mercoledì 8 giugno 2011

L’Orologio e l’Enigma delle ore di Paolo Uccello

Una meridiana verticale, ecco la più semplice spiegazione del perché l’orologio del Duomo di Firenze appare così strano ai nostri occhi.
Del resto gli attuali orologi si muovono per effetto di una convenzione su come debba essere misurato il tempo, la nostra vita quotidiana e le regole ad essa applicate sono frutto di convenzioni, o prevalenza di alcune regole rispetto ad altre. Questo orologio, realizzato per la controfacciata del Duomo di Firenze da Paolo Uccello nel 1443, non è frutto di una convenzione.

Tutti conoscono il funzionamento delle meridiane verticali; il tempo viene segnato con la proiezione dell’ombra su un quadrante, in senso antiorario. Così funziona anche la lancetta dell’orologio della controfacciata del Duomo di Firenze.
Il quadrante misura 435 x 435 posizionato a circa 15 metri di altezza da terra, è composto da un cerchio che rientra all’interno di un quadrato. Il quadrante della misurazione del tempo è suddiviso in 24 spicchi contrassegnati dall’1 al 24 in numeri romani posti in ordine crescente in senso antiorario. Definire antiorario un movimento di un orologio è alquanto bizzarro, ma questa definizione serve a far meglio comprendere il vero moto della lancetta dell'opera d'arte della quale stiamo parlando.
Al centro del quadrante una lancetta a forma di raggio di stella allungata che indica il tempo secondo l’”Hora Italica” cioè la 24 ora era il tramonto e la prima ora quella della notte.
Negli angoli del quadrato che contiene il quadrante dell’orologio, sono raffigurati 4 profeti/evangelisti ed il loro sguardo segue l’osservatore in qualunque direzione sia rivolto. Sono questi volti che danno all’affresco una visione tridimensionale, a differenza della bidimensionalità del quadrante.
L’attuale quadrante è una seconda stesura di un affresco di Paolo degli Uccelli, meglio conosciuto come Paolo Uccello. L’opera d’arte viene completata con le maestranze fiorentine che lavoravano alla meccanica di funzionamento dell’orologio, nello stesso quadrante non vi è nessun riferimento all’astrologia. Il meccanismo posto nell’intercapedine della facciata è di Angelo Niccolai degli Orologi, fu incaricato di costruire l’orologio meccanico di Santa Maria del Fiore, e fu istallato nel 1443. L’attuale meccanismo dell’orologio del Duomo di Firenze, è stato costruito dall'orologiaio fiorentino Giuseppe Bargiacchi nel 1761.
Fin dalla sua origine l’orologio viene “rimesso” all’ora a seconda della fase solare del tramonto e rispettando una tabella comparativa.
La disposizione in senso antiorario non è in realtà una bizzarria ma la trasposizione delle ore segnate dalle meridiane verticali, dove era l’ombra a muoversi per il muoversi da est verso ovest del sole.
Questo orologio così suddiviso, poneva nella prima ora l’inizio della notte e nella 24esima la fine della luce, quindi la fine della giornata lavorativa ed alla quale corrispondeva la scampanata dell’AVE MARIA.
Quindi è facile ipotizzare che la prima ora potesse essere l’inizio della giornata, ma la prima ora era la prima della nottata e denominata appunto l’”Or di Notte”.
Rapportando il sistema di individuazione delle ore a quello odierno, il parallelismo delle 24 ore può creare una gran confusione. Uno dei punti base da cui partire per capirne la logica è che il giorno inteso come data di calendario, parte al tramonto e non alla mezzanotte. Di conseguenza si può facilmente intuire ad esempio che, le III di Paolo Uccello non corrispondono mai alle 3 del mattino. L’Ave Maria suonata dalle campane corrisponde perfettamente all’ora del tramonto e della fine del giorno, in quanto inizio dei vespri. A seconda delle stagioni l’orologio ha necessità di essere aggiornato allora come adesso, con un computo delle ore.
Esistono delle tabelle di comparazione appositamente predisposte a seconda delle effemeridi e degli orari del tramonto con l’indicazione di 24 periodi dell’anno a gruppi di giorni variabili.
Per rendere ancor più misteriosa l’interpretazione di questa opera d’arte e del suo funzionamento sono stati scomodati anche gli ebrei che ritroverebbero uno spicchio della loro cultura nella misurazione del tempo, proprio perchè inizierebbe subito dopo il tramonto. 
L’enigma è risolto.
Un modo curioso quindi di contare le ore, curioso se visto dai nostri tempi.

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