Moggiona-Firenze, un rapporto altalenante..

Da una breve ricerca su documenti d'archivio, mi viene di fronte una scheda del Dizionario Geografico Fisico della Toscana di Emanuele Repetti, dal quale si ritrova a grandi linee, come l'abitato di Moggiona, in Casentino, abbia avuto un'altalenante "proprietario".
Prima Contea Ghibellina, poi Repubblica Fiorentina, poi di nuovo ghibellina ecc...
Per avere un riferimento temporale e collegare un periodo storico importante come la Battaglia di Campaldino tra Guelfi e Ghibellini, almeno da questi piccoli tratti di storia, pare che Moggiona fosse del Conte Guido, quindi Ghibellina, quindi tra gli sconfitti di quella guerra.

Di seguito inserisco la scheda completa per la curiosità, svelando in realtà la vera motivazione dell'interesse per Moggiona da parte del sottoscritto, io sono "Moggionino", oltrechè ormai Fiorentino !!

Dizionario Geografico Fisico
della Toscana
di Emanuele Repetti

Numero Scheda:

31610 / 2739

Denominazione:

Moggiona

Toponimo IGM:

Moggiona

x GB:

1724756

y GB:

4851485

volume - pagine:

v. 3, p. 242 - 243

comune - provincia:

POPPI - AR

popolo:

S. Jacopo a Moggiona

piviere:


comunità:

Poppi

giurisdizione:

Poppi

diocesi:

Arezzo

compartimento:

Arezzo

ducato/regno:

Granducato di Toscana

MOGGIONA (Mojona, Modiona) nel Val d'Arno casentinese. - Villa con chiesa parrocchiale (S. Jacopo) nella Comunità Giurisdizione e circa 5 miglia a settentrione di Poppi, Diocesi e Compartimento di Arezzo.
Questa alpestre villa, che insieme col sovrastante eremo di Camaldoli ebbe titolo di contea, giace sul fianco meridionale del monte, donde a Camaldoli si viene, presso le scaturigini del torrente Sorra che si vuota nell'Archiano, lungo la strada mulattiera che guida a Camaldoli.
Due signori diversi figurarono in Moggiona innanzi che passasse sotto il dominio dei Camaldolesi. Uno di essi fu il conte Ugo del fu conte Guido, che nel 1109 donò a S. Eremo la chiesa di S. Maria di Moggiona con i beni annessi. L'altro signore era il capitolo della cattedrale di Arezzo, cui nell'anno 1107 fu venduta la villa di Moggiona dal conte Guido Guerra e dalla contessa Imilia sua moglie, salvo il censo annuo di 40 soldi lucchesi. - (ANNAL. CAMALD.)
Quindi lo stesso villaggio di Moggiona nel settembre del 1130 apparisce nuovamente alienato dal capitolo aretino agli eremiti di Camaldoli per lire 94 e soldi 14; e poscia il medesimo con due altri casali confermato in seguito al S. Eremo da varii brevi vescovili, pontificii, e anche da diplomi imperiali. Una delle bolle papali, nelle quali si conferma l'acquisto del villaggio di Moggiona a favore degli eremiti di Camaldoli fu data da Innocenzo II nel 1136; dalla quale si rileva che gli eremiti Camaldolensi avevano acquistato nel vescovato aretino villam de Modiona, quam emistis ab Henrico Preposito, et reliquis canonicis, cum eccelsia eiusdem villae et decimationibus, etc. - (opera cit.)
Anche il conte Guido, figlio del fu conte Guido Guerra e della contessa Imilia, nel 1146 approvò l'acquisto di Moggiona fatto dai Camaldolesi. Rapporto a che i sovrani d'Italia elargirono agli eremiti i diritti spettanti alla Regia Corona sopra Moggiona, consistenti nel fodro, angarie e albergarie, come risulta da un diploma di Arrigo Videl 1187, da Federigo II confermato quasi nel tempo stesso che quast'ultimo imperante accordava ai conti Guidi di Poppi e di Modigliana il tributo del placito sopra Moggiona.
Risiedeva anticamente in Moggiona un giusdicente baronale eletto dal priore di Camaldoli; il quale nel 1269 insieme con due consoli dello stesso villaggio nominò sei individui per la compilazione dello statuto di questo comune.
Nel secolo XIV gli eremiti di Camaldoli sottoposero l'eremo, il paese e il distretto di Moggiona all'accomandigia dei conti Guidi di Romena, quindi del Comune di Arezzo, e finalmente nel 1382, con riformagione della Signoria in data del 21 novembre, tanto il S. Eremo, quanto il paese e gli abitanti di Moggiona furono presi sotto la protezione perpetua della Repubblica Fiorentina con le capitolazioni seguenti.
1. Che gli eremiti di Camaldoli siano in perpetuo sotto la protezione e accomandigia del Comune di Firenze.
2. Che gli ufiziali dello stesso Comune, cui soleva affidarsi la giurisdizione della città e contado fiorentino, abbiano facoltà di procedere contro chiunque laico che commettesse maleficio nel territorio del S. Eremo per condannarlo secondo le leggi patrie.
3. Che sia lecito a ogni persona del contado fiorentino di attraversare il territorio di Moggiona, ed introdurvi qualunque mercanzia senza il pagamento di veruna gabella.
4. Che il Comune di Firenze debba amore Dei difendere gli uomini di Moggiona da qualunque oppressione, o molestia che gli fosse recata.
5. Che possa il Comune di Firenze fabbricare a suo piacere in Moggiona, o nel suo distretto, qualsiasi fortilizio e farlo custodire dai suoi ufiziali.
6. Che sia lecito alla Repubblica Fiorentina correggere e moderare gli statuti di detti luogo in qualunque tempo e qualunque causa.
7. Che gli uomini di Moggiona siano tenuti di offrire un cero di sei libbre nella mattina della festa di S. Giovanni.
8. Infine gli uomini di Moggiona si obbligarono di fare qualunque atto di sottomissione in quella forma che più piacerebbe alla Signoria di Firenze.
Nello stesso anno 1382, a dì 20 ottobre, gli statuti di Moggiona furono approvati in Firenze dal priore di Camaldoli dal parlamento dei priori, dal gonfaloniere e collegi della Repubblica per rogito di Ser Coluccio Salutati da Stignano cancelliere della Signoria.
Nel 1415, a richiesta degli eremiti di Camaldoli, con provvisione della stessa Signoria fu deciso, dagli ufiziali del monte di Firenze si dovesse amministrare la giustizia a Moggiona e nella tenuta del S. Eremo contro qualunque debitore de'Camaldolensi.
La chiesa col popolo e distretto di Moggiona nel 1537 fu incorporata a quella del S. Eremo, cui fu destinato un cappellano amovibile, fino a che con notificazione del 22 novembre 1776 fu pubblicato il motuproprio del 21 ottobre, col quale il Granduca Leopoldo I dichiarò lo scioglimento della contea di Camaldoli; e che tanto il S. Eremo quanto Moggiona e la tenuta della badia a Prataglia d'allora in poi dovesse essere considerati sotto le condizioni medesime degli altri paesi e popoli del Granducato.
Gli abitanti di Moggiona ritraggono una misera sussistenza dai lavori di faggio per barili, bigonce, ed altri utensili campestri e da cucina, non che dalle opere ch'essi fanno nell'abetina di Camaldoli; come per es., nel taglio dei vecchi abeti, nella piantagione dei nuovi, nel traino de'fusti, nei lavori di strade, e i quelli di una campagna alpestre, il cui maggior frutto si riduce a castagne e piccoli armenti di pecore e ad un assai discreto numero di majali.
La popolazione della parrocchia de'SS. Jacopo e Cristofano a Moggiona nel 1833 contava 458 abitanti.

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