martedì 31 marzo 2009

Sala d'Arme anche per Ghelli

Fino al 22 aprile 2009 nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, Giuliano Ghelli mette in mostra alcune opere sotto il titolo "Le porte della Fantasia".
Sono esposte diciotto tele, quattro dipinti e 40 sculture di quell' "Esercito di terracotta" che lo ha reso famoso ed alla ribalta negli ultimi mesi.
Sono più di 60 opere di questo artista, casentinese di origine e fiorentino di formazione.
Altra curiosità è che l'organizzazione della mostra Ghelli, ha ricevuto l'incarico dal Comune di Siena per la realizzazione del Palio Dell'Assunta, del 16 Agosto di quest'anno ed è stato premiato per la 44ˆ edizione del Premio Internazionale "Le Muse" a Firenze.

venerdì 27 marzo 2009

Le visite ai giardini di Firenze

Un post un po' lungo, ma merita pubblicare questa iniziativa che vede alcuni giardini poco conosciuti di Firenze a disposizione del pubblico.
Sono " Gli "Orti di Santa Croce", il "Giardino del Convento di San Salvatore", "Enzo Pazzagli Art Park", la "Grotta del Bandino", il "Parco di Villa Strozzi" e il "Giardino Stibbert".
Domenica prossima sarà possibile visitare gratuitamente i giardini del Comune di Firenze.
L'iniziativa fa parte dei progetti "Ricomincio da me! Percorsi per il cambiamento degli stili di vita" e "Se non ora quando? Appuntamenti con la sostenibilità" e le visite ai giardini, con gruppi di 30 persone, si svolgeranno domenica mattina secondo il seguente orario.
Orti di Santa Croce Quartiere 1 (ingresso da via Tripoli, 34): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Cecilia Cantini.
Giardino del Convento di San Salvatore al Monte Quartiere 1 (pressi Piazzale Michelangelo con ingresso dal Convento Francescano in via San Salvatore al Monte, 9): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di John Inglis.
Enzo Pazzagli Art Park Quartiere 2 (ingresso da via S. Andrea a Rovezzano, 5):
prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Enzo Pazzagli e Vittorio Giuliani.
Grotta del Bandino, antico giardino Bandini Niccolini Quartiere 3 (ingresso da via del Paradiso, 5): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Chiara Sestini.
Parco di Villa Strozzi Quartiere 4 (ingresso da via Pisana, 77): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Ciro Degl'Innocenti.
Giardino del Museo Stibbert Quartiere 5 (ingresso dal cancello principale del giardino, via Stibbert, 26): prima visita 9,30 - 10,30; seconda visita 11,00 - 12,00 a cura di Alberto Giuntoli e Claudio Cestelli.

La partecipazione alle visite è gratuita ma è necessario prenotarsi telefonando fino a venerdì dalle 9,00 alle 14,00 allo 055/2769639 oppure inviare un'e-mail a e.molino@comune.fi.it.

Schede tecniche dei sei giardini.
Orti di Santa Croce.
Il giardino nasce come Hortus conclusus, la tipica sistemazione dei conventi monastici e se ne ha notizia sin dal 1263. Il podere era regolarmente diviso in grandi riquadri e delimitato da mura. Nel corso del XVIII secolo gran parte del terreno e l'edificio principale posto lungo l'attuale via San Giuseppe furono ceduti ai Rucellai che vi realizzarono la loro "dimora di delizia". Nei primi del XIX secolo il complesso viene venduto ai marchesi Dufour-Berte e fino al 1855 l'orto-giardino rimane diviso in riquadri e percorso da vialetti perpendicolari fra loro. Successivamente, come testimoniato dalla pianta di Firenze elaborata dall'IGM nel 1896-1897, anche questo spazio verde venne trasformato in un giardino romantico: alberi di alto fusto, sentieri tortuosi, alte siepi, montagnole e prati. Dopo anni di trasformazioni incontrollate, l'intervento dell'Amministrazione Comunale realizzato nel 1998 ha riportato il giardino al disegno della fine dell'Ottocento.

