sabato 11 ottobre 2014

La “Corilla Olimpica”, Maria Maddalena Morelli

Maria Maddalena Morelli nasce a Pistoia il 17 marzo 1727 da Caterina Buonamici e dal violinista Jacopo Morelli.
Inizia da piccola, all’avvento dei primi studi letterari, a mostrare innate doti per la poesia e studia filosofia. A poco più di trent’anni, il 1 aprile del 1761 fonda l’Accademia dell’Ordine dei Cavalieri Olimpici ed in seguito, da questa istituzione, prende il nome d’arte di “Corilla Olimpica”.
Studiò a Napoli ed in quella città conosce un ufficiale dell'esercito spagnolo, si sposò ed ebbe un figlio. Sopraggiunge presto una separazione, sia dal marito che dal figlio e intraprende una fervida carriera intellettuale di poetessa ed improvvisatrice.
Alcuni suoi contemporanei la descrivono così: "d'alta statura, di bianca carnagione, con lunghi capelli biondi non impolverati e sciolti, occhi vivacissimi ed azzurri, bocca rosea e grande, sorridente, petto ricolmo, braccia ben tornite..." Giacomo Casanova, noto adulatore, l'aveva conosciuta a Firenze, la descrive come “strabica”, forse le aveva resistito?.
Numerosi sono stati i riconoscimenti conferiti a questa poetessa fino a raggiungere il massimo il giorno 31 agosto del 1778 quando ottenne dal papa l' assenso a incoronarla e a conferirle il titolo di Poetessa Laureata e di Nobile Romana. Un onore che prima di lei, era toccato solo a Petrarca e al poeta improvvisatore Bernardino Perfetti.
In quell’occasione, invece del discorso di commemorazione al premio, venne chiesto alla poetessa di esternare dei versi descrivendo le sensazioni che ella stessa provava nel ricevere l’onoreficenza, e così si espresse:

Cerchi la Patria, o Cantor chiaro e saggio?
Entro Pistoia e in riva all'Arno antico
Presi le mosse al mio mortal viaggio.
Quivi sul dolce mio terreno aprico
Insiem con l'altre donne m'avvezzai
L'ago a trattare al genio mio nemico.Ma fin d'allora il biondo Apollo amai,
e in Elicona, ove talvolta ascesi,qualche foglia di lauro anch'io spiccai:e fin d'allora a sciorre il canto appresi all'improvviso,e sieguo improvvisando l'estro,
ond'io i vanni della mente ascesi.


Viaggiò molto in Italia e in Europa e dopo un lungo soggiorno a Roma si trasferì a Firenze e il suo salotto divenne il ritrovo di intellettuali e letterati.
Nel 1780 si trasferi' definitivamente a Firenze in via della Forca (oggi via Ferdinando Zannetti n. 2) e per tutto il resto della sua vita tenne sempre salotto in questa sua nuova casa.
Alla sua vita ed alla sua figura sono state ispirate numerose opere tra le quali il dramma Corilla Olimpica di Paolo Giacometti, opera letteraria che non mise in luce la vera natura e non dette facile comprensione della figura storica della poetessa. Ad esempio la cronaca del tempo ci riferisce di una serata di primavera del 1770, dove nell’appartamento della Corilla si riuniscono alcune signore della Firenze che conta. Signore "tutte incipriate, in apparenza rigide... ma lascive nelle denudazioni del petto e nella bizzarria delle acconciature". Signore accompagnate da giovanotti "sbarbati, con la parrucca e lo spadino, in calzoni corti, calze chiare e scarpette lucenti... abatini azzimati sdilinquentisi dinanzi alle belle dame".
Venne il giorno in cui si riunirono ad ascoltare la musica di un giovane talento austriaco che rispondeva al nome di Wolfgang Amadeus Mozart. Donna di lungimirante intuito, la Corilla non cercò di far ascoltare musica al tredicenne, (era venuto in Italia col padre per questo) fece in modo invece, che fosse lui a deliziare i presenti con alcuni brani suonati al pianoforte, e volle intercalare l’esibizione del grandioso ospite con estemporanei versi in poesia, in rima, sui più svariati argomenti che le venissero in quella sede proposti.
La Corilla Olimpica sapeva bene quali erano le sue qualità. Inventare rime baciate, alternate o contrapposte, era un talento che aveva da bambina e che aveva coltivato nel corso della propria impegnatissima vita.
Nell' anno della sua scomparsa la citta' pose una lapide commemorativa sulla porta della sua casa fiorentina. Morì l'8 novembre del 1800. Il serto d'alloro col quale era stata incoronata a Roma è conservato tuttora in un'urna nella chiesa della Madonna dell'Umiltà a Pistoia.
A vedere solo questa lapide sopra la porta del palazzo in cui ha vissuto questa grande poetessa, parrebbe una triste lode ad una donna mesta e di rango marginale, quasi un’immagine da cortigiana e di scarsa cultura. Questa impressione non rende il giusto merito a colei che ha scelto Firenze per vivere la propria vita di intellettuale e di meritoria carriera letteraria.

Copyright © Filippo Giovannelli - Riproduzione riservata
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