venerdì 29 febbraio 2008

Il David di Michelangelo

di Thalia Giovannelli
Il David è stato scolpito nel marmo di Carrara.
Un enorme pezzo di questo marmo riposava ai tempi di Michelangelo in una rimessa di Firenze. Molti scultori del ‘300 avevano cercato di scolpire quel enorme pezzo di pietra chiamato “il Gigante” ma nessuno aveva mai proseguito il proprio lavoro su questo blocco. Da piccolo Michelangelo aveva trovato questa rimessa vicino ai luoghi dove andava a giocare. Era un vecchio deposito e all’interno giaceva il Gigante. Michelangelo aveva sempre sognato di scolpirlo ma non aveva mai osato chiederlo.
Nel 1501, Soderini, Gonfaloniere della città, voleva affidare il Gigante a Leonardo da Vinci. Michelangelo, appena venuto a sapere la notizia si recò da Soderini per convincerlo ad affidarlo invece a lui stesso. Ottenuto il benestare si mise subito all’opera e creò un modellino d’argilla. Ha bene in mente cosa vuole fare, da quel marmo deve uscire un David; un personaggio che simboleggia la vittoria della qualità umana sulla forza bruta, la capacità di vincere contro il potente se si ha l’abilità per farlo. Nel pezzo di marmo era già stata scolpita una piccola cosa e nessuno aveva mai avuto il coraggio di toglierla fino ad allora.
Dopo tra anni di lavoro, finalmente il David è finito e sorge il problema di dove collocarlo.
Alcuni lo volevano mettere sotto la Loggia de Lanzi, al riparo, Michelangelo invece, ai piedi di Palazzo Vecchio.
Dopo un gran dibattito, fu collocato proprio ove l’artista lo voleva mettere.
E così, dalle più belle statue del rinascimento, è diventato uno dei simboli di Firenze.
Dall’ 1873, l’originale del David si trova alla Galleria dell’Accademia, ma si possono vedere altre copie: una in Piazza della Signoria, nella posizione originaria e un’altra al Piazzale Michelangelo, di bronzo.

giovedì 28 febbraio 2008

Michelangelo Buonarroti

di Thalia Giovannelli
Michelangelo Buonarroti nasce il 6 marzo 1475 a Caprese, da Ludovico di Lionardo Buonarroti Simoni e Francesca Neri.
Alla morte della madre, Michelangelo, 6 anni, viene affidato a una famiglia fiorentina che lo farà studiare alla scuola di Francesco da Urbino.
Michelangelo ha 13 anni quando entra nella bottega dei Ghirlandaio, ma ben presto, dopo circa un anno, entrerà nella cerchia di Lorenzo il Magnifico.
Michelangelo, trattato da Lorenzo come un figlio, studia l’arte antica e la filosofia insieme a personaggi illustri come Poliziano, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola ed altri.
Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, nel 1492, Michelangelo torna nella casa paterna. Due anni dopo, prevedendo la cacciata dei Medici da Firenze, si trasferisce a Bologna per un’anno. Dopo un breve ritorno a Firenze, Michelangelo si reca a Roma dove conosce il cardinale Riario cugino del prossimo papa. Quì scolpisce la Pietà.
Nel 1504 rientra a Firenze, dove scolpirà il David e gli sarà chiesto di affrescare la battaglia di Cascina in Palazzo vecchio di fronte alla Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci; nessuno dei due affreschi sarà realizzato definitivamente.
Nel 1505 gli viene commissionata la tomba papale di Giulio II a Roma. Tre anni più tardi, firmò il contratto per gli affreschi della Cappella Sistina. Qualche anno dopo il papa Giulio muore. Tornando a Firenze realizzerà la Biblioteca Laurenziana e la Cappella Medici.
Nel 1530 per le proprie idee politiche, Michelangelo rischia di essere assassinato. Dopo varie vicissitudini, alla morte del padre, nel 1534, Michelangelo si trasferirà definitivamente a Roma. Dopo altre opere, lavorerà alla Volta della Cappella Sistina e dipingerà il Diluvio Universale, fino alla fine della sua lunga vita.
Questo grande artistia morirà all’età di 89 anni, il 18 febbraio 1564 accanto ai suoi più cari amici.

martedì 26 febbraio 2008

La Storia di Firenze di Giovanni Spadolini

Contemporaneamente all'uscita del primo numero del Corriere Fiorentino (acquistato); Repubblica edizione di Firenze fa uscire in tre volumi (oggi è uscito il primo) della Storia di Firenze di Giovanni Spadolini.
E' una riedizione di "Firenze mille anni" edita dalla Cassa di Risparmio di Firenze nel 1983 con una nuova versione grafica.
La leggeremo con cura...

