domenica 18 marzo 2012

François Sabatier, altro fiorentino da rivalutare


Pubblico il Quarto articolo di Pier Tommaso Messeri.
Questa la sua presentazione:
...in un periodo di riacceso interesse per la Ungher, grazie a Firenze Curiosità, si inizia a parlare della volontà di dedicarle una sala nel nuovo teatro del Maggio, o addirittura una strada... sarebbe bello!
...ho scritto su Francois Sabatier, imporatnte figura di filantropo e critico d'arte,apprezzato ancora in Francia, nonchè marito di Carolina.
François  Sabatier -
Immagine di Pier Francesco Messeri - Tutti i diritti riservati



Firenze, patria d’ingegni fini, imprescindibile meta di amanti del bello. Così almeno era fino a tutto l’ottocento, quando la nostra città era luogo di ritrovo per studiosi ed intellettuali, non solo italiani.
 In periodo di rievocazioni storiche per la nota cantante lirica Carolina Ungher ( Szakesfehéervar, Ungheria, 1803 – La Concezione, Firenze 1877), ricordata in questi giorni per aver interpretato per la prima volta nella nostra città, alla Pergola nel 1832 “L’Anna Bolena” di Donizetti, un pensiero va a François Sabatier fra i tanti cugini d’oltralpe - sarebbe difficile ricordarli tutti - amanti della cultura, che scelsero Firenze come patria d’elezione.
François Sabatier, nato a Montpellier il 2 luglio 1818 da un’antica famiglia dell’alta borghesia del luogo, dopo essere rimasto orfano di padre in tenera età, venne da uno zio mandato a studiare in una scuola gestita da Gesuiti. Il giovane François, dimostrando fin da bambino una spiccata intelligenza, incominciò a seguire diversi percorsi di studio.  Interessato profondamente dal mondo letterario, passò sui libri gran parte delle sue giornate, intervallando il suo tempo libero con la pittura. L’applicazione costante nell’apprendimento delle lingue, per le quali era molto portato, gli consentirono ben presto di parlare correttamente sette idiomi. Stimolato da de Vigny, si trasferì a Parigi,  dove poté conoscere ancor meglio e frequentare il mondo letterario intellettuale di quella grande città. Nella capitale francese, fece amicizia con numerosi pittori tra i quali Bouquet e Chenevar. La pittura, infatti, fu la grande passione di François, il quale essendo un abile disegnatore fu anche un grande collezionista oltre che critico d’arte. Grande appassionato di teatro, tradusse in francese varie opere dal tedesco, poi date alle stampe, tra le quali le più importanti sono senza dubbio il Guglielmo Tell di Schiller e il Faust di Goethe, considerate ancor oggi in Francia dei capolavori di stile.
Sabatier  fu in quegli anni avvicinato alle teorie filosofiche di François Fourier, filosofo dal cui  pensiero fu colpito e interessato .
Lo spirito  sensibile del giovane studioso non poteva rimanere indifferente dalle bellezze d’Italia, dove, a seguito di un viaggio fatto nel 1838, decise nel 1841 -dopo aver conosciuto e preso in moglie la bellissima cantante ungherese Carolina Ungher-  di trasferirsi.  Scelse come dimora  Firenze, dove abitò tra il palazzo di via de’ Renai e la villa La Concezione, nelle colline poco distanti dalla Lastra, nella via Bolognese. In quelle abitazioni, intervallando gli ameni soggiorni con viaggi nel sua casa avita di  Tour de Farges in Francia,  assieme a Carolina tenne un importante salotto culturale, frequentato dai maggiori intellettuali di passaggio nella città.  Sabatier, profondo conoscitore e amante della bellezza, lavorò molto per la stesura di un trattato di storia dell’arte, purtroppo mai portato a termine.
Fu di François il desiderio di far decorare dagli amici pittori Papety, Bouquet e dallo scultore Ottin il salotto del palazzo -comprato qualche anno prima dalla consorte- in via de’ Renai, con una serie di opere ispirate alla filosofia di Fourier, unica testimonianza nella nostra città di rappresentazioni pittoriche e scultoree dall’influenza Fourierista.  Sabatier amò così tanto la Toscana, da chiedere espressamente al Granduca Leopoldo II l’iscrizione alla nobiltà di Fiesole, desiderio che venne subito esaudito.
François venne ricercato e stimato per la sua enorme cultura e la prodigiosa memoria, che gli consentiva di recitare a mente numerosissimi testi teatrali e poetici; perfino Renato Fucini, il nostro Neri Tanfucio ne fa una simpatica descrizione nel suo Acqua Passata.
François Sabatier, animato da spirito filantropico, si adoperò molto anche per i meno fortunati; di concerto con Carolina, prese la decisione di adottare Louise Boucher, la figlia di Auguste Bouquet, morto improvvisamente. Luisa, grazie ai coniugi Sabatier, venne presentata nel variegato salotto culturale che si riuniva intorno alla coppia, conoscendo Michele Amari, famoso storico e politico, che l’avrebbe poi chiesta in matrimonio.
Dopo la morte della Ungher, François si trasferì in Francia, dove sebbene avesse ripreso moglie, ripensò sempre alla sua Firenze. Ebbe infatti il desiderio che una volta defunto, cosa che avvenne a Tour de Farges il  1 dicembre 1891, potesse riposare per sempre al cimitero delle Porte Sante, davanti alla culla dell’arte e vicino alla sua Carolina.

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