Giardino del Convento di San Salvatore al Monte.
La chiesa di San Salvatore al Monte è un'importante Basilica di Firenze situata nella collina dietro il piazzale Michelangelo, il Monte delle Croci, appena sotto la Basilica di San Miniato. Sul luogo dove oggi sorge il Complesso di San Salvatore al Monte esistevano in precedenza un giardino e cappella francescana, forse dedicata ai Santi Cosma e Damiano, donate ai frati nel 1417 da un certo Luca di Jacopo del Toso (o della Tosa). Nel 1442 con l'edificazione documentata della sagrestia, i lavori di questo primo complesso, frutto di interventi ad opera di maestranze appartenenti all'ordine francescano, sembrano terminati. Resti di questo primo insediamento sono forse rintracciabili nella sala capitolare dell'attiguo convento. Interessanti anche alcune tavole quattrocentesche nell'odierno coro, verosimilmente destinate alla primitiva chiesa: la Madonna in trono col Bambino, Santi e la committente di Giovanni dal Ponte, La Vergine con Cristo in Pietà e Santi di Neri di Bicci e nel convento I Santi Cosma e Damiano, Francesco e Antonio di Rossello di Jacopo Franchi e Il Volto Santo della scuola di Fra Bartolomeo. Negli ultimi decenni del Quattrocento per volontà prima del ricco mercante Castello Quaratesi e, dopo la sua morte, dall'Arte di Calimala (come ricorda lo stemma con l'Aquila sul frontone), si intraprese un rifacimento dell'edificio, su progetto di Simone del Pollaiolo detto il Cronaca, fra il 1499 e il 1504. La facciata della chiesa, molto semplice e incorniciata dai tipici cipressi toscani, presenta superfici intonacate interrotte solo dal portale e dalle finestre a timpano. Queste presentano l'innovazione rappresentata dall'alternarsi di timpani semicircolari e triangolari, fin tutta la lunghezza della navata, caratteristica che sarà in seguito ripresa in molte chiese e palazzi italiani e non solo (per esempio nella corte degli Uffizi dal Vasari). Michelangelo era molto legato a questa zona della città e in particolare a questa armoniosa chiesa, che chiamava affettuosamente "la mia bella villanella". Dall'assedio del 1529 e per tutto il secolo XVI la chiesa e il convento subirono gravi danni solo in parte arginati da restauri, tanto che nel 1665 i frati lasciarono definitivamente San Salvatore, in stato di avanzata decadenza, ai francescani spagnoli detti Scalzetti, e si trasferirono in Ognissanti, portando con sé molti degli arredi e decorazioni. Nel 1875 veniva costruito attiguamente il Piazzale Michelangelo. Recentemente la Provincia Toscana dei Frati Minori ha deciso di potenziare la sua presenza a San Salvatore, da quel momento molte sono state le iniziative di promozione e restauro del complesso.

Enzo Pazzagli Art Park.
Il Park d'Arte Enzo Pazzagli si trova nella zona sud di Firenze fra le colline e il fiume Arno. Sono 23.900 metri quadrati di verde con oltre 200 opere d'arte di varie dimensioni visitabili anche di notte di notte grazie al sistema di illuminazione. Il parco è di proprietà privata è stato voluto dall'artista Enzo Pazzagli che nel 2001 ha trovato a Rovezzano questo terreno trasformato in un immenso prato, nel quale sono stati piantati 300 cipressi che formano una scultura vivente "La Trinità", un'opera d'arte che rappresentante due profili e un volto, estesa per circa 15.000 metri quadrati, un'installazione che si può vedere nella sua interezza solo dall'alto, ma che si apprezza camminandoci all'interno con in mano la mappa. Fra gli occhi, i nasi, le bocche della "Trinità" si incontrano le altre opere d'arte.

