venerdì 29 ottobre 2010

Fiorentini ciechi e Pisani traditori

L’antica rivalità tra le due città toscane risale alla notte dei tempi. Situazioni politiche di comodo si sono susseguite da sempre a favore prima degli uni e poi degli altri. Beffe, sberleffi, guerre, compromessi, hanno da sempre contrapposto pisani e fiorentini sino a giorni nostri.
Le colonne “affocate” sul lato principale del Battistero di San Giovanni a Firenze raccontano storie di fregature colossali.


La beffa delle colonne di porfido rosso del Battistero di San Giovanni di Firenze, ha fondamento in una storia risalente al 1117 quando i Pisani si imbarcarono alla conquista di Maiorca.
A quel tempo l'isola era in possesso dei saraceni e al momento della partenza Pisa non poteva essere lasciata incustodita per non lasciare spazio alle offese dei lucchesi, sempre pronti a dare battaglia.
Di questo ci racconta il Cavalier Lucantonio Cacciaporci che nel “Compendio della Storia Fiorentina” ci dice: “fecero una grande armata di galee e navi per andare sopra l’Isola di Maiorca...i lucchesi vennero sopra Pisa per prenderla...i pisani presero consiglio di mandare ambasciatori ai fiorentini acciò essi guardassero Pisa..." I Pisani affidarono dunque la custodia della città marinara ai fiorentini.
Tornati vittoriosi da Maiorca, in segno di gratitudine, offrirono all’alleato fiorentino una parte del bottino di guerra. La scelta fu tra due porte di metallo o due colonne di porfido. Le colonne pareva avessero un potere particolare, quello di riflettere il viso di coloro che pur essendo colpevoli, erano ancora impuniti dalla legge. Da questo, con molta probabilità, la scelta delle colonne, che una volta imballate, furono trasportate a Firenze a carico dei pisani. Al momento della rimozione del rivestimento costituito da un panno di colore scarlatto, si constatò che le colonne erano state "affocate", opache dal fuoco. Che i pisani avessero in mente un raggiro o una fregatura?
Queste colonne sono tutt'ora installate nelle pareti esterne del Battistero di Firenze, sono protette da un’intelaiatura e posizionate vicino alla porta principale del Ghiberti. Nel 1424, in occasione di un allagamento della città, si frantumarono a terra e furono poi rimontate, cerchiandole in ferro.
Si racconta anche la storia di un soldato fiorentino che aveva osato disobbedire al bando del comandante delle truppe, che imponeva alle armate di non entrare in Pisa avendo organizzato la protezione all’esterno dei confini della città, “pena la testa”. Il soldato osò disobbedire e non si peritò ad andare in città, ma fu catturato e condannato alla forca.
I pisani impietositi dalla ingenuità del soldato, inviarono influenti cittadini a perorare la sua causa, imponendo inoltre che l’esecuzione capitale non potesse essere effettuata in territorio di Pisa. La Repubblica fiorentina, pur di eseguire la condanna, comprò un pezzo di terreno e qui issò una forca ed eseguì la sentenza.
Un pò per le colonne “rosse foco”, un pò per le rivalità che ancora oggi vengono reiterate tra i due popoli, fu coniato per l’occasione un detto: “fiorentini ciechi e pisani traditori” ed in definitiva, anche se derivanti da una beffa, le colonne sono ancora posizionate nella originale posizione, a prova dell’orgoglio fiorentino per non aver rifiutato il dono dall’antica rivale di terre e di battaglie.

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