venerdì 22 febbraio 2008

La "Finocchiona" e le sue origini

La "Finocchiona" a Firenze ed in Toscana rappresenta un alimento che tutti hanno a cuore. Vuoi per i sapori particolari delle spezie con cui è insaccata, vuoi per la variabile consistenza con cui viene prodotta; troviamo il salume compatto e quello che si sbriciola, da questo il termine che a firenze ricorre nell'appellare detto alimento: "Sbriciolona"!!!!
E' cuoriosa la tradizione della Finocchiona. Alla fine del XIX secolo, le nobili famiglie fiorentine che non avevano possedimenti e territori coltivati, si recavano nelle campagne e nei vigneti dei dintorni della citta, ad acquistare il vino nelle classiche damigiane.
I contadini erano solitamente molto ospitali con questa categoria di persone e di famiglie, ed era di norma offrire una bella colazione, con pane e finocchiona tagliata ben spessa. Si accompagnava la colazione con il vino appena spillato dalla botte che doveva essere il vino da proporre per la vendita.
Le spezie, costituenti fondamentali del salume e gli aromi ed i profumi forti, avevano ottenuto l'effetto desiderato dal contadino; anestetizzare e "confondere" il palato e l'olfatto del nobile compratore. Il vino dunque veniva considerato privo di difetti e quindi acquistabile.
Oggi il salume è costituito esclusivamente di carne di maiale, spezie e semi di finocchio. E' ancora molto utilizzato e buon salume per antipasti o semplici "merende".

mercoledì 20 febbraio 2008

Piazzale degli Uffizi, una vera e propria vergogna!

Forse non è una vera curiosità fiorentina o forse possiamo estendere questa grande ingiustizia all'arte italiana a tutto il nostro paese.
E' bene che certe situazioni tendano a non ripetersi ed è per questo che anche io voglio contribuire con il mio piccolo blog.
Questa è la foto del Piazzale degli Uffizi ieri pomeriggio (Foto Adg) 19/02/2008. I lavori dei "Grandi Uffizi", forze dell'ordine, auto autorizzate e non... ma v'immaginate il Piazzale del Louvre con intorno alla piramide di vetro tutte le auto parcheggiate?
Inserisco questo post nelle "Curiosità attuali", ma credetemi...è molto faticoso!

