football" realizzata per le olimpiadi di Berlino del 1936 e che rappresenta un calciatore che 'stoppa' la palla in corsa.

Adesso la fontana dei Puttini di Mario Moschi, grazie alla spesa del Comune (15mila euro) e l'accurato restauro curato dall'Opificio delle Pietre Dure i quattro bebè di bronzo che 'gattonano' uno sull'altro sul dorso di una tartaruga sono tornati a splendere.
Il restauro complessivo della fontana è durato un anno circa. Non solo sono stati ripuliti i puttini e la tartaruga che li 'regge' ma anche è stato risistemato dal servizio Belle Arti del Comune tutto il sistema idraulico e la vasca restaurata direttamente in loco.

Ieri sera sono passato per fate la foto che vedete; di notte con il cellulare non è venuta un gran che, ma prometto di mettere una foto migliore in seguito...ho notato che la piazzetta è molto buia e frequentata da personaggi non troppo raccomandabili. Restauro bellissimo, ambiente da rivedere.

martedì 4 novembre 2008

OGGI 4 novembre

42° Anniversario dell'alluvione di Firenze del 1966

La "Gallina di Firenze"

Leggo una simpatica notizia sul notiziario on-line di Nicola Novelli <nove.firenze.it> che riporto integralmente come una curiosità popolare di una Città che troppo spesso si sente urbanizzata e metropolitana, ma che in fondo è un vero paesone!!

"Chissà se il nuovo Regolamento di Polizia municipale ha già previsto e persegue il caso di una gallina nomade in città?
Perché ne abbiamo incontrata una che vive senza padrone proprio ai confini del centro storico [nella foto scattata all‘incrocio tra via del Gelsomino e viale Torricelli].
La pennuta si muove libera tra piazzale Galileo e il Poggio Imperiale e senza timore svolazza sulle auto che transitano passando da un giardino privato all’altro. Sembra che fosse allevata in una area agricola da un anziano che due anni fa è passato a miglior vita.
L’animale si è sottratto alla cattura degli eredi e da allora continua a sopravvivere nei paraggi cibandosi di quel che trova. E deve averne trovato in abbondanza, perché sta bene e le sue penne sono cresciute a sufficienza da consentirle il volo. La gallina è ben conosciuta dagli abitanti della zona. Ma nessuno è riuscito in due anni a catturarla… né se sa dire dove possa aver deposto sin’ora le uova."

lunedì 3 novembre 2008

Firenze x 92

E' sicuro che nel corso dei secoli il nome di Firenze, ha solcato mari e percorso monti e pianure.
Il nome di Firenze ha oltrepassato ogni cultura, ogni differenza linguistica ed è divunuto anche un nome di persona, nelle sue estensioni o contrazioni, nelle traduzioni linguistiche.
Ogni continente ha una serie di paesi o città che portano il nome di Firenze, al mondo ce ne sono almeno 92.
La più antica è Florence in South Carolina, la più alta, a 1000 metri, sul lago Vittoria, in Kansas la città di Florence fu fondata il 4 dicembre 1870. Nelle vecchie cartoline di Florence in Texas si notano i pali del telegrafo che mostrano l'arrivo del progresso. In Massachusetts nella città di Florence nel 1832, Samuel Whitmarsh piantò 25 acri di alberi di gelso per inziare l'allevamento dei bachi da seta e presto la sua piccola fabbrica con mulino, divenne proprietà di una comunità di abolizionisti della schiavitù che inventarono anche un marchingegno che fu adottato nelle macchine da cucire e arrivarono a dare vita a una delle più importanti industrie del settore a inizi Novecento. Alla famiglia Steen è legata la nascita di Florence nel Mississipi (era il 1820), ai cacciatori di pellicce e ai mormoni quella della cittadina in Nebraska, agli immigrati irlandesi una delle due Florence dello stato di New York. Gli appassionati di surf conoscono Florence, in Oregon, promontorio famoso per le sue onde. Moltissime altre città sono negli USA.
Sainte-Florence, comune francese di 129 abitanti nel cuore della Gironda, o l'omonimo municipio nella regione della Loira con «ben» 900 residenti.
Le Florencia, nome spagnolo di Firenze, spuntano ovunque. In Messico la più celebre è Florencia de Benito Juarez, il cui nome deriva, secondo la leggenda, dalle coppie di Florencio e Florencia che furono tra i fondatori spagnoli della città (prima dei massacri a opera di Nuno Guzman lì abitavano gli Caxcan).
Il Messico conta un'altra Florencia e una Nueva Florencia, una Florencia è in Honduras, un'altra nella foresta tropicale del Costa Rica, con una gemella poco lontano. La Florencia cubana, tagliata dal fiume Chambas, è stata fondata nel 1926 grazie all'arrivo della ferrovia ed è base di partenza ideale per escursioni a Florenceville Canada.