Grotta del Bandino.
Villa Bandini è situata nella zona sud di Firenze, a Gavinana. La grotta del Bandino si trova dietro un grande cancello e vi si accede da quel che rimane dell'antico giardino di Villa Bandini poi Niccolini parte di un antico borgo e rappresenta una testimonianza dell'insediamento che nel corso dei secoli ha interessato il così detto Pian di Ripoli un tempo nel contado fiorentino. L'area in cui sorge l'antico palazzo Bardini era detta Canto del Paradiso per la presenza di una villa chiamata il Paradiso degli Alberi . Villa Bandini costruita intorno al XII secolo conserva ben poco del primitivo aspetto è oggi sede degli uffici e della biblioteca del Quartiere 3 e la grotta è visitabile grazie alla disponibilità degli attuali proprietari che la hanno restaurata nel 1998 e il 2000. Quando la villa passò in proprietà ai Marchesi Niccolini questi vi fecero che fecero costruire alla fine del giardino, una grande e bellissima Grotta Ninfeo di conchiglie e sassi colorati incastonato fra le due edifici della proprietà. La grotta settecentesca è infatti inserita in un corpo di fabbrica che si sviluppa lungo il lato di fondo del giardino, si configura come una sorta di loggia preceduta da la una facciata mistilinea che si innalza al di sopra della copertura dei locali retrostanti. Risale al XVIII secolo e si presenta come una loggia con fontana interna, decorata secondo la tradizionale tecnica del mosaico rustico. L'area del giardino è oggi ridotta e trasformata rispetto all'originale. Nell'archivio dei marchesi Niccolini esiste un documento del 1522 delle spese sostenute per portare l'acqua alla villa e agli spazi esterni vengono denominati "l'orto" che stava per indicare il giardino e "la corte" che va identificata con il piazzale antistante il palazzo a cui era collegato tramite un loggiato. Il progetto della Grotta Ninfeo risale al 1745 ad opera dell'artista fiorentino Giuseppe Menabuoi, assunto dalla famiglia Niccolini per la formazione artistica dei pupilli e venne c e decorata da Giuseppe Giovannozzi nel 1746.

Parco di Villa Strozzi.
Ad ovest di Firenze, sulle colline che dominano la riva sinistra dell'Arno, si trova Villa Strozzi al Boschetto, un tempo residenza privata di una delle famiglie più importanti di Firenze, ora parco pubblico, sede di associazioni e cornice di eventi teatrali. La villa ospita il Polimoda (Istituto Politecnico Internazionale della Moda) e all'ultimo piano il laboratorio musicale, Tempo reale, diretto da Luciano Berio. Queste nuove destinazioni hanno permesso di non alterare la struttura architettonica e quindi di intervenire in maniera meno invasiva attraverso un restauro conservativo e di adeguamento strutturale.
Già dal Medio Evo, il Monteoliveto è descritto come un luogo selvaggio coperto da fitta vegetazione e per questo, luogo di eremitaggio ed espiazione religiosa ma, da quanto si evince dalla topografia, anche punto di vista privilegiato per la veduta globale della città murata. Gli Strozzi avevano così la possibilità di controllare i poderi di famiglia, al di sotto della villa, e godere di un panorama unico del complesso urbano; per altro la vicinanza con le comunità religiose permetteva alla famiglia un dialogo continuo con queste ultime, dialogo che agevolerà gli Strozzi nell'acquisto di nuove proprietà nei dintorni. In seguito al restauro del Poggi, la villa mantenne il suo splendore per molti decenni, prima di subire un graduale degrado durante i periodi bellici che ne determinarono l'alienazione da parte degli Strozzi e il conseguente abbandono. Durante la seconda guerra mondiale, la proprietà, ormai Gambinossi, viene sequestrata prima dai tedeschi e poi dagli alleati, dagli anni '50 il complesso viene utilizzato per cerimonie e nel caso delle scuderie come appartamenti da affittare. Negli anni successivi il parco subisce un graduale ridimensionamento tramite la vendita di alcune sue parti. Soltanto nel 1962 il Comune di Firenze sottopone la villa alla legge di tutela delle cose di interesse artistico o storico. Intorno agli anni '70, la proprietà residua viene ceduta ad una società di costruzioni intenzionata a crearvi un complesso residenziale, l'avvenimento scatena le proteste della popolazione del quartiere che teme la speculazione edilizia di un bene di interesse pubblico. Il clamore suscitato dagli abitanti del quartiere e dalla stampa del tempo indussero l'amministrazione comunale a comprare, nel 1974, Villa Strozzi al Boschetto convertendo il parco in giardino pubblico.