lunedì 18 febbraio 2008

Anna Maria Luisa de' Medici - Elettrice Palatina


Anna Maria Luisa, figlia di Cosimo III de’ Medici e di Margherita-Luisa d’Orléans, nacque a Firenze l’11 Agosto del 1667, era la seconda di tre fratelli: Ferdinando (1663) e Gian Gastone (1671).
L’infanzia di Anna Maria Luisa, fu segnata dai frequenti litigi fra il padre, un uomo tetro, silenzioso e profondamente religioso, e la madre, una donna vivace e scherzosa, che detestava il marito e la vita a Firenze, e che nel 1674 lasciò la Toscana per ritirarsi in un convento di Montmatre.
Il granduca Cosimo III, il cui cattolicesimo era diventato sempre più rigido, impose una serie di restrizioni e di regole mirate a bandire l’immoralità e le eresie, oltre ad opprimere la città con le sue pesanti tasse e altri provvedimenti finanziari. Il primogenito Ferdinando era diventato un giovane attraente, brillante e intelligente; il Granduca decise di farlo sposare al più presto: la dinastia aveva bisogno di un erede. Sfortunatamente la moglie scelta per lui, la principessa Violante Beatrice di Baviera, era una giovane scialba ed emotiva. Lui praticamente la ignorava, e lei, in ogni caso, era sterile. Un giorno Ferdinando partì per Venezia, dove contrasse la sifilide da una dama di nobile famiglia. Poiché non ci si poteva aspettare un erede da Ferdinando, il Granduca Cosimo concentrò la sua attenzione sul secondogenito Gian Gastone. Quest’ultimo, di tendenze omosessuali ancora più forti di quelle del fratello, passava la maggior parte del tempo da solo, dedicandosi a studi di botanica o all’apprendimento di lingue straniere. Si sposò con la figlia del duca di Sassonia-Lauenberg e vedova del conte palatino Filippo di Neuburg, una donna di una bruttezza veramente eccezionale, litigiosa ed assolutamente priva di attrattiva. La moglie lo trascinò nel villaggio di Reichstadt, vicino Praga, ma il luogo e la donna disgustavano Gian Gastone. Il loro rapporto si fece rigido e distante ed i due non ebbero mai figli. Cosimo III aveva fatto abbandonare il cappello cardinalizio al fratello minore Francesco Maria, maritato ad una giovanissima principessa (Eleonora Gonzaga) nella vana speranza di avere un erede legittimo, ma anche in questo caso non si ebbe un erede. Quindi, entrambi i fratelli di Anna Maria Luisa dimostrarono scarsa attitudine alle responsabilità di governo e poca responsabilità nei confronti della casata Medicea.
Anna Maria era una ragazza alta, bruna, con una voce mascolina e una risata sonora; Guglielmo, l’Elettore Palatino, la sposò a Innsbruck, e subito dopo le trasmise una malattia venerea: tale malattia fu ritenuta responsabile degli aborti che angustiarono la sua giovinezza. Visse ad Innsbruck fino alla morte del marito avvenuta nel 1716, poi tornò a Firenze. Nel 1723 morì Cosimo III e nel 1737 Gian Gastone. Ferdinando era morto già diversi anni prima del padre, quindi Anna Maria Luisa era rimasta l’ultima dei Medici, e ne era sempre ben consapevole. Alla sua morte la Toscana sarebbe passata sotto il dominio dei Lorena, nella persona del duca Francesco, marito di Maria Teresa d’Austria.
Alla morte del fratello Gian Gastone nel 1737 il rappresentante lorenese Principe di Craon offrì ad Anna Maria Luisa la reggenza del Granducato in nome di Francesco Stefano di Lorena, nuovo sovrano, ma la principessa declinò l'offerta, pur rimanendo a vivere in Palazzo Pitti e dedicandosi alla sua passione per l'arte e l'antiquariato. Fu proprio questa passione a farle compiere il gesto per cui è rimasta famosa e che fu la vera fortuna di Firenze: nel 1737 Anna Maria Luisa stipulò con la nuova dinastia regnante il cosiddetto "Patto di Famiglia" che stabiliva che i Lorena non potessero trasportare "o levare fuori della Capitale e dello Stato del GranDucato ... Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose... della successione del Serenissimo GranDuca, affinché esse rimanessero per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri". Con questo patto Anna Maria Luisa permise che Firenze non perdesse nessuna opera d'arte e che non subisse la sorte di Urbino, che all'estinzione della casata dei Della Rovere era stata letteralmente svuotata dei suoi tesori artistici. Gesto ancora più lungimirante fu il porre particolare attenzione alla frase “ per attirare la curiosità dei Forestieri”. Qui si vede la grande levatura culturale di Anna Maria, il grande spirito di conservazione ma anche il lungimirante prevedere che la bellezza delle opere poteva essere goduta anche da altri, prevedendo un turismo che allora era solo un'idea.
L'Amministrazione comunale ha inserito questa ricorrenza come festa uffiziale del Comune di Firenze insieme a altre feste e ricorrenze tradizionali che si svolgono in città. La ricorrenza della morte di Anna Maria Luisa (o Ludovica) de' Medici - Firenze, 18 febbraio 1743 viene ogni anno commemorata. L'iniziativa voluta da un gruppo di storici e di studiosi, insieme all'Assessorato per la Valorizzazione delle Tradizioni Popolari Fiorentine del Comune di Firenze ormai da 8 anni.
Di norma il cerimoniere prevede:
ore 10.00 – Il Corteo della Repubblica Fiorentina parte da Piazzetta di Parte Guelfa, Via di Calimala, Piazza della Repubblica, Via Roma, Piazza di S. Giovanni, Borgo San Lorenzo, Via del Canto de' Nelli, Piazza di Madonna degli Aldobrandini – deposizione omaggio floreale alla tomba nelle Cappelle Medicee
ore 10.30. or e 10.30 – Canto de’ Nelli - presentazione del progetto di illuminazione della statua di Anna Maria Luisa de’ Medici da parte della Direttrice delle Cappelle Medicee
ore 10.45 – il Corteo della Repubblica Fiorentina, ripartirà dalle Cappelle Medicee e, percorrendo Borgo San Lorenzo, Piazza di San Giovanni, Piazza Duomo, Via de' Calzaiuoli, Piazza della Signoria, arriva in Palazzo Vecchio
ore 11.00 – Palazzo Vecchio – Salone de’ Dugento o dei Cinquecento - Convegno “Ricordo di Anna Maria Luisa de’ Medici”
I primi atti dei convegni annuali sono stati pubblicati nel 2005, quest'anno verranno pubblicati quelli dei 3 anni successivi.