Insomma, non sono attualmente in grado di elencarle tutte, dal piccolo paese di 100 abitanti a città più importanti e popolose, a nomi propri di persona, il nome di Firenze è stato e sarà per sempre nella storia del mondo. Chi altri possono permettersi questo lusso?

venerdì 31 ottobre 2008

Esercizi Storici Fiorentini - Abacus

In questo negozio, nato nel 1985, si svolge una ormai rara forma di artigianato artistico. Abacus è, infatti, specializzato nella conservazione e nel restauro di testi antichi attraverso l’utilizzo di tecniche antiche e tradizionali.
La produzione si rivolge ad un pubblico che esige la qualità; essa comprende: quaderni personali, rubriche, album foto, libri ospiti, ecc. La carta marmorizzata usata per alcune rilegature o per gli specchi dei piatti dei libri è qui prodotta con molte tecniche differenti sia antiche che moderne.
E’ l’unico esercizio in città che effettua la rilegatura dei libri con la tecnica, che si usava nella Firenze di un tempo, chiamata “rosso sott’oro” per la caratteristica di presentarsi a libro chiuso come un blocco d’oro ed a libro aperto colorato di rosso. Altra peculiare caratteristica è che i libri vengono rilegati con cucitura a mano.
Il negozio è uno dei rarissimi se non probabilmente l’unico a produrre libri per le firme e libri bianchi da collezione con una speciale riserva alcalina all’interno degli stessi che combatte l'acidità che è causa dell'invecchiamento naturale rendendoli longevi per centinaia di anni (adatti per la conservazione).

ABACUS
Via Ginori, 28/30r
Tel: +39 055 219719
www.abacusfirenze.it
abacus@abacusfirenze.it

www.esercizistorici.it

mercoledì 29 ottobre 2008

Firenze - Magistrature - Capitani d'Orsanmichele

Il 10 agosto 1291 fu costituita la Compagnia laicale di "Santa Maria di San Michele in Orto" per rendere onore alla Madonna con i canti che tutte le sere i fedeli innalzavano alla miracolosa immagine della Madre di Dio, posta sotto il loggiato di Orsanmichele dove aveva luogo, al mattino, il mercato del grano e delle biade. Questa immagine della Madonna, dipinta su un pilastro da Ugolino da Siena, fu oggetto di grandissima venerazione, e venne addirittura detta "Madonna delle Grazie" per i numerosi miracoli che continuamente Le si attribuivano. Fu proprio fra i numerosissimi devoti che si radunavano ogni sera davanti alla sacra immagine a cantare le laudi che si form� questa Compagnia, detta anche dei "Laudesi" proprio per le "laudi" che essi cantavano.

martedì 28 ottobre 2008

Caterina e Maria de' Medici: Donne al potere



lunedì 27 ottobre 2008

Gli Anni di Firenze - La Battaglia di Campaldino

Una coda interminabile ieri davanti al Cinema-Teatro Odeon a Firenze per l’iniziativa de “Gli Anni di Firenze”. Ieri 26 ottobre 2008 è stata presentata la serie di 9 incontri sulle lezioni di storia che riguardano Firenze e i suoi momenti principali del glorioso passato, dalla Battaglia di Campaldino del 1289 fino al sindaco più amato dei fiorentini, Giorgio La Pira.
Molti fiorentini interessati sono rimasti fuori, la coda, peraltro molto ordinata, raggiungeva via Strozzi. Il cinema Odeon può ospitare poco più di 600 persone ed era veramente gremito.
L’argomento era di quelli che i fiorentini conoscono bene, l’intramontabile rivalità tra Guelfi e Ghibellini, la battaglia che meglio rappresenta questa rivalità è quella dell’11 giugno 1289, la “Battaglia di Campaldino”. Molti i personaggi coinvolti di grande nome e spessore storico, Dante Alighieri, il Vescovo di Arezzo Guglielmino degli Umbertini, Sozzo de’ Guicciardini, Cavalcante Cavalcanti, Corso Donati, Conte Guido Novello, Vieri de’ Cerchi e molti altri citati da Dante nella Divina Commedia e soprattutto da Dino Compagni e Giovanni Villani nelle loro “Croniche”.
Alessandro Barbero insegna Storia medievale all’Università del Piemonte Orientale, e ci ha presentato in meno di 2 ore gli spaccati politici del periodo.
Nella piana che porta a Poppi, in località Campaldino, si affrontano l’armata aretina dei Ghibellini e quella fiorentina dei Guelfi. Tra le sue file, un giovane cavaliere, Dante Alighieri, combatte come guelfo bianco. Forse l'immagine del Sommo Poeta a cavallo, con la cotta di maglia, la testa chiusa nell'elmo di ferro e la spada in pugno non appartiene al più diffuso immaginario dantesco, certo però è che se molti hanno sentito nominare quella battaglia, il merito va alla Divina Commedia. Ma Campaldino ha un'importanza centrale per il medievista e non solo perché la vittoria dei fiorentini sancisce l’egemonia del guelfismo in Italia e di Firenze sul resto della Toscana.
Un osservatorio ideale per capire come si faceva la guerra nel Medioevo, dal reclutamento degli eserciti al processo decisionale che conduceva all'apertura di un conflitto, dalla pianificazione d’una campagna alla conduzione tattica d’uno scontro, fino alle tensioni sociali che attraversavano le forze armate, specchio, allora come oggi, delle contraddizioni d’una società.