Giardino Museo Stibbert.
Il parco del Museo Stibbert è situato sulle pendici della collina di Montughi è stato costruito per iniziativa di privati di Frederick Stibbert e più tardi è stato ceduto all'Amministrazione Comunale. Federico Stibbert, seguendo la passione della madre per il giardinaggio, ingrandì il piccolo giardino acquistato dal Davanzati e vi realizzò un grande parco romantico.
Alcuni progetti furono gestiti dall'architetto Giuseppe Poggi che curò il nuovo accesso della villa e nella parte nord-est del parco realizzò il nuovo stanzone per gli agrumi e i fiori, la Limonaia appena restaurata. Il viale principale oltre che a servire per l'ingresso al museo permette l'accesso ai vialetti che conducono alle varie parti del parco. Dall'ingresso del parco verso il lato opposto la vegetazione è caratterizzata prima da cipressi, tigli e lecci e quindi da pini domestici, ippocastani, cedri; all'altezza della scalinata delle rampe d'accesso al Museo si trovavano due stupendi esemplari di faggio e intorno alcune querce rosse e una sughera, la zona della limonaia è caratterizzata da grandi pini domestici. Il parco ha una superficie di quasi quattro ettari e vi si trovano circa 612 esemplari a portamento arboreo divisi in circa 56 specie.

venerdì 20 marzo 2009

John Hawkwood detto Giovanni Acuto

John Hawkwood era il secondo figlio d'un conciatore di pelli del villaggio di Sible Hedingham nella contea d'Essex, in Inghilterra, dove nasce nel 1320. Alcuni biografi confondono il mestiere con quello del sarto, prima che John diventasse soldato. Numerose leggende circolano sulla sua persona e sulle sue origini; è chiaro che non era originario di Firenze e nemmeno della penisola italica, proveniva appunto dall’Inghilterra.
Vocato alle armi, impara il mestiere durante la guerra dei Cento Anni in Francia, prima combattendo sotto Edoardo III, poi alla testa di una sua compagnia, che saccheggia la Provenza. Arrivato in Italia nel 1360, è al servizio di Pisa, poi dei Visconti di Milano, poi di papa Gregorio XI infine di Firenze, dove il suo nome viene italianizzato in Giovanni Acuto; il nome italiano gli fu attribuito da Niccolò Machiavelli.
In quel periodo i fiorentini gli perdonano di aver guidato le truppe pisane contro di loro nel 1364. Considerato il primo condottiero dei tempi moderni fondò una banda di mercenari, la “Compagnia bianca del Falco”, che si schierava in difesa dello stato che la pagava meglio.
È un esponente importante della Cavalleria medievale. Sposò una figlia illegittima di Bernabò Visconti nel 1377 e poco dopo sciolse l'alleanza anti-papale, provocando l'ira dei nobili parenti: dopo un acceso diverbio con il duca, egli firmò un trattato di amicizia ed alleanza con la Repubblica di Firenze.
Morì nel 1394 a Firenze, venne sepolto con grandi onori. In seguito, le spoglie furono traslate nella città natale dal figlio, su richiesta del sovrano inglese Riccardo II.
In sua memoria la città di Firenze commissionò il celebre ritratto equestre a Paolo Uccello, capolavoro eseguito nel 1436 e conservato nel duomo nel quale era sepolto, dice l'iscrizione: "Joannes Acutus Eques Britannicus Dux Aetati Suae Cautissimus Et Rei Militaris Peritissimus Habitus Est".
Hanno detto di Giovanni Acuto:
- Capitano peritissimo nell'arte militare sopra tutti gli altri dei suoi tempi. Gran maestro di guerra. Un rinnovatore della figura del capitano di ventura.
- Il primo vero generale dei tempi moderni.
- Ha dominato per 30 anni la scena militare italiana. Il più celebre di tutti i condottieri, inglese d’origine ma diventato fiorentino con il cuore.
- Famoso, più per le sue infedeltà che per il suo valore. Assai poco scrupoloso. Preferì essere il primo dei condottieri che l'ultimo dei Signori d'Italia.

