venerdì 27 marzo 2009

Le visite ai giardini di Firenze

Un post un po' lungo, ma merita pubblicare questa iniziativa che vede alcuni giardini poco conosciuti di Firenze a disposizione del pubblico.
Sono " Gli "Orti di Santa Croce", il "Giardino del Convento di San Salvatore", "Enzo Pazzagli Art Park", la "Grotta del Bandino", il "Parco di Villa Strozzi" e il "Giardino Stibbert".
Domenica prossima sarà possibile visitare gratuitamente i giardini del Comune di Firenze.
L'iniziativa fa parte dei progetti "Ricomincio da me! Percorsi per il cambiamento degli stili di vita" e "Se non ora quando? Appuntamenti con la sostenibilità" e le visite ai giardini, con gruppi di 30 persone, si svolgeranno domenica mattina secondo il seguente orario.
Orti di Santa Croce Quartiere 1 (ingresso da via Tripoli, 34): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Cecilia Cantini.
Giardino del Convento di San Salvatore al Monte Quartiere 1 (pressi Piazzale Michelangelo con ingresso dal Convento Francescano in via San Salvatore al Monte, 9): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di John Inglis.
Enzo Pazzagli Art Park Quartiere 2 (ingresso da via S. Andrea a Rovezzano, 5):
prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Enzo Pazzagli e Vittorio Giuliani.
Grotta del Bandino, antico giardino Bandini Niccolini Quartiere 3 (ingresso da via del Paradiso, 5): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Chiara Sestini.
Parco di Villa Strozzi Quartiere 4 (ingresso da via Pisana, 77): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Ciro Degl'Innocenti.
Giardino del Museo Stibbert Quartiere 5 (ingresso dal cancello principale del giardino, via Stibbert, 26): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Alberto Giuntoli e Claudio Cestelli.

La partecipazione alle visite è gratuita ma è necessario prenotarsi telefonando fino a venerdì dalle 9,00 alle 14,00 allo 055/2769639 oppure inviare un'e-mail a e.molino@comune.fi.it.

Schede tecniche dei sei giardini.
Orti di Santa Croce.
Il giardino nasce come Hortus conclusus, la tipica sistemazione dei conventi monastici e se ne ha notizia sin dal 1263. Il podere era regolarmente diviso in grandi riquadri e delimitato da mura. Nel corso del XVIII secolo gran parte del terreno e l'edificio principale posto lungo l'attuale via San Giuseppe furono ceduti ai Rucellai che vi realizzarono la loro "dimora di delizia". Nei primi del XIX secolo il complesso viene venduto ai marchesi Dufour-Berte e fino al 1855 l'orto-giardino rimane diviso in riquadri e percorso da vialetti perpendicolari fra loro. Successivamente, come testimoniato dalla pianta di Firenze elaborata dall'IGM nel 1896-1897, anche questo spazio verde venne trasformato in un giardino romantico: alberi di alto fusto, sentieri tortuosi, alte siepi, montagnole e prati. Dopo anni di trasformazioni incontrollate, l'intervento dell'Amministrazione Comunale realizzato nel 1998 ha riportato il giardino al disegno della fine dell'Ottocento.