giovedì 23 ottobre 2008

a Firenze nasce "Medicea"...

MEDICEA - rivista interdisciplinare di studi medicei: ideata e diretta da Marco Ferri e Clara Gambaro, con il contributo di Banca Etruria.

Ieri, 22 ottobre 2008 nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze è stata presentata "Medicea".
Grande l'affluenza di pubblico che si è verificata, situazione che ha un po' sorpreso e compiaciuto il rappresentante di BancaEtruria quando ha specificato che in genere per situazioni culturali di questo tipo non si vedono molte persone interessate, probabilmente anche questo contribuisce al successo della rivista!
Sono intervenuti Eugenio Giani, Assessore alla Cultura del Comune di Firenze; Roberto Cecchi, Direttore generale MIBAC - Ministero per I Beni e le Attività Culturali; Carlo Sisi, Presidente del Museo Marino Marini e Cristina De Benedictis, Docente di Museologia presso Università degli Studi di Firenze, oltre agli ideatori ed autori.
Medicea, che vede la luce dopo due anni dall'idea iniziale, e si propone la divulgazione della materia con rigore scientifico ma anche con una grande apertura ai giovani che in genere trovano difficoltà a pubblicare i propri studi. La rivista è interdisciplinare, quindi a tutto campo sui Medici, che come puntualizzava l'Assessore Giani, hanno governato questa città per 303 anni con qualche piccola interruzione.
La pubblicazione avrà cadenza quadrimestrale.
Non mancheremo di seguire la rivista e di farne "settore" nella nostra biblioteca.
Complimenti a Marco Ferri e a Clara Gambaro.

martedì 21 ottobre 2008

La "Porta di San Niccolò"

Quando si dice la volontà di riscoprire nuove prospettive...
La Porta San Niccolò è una di quelle entrate di Firenze che hanno sempre avuto una minore importanza proprio perchè non è posizionata lungo le direttrici del traffico come potrebbero essere quella del Prato o di Beccaria.
Importanza che però essa raggiunge per la sua particolarità, che le altre non hanno più; cioè che è l'unico esempio di torre, del trecento, fu edificata nel 1324, su progetto dell'Orcagna (ma non è confermato), che non fu ribassata (“scapitozzata”) nel Cinquecento, perché la collina di San Miniato le offriva una naturale protezione dai colpi delle artiglierie.
E' quindi l'unica porta fiorentina esistente che conservi la sua altezza originale di costruzione, a differenza di San Gallo, Beccaria e Porta Romana ed altre, che furono “scapitozzate” per evitare che a seguito dei cannoneggiamenti le macerie distruggessero cadendo le costruzioni circostanti.
Un progetto ora la rimette in luce, anche per poterla restaurare e riaprire al grande pubblico, perchè dalla sua sommità, si ha una prospettiva diversa del panorama dall'alto di Firenze, diverso anche da quello del piazzale Michelangelo che le è così vicino.

giovedì 16 ottobre 2008

Giovanni dalle Bande Nere - Capitano di Ventura

Giovanni dalle Bande Nere - Forlì 1498 - Mantova 1526

Figlio di Giovanni dei Medici (Giovanni "il Popolano", del ramo secondogenito della famiglia, quello che fa capo a Lorenzo il Vecchio) e di Caterina Riario Sforza, virago fra le più celebri del Rinascimento.
Eccellente condottiero - fu visto dal Machiavelli come l'uomo capace di unificare l'Italia - la sua figura è avvolta da un alone di leggenda che ne ha spesso sottaciuto la ferocia.
Ebbe il soprannome quando, alla morte del papa Medici Leone X, mutò da bianche a nere in segno di lutto le bande della sua insegna di capitano di ventura.
Vero mercenario, ansioso solo di combattere per chi lo pagava meglio, in soli quattro anni, dal 1522 al '26, cambiò campo quattro volte: fu al soldo del Papa, poi dei francesi, degli imperiali e quindi nuovamente dei francesi.
Capitanò l'esercito della Lega di Cognac, alleanza franco-veneto-pontificia voluta da papa Clemente VII (ancora un Medici) contro gli imperiali, ma fu ucciso da un colpo di colubrina e i Lanzichenecchi si aprirono la strada per il sacco di Roma (1527).
Un particolare sulla spada della statua a lui dedicata che si trova sul lungarno agli Uffizi, l'incisione della frase:- "Non mi snudare senza ragione, non m'impugnare senza valore" - grandi moniti per il tempo.

venerdì 10 ottobre 2008

Sei fiorentino se...