mercoledì 13 febbraio 2008

Firenze - Magistrature - Maestri della Zecca

Nel secolo XIII fu istituita questa Magistratura ed a presiederla vennero chiamati due Ufficiali, detti prima "Signori della Moneta" e poi "Signori" o "Maestri della Zecca", eletti ogni sei mesi uno dall’Arte dei Mercanti di Calimala e l’altro dall’Arte del Cambio. Ad essi fu affidata la delicata mansione della sorveglianza sul conio e la fabbricazione delle monete sulle quali facevano imprimere un proprio segno o la propria arme; determinavano il prezzo delle monete forestiere con autorità di consentirne o vietarne la circolazione; avevano licenza di ricercare e condannare i falsari. I Magistrati della Zecca avevano l’insegna in campo azzurro addenaiato di fiorini d’oro.

lunedì 11 febbraio 2008

Bisticci - Comune di Rignano sull'Arno

Bisticci, chiesa di Santa Lucia, Antella sono alcuni luoghi intorno a Firenze in cui visse, dimorò e lavorò un certo Vespasiano.
Vespasiano da Bisticci nacque in una casetta povera appunto nel comune di Rignano, poco lontano da Firenze nel 1421 o 22 da una famiglia il cui padre commerciava nella lana. Morto il padre non ancora vecchio, Vespasiano iniziò a lavorare in una cartoleria e poi si mise in proprio.
Frequentavano la sua attività letterati fiorentini e non, lavorò per importanti personaggi della vita politica e nobiliare fiorentina e papale.
L'avvento della stampa lo costrinse a chiudere e si dedicò alla scrittura. Ricordiamo una delle più famose opere: Vite degli uomini illustri del secolo XV.

venerdì 8 febbraio 2008

il "Toni"

Questa, secondo me bellissima, la parola è: "TONI"!! E non TONY come ha scritto la signora che gestisce la merceria da cui la foto!!! Troppo forte!!! Per indicare una tuta o una muta da ginnastica.
L'origine sembra provenga dal tempo della seconda guerra mondiale, di un certo "Antony", soldato americano, soldato di liberazione che ha risieduto, insieme ad altri suoi compatrioti, a Firenze per un relativamente breve periodo, che era vestito con un maglioncino di panno grigio così come anche i pantaloni. E' molto probabile che l'etimologia venga dal suo nome, "vestito come 'i Toni..." e poi sintetizzato con "Toni".

La Schiacciata alla Fiorentina

La Schiacciata alla Fiorentina, il termine ad un profano potrebbe trarre in inganno quando si parla di schiacciata, famosa quella del Pugi, ma anche ti tanti altri fornai fiorentini "doc". Non è lei!!! Non si parla in questo periodo carnevalesco di schiacciata "salata" con l'olio extravergine d'oliva sopra, bella unta e fragrante.
Si parla invece di schiacciata non perchè ha una forma "schiacciata", ma di un dolce, tipicamente fiorentino, bello inzuccherato a velo con il Giglio stampato sopra!
Come si prepara?
Ingredienti:
250 g di farina,
120 g di zucchero,
80 g di strutto,
buccia d'arancia,
zucchero a velo,
1 cucchiaio di liquore all'arancia,
sale,
2 bicchieri di succo d'arancia,
1 bustina di zucchero vanigliato,
di lievito di birra,
2 uova
Preparazione:
La farina a ciambella, versando nel centro il lievito sciolto in acqua. Lavorare la pasta, aggiustandola di acqua. Lasciar lievitare circa due ore. Lavorare di nuovo la pasta, aggiungendovi il rosso delle uova, il grasso, la scorza d'arancia grattugiata, il succo d'arancia, un po' di sale e lo zucchero vanigliato. Prendere una teglia dai bordi bassi, burro dappertutto, infarinata generale e stendere il risultato per 2 centimetri circa. Coprire la pasta e lasciarla riposare per un'ora e mezza. Mettere in forno caldo per circa mezz'ora. Cospargere di zucchero vanigliato, stamparci il Giglio di Firenze e se potete farlo mangiatela tiepida è "spettacolare"!!!

giovedì 7 febbraio 2008

Quando il leone piscia in Arno...

Quand'i lleone piscia 'n Arno ll'è acqua..!!
E' come fare una previsione del tempo. Il leone in questo caso è la banderuola posta sulla torre di palazzo Vecchio, quella che indica la direzione del vento.
Quindi: quando il leone piscia in Arno, cioè è rivolto frontalmente al fiume, le condizioni meteorologiche sono tali da poter prevedere che pioverà, in quanto soffierà vento di tempesta.