martedì 17 marzo 2009

Via Alessandro Filipepi

Se provate a cercare Via Alessandro Filipepi su un qualsiasi stradario di Firenze, non la troverete mai: eppure all’interno dell’Hotel Botticelli, in via Taddea (tra Via dei Ginori ed il mercato centrale) esiste un “vicolo” che porta quel nome.
L’albergo, ubicato nel “Palazzotto già Serragli”, fu costruito nella seconda metà del ‘500, come si può evincere dalla tipologia e dalle caratteristiche costruttive.
Nella seconda metà del diciannovesimo secolo fu costruito un edificio adiacente sul lato sinistro guardando la facciata: questa costruzione aggiunta ha lasciato uno spazio interno sul quale affaccia tuttora una bella finestra “inginocchiata” che in precedenza si apriva sull’esterno.


Dopo un completo restauro che l’albergo ha subito tra il 1995 ed il 1997, in questo spazio si è ricreata una “stradina” di Firenze che è stata chiamata con il vero nome del grande Botticelli, come evidenziato dalla targa stradale in perfetto stile “vecchia Firenze” e che è motivo di curiosità per gli ospiti dell’albergo ed i visitatori.
L'Hotel Botticelli si trova poco distante dal mercato di S. Lorenzo e dal Duomo, l’hotel si trova in un palazzo del ‘500 nelle cui zone comuni conserva volte affrescate; 34 camere graziose ed una piccola loggia coperta.
Via Taddea 8, 50123 Firenze – Tel. 055 290905 – www.hotelbotticelli.it – info@hotelbotticelli.it – Fax 055 294322
Quando si dice "amare Firenze"!!
Un ringraziamento particolare ad Andrea Gheri.

venerdì 13 marzo 2009

"Pulviscolo", di Luca Alinari

Luca Alinari è un pittore fiorentino. E' mia abitudine quindi, rivolgermi a chi di Firenze e del suo "popolo" è innamorato, sottoponendo all'attenzione quello che riesco a far emergere da una città che vive sul ciò che c'è.
Luca Alinari fa una personale in uno dei luoghi più suggestivi di Firenze, La Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, per presentare i nuovi lavori e mostrare al grande pubblico il recente cambio di stile.
E' stata inaugurata il 27 febbraio 2009, nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio, la nuova mostra del pittore fiorentino nominata: 'Pulviscolo'.
L'esposizione, curata dal critico d'arte Giovanni Faccenda e promossa da Villa Gisella, sarà visitabile con ingresso libero fino al 20 marzo. In mostra una selezione delle più recenti opere di Alinari tra cui 'Il pulviscolo tra noi e le cose', quadro che dà il nome a tutta l'esposizione.
Nato nel 1943, Alinari è pittore, ma anche scenografo, intellettuale e vanta una vasta produzione artistica. Nel 1999 il Museo degli Uffizi ha acquistato un 'Autoritratto', destinandolo alla collezione degli 'Autoritratti d'autoré, collocata anche nel Corridoio Vasariano.
Altro esempio di eccellenza fiorentina.

lunedì 9 marzo 2009

La lettera di Leonardo da Vinci a Ludovico il Moro

Un documento che prima del ritrovamento del Codice Atlantico aveva intorno a se celato qualche mistero nella predisposizione di Leonardo da Vinci per l'invenzione delle macchine e strumenti adatti alla guerra. Fu nel periodo in cui soggiornò a Milano nel 1482 che Leonardo decise di portare i propri servigi alle potenti signorie del nord. Essi avevano sempre più bisogno di nuove armi per le guerre interne e ritenevano i suoi progetti in materia degni di nota da parte del ducato di Milano, già alleato coi Medici.
Ed è a Milano che Leonardo scrisse la cosiddetta lettera d'impiego a Ludovico il Moro, descrivendo innanzitutto i suoi progetti di apparati militari, di opere idrauliche, di architettura, e solo alla fine, di pittura e scultura, tra cui il progetto di un cavallo di bronzo per un monumento a Francesco Sforza.

