lunedì 22 giugno 2009

Santa Maria de' Ricci

Dacchè mondo è mondo, si sa, le birichinate si pagano. A seconda dell’ampiezza delle birichinate, si pagano anche a caro prezzo.
Dei vizi uno dei peggiori è, con l’ozio, il gioco : cattivo consigliere in particolar modo dopo una perdita. Peggiore se la perdita è stata consistente. Deleterio se addirittura il perdente resta in mutande. L’esperienza avrebbe poi insegnato che bere e giocare in un giorno di Luglio, con la massima temperatura estiva, non era consigliabile. Per nessuno. Figurarsi per un perdigiorno, per di più provinciale e ben fornito di denari.
Deve essere andata così ad Antonio Giuseppe Rinaldeschi, figlio di un benestante commerciante di Malmantile. A Fiorenza ci veniva spesso, un po’ per sbrigare malamente alcune faccende per conto del padre, ma soprattutto in cerca di compagnia femminile, per fermarsi alle osterie a bere e giocare. Se fosse sopravvissuto all’ultima scorreria avrebbe avuto di che raccontare ad amici e fors’anche a nipoti. Per molto tempo sarebbe stato invitato a ‘veglia’, nelle case dei vicini e dei curiosi, che avrebbero ascoltato per l’ennesima volta il racconto della sua Avventura : quella con l’a maiuscola. Quando veniva a Fiorenza la sua scarsella era di solito ben fornita : i vizi costano e bisognava saldarne i conti. Ma per questo aspetto non c’erano mai stati problemi : non fu mai perseguito per morosità o debiti. Li saldava ‘sull’unghia’. Finchè ne aveva, di denari.
Il padre lasciava correre per questo suo unico figlio e mal si opponeva alle richieste di denari e cavalcature per venire in città. Il più delle volte vi entrava dalla porta a San Frediano, quella verso ovest, verso Pisa. Scendendo da Malmantile a volte passava dalla Lastra a Signa, altre attraversava l’Arno passando da Signa. Altre volte invece passava dalla Ginestra e dopo essere risalito a Chiesanuova calava dalle Gore e attraversava il popolo del Galluzzo. In questi casi l’allungava, ma era la trovata per farsi vedere dalla Bianca di ser Ricciotto della quale era innamorato non corrisposto. Pare facesse proprio così in quel giorno di Luglio del 1501. Con questo percorso arrivava in città dalla parte di San Gaggio e vi entrava dalla porta Romana. Dopo avere sbrigativamente risolto gli affari che il padre gli aveva affidato, non c’era di meglio che ripararsi in un luogo fresco che conosceva bene : l’Osteria del Fico nel chiasso degli Agolanti, dove avrebbe sicuramente trovato anche combriccola per giocare. Il meriggio pareva non passasse mai tanto era il caldo; la brezza del tramonto stentava a farsi sentire. Meglio decidere di riprendere il viaggio di ritorno quando fosse calato il sole. Meglio ancora sarebbe stato il mattino dopo, partendo di buon’ora.
La sera e la nottata passarono al tavolo da gioco, fra carte, dadi e vino. Al mattino si ritrovò ubriaco e in mutande. Al gioco aveva perduto tutto : soldi, cavallo e vestiti! L’oste gli dette uno straccio, tanto per coprirsi, mentre si avviava verso casa imbestialito per tanta sfortuna. Girava per le strade intorno al Duomo, barcollante, bestemmiante e furente.
Quando gli occhi gli si posarono sullo sterco di cavallo, proprio li per terra, davanti a lui lo raccolse e lo gettò contro un Tabernacolo della Madonna che stava li, nei pressi della torre dei Ricci. “…in faccia alla Madonna….” dicono i verbali. Il gesto non passò inosservato : fu denunciato agli Otto di Balia ed arrestato. A nulla valsero le sue scuse, il pentimento e le suppliche. Il processo si chiuse con una condanna esemplare : morte per impiccagione alle finestre del Palazzo del Bargello, esposto al popolo perché fosse da monito. “…pagò contanti...” questa la sprezzante annotazione sul ‘Libro delle Condannagioni’ Oggi l’immagine originale della Madonna oltraggiata fa bella figura di se sull’altar maggiore della chiesa costruita nel 1508 a spese della famiglia Ricci. La chiesa, in via del Corso, prese il nome di “S. Margherita in S. Maria de’ Ricci’.
Fu ulteriormente ampliata nel 1610 da Gherardo Silvani, con la costruzione del porticato ancora esistente. Della vicenda del Rinaldeschi rimane traccia in un dipinto suddiviso in 9 scene con didascalie, conservato al Museo Stibbert. La copia del quadro è visibile in una cappella sul lato sinistro della chiesa.
Francoeffe

1 commento:

  1. Sono entrato in S. Maria dè Ricci non più di un mese fa.
    Non sapevo di questo aneddoto e mi sono perso la curiosità.

    Preziosa, grazie.
    iain antony

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