Raffaella, una lettrice di questo blog, mi ha inviato una serie di piccole frasi che caratterizzano la fiorentinità popolare, alcune fiorentinità (anche toscane in realtà) che ripercorrono ambientazioni, situazioni, modi di essere che fanno ripensare a noi, alla nostra vita vissuta in Firenze, nel passato e nel presente.
Grazie Raffaella e buona lettura a tutti!!

Sei fiorentino se... ti scappa detto un :"maremma maiala 'mpestaha!" anche quando non dovresti...
Sei fiorentino se... hai sempre la battuta pronta!...
Sei fiorentino se... il pane lo mangi senza sale...
Sei fiorentino se... guardando il duomo ti senti fiero..
Sei fiorentino se... sei stanco della "coca cola con la cannuccia corta corta"...
Sei fiorentino se... quando vedi il giglio di Firenze ti senti importante...
Sei fiorentino se... mangi i crostini fatti con i fegatini...
Sei fiorentino se... tu dici: 'icchè tu vvoi, icchè tu dici...
Sei fiorentino se... sai fare le imitazioni degli accenti della tua regione!!!...
Sei fiorentino se... i viali sono una bella cosa, ma percorsi di notte e senza guardare ai lati...
Sei fiorentino se... mangi la bistecca alla fiorentina pensandolo come un onore e non come un semplice pasto...
Sei fiorentino se... riesci a sdrammatizzare tutto con una battuta...
Sei fiorentino se... ti piacciono i cantuccini e certe volte li inzuppi nel vin santo...
Sei fiorentino se... pensi "da Firenze in un'ora si va dappertutto, mare, montagna, colline"...
Sei fiorentino se... ti senti orgoglioso del tuo accento, anche quando ti prendono in giro!...
Sei fiorentino se... pensi "eh, ma noi si!!! noi parliamo l'italiano, l'italiano è nato qui con Dante!!!"...
Sei fiorentino se... pensi che le cascine sono un bellissimo parco... di giorno, ma non a pranzo la domenica, ela sera è meglio non avvicinarsi troppo...
Sei fiorentino se... sai che tra livornesi e pisani c'è l'odio...e i fiorentini non gli sono poi così simpatici...
Sei fiorentino se... sai cucinare la bistecca al sangue...
Sei fiorentino se... per dire 'schiacciata' dici 'sTiacciata'...
Sei fiorentino se... invece di dire 'Che freddo!' dici 'Maremma che DIaccio!!'...
Sei fiorentino se... dici A ME MI! ...
Sei fiorentino se... ti vanti di esser dello stesso posto di Conti, Ceccherini, Pieraccioni, Benigni...
Sei fiorentino se... quando ti imitano nel modo di parlare, rispondi con un sorriso: 'E un ti riesce, gnamo, t'insegno io...
Sei fiorentino se... sei stato almeno una volta al Carnevale di Viareggio...
Sei fiorentino se... sei stato almeno una volta alle "Spiagge Bianche"...
Sei fiorentino se... dici "ma che ssei grullo?" ...
Sei fiorentino se... mangi i cenci...
Sei fiorentino se... esclami 'SIE!' quando qualcuno spara una cazzata ...
Sei fiorentino se... dici 'I su fratello', 'la Mi màmma', 'I mi babbo'...
Sei fiorentino se... dici 'CHETATI!' parecchio convinto invece di 'stai zitto!'...
Sei fiorentino se... chiami la sigaretta 'CICCHINO'...
Sei fiorentino se... mangi le Pappardelle Al Sugo di Cinghiale...
Sei fiorentino se... invece di salutare con un semplice CIAO dici 'BONA!'...
Sei fiorentino se... sai fare sempre casino, metti allegria...
Sei fiorentino se... chiami 'CENCIO' lo straccio per pulire...
Sei fiorentino se... tra amici non prendi mai nulla sul serio e hai sempre voglia di scherzare...
Sei fiorentino se... quando non te ne importa nulla di una cosa dici:'M'IMPORTA UNA SEGA'...
Sei fiorentino se... soprattutto sei fiero di esserlo...
Sei fiorentino se... dici "pole" al posto di può...
Sei fiorentino se... sei ORGOGLIOSO DI ESSERLO.......FIORENTINO!!!