1482 circa, Codice Atlantico, Milano, Biblioteca Ambrosiana

Havendo, Signor mio Illustrissimo, visto et considerato horamai ad sufficientia le prove di tutti quelli che si reputono maestri et compositori de instrumenti bellici, et che le inventione et operatione di dicti instrumenti non sono niente alieni dal comune usa, mi exforzera non derogando a nessuno altro, farmi intender da Vostra Excellentia, aprendo a quella Ii secreti mei, et appresso offerendoli ad omni suo piacimento in tempi oportuni operare cum effecto circa tutte quelle cose che sub brevita in parte saranno qui di sotto notate [et anchora in molte più secondo le occurrentie de diversi casi etcetera].

1. Ho modi de ponti leggerissimi et forti, et acti ad portare facilissimamaente et cum quelli seguire et alcuna volta [secondo le occurrentie] fuggire li inimici, et altri securi et inoffensibili da foco et battaglia, facili et commodi da levare et ponere; et modi de arder et disfare quelli de I'inimico.
2. So in la obsidione de una terra toglier via I'acqua de' fossi, et fare infiniti ponti, ghatti et scale et altri instrumenti pertinenti ad dicta expeditione.
3. Item se per altezza de argine 0 per fortezza di loco et di sito non si pot esse in la obsidione de una terra usare I'officio de le bombarde, ho modi di ruinare omni [forte] rocca 0 altra fortezza, se gia non fusse fondata in su el saxo, etcetera.
4. Ho ancora modi de bombarde commodissime et facile ad portare et cum quelle buttare minuti [saxi a di similitudine quasi] di tempesta, et cum el fumo di quella dando grande spavento a I'inimico cum grave suo danno et confusione etcetera.
5. Et quando accadesse essere in mare, ho modi de molti instrumenti actissimi da offender et defender, et navili che faranno resistentia al trarre de omni gossissima bombarda, et polver et fumi.
5. Item ho modi per cave et vie secrete et distorte, facte senza alcuno strepito per venire ad uno [certo] et disegnato loco, anchora che bisogniasse passare sotto fossi 0 alcuno fiume.
6. Item, faro carri coperti securi et inoffensibili, e quali intrando intra [in] li inimica cum sue artiglierie, non è sì [grossa] grande multitudine di gente d'arme che non rompessino, et dietro a questi poteranno sequire fanterie assai, inlesi et senza alchuno impedimento.
7. Item occurrendo di bisogno faro bombarde, mortari et passavolanti di bellissime et utile forme, fori del comune uso.
8. Dove mancassi la operatione de le bombarde, componera briccole, manghani, trabuchi et altri instrumenti di mirabile efficacia et fora de I'usato, et insomma secondo la varieta de'casi componera varie et infinite cose da offender et di(fender).
10. In tempo di pace credo satisfare benissimo ad paragone de omni altro in architectura, in compositione de aedificii et publici et privati, et in conducer aqua da uno loco ad uno .altro [acto ad offender et difender]. Item conducera in sculptura di marmore, di bronzo et di terra; similiter in pictura cia che si possa fare ad paragone de omni altro, et sia chi vole. Anchora si potera dare opera al cavallo di bronzo che sara gloria immortale et aeterno honore de la felice memoria del Signor Vostro patre et de la inclyta casa Sforzesca. Et se alchuna de le sopradicte cose a alchuno paressino impossibile et infactibile me offero paratissimo ad farne esperimento in el parco vostro 0 in qual loco piacera a Vostra Excellentia, ad la quale humilmente quanta più posso me recomando etcetera.

venerdì 6 marzo 2009

La “Corilla Olimpica”

