Bocce e Pallottole a Firenze


Oggi partiamo da molto lontano. Citiamo come primo luogo simbolico la città neolitica di Catal Huyuk, in Turchia dove sono state individuate le prime tracce di un'attività ludica riconducibile al gioco delle bocce. I reperti datano 7000 a.C. e furono rinvenuti appunto, a Catal Huyuk. Furono trovate alcune sfere in pietra che mostrano chiaramente i segni di rotolamento su un terreno accidentato. In Egitto, oggetti simili, ma più finemente lavorati, furono rinvenuti nella tomba di un fanciullo risalente al 3500 a.C.
Ma sappiamo che anche i Greci e i Romani giocavano a bocce. Uno dei primi documenti scritti che citano questo gioco è quello del medico greco Ippocrate (460-377 a.C.) che lo elogia e lo consiglia ritenendolo un'attività molto salutare.
Il salto di qualità delle bocce è comunque merito dei Romani che adottarono, per primi, sfere di legno. Per Publio Ovidio Nasone era il divertimento preferito durante l'esilio sul Mar Nero; vi si dilettò l'imperatore Augusto (che usava bocce di radica d'ulivo), Ponzio Pilato ed anche Claudio Galeno il quale, come il collega Ippocrate, lo consigliò a giovani e vecchi.
Le legioni romane fecero conoscere il gioco in Gallia ed in Britannia dove, in seguito, ebbe uno sviluppo enorme.
Nel Medioevo questo gioco divenne una vera e propria mania. Si giocava per le strade, sulle piazze, nei castelli. Le bocce affascinarono tutti, nobili e plebe. Non furono disdegnate dagli ecclesiastici e dalle gentildonne. Nel 1299, a Southampton (la romana Clausentum), in Inghilterra, nacque quello che possiamo considerare il primo club boccistico: l'Old Bowling Green.
Ma l'esagerata pratica del gioco diede fastidio ai potenti. Il lavoro trascurato, le scommesse e, a volte, le furibonde liti, provocarono i primi divieti che accompagnarono il gioco delle bocce per lunghi secoli.
Del gioco delle bocce parla anche William Shakespeare nel suo Riccardo II (1595). Nel 1576 i Dogi di Venezia ne furono addirittura terrorizzati ed emisero un pesantissimo editto contro "… il pericolo grande delle balle…". Ma erano praticamente gli ultimi anatemi contro un gioco che, oramai, si era diffuso in quasi tutta l'Europa occidentale. Infatti, verso la fine del Seicento, Carlo II d'Inghilterra lo legalizzò e, addirittura, fece predisporre una specie di regolamento. Il 1° maggio 1873 sorse a Torino la prima società d'Italia che assunse la curiosa denominazione di Cricca Bocciofila. Fu il primo passo, il primo mattone della futura organizzazione nazionale. Un quarto di secolo dopo, nel 1897, un gruppetto di società bocciofile piemontesi si riunì a Rivoli, vicino a Torino, e decise di fondare un organismo di coordinamento dell'attività sul territorio. Nel 1904 fu predisposto il primo regolamento tecnico di gioco ufficiale. L'attività era ancora svolta unicamente all'aperto, su campi non delimitati, con bocce di legno. In Francia nacque la boccia "chiodata", l'antenata di quella metallica.Ci fermiamo qui, senza entrare nel particolare sullo sviluppo dell'attività sportiva, anche agonistica, che si è evoluta nel corso del XX secolo e ci concentriamo sul legame, forte, che le bocce e le "pallottole" hanno avuto con Firenze.
Alla sinistra del Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze, un piccolo slargo denominato “delle Pallottole”, ha fatto un po’ la storia e la leggenda dei curiosi e variegati toponimi fiorentini. E’ spesso preso ad esempio di nomi caratteristici di vie e piazze ed ha sempre un grande successo ed simpatica attenzione.
A questa piccola piazza, prima molto più grande, si accede da Piazza San Benedetto, da via de’ Bonizzi e da via de’ Maccheroni, ma l’accesso più importante è quello diretto da piazza del Duomo.
L’attuale conformazione di questo piccolo spazio cittadino è frutto di una sistemazione urbanistica ottocentesca, quando alcune case che circondavano il Duomo furono abbattute per lasciare spazio alla piazza e alla vista dei marmi della più grande chiesa di Firenze.
La piazza di più ampia superficie dava modo alla popolazione di potervi s volgere delle attività ludiche, tra le quali, appunto, il gioco delle Pallottole. Tanto diventò famoso e praticato in quella piazza che necessariamente il toponimo ebbe luogo. Ipotizzando un piccolo dialogo tra due fiorentini del tempo potremmo dire: “Giovanni, indoe ci si ‘ede pe’ be quarcosa ‘nsieme? - “Mah...vediamoci indò giohano alle pallottole”!
Il gioco delle Pallottole era vietato in molti altri luoghi della città, tanto ciò è vero che, sono ancora visibili alcuni “Bandi” scritti e divulgati su pietra, dove i Signori Otto di Guardia e Balia, la polizia del tempo, vietava il gioco delle pallottole e molto più spesso della palla in generale, per svariati motivi, tra cui il rispetto dei luoghi di culto. Uno di questi bandi è ancora ben visibile su di un fianco della Badia Fiorentina.
Il parallelo ai nostri tempi è molto lineare. L’antico gioco delle Pallottole è sicuramente l’antesignano dell’odierno gioco delle bocce. Sono cambiate alcune regole, ma l’utilizzo delle “pallottole” è sempre lo stesso. Le bocce in questa piazza di Firenze hanno avuto e sempre avranno la loro patria naturale. Qui nasce il gioco delle bocce fiorentine.
Esiste in questa piazza un fabbricato di forma rotonda. In questo luogo aveva sede un laboratorio di scultura e restauro dell’Opera del Duomo dove venivano realizzate sculture per il restauro della decorazione esterna di Santa Maria del Fiore e degli altri edifici di Piazza Duomo; gli scultori lavoravano sotto una grande tettoia porticata oggi scomparsa. Nel XVIII secolo il vecchio cortile fu lasciato a favore della rotonda tuttora situata in piazza delle Pallottole. L'ultimo definitivo trasferimento alla sede attuale di via dello Studio avvenne intorno alla metà del XIX secolo dove ancora oggi vediamo attivo il laboratorio di restauro. Vengono qui anche realizzate le copie delle statue originali che sostituiscono progressivamente quelle in pericolo di deterioramento. 
In passato, in questi laboratori, furono realizzate da maestri scalpellini e dagli artisti incaricati dall’Opera, le statue e le colonne della facciata di Santa Maria del Fiore. 
Piazza delle Pallottole ricorda anche una brutta pagina. Un assassinio fu qui commesso nel 1528 quando Leone Strozzi uccise un Salviati per vendetta familiare. Pare che il Salviati avesse mancato di rispetto alla sorella di Leone, Luisa Strozzi.
Insomma, oltre alle origini del Calcio, la città e i cittadini di Firenze possono andare orgogliosi anche per aver avuto un'altro primato, quelli di essere praticanti di un altro sport che ai giorni d'oggi ha un grande successo in tutta l'Italia e nel mondo intero. il gioco delle bocce!

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