Giardino del Convento di San Salvatore al Monte.
La chiesa di San Salvatore al Monte è un'importante Basilica di Firenze situata nella collina dietro il piazzale Michelangelo, il Monte delle Croci, appena sotto la Basilica di San Miniato. Sul luogo dove oggi sorge il Complesso di San Salvatore al Monte esistevano in precedenza un giardino e cappella francescana, forse dedicata ai Santi Cosma e Damiano, donate ai frati nel 1417 da un certo Luca di Jacopo del Toso (o della Tosa). Nel 1442 con l'edificazione documentata della sagrestia, i lavori di questo primo complesso, frutto di interventi ad opera di maestranze appartenenti all'ordine francescano, sembrano terminati. Resti di questo primo insediamento sono forse rintracciabili nella sala capitolare dell'attiguo convento. Interessanti anche alcune tavole quattrocentesche nell'odierno coro, verosimilmente destinate alla primitiva chiesa: la Madonna in trono col Bambino, Santi e la committente di Giovanni dal Ponte, La Vergine con Cristo in Pietà e Santi di Neri di Bicci e nel convento I Santi Cosma e Damiano, Francesco e Antonio di Rossello di Jacopo Franchi e Il Volto Santo della scuola di Fra Bartolomeo. Negli ultimi decenni del Quattrocento per volontà prima del ricco mercante Castello Quaratesi e, dopo la sua morte, dall'Arte di Calimala (come ricorda lo stemma con l'Aquila sul frontone), si intraprese un rifacimento dell'edificio, su progetto di Simone del Pollaiolo detto il Cronaca, fra il 1499 e il 1504. La facciata della chiesa, molto semplice e incorniciata dai tipici cipressi toscani, presenta superfici intonacate interrotte solo dal portale e dalle finestre a timpano. Queste presentano l'innovazione rappresentata dall'alternarsi di timpani semicircolari e triangolari, fin tutta la lunghezza della navata, caratteristica che sarà in seguito ripresa in molte chiese e palazzi italiani e non solo (per esempio nella corte degli Uffizi dal Vasari). Michelangelo era molto legato a questa zona della città e in particolare a questa armoniosa chiesa, che chiamava affettuosamente "la mia bella villanella". Dall'assedio del 1529 e per tutto il secolo XVI la chiesa e il convento subirono gravi danni solo in parte arginati da restauri, tanto che nel 1665 i frati lasciarono definitivamente San Salvatore, in stato di avanzata decadenza, ai francescani spagnoli detti Scalzetti, e si trasferirono in Ognissanti, portando con sé molti degli arredi e decorazioni. Nel 1875 veniva costruito attiguamente il Piazzale Michelangelo. Recentemente la Provincia Toscana dei Frati Minori ha deciso di potenziare la sua presenza a San Salvatore, da quel momento molte sono state le iniziative di promozione e restauro del complesso.

Enzo Pazzagli Art Park.
Il Park d'Arte Enzo Pazzagli si trova nella zona sud di Firenze fra le colline e il fiume Arno. Sono 23.900 metri quadrati di verde con oltre 200 opere d'arte di varie dimensioni visitabili anche di notte di notte grazie al sistema di illuminazione. Il parco è di proprietà privata è stato voluto dall'artista Enzo Pazzagli che nel 2001 ha trovato a Rovezzano questo terreno trasformato in un immenso prato, nel quale sono stati piantati 300 cipressi che formano una scultura vivente "La Trinità", un'opera d'arte che rappresentante due profili e un volto, estesa per circa 15.000 metri quadrati, un'installazione che si può vedere nella sua interezza solo dall'alto, ma che si apprezza camminandoci all'interno con in mano la mappa. Fra gli occhi, i nasi, le bocche della "Trinità" si incontrano le altre opere d'arte.

Grotta del Bandino.
Villa Bandini è situata nella zona sud di Firenze, a Gavinana. La grotta del Bandino si trova dietro un grande cancello e vi si accede da quel che rimane dell'antico giardino di Villa Bandini poi Niccolini parte di un antico borgo e rappresenta una testimonianza dell'insediamento che nel corso dei secoli ha interessato il così detto Pian di Ripoli un tempo nel contado fiorentino. L'area in cui sorge l'antico palazzo Bardini era detta Canto del Paradiso per la presenza di una villa chiamata il Paradiso degli Alberi . Villa Bandini costruita intorno al XII secolo conserva ben poco del primitivo aspetto è oggi sede degli uffici e della biblioteca del Quartiere 3 e la grotta è visitabile grazie alla disponibilità degli attuali proprietari che la hanno restaurata nel 1998 e il 2000. Quando la villa passò in proprietà ai Marchesi Niccolini questi vi fecero che fecero costruire alla fine del giardino, una grande e bellissima Grotta Ninfeo di conchiglie e sassi colorati incastonato fra le due edifici della proprietà. La grotta settecentesca è infatti inserita in un corpo di fabbrica che si sviluppa lungo il lato di fondo del giardino, si configura come una sorta di loggia preceduta da la una facciata mistilinea che si innalza al di sopra della copertura dei locali retrostanti. Risale al XVIII secolo e si presenta come una loggia con fontana interna, decorata secondo la tradizionale tecnica del mosaico rustico. L'area del giardino è oggi ridotta e trasformata rispetto all'originale. Nell'archivio dei marchesi Niccolini esiste un documento del 1522 delle spese sostenute per portare l'acqua alla villa e agli spazi esterni vengono denominati "l'orto" che stava per indicare il giardino e "la corte" che va identificata con il piazzale antistante il palazzo a cui era collegato tramite un loggiato. Il progetto della Grotta Ninfeo risale al 1745 ad opera dell'artista fiorentino Giuseppe Menabuoi, assunto dalla famiglia Niccolini per la formazione artistica dei pupilli e venne c e decorata da Giuseppe Giovannozzi nel 1746.