Maria Maddalena Morelli nasce a Pistoia il 17 marzo 1727 da Caterina Buonamici e dal violinista Jacopo Morelli.
Inizia da piccola, all’avvento dei primi studi letterari, a mostrare innate doti per la poesia e studia filosofia. A poco più di trent’anni, il 1 aprile del 1761 fonda l’Accademia dell’Ordine dei Cavalieri Olimpici ed in seguito, da questa istituzione, prende il nome d’arte di “Corilla Olimpica”.
Studiò a Napoli ed in quella città conosce un ufficiale dell'esercito spagnolo, si sposò ed ebbe un figlio. Sopraggiunge presto una separazione, sia dal marito che dal figlio e intraprende una fervida carriera intellettuale di poetessa ed improvvisatrice.
Alcuni suoi contemporanei la descrivono così: "d'alta statura, di bianca carnagione, con lunghi capelli biondi non impolverati e sciolti, occhi vivacissimi ed azzurri, bocca rosea e grande, sorridente, petto ricolmo, braccia ben tornite..." Giacomo Casanova, noto adulatore, l'aveva conosciuta a Firenze, la descrive come “strabica”, forse le aveva resistito?.
Numerosi sono stati i riconoscimenti conferiti a questa poetessa fino a raggiungere il massimo il giorno 31 agosto del 1778 quando ottenne dal papa l' assenso a incoronarla e a conferirle il titolo di Poetessa Laureata e di Nobile Romana. Un onore che prima di lei, era toccato solo a Petrarca e al poeta improvvisatore Bernardino Perfetti.
In quell’occasione, invece del discorso di commemorazione al premio, venne chiesto alla poetessa di esternare dei versi descrivendo le sensazioni che ella stessa provava nel ricevere l’onoreficenza, e così si espresse:

Cerchi la Patria, o Cantor chiaro e saggio?
Entro Pistoia e in riva all'Arno antico
Presi le mosse al mio mortal viaggio.
Quivi sul dolce mio terreno aprico
Insiem con l'altre donne m'avvezzai
L'ago a trattare al genio mio nemico.
Ma fin d'allora il biondo Apollo amai,
e in Elicona, ove talvolta ascesi,
qualche foglia di lauro anch'io spiccai:
e fin d'allora a sciorre il canto appresi all'improvviso,
e sieguo improvvisando l'estro,
ond'io i vanni della mente ascesi.


Viaggiò molto in Italia e in Europa e dopo un lungo soggiorno a Roma si trasferì a Firenze e il suo salotto divenne il ritrovo di intellettuali e letterati.
Nel 1780 si trasferi' definitivamente a Firenze in via della Forca (oggi via Ferdinando Zannetti n. 2) e per tutto il resto della sua vita tenne sempre salotto in questa sua nuova casa.
Alla sua vita ed alla sua figura sono state ispirate numerose opere tra le quali il dramma Corilla Olimpica di Paolo Giacometti, opera letteraria che non mise in luce la vera natura e non dette facile comprensione della figura storica della poetessa. Ad esempio la cronaca del tempo ci riferisce di una serata di primavera del 1770, dove nell’appartamento della Corilla si riuniscono alcune signore della Firenze che conta. Signore "tutte incipriate, in apparenza rigide... ma lascive nelle denudazioni del petto e nella bizzarria delle acconciature". Signore accompagnate da giovanotti "sbarbati, con la parrucca e lo spadino, in calzoni corti, calze chiare e scarpette lucenti... abatini azzimati sdilinquentisi dinanzi alle belle dame".
Venne il giorno in cui si riunirono ad ascoltare la musica di un giovane talento austriaco che rispondeva al nome di Wolfgang Amadeus Mozart. Donna di lungimirante intuito, la Corilla non cercò di far ascoltare musica al tredicenne, (era venuto in Italia col padre per questo) fece in modo invece, che fosse lui a deliziare i presenti con alcuni brani suonati al pianoforte, e volle intercalare l’esibizione del grandioso ospite con estemporanei versi in poesia, in rima, sui più svariati argomenti che le venissero in quella sede proposti.
La Corilla Olimpica sapeva bene quali erano le sue qualità. Inventare rime baciate, alternate o contrapposte, era un talento che aveva da bambina e che aveva coltivato nel corso della propria impegnatissima vita.
Nell' anno della sua scomparsa la citta' pose una lapide commemorativa sulla porta della sua casa fiorentina. Morì l'8 novembre del 1800. Il serto d'alloro col quale era stata incoronata a Roma è conservato tuttora in un'urna nella chiesa della Madonna dell'Umiltà a Pistoia.
A vedere solo questa lapide sopra la porta del palazzo in cui ha vissuto questa grande poetessa, parrebbe una triste lode ad una donna mesta e di rango marginale, quasi un’immagine da cortigiana e di scarsa cultura. Questa impressione non rende il giusto merito a colei che ha scelto Firenze per vivere la propria vita di intellettuale e di meritoria carriera letteraria.

