Il Burchiello

Domenico di Giovanni detto Il Burchiello
Abbiamo già parlato di Calimala, della provenienza etimologica e delle varie interpretazioni, una di queste pare provenga da “cali mala”, quasi “caìlis ma1us”. Nel Villani si trova riferimento specifico che questa via fu chiamata col nome di via Francesca, perché qui vivevano numerose botteghe di mercanti. Vendevano principalmente panni e stoffe francesi ed in generale esteri al confine alpino.
Qui, in questa via, ebbe la sua bottega il celebre Domenico di Giovanni. Uno dei più nominati e famosi barbieri fiorentini, che come a Firenze da sempre è stata usanza, aveva un soprannome che si è trascinato sino ad oggi: Il Burchiello.
L'ubicazione precisa di questa bottega all'interno di via Calimala non è conosciuta, qualcuno confessa che fosse stata nella Piazza di S. Andrea, come specificato nella Firenze antica e moderna illustrata.
Il Burchiello nella sua bottega aveva due stanze, in una si faceva la barba e nell'altra suonava la chitarra, declamando poesie.
Domenico di Giovanni dunque, meglio noto come il Burchiello, nasce a Firenze nel 1404. Una vecchia ipotesi insinuava l'origine casentinese di Domenico, nato a Bibbiena, e chiamato Michele Leonzi, o Lontri, e spiegando il soprannome con la piccola barca che lo avrebbe portato giovanetto da Bibbiena a Firenze (cosa alquanto effimera e poco credibile), i documenti illustrati da V. Rossi certificano le origini fiorentine del poeta che, nel 1427, risultava avere quattro fratelli maschi, dei quali il maggiore, Domenico era il quinto oltre le tre femmine. Il Gargani invece ci dice che era nato a Pisa e trasferito giovanissimo a Firenze.

La sua poesia, spesso definita assurda, divenne celebre per il suo stile e per il linguaggio paradossale.
La professione di barbiere e come tale risulta iscritto alla Corporazione dei Medici e degli Speziali, la stessa cui era appartenuto anche Dante Alighieri era a nostro parere il modo per sbarcare il lunario, la celebre barberia fu raffigurata nella volta della Galleria degli Uffizi, secondo un progetto di Paolo Giovio, realizzato, secondo il Manni, tra il 1658 e il 1665.
Ma la sua vera passione era la poesia. Si dice fosse un vero e proprio burlone, ma tra uno scherzo e l'altro, la sua bottega era frequentata da un circolo di letterati e artisti come, ad esempio, Leon Battista Alberti. Non amando la politica Medicea, anzi contrastandola, venne esiliato nel 1434 da Cosimo il Vecchio, che all'apparenza governava una Repubblica, ma che in realtà era il vero e proprio signore di Firenze.
Tanto per entrare brevemente all'interno della poesia di Burchiello, detti “Sonetti alla Burchia”, riporto una prima parte di un poema dal quale si evince l'evidente senso distruttivo del linguaggio.

Nominativi fritti, e Mappamondi,
E l'Arca di Noè fra due colonne
Cantavan tutti Chirieleisonne
Per l'influenza de' taglier mal tondi.

Mori di malaria a Roma, dove anche in quel luogo aprì una bottega di Barbiere. Prima però ebbe una vita travagliata e passò qualche anno di galera a Siena condannato per furto.

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