Parco di Villa Strozzi.
Ad ovest di Firenze, sulle colline che dominano la riva sinistra dell'Arno, si trova Villa Strozzi al Boschetto, un tempo residenza privata di una delle famiglie più importanti di Firenze, ora parco pubblico, sede di associazioni e cornice di eventi teatrali. La villa ospita il Polimoda (Istituto Politecnico Internazionale della Moda) e all'ultimo piano il laboratorio musicale, Tempo reale, diretto da Luciano Berio. Queste nuove destinazioni hanno permesso di non alterare la struttura architettonica e quindi di intervenire in maniera meno invasiva attraverso un restauro conservativo e di adeguamento strutturale.
Già dal Medio Evo, il Monteoliveto è descritto come un luogo selvaggio coperto da fitta vegetazione e per questo, luogo di eremitaggio ed espiazione religiosa ma, da quanto si evince dalla topografia, anche punto di vista privilegiato per la veduta globale della città murata. Gli Strozzi avevano così la possibilità di controllare i poderi di famiglia, al di sotto della villa, e godere di un panorama unico del complesso urbano; per altro la vicinanza con le comunità religiose permetteva alla famiglia un dialogo continuo con queste ultime, dialogo che agevolerà gli Strozzi nell'acquisto di nuove proprietà nei dintorni. In seguito al restauro del Poggi, la villa mantenne il suo splendore per molti decenni, prima di subire un graduale degrado durante i periodi bellici che ne determinarono l'alienazione da parte degli Strozzi e il conseguente abbandono. Durante la seconda guerra mondiale, la proprietà, ormai Gambinossi, viene sequestrata prima dai tedeschi e poi dagli alleati, dagli anni '50 il complesso viene utilizzato per cerimonie e nel caso delle scuderie come appartamenti da affittare. Negli anni successivi il parco subisce un graduale ridimensionamento tramite la vendita di alcune sue parti. Soltanto nel 1962 il Comune di Firenze sottopone la villa alla legge di tutela delle cose di interesse artistico o storico. Intorno agli anni '70, la proprietà residua viene ceduta ad una società di costruzioni intenzionata a crearvi un complesso residenziale, l'avvenimento scatena le proteste della popolazione del quartiere che teme la speculazione edilizia di un bene di interesse pubblico. Il clamore suscitato dagli abitanti del quartiere e dalla stampa del tempo indussero l'amministrazione comunale a comprare, nel 1974, Villa Strozzi al Boschetto convertendo il parco in giardino pubblico.

Giardino Museo Stibbert.
Il parco del Museo Stibbert è situato sulle pendici della collina di Montughi è stato costruito per iniziativa di privati di Frederick Stibbert e più tardi è stato ceduto all'Amministrazione Comunale. Federico Stibbert, seguendo la passione della madre per il giardinaggio, ingrandì il piccolo giardino acquistato dal Davanzati e vi realizzò un grande parco romantico.
Alcuni progetti furono gestiti dall'architetto Giuseppe Poggi che curò il nuovo accesso della villa e nella parte nord-est del parco realizzò il nuovo stanzone per gli agrumi e i fiori, la Limonaia appena restaurata. Il viale principale oltre che a servire per l'ingresso al museo permette l'accesso ai vialetti che conducono alle varie parti del parco. Dall'ingresso del parco verso il lato opposto la vegetazione è caratterizzata prima da cipressi, tigli e lecci e quindi da pini domestici, ippocastani, cedri; all'altezza della scalinata delle rampe d'accesso al Museo si trovavano due stupendi esemplari di faggio e intorno alcune querce rosse e una sughera, la zona della limonaia è caratterizzata da grandi pini domestici. Il parco ha una superficie di quasi quattro ettari e vi si trovano circa 612 esemplari a portamento arboreo divisi in circa 56 specie.

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