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mercoledì 4 marzo 2009

Arte contemporanea a Firenze!!!

MUST - Museo Temporaneo a Firenze
Sede privilegiata e unica in Italia, Firenze accoglie nuovamente ARTOUR-O a marzo 2009.
Presente dal 2005, ha anticipato la rinascita della città come “capitale” del Contemporaneo.
"Le Città d'Arte per l'Arte Contemporanea" avrà come location principale il Grand Hotel Minerva e, come ogni anno, “invaderà” artisticamente la Città grazie al percorso che coinvolge palazzi storici e piazze. La Piazza di Santa Maria Novella, ormai riconsegnata alla Città, è un punto di forza quale contenitore emblematico e auspichiamo che l'inaugurazione della Piazza coincida con le nostre date. E’ inoltre allo studio un concorso internazionale per l'arredo della Piazza stessa.
Il Grand Hotel Minerva, contenitore prestigioso scelto perché in linea con lo spirito di ARTOUR-O, si trasforma grazie agli operatori in un museo d'arte contemporanea vivo e vivace ospitando al suo interno una serie di mostre, performance, installazioni. Percorrendo i suoi corridoi il pubblico può visitare la grande esposizione che scaturisce dalla visita delle stanze, durante il pomeriggio e alla sera; mentre le mattinate sono a disposizione degli ospiti - al mattino l'hotel è chiuso al pubblico– per visitare la città grazie ad una serie di eventi programmati.
I protagonisti di ARTOUR-O sono sempre selezionati in un'ottica trasversale, istituzionali e privati, dai Musei alle Fondazioni alle Gallerie, così da evidenziare l'importante ruolo svolto nelle proprie sedi, vissute come luoghi di diffusione dell'arte. In sintesi ARTOUR-O è un modo divertente e attento alla cultura per passare tre giorni a Firenze che grazie a quest'evento non si presenta solo come Città d'Arte del passato ma anche del presente e del futuro.

lunedì 2 marzo 2009

LaChapelle

Finalmente hanno fatto diventare un evento una esposizione di arte contemporanea a Firenze. Si perché anche se di gallerie d'arte ce ne sono in questa città, le esposizioni non sono divulgate abbastanza e la carenza delle istituzioni su questo tema è grande.

La galleria Poggiali e Forconi è stata aperta nel 1984, lavorando su affermati ed aspiranti artisti, ricercando giovani talenti e nuovi mezzi espressivi.

La location dell'esposizione in Via della Scala non è delle più comuni, i galleristi hanno dato il via ai lavori di ristrutturazione per ampliare la galleria arrivando a duplicarne lo spazio espositivo, dalla vetrina si vedono i quadri alle pareti e si può godere dei video proiettati senza neanche entrare.

La scelta è caduta su David LaChapelle. Le opere del fotografo americano ritornano così in città. L'esposizione di Poggiali e Forconi ripercorre la carriera artistica del fotografo con scatti anche particolarmente suggestivi per il tema trattato, quando si mette la trasgressione sulla religione si fa sempre colpo.

L'esposizione riporta il fotografo in uno spazio privato. Sono esposte una quarantina di opere dalle quali spiccano personaggi famosi e dello spettacolo come Naomi Campbel, Pamela Anderson e addirittura l'arresto di Paris Hilton.

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