giovedì 9 ottobre 2008

Francesco Ferrucci "eroe" di Firenze

Francesco Ferrucci nasce a Firenze il 14 agosto 1489, muore durante la Battaglia di Gavinana, il 3 agosto 1530.
In origine mercante, fu poi grande condottiero italiano.
Al servizio della Repubblica fiorentina per il periodo della seconda cacciata dei Medici da Firenze e durante l’assedio del 1530, nel 1529 fu nominato commissario di Empoli. In questa veste cercò dall'esterno di rifornire di viveri la città assediata e contemporaneamente di contrattaccare gli assedianti.
L'Assedio di Firenze, datato dal 12 ottobre 1529 al 12 agosto 1530, fu protratto dalle truppe imperiali di Carlo V. Gli eserciti dell’Imperatore e quindi della famiglia Medici, erano però costituite in massima parte da militi italiani, assoldati dai Medici e dallo stato del Papa.
In questa guerra Francesco Ferrucci difendeva la Repubblica Fiorentina.
Il fulcro della risoluzione dell’assedio fu proprio nella battaglia di Gavinana, località della Montagna Pistoiese, dove Francesco Ferrucci fu ferito e catturato il 3 agosto 1530.
Malato e ferito fu portato al cospetto del comandante in carica, in quel momento, delle truppe imperiali, un certo Fabrizio Maramaldo. Costui aveva sostituito il Filiberto di Chalon - Principe d’Orange, ucciso anche lui in questa battaglia.
Fabrizio Maramaldo, comandante di origine italiana, sconfitto più volte da Francesco Ferrucci, l'odio tra i due risaliva alla riconquista di Volterra da parte della Repubblica Fiorentina, che anche in quel frangente si trovò opposto al Maramaldo, lo uccise contro tutte le regole della cavalleria volendosi vendicare delle precedenti sconfitte subite.
Celebre la frase, "Tu dai a un morto" rivolta al capitano Fabrizio Maramaldo, che si apprestava ad ucciderlo col pugnale, mentre era ferito e indifeso.
Lo storico Benedetto Varchi la cambierà in seguito in "Vile tu uccidi un uomo morto".
La Repubblica fiorentina stava opponendo una resistenza anti-imperiale già da tempo, dopo dieci mesi di assedio lasciò il potere ad Alessandro de’ Medici, nipote del papa e promesso sposo della figlia di Carlo V che venne nominato “Capo del governo e dello Stato fiorentino”, con decreto imperiale. Ripristinò quindi ciò che fu tolto alla famiglia nel 1527, subendo l’affronto, quando i Fiorentini fondando una nuova Repubblica e cacciarono i Medici da Firenze per la seconda volta.

Le versioni della soluzione dell’Assedio di Firenze sono state spesso viste dalla parte dei sostenitori della Repubblica Fiorentina; la vile uccisione del Ferrucci è la prova che la storia si scrive anche elevando a gloria personaggi sconfitti, ma di grande levatura morale.
La versione dei vincitori la ritroviamo nei “Commentari de’ fatti civili” dello storico Filippo de’ Nerli, scritti tra il 1534 e il 1552. Durante gli anni della Repubblica fiorentina, il de’ Nerli era in carcere. Lui non attribuisce l’uccisione del Ferrucci direttamente a Maramaldo, ma ad alcuni uomini fedeli al Principe Guglielmo, anch’esso morto durante l’Assedio.
Altre sono le versioni sulla morte di Francesco Ferrucci, in Italia è considerato un martire e emblema di orgoglio nazionale, di lealtà e coraggio, Maramaldo al contrario simbolicamente un traditore (la parola “maramaldo” è aggettivo di questo status).

Il paese di Gavinana, in provincia di Pistoia, ha al centro della piazza la statua equestre del condottiero fiorentino, opera dello scultore suo concittadino Emilio Gallori, fu realizzata e posizionata nel 1913. Dal 1929 è stata restaurata la casa del Ferrucci nella piazza principale di Gavinana, sulla cui porta Ferrucci morì. La casa in cui naque il Ferrucci è in via Santo Spirito a Firenze ed è segnalata da una targa commemorativa.

martedì 7 ottobre 2008

Firenze la città più virtuosa d'Italia

Il Sole24 ore ha stilato la lista delle città più virtuose in Italia.
La classifica è stata stilata su argomenti come la cultura, la scuola, i servizi.
Firenze è la città che spende di più per l'istruzione e per i servizi in generale con l'assistenza, penso agli anziani, e per la cultura (se non spende Firenze per la cultura chi lo dovrebbe fare?)
Rimane un nodo cruciale che non dipende dalla bellezza della nostra storia e dei nostri monumenti, ma dalle amministrazioni pubbliche che devono occuparsi di ciò: il trasporto pubblico. Grande "magagna" fiorentina che nessuna amministrazione comunale ha mai risolto.

venerdì 3 ottobre 2008

100 barche di carta



Erano veramente 100 barche di carta?



