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Gregoriano

E’ bastato leggere il luogo per attirare la mia attenzione al manifesto: Basilica di San Miniato al Monte.
Con tutto il rispetto, avessi letto Chiesa dell’Isolotto oppure di San Jacopino, forse non sarei ritornato indietro a leggere il messaggio contenuto: “Concerti di Canto Gregoriano”.
Dunque a uno di questi Concerti, anzi a quello di questa sera, non avendo altri impegni, avrei potuto partecipare. Rientrare a casa e dare il via ai preparativi è stato un tutt’uno.
E’ capitato anche che il parcheggio l’abbia trovato a due passi dalla Basilica, proprio in quella strada che una volta, con gli amici catalani chiamammo ‘ canuttificio’.
I miei amici, brindando dicono: ’salut y forza al canut’, indicando la zona del corpo cui si riferiscono. Siccome in quella stradina al buio, quella sera che ci andammo per ammirare il panorama dalla scalinata della Basilica, (chi non l’ ha mai visto ci vada : potrebbe essere a pagamento più avanti!) c’ era un gran daffare nelle auto ai bordi di questa stradina, tanto da far immaginare un certo lavoro dei tanti ‘canut’ . Da cui ‘canuttificio’.
Dunque il Concerto. Il programma di sala precisava che si sarebbe trattato dell’esecuzione di una Messa da
Requiem in memoria di un benedettino, grande studioso della materia, vissuto a San Miniato.
Intanto il Coro: ’Viri galilei’, un famoso Coro fiorentino che opera da molti anni, con delle voci, maschili e femminili, straordinarie per caratura, intonazione, disciplina, integrazione fra loro. Il modo di cantare il Gregoriano è calmo, pare anche riflessivo, con frasi lunghe che par non finiscano mai, per cui ai coristi non può mancare il fiato. Al termine mi sono molto complimentato con uno dei solisti, un baritono. Ma và?!?
Man mano che il Concerto andava avanti mi tornavano alla memoria episodi di quando ero ragazzo, quando andavo ai Vespri per cantare insieme a don Renzo. Si cantava gregoriano.
Mi sovveniva che durante le funzioni intorno al feretro, c’era Piero Somigli che sorreggendo il Piviale del sacerdote, cantavano insieme – Piero con la sua bella voce da basso sonora e chiara - : ‘…quando-o cie-e-li…., oppure ’in Paradiso’.
Quanti ricordi ed emozioni in un Concerto, specie se eseguito in tale ‘location’ , dove i molti turisti avevano si orecchi per la musica, ma gli occhi girovagavano dalle pareti alla cripta; dal pavimento al pulpito.
Fuori, all’uscita, dalla gradinata lo spettacolo della città già nella penombra con all’orizzonte il rosso-violaceo del dopo tramonto. Un trionfo di luci e colori illuminavano quello della Civiltà!
Francoeffe

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