Non le ho contate ma vi assicuro che l’iniziativa,è stata, se non altro, originale.
Cento barche di carta hanno navigato l’Arno controcorrente. Si, per la brezza di vento che soffiava in quel preciso istante, l’artista Nicoletta Boris, ha rilasciato le barchette di carta partendo da Ponte Vecchio.



Il 2 ottobre le barche sono state le protagoniste della “Regata di carta” tra Ponte Vecchio e Ponte alla Carraia. La performer fiorentina ha liberato 100 imbarcazioni, lunghe quasi un metro e realizzate da lei stessa.
I modelli, costruiti con la più tradizionale delle tecniche, piegati cioè manualmente dall’artista, verranno poi recuperati, saranno poi messi all'asta per una raccolta di fondi a scopo di beneficenza.
La carta che è stata utilizzata per costruire queste barche è resa impermeabile dall’amido di mais, quindi biodegradabile.
Da non dimenticare il notevole e partecipativo aiuto della società storica fiorentina dei “Canottieri di Firenze”.

giovedì 2 ottobre 2008

lo "Zafferano fiorentino"

E' addirittura Denominazione Origine Protetta lo Zafferano di Firenze, è una spezia antichissima conosciuta fin dall’antichità nell’Asia Minore.
Veniva utilizzato per moltissimi usi come il tessile per tingere le stoffe, medicinale e cosmetico.
Intorno al 1200 arrivò in Italia e si sviluppò la coltivazione anche in Toscana.
Nelle zone intorno a Firenze trovò il proprio abitat naturale e trovò inoltre un fiorente mercato di scambio all'interno dei più ampi commerci della nostra città.
Addirittura lo si denominò con un particolare nome, “Zima di Firenze”.
Lo Zafferano ha un'attività benefica sulla salute, antiossidanti attivi contro l'invecchiamento, oppure in cucina colora e insaporisce i piatti.
E' un prodotto che costa molto, proprio per la sua particolarità. Il prezzo si giustifica dal fatto che per ottenerne un chilo bisogna raccoglierlo solo all'alba, in autunno, quando i fiori sono ancora chiusi, un lavoro durissimo e di pazienza, in più si devono raccogliere i pistilli di 150 mila fiori di Crocus Sativus, è necessario fare tutto manualmente, perché le macchine potrebbero rovinare il fiore.
La produzione della provincia di Firenze arriva a circa 3 chili e mezzo, circa l'1 percento del prodotto nazionale.
Gustosi sono i piatti a base di zafferano, come la zuppa di zafferano o il dolce di farro e zafferano.

Numerosi ed interessantissimi sono gli incontri che il Comitato promotore dello Zafferano di Firenze organizza ogni anno nel periodo della raccolta e della lavorazione.
Quando si dice "l'oro della terra"!!

martedì 30 settembre 2008

Firenze - Arti Minori - Arte dei Beccai

Montone nero rampante in campo oro

Fu una delle più potenti e più ricche delle Arti Minori. Anticamente molte macellerie vennero sistemate, per ragioni igieniche, nelle botteghe sul Ponte Vecchio oggi occupate dagli orafi. Ebbe la sede in Via Orsanmichele, nel palazzo che tuttora mostra ben conservata sulla facciata la propria insegna in pietra, raffigurante un montone rampante.

venerdì 26 settembre 2008

La "Compagnia dell'Amore"

Una grande brigata di circa 1000 persone, tutte vestite di bianco, ed a capo un certo Rossi detto il "Signore dell'Amore".
Questa allegra brigata aveva lo scopo di occuparsi di giuochi, balli, cene e di vivere "in gioia e allegrezza" in un periodo storico, siamo nel 1283, in cui non esistevano ancora Santa Croce, il Duomo, e nemmeno Palazzo della Signoria.
La fama della compagnia passò ben presto i confini di Firenze e della Toscana per spargersi in tutta Italia. Arrivarono a Firenze cavalieri e personaggi da tutta la penisola. Questa eccezionale felicità e tranquillità durò per oltre un anno e il 1283 divenne l'anno del benessere e di agiatezza che sparì l'anno seguente perchè i fiorentini tornarono a farsi guerra tra loro.
Non siamo mai stati tranquilli e mai ci siamo "annoiati"!!

lunedì 22 settembre 2008

Il Canto di Croce Rossa

Non si tratta dell'Ente umanitario, si tratta invece di un Canto, particolare parola utilizzata nella toponomastica fiorentina. E' un po' il "cantone", è l'angolo che si forma sull'incrocio di due vie, il muro di confine quasi sempre ad angolo retto, la "cantonata".

Tra Via del Corso e Via dei Cerchi ai lati di un tabernacolo raffigurante il "Redentore", sono presenti due croci di colore rosso scolpite su lastre di marmo.
Sotto queste strutture una scritta: "Amo chi mi Ama". In questo luogo la più famosa attività commerciale presente negli sporti sottostanti, ora occupati da altro negozio, fu un'antica farmacia fiorentina che aveva preso nome da questi particolari simboli: "Spezieria di Croce Rossa".

Chissà perchè?

mercoledì 17 settembre 2008

Il "Peposo"

La storia del "Peposo".
In realtà un particolare spezzatino originario dell'Impruneta. In alcuni ristoranti di Firenze il paese d'origine lo inseriscono proprio nel menù: "Peposo dell'Impruneta" si trova scritto a grandi lettere.
Già dal nome si intuisce che uno degli ingredienti principali di questa ricetta fiorentina è il pepe, abbondante. La storia del peposo è semplice ma efficace. Un po' leggenda un po' verità.
All'Impruneta si chiama anche "Peposo alla fornacina" ,nato dai maestri fornaciai che lo cuocevano insieme al "Cotto fiorentino".
Una storia risalente a molto prima della costruzione della Cupola del Brunelleschi, dove gli storici collocano la nascita del Peposo.
Durante la costruzione del cupolone, gli operai lavoravano di gran lena e la fatica si faceva sentire. Gente di stomaco buono, forti e robusti avrebbero mangiato anche i mattoni di cotto che stavano cuocendo. Proprio insieme ai mattoni, un bel pentolone di "Peposo", a fuoco lento cuoceva carne di scarsa qualità, ma nutriente innaffiata di vino dei colli fiorentini.
Il pepe che conservava la carne, insieme al sale e alla salamoia era d'uso comune, in qualche modo si doveva pur conservare il cibo.
La ricetta? Prossimamente su questo blog.

venerdì 12 settembre 2008

l'origine della "Rificolona"

Il 7 settembre Firenze ha festeggiato una sua tradizionale festa, la Rificolona.
Abbiamo già parlato di cosa è "La Rificolona". Una festa, dedicata soprattutto ai bambini, che si svolge la sera del 7 Settembre, vigilia della natività della Madonna, principalmente in Piazza Ss. Annunziata.
Ma l'origine di questo avvenimento e di queste "lanterne" così luminose e colorate, pare provenga da un non troppo recente passato, quando i contadini ed i montanari delle montagne e delle vallate intorno a Firenze venivano in città per la fiera dell'8 settembre.
Casentinesi, mugellani, garfagnani, pistoiesi arrivavano a Firenze a piedi e illuminando i sentieri e le strade con queste lampade o torce ricoperte da strutture per riparare la fiamma dal vento.
Il 7 in SS Annunziata, l'8 a lavorare vendendo i propri prodotti alla fiera.

I fiorentini fecero propria questo tipico sistema di illuminazione, e costruivano vere e proprie opere d'arte di carta o cartapesta e attaccandole alle finestre o in cima ad un'asta hanno così creato una ricorrenza di grande impatto e suggestivi colori.

martedì 9 settembre 2008

quando il Calcio Storico ha ripreso vita..

Nel 1930, la politica nazionalistica del tempo, oltre a costruire opere pubbliche di un certo rilievo per manifestazioni sportive, riscoprì anche le vecchie tradizioni popolari che con gli anni si erano abbandonate.
Viene così rievocata per la prima volta dopo tanto tempo la partita di Calcio in Livrea del 17 febbraio 1530, partita giocata durante l'assedio a Firenze da parte delle truppe imperiali.
Furono infatti realizzati i costumi, le bandiere, le armi di epoca rinascimentale ed il luogo in cui giocare la partita fu Piazza della Signoria; una importante piazza per un'importante tradizione.
Si incontrarono due squadre, i Bianchi contro i Verdi.
I Bianchi rappresentavano "diladdarno" e i Verdi "diquaddarno".
Il 4 maggio 1930 si giocò la prima partita di Calcio Storico Fiorentino sotto forma di rievocazione storica; il risultato pare fosse 9 cacce per i Verdi e 8 1/2 per i Bianchi.

venerdì 5 settembre 2008

La "Rificolona"

"Ona, ona, ona, ma che bella rificolona..

la mia l'eh co' fiocchi, la tua l'eh co' pidocchi!!..."

Queste si che sono le canzonette storiche di Firenze!
E' una delle prime canzoncine che il vero fiorentino insegna alla sua prole.
La Festa della Rificolona è il 7 settembre di ogni anno. La manifestazione principale a Firenze viene organizzata dall'Amministrazione comunale in collaborazione con varie associazioni culturali.
Per la liturgia cattolica è la vigilia della natività della Madonna ed è una tradizione popolare ancora molto sentita e partecipata, di antico folklore.
Le rificolone sono delle costruzioni di carta velina o cartapesta, dove all'interno di inserisce una candela che, una volta accesa, illumina l'opera d'arte. I bambini la costruiscono nei giorni antecedenti a casa o a scuola, per poi utilizzarla in occasione della sfilata che si svolge per le strade della città. Sono montate su una canna e con un telaio rigido, spesso con filo di ferro.
Si trovano rificolone anche prodotte industrialmente.
Il 7 di settembre di ogni anno, ancora oggi, in varie parte della città si può ancora ammirare questa tradizionale sfilata, e ragazzini di ogni ceto sociale che portano la loro rificolona, altri ragazzini che con cerbottane e stucco, mirano e distruggono le rificolone con una mira infallibile.
Si ricorda che negli anni Cinquanta ci fu una sfilata delle rificolone di tipo fluviale, si svolse sull'Arno nel tratto fra Bellariva e la pescaia di San Niccolò. Strutture di carta colorata posizionate sulle barche dei renaioli, tutte illuminate che scorrevano sull'acqua.
Non c'ero, deve essere stata una bella sensazione. La riproponiamo?

mercoledì 3 settembre 2008

il "Ratto delle Sabine"

Ieri mattina, in attesa di andare al lavoro, mi avvicina un turista in Piazza della Signoria chiedendo un'informazione (si vede che mi ha visto come un fiorentino, uno del posto) :- Mi fa vedere una foto di una statua chiedendomi dove si trovava, perchè lui non l'aveva trovata.
Era il "Ratto delle Sabine" del Giambologna. Di scatto mi giro verso la "Loggia dei Lanzi" e un sorriso mi sorge spontaneo, la statua marmorea non si vedeva perchè coperta da impalcature per restauro. Indico la situazione all'amico turista e entrambi sorridiamo e ci salutiamo.
In effetti la statua è originale, non una copia. Ha grossi problemi di conservazione, lo smog e l'afflusso turistico sono i principali fattori di deterioramento dell'opera.
E' un soggetto molto ammirato, è un capolavoro che attrae molti visitatori. La Loggia è sempre piena di turisti ed è unico anche come dimensioni, un blocco di marmo di Carrara unico, alto 4 metri e 10.
La statua rappresenta un giovane bello e fisicamente molto possente che stringe a forza una bella ragazza (figliola) nuda e fisicamente sfuggente, mentre il vecchio protettore viene buttato a terra e sottomesso.
Erano tempi di rapimenti, anche per matrimoni forzati.
Il restauro è necessario, già da diversi anni si monitorava l'opera ed adesso è arrivato il momento di prendere una decisione. Probabile che la statua debba essere messa al chiuso, speriamo ai Grandi Uffizi.

martedì 2 settembre 2008

La Storia di Firenze in mostra con i Bandierai degli Uffizi

Il video della rete televisiva Seeten di presentazione di questa mostra che ripercorre i luoghi e la storia di Firenze e dei suoi sbandieratori; i Bandierai degli Uffizi.
Fino al 10 settembre in Sala d'Arme di Palazzo Vecchio e dal 11 al 30 settembre al Palagio di Parte Guelfa.

lunedì 1 settembre 2008

Firenze e le altre...

Firenze città del mondo. La nostra amata città è gemellata con 14 città europee e 13 città del resto del mondo. Un bel traguardo se si pensa che i gemellaggi debbano anche servire alla comunicazione ed ai rapporti internazionali. Le elenco qui sotto, anche per far conoscere...dove ci conoscono!
  • Europa:
    • Bandiera della Germania Dresda, Germania
    • Bandiera della Svezia Malmo, Svezia
    • Bandiera della Scozia Edimburgo, Scozia
    • Bandiera della Francia Reims, Francia
    • Bandiera della Spagna Valladolid, Spagna
    • Bandiera della Germania Kassel, Germania
    • Bandiera della Finlandia Turku, Finlandia
    • Bandiera della Grecia Atene, Grecia
    • Bandiera dell'Ucraina Kiev, Ucraina
    • Bandiera della Lettonia Riga, Lettonia
    • Bandiera dell'Albania Tirana, Albania
    • Bandiera della Francia Porto-Vecchio, Francia
    • Bandiera della Polonia Kraków, Polonia
    • Bandiera dell'Ungheria Budapest, Ungheria
  • Altre città del mondo:
    • Bandiera del Marocco Aaiun, Marocco
    • Bandiera dell'Eritrea Asmara, Eritrea
    • Bandiera dell'Iran